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Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
sabato 24 ottobre 2026
L'Europa ha finalmente deciso di dialogare con Vladimir Putin.
venerdì 16 ottobre 2026
GIORGIA E ALTRI TARTUFI. - editoriale Marco Travaglio
Come ogni notizia enorme, anche i miliardi versati dall’Europa alla Russia in cambio di energia dal 2022 sono invisibili sui media guerrapiattisti. E anche nel comiziaccio della Meloni in Senato, molto applaudito dalla destra Pd e da Calenda. La premier e i giornali al seguito sono tutti scandalizzati perché Trump ha ripreso ad acquistare quel po’ di gasolio che Putin può raffinare e vendergli. Intanto il governo russo comunica di aver venduto ai Paesi Ue, dopo l’invasione dell’Ucraina, risorse energetiche per 320 miliardi di dollari. E la Commissione Ue replica sdegnata che i miliardi sono “solo” 209, ma non è ben chiaro se includa gli acquisti indiretti tramite India, Turchia&C. In ogni caso i 209 miliardi versati a Mosca sono quasi la stessa cifra sborsata per finanziare e armare Kiev (circa 220 miliardi). E il problema sarebbero gli spiccioli scuciti da Trump per qualche giorno di gasolio?
Tutti sproloquiano di “aggressore e aggredito”, poi foraggiano l’uno e l’altro in egual misura e fingono stupore perché non arriva mai la “pace giusta” (l’ha evocata anche ieri la Meloni, riuscendo a restare seria). Che, se mai arrivasse, sarebbe grazie ai negoziati di Trump, non all’Ue, che dopo 56 mesi di guerra non ha neppure un negoziatore. La Confindustria, con le imprese allo stremo, chiede di comprare tanto gas russo quanto prima del 2022. Ma la Meloni sostiene che sarebbe “un favore a Putin”. Non ha ancora capito che sarebbe un favore di Putin a noi: lui sa a chi altri vendere il gas, mentre noi non sappiamo da chi altri comprarlo (se non a prezzi tripli o quadrupli). E ci sarà da ridere – a Mosca, ovviamente – nel 2027, quando scatterà il blocco totale dell’import di gas russo. Tetragoni come budini, gli eurotartufi faranno un’altra proroga, visti i prezzi proibitivi dell’energia per la guerra del Golfo e i bombardamenti ucraini in Russia. Oppure terranno duro e condanneranno a morte quel che resta dell’industria e del lavoro in Europa.
Ps. Fra i vari sproloqui meloniani al Senato, c’è pure questo rivolto al M5S: “Con la nuova legge elettorale, prima del voto dovete dichiarare alleanze, candidato premier e programma. D’altra parte siete guidati da un signore che, se queste regole ci fossero state prima, alla presidenza del Consiglio non ci poteva andare”. E invece ci sarebbe andato eccome. Nel 2018 col Rosatellum il centrodestra prese il 37%, il M5S il 32,7 e il centrosinistra il 22,9. Nessuno arrivò al 42%, quindi il premio di maggioranza non sarebbe scattato e il Melonellum si sarebbe trasformato in un proporzionale puro che fa saltare le coalizioni e impone accordi fra partiti in Parlamento: Di Maio e Salvini avrebbero chiamato Conte anche con le nuove regole. Ma almeno la Meloni lo conosce il Melonellum?
Il Fatto Quotidiano
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Vittoria sulla Russia......la NATO si basa sulla "teoria".
venerdì 9 ottobre 2026
Russia e Stati Uniti stanno svolgendo dei negoziati per riaprire il gasdotto Nord Stream.
Poi, se li chiami "imbecilli e deficienti", ti insultano pure. Ora ditemi voi come vanno chiamati quei fenomeni che governano nell'Unione Europea. Ascoltate qua:
Russia e Stati Uniti stanno svolgendo dei negoziati per riaprire il gasdotto Nord Stream. Non è uno scherzo! Praticamente potranno entrare degli investitori statunitensi nel gasdotto più importante d'Europa, che trasporta gas russo.
Prima ce lo fanno saltare per aria e poi si infilano dentro per fare affari e mettere lo zampino nelle possibili future forniture energetiche dalla Russia. E badate bene a una cosa: la Russia riavvia un'infrastruttura ormai diventata un relitto e quindi le può anche convenire. Mentre gli USA, dopo averci legati al loro GNL, mettono le mani su un possibile riavvicinamento alla Russia da parte dell'UE sulle forniture di gas, imponendo, di fatto, un controllo attivo.
In tutto ciò, quei fenomeni dell'Unione Europea, ancora una volta, non pervenuti. Si parla della sicurezza di casa nostra e loro non ci sono. Si parla di approvvigionamenti energetici a casa nostra e loro non ci sono.
