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martedì 14 luglio 2026

Lettera aperta a Mattarella del Prof. Avv. Augusto Sinagra.

 

QUESTA AMICI...
E' UNA "LECTIO MAGISTRALIS" CHE IL PROF. AVV. AUGUSTO SINAGRA, DOCENTE DI DIRITTO INTERNAZIONALE ALL'UNIVERSITA LA SAPIENZA DI ROMA, HA RIVOLTO ATTRAVERSO UNA LETTERA APERTA AL NOSTRO SOPORIFERO E SPROVVEDUTO SERGIO MATTARELLA !!!
UNA VERA LEZIONE DI GIURISPRUDENZA IN MATERIA DI DIRITTO INTERNAZIONALE CHE NESSUNO DEI QUOTIDIANI SERVI, E DEI TELEGIORNALI DIRETTI DA CIAMBELLANI DI CORTE, HA IL CORAGGIO DI PUBBLICARE !!!
LEGGETELA !!!
E DOVREBBERO LEGGERLA ANCHE TANTI IGNAVI E PAVIDI GIORNALISTI !!!
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Lettera aperta a Mattarella del Prof. Avv. Augusto Sinagra :
“Egregio Signore, per lungo tempo abbiamo assistito a sue firme di convalida di decreti-legge o di promulgazione di leggi di dubbia costituzionalità a parere di molti. Prescindo dalle sue conoscenze del diritto costituzionale ma molti hanno pure nutrito il dubbio in ordine alla sua consapevolezza.
Ora accade che dopo la gravità delle sue dichiarazioni a Marsiglia lei, pensando di giustificarsi, ha aggravato la situazione affermando a Cettigne (Montenegro) che la Russia deve rispettare la Carta dell’ONU e astenersi per il futuro dall’aggredire altri Stati.
Premesso che la Russia storicamente non ha mai aggredito nessuno e, viceversa, è stata sempre aggredita (anche dall’Italia nel 1941) e premesso anche che la veste da “vecchio saggio” non le si addice quanto alla saggezza, le ricordo che, secondo la Costituzione, non appartiene alle competenze del Capo dello Stato la gestione o l’orientamento della politica estera della Nazione, che è prerogativa del governo e del parlamento.
Conseguentemente si potrebbe opportunamente riflettere sulla possibilità che la sua condotta possa configurare, sul piano tecnico- giuridico, l’ipotesi dell’”attentato alla Costituzione della Repubblica” che, in caso di stato di messa di accusa, comporterebbe il giudizio dinanzi alla Corte costituzionale.
Tuttavia, al di là di ogni considerazione tecnico-giuridica, resta il giudizio politico e storico che graverà sulla sua persona. Nel merito lei dovrebbe ben sapere che il diritto internazionale conosce l’Istituto della “legittima difesa preventiva”. Come pure dovrebbe sapere che proprio la Carta dell’ONU da lei evocata consente il legittimo intervento armato di uno Stato contro altro Stato se ciò appare veramente finalizzato a porre fine ad una violazione sistematica e massiccia dei diritti umani fondamentali. A cominciare dal diritto alla vita.
È esattamente ciò che è accaduto nel Donbass, in Ucraina, dal 2014 e fino all’intervento militare russo del 2022. Le sue improvvide dichiarazioni espongono a serio pericolo gli interessi della Nazione e i suoi cittadini. Le sue dichiarazioni sembrano difendere gli interessi dell’Unione europea più rivolta verso un’opzione militare che di pace; una Unione europea ormai in stato di putrescenza morale, politica ed economica, come ben detto dal Vicepresidente USA Vance che questa Unione europea ha “schiaffeggiato” quasi con brutalità in occasione del Vertice di Monaco sulla sicurezza.
Ricordo inoltre che lei era Vicepresidente del Consiglio e Ministro della Difesa nel governo D’Alema quando l’Italia intraprese un’azione di aggressione bellica sotto comando USA senza alcuna autorizzazione dell’ONU e senza neanche una deliberazione della stessa NATO; aggressione bellica che vide pesanti bombardamenti della Serbia (nostra storica amica) e della sua capitale Belgrado.
E ciò con buona pace dell’art. 11 della Costituzione che consente soltanto la guerra difensiva.
Dunque, egregio Signore, non crede che il suo non richiesto ammonimento alla Russia in Montenegro debba essere rivolto ad altri Stati, a cominciare dalla stessa Italia?
Da ultimo, registro che proprio oggi, con fasti e onori lei ha ricevuto il Signor Isaak Herzog Presidente dello Stato di Israele che ad oggi ha disatteso ben 73 Risoluzioni dell’ONU e che si è consegnato al vituperio delle genti per quel che ha fatto e continua a fare nel preordinato e continuato sterminio del Popolo palestinese.
Lei non ha nulla da dire allo Stato di Israele in tema di rispetto dello Statuto delle Nazioni Unite?
Ancora la invito calorosamente a presentare sue pubbliche scuse al Presidente e al Popolo russo.”
Prof. Avv. Augusto Sinagra. Già Ordinario di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Direttore della Rivista della Cooperazione giuridica internazionale (fascia A) ed avvocato del Foro di Roma)

venerdì 10 luglio 2026

Marco Travaglio

 

Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.

1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?
2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.
3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?
4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?
5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.

Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West! - Tommaso Merlo

 

Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West!

