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venerdì 10 luglio 2026

Marco Travaglio

 

Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.

1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?
2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.
3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?
4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?
5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.

martedì 30 giugno 2026

PRIMA. SEMPRE PRIMA.

 

I latini avevano una parola precisa: ordo.
Non significava soltanto “ordine”. Significava la gerarchia delle cose importanti. Perché una civiltà si riconosce da ciò che mette al primo posto.
Oggi sembra che la politica italiana abbia risolto il problema: basta che quel “prima” non riguardi l’Italia.
Prima gli interessi strategici degli altri.
Prima le guerre degli altri.
Prima le emergenze degli altri.
Prima le ricostruzioni degli altri.
Prima le priorità decise altrove.
Poi, se avanza tempo, ci si ricorda che esiste anche un Paese chiamato Italia.
Fa sorridere, amaramente, che tutto questo accada proprio sotto un governo che aveva fatto del sovranismo il proprio marchio di fabbrica.
Evidentemente, da qualche parte tra i vertici internazionali, le conferenze stampa e le fotografie di rito, quella parola è rimasta smarrita.
O forse è stata semplicemente archiviata insieme agli slogan elettorali.
Non è una questione di solidarietà internazionale, che è doverosa.
È una questione di misura.
Persino Cicerone sosteneva che il primo dovere di chi governa è la salus rei publicae, il bene della propria comunità. Non perché le altre non contino, ma perché nessun governante riceve un mandato per amministrare gli interessi altrui prima di quelli dei propri cittadini.
Oggi, invece, sembra quasi sconveniente pronunciare una frase elementare: l’Italia dovrebbe venire prima.
Ed è forse questo il paradosso più inquietante della nostra epoca: chi difende le priorità nazionali viene trattato come un estremista, mentre chi considera normale relegarle all’ultimo posto viene celebrato come uno statista illuminato.
Kafka avrebbe sorriso.
Noi, sinceramente, un po’ meno.

martedì 19 agosto 2025

Dobbiamo inventarci un'altra favola della buona notte. - da Francesco Dall'Aglio

 

Nelle due foto che ho malignamente messo insieme non c'è assolutamente nulla di divertente o buffo. C'è la tragedia di un popolo al quale negli ultimi cento anni è stato raccontato (e qualcuno ci ha pure creduto) di essere l'anti-Russia o l'anti-URSS, che per molti è lo stesso, e l'antemurale della civiltà occidentale contro la barbarie che viene dall'Est, ultima favola di secoli di sfruttamento da parte di lituani, polacchi, russi, turchi, inglesi, tedeschi (nazisti o meno), americani ed "europei", e puntualmente mollato o travolto dal crollo degli "amici". E c'è la tragedia di un continente intero che non è più in grado di pensare, proporre, discutere, immaginare, che ripete formulette consolatorie per convincersi di contare ancora qualcosa, di essere in grado di imporre qualcosa agli altri, e soprattutto di avere ragione, di essere buono, morale, giusto, meglio di tutti gli altri. E che ora può aggiungere alla lista delle consolazioni anche quest'ultima, quella definitiva e perfetta: la guerra era vinta, stravinta, il nemico battuto e umiliato, ma proprio quando mancava mezz'ora al da francesco trionfo finale ecco che un altro cattivo (sono tutti cattivi tranne noi, lo sappiamo, e tutti sbagliano tranne noi che non sbagliamo mai, perché siamo sempre nel giusto) ha regalato la vittoria alla Russia. E questa sarà la solfa che ci sentiremo ripetere nei mesi e negli anni a venire, perché in qualche modo da questa storia bisognerà venirne fuori e non essendo noi più in grado di venirne fuori col ragionamento e con l'analisi degli errori fatti (sempre gli stessi: sostituite Ucraina a Iraq, Afghanistan, ex-Jugoslavia, Libia...) dobbiamo inventarci un'altra favola della buona notte.da Francesco Dall'Aglio

https://www.facebook.com/photo?fbid=122243144582190955&set=a.122102880350190955

giovedì 31 agosto 2023

Il regime Meloni: democratura, familismo amorale e conflitti d’interesse. - Salvatore Palidda

 

Nella sua occupazione di tutti i posti di potere in tutti i campi, il partito della signora Meloni e la coalizione delle destre che governa mostrano sempre più i loro tratti salienti: democratura (miscuglio di democrazia apparente e autoritarismo violento), familismo amorale (i suoi famigliari al potere) e conflitti d’interesse senza limiti, con solo il 26% dei voti ottenuti.