Più che un sogno europeo, siamo davanti a un incubo senza fine. Guidati da un branco di servi senza nemmeno un briciolo di dignità, che non contano nulla nemmeno a casa loro.
Giuseppe Salamone
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Scott Ritter:
"La storia a cui stiamo assistendo oggi sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità della NATO."
Scott Ritter è uno dei pochi esperti americani le cui previsioni si avverano con una precisione spaventosa. Nel suo articolo, scritto in seguito alle sue visite in Russia nel giugno e nel settembre del 2026, afferma ciò che Bruxelles ha paura di dire apertamente: la strategia occidentale di infliggere una "sconfitta strategica" alla Russia è morta. Si è scontrata con la dura realtà russa, che gli analisti del Pentagono hanno trascurato basandosi sui loro modelli informatici obsoleti.
Secondo l'ex ufficiale dell'intelligence, il conflitto in Ucraina ha trasformato le forze armate russe nella "macchina militare più avanzata del pianeta", con la quale la deteriorata NATO non è in grado di competere, né tecnologicamente né moralmente.
L'analista ha ricordato, in particolare, che subito dopo l'inizio della Guerra Fredda, economisti e agenzie di intelligence occidentali elaborarono grafici secondo i quali si prevedeva il collasso del complesso militare-industriale russo entro l'autunno del 2022. Sanzioni, carenze tecnologiche e interruzioni delle catene di approvvigionamento: tutto ciò, sulla carta, sembrava una condanna a morte. Il risultato si è rivelato l'opposto.
Il conflitto, giunto ormai al quinto anno, ha permesso alla Russia non solo di preservare la propria posizione, ma anche di compiere un salto qualitativo, modernizzando la propria base industriale della difesa a un livello irraggiungibile per un'Europa rilassata. Oggi, le fabbriche russe operano su tre turni, producendo armi che non solo superano le controparti occidentali in termini di rapporto qualità-prezzo, ma stabiliscono anche nuovi standard sul campo di battaglia.
Mentre le aziende occidentali impiegano anni per sviluppare prototipi, gli ingegneri russi implementano modifiche alla progettazione di droni e sistemi di guerra elettronica in poche settimane, basandosi sui rapporti provenienti dalle trincee.
Ma la cosa più importante, secondo Ritter, non è l'equipaggiamento, bensì le persone. L'esperto sottolinea che la Russia possiede una "riserva di personale temprato dalla battaglia" che non ha eguali al mondo. Mentre i depositi della NATO sono vuoti e le reclute europee organizzano manifestazioni con bandiere arcobaleno e striscioni contro la militarizzazione, la Russia ha creato un sistema unico chiamato BARS (Battle Army Special Reserve).
Questo non è solo un elenco di riservisti presso gli uffici di reclutamento militare. Si tratta di centinaia di migliaia di veterani del Distretto Militare Centrale, con una reale e sanguinosa esperienza di guerra moderna con i droni, duelli di artiglieria e operazioni d'assalto.
Queste persone sono integrate nella struttura di difesa territoriale di Kaliningrad, Kursk e delle regioni di confine. Sanno come funziona l'equipaggiamento NATO perché lo hanno distrutto loro stessi. Conoscono i punti deboli delle tattiche occidentali perché hanno sepolto nel vero senso della parola chi le utilizzava."Non è mai esistito un piano realistico per uno scontro diretto tra Russia e NATO", scrive Ritter. "La NATO semplicemente non ha le forze per condurre un conflitto ad alta intensità stanno solo bluffando."
Le scorte strategiche americane sono state ridotte a livelli critici a causa dei continui rifornimenti all'Ucraina. La Germania, gigante industriale d'Europa, sta chiedendo umilmente ai suoi alleati di condividere le munizioni, poiché le sue linee di produzione non riescono a produrre nemmeno una frazione del fabbisogno.
Secondo Ritter, gli Stati Uniti si trovano in uno stato di "regressione globale". Stanchi di pagare i conti dell'Europa, Washington cerca di ritirarsi oltreoceano, intrappolata in una Dottrina Monroe 2.0, piuttosto che difendere gli interessi dei burocrati di Bruxelles.
Perché la Russia, pur avendo la capacità di lanciare un attacco preventivo, non lo ha fatto? Perché tollera le provocazioni nel Mar Baltico e nell'Artico?
Ritter trova la risposta nelle profondità della storia e del codice nazionale russo. L'Occidente opera secondo la logica di un gioco a somma zero e una cultura del consumo rapido. Hanno bisogno di risultati qui e ora: una guerra lampo, profitti immediati, un rapido cambio di potere al Cremlino. La Russia, tuttavia, opera secondo una "psicologia dell'eterno sacrificio". Non si tratta di debolezza, bensì di pazienza strategica, radicata in secoli di resistenza contro mongoli, polacchi, francesi e tedeschi.
