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domenica 13 settembre 2026

MI TELEFONI O NO? - Marco Travaglio

 

L’insistenza con cui Zelensky continua a chiedere un incontro con Putin conferma ciò che sappiamo, cioè chi sta vincendo la guerra e chi la sta perdendo.
La situazione per l’Ucraina, sul fronte bellico, finanziario e sociale, è sempre più drammatica, anche perché si avvicina il quinto inverno di guerra. E per la prima volta lo è anche per Zelensky. Ciò che bisogna capire è cosa pensa di ricavare costui da un faccia a faccia col nemico, a parte imbucarsi al G20: una rilegittimazione elettorale prima che Trump, Xi e Putin s’incontrino in quella che qualcuno ha già descritto come la nuova Yalta per le zone d’influenza delle tre potenze mondiali (che rilegittimerebbe Putin e delegittimerebbe lui), o una soluzione del conflitto prima del tracollo delle ultime roccaforti in Donetsk?
Nel primo caso, Putin avrebbe tutto l’interesse a prolungare l’attesa di Zelensky per rosolarlo un altro po’.
Nel secondo potrebbe andare a vedere, ma non subito: solo dopo incontri preparatori fra sherpa, magari con la mediazione Usa senza gli euro-velleitari.
I vertici fra presidenti non servono a nulla, se prima non c’è un’intesa sulle questioni di fondo. Che, per la Russia, sono sempre le stesse da quattro anni: cioè da quando Kiev mollò il tavolo di Istanbul che aveva sciolto quasi tutti i nodi e spinse Mosca all’opzione militare come l’unica possibile per ottenere le regioni russofone, la neutralità e la demilitarizzazione di Kiev. Le regioni russofone sono quasi del tutto occupate.
La neutralità è acquisita: nessuno, a parte qualche parolaio come Rutte, ipotizza più che Kiev entri nella Nato (e pochi credono che entrerà nell’Ue).
Resta la demilitarizzazione, che i russi perseguono bombardando industrie militari, porti sul Mar Nero e navi con gli armamenti europei e lasciando affluire nell’imbuto letale del Donbass più soldati ucraini possibile (perciò i ponti sul Dnepr restano in piedi). Un anno fa l’intesa Trump-Putin in Alaska prevedeva una drastica riduzione della forza militare ucraina.
L’Ue si mise di traverso, illudendo Kiev di poter finanziare e armare da sola la guerra infinita. Ma erano promesse da marinaio: soldi e armi sono quasi finiti e l’Ucraina un altro inverno di guerra rischia di non poterselo permettere.
Se Zelensky e Ue l’hanno capito, faranno a Putin un’offerta che non possa rifiutare: non su qualche metro in più o in meno di terra, ma su un’Ucraina futura che non sia più vista come una minaccia da Mosca.
Poi un vertice Zelensky-Putin, magari con Trump, potrà sancire l’accordo. Se non l’hanno capito, condanneranno l’Ucraina a morte.
Che poi è la sola cosa che sanno fare.

sabato 5 settembre 2026

BOMBA DALLA GERMANIA: “La Russia ci perdonerà ancora?”

 

“La Russia ci perdonerà ancora?”. Una giornalista tedesca ha pronunciato la domanda che nessuno voleva sentire. Non un politico. Non un leader. Una voce libera che ha osato dire:
«La Russia ci perdonerà ancora una volta?» Dietro quella frase c’è un’Europa che ha dimenticato 27 milioni di morti, ha sprecato ogni occasione di dialogo e oggi paga il conto: energia alle stelle, bollette raddoppiate, imprese che chiudono, anziani che devono scegliere tra luce e cibo.
E l’Italia?
Paghiamo gas più caro, industria in difficoltà, inflazione che morde le famiglie. Mentre qualcuno a Bruxelles e a Washington gioca con la memoria e con i nostri soldi. Questo non è un semplice discorso. È un monito: l’amnesia politica ha un prezzo, e lo stiamo pagando noi. Tu cosa ne pensi? L’Europa deve tornare a dialogare o continuare a chiudere gli occhi finché non sarà troppo tardi?
Scrivilo nei commenti e condividi se anche tu sei stanco di pagare il conto di decisioni prese altrove.

Qui l'analisi completa della giornalista:

Qui l'indirizzo del post copiato da FB:

giovedì 27 agosto 2026

QUANDO MUOIONO I BAMBINI RUSSI, IL SILENZIO CAMBIA VOLUME.