La parola democratura risale alla Spagna degli anni 1929-30, ma è a Edoardo Galeano che si deve il suo impiego a proposito della coesistenza di democrazia e autoritarismo o di democrazia e dittatura, come Predrag Matvejevic descriveva i regimi apparentemente costituzionali ma di fatto oligarchici. In realtà questa democratura non è che il fascismo “democratico”, un regime generato dal processo di eterogenesi della pseudo democrazia, processo che dura da decenni e che è sempre più peggiorato a seguito della controrivoluzione del capitalismo liberista che comincia negli anni 1970. Un processo che non ha smesso di erodere le conquiste economiche, sociali e civiche degli anni 1968 e 1970 grazie anche alla conversione liberista della sinistra tradizionale. Così è possibile governare con una piccola minoranza di voti degli aventi diritto di voto e da qui la pretesa di «democrazia» e quindi di costituzionalità che permette a questi governanti di fare e sfare quello che vogliono, senza alcuna vergogna. Ne conseguono misure fra le più liberticide (divieto di riunione, criminalizzazione della solidarietà ecc.). In Italia non si ha bisogno del 49.3 usato dal governo Macron per imporre la sua famigerata riforma delle pensioni odiata dal 75% dei francesi. Il governo procede a colpi di decreti e può contare su una larga maggioranza del Parlamento e una quasi inesistente opposizione, compresi i sindacati (che invece in Francia, insieme alle sinistre unite, sono stati uniti contro il regime Macron). L’accanimento particolare del regime Meloni ha preso di mira i poveri sistematicamente stigmatizzati e odiati dalle destre (ma anche da una parte dell’ex-sinistra: il reddito di cittadinanza è stato abolito nonostante la stessa Comunità europea lo difenda e le statistiche ufficiali mostrino un netto aumento della povertà, dei senza casa, della gente che non può curarsi). In Italia il potere d’acquisto si è svalutato più che in tutti gli altri paesi europei e la rivalutazione dei salari rispetto all’inflazione è stata abolita. I salari italiani sono tra i più bassi d’Europa e sono persino diminuiti del 12% rispetto al 2008 (lo attesta il Global Wage Report 2022-2023 de l’ILO).

Il ministro della “sovranità alimentare” (SIC !), cognato della signora Meloni, si è permesso anche di dichiarare che l’alimentazione dei poveri è migliore di quella dei ricchi, mentre altri politicanti non hanno smesso di dire che il reddito di cittadinanza non farebbe che mantenere degli oziosi sui divani di casa loro, davanti alla tv o ai supermercati a fare spesa coi soldi dello Stato. Le destre hanno così scatenato una campagna contro la popolazione bollata come parassita che non vorrebbe lavorare… e questo in un paese in cui si contano circa otto milioni di lavoratori che oscillano tra precariato e impieghi al nero e persino neo-schiavitù e un numero crescente di incidenti e morti sul lavoro. A questo s’accompagna l’accanimento contro i migranti (il far morire e lasciar morire) che conduce la signora Meloni a fianco della signora Ursula van der Leyen e del presidente della Tunisia Kaïs Saïed a un accordo da crimine contro l’umanità.
Puntando suoi più fedeli – anche se palesemente incolti e ignoranti l’ABC delle regole di governo – la signora Meloni si è circondata di famigliari e amici: suo cognato che non smette di suscitare il ridicolo e lo scandalo per la sua indigenza intellettuale e il suo disinvolto linguaggio fascistizzante, la sorella nominata capa del suo partito, suo marito piazzato nel primo canale della tv pubblica, i suoi amici più fidati nei ministeri o ai posti istituzionali. Peggio che all’epoca di Mussolini, la signora Meloni ha dovuto far ricorso a un familismo amorale sfacciato e a dei conflitti d’interesse a non finire poiché ha paura di non farcela e non può contare su un personale politico sperimentato e qualificato (ma questo è diventato abituale sin dal 1994 e anche con governi di centro-sinistra). Nella sua epopea sta mantenendo la promessa della «pace fiscale» fortemente voluta anche da suoi alleati Salvini e i discepoli di Berlusconi. Si è così approdati al trionfo della tolleranza dell’evasione fiscale, così come del lavoro nero e di ogni sorta di raggiro delle leggi che avrebbero dovuto proteggere i lavoratori e lo Stato di diritto democratico. E questo in un paese in cui la frode fiscale ha raggiunto il 35% del PIL, cioè 530 miliardi (stima Eurispes ignorata anche dai sindacati). Non è casuale che il governo Meloni comprenda una ministra del turismo conosciuta per le sue discoteche e locali di divertimento e infine sotto processo per sistematica frode fiscale e di contributi sociali.

Sarebbe troppo lungo elencare in dettaglio gli scandali provocati dai membri di questo governo e del su entourage e dai suoi zelanti sostenitori. Ma nulla di tutto ciò sembra scalfire la tenuta del regime Meloni a cui nel frattempo quasi tutti i media continuano ad accreditare largo consenso. In tale contesto non mancano i colpi mediatici inimmaginabili qualche anno fa, per esempio un generale che pubblica un libro zeppo di tutta la panoplia di ignominie contro LGBT, poveri, militanti di sinistra, semplici democratici e propositi fascisti. Un libro che sembra essere diventato il best-seller del popolo di destra e che anche ministri e personalità di questa maggioranza dichiarano di apprezzare sebbene il ministro della difesa sia stato costretto a dimissionare tale generale senza però espellerlo dall’Esercito.
In realtà la garanzia della durata del regime Meloni è assicurata dal suo totale allineamento alla NATO, agli Stati-Uniti e all’Europa, a fianco dell’Ucraina. E in tale allineamento il governo Meloni ha anche la pretesa di giocare l’intesa con gli Stati Uniti contro la Francia nella scena del Niger e dell’Africa sub-sahariana (un gioco che ha ben poco speranze di successo visti i mezzi, le capacità e gli spazi di manovra dell’Italia). Nel frattempo, la competizione tra Salvini e Meloni sembra farsi sempre più acuta anche in vista delle prossime elezioni europee. Meloni pensa di continuare ad arraffare i voti del partito di Berlusconi e anche della Lega che ormai si attesta con un profilo sfacciatamente fascista, razzista e sessista, profilo di cui Fratelli d’Italia pretendeva il monopolio. Nulla esclude dei passi falsi degli uni e degli altri; ma, purtroppo, di fatto non c’è opposizione che possa impensierirli. In Italia non c’è più sinistra, nulla di comparabile all’unione delle sinistre in Francia.

https://www.micromega.net/il-regime-meloni-democratura-familismo-amorale-e-conflitti-dinteresse/

domenica 24 gennaio 2021

MERCOLEDI' GRASSO? - Rino Ingarozza


Ho già detto che, secondo me, tutta la strategia per far cadere Conte, si è decisa a Rebibbia subito prima di Natale, quando c'è stata la processione per andare a trovare il pregiudicato Verdini.

