Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
martedì 12 maggio 2026
LA PACE DURATURA CHIAMA LE OPPOSIZIONI A SCEGLIERE - Elena Basile
sabato 25 ottobre 2025
Chi paga il prezzo delle sanzioni americane contro la Russia? L’Europa e le sue imprese.
Le ultime sanzioni varate dagli Stati Uniti contro la Russia arrivano in un momento di crescente tensione geopolitica e di grande vulnerabilità economica per l’Europa.
Mentre a Washington la linea ufficiale resta quella della “massima pressione” sul Cremlino, nel Vecchio Continente si moltiplicano le domande su quale sia, in realtà, il prezzo di questa strategia — e su chi stia davvero pagando il costo più alto.
L’impatto reale sul mercato energetico.
Ogni nuova tornata di sanzioni incide indirettamente sul mercato globale dell’energia. Limitare l’export russo di petrolio e gas significa ridurre l’offerta mondiale e, di conseguenza, far salire i prezzi. Per l’Europa — ancora fortemente dipendente da fonti fossili e in una fase di transizione energetica incompleta — ciò si traduce in bollette più alte, inflazione crescente e perdita di competitività industriale.
A pagare il prezzo maggiore non sono i grandi gruppi multinazionali, che riescono ad assorbire l’impatto grazie alla diversificazione e alle rendite speculative, ma le famiglie e le piccole e medie imprese, già provate da anni di crisi e incertezza.
Molti governi europei, costretti a varare nuovi piani di aiuti e sussidi per contenere l’emergenza energetica, si trovano così schiacciati tra due forze opposte: la lealtà verso Washington e la crescente insofferenza delle proprie opinioni pubbliche.
L’Europa tra lealismo atlantico e necessità strategica.
Negli ultimi anni, Bruxelles ha cercato di mantenere un equilibrio tra la fedeltà alla linea americana e la difesa dei propri interessi economici. Tuttavia, le sanzioni successive al 2022 hanno mostrato i limiti di questa posizione.
La realtà è che l’Europa ha molto più da perdere: il costo dell’energia resta più alto rispetto a quello degli Stati Uniti, le industrie energivore del Nord si spostano verso mercati più convenienti, e il consenso popolare verso la politica sanzionatoria comincia a erodersi.
Mentre gli Stati Uniti beneficiano di prezzi energetici più bassi e attraggono nuovi investimenti industriali, molte aziende europee stanno riconsiderando la propria permanenza nel continente. La politica sanzionatoria, pensata per isolare Mosca, rischia così di indebolire la struttura produttiva europea, già fragile dopo la pandemia.
Molti analisti europei sottolineano come le misure restrittive abbiano avuto un impatto limitato sulla capacità russa di sostenere lo sforzo bellico, mentre hanno contribuito a una riorganizzazione economica globale che penalizza l’Occidente stesso.
La Russia, infatti, ha progressivamente consolidato i propri rapporti con Cina, India, Iran e i Paesi del Golfo, spostando verso Est il baricentro della sua economia e creando nuovi canali commerciali e finanziari al di fuori dell’orbita occidentale.
La frattura invisibile nell’alleanza transatlantica.
Dietro la retorica dell’unità, si nasconde una frattura crescente tra gli interessi strategici americani e quelli europei. Per Washington, la priorità resta contenere l’espansione russa e riaffermare la propria leadership globale; per l’Europa, invece, la priorità è sopravvivere a una crisi economica e sociale che rischia di minare la coesione interna dell’Unione.
Non è un caso che in diversi Paesi europei — dalla Germania all’Italia, dalla Francia all’Ungheria — si stiano moltiplicando voci critiche verso un approccio considerato più ideologico che pragmatico. La domanda di fondo è sempre la stessa: può l’Europa continuare a sostenere una politica di sanzioni che la penalizza più del suo avversario?
Una riflessione necessaria.
Non si tratta di mettere in discussione la necessità di risposte politiche e morali di fronte a un conflitto, ma di domandarsi se l’attuale approccio serva davvero gli obiettivi dichiarati.