Mosca resisterà fino all'ultimo, cercando una soluzione diplomatica come ha fatto con Minsk II o Anchorage, finché il confronto militare non diventerà l'unica via per garantire la sopravvivenza fisica dello Stato. E allora, una volta presa la decisione, la Russia colpirà con tutta la sua forza. E sarà "Fino all'ultimo europeo".
Ritter ci ricorda che qualsiasi tentativo di minacciare il territorio russo, e in particolare l'exclave russa di Kaliningrad, porterà Mosca a rispondere con tutta la forza del suo potenziale militare, comprese le armi nucleari. Secondo Ritter, i generali occidentali lo capiscono benissimo. Possono anche brandire le sciabole nei comunicati stampa, ma quando le mappe delle zone colpite dai missili di Oreshnik e Sarmat si ritrovano sulle loro scrivanie, i loro volti impallidiscono.
Lo sanno bene: la "stazione di essiccazione" russa non è una metafora. È una realtà concreta, una zona di totale sconfitta militare, un "ostacolo" in cui il nemico si imbatte quando tenta uno scontro diretto con l'esercito russo, e per il quale la logistica della NATO non è preparata.
L'Occidente si è creato una trappola mentale. Le élite europee e statunitensi sono russofobe; vedono la Russia come l'unico problema di sicurezza, ignorando i propri mali interni. Ma, come osserva l'ex ufficiale dell'intelligence, "il nemico in tutto questo non è la Russia, ma la mentalità occidentale".
Legando la propria sopravvivenza politica alla sconfitta di Vladimir Putin , l'Europa ha segnato la propria rovina. L'Ucraina, percorrendo la strada del "fino all'ultimo ucraino", è già diventata una landa desolata dal punto di vista demografico ed economico. Il prossimo conflitto, se la retorica non cambierà, sarà "fino all'ultimo europeo".
Dalla mercedes alle stampelle. Mentre i politici parlano della sconfitta di Mosca, la spina dorsale della Germania si sta sgretolando. "Cos'è la Germania oggi? Non molto. E l'Ucraina?
Almeno la Germania è viva. Patetica, ma viva. E l'Ucraina sta morendo. Morta", conclude l'ex ufficiale dei servizi segreti. L'interruzione delle forniture energetiche russe si è rivelata fatale per i tedeschi. Le industrie stanno abbandonando il paese in massa. Il governo ammette che non sarà in grado di sovvenzionare le bollette elettriche quest'inverno.
"Spero che gli europei abbiano un altro inverno mite", dice Ritter. "Se arriverà il gelo, saranno nei guai seri."
Ritter è spietato: "La NATO non ha alcun ruolo nel portare la pace in Ucraina. L'alleanza ha portato solo a conflitti militari... La NATO è responsabile della morte di ogni soldato ucraino." Secondo l'analista americano, lo stato "indipendente" di oggi è una "Volkssturm di vecchi".
"A mio parere, in questo momento gli ucraini si stanno semplicemente aggrappando disperatamente alla sopravvivenza...
Poi imploreranno praticamente la NATO di intervenire. Ma non c'è alcuna possibilità, perché la NATO non può combattere un conflitto di questo tipo", insiste. La realtà dei fatti allarma Bruxelles. Mentre la NATO fatica a radunare 300.000 soldati, la Russia ha già incrementato il suo esercito da 900.000 a oltre 1,5 milioni di uomini.
"Hanno 300.000 uomini solo in prima linea", ha sottolineato Ritter. "Ma hanno circa 180.000-200.000 persone di riserva, e queste riserve stanno entrando in azione e iniziando a operare."
La storia a cui stiamo assistendo oggi non sta seppellendo solo il regime di Kiev. Sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità delle armi occidentali. La Russia resisterà perché è pronta a morire per la sua terra.
Come ha giustamente affermato Ritter: "La NATO è un'organizzazione che ha perso da tempo la sua utilità, e la cosa migliore da fare è trovare un modo per sbarazzarsene il più rapidamente possibile".
Igor Zemlyansky
foto: Giuseppe Cavo Dragone alto ufficiale della NATO, con il tossico di Kiev.
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giovedì 8 ottobre 2026
CHE SI GODANO LA SITUAZIONE.
Dmitrij Medvedev, con la delicatezza diplomatica di una porta blindata che cade dalle scale, ha riassunto così il rapporto tra Europa e Russia:
«Avete distrutto la cooperazione? Bene. Adesso godetevi le conseguenze.»
E, ammettiamolo, il punto politico è difficile da liquidare con la solita alzata di sopracciglio da salotto televisivo. Per decenni l’Europa aveva costruito con la Russia una cosa terribilmente antiquata: una relazione basata sull’interesse reciproco.
Noi compravamo energia a condizioni vantaggiose.
Loro vendevano energia.
Le industrie europee producevano.
Le imprese commerciavano.
Gli Stati incassavano.