 

Maria Zakharova ha lanciato un messaggio durissimo dopo l’attacco con droni della notte tra il 23 e il 24 agosto contro diverse aree della Russia meridionale.
A Krasnodar, secondo le autorità russe, i detriti di un drone hanno colpito anche un centro privato per minori. Tre adolescenti di 13, 15 e 16 anni sono morti e altri bambini sono rimasti feriti. La notizia delle tre vittime è stata riportata anche da Reuters sulla base delle dichiarazioni della commissaria russa per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova.
Zakharova non ha usato mezzi termini. Ha accusato il governo ucraino di mostrare con i fatti quale valore attribuisca alla vita dei bambini e ha rivolto poi l’attacco più pesante alle organizzazioni internazionali, agli organismi per i diritti umani e ai grandi media occidentali:
«VERGOGNA alle organizzazioni internazionali, VERGOGNA alle istituzioni straniere per i diritti umani, VERGOGNA ai media mondiali».
Parole feroci.
Ma c’è una domanda alla quale qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere.
Quanto vale la vita di un bambino russo?
Perché quando un bambino muore a Kiev, Kharkiv o Odessa — giustamente — televisioni, governi, ambasciate e istituzioni europee trovano immediatamente parole di condanna.
Quando invece a morire sono tre ragazzi russi di tredici, quindici e sedici anni, quella stessa indignazione sembra improvvisamente molto più difficile da trovare.
E qui non serve nemmeno stabilire quale fosse il bersaglio previsto del drone. Tre ragazzi sono morti. Questo dovrebbe bastare.
Condannare la morte di bambini ucraini e tacere davanti alla morte di bambini russi non è difendere i diritti umani. È trasformare i diritti umani in uno strumento politico, valido per alcuni e molto meno per altri.
Su questo punto Zaharova ha ragione: se le organizzazioni internazionali vogliono conservare una qualche credibilità, non possono scegliere le vittime alle quali concedere indignazione sulla base del passaporto.
Un bambino non diventa meno innocente perché è nato dall’altra parte del fronte.
E se siamo arrivati al punto in cui persino la morte di tre adolescenti deve essere filtrata attraverso la domanda “da che parte stavano?”, allora questa guerra ha già prodotto qualcosa di ancora più grave delle macerie:
ha abituato una parte dell’Occidente a considerare alcune vittime più degne
di altre.
Questo sì, è vergognoso.
📌 FONTI
• Reuters, 24 agosto 2026
• Associated Press, 24 agosto 2026
• Anadolu Agency, 24 agosto 2026
• Ministero degli Esteri della Federazione Russa – dichiarazione di Maria Zakharova, 24 agosto 2026
• Dichiarazioni del governatore del territorio di Krasnodar Veniamin Kondratiev e della commissaria per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova
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Una notizia va data per quella che è, senza interpretazioni personali di comodo, se ciò succede, non si è in un regime democratico. cetta.

martedì 25 agosto 2026

Oggi, a causa di un drone ucraino, 3 bambini sono morti e 6 sono rimasti feriti in un asilo a Krasnodar, in Russia. Ma non sembra che questi bambini facciano indignare.

 

Oggi, a causa di un drone ucraino, 3 bambini sono morti e 6 sono rimasti feriti in un asilo a Krasnodar, in Russia. Ma non sembra che questi bambini facciano indignare. Come premio, l'Unione Europea ha sganciato altri 6,1 miliardi di euro belli freschi per Zelensky.
Come premio, quei servi e guerrafondai che si fanno chiamare volenterosi si sono appena riuniti e hanno deciso di aumentare le sanzioni alla Russia, quindi contro di noi cittadini, visto che le sanzioni le paghiamo noi. Basta guardare carburanti e bollette.
Come premio, hanno deciso che manderanno altri soldi e armi a Zelensky e, cosa gravissima, tra ottobre e novembre i volenterosi terranno esercitazioni congiunte in ottica anti-Russia.
Giorgia Meloni ha sottoscritto tutto e poi, nel comunicato emanato da Palazzo Chigi, ha rinnovato: "Fermo sostegno all'Ucraina e a Zelensky".
Voi, cari italiani che pagate carburanti e bollette a peso d'oro, non riuscite a comprare il materiale scolastico per i vostri figli o aspettate un paio di anni per una visita specialistica, mettetevi in coda e non rompete i co*lioni. Perché Zelensky viene prima di ogni cosa!