Le sanzioni dovrebbero indebolire l’aggressore, non colpire indirettamente i cittadini dei Paesi che le impongono.
L’Europa, oggi più che mai, ha bisogno di una politica estera autonoma e pragmatica, capace di conciliare valori e interessi, e di definire un nuovo equilibrio tra sicurezza, energia e sovranità economica.
Questo non significa abbandonare l’alleanza atlantica, ma ridefinirla su basi più paritarie e fondate su un autentico rispetto reciproco.
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Chi paga il prezzo delle sanzioni americane contro la Russia? L’Europa e le sue imprese.
giovedì 23 ottobre 2025
Europa, come farsi del male...
sabato 9 settembre 2023
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca).
Le nuove sanzioni punitive introdotte dal governo per combattere i reati di femminicidio e violenza sulle donne , a mio parere, produrranno l'effetto contrario ai desiderata.
Femminicidio:
uso più stringente del braccialetto elettronico. (che fino ad oggi è servito, pressoché, a nulla)
Se il braccialetto elettronico verrà rifiutato si passerà a misure più severe come l'obbligo di firma alle forze dell'ordine. (quindi, si può anche rifiutare...)
Stupro:
L'annunciato decreto escluderà la possibilità di concedere gli arresti domiciliari a chi è accusato di stupro. (Quindi, si potevano scegliere gli arresti domiciliari? (...Dimenticavo: tra questi c'é Apache...)
- diritto al gratuito patrocinio per chi ha subito violenza. - pagato da chi? E con quali avvocati?
- I sindaci avranno maggiori poteri di intervento e potranno 'utilizzare cittadini volontari, ovviamente non armati, per il controllo del territorio'. - (un ritorno alle ronde, che sappiamo benissimo come agivano ai tempi del fascismo?)
- - Violenza sulla donne, la ministra Roccella all’attacco del porno online dopo lo stupro di Palermo: “Umiliante e visto già a 7 anni” - Come scusa non credo che regga, oltretutto, sappiamo bene che i divieti, alla fine, producono "inviti"... (Inoltre, il divieto puzza di ipocrisia dettata da religiosità bigotta.)
Foto fornita gentilmente da: Bashta | Dreamstime.com.
venerdì 23 giugno 2023
Giuseppe Salamone - 22.6.2023 Telegram
Se qualcuno oggi mi chiedesse cosa significa "non conoscere la vergogna", racconterei esattamente questa storia per spiegarglielo senza correre il rischio di non essere esaustivo.
sabato 10 giugno 2023
Continuano ad arrivare ordini dai padroni. - Giuseppe Salamone
giovedì 24 febbraio 2022
Ucraina, Putin se ne frega delle sanzioni: vedi Champions. - Antonio Padellaro
Le “sanzioni a raffica” (Boris Johnson) contro la Russia di Putin, “che la pagherà cara” (Joe Biden), sono così a raffica e così salate che, per esempio, mentre i blindati di Mosca entrano nel Donbass, la Uefa ancora non sposta la sede della finale Champions prevista il prossimo 28 maggio nella Gazprom Arena di San Pietroburgo. Perché, intanto, Nyon cosa fa? “Monitora in maniera costante, ma al momento non ci sono piani per cambiare sede”. Insomma, a questo punto, per capire quale sia la reale consistenza delle ritorsioni economiche minacciate dall’Occidente contro l’“invasore” rosso forse è sufficiente osservare la traiettoria del pallone. Perché i padroni del calcio “devono tenere insieme norme e sensibilità di 55 Paesi differenti, e per il rapporto strettissimo tra la stessa Uefa, Gazprom e Putin” (Panorama). Oltre a essere il più grande fornitore di gas d’Europa, Gazprom (fiore all’occhiello dell’impero dello zar Vladimir) versa ogni anno alla Uefa un mucchio di bei soldini in cambio degli spottoni televisivi prima, durante e dopo ogni match. Una cifra stimata nell’ultimo decennio in circa 300 milioni di euro. Infatti, la Russia non è l’Iran, un pianeta a se stante e poco interconnesso con l’Europa, che si può punire nel disinteresse generale. Mentre sanzionare, ma sul serio, gli oligarchi del rublo magico sarebbe come tagliare i cavi di una centralina elettrica per fare un dispetto al vicino, ma con il risultato di rimanere al buio. Così come è impossibile colpire gli interessi dei ricconi targati Cremlino senza depauperare il capitale di aziende, imprese, società, banche inglesi, francesi, tedesche, italiane che non valutano certo gli investitori dal colore del passaporto. A cominciare dal mitico Abramovic, padrone del Chelsea, visto che a Londra questo groviglio di interessi che nella City stipendia “un esercito di avvocati, contabili e consulenti di pubbliche relazioni è arrivato a finanziare lo stesso partito conservatore” (Corriere della Sera). Londongrad.