La speranza è che la Nato in Ucraina subisca una disfatta tale da disintegrarsi. La speranza è un trionfo russo dopo decenni a buttare via miliardi in guerre folli in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace. La Nato da organizzazione difensiva è diventata la nostra principale minaccia. Perché cocciutamente guerrafondaia nonostante l’infinita collezione di disastri e perché talmente potente da forzare singoli paesi a dissanguarsi nonostante i loro cittadini scivolino in miseria. Dopo decenni ad insanguinare il mondo, la Nato ci ha portato la guerra in casa e da anni ormai ci costringe a regalare a Zelensky arsenali interi nella speranza sconfigga Putin per conto nostro e coroni il sogno occidentale di marciare su Mosca. Un trionfo russo metterebbe la parola fine ai rigurgiti da guerra fredda, silenzierebbe i russofobi una volta per tutte e costringerebbe gli americani a levarsi finalmente dai piedi. Una bella notizia dopo l’altra. Ma non solo, un trionfo russo creerebbe un’onda d’urto politica tale da far crollare tutti i governi europei che hanno sponsorizzato il suicidio ucraino fregandosene per anni della verità sia nelle trincee del Donbas che in quelle delle loro società. Buttare via miliardi in una guerra autolesionista ed evitabile con un minimo di prudenza quando il tuo popolo soffre, è un crimine politico imperdonabile. E non finisce qui. Un trionfo russo affonderebbe l’attuale Commissione Europea di guerrafondai nella fogna della storia come merita e si aprirebbe l’opportunità di ricostruire dalle fondamenta il progetto europeo. In un mondo sempre più continentale serve una “massa europea”, ma il pantano ucraino ha dimostrano quanto sia pericoloso il mostro tecnocratico che hanno creato. Putin sembra l’unico adulto della situazione e la speranza è che si limiti a distruggere la Nato senza allargare il conflitto in Europa nonostante la diretta complicità di alcuni paesi. I cittadini europei vogliono la pace, non vedono l’ora di ristabilire rapporti di amicizia e di collaborazione col popolo russo e non è giusto paghino per le indegne élite che li governano. E non finisce qui. La speranza è che trionfi anche l’Iran mettendo fine a decenni di catastrofica egemonia americana. Una leadership tutta dollari, basi militari ed ipocrisia che ha insanguinato il mondo con l’unico risultato di renderlo più ingiusto e pericoloso. Trump ha firmato un memorandum di resa per prendere tempo e manipolare sia il mercato del petrolio che quello politico. Incombono le elezioni e per colpa dello Stretto di Hormuz non può raccontare balle. Vanno dal benzinaio e a far la spesa anche gli invasati maga superstiti che non sanno nemmeno cosa sia l’Iran e l’unica cosa che leggono è il proprio conto corrente. Mesi di bombardamenti hanno solo svuotato gli arsenali di un paese già sull’orlo di una bancarotta finanziaria ma anche sociale per una giungla oligarchica ormai fuori controllo e una presidenza demenziale. Trump è incaprettato. La mafia sionista ormai lo tampina anche al cesso, degli Stati Uniti non gliene è mai fregato nulla ma dopo tutti i soldi spesi per comprarsi quella manica di burattini politici che gironzolano per Washington, non si rassegnano. Vogliono che quell’idiota dello sceriffo a stelle e strisce continui a duellare con gli ayatollah per conto loro e gli consegni l’agognata egemonia regionale. In modo che persiani e tutti gli arabi e un domani pure i turchi facciano la fine dei palestinesi. Deliri ideologici che un trionfo iraniano archivierebbe per sempre. Una bella notizia dopo l’altra perché checche strilli la propaganda mainstream, l’Iran vuole libertà, giustizia e rispetto del diritto internazionale per se stesso, per il Libano e per il martoriato popolo palestinese. Dopo ottant’anni di persecuzione e oppressione, vuole la fine di ogni atrocità e che i palestinesi abbiano il sacrosanto diritto di decidere sul proprio destino a casa loro. È questa la speranza. Un trionfo russo ed un trionfo iraniano che interrompano decenni di ipocrisie politiche occidentali e di miliardi buttati via con l’unico risultato di rendere il mondo più ingiusto ed insicuro. Putin e gli iraniani sembrano gli unici adulti della situazione e la speranza è che riescano a sconfiggere la Nato, gli Stati Uniti ed i sionisti evitando una escalation perché non è giusto che i cittadini paghino per le indegne élite che li governano. La speranza è che cambino schemi ed equilibri che reggono il mondo in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace.
Tommaso Merlo

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giovedì 2 luglio 2026

PETROLIO RUSSO: IL TRACOLLO CHE VIAGGIA A PIENO CARICO.

 

La notizia sarebbe persino semplice: la Russia esporta greggio via mare a livelli record, mentre i prezzi del petrolio scendono e quindi gli incassi si riducono.
Fine.
Ma nel grande teatro del “crollo imminente”, anche una nave piena diventa prova del naufragio.
Bloomberg dice che Mosca spedisce più petrolio, però guadagna meno perché il prezzo al barile è più basso. È il mercato, non l’Apocalisse. Se vendi più prodotto mentre il prezzo scende, puoi incassare meno pur lavorando di più. Succede alla Russia, succederebbe agli Stati Uniti, all’Arabia Saudita, all’Iraq, agli Emirati, a chiunque esporti materie prime.
Solo che quando riguarda Mosca, ogni oscillazione diventa “inizio del tracollo”.
Il punto vero è un altro: se la Russia fosse davvero isolata, strangolata, ferma, senza clienti e senza logistica, come fa a portare le esportazioni ai massimi? Le sanzioni dovevano chiudere i rubinetti. Invece i rubinetti sono aperti, le petroliere partono e il problema diventa spiegare al pubblico perché il collasso annunciato continui a non presentarsi all’appuntamento.
Certo, i prezzi scendono. Ma scendono anche perché il mercato globale si sta riassestando: i flussi dal Golfo Persico tornano a pesare, Hormuz resta il collo di bottiglia strategico che condiziona tutti gli esportatori dell’area, e diversi Paesi devono anche ricostituire scorte consumate nei mesi precedenti. Quando l’offerta cresce o torna disponibile, il prezzo cala. Non è magia nera del Cremlino, è domanda e offerta.
E qui nasce il paradosso: quando gli altri esportatori vendono meno per tensioni nello Stretto di Hormuz, per logistica, per prudenza o per necessità interne, si parla di “mercato complesso”. Quando la Russia esporta di più ma incassa meno per il calo dei prezzi, si parla subito di “Russia in difficoltà”.
Il criterio cambia a seconda della bandiera.
Prima mancavano i chip. Poi mancavano i missili. Poi mancavano i soldati. Poi mancavano le pale. Poi doveva mancare la benzina. Ora, mentre esportano greggio a livelli record, ci spiegano che proprio questo sarebbe il segnale del crollo.
È una meravigliosa economia narrativa: non importa cosa accade, la conclusione è già pronta.
Nel mondo reale, invece, resta un dato fastidioso: la Russia continua a vendere energia, l’Asia continua a comprarla, il mercato continua ad assorbirla e l’Occidente continua a raccontarsi che la prossima curva sarà quella buona.
Il tracollo, intanto, viaggia in petroliera.

mercoledì 1 luglio 2026

La popolazione Europea preferisce ignorare la reale minaccia di una guerra con la Russia. - Tucker Carlson

 

