Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
martedì 6 gennaio 2026
La risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa - Lorenzo Tosa
martedì 7 ottobre 2025
Botta e risposta...
Il Presidente degli Stati Donald Trump poche ore fa aveva attaccato col suo solito stile oxfordiano Greta Thunberg, definendola “una piantagrane con problemi di gestione della rabbia. Una pazza”.
Pochi minuti fa gli ha risposto la diretta interessata perculandolo meravigliosamente e trattandolo come dovrebbero essere sempre trattati i bulli.
“Ho sentito che Trump si è espresso ancora una volta in modo ‘lusinghiero’ sul mio carattere, e apprezzo la sua preoccupazione per la mia salute mentale.
A Trump: "Vorrei gentilmente ricevere da lei ogni tipo di raccomandazione abbia da darmi per gestire questi cosiddetti “problemi di gestione della rabbia” dal momento che - a giudicare dalle sue esperienze pregresse - sembra soffrirne anche lei.”
Semplicemente perfetta.
Ecco come si risponde a un bullo che a 79 anni, dall’alto del suo potere, se la prende con una ragazza di 22 anni che mette il proprio corpo, la sua faccia e la sua pelle per una missione umanitaria.
Con le uniche due armi che il bullo non possiede: ironia e intelligenza.
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lunedì 2 giugno 2025
Nessun Armageddon. La risposta di Putin agli attacchi di Kiev. - Clara Statello per l'AntiDiplomatico
I negoziati continuano, la Russia siederà oggi al tavolo di Istanbul. Gli attacchi alle ferrovie e l’operazione ragnatela contro le basi dell’aviazione strategica russa hanno fallito l’obiettivo di fermare il processo.
Non appena il presidente ucraino Zelensky ha confermato, domenica pomeriggio, la partecipazione ai colloqui di oggi, la stampa russa ha annunciato la partenza della delegazione russa per la Turchia.
Al suo arrivo a Istanbul, poco dopo le 20, il capo dei negoziatori, Vladimir Medinsky ha affermato che l’indomani sarebbero state rilasciate dichiarazioni dettagliate sulla posizione della Russia nei confronti dell'Ucraina.
La parte russa ha ricevuto il memorandum di Kiev sulla risoluzione del conflitto, in ucraino e in inglese. Reuters nel pomeriggio di ieri ne aveva pubblicato i punti principali. La Russia non renderà pubblico il suo documento sull'accordo ucraino. Sarà presentato alla parte ucraina durante la riunione.
È previsto che l’incontro delle delegazioni avverrà oggi, lunedì 2 giugno per le 13:00 presso il Palazzo ?iragan.
E la Russia non ha alcuna ragione per saltare questo momento.
Con l’attacco contro le componenti della triade nucleare russa e con la pubblicazione delle sue condizioni, l’Ucraina ha dato un importante vantaggio negoziale alla Russia.
Zelensky ha dimostrato pubblicamente la volontà di proseguire con la guerra, anche a costo di provocare una pericolosa escalation bellica. Una risposta militare proporzionale e simmetrica della Russia per ripristinare la propria deterrenza, potrebbe provocare l’estensione del conflitto ad altri attori anche al di fuori del campo di battaglia ucraino. Cioè uno scontro diretto fra potenze militari.
Chi si aspettava una feroce rappresaglia notturna della Russia, invece, non l’ha avuta. Anzi, i sistemi di difesa aerea russi hanno respinto un altro attacco su larga scala, con droni kamikaze a lungo raggio ucraini, contro diverse regioni russe. Secondo il ministero della Difesa russo, dalle 20 alle 2 di notte, sono stati intercettati più di 150 UAV ucraini. L’Ucraina è stata attaccata con due missili balistici a Kharkov e droni in diverse città.
L’assenza di una reazione russa non è un segnale di debolezza, ma della volontà di Mosca di proseguire con i negoziati. È esattamente la dimostrazione di voler “far sul serio” che Donald Trump ha più volte chiesto a Vladimir Putin.