Ci sono tanti interessi in gioco. Tantissimi.
Ci sono le cariche pubbliche da rinnovare, processi da prolungare, gestione del recovery, elezione del Presidente della Repubblica, giornali che perderanno tutto il finanziamento pubblico e quindi si deve intervenire. Confindustria che chiede la sua abbondante fetta.
I Benetton, gli Agnelli, gli Angelucci da accontentare.
Ritornare al vecchio. La spartizione delle risorse. Un po' a me e un po' a te. Le mazzette (ma immaginate che potere si ha con 220 miliardi di euro in mano?)
Cantieri a vita persa di opere inutili e che non vedranno mai la fine. Un contentino milionario all'amico (dietro onerosa ricompensa), uno all'amico dell'amico (quanto devo?)
Venghino signori, venghino ..fatevi avanti ma non spingete, ce n'è per tutti.
Questa è la prospettiva. E volete che ci rinuncino? Sai quante telefonate in corso? Sai quante pressioni? Sai quante promesse?
Dicono che le pressioni le stia facendo anche Conte. Loro, lo dicono. Ma, onestamente, voi ce lo vedete Conte, che sa che ha il mitra puntato (in attesa di un errore che da due anni e mezzo non ha ancora commesso), prendere il telefono e chiamare un Senatore di Italia viva (grazie all'ossigeno) o di Forza Noi (dell'Italia chi se ne frega?) O della Lega ladrona? Possibile che ancora non hanno capito che il Presidente Conte ha un'integrità morale come nessuno? Chi ha dimostrato una certa abilità in queste cose, si sa benissimo da che parte stia.
E hanno una fretta tremenda di fare cadere il Governo. Hanno una fretta tremenda di relegare all'angolo quei rompiscatole dei 5 stelle. Quei grillini scassacaxxi. Hanno fretta per modificare e scrivere ex novo il recovery plan ma anche perché e, non c'è ancora nessuno che ne abbia parlato, se non buttano giù il Governo adesso, c'è il rischio di arrivare al semestre bianco. Per i pochi che non lo sanno, il semestre bianco è l'ultimo periodo (sei mesi, appunto) della Presidenza della Repubblica. Semestre bianco che avverrà da metà Luglio sino all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Perché è importante non arrivare al semestre bianco? Semplice, perché durante questo periodo, il Capo dello
Stato non può sciogliere le camere e quindi non si può andare al voto.
È più chiaro, adesso, il loro disegno?
Cosa accadrà mercoledì....... boh e chi lo sa.
Mr. Bean 2 (o, se preferite, rospo Bean) ha già detto che voterà no alla relazione sulla giustizia di Bonafede. E voterà no, senza averla letta. Pensate che paura deve avere, per sé e per i suoi genitori. Ne ha talmente paura che, pur di non farla passare, rischia di mandare l'Italia alle elezioni e, quindi, decretare la propria morte politica. Ma tanto, evidentemente, qualcosa gli avranno offerto, all'Hotel Rebibbia.
Credo che le sorti del governo dipendano dai Senatori di Italia viva (grazie all'ossigeno). Cosa faranno?
Certamente decideranno autonomamente. Mr. Bean 2 e' riuscito nell'intento di indisporre anche molti di loro. E la Bellanova non si spiega l'odio verso di lui.
Il loro voto dipenderà più da eventuali "offerte riparatrici" esterne, che dagli ordini di scuderia.
Vedremo.
Come ho già detto altre volte, mal che vada si va ad elezioni anticipate. Non muore mica nessuno ...almeno fisicamente. Discorso diverso per il recovery .... .speriamo che l'Europa non perda la pazienza.
E non è detto che vincano loro.
Certo, loro hanno una bella batteria di "fregnacciari" di "raccontaballe" di
"Imboccapopolo", tra giornali e TV.
Una sfilza di giornali e televisioni che, come ho già avuto modo di scrivere, andrebbero denunciati per vilipendio all'intelligenza umana.
Tanto che hanno fatto credere ai lombardi (ovvio, non a tutti) che, il fatto di essere stati in zona rossa, è colpa del Governo e non di Fontana che ha fornito i dati che prevedevano la chiusura. Salvo poi dire "ops mi sono sbagliato, i dati non erano giusti". Però voi prendetevela con Conte e con Speranza. E volete che Selfieman non diceva la sua? ("Il Governo deve pagare i danni"). Pur sapendo di chi fosse la colpa (perché se non lo sa è proprio un deficiente). Ma poi con quella frase è come se si stesse rivolgendo ad un paese straniero. Un paese straniero a cui chiede di risarcire la Padania. C'è poco da fare, l'indole è quella.
Il problema è che i lombardi ci hanno creduto. Praticamente è come se un paziente avesse detto al proprio medico di avere febbre a 42 e il medico gli avesse "ordinato" di ricoverarsi, scoprire che il paziente non ha saputo leggere il termometro e dare la colpa di ciò al medico, che gli ha detto di ricoverarsi. Novelli giuristi.
Credono a tutto, c'è poco da fare. D'altra parte non hanno chiesto conto a Fontana nemmeno della commissione dei camici al cognato e alla moglie .......colpa di Conte e della Raggi, ovviamente.
Ce l'ha detto Salvini.
Credo che, le eventuali elezioni, saranno una sorta di censimento politico ma soprattutto morale.
Capiremo quale ltalia gli italiani vorranno. L'Italia del bene comune, della solidarietà, dell'accoglienza, e del rispetto reciproco. L'Italia della convivenza civile e dell'amicizia con gli altri paesi democratici del mondo.
L'Italia dell'uguaglianza. Oppure l'Italia della Confindustria, delle banche, dei Benetton. L'Italia delle diseguaglianze. L'Italia dell'insofferenza, dell'odio per il diverso. L'Italia dell'isolamento mondiale. L'Italia come l'Ungheria
di Orban o l'America di Trump. L'Italia dei ricchi e dell'isolamento dei poveri.
L'Italia di Conte o dell'accoppiata Salvini-Meloni.
Certo, sarà singolare spiegare ai posteri il perché cadde il Governo Conte.
--Cadde sulla giustizia.
--Perché, voleva scarcerare i criminali?
--No, voleva che i criminali finissero in carcere.