sabato 19 febbraio 2022
Il nuovo “decreto bollette”: copre un terzo dell’aumento. - Patrizia De Rubertis e Marco Franchi
CHI CI GUADAGNA - Le risorse arginano molto parzialmente l’impatto degli aumenti sui bilanci di famiglie e piccole imprese, ma il governo non vuole ricorrere a nuovo deficit. Tra le fonti di copertura non c’è un nuovo intervento sugli extraprofitti delle compagnie energetiche.
In deficit no, per carità, che l’Europa ci guarda e poi abbiamo anche avuto tutta questa crescita imprevista nel 2021. E quindi di lima e di cesello, senza dimenticare un po’ di fantasia, arriva il decreto “energia e molto altro” coi suoi 8 miliardi e mezzo di euro. Tra le fonti di copertura non c’è un nuovo intervento sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, ben rappresentati dai 2 miliardi di utile netto (su 4,7 totali nel 2021) fatti registrare da Eni negli ultimi tre mesi dell’anno scorso: “Ci aspettiamo che i grandi produttori di energia condividano con il resto della popolazione il peso dei rincari dell’energia, sul come ci stiamo riflettendo”, ha spiegato Mario Draghi ieri in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il nuovo decreto.
In attesa che la riflessione del premier e dei suoi ministri sia finita, va registrato che la maggior parte degli 8 miliardi, almeno 5,5, saranno impiegati per arginare – assai parzialmente – l’impatto dei prezzi energetici sulle bollette di luce e gas di famiglie e imprese (rispettivamente una botta da + 131% e +94% su base annuale). I soldi per il periodo aprile-giugno sono così divisi. Poco meno di 3,4 miliardi (che si aggiungono agli 1,2 miliardi stanziati a luglio, ai 3,5 di ottobre e ai 3,8 inseriti nella legge di Bilancio) andranno a famiglie e piccole imprese. Le leve azionate sono le solite: la riduzione degli oneri di sistema (1,8 miliardi), il taglio dell’Iva al 5% sul gas (592 milioni), fondi per le famiglie più povere (500 milioni), a cui vanno aggiunti altri 480 milioni per tagliare gli oneri generali nel settore del gas. A questi si sommano 400 milioni per Regioni ed enti locali, anche loro alle prese con l’aumento delle bollette (specie per ospedali e strutture sanitarie) e altri 2,3 miliardi di euro destinati alle imprese più grandi ed “energivore” (tra riduzione degli oneri di sistema e crediti d’imposta), che già a fine gennaio erano state destinatarie di 1,7 miliardi per far fronte, però, a una bolletta energetica che nel 2022 sarà superiore ai 30 miliardi.
Quello che segue è il conto più generale del ministero dell’Economia, Daniele Franco: nell’ultimo trimestre del 2021, a fronte di rincari per famiglie e imprese di circa 21 miliardi, “ne abbiamo fiscalizzati circa un sesto, 3,5 miliardi”; le stime dell’Arera indicano rincari sempre per 21 miliardi per il primo trimestre 2022 e “noi siamo intervenuti per circa 5,5, quindi per un quarto”. Il prossimo aumento della bolletta è stimato in 14-15 miliardi, ha aggiunto il ministro, “noi interverremo per circa 5,5 miliardi”, pari a oltre un terzo.