Gli attacchi condotti ieri sul territorio russo accreditano la Russia e screditano l’Ucraina come attori negoziali. Negli ultimi mesi la coalizione pro-Kiev ha tentato di dimostrare esattamente il contrario.
Al tavolo di Gedda la delegazione guidata da Andri Yermak era stata costretta ad accettare un indigesto cessate il fuoco. Da quel momento, la strategia dell’Ucraina e dei suoi partner è stata quella di dimostrare che Putin non voleva davvero i negoziati, ma mirava a prendere tempo con la Casa Bianca.
In tal modo, i neocon e i leader europei del gruppo dei “volenterosi” (Francia, UK, Germania, Polonia, Italia, Finlandia) hanno esercitato pressioni su Trump al fine di “utilizzare il bastone” anziché la “carota” con Mosca, con l’inasprimento di sanzioni e l’aumento dell’assistenza militare a Kiev. Il senatore repubblicano Lindsay Graham, a capo di una cordata trasversale, ha preparato un bozza per sanzioni secondarie e dazi al 500% da imporre ai Paesi che continueranno ad acquistare prodotti energetici e risorse strategiche da Russia, in particolare Cina e India.
L’Ucraina ha fornito un casus belli alla vigilia del secondo round di colloqui diretti. L’attacco di ieri mette Mosca nelle condizioni di dimostrare agli Stati Uniti e alla comunità internazionale che Kiev è una minaccia esistenziale alla propria sovranità e integrità territoriale.
Il capo dell’SBU Vasilly Maliuk ha dichiarato che l’attacco alle basi militari russe ha inflitto un grave danno irreparabile alla deterrenza nucleare russa, distruggendo il 34% dei vettori missilistici strategici da crociera, presso i principali aeroporti della Federazione Russa. Ha stimato una perdita di 7 miliardi di dollari. Secondo la stampa ucraina oltre 40 bombardieri strategici sarebbero stati danneggiati in sei aeroporti dell’aviazione strategica della triade nucleare.
In realtà, in base ai dati forniti dai satelliti, il danno è di gran lunga inferiore. Secondo Clash Reporter le perdite accertate consisterebbero in 8 bombardieri strategici e un aereo per il trasporto dell’unità danneggiati o distrutti nell’aeroporto militare di Belaya, quello maggiormente colpito.
Kiev ha dimostrato a Mosca di poter colpire la sua deterrenza, rendendola più vulnerabile nel confronto con la NATO. In caso di fallimento della strada diplomatica, la Federazione Russa dovrà agire di conseguenza con un salto di qualità: concludere l’operazione militare speciale e dichiarare guerra all’Ucraina. A questo punto, forte del sostegno dei nazionalisti e del consenso pubblico, il Cremlino potrebbe lanciare una mobilitazione generale e passare ad un regime di economia di guerra.
Secondo i servizi segreti esteri ucraini Mosca ha la capacità di mobilitare fino a 25 milioni di riserve addestrate. In secondo luogo potrebbe far valere l’art.4 del trattato di partenariato strategico globale con la Repubblica Popolare della Corea del Nord, per compensare la diminuzione della propria deterrenza.
Il silenzio della Casa Bianca, che si è dissociata dall’operazione ragnatela, è indicativo delle difficoltà in cui si trova l’Occidente dopo le mosse ardite di Kiev. Anche le autorità russe non si sono esposte, mantenendo un’apparente calma per non interferire con i colloqui di oggi.
In serata si è svolta una conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri Lavrov e il segretario di Stato Marco Rubio. Su iniziativa russa. Il capo della diplomazia statunitense ha “ribadito l'appello del Presidente Trump a proseguire i negoziati diretti tra Russia e Ucraina per raggiungere una pace duratura", ha dichiarato il Dipartimento di Stato in una sintetica nota.
La Russia siederà tra poche ore al tavolo di Palazzo ?iragan portando un ramoscello d’ulivo in una mano e nell’altra un “fucile” da prima potenza nucleare al mondo (ferita). Se il ramoscello dovesse cadere Putin avrà le carte per attribuire all’