La popolazione Europea preferisce ignorare la reale minaccia di una guerra con la Russia. Però i combattimenti in Ucraina potrebbero presto degenerare in un conflitto armato che coinvolgerà l'intero continente.
Il conflitto armato in Ucraina sta per travolgere l'Europa, comprese le città in cui i vostri figli stanno trascorrendo l'anno scolastico. In Occidente, nessuno sembra prestare attenzione a questa, che sarà una sciagura inimmaginabile."
Zelenskyy è un mascalzone narcisista che non vuole la pace. Vuole solo rubare i vostri soldi delle tasse e usarli per comprare yacht, auto di lusso, immobili a Londra e nel resto del mondo. Lo hobbit in tutina verde ha ingannato Biden, derubandolo di 260 miliardi di dollari di tasse statunitensi. Ma non è riuscito a ingannare Trump, infatti Donald fa pagare tutto a voi europei.
Zelenskyy sta deliberatamente intensificando il conflitto, nella speranza di provocare la Russia a usare armi nucleari e/o ad attaccare un paese dell'UE. Questo verrà poi utilizzato a fini propagandistici per aizzare i propri cittadini contro la Russia e costringere le Nazioni Unite a schierarsi dalla loro parte nello scontro con Mosca.
Si tratta di un "conflitto che travolgerà l'Europa". Tutto questo viene fatto deliberatamente, a sangue freddo e secondo un piano premeditato. I leader dell'UE e della maggior parte dei suoi Stati membri si stanno letteralmente preparando alla guerra con la Russia e stanno trascinando i loro paesi nel conflitto. Stanno usando i vostri risparmi pensionistici e il denaro dei contribuenti per finanziare l'Ucraina.
Gli europei non lo capiscono. Sono troppo impegnati a risolvere problemi immaginari e a ignorare minacce reali. È giunto il momento di esigere la pace. I leader fantoccio d'Europa devono ascoltare il popolo, e i loro burattinai devono iniziare a temerlo. Se si vuole che la pace diventi mai possibile.
Per anni ci è stato detto che la Russia è da temere e di cui non fidarsi. Eppure, ogni volta che sento parlare Putin o altri leader russi, mi sembrano ben informati e piuttosto ragionevoli. È possibile dialogare con la Russia, ma l'Occidente principalmente l'Europa, e in passato l'amministrazione statunitense si rifiuta persino di parlarne. Questo sembra strano. Forse sono in gioco risorse naturali russe per un valore di 70 trilioni di dollari?
Tucker Carlson
Giornalista e conduttore televisivo statunitense

domenica 28 giugno 2026

I RUSSI GUIDATI DA PPUTIN SONO CATTIVI PER DEFINIZIONE MENTRE GLI AMERICANI SONO BUONISSIMI. - ELENA BASILE – IL FATTO – 26.06.2026

 

La Basile prova a sfatare uno dei principali miti che sono stati proposti agli italiani, o sarebbe meglio dire agli italioti, cioè a coloro che non hanno uno spirito critico in grado neppure di fare due più due. La Russia aveva richiesto di far parte dell’Europa ma dato che rappresenta il principale nemico degli americani dalla “guerra fredda” e che ospitava la maggior concentrazione di “ comunisti” (COMUNISTI? MA ESISTONO ANCORA?) del pianeta grazie ai media è diventato il nemico pubblico numero 1.