Le risorse, come si vede, arginano solo molto parzialmente l’impatto degli aumenti sui bilanci di famiglie e piccole imprese, ma il governo com’è noto non vuole ricorrere a nuovo deficit (i soldi arrivano soprattutto da risparmi precedenti e dai proventi delle aste della CO2) e spera che la buriana sia passata. Ucraina permettendo, certo: “Siamo ancora in un rallentamento della crescita in Europa, ma secondo le previsioni riprenderà spedita dal secondo trimestre di questo anno: bisogna essere cauti perché i rischi geopolitici potranno incidere sulla crescita”, ha detto Draghi. Anche scongiurando l’ipotesi di una guerra vera e propria, pure nuove sanzioni alla Russia – di cui si discute – possono mettere in difficoltà il nostro Paese: “Le sanzioni – ha detto Draghi – devono essere concentrate in settori che non comprendano l’energia e che siano proporzionate rispetto all’attacco e non preventive. L’Italia ha solo il gas, non ha il nucleare e il carbone e sarebbe la più esposta”.
È dall’Est che al momento arrivano le più grosse preoccupazioni per il premier. È vero che “Vladimir Putin ha accennato alla possibilità di continuare a garantire le fornitura di gas all’Italia e di aumentarla se necessario”, ma questo non si può fare se non all’interno “degli impegni e delle relazioni con gli alleati e degli effetti delle sanzioni”, tanto è vero che “si sta anche studiando come l’Italia possa continuare a essere approvvigionata da altre fonti se dovessero venire meno quelle dalla Russia”.
venerdì 17 settembre 2021
Green pass per tutti a lavoro. Brunetta: "Riguarda 23 milioni di lavoratori". - Serenella Mattera
Via libera unanime al nuovo provvedimento. Draghi: "Serve per continuare ad aprire il Paese"
L'obiettivo è dare alla campagna vaccinale la spinta necessaria a raggiungere entro la metà di ottobre l'80% della popolazione. Ai lavoratori, ma anche ai sindaci, ai governatori, ai vertici istituzionali, viene dato un mese per adeguarsi, con la prima dose di vaccino. Poi dalla metà di ottobre per accedere ai luoghi di lavoro se non vaccinati o guariti dal Covid dovranno fare un tampone ogni 48 ore (72 ore se molecolare), altrimenti incorreranno nella sospensione dal lavoro o dallo stipendio e in multe fino a 1500 euro.
Il via libera al "super Green pass" arriva dopo una lunga discussione nella cabina di regia del governo, dopo un confronto con le Regioni e un'ora di esame delle norme in Consiglio dei ministri. Non passa la richiesta dei sindacati e della Lega di tamponi gratis per tutti i lavoratori non vaccinati, ma varranno solo per gli esonerati dal vaccino e le farmacie (con sanzioni per chi non si adegua) saranno obbligate ad applicare prezzi calmierati per tutti gli altri. Giancarlo Giorgetti porta il sì della Lega al nuovo decreto e ottiene il via libera a una norma - approvata in serata come emendamento in commissione alla Camera - per estendere la validità dei tamponi molecolari a 72 mesi.
Il ministro leghista in serata è assente alla conferenza stampa di presentazione del decreto, alla quale partecipano Brunetta e Gelmini per Fi, Speranza di Leu e Orlando del Pd, ma dal ministero spiegano che Giorgetti è assente per precedenti impegni, non per prendere distanze. La tensione in maggioranza però resta: Draghi punta tutto sul Green pass e per ora abbandona l'idea dell'obbligo vaccinale, che tra i partiti sarebbe ancor più divisivo. Alla misura esprimono sostegno convinto Enrico Letta, Matteo Renzi, i ministri di Forza Italia, un più cauto via libera Giuseppe Conte ("Una misura utile", dice). Salvini invece sembra conservare i suoi dubbi. E Giorgia Meloni afferma che la scelta del governo non ha eguali nel mondo. La scelta, dunque. E' quella di chiedere il Green pass a chiunque "entri da una porta per svolgere il suo lavoro" (la mette così Renato Brunetta). Dunque vale per dipendenti pubblici, autorità indipendenti, Bankitalia, per tutti i detentori di cariche elettive o istituzionali, per tutti i lavoratori privati, sia i dipendenti, che gli autonomi, dagli avvocati agli architetti, dagli idraulici, fino alle colf e le badanti. Ovunque si possa controllare, entra in vigore l'obbligo.
