Il 23 luglio l’Unione europea ha approvato il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, inserendo anche 14 imprese della Cina continentale e di Hong Kong tra quelle accusate di sostenere l’apparato industriale russo o di favorire l’aggiramento delle restrizioni occidentali. (Consiglio Europeo)
Pechino non ha organizzato una conferenza sulla “resilienza”, non ha convocato un tavolo tecnico e non ha annunciato una strategia da completare entro il 2040.
Il giorno successivo ha semplicemente risposto.
๐ค๐๐ฎ๐๐๐ผ๐ฟ๐ฑ๐ถ๐ฐ๐ถ ๐ฒ๐ป๐๐ถ๐๐ฎ̀ ๐ฒ๐๐ฟ๐ผ๐ฝ๐ฒ๐ฒ sono state inserite nella lista cinese di controllo delle esportazioni. Tra queste figurano Rheinmetall, l’italiana Lafert, Cavok UAS, Tatra Trucks, Vigo Photonics, IHC Merwede e perfino l’Universitร tecnologica di Breslavia. (Ministero del Commercio)
Da quel momento gli esportatori non possono piรน fornire loro beni a duplice uso. Il divieto riguarda anche organizzazioni straniere che volessero trasferire alle aziende colpite materiali o componenti di origine cinese. Eventuali deroghe dovranno essere autorizzate direttamente dal Ministero del Commercio di Pechino. (Ministero del Commercio)
In altre parole: Bruxelles firma una lista.
Pechino chiude il rubinetto.
E dentro quel rubinetto possono passare materiali strategici, componenti elettronici e alcune terre rare indispensabili per droni, sistemi ottici, motori, radar, missili, aerospazio e tecnologie militari avanzate. (Reuters)
Qui comincia la parte comica.
L’Europa parla quotidianamente di “autonomia strategica”, ma la stessa Commissione europea riconosce che la Cina fornisce praticamente il 100% delle terre rare pesanti utilizzate nell’Unione. (Mercato Interno e PMI)
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, Pechino controlla circa il 60% dell’estrazione mondiale delle terre rare magnetiche, il 91% della raffinazione e il 94% della produzione dei magneti permanenti sinterizzati. (IEA)
Sono i magneti che servono per automobili, turbine, robot, droni, aerei, apparati elettronici e sistemi d’arma.
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Nel 2025 le restrizioni di Pechino provocarono giร rallentamenti e sospensioni temporanee nella produzione di alcune case automobilistiche occidentali. L’IEA calcola che un’applicazione completa dei controlli cinesi potrebbe esporre a rischio fino a 6.500 miliardi di dollari di produzione annuale fuori dalla Cina, con Europa e Stati Uniti tra le aree piรน vulnerabili. (IEA)
Non significa che domani tutte le fabbriche europee si fermeranno.
Significa qualcosa di politicamente ancora piรน grave: ๐น’๐๐๐ฟ๐ผ๐ฝ๐ฎ ๐ต๐ฎ ๐ฑ๐ฒ๐ฐ๐ถ๐๐ผ ๐ฑ๐ถ ๐๐ณ๐ถ๐ฑ๐ฎ๐ฟ๐ฒ ๐ถ๐น ๐ฝ๐ฎ๐ฒ๐๐ฒ ๐ฑ๐ฎ๐น ๐พ๐๐ฎ๐น๐ฒ ๐ฑ๐ถ๐ฝ๐ฒ๐ป๐ฑ๐ฒ ๐ฝ๐ฒ๐ฟ ๐บ๐ฎ๐๐ฒ๐ฟ๐ถ๐ฎ๐น๐ถ ๐ฐ๐ต๐ฒ ๐ป๐ผ๐ป ๐ฒ̀ ๐ถ๐ป ๐ด๐ฟ๐ฎ๐ฑ๐ผ ๐ฑ๐ถ ๐๐ผ๐๐๐ถ๐๐๐ถ๐ฟ๐ฒ ๐ถ๐ป ๐๐ฒ๐บ๐ฝ๐ถ ๐ฏ๐ฟ๐ฒ๐๐ถ.
ร la diplomazia europea del nuovo millennio:
dichiarare guerra economica con le materie prime dell’avversario,
riarmarsi con i suoi componenti,
fare la transizione verde con i suoi magneti
e poi stupirsi quando quello presenta il conto.
Bruxelles pensava di avere in mano una frusta.
Ha scoperto che era il cavo di alimentazione della propria industria e che la spina si trova a Pechino.
๐’๐๐๐ฟ๐ผ๐ฝ๐ฎ ๐ป๐ผ๐ป ๐ต๐ฎ ๐ฎ๐ป๐ฐ๐ผ๐ฟ๐ฎ ๐ฝ๐ฒ๐ฟ๐๐ผ ๐๐๐๐๐ผ.
Ma ha dimostrato ancora una volta di praticare una politica estera molto piรน grande della propria capacitร industriale.
E la Cina ha risposto con una frase che non aveva bisogno di essere pronunciata:
๐ฃ๐ข๐ง๐๐ง๐ ๐ฆ๐๐ก๐ญ๐๐ข๐ก๐๐ฅ๐๐.
๐ ๐ ๐ฃ๐ฅ๐๐ ๐ ๐๐ข๐ก๐ง๐ฅ๐ข๐๐๐๐ง๐ ๐๐๐ ๐ฉ๐ ๐๐ข๐ฅ๐ก๐๐ฆ๐๐ ๐ ๐ฃ๐๐ญ๐ญ๐.
Don Chisciotte
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Fonti: Consiglio dell’Unione europea; Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese; Reuters; Agenzia internazionale dell’energia.
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