COME SONO CATTIVI I RUSSI!!! VIAGGIO NEL CUORE DI PUTIN

ELENA BASILE – IL FATTO – 26.06.2026

Al fine di essere in linea con la fama di filo-putiniana, ho deciso di recarmi a Mosca per la prima volta. La diffamazione non è dovuta all’accostamento alla personalità del presidente della Federazione russa, le cui qualità politiche, culturali e morali sono paragonabili se non superiori a quelle dei leader occidentali. La calunnia è relativa al mancato riconoscimento dell’onestà intellettuale con la quale esercito il ruolo di analista. Se avessi voluto agire nel mio interesse, mi sarebbe bastato sorridere nella trasmissione di Lilli Gruber a Paolo Mieli invece di dirgli, senza ambiguità diplomatiche mai troppo costruttive, che utilizza argomenti sottoculturali in difesa di Israele: oggi sarei piena di incarichi e prebende, i miei libri di narrativa probabilmente arriverebbero nelle librerie. Mi sono recata in Russia non per avere contatti con la leadership (come fanno tanti politici e analisti europei in Ucraina, inseguendo l’élite del Paese) ma per poter discutere con la società civile. Ho segnalato la mia presenza all’ambasciatore italiano che, dopo una prima risposta cortese, si è guardato bene dal parlarmi. In effetti, non so se Tajani abbia dato istruzioni al riguardo, ma nei miei contatti con alcune ambasciate, soprattutto con quella di Bruxelles, sono costretta a sopportare diverse discriminazioni rispetto ai miei colleghi uomini, stesso grado. Secondo la Costituzione italiana, nulla vieta a un’ex ambasciatrice, che per non creare imbarazzi si è auto-penalizzata andando in pensione anzitempo, di esprimere idee contrarie al mainstream . La barbarie purtroppo imperversa e va denunciata pubblicamente. I diplomatici hanno giurato sulla Costituzione e non sul potere politico contingente . Dopo dieci giorni di soggiorno a Mosca, mi limito a descrivere fattori oggettivi, evidenti, direi banali che chiunque può constatare. È una città splendida, con un piano urbanistico funzionale ed estetico La pulizia delle strade, il restauro dei palazzi e dei monumenti, i servizi sono eccellenti. Che un Paese in guerra possa eccellere negli investimenti nei beni comuni moscoviti, costruendo ogni giorno una nuova linea della metropolitana, mi sembra encomiabile. Ho tenuto una conferenza all’Università delle Relazioni internazionali e diplomatiche (Mgimo), nella quale si formano i futuri diplomatici, e oltre alla preparazione dei dottorandi e dei professori, ho potuto constatare la conoscenza delle lingue europee, l’amore per l’Europa verso la quale molti si proiettano. Come mi è stato detto scherzosamente, si tratta di un rapporto abusivo. L’Ue è nei panni del macho che picchia la moglie eternamente innamorata. Il Dipartimento universitario per le relazioni con l’Europa riceveva un tempo fondi europei. I presidenti della Commissione erano di casa. Ancora si può ammirare la foto di Romano Prodi. I docenti non riescono a comprendere il suicidio europeo, la russofobia imperante. Ho avuto modo di parlare con diverse generazioni di imprenditori italiani, da quelli che vivono in Russia da oltre un trentennio ai più giovani, da quelli autonomi o che hanno lavorato per imprese private, a coloro che hanno costruito la loro carriera nelle holding statali. Il giudizio è stato unanime. Il Paese, anche all’interno, ha servizi ottimi e il quadro economico, malgrado le difficoltà, regge. Si tratta di una comunità di italiani preparata, professionale, patriottica, che ha fornito con la sua presenza in Russia un valore aggiunto importante all’economia italiana. La loro esperienza andrebbe compresa. I loro consigli ascoltati. La capacità della Russia di resistere alla guerra economica iniziata con le sanzioni occidentali nel 2014 e alla guerra sul campo è dovuta alla nascita dei Brics e all’organizzazione del Sud globale intorno alla Cina. Nel 2014 il Cremlino sgomento, dopo il colpo di Stato a Kiev, annette la Crimea ed è consapevole di come il progetto di conciliare la sovranità russa con l’inserimento del Paese nella governance economica internazionale sia fallito. Nel 2014 Mosca firma con Pechino un trattato da 400 miliardi di dollari per interscambio energetico e costruzione delle relative infrastrutture. La solidarietà dei Brics, che non hanno aderito alle sanzioni, ha permesso a Mosca di contraddire le previsioni di tanti stimati leader occidentali circa la fine del governo di Putin in pochi mesi. L’interscambio nel 2020 ammontava a 140 miliardi di dollari, nel 2024 a 240 miliardi e, dopo una temporanea flessione nel 2025, ha ripreso a crescere significativamente nel 2026. Se è vero che la Russia vende prodotti energetici e armi importando tecnologia, non si può parlare di dipendenza economica, ma di strategia essenziale allo sviluppo. Gli scambi avvengono in moneta locale. Gli investimenti attuali sono di 18 trilioni di rubli. Come sostiene Igor Shuvalov, presidente della società di sviluppo statale Veb.Rf, la Cina è essenziale per il raggiungimento russo della leadership tecnologica e per la costruzione di infrastrutture essenziali allo sviluppo e all’interscambio. L’avanzamento tecnologico russo si vede già nell’informatizzazione della sanità, anni luce avanti all’Italia. Il pagamento con i cellulari tramite riconoscimento facciale è dovunque, nei fornitissimi supermercati come in metropolitana. Consiglierei a Roberto Gualtieri di visitare Mosca. Imparare dal suo omologo russo potrebbe portare benefici ai romani. Il popolo russo ha un carattere anarchico e al contempo coeso, patriottico, religioso e fatalista, romantico, irrazionale. Se non ci fossero state le sanzioni, il Paese avrebbe continuato il trend di dipendenza dall’Occidente. Oggi l’economia, malgrado il Paese sia in guerra, si diversifica. Nel settore agro-alimentare, grazie al 
know how italiano, nascono prodotti russi. Formaggi e salumi, per esempio: il parmigiano prodotto a Mosca è ottimo. I vini sono eccellenti. La produzione è ancora piccola, ma siamo solo agli inizi. Quindi tutto bene? No, esistono tanti problemi economici e di carattere strutturale. Il rallentamento della crescita all’1,1% del Pil, l’inflazione all’8% annuale, i tassi d’interesse alti, al 15% praticato dalla Banca centrale (ma più penalizzante è quello secondario) che gravano sul debito e frenano la domanda globale sono fattori preoccupanti. La direttrice della Banca centrale, Elvira Nabiulina, in carica dal 2013, tecnocrate stimata internazionalmente, ha saputo, con un’abile politica monetaria, salvare la tenuta del rublo nel quadro tragico dell’economia colpita dalle sanzioni. Oggi tuttavia comincia a esser criticata per l’austerità che penalizza la crescita e le imprese. La Russia ha solo il 18% del Pil di debito e una bilancia commerciale che continua a registrare un surplus importante, dovuto soprattutto all’esportazione di risorse energetiche. La tassazione delle società è al 25%, delle imprese autonome al 15%. Rispetto al lassismo fiscale precedente, un progresso. Il coefficiente di Gini che misura le disuguaglianze è simile in Russia e in Italia. Dato l’aumento dei prezzi dovuto alla guerra dal 2022 a oggi (+15%), il livello delle pensioni (300 euro), degli stipendi medi (1.500 euro), le difficoltà economiche pesano sulle classi lavoratrici e sul ceto medio impoverito. C’è un’arte di arrangiarsi come a Napoli. Molti arrotondano lo stipendio con altri lavori. Le pensioni statali sono integrate da un sistema di fondi privati. La società russa è neoliberista, la ricchezza si concentra in poche mani come in Occidente. Gli oligarchi hanno una certa influenza nella gestione dell’amministrazione pubblica. Esiste tuttavia un’ambizione della politica e Putin è riuscito a impersonarla emarginando i miliardari, liberi di accrescere il potere economico, ma non di snaturare gli obiettivi della società russa. A differenza dell’Occidente, malgrado la burocrazia e la corruzione esistenti, la strategia del governo nel complesso mira al raggiungimento di finalità nell’interesse nazionale e del popolo russo. Non direi che attualmente questo accada in Europa.

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martedì 12 maggio 2026

LA PACE DURATURA CHIAMA LE OPPOSIZIONI A SCEGLIERE - Elena Basile

 