sabato 5 dicembre 2020

Marcucci contro la stretta sugli hotel: è nel cda di 2 società che li gestiscono. - Stefano Vergine

 

Il re della protesta. Il dem ha criticato le chiusure serali a dicembre e chiesto deroghe “per gli alberghi il 31”.

La critica principale contro il nuovo Dpcm è arrivata dall’uomo del Pd più fedele a Italia Viva: Andrea Marcucci, ex renziano e attuale capogruppo dei dem al Senato. “Mi rivolgo al premier Conte: cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale del 25, 26 e 1 gennaio. Lo chiedono le Regioni e 25 miei colleghi senatori del Pd”, ha detto due giorni fa il senatore toscano. Nelle proposte fatte al governo dalla fronda interna che guida, Marcucci ha poi voluto specificare quale aspetto in particolare vorrebbe modificare: le chiusure dei ristoranti il 31 dicembre. “Per ora restano alle 18, noi abbiamo chiesto di verificare per gli alberghi”. La richiesta non verrà ricordata per l’assenza di interessi personali.

Una delle misure contenute dal nuovo Dpcm prevede che i ristoranti all’interno degli alberghi non possano servire il cenone di Capodanno al tavolo. Dovranno chiudere al pubblico esterno, sarà consentito solo il servizio in camera. Non proprio la notizia che si aspettavano a Barga, borgo lucchese a metà strada tra la città e la Garfagnana, da sempre terra dei Marcucci. Tra i vari settori economici in cui è attiva la famiglia del senatore dem c’è infatti quello dell’ospitalità, con hotel e ristoranti, e il divieto di offrire il cenone a clienti esterni non potrà che peggiorare i conti delle società di famiglia. L’affare principale dei Marcucci è di gran lunga la sanità: Kedrion, oltre 2mila dipendenti, multinazionale dei vaccini e prodotti medicinali derivati da plasma umano. Ma la famiglia del senatore ha sempre avuto anche il pallino dell’ospitalità, hotel e ristoranti. Due anni fa ha siglato una partnership con il Gruppo Marriott, multinazionale americana con strutture di lusso in mezzo mondo. Ne è nata una società per gestire insieme il Renaissance Tuscany Il, un mega resort con 600 ettari di terreno nel cuore della Garfagnana. La società della partnership si chiama “Shaner Ciocco Srl”: i Marcucci hanno la minoranza del capitale (40%) e il capogruppo del Pd al Senato siede nel consiglio d’amministrazione. L’ultimo bilancio disponibile, quello del 2019, dice che le cose vanno piuttosto bene. La società ha fatturato 9 milioni di euro, riuscendo a chiudere con un piccolo utile netto (16mila euro). Merito dei tanti clienti accorsi al Renaissance Tuscany Il, l’enorme complesso ricettivo tra le colline lucchesi, con piscine, spa e tre ristoranti. Che, la notte di San Silvestro, difficilmente faranno il tutto esaurito.

È messa invece molto meno bene la società che i Marcucci controllano al 100%, senza partner esterni. Si chiama “Il Ciocco Spa”, anche questa ha sede a Barga e conta su un ricco patrimonio turistico tra le colline lucchesi: tre alberghi per un totale di 58 camere, cui si aggiungono 12 chalet, 29 appartamenti e un lido sulla spiaggia di Viareggio. A differenza della joint venture con Marriott, qui il bilancio segna profondo rosso. L’anno scorso, a fronte di un fatturato di 3,2 milioni, “Il Ciocco Spa” – nel cui cda siede il senatore – ha chiuso in perdita per 2,5 milioni di euro. Un buco che si accumula a quello dell’anno precedente, quando il rosso era stato di 4,2 milioni, e a quello dell’anno prima ancora, quando le perdite erano state pari a 2,7 milioni.