Dunque, spiega Brunetta, non sui mezzi di trasporto locale, ad esempio. Unico limite il governo lo incontra negli organi costituzionali, il Quirinale, le Camere e la Corte costituzionale, che hanno autodichia, cioè si autogovernano, e dunque vengono invitati ad adeguarsi (in una bozza compariva il termine del 15 ottobre, poi sparisce). In Parlamento si apre però il dibattito: la fronda leghista guidata da Claudio Borghi dice no. Quanto alle sanzioni, non si potrà arrivare al licenziamento del lavoratore. Lo stop allo stipendio varrà dopo cinque giorni di ingresso al lavoro senza Green pass, sia nel pubblico sia nel privato.
E poi per i mancati controlli dei datori di lavoro multe da 400 a 1000 euro, per le violazioni dei lavoratori da 600 a 1500 euro. La discussione tra i ministri si anima sul tema dello smart working: cosa fare per evitare che un No vax chieda di essere sempre esentato dal lavoro in presenza? Nel pubblico si tenderà a tornare in ufficio, spiega Brunetta, mentre Orlando osserva che nel privato le regole saranno riviste con accordi tra le parti. Qualche tensione poi si registra sulla richiesta del ministro Dario Franceschini di eliminare da subito i limiti di capienza per cinema e teatri, dal momento che si entra col Green pass. Il botta e risposta con il collega Roberto Speranza si ripete in cabina di regia e in Cdm (ma Speranza nega che si tratti di uno scontro).
Il ministro della Salute sostiene che non si possa procedere prima di aver visto come andranno i contagi a fine mese, quando si vedrà l'impatto della riapertura delle scuole. Franceschini insiste, ma Draghi sposa la linea di Speranza: entro il 30 settembre il Cts si pronuncerà sul distanziamento in tutti i luoghi chiusi, anche quelli di lavoro, poi il governo valuterà se cambiare le regole, per gli eventi - l'orientamento appare favorevole - ma eventualmente anche nelle fabbriche. Giorgetti ottiene che si valuti anche la riapertura delle discoteche (cavallo di battaglia leghista) e chiede che per i lavoratori sospesi i datori non paghino i contributi previdenziali.
ANSA
mercoledì 14 ottobre 2020
Covid, controlli a tappeto dei Nas su 1.900 locali 351 violazioni.
L'attività di una settimana. Oltre il 43% delle multe è per mancato uso di mascherine.
In una sola settimana, 1.898 ispezioni sono state condotte dai Nas in ristoranti, pizzerie, fast-food, pub e bar per controllare il rispetto delle misure anti Covid e 351 sono state le violazioni individuate.
La più diffusa, pari al 43% delle segnalazioni, è stata il mancato uso delle mascherine. Nell'ambito dell'emergenza sanitaria, il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ha rafforzato i controlli sulle misure di contenimento dei contagi da coronavirus realizzando, in condivisione con il Ministero della Salute, uno specifico servizio di controllo sulle strutture di ristorazione. Le ispezioni sono state svolte dai 38 nuclei dei Nas su tutto il territorio nazionale dal 5 all'11 ottobre, soprattutto in locali della movida e in orari serali o notturni.
"Ulteriori violazioni hanno interessato nel 9% la distanza insufficiente fra tavoli, nel 9% il mancato distanziamento sociale tra le persone, nell'8% l'assenza di prodotti igienizzanti all'interno o all'ingresso dei locali nonchè l'omessa attuazione delle corrette e periodiche procedure di pulizia e sanificazione degli ambienti (3%). Ulteriori inosservanze, pari al 15%, hanno riguardato altri obblighi previsti sia da normative nazionali che regionali e locali, oggetto di autonome ordinanze, relative ad esempio alla segnaletica orizzontale sui percorsi da seguire, omessa registrazione avventori e la misurazione della temperatura corporea.