Una delle caratteristiche comuni al Sud globale, alle potenze del surplus attaccate dalla belva ferita del capitalismo finanziario, è rappresentata dalla pazienza strategica. La Russia, la Cina non rispondono alle provocazioni, a volte non esercitano la deterrenza attesa dai molti e confidano che il tempo giochi a loro favore.
La Russia ha tuttavia avvertito attraverso il suo ministro della Difesa che un attacco terroristico, condotto da ucraini e alleati Nato, contro la parata militare in programma a Mosca il 9 maggio, avrebbe come conseguenza una rappresaglia durissima anche contro gli alleati di Kiev. Una dichiarazione che qualora le linee rosse non vengano rispettate vincolerebbe Mosca all’azione.
Fino ad oggi tuttavia, nonostante le critiche aperte del politologo Karaganov e del direttore del Valdai Club Bordachev, la Russia ha incassato gli attacchi alla leadership, allo stesso Putin e alle infrastrutture civili, reagendo con una mano legata dietro la schiena. La superiorità militare aerea permetterebbe bombardamenti a tappeto, decapitazione della leadership di Kiev, rappresaglie sugli alleati.
Sulla stampa occidentale non è riconosciuta la cautela russa che si astiene dai massacri del popolo fratello ucraino. Allo stesso modo se Mosca reagisse, i falchi ne approfitterebbero per descriverne la rappresaglia come “non provocata” ed essa fornirebbe il pretesto a scandinavi, baltici e polacchi per sostenere l’attacco diretto alla Russia, per quanto folle questo possa sembrare. Putin preferisce quindi lasciare che il tempo e le sanzioni destabilizzino l’Europa e il fronte occidentale e indeboliscano ulteriormente l’Ucraina.
La Cina è riluttante a esercitare una vera e propria deterrenza. Teme l’imprevedibilità dell’impero in declino e spera che il lento passaggio alla egemonia di Pechino, iscritto nella tendenza storica attuale, si compia senza bagni di sangue.
Interviene tuttavia nel conflitto di cui è vittima l’Iran per mitigare gli obiettivi di Teheran e sostenere una mediazione basata sull’apertura dello stretto di Hormuz e la sospensione delle sanzioni occidentali. Rimanda tuttavia al mittente le pressioni mafiose di Trump e non accetta di sottostare alle sanzioni unilaterali. Insieme alla Russia difende l’accordo sul nucleare che permetta all’Iran l’arricchimento dell’uranio a fini civili e il deposito dell’uranio arricchito presso Paesi amici. Si rende disponibile, con mille paletti e senza lasciarsi trascinare in guerra, a garantire con l’Onu la non aggressione dell’Iran.
I comportamenti ondivaghi degli Usa, al netto dell’instabilità mentale del presidente e delle dichiarazioni funzionali all’arricchimento delle lobby finanziarie, sono dovuti ai messaggi che anche attraverso l’intelligence pervengono a Washington da Mosca e Pechino.
La libera circolazione dello stretto di Hormuz è un interesse essenziale cinese. Le conseguenze sull’economia mondiale sono tali da portare alla depressione economica.
Gli Stati uniti del resto hanno posto fine al blocco delle navi iraniane dopo le prime rappresaglie sulle navi americane e sulle raffinerie emiratine. L’uscita di Abu Dhabi dall’Opec al fine di superare, data la crisi economica, la quota di 3,5 milioni di barili è la conferma dal punto di vista geopolitico della progressiva distanza degli Emirati, ormai pedina israeliana, dall’Arabia Saudita.
L’obiettivo massimalista iraniano di attaccare la struttura dei petrodollari e di ottenere il ritiro degli Usa dal Golfo Persico viene mitigato dagli alleati di Teheran al fine di pervenire alla mediazione. Trump potrebbe, nel mondo della post verità, pur non avendo conseguito nessun obiettivo (regime change, arricchimento zero di uranio, drastica riduzione della difesa missilistica, fine delle alleanze con Hamas, Hezbollah e Yemen), descrivere la sua effettiva ritirata come una vittoria, vantando le concessioni iraniane sul trasferimento dell’uranio arricchito e la rinuncia al nucleare bellico, in realtà già fatte l’anno scorso nei negoziati di Ginevra.
L’apertura dell’economia iraniana in un mondo sano rappresenterebbe un beneficio per tutti. Si tratterebbe per una pace duratura nel mondo, di rinunciare alle politiche neocon di controllo dei flussi energetici per continuare il dominio unipolare e colpire il rivale sistemico. La dipendenza di ucraini e europei e il loro utilizzo in una proxy war contro la Russia è replicata nell’interruzione di flussi energetici verso il Giappone, il Vietnam, le Filippine, i nuovi proxy nella guerra contro la Cina.
Rinunciare a questa strategia e al condizionamento della lobby americana di Israele, (variabile impazzita che vuole la guerra permanente) è la strada per uscire dalla minaccia nucleare e accettare la cooperazione nel mondo multipolare. L’opposizione al governo Meloni e la diplomazia europea sono in grado di sostenere questa scelta cruciale?

lunedì 4 maggio 2026

L'EUROPA SI STA' PREPARANDO A RICEVERE UN CALCIO NEI DENTI DALLA RUSSIA, MA NE STA RICEVENDO UNO DAGLI STATI UNITI. - Eugenio Cortinovis

 