Il risultato finale è scritto alla voce debiti: continuano ad aumentare, e alla fine del 2019 erano arrivati a 17,2 milioni, per più della metà nei confronti di banche. L’anno del Covid, e il divieto di ospitare a cena clienti esterni a San Silvestro, non potranno che far peggiorare le cose. Ma sicuramente, quando ha chiesto al governo di cambiare l’orario di chiusura dei ristoranti degli alberghi il 31 dicembre, Marcucci non ci stava pensando.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/12/05/marcucci-contro-la-stretta-sugli-hotel-e-nel-cda-di-2-societa-che-li-gestiscono/6027312/

martedì 12 maggio 2020

Piano pandemico, ora lo scaricabarile. E ombre sull’Oms. - Marco Franchi

Piano pandemico, ora lo scaricabarile. E ombre sull’Oms
Ranieri Guerra - Direttore, Centro Collaborativo OMS per la formazione sanitaria, e Direttore, Ufficio Relazioni Esterne; dirigente tecnologo ente di ricerca pubblico.

Mai aggiornato dal 2010, quando poi è servito non c’era Guerra (2014-2017): “Non so cos’abbiano fatto dopo”.
L’Italia, come rivelato a marzo dal Fatto, aveva un Piano pandemico. È un documento che viene compilato dai Paesi aderenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità fin dall’epidemia di influenza aviaria del 2003 e riporta le azioni e le contromisure da mettere in atto in caso di eventi epidemici su larga scala. “Esso – si legge sul sito del ministero della Salute – rappresenta il riferimento nazionale in base al quale saranno messi a punto i Piani operativi regionali” e l’Oms “ha raccomandato “a tutti gli Stati “di aggiornarlo costantemente seguendo linee guida concordate”. Al di qua delle Alpi il compito spetta al Dipartimento Prevenzione del ministero. Tra il 2014 e il 2017, ha raccontato Report nella puntata di ieri, a guidarlo c’era Ranieri Guerra, oggi direttore aggiunto dell’Oms e a inizio marzo inviato a Roma per volere del direttore generale Tedros Adhamon Ghebreyesus in supporto al governo contro l’emergenza Covid-19. Sotto la sua direzione i Piani non sono stati aggiornati né le autorità sanitarie hanno pensato di fare stock di mascherine e altri Dpi per fronteggiare l’epidemia.
Interpellato sull’argomento, racconta il programma di Sigfrido Ranucci, Guerra preferisce non rispondere. Non lo fa neanche quando Serena Bortone durante la puntata di Agorà del 31 marzo gli fa notare che “il piano pandemico italiano non è stato aggiornato dal 2010”. “Non è così – si schermisce il professore – ci sono dei livelli di confidenzialità che devono essere rispettati”. Raggiunto poi dal cronista di Report Giulio Valesini, l’esponente dell’Oms scarica tutto su chi è venuto dopo di lui: “Non so nulla di quello che il governo italiano ha fatto negli ultimi tre anni”. Ma lo sapeva o no che l’Italia non aveva stoccato mascherine e non era pronta rispetto ai piani pandemici? “Non lo so, io non sono parte del governo”. Non lo è, ma il Piano pandemico è fermo dal 2010 e tra il 2014 e il 2017 a guidare il Dipartimento di Lungotevere Ripa che avrebbe dovuto aggiornarlo sedeva proprio lui, l’uomo inviato a Roma dal direttore generale Ghebreyesus. Sul cui operato aleggiano ormai da tempo diversi dubbi.
Ex ministro della Salute e degli Esteri dell’Etiopia, , ricorda Report, è uno dei leader del partito il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, è legato a doppio filo con il Partito comunista cinese e oggi ancora di più al presidente Xi Jinping per via dei pesanti investimenti fatti da Pechino nel Paese africano, in particolare nel settore delle infrastrutture. Primo africano a salire ai vertici dell’Oms, fin dall’inizio dell’emergenza Tedros ha lodato la gestione dell’epidemia messa in atto dal governo cinese e ha chiuso gli occhi sui ritardi delle comunicazioni diramate da Pechino sulla sua diffusione. Riavvolgendo il nastro: l’8 dicembre si ha la notizia del primo contagio (poi fatto risalire al 17 novembre) ma solo il 23 le autorità cinesi annunciano il lockdown di Wuhan. Eppure l’Oms non si scompone. Solo il 30 gennaio per Ginevra il covid-19 diventa “emergenza sanitaria globale”. Ancora: è il 14 gennaio quando l’Oms dal suo account ufficiale twitta che “dalle indagini condotte dalle autorità cinesi non emergono evidenze di una trasmissione da uomo a uomo del virus”. Le prime ammissioni arrivano il 22 gennaio, quando si contano già migliaia di contagiati.
I dubbi si estendono anche ai finanziatori dell’agenzia Onu. Il suo bilancio è stato di 5,6 miliardi di dollari lo scorso biennio, ma neanche il 20% di questi sono fondi pubblici. L’80% arriva da privati come Bill Gates la cui fondazione versa più mezzo miliardo di dollari ogni biennio e decide le priorità dell’agenzia. Ora il magnate ha annunciato di voler contribuire alla ricerca di un vaccino anti-Covid-19 ma i fondi che dà all’Oms provengono dal trust di famiglia, che investe centinaia di milioni (323 nel 2018) nelle case farmaceutiche, da Novartis a Pfizer. Ha anche investito 237 milioni solo nella Walgreen Boots Alliance società che distribuisce farmaci in mezzo mondo.

