Calcoli. Verso le elezioni il Nazareno spera di avere il sostegno dell’ex Bce, che punta sempre al Colle. Ma i 5Stelle fanno muro.
FQ, 26.7.26
Lui, lei, l’altro. E i Cinque Stelle. Tra le storie talvolta tese tra Pd e Movimento si sta facendo largo un (altro) problema: ossia il rapporto sempre più stretto tra Elly Schlein e Mario Draghi, anche grazie alla mediazione in parte vera in parte millantata di Matteo Renzi, il fu rottamatore che passa la vita a muovere fili, o almeno a provarci. E da qui si arriva al Movimento, a cui il Pd negli ultimi tempi ha informalmente chiesto di non inveire in pubblico contro l’ex presidente della Bce. Perché i dem sperano che alla fine Draghi possa appoggiare Schlein, nella corsa alla presidenza del Consiglio. O almeno aiutarla a non trovare ostacoli da parte dei poteri forti, dentro e fuori la penisola. Un nodo centrale per la segretaria dem, che qualche settimana fa si era lamentata: “C’è un pezzo di establishment che mal sopporta una leadership progressista a Palazzo Chigi, e poi sconto anche il fatto di essere una donna”. E allora, cosa meglio di chiedere una mano da Draghi? Di nuovo attivissimo, dicono varie voci dai Palazzi, nel cercare sponde a tutto campo per riprovarci in chiave Quirinale.
Da qui i segnali dem al M5S, raccontati da ambienti del Pd e confermati da fonti a 5Stelle. Da dove precisano che però il M5S ha fatto e farà muro contro aperture di credito all’ex premier. Di più. Un veterano del Movimento lo dice così: “Se Schlein continua a inseguirlo, commetterà lo stesso errore di Enrico Letta, che nel 2022 sfasciò il centrosinistra nel nome dell’agenda Draghi, mandando a Palazzo Chigi Giorgia Meloni”. Uno sbaglio da non ripetere secondo i 5Stelle, che considerano da tempo l’ex governatore della Banca d’Italia un avversario. Basti ricordare un episodio su tutti: la richiesta che l’ancora premier Draghi rivolse a Beppe Grillo di togliere la leadership del M5S a Conte – come raccontò Domenico De Masi al Fatto, e come lo stesso Grillo confidò ad alcuni deputati del Movimento – nel giugno 2022, pochi giorni prima della caduta del governo presieduto dall’ex Bce. Quattro anni dopo, è ancora lui l’uomo che divide i fu giallorosa. Una vicenda in cui avrebbe un ruolo anche Renzi. “Sente regolarmente Draghi, o almeno è questo che racconta in giro” dicono dal M5S. Dove sono convinti che sia lui il facilitatore dei rapporti tra l’ex premier e Schlein. Un legame di cui, sempre a detta dei 5Stelle, si trova traccia nell’intervista della dem di qualche giorno fa al Foglio, forse il più draghiano dei quotidiani, dove la dem citava “il federalismo pragmatico” che è un cavallo di battaglia dell’ex premier.
Per inciso, un colloquio nel quale Schlein non ha difeso la presidente a 5Stelle della Sardegna, Alessandra Todde, sul tema delle energie rinnovabili: e anche questo l’hanno notato, nel M5S. Ma in questa storia di calcoli, sospetti e piccoli veleni c’è anche un’altra convitata di pietra, cioè la sindaca di Genova Silvia Salis. Perché nell’avvicinamento di Schlein a Draghi ci sarebbe anche la volontà di coprirsi da una possibile Opa sulla coalizione della sindaca. La sua candidatura piacerebbe parecchio, al variopinto mondo delle grisaglie che contano. E non solo a loro, visto che un big come Dario Franceschini la ritiene un ottimo piano alternativo rispetto alla segretaria e a Conte in caso di stallo sul nome per Palazzo Chigi, e la vedrebbe benissimo almeno come mastice del centro. Giorni fa anche da Avs lo ripetevano: “Vedrete, in qualche modo Salis sarà della partita”.
Ma la sindaca non può essere un’opzione per Schlein, che ormai si vede come unica candidata alla premiership. E d’altronde di Salis non vuole saperne neppure Conte, che un passo indietro di fronte a un nome terzo potrebbe anche farlo. “Ma dove trovarlo?” sussurra un 5Stelle di peso: assolutamente scettico anche di fronte all’ipotesi circolata in questi giorni – ne hanno scritto Il Messaggero e il Domani – di un garante per i progressisti, che li rappresenti fino alle Politiche (“Un’idea che circola nel Pd, ma che ci pare inapplicabile”).
Se si aggiunge l’ostilità verso le primarie di almeno metà dei dem e di Avs, si comprende quanto sia intricata la strada per trovare il candidato/a a Palazzo Chigi del centrosinistra. Dove tutti notano i movimenti in chiave Colle anche di Paolo Gentiloni. Un altro ex premier che con Conte non ha esattamente un rapporto idilliaco. Ma che Schlein vorrebbe tenersi buono: in qualche modo.