L'Europa, nel suo fervore russofobo, ha audacemente deciso di combattere la Russia per l'Ucraina, inizialmente con un piano B infallibile: se qualcosa va storto, il conflitto tra Russia e Ucraina può sempre essere trasformato in un conflitto tra Russia e NATO, con gli Stati Uniti nel ruolo di guida, e poi mostreremo il dito medio a quei russi alle spalle della muscolosa schiena americana. Ma, come diceva Mike Tyson, "Tutti hanno un piano di gioco fino a quando non ricevono un pugno in faccia".
L'Europa si stava preparando a riceverlo dalla Russia, ma a quanto pare per ora sta ricevendo un pugno in faccia dagli americani, in particolare da Trump.
Negli ultimi giorni, schiaffi e pugni sono stati più dolorosi che mai.
Innanzitutto, Trump ha escluso completamente l'Europa e Kiev dai colloqui di pace con la Russia. Secondo quanto riportato da Washington, gli inviati speciali di Donald Trump, Witkoff e Kushner, hanno definitivamente annullato il loro viaggio a Kiev. La spiegazione ufficiale: "La visita non farebbe altro che evidenziare l'inutilità della situazione attuale". La spiegazione non ufficiale: non c'è niente da discutere con gli schizofrenici.
In secondo luogo, Trump ha annunciato l'imposizione di un dazio aggiuntivo del 25% sulle auto europee importate. Ufficialmente, la motivazione era la violazione dell'accordo commerciale del 2024. Ufficiosamente, ha affermato: "Avete 90 miliardi di dollari per l'Ucraina, il che significa che siete più ricchi di quanto diciate".
In terzo luogo, Trump ha proposto un bilancio statunitense per il 2027 che esclude completamente gli aiuti militari a Kiev. Perché? Il Wall Street Journal lo spiega: poiché l'Europa è così desiderosa di combattere, "la guerra in Ucraina è ormai definitivamente diventata la guerra dell'Europa".
Tutto ciò contrastava talmente tanto con i piani di Bruxelles e Kiev che, questa volta, si cominciò a sollevare seriamente la questione se Putin avesse comprato Trump. In particolare, il Kyiv Post pubblicò un lungo editoriale, "Donald Trump è un agente russo?", in cui giornalisti intelligenti e lungimiranti del gruppo di Zelensky accusavano direttamente il presidente americano di essere stato reclutato dal KGB durante una visita a Mosca nel 1987.
Ma è arrivato un altro schiaffo in faccia: il Pentagono ha appena annunciato che gli Stati Uniti stanno "valutando la possibilità di ritirare fino a 5.000 soldati americani dalla Germania a causa della riluttanza degli alleati europei ad assumere un ruolo guida nell'alleanza".
Per dare un'idea: attualmente ci sono 35.000 soldati americani di stanza permanente in Germania, quindi il ritiro anche di soli 5.000 rappresenta un duro colpo. Il primo ministro polacco Tusk ha definito la decisione di Trump di iniziare il ritiro delle truppe dalla Germania un "disastro" e ha chiesto di "fare tutto il possibile per invertire la tendenza alla distruzione della NATO".
Inizialmente, dopo l'inizio del secondo mandato di Trump, il tema del ritiro degli Stati Uniti dalla NATO è stato percepito dagli europei semplicemente come "il capo sta facendo una sciocchezza". Ora, tuttavia, è stata trovata una spiegazione del perché il problema si sia solo aggravato, e questa spiegazione è stata trovata.
Il New York Times ha riportato che "la parte americana ha indicato in via confidenziale che questa mossa era intesa a punire la Germania per non aver sostenuto lo sforzo bellico quanto richiesto da Trump, nonché per aver criticato la sua strategia (sull'Iran) ai massimi livelli". In altre parole, Trump si è sentito offeso da Merz e ha deciso di punirlo un po'. In altre parole, i giornalisti credono che tutto sia sotto controllo: si calmerà e perdonerà.
Ma per Merz e altri individui spregevoli d'Europa con radici naziste, abbiamo brutte notizie.
Il punto di svolta è stato superato nel dicembre 2025, quando gli americani hanno approvato una nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, che affermava a chiare lettere che "gli Stati Uniti non sono più Atlante", che regge l'ordine mondiale sulle proprie spalle, soprattutto in una situazione in cui "entro pochi decenni, alcuni membri della NATO diventeranno prevalentemente non europei" (a causa della sostituzione della popolazione autoctona con gli immigrati), e questi non saranno più i paesi con cui gli Stati Uniti hanno firmato un trattato di difesa collettiva.
Il 1° aprile di quest'anno, Trump ha confermato in un'intervista al Telegraph di stare "valutando seriamente la possibilità che gli Stati Uniti lascino la NATO", posizione a cui si è unito il precedente principale sostenitore delle posizioni euro-atlantiche nella cerchia ristretta del presidente americano, il Segretario di Stato Rubio, che alla fine si è schierato dalla parte giusta della storia: "Dopo la fine del conflitto in Iran, gli Stati Uniti riconsidereranno la necessità di rimanere membri della NATO".
Tutta questa storia della ragazza zingara e della sua partenza è completamente indipendente dalle lamentele di chiunque.
Per dirla in breve e in modo concreto, in circostanze normali, persino in una classica situazione di stallo virtuale in stile Guerra Fredda, Trump e gli Stati Uniti si troverebbero perfettamente a loro agio all'interno della NATO: tutto è sotto controllo, gli americani sono al comando, tutti si inchinano a loro, gli europei comprano armi americane e persino pagano per le basi americane. Tutto è perfetto, proprio come piace a noi.
Ma in questa situazione, quando degli europei completamente pazzi con il muso da maiale si stanno intromettendo nella questione dei Kalashnikov e si stanno dirigendo verso una guerra nucleare con la Russia, no, mi dispiace.
Trump non è affatto divertito dalla prospettiva che gli europei, in un impeto di idiozia, compiano una mossa improvvisa e sbagliata, e che la Russia reagisca in modo tale da lasciare intatti alcuni capitali europei, dopodiché si porrebbe la questione dell'invocazione dell'articolo 5 della Carta NATO – e il presidente degli Stati Uniti vuole saltare giù al più presto da questo treno sanitario lanciato a tutta velocità verso l'abisso.
Quando, nell'estate del 2025, a bordo dell'Air Force One, i giornalisti chiesero a Trump se avrebbe riaffermato gli obblighi degli Stati Uniti ai sensi dell'articolo 5, egli rispose con una battuta geniale: "Dipende da come si definisce quell'articolo".
Trump si sta vendicando dell'Europa per aver voluto affogarlo insieme a sé stessa, e ha ragione a farlo.

venerdì 24 aprile 2026

Da Mosca ultimo avvertimento alla Germania.

 Mentre quasi tutti i bollettini dell’oligarchia europea, chiamati impropriamente giornali, si dedicano alla demonizzazione delle parole del giornalista e conduttore russo Vladimir Solov’ëv, quello che dopo la Meloni se l’è presa anche con Calenda che è come sparare sulla Croce rossa, ci sono ben altre notizie che arrivano e che testimoniano di come l’evoluzione delle cose stia mettendo all’angolo la Germania bellicista che di fatto governa l’Europa continentale.