venerdì 27 novembre 2015

AGGRAPPATEVI AL VOSTRO PORTAFOGLI: INTERESSI NEGATIVI, GUERRA AL CONTANTE E UN BAIL-IN DA 10.000 MILIARDI DI DOLLARI - ELLEN BROWN

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In tempi d’incertezza ‘cash is king’ [1], ma i banchieri centrali stanno muovendosi sistematicamente per eliminare questa possibile opzione. Si tratta davvero di uno stimolo all'economia, o siamo davanti ad una profonda e oscura minaccia?
Ricordate quel vecchio annuncio che mostrava una coppia d’anziani sdraiata su una spiaggia, intitolato ‘Lasciate che il vostro denaro lavori per voi’? O la scena del ‘Mary Poppins’ [2] in cui viene consigliato al giovane Michael di mettere i suoi ‘due penny’ in banca, in modo che possano contribuire ‘all’iniziativa privata’, attraverso l’acquisto di ‘obbligazioni, beni mobili, azioni, cantieri navali etc.?

Tutto questo potrebbe ancora funzionare se siete dei banchieri di Wall Street. Ma se siete dei normali risparmiatori, con i soldi depositati in banca, potreste presto ritrovarvi a pagare la vostra banca perché custodisca i vostri soldi, al contrario di quanto dovrebbe essere.
Quattro Banche Centrali in Europa – la BCE, la svizzera SNB, la svedese Riksbank e la danese Nationalbank – hanno imposto dei tassi d’interesse negativi sulle riserve depositate dalle banche commerciali e hanno cominciato a discutere se non sia giunto il momento di trasferire questi costi sui consumatori.
La Banca del Giappone e la Federal Reserve sono ancora allo ZIRP [Zero Interest Policy Rate], ma diversi funzionari della Fed hanno cominciato a chiedere il NIRP [Negative Interest Policy Rate].

La giustificazione ‘dichiarata’ è quella di stimolare la ‘domanda’ costringendo i consumatori a ritirare i propri soldi e a fare acquisti. Quando un'economia è in affanno, è prassi normale che una Banca Centrale tagli i tassi d’interesse rendendo il risparmio meno attraente. Tutto questo dovrebbe far crescere la spesa e rilanciare la ripresa economica.
Questa è la teoria. Tuttavia, le Banche Centrali hanno già spinto il ‘tasso primario’ a zero ma, nonostante questo, le loro economie sono ancora deboli. Per i ‘non iniziati’, questo significa che la teoria è sbagliata e che quindi deve essere rottamata … ma non per i nostri intrepidi banchieri centrali, che stanno ora sperimentando la politica dei tassi sotto zero.

ELIMINARE LA ‘CORSA AGLI SPORTELLI’ [3]: LA SOCIETA’ SENZA CONTANTE

Ma, come ha ben spiegato il britannico ‘The Telegraph’, l'imposizione ai risparmiatori di un tasso d’interesse negativo comporta un problema:
“c'è un limite: quello che gli economisti hanno chiamato la ‘soglia zero'. Tagliare i tassi d’interesse troppo in profondità significa che i risparmiatori si troverebbero davanti a dei rendimenti negativi. Ma questo potrebbe incoraggiarli a ritirare i risparmi dalle banche ed a conservarli in contanti. 
Questo potrebbe far rallentare, piuttosto che crescere, l'economia”.
Anche in questo caso, per l'osservatore ordinario tutto lascerebbe credere che i tassi d’interesse negativi non funzionino e che questa politica debba essere abbandonata. Ma, come al solito, non è così per i nostri imperterriti banchieri centrali che, invece, hanno scelto di tappare il buco della loro teoria eliminando l’opzione del denaro contante.
Se per un risparmiatore l’unica possibilità è quella di tenere i soldi in un conto bancario di tipo digitale – e quindi di dover passare obbligatoriamente alle carte di credito o agli assegni – l’interesse negativo può essere imposto impunemente. Tutto questo sta già succedendo in Svezia, ma altri paesi sono prossimi alla decisione. Wolfstreet.com ha scritto che:
“La guerra al ‘contante’ sta avanzando su tutti i fronti. La regione che ha monopolizzato i ‘titoli dei giornali’ con la sua guerra alla moneta fisica è la Scandinavia. La Svezia è diventata il primo paese a trattare i suoi cittadini come cavie, in gran parte disposti ad un esperimento economico distopico: tassi d’interesse negativi in ​​una società senza contanti.
Come ha detto il Credit Suisse, non importa dove andate o ciò che desiderate acquistare, troverete ovunque un piccolo cartello con su scritto: ‘Vi hanterar ej kontanter’ – ‘Non si accettano contanti’ ….”.