Giuseppe Salamone.



Ecco come ringraziamo la Russia per averci salvato dal nazismo... ma ossequiamo i dictat di Trump, autodichiaratosi Dio supremo, padrone del cielo e delle terre...
Com'è che siamo caduti così in basso?
cetta.

mercoledì 19 agosto 2026

È gravissimo quello che è appena accaduto.

 

Leggete con attenzione cosa ha scritto a caratteri cubitali The Times: "Droni britannici utilizzati per la prima volta in attacchi in profondità nella Russia continentale".
Ogni santo giorno creano un caso di drone russo che attacca l'Europa, salvo poi rivelarsi puntualmente ucraino. Lo fanno per mettere paura, ovviamente, mentendo in continuazione.
Poi i droni europei, in questo specifico caso quelli britannici, vengono lanciati per colpire all'interno della Russia. Ora cosa dovrebbe fare la Russia, bombardare la Gran Bretagna, un Paese NATO?
Cosa succederebbe, secondo voi, se droni russi attaccassero magazzini o infrastrutture energetiche a Londra, a Roma, a Parigi, a Berlino o a Bruxelles, uccidendo civili europei? Provate ad immaginare.
Qualche settimana fa, quando degli hacker russi avevano pubblicato dei documenti che mostravano il coinvolgimento della NATO negli attacchi contro la Russia, gli atlantisti per la guerra ad oltranza fino all'ultimo ucraino dicevano che fosse propaganda del Cremlino. Adesso è il The Times a confermarlo.
Qua siamo davanti a una verità: i droni russi non hanno mai colpito un Paese della NATO, mentre i droni della NATO hanno colpito la Russia. Però vi raccontano che ad essere pericolosi sono i russi. Miserabili!

martedì 18 agosto 2026

PERCHE’ PUTIN NON SFONDA IL FRONTE E TERMINA IL CONFLITTO ANNETTENDO PARTE DELL’UCRAINA?

 

A parte i “giulivi” che seguendo le favole di alcuni quotidiani italiani asseriscono che la Russia stia perdendo la guerra la domanda elementare ad ogni mente pensante è per quale motivo Putin non sfonda il fronte e pone fine al conflitto. Uno dei motivi principali è che non vuole mettere a repentaglio le vite di tanti soldati russi per cui prosegue certo che il tempo gli darà ragione. E’ la tattica in chiave moderna usata contro Napoleone e contro la Germania di Hitler che condusse alla loro caduta. Basterebbe una bomba nucleare tattica su Kyev e la guerra terminerebbe il giorno seguente. Ma l’Ucraina, al di la dei nazisti di Bandera e dei battaglioni neo-nazisti di Zelensky, è sempre stata sentita come una parte importante della Russia ed una scelta del genere sarebbe impopolare ed inimicherebbe ulteriormente larga parte della popolazione inclusa quella russofona. Credo anche che Putin tema la reazione dei paesi europei e della UK che, nel nome di una non ben chiara democrazia, stanno finanziando anche non troppo sotterraneamente l’Ucraina. Per quanto tattica una bomba atomica crea una radioattività che andrebbe a propagarsi su un’area più ampia magari travalicando il confine e coinvolgendo paesi europei limitrofi. Credo sia però evidente che se il conflitto continuerà questa sia una soluzione che Putin prenderà in considerazione. Chi non si rende conto dello squilibrio delle forze in gioco fa finta di disconoscere che la Russia ha 6000 testate nucleari!! Ma Putin deve anche rendere conto all’opinione pubblica in patria che certamente non vede di buon occhio le migliaia di morti tra i giovani russi al fronte e gli attacchi con i droni che si sono spinti anche molto all’interno della Russia facendo danni non trascurabili. Insomma Zelesky stà “stuzzicando il can che dorme” e che da un momento all’altro potrebbe “incazzarsi” veramente.

GUERRA. ZELENSKY CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO PERCHÉ SA CHE STA PERDENDO.
ALESSANDRO ORSINI – IL FATTO – 18.08.2026
Il dibattito su chi sia in vantaggio tra Putin e Zelensky nella guerra in Ucraina ha ormai assunto una dimensione morbosa, direi addirittura malata nella sua dimensione paranoica, che mostra tutti i limiti dell’informazione in Italia sulla politica internazionale. La risposta alla domanda è agevole. Basta usare il metodo della comparazione, che, almeno nella sua impostazione elementare, può essere usato da qualunque lettore. Occorre prendere carta e penna e appuntare le dichiarazioni rese da Zelensky nel periodo tra il 24 febbraio 2022, il giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, e il 20 novembre 2024, il giorno in cui Zelensky, in un’intervista a Fox News, dichiarò che l’esercito ucraino non aveva la forza di recuperare i territori occupati dai russi: “Comprendiamo di non avere ancora la forza di respingere (Putin) fino alla linea del 1991 con le armi in pugno”. Nel mezzo, c’era stata la controffensiva ucraina, iniziata il 5 giugno 2023, che aveva semi-devastato l’esercito ucraino, costretto a invocare 500 mila nuove reclute per bocca di Valery Zaluzhny, e semi-demilitarizzato l’Unione europea e il Regno Unito, costretti a un riarmo drammatico in un clima psicologico non molto diverso dall’evacuazione di Dunkerque. Ebbene, nella prima fase, Zelensky rifiutava qualunque dialogo diplomatico con Putin; equiparava la parola “pace” a una bestemmia e insolentiva chiunque proponesse una soluzione diplomatica, incluso Papa Francesco. Nella prima fase, Zelensky assicurava che avrebbe vinto la guerra; che avrebbe liberato i territori armi in pugno (pure la Crimea!); che avrebbe costretto la Russia a inginocchiarsi al suo cospetto infliggendole un’umiliazione smisurata. Questa perdita totale di contatto con la realtà, pericolosissima per la vita di noi tutti, è stata sostenuta e alimentata da Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Libero, il Giornale,il Foglio, Radio Rai, il salotto di Porta a Porta, la quasi totalità dei partiti politici italiani e il Quirinale. È stato uno dei più grandi fallimenti della classe dirigente italiana. Il 22 novembre 2023, al G20 presieduto dall’India, Giorgia Meloni disse a Putin che avrebbe dovuto ritirarsi da tutti i territori, senza chiedere niente in cambio ovviamente, dopo avere assicurato, nelle sue comunicazioni ufficiali, che l’Ucraina avrebbe vinto la guerra. Il Giornale scrisse che Meloni aveva “schiaffeggiato” Putin, reo di avere chiesto di trovare una soluzione diplomatica alla guerra. E poi è arrivata la seconda fase, in cui Zelensky invoca il cessate il fuoco e Putin lo rifiuta. Questa è la prova che Zelensky sta perdendo la guerra e la Russia la sta vincendo. Gli Stati iniziano a chiedere il cessate il fuoco con largo anticipo sul loro cedimento. Non chiedono il cessate il fuoco il giorno prima di terminare le munizioni: lo chiedono il giorno dopo avere calcolato che le finiranno. Gli Stati sono inclini alla diplomazia quando prevedono che la prosecuzione del conflitto produrrà un deterioramento della loro posizione negoziale. La previsione di questa rubrica era corretta: “Quanto maggiore sarà il volume di fuoco dell ’Ucraina contro la Russia, tanto più grande sarà il volume di fuoco della Russia contro l’Ucraina”. I droni contro Mosca non ribalteranno gli equilibri del conflitto. L’esaurimento progressivo dei missili Patriot e dei soldati è un nodo scorsoio per Zelensky. Quanto tempo ci vorrà? Questa rubrica non può mostrare un calcolo. Ma Zelensky deve averlo fatto, se è passato dalla certezza assoluta di vincere alla richiesta quotidiana del cessate il fuoco. Sta perdendo chi chiede di congelare il conflitto. Sta vincendo chi rifiuta.

lunedì 17 agosto 2026

UCRAINA, IL GRANDE PROBLEMA: E SE NON FOSSE PIÙ COME VINCERE LA GUERRA, MA COME FARLA CONTINUARE?

C’è qualcosa di profondamente inquietante nel linguaggio che ormai arriva dai vertici politici, militari e industriali occidentali.
Non serve inventare complotti.
Basta ascoltarli.
Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha evocato la necessità di essere pronti a una guerra della scala conosciuta dai nostri nonni: mobilitazione, distruzione, sofferenza, perdite estreme.
Donald Tusk ha detto che la Polonia non era mai stata così vicina a un conflitto aperto dalla Seconda guerra mondiale.
Il generale francese Fabien Mandon è andato ancora oltre: bisogna recuperare la forza d’animo necessaria ad accettare di «perdere i propri figli» e a «soffrire economicamente» se le priorità nazionali dovranno essere spostate sulla produzione militare.
Ursula von der Leyen ha rispolverato l’antico adagio:
«Se vogliamo evitare la guerra, dobbiamo prepararci alla guerra».
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare NATO, discutendo della guerra ibrida ha parlato della possibilità di essere «più aggressivi o proattivi», arrivando a ragionare sul concetto di azione preventiva considerata difensiva.
Poi arriva Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo.
E qui manca soltanto il rumore della sirena antiaerea in sottofondo:
«Non sta finendo la guerra, sta iniziando la guerra nuova».
E ancora:
«Se no ci sterminano».
Curiosa coincidenza lessicale: chi dirige una delle principali industrie europee della difesa ci spiega che dobbiamo investire nella difesa perché altrimenti ci sterminano.
È come chiedere al pescivendolo se faccia bene mangiare più pesce.
Ma il punto serio viene adesso.
Perché mentre l’Europa impara a parlare della prossima guerra, l’Ucraina continua a consumarsi dentro quella attuale.
La pressione russa verso l’asse Sloviansk-Kramatorsk cresce. Sono state disposte nuove evacuazioni nelle aree maggiormente minacciate della comunità di Kramatorsk.
La difesa aerea ucraina soffre una drammatica scarsità di intercettori: durante il grande attacco russo del 4-5 agosto, secondo i dati ucraini, nessuno dei 24 missili balistici lanciati venne intercettato.
Sul Mar Nero la guerra ha colpito duramente porti, navigazione commerciale ed esportazioni, costringendo Kiev a cercare sempre più alternative terrestri.
Insomma, mentre sul campo la situazione ucraina diventa sempre più difficile, nelle capitali occidentali non sentiamo quasi più parlare del famoso:
«Come arriviamo alla pace?»
Sentiamo parlare di:
armi,
riarmo,
economia di guerra,
sacrifici,
produzione militare,
attacchi preventivi,
figli da perdere,
popolazioni da preparare psicologicamente.
E allora permettetemi una domanda.
Ma siamo proprio sicuri che il problema dell’Europa sia ancora salvare l’Ucraina?
Perché comincia a sorgere un dubbio molto più scomodo:
che l’Ucraina stia diventando il gigantesco laboratorio nel quale l’Europa sta imparando ad abituare i propri cittadini alla guerra.
Prima ci hanno spiegato che mandare armi serviva per arrivare alla pace.
Poi che bisognava mandarne di più.
Poi che bisognava produrne di più.
Poi che bisognava spendere di più.
Adesso ci spiegano che dobbiamo prepararci a soffrire economicamente.
E qualcuno comincia persino a spiegarci che dobbiamo essere psicologicamente pronti a perdere i nostri figli.
Manca soltanto il dépliant:
“Terza guerra mondiale – prenota prima e risparmia.”
Il paradosso è feroce.
Se davvero la Russia fosse sul punto di travolgere l’Europa, capirei la mobilitazione.
Ma se dopo quattro anni e mezzo di guerra l’esercito russo combatte ancora nel Donbass, allora qualcuno dovrebbe spiegare come possa contemporaneamente essere abbastanza lento da impiegare anni per avanzare in Ucraina e abbastanza irresistibile da minacciare domani Varsavia, Berlino, Parigi e Roma.
Una delle due narrazioni, almeno, avrebbe bisogno di manutenzione.
E soprattutto vorrei sapere quando abbiamo deciso che la missione dell’Europa non fosse più impedire ai nostri figli di conoscere la guerra, ma prepararli educatamente all’eventualità di morirci.
Perché una cosa è la deterrenza.
Un’altra è trasformare lentamente la guerra in orizzonte normale della politica europea.
E quando una società comincia a considerare normale ciò che fino a ieri riteneva impensabile, il problema non è soltanto quanti carri armati possiede.
Il problema è che cosa ha smesso di considerare folle.



Gli USA, guerrafondai per eccellenza, stanno incitando l'Europa alla guerra, per assecondare interessi personali; sanno benissimo che da soli non potrebbero distruggere e vincere la Russia, quindi, ci stanno coinvolgendo a condividere le loro manie persecutorie... costringendoci, con metodi discutibili, a dichiarare guerra alla nazione che ci ha liberato da altri nazisti... 
cetta.