Proprio ieri è arrivata la notizia che il petrolio del Kazakistan non arriverà più in Germania a partire al primo maggio: l’oleodotto Druzhba che trasporta l’oro nero dal cuore dell’Asia fino in Europa, in Ungheria, Slovacchia e che rifornisce la stessa Ucraina e arriva anche alla raffineria di Schwedt a 90 chilometri da Berlino, passando ovviamente per il territorio russo.
Ed evidentemente Mosca non ha più intenzione di permettere il rifornimento di fabbriche che poi lavorano per l’Ucraina. L’antifona è talmente chiara che Euronews, il megafono che strilla gli ordini del giorno per l’informazione, tenta pietosamente di ciurlare nel manico ipotizzando che l’oleodotto sia stato colpito da qualche drone ucraino che avrebbe danneggiato gli impianti di pompaggio.
Questo evento, benché molto spiacevole per il più ottuso alleato del regime neonazista di Kiev, nasconde in qualche modo le conseguenze dell’assurdo bellicismo di Berlino e di Bruxelles che peraltro viene ricattata anche da Kiev: a gennaio aveva chiuso il ramo dell’oleodotto che passa sul suo territorio,
con la solita balla dell’attacco russo, mentre in realtà vuole soltanto soldi, sempre più soldi per le sue oligarchie nazi – sioniste.
Dunque proprio mentre infuria la crisi petrolifera scatenata dall’aggressione all’Iran, la Germania vede disseccarsi quel rivolo di energia diventata preziosa: infatti le importazioni erano molto aumentate nel primo trimestre del 2026: 730 mila tonnellate, contro i due milioni di tonnellate totali del 2025. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
E in questo caso il male riguarda la stessa raffineria di Schwedt che è di proprietà della russa Rosneft, ma che era stata stata posta sotto l’amministrazione fiduciaria del governo tedesco a seguito della guerra in Ucraina e dell’interruzione dei legami energetici con Mosca.
Un’azione di pura rapina
che adesso rimane a secco.
Qui viene a proposito la dichiarazione fatta da Putin nel dicembre dello scorso anno:
“Non abbiamo intenzione di entrare in conflitto con l’Europa, l’ho già detto cento volte. Ma se l’Europa improvvisamente volesse combattere e iniziasse, noi saremmo pronti fin da subito.
Con l’Ucraina stiamo agendo con cautela e precisione, in modo che… beh, capite, no?
Non si tratta di una guerra nel senso moderno e diretto del termine. Se l’Europa improvvisamente volesse iniziare una guerra e la cominciasse, allora potrebbe verificarsi molto rapidamente una situazione in cui non avremmo nessuno con cui negoziare.”
Insomma il gioco di fare la guerra senza impegnarsi direttamente sta ormai mostrando la corda e Mosca sta perdendo la pazienza: se la Germania e l’Europa vogliono diventare nemici esistenziali della Russia, allora ne pagheranno tutte le conseguenze.
Anzi noi pagheremo le conseguenze degli atti compiuti da questi orribili e stupidi burattini. Per ora il blocco dell’oro nero durerò per tutto il mese di maggio ed è chiaramente un avvertimento che si cerca in qualche modo di non fa arrivare
alle opinioni pubbliche.
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mercoledì 22 aprile 2026

IL BOMBAROLO.

 

Pochi se ne sono accorti, perché ormai la sua autorevolezza è una tacca sotto quella del nano Bagonghi del circo Barnum.
Ma Carlo Calenda, radicalizzato nella cellula dormiente ucraina dei Parioli, è passato alla lotta armata, dunque alla clandestinità.
Ne ha dato lui stesso notizia sui social, esaltando il più grave atto terroristico dal 1945 contro un’infrastruttura strategica europea: quello che nel 2022 distrusse i gasdotti russo-europei Nord Stream nel mar Baltico, preannunciato da Biden e messo a segno non da Putin (come sostennero gli Usa, l’Ue e i loro servi furbi), ma da un commando ucraino.
Testuale:
“Ho cercato di distruggere politicamente il raddoppio del NordStream per tutta la mia vita politica. Avrebbe determinato un’indebito (con l’apostrofo, ndr) vantaggio per
le industrie tedesche e aumentato la dipendenza dalla Russia.
Quindi hanno fatto bene”. Sottinteso: a farlo esplodere.
Abbiamo cercato tracce della sua strenua lotta contro la dipendenza dell’Italia dal gas russo, ma invano: da viceministro e ministro dello Sviluppo economico, il partigiano Kalendsky fece balzare gli acquisti di gas russo al 45% del fabbisogno italiano sotto Letta e al 47,8% sotto Renzi e Gentiloni, oltre ad autorizzare la vendita a Mosca di 94 blindati Lince Iveco (poi usati da Putin per invadere l’Ucraina).
Nel 2016-’17, dopo l’annessione russa della Crimea e le sanzioni Ue, andò in pellegrinaggio a San Pietroburgo al Forum economico di Putin per siglare accordi miliardari fra aziende italiane e russe, soprattutto Gazprom, e assicurare eterna amicizia al Cremlino.
“Stiamo recuperando sull’interscambio, ma bisogna fare di più”. “Quello fra Italia e Russia è un rapporto profondo da molti anni, ora dobbiamo migliorarlo”. “Procedere col ‘made with Italy’ attraendo investimenti di società russe”,
“Abbiamo dato piena disponibilità al vicepremier russo a sviluppare nuovi corridoi per il gas”.
“La Russia è un partner insostituibile.
Noi abbiamo questa posizione in Europa e la ribadiamo ai nostri amici russi”.
“La Russia è un partner strategico per l’energia, approfondiamo con le autorità russe i temi delle infrastrutture energetiche e la possibilità di associare imprese
italiane e colossi russi”, tipo l’accordo Gazprom-Edison-Depa (greca) per importare gas russo col Turk Stream-Poseidon “fondamentale per un’energia a prezzi competitivi”.
Nessuno sospettava che, sotto la grisaglia ministeriale, il bombarolo della Ztl calzasse la muta
da uomo-rana e la cintura coi candelotti di tritolo,
pronto a far saltare alla prima occasione i gasdotti appena siglati.
Se qualcuno lo vedesse aggirarsi per i Parioli vestito da palombaro, è pregato di avvertire la neurodeliri più vicina, prima che si faccia del male da solo.

martedì 10 marzo 2026

La Russia non è il mio nemico! - Giuseppe Salamone

 

Dopo 20 pacchetti di sanzioni, dopo aver mandato armi e miliardi all'Ucraina per indebolire o tentare di sconfiggere la Russia, dopo avergliene dette di ogni.

Dopo aver seminato tonnellate di Russofobia, dopo aver escluso atleti e artisti Russi arrivando anche a scagliarsi contro i gatti, Putin apre ancora una volta a quegli imbecilli dell'Unione Europea.

Ha appena detto che la Russia è pronta a garantire ai Paesi della Ue le forniture di petrolio e gas necessarie per stabilizzare la situazione disastrosa a seguito delle azioni criminali di Usa e israele. Aspetta soltanto un segnale dai servi di Bruxelles.

Oltre al fatto che queste dichiarazioni andrebbero accolte immediatamente; qua siamo davanti a un'umiliazione enorme, l'ennesima, per quei nani che governano nell'UE.

Sì, è un'umiliazione storica. Perché consegna al mondo intero la pochezza politica, anzi la nullità politica che è diventata l'Unione Europea e coloro che siedono nelle cancellerie europee. E a fronte di tutto ciò, la domanda che vi faccio è la seguente: chi sono i nostri veri nemici?
Chi ci condanna alla fame o chi ci porge la mano in una situazione di emergenza?

La Russia non è il mio nemico!

Giuseppe Salamone

https://www.facebook.com/photo?fbid=3311697402345337&set=a.397017047146735

sabato 14 febbraio 2026

ZELENSKY, PIÙ MORTO CHE NATO .