LA LEZIONE DI GESELL SUL ‘DECADIMENTO DELLA VALUTA’ [4]

Che gli interessi negativi possano effettivamente stimolare la ripresa economica, tuttavia, non è un fatto certo. I fautori della teoria citano Silvio Gesell e l'esperimento della città di Wörgl fatto nel 1930 [4]. Come spiegato da Charles Eisenstein nel suo ‘Sacred Economics’:
“Il teorico-pioniere del denaro a tasso d’interesse negativo è stato l'uomo d'affari tedesco-argentino Silvio Gesell, che definì la sua teoria ‘Free Money’ [Denaro Gratuito o anche Freigeld]. Il sistema che egli propose nel suo capolavoro del 1906, ‘The Natural Economic Order’, consisteva nell’emissione di carta-moneta sulla quale doveva essere apposto periodicamente un timbro, che costava una piccola frazione del valore della banconota. In questo modo si sarebbe applicato un ‘costo di manutenzione’ alla ricchezza monetaria.
…. In Austria, nel 1932, la depressa città di Wörgl emise il proprio ‘timbro’ ispirandosi a Gesell … La ‘Moneta di Wörgl’ fu, a detta di tutti, un grande successo.

Si lastricavano le strade, si costruivano i ponti e s’incassavano le tasse. Il tasso di disoccupazione si era fortemente ridotto e l'economia prosperava, attirando l'attenzione delle città vicine. Sindaci e funzionari di tutto il mondo cominciarono a visitare Wörgl fino a quando il governo centrale, seguendo l’esempio della Germania, abolì la ‘Moneta di Wörgl’ e la città scivolò di nuovo nella depressione.

…. La ‘Moneta di Wörgl’ era portatrice di una penalità – un ‘costo di manutenzione’ legato al possesso del denaro – pari all’1% al mese. Testimonianze dell’epoca attribuirono a questa penalità la rapidissima ‘velocità di circolazione’ delle banconote. Invece di generare interessi crescenti, l’accumulo di ricchezza era diventato un ‘peso’, analogamente alla situazione dei cacciatori-raccoglitori nomadi, per i quali i’ beni’ erano un ‘peso’. Come teorizzato da Gesell, i soldi penalizzati dalla ‘proprietà in perdita’ cessarono di essere il mezzo preferito, rispetto a qualsiasi altra merce, per costituire una riserva di valore”.

C'è una differenza fondamentale, tuttavia, tra la valuta di Wörgl e lo schema d’interesse negativo dei moderni banchieri centrali. Il governo di Wörgl prima emetteva il suo nuovo ‘Denaro Gratuito’ [Free Money] – facendo crescere il potere d'acquisto dell’economia locale – e poi lo tassava, riavendone una parte indietro.
I proventi della tassa [il timbro apposto sulle banconote] tornavano alla città, che li utilizzava a beneficio dei contribuenti. Eisenstein ha osservato che:

“E’ comunque impossibile da dimostrare che il rinvigorimento [dell’economia generato] da questa valuta sia venuto dalla penalità piuttosto che dall'aumento dell'offerta di moneta …”.

Ma i banchieri centrali di oggi propongono di tassare il denaro già esistente, con l’effetto di ridurre il potere d’acquisto perché prima non lo avevano aumentato [immettendo nuovo denaro]. E l'interesse andrà ai banchieri privati, non ai governi.

Oggi i consumatori hanno pochi soldi da spendere. Imporre un importante interesse negativo senza prima aver immesso del denaro fresco nell'economia significa che essi avranno ancora meno soldi da spendere. Probabilmente, tutto questo li spingerebbe a risparmiare i pochi soldi di cui dispongono, piuttosto che andare a fare shopping.
Le persone, oggi, non tengono i soldi in banca per gli interessi, che sono già quasi inesistenti. Ce li tengono per la comodità di poter emettere assegni, carte bancarie e conservare il loro denaro in un luogo ‘sicuro’.

Non avrebbero troppe remore a pagare un modesto interesse negativo per usufruire di tali convenienze ma, se la tassa fosse troppo alta, potrebbero ritirare i loro soldi e metterli altrove. La tassa, inoltre, non li spingerebbe a comprare cose di cui non hanno bisogno.

C’E’ UNA MINACCIA PIU’ GRANDE RISPETTO A QUELLA DI UN’ECONOMIA STAGNANTE?

Lo schema proposto dai banchieri centrali, costituito dall’imposizione di un interesse negativo e dall’eliminazione dei contanti, è tal punto improbabile che possa stimolare l'economia, da farci chiedere se è davvero questa la ragione sottostante. Da rilevare, comunque, che è stata invocata un’altra giustificazione, quella di fermare gli evasori fiscali e i terroristi, veri o presunti che essi siano.
L'economista Martin Armstrong [5] va oltre e suggerisce che il vero obbiettivo, in realtà, è quello di ottenere il controllo totalitario sui nostri soldi. In una società senza contanti le banche potrebbero facilmente tassare i risparmi ed eliminare la minaccia della ‘corsa agli sportelli’, mentre le banche ‘troppo grandi per fallire’ sarebbero certe che i depositi saranno lì, quando avranno bisogno di confiscarli – attraverso il bail-in [6] – per restare a galla.
Potrebbe essere questa la vera minaccia che si profila all'orizzonte: le banche più grandi, quelle che fanno la maggior parte del trading sui derivati, potrebbero presto essere colpite da un importante default sui derivati.
Il 10 Novembre 2015 il ‘Wall Street Journal’ ha pubblicato i risultati di uno studio richiesto dai Senatori Elizabeth Warren ed Elijah Cummings, sui costi per i contribuenti relativi al roll-back [7] del ‘Dodd-Frank Act’ [8], previsto nella legge di spesa ‘cromnibus’ [9] dello scorso Dicembre.
Come ha giustamente sostenuto Jessica Desvarieux sul Real News Network:
“l'inversione della regola consente alle banche di mantenere 10.000 miliardi dollari di ‘contratti swap’ [10] sui loro libri contabili, con i contribuenti che saranno senz’altro coinvolti se le banche dovessero aver bisogno di un altro piano di salvataggio”.
La promessa del ‘Dodd-Frank Act’, tuttavia, era che non ci sarebbero stati altri salvataggi a carico dei contribuenti. Al loro posto le banche insolventi a rischio-sistemico avrebbero dovuto effettuare il ‘bail-in’ con i soldi dei loro creditori – ovvero confiscare i ‘conti correnti’ dei loro depositanti, i più importanti creditori di qualsiasi banca.
Tutto questo potrebbe spiegare la spinta verso un mondo senza contanti. Eliminando la possibilità di prelievo dei contanti, una Banca Centrale può assicurarsi che i depositi saranno lì, al momento della catastrofe, per poter essere confiscati.
Se i banchieri centrali cercassero seriamente di stimolare l'economia con tassi d’interesse negativi, avrebbero bisogno di ripetere l'esperimento di ‘Wörgl’ nella sua pienezza. Dovrebbero prima immettere nuovo denaro nell'economia, direttamente ai consumatori e agli uomini d'affari locali, che poi potrebbero spenderlo.
Si potrebbero utilizzare varie modalità: un dividendo nazionale, un ‘Quantitative Easing’ dedicato alle infrastrutture, prestiti a basso tasso d'interesse agli stati federati [o agli enti locali, a seconda del sistema statuale], il finanziamento dell'istruzione superiore, rendendola gratuita.

Certo è che i consumatori andranno nei centri commerciali solo quando avranno altri soldi a disposizione da poter spendere.

Ellen Brown 


Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO    

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore ed inoltre:
[1] Il detto ‘cash is king’ esprime la convinzione che il denaro in contanti sia più prezioso di qualsiasi forma d’investimento. Viene utilizzato, di solito, quando i prezzi del ‘mercato dei titoli’ sono troppo alti e gli investitori decidono di tenersi il denaro per quando i prezzi saranno più convenienti.
[2] Notissimo film degli anni ’60. Qui il Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Poppins_(film)
[3] ‘Bank Run’ o ‘Corsa agli Sportelli’. Qui il Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Bank_run
[4] Qui il Link: http://www.bloombergview.com/articles/2015-07-03/-neglected-prophet-of-economics-got-it-right.
[5] Per saperne di più: http://www.armstrongeconomics.com/archives/30145
[6] Il bail-in è un provvedimento secondo cui il salvataggio delle banche in difficoltà deve aver luogo anche con il supporto dei creditori della banca stessa (ovvero dei correntisti). 
[7] Con il termine roll-back si intende la vendita di un’opzione per acquistarne un’altra con lo stesso prezzo e con gli stessi assets a garanzia, ma con scadenza più vicina. Per saperne di più: http://www.investopedia.com/terms/r/rollbackward.asp
[8] Scolasticamente, il Dodd-Frank Act è un intervento voluto dall’Amministrazione di Barack Obama per promuovere una più stretta e completa regolazione della finanza statunitense, incentivando al contempo la tutela sia dei consumatori che del sistema economico statunitensi. Per saperne di più:http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/dodd-frank-act-143.htm
[9] Il ‘cromnibus’ è una normativa che combina la ‘legge di spesa omnibus’, di lungo termine, con le continue risoluzioni di breve termine. Per saperne di più: http://politicaldictionary.com/words/cromnibus/
[10] Lo swap, nella finanza, appartiene alla categoria degli strumenti derivati e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti. Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Swap_(finanza)

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15911

martedì 27 gennaio 2015

Il ''conflittuccio'' d'interesse del ministro #Boschi.




"Ormai è chiaro che in tema di conflitti di interessi Renzi e il suo governo hanno ben poco da invidiare al grande maestro, l'ex Cavaliere di Arcore. 
Ora si scopre che il ministro Boschi è anche azionista della Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, istituto che ha fatto un balzo del 66% in Borsa per effetto degli annunci trapelati, a mercati aperti, da Palazzo Chigi sulla riforma delle maggiori banche regolate dal voto capitario. 
Non bastava sapere che papà Boschi è vicepresidente della Popolare dell'Etruria, intermediario del credito presso cui lavora pure il fratello del ministro delle Riforme. 
Adesso si scopre, dunque, che esiste anche un interesse formale diretto, seppur piccolo, della giovane Maria Elena nell'istituto. 
E pensare che Boschi non si è neppure astenuta dal voto nella seduta del Cdm del 20 gennaio che ha approvato il decreto di riforma delle popolari. 
Non ha nemmeno salvato ipocritamente la forma e ha finito per fare peggio di Berlusconi che, da premier, ogni tanto si alzava e usciva dal Consiglio dei ministri quando si decideva qualcosa sui suoi affari privati. 
Noi abbiamo già annunciato un esposto a Consob sulle fughe di notizie che hanno sconvolto la Borsa sul finire della settimana scorsa. 
Adesso faremo in modo che il governo venga a rispondere in Parlamento di questo modo protervo e arrogante di trattare le commistioni tra la cosa pubblica e gli interessi privati." M5S Parlamento

http://www.beppegrillo.it/2015/01/il_conflittuccio_dinteresse_del_ministro_boschi.html