Christine Lagarde è andata a Washington e ha incontrato il nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh e il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Questo è vero.
Che sia partita precipitosamente per partecipare a un vertice d’emergenza destinato a impedire il collasso del debito americano, invece, non compare in alcun comunicato ufficiale. Il calendario della BCE certifica gli incontri, non la sceneggiatura di Mission Impossible – Salviamo il Treasury.
Il debito americano resta comunque una bestia molto seria.
Nel primo trimestre del 2026 il debito federale totale era pari al 122,6% del PIL, non al 125-130%. Quello detenuto dal pubblico era al 98,7% e il Congressional Budget Office lo prevede al 101% entro la fine dell’anno.
Numeri enormi, storici e sufficientemente preoccupanti senza doverli mandare anche in palestra per farli diventare più grossi. (cbo.gov)
Anche il risparmio delle famiglie è basso: appena il 3% del reddito disponibile. Ma sostenere che il debito privato sia complessivamente peggiore rispetto alla vigilia del 2008 è un’altra forzatura.
Oggi il debito delle famiglie equivale a circa il 67,8% del PIL. Prima della crisi Lehman sfiorava il 100%. Esistono difficoltà reali sulle carte di credito, sui prestiti automobilistici e soprattutto tra i redditi più bassi, ma tra «famiglie sotto pressione» e «siamo messi peggio del 2008» passa ancora qualche trilione di dollari. (fred.stlouisfed.org)
Poi c’è il funerale del dollaro, ormai celebrato con cadenza quasi settimanale.
Peccato che, secondo il Fondo monetario internazionale, nel primo trimestre 2026 il dollaro rappresentasse ancora il 57,13% delle riserve valutarie mondiali, non meno del 55%, ed era persino in aumento rispetto al trimestre precedente.
Anche il dollaro «ai minimi storici come ai tempi di Carter» deve essere rimandato alla prossima puntata: il principale indice ampio della Federal Reserve era a 120,5, ben sopra la base 100 del 2006.
I sistemi alternativi come mBridge sono reali e meritano attenzione. Ma mBridge ha raggiunto lo stadio di piattaforma minima funzionante, non quello di ruspa già parcheggiata sulla tomba del dollaro. (data.imf.org)
Ancora più clamoroso il capitolo sulla moneta.
Si sostiene che la quantità di nuovi dollari, misurata attraverso M2, sarebbe in contrazione come durante la Grande Depressione. In realtà, a maggio 2026 M2 era salita a 23.052 miliardi di dollari, contro 21.834 miliardi dell’anno precedente: circa il 5,6% in più.
Una contrazione così violenta che, evidentemente, i dollari hanno dimenticato di diminuire. (fred.stlouisfed.org)
Warsh ha effettivamente ridimensionato la forward guidance e cancellato dal comunicato della Fed l’orientamento implicito verso futuri tagli dei tassi. Ma non ha annunciato alcun «QT aggressivo» né la fine del sostegno al mercato dei Treasury.
La Fed ha riaffermato la politica delle riserve abbondanti, il reinvestimento dei titoli in scadenza e persino la possibilità di acquistare Treasury a breve quando necessario per mantenere adeguata la liquidità.
Più che ritirare il paracadute, sta discutendo come ripiegarlo senza lanciarlo accidentalmente dal finestrino. (Federal Reserve)
Un dato del testo, invece, è sostanzialmente corretto: a parità di potere d’acquisto gli Stati Uniti rappresentano oggi circa il 14,5% del PIL mondiale, contro il 19,9% della Cina. L’America non è più la fabbrica incontrastata del pianeta, anche se rimane il centro del sistema finanziario internazionale. (IMF)
Il vero ALLARME ROSSO non è dunque un imminente default americano annunciato in una stanza segreta da Lagarde e Warsh.
È una dinamica fiscale molto meno cinematografica e molto più concreta: deficit al 5,8% del PIL, debito pubblico in crescita e interessi destinati ad assorbire una quota sempre maggiore del bilancio federale.
Washington ha già abbastanza debiti. Non serve farle prendere in prestito anche i numeri dalla fantasia.
Don Chisciotte ![]()
Fonti: BCE; Federal Reserve e verbali FOMC; Congressional Budget Office; Federal Reserve Bank of St. Louis/FRED; Bureau of Economic Analysis; Federal Reserve Bank of New York; Fondo monetario internazionale; U.S. Treasury.
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