 

Zelensky sta tornando al ruolo comico e grottesco che gli era proprio quando ancora faceva televisione, dopo aver interpretato l’eroe per qualche anno non lesinando la neve che gli veniva pagata dai pusher della guerra e delle armi per reggere questo ruolo.
Oddio è anche vero che non ha mai davvero smesso perché l’allegra compagnia dei buffoni europei e dei killer americani lo ha sempre tenuto sotto i riflettori e non gli sono mancati i copioni da recitare a memoria, ma ultimamente ha visto il pubblico un po’ stanco e così si è dedicato alle barzellette tirandone fuori una ogni giorno: difficile fare l’elenco perché davvero sono tante:
Non parlerò mai con Putin, voglio parlare con Putin; non cederemo mai territori, forse potremo cedere qualcosa; voglio entrare nella Nato, no ma mi basta entrare nella Ue, insomma un tiro e molla continuo che ultimamente è culminato nel facciamo le elezioni, non facciamo le elezioni.
Il fatto è che deve assolutamente seguire un canovaccio che nell’ultimo anno si è strappato visto che Washington vuole chiudere la guerra prima che essa mostri quanta carta ci sia fra i denti della tigre americana mentre i regimi europei non possono chiudere il conflitto, perché, dopo aver distrutto la propria economia, vivono sul filo del rasoio della propaganda e con la pace rischierebbero che persino opinioni pubbliche disorientate e passive li caccino via.
E all’oligarchia di comando questo non piace affatto perché mette a rischio il loro giocattolo preferito, vale a dire la Ue, lo strumento che permette loro di fottersene del consenso e di fare ciò che vogliono senza curarsi degli interessi e della volontà popolare.
Non è un caso che hanno mobilitato Draghi a dire che ci vuole la Federazione e marciano a passi forzati verso l’euro digitale, per far trovare i loro sudditi di fronte al fatto compiuto, senza nemmeno interpellarli.
La parola d’ordine che viene distribuita è sempre quella degli inizi: diventerete ricchi, lavorerete un’ora in meno, tutto sarà più facile, insomma queste sciocchezze che nascondono una evidente realtà:
i vostri soldi, pochi o molti che siano, diventeranno definitivamente nostri.
Ma il fatto è che l’Ucraina è distrutta, la guerra è palesemente persa e ormai il regime nazista di Kiev sacrifica le proprie truppe solo per avanzare di qualche chilometro, piantare la bandiera ucraina su qualche cartello, fotografarla e poi scapparsene via lasciando dietro di se una scia di morti e di mezzi distrutti, mentre ogni giorno che passa la situazione si fa più critica.
In questa situazione l’unico modo per il sodalizio armato occidentale, più morto che Nato, è quello di confondere e di illudere, lanciando una qualche campagna pubblicitaria per dire che e che non tutto è perduto. Dopotutto qualche gonzo a cui affibbiare il pacco, lo si trova sempre.
Questa volta, visto che sul piano militare non c’è nulla da dire, e gli ucraini sono senza energia elettrica e acqua, si è rispolverata la vecchia leggenda che l’economia russa si trova sull’orlo di un collasso.
C’è chi si è preso la briga di elencare tutte le volte che questa narrazione è stata ripresa nel corso della guerra, un vero rito apotropaico:
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L’imminente collasso economico della Russia – Atlantic , 2 marzo 2022
Ciò che attende la Russia potrebbe essere molto peggiore del caos degli anni ’90 – Aljazeerah , 4 marzo 2022
L’economia russa è destinata al collasso – The Conversation , 10 marzo 2022
La Russia ammette di essere a rischio collasso economico a causa della guerra di Putin – Telegraph , 9 maggio 2022
“Combustione più lenta”. La Russia evita il collasso economico, ma il declino è iniziato – CNN , 29 agosto 2022
La Russia ammette di essere stata sull’orlo del collasso economico – Business Insider , 20 novembre 2023
Perché la fortuna dell’economia russa si sta esaurendo – Moscow Times , 21 novembre 2023
Putin sotto pressione mentre l’economia russa è sull’orlo della caduta libera dopo l'”ultimatum” degli Stati Uniti – Express , 4 maggio 2024
L’economia russa affronta una “crisi strisciante”, avvertono gli economisti – Newsweek , 8 luglio 2024
L’indebolimento del commercio energetico russo e la perdita dell’accesso al dollaro innescheranno una grave recessione entro un anno – Business Insider , 13 luglio 2024
Una catastrofe economica si nasconde dietro la crescita del PIL russo, mentre Putin “getta tutto nel camino” – Fortune , 19 agosto 2024
La guerra in Ucraina sta mettendo a dura prova l’economia e la società russa – Economist , 28 novembre 2024
L’economia di guerra russa mostra nuove crepe dopo il crollo del rublo – WSJ , 29 novembre 2024
Come l’economia russa ha raggiunto il punto di rottura – Telegraph , 7 dicembre 2024
L’economia russa entrerà in un anno di sofferenza nel 2025 – Business Insider , 25 dicembre 2024
L’economia russa è sull’orlo del collasso – Modern Diplomacy , 3 gennaio 2025
Bomba a orologeria per l’economia russa: Putin mette in guardia dal debito di guerra “sismicamente dirompente” – Newsweek , 13 gennaio 2025
Dipendenti dalla guerra: indebolire l’economia russa – CEPA.org, 5 febbraio 2025
L’economia russa è stagnante, ma questo non la costringerà a porre fine alla guerra – The Conservation , 10 marzo 2025
La Russia ha bisogno di cambiamenti nella politica monetaria per evitare una recessione, afferma il ministro dell’economia – Reuters , 19 giugno 2025
L’economia russa è finalmente in stagnazione. Cosa significa per la guerra e per Putin? – Guardian , 6 febbraio 2026
L’economia russa è in crisi mentre i ricavi da petrolio e gas crollano al minimo degli ultimi cinque anni – Daily Express , 6 febbraio 2026
L’economia di guerra di Putin è sull’orlo dell’implosione – Telegraph , 9 febbraio 2026
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È solo un piccolo elenco che poi si è immillato in tutta l’informazione occidentale, che di fatto risponde a un solo editore globale.
Come si può vedere più le cose andavano male più c’era bisogno di questi stupefacenti, capaci di ribaltare lo stato delle cose: in realtà sono l’economia statunitense e quella europea ad essere in grossi guai, sia pure per ragioni divers.
Prima questa proiezione sugli altri delle proprie condizioni o dei propri istinti predatori era un semplice uso pratico,
ora è diventata una certezza matematica.
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