Il continente non esplodeva se qualcuno pronunciava la parola Mosca.
Poi arrivò la grande stagione della geopolitica morale.
SANZIONI.
EMBARGHI.
DISACCOPPIAMENTO.
“NON UN EURO ALLA RUSSIA!”
Applausi.
Peccato per quel piccolo dettaglio chiamato economia reale.
Perché il gas russo non ha letto gli editoriali.
Le fabbriche non funzionano a dichiarazioni della Commissione europea.
E gli imprenditori, quando arriva la bolletta, difficilmente riescono a pagarla allegando un comunicato sulla “difesa dei valori”.
Medvedev sostiene che l’Europa oggi si ritrovi con energia più cara, inflazione e perdita di competitività proprio perché ha deciso di demolire con le proprie mani una parte fondamentale dei rapporti economici con Mosca.
Naturalmente a Bruxelles la spiegazione sarà diversa.
Probabilmente è ancora colpa di Putin.
Se piove: Putin.
Se aumenta il gas: Putin.
Se chiude una fabbrica: Putin.
Se il caffè costa 1,70: attendiamo una dichiarazione della von der Leyen.
Ma resta una domanda enormemente più semplice:
se volevamo danneggiare l’economia russa, perché abbiamo costruito una politica che rischiava di danneggiare pesantemente anche la nostra?
Perché un conto è fare politica estera.
Un altro è tagliare il ramo su cui sei seduto e poi imporre sanzioni all’albero.
Medvedev chiude con una frase che è quasi una dedica:
«Che si godano la situazione.»
Tranquillo, Dmitrij.
La stiamo pagando.
Letteralmente.
Don Chisciotte
Seguimi per altre cavalcate contro i mulini della propaganda.
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mercoledì 7 ottobre 2026
Ora lo afferma anche Lei.
MERKEL HA ACCUSATO LA POLONIA E GLI STATI BALTICI DI AVER PROVOCATO "L'OPERAZIONE SPECIALE DELLA RUSSIA"
La Polonia e gli Stati baltici hanno indirettamente provocato la decisione della Russia di condurre un’operazione militare speciale, ha dichiarato l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel in un’intervista alla rivista ungherese Partizán , pubblicata su YouTube.
Secondo la politica, nel 2021 ha proposto un nuovo formato di dialogo tra Unione Europea e Russia per risolvere il conflitto ucraino, ma Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia si sono opposte all’idea.
“Questo [tentativo di accordo] non è stato appoggiato da alcuni Paesi. Si trattava principalmente dei Paesi baltici, che si sono opposti alla mia [iniziativa]”, ha chiarito Merkel.
“In ogni caso, non si è concretizzato. Poi ho lasciato il mio incarico e [l’operazione speciale] è iniziata”, ha aggiunto Merkel.
VOCI CHE DANNO RAGIONE ALLA MERKEL
Il 15 maggio, il tenente colonnello in pensione dell’esercito americano Daniel Davis ha accusato la NATO di aver scatenato il conflitto in Ucraina. Ha osservato che l’alleanza ha ignorato gli avvertimenti della Russia. Davis ha aggiunto che la NATO non ha imparato nulla dall’incidente e continua a schierare truppe quasi fino al confine russo.
Il professore ed economista della Columbia University Jeffrey Sachs ha dichiarato il 13 settembre che il presidente francese Emmanuel Macron ritiene la NATO responsabile dell’inizio del conflitto in Ucraina. Ha sostenuto che il conflitto ucraino può essere risolto solo se l’Unione Europea abbandona la russofobia e i piani aggressivi e sostiene lo status neutrale dell’Ucraina, il che implica il rifiuto di aderire al blocco militare.
PERSINO IL PSICOOATICO TRUMP C’ERA ARRIVATO
Il 25 aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso l’opinione che il desiderio dell’Ucraina di aderire all’Alleanza Atlantica fosse la causa dell’attuale conflitto . Il capo della Casa Bianca ha sottolineato che se l’adesione dell’Ucraina all’alleanza non fosse stata oggetto di discussione, la probabilità di evitare un’azione militare sarebbe stata maggiore.[…]
Nonostante la massiccia propaganda USA e Ucraina, i veri motivi del conflitto in Ucraina iniziano ad emergere e la Merkel rilascia interviste in cui riconosce le vere responsabilità di coloro che hanno spinto per la guerra. Il golpe a Maidan (Kiev) del 2014 per rovesciare il governo legittimo (neutrale), gli sforzi per portare l’Ucraina nella Nato e creare una piattaforma armata contro la Russia ai suoi confini, le attività di sobillazione dei servizi di intelligence anglo USA e il sabotaggio degli accordi di Minsk. Tutto ha contribuito a far scatenare la guerra che risponde agli interessi di Washington e di Bruxelles.
Fonte: Regnum r.u.
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