Sono state oggetto di controllo anche le fasi di preparazione, detenzione e vendita di alimenti con contestazione di 30 sanzioni penali e 310 amministrative per violazioni alle norme igienico-sanitarie che hanno altresì determinato il sequestro di kg. 4.077 di alimenti irregolari, per un valore di 59.000 euro, e la chiusura/sospensione dell'attività di 49 locali / strutture".
domenica 29 marzo 2020
Le sanzioni USA impediscono a un quarto della popolazione mondiale di liberarsi dal virus. - Alan Macleod


martedì 24 marzo 2020
Coronavirus, verso una nuova stretta: fino a 4mila euro di multa per gli spostamenti illegittimi. - Marco Ludovico
Il Viminale spinge per un aumento delle sanzioni, confronto con ministero Giustizia e palazzo Chigi. Fermo amministrativo del veicolo.
Si annuncia una stretta durissima sugli spostamenti ingiustificati e le irregolarità emerse nel nuovo modello di autocertificazione da ieri- lunedì 23 marzo - diffuso dal ministero dell'Interno a tutte le forze dell’ordine. L’obiettivo è arginare la diffusione del coronavirus.
Fin dai giorni scorsi al dicastero guidato da Luciana Lamorgese hanno valutato poco efficace la violazione dell’articolo 650 del codice penale prevista dalle ultime norme sul COVID-19. «Reato bagatellare» l’ha definito Gian Luigi Gatta, ordinario di Diritto penale alla Statale di Milano, con un arresto fino a tre mesi alternativo a un'ammenda fino a 206 euro. «Abbiamo bisogno di indicazioni più restrittive e di sanzioni più efficaci» ha sottolineato nei giorni scorsi il capo della Polizia, Franco Gabrielli. Così è partito lo studio di una sanzione molto più dura. Di tipo amministrativo.
Il rischio di pagare poco più di 200 euro è diventato in breve patrimonio comune di conoscenza per tutti quelli che volevano eludere o aggirare i divieti o ignorarli e basta, visti i ripetuti episodi di assembramento, di partenze ingiustificate, di violazioni di ogni genere. Si vede dello stesso numero di denunce presentato da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e polizie locali: solo nella giornata di ieri sono state oltre 10mila e dall’11 marzo il totale è di oltre 90mila per la violazione dell’articolo 650 c.p. più altre 2mila per l’art. 495 c.p. (“Falsa attestazione”).
La piega della discussione tra Interno, ministero della Giustizia e palazzo Chigi al momento è dunque di cambiare pagina. Passare intanto a una sanzione amministrativa: immediata, priva delle lungaggini della procedura penale, impugnabile ma con meno margini rispetto a quella originaria. La linea del ministro Luciana Lamorgese è durissima: l’ipotesi è di prevedere 4mila euro di sanzione massima, la minima di 500 euro. Più il fermo amministrativo del mezzo, norma tuttavia in forse nelle bozze del decreto legge forse già oggi all’approvazione in Consiglio dei ministri. Ma proprio per questo deve ottenere un consenso politico. Non è scontato che tutti siano d’accordo.
La riunione di governo, destinata all’approvazione – se sarà chiusa l’intesa sul nuovo decreto legge – delle nuove norme, deve anche risolvere il caos sorto con le indicazioni regionali sulla circolazione e le restrizioni. L’ordinanza più recente della Lombardia, per esempio, fissa una sanzione di 5mila euro: il divario con la norma applicata a livello nazionale è enorme, in realtà l’effetto deterrenza deve moltiplicarsi soprattutto al Sud dove le violazioni sono più numerose e ripetute. Le differenze tra normative regionali e nazionali in questo momento non riguardano soltanto la circolazione delle persone ma anche le restrizioni alle attività produttive. Divergenze con un profilo delicato: non solo giuridico ma soprattutto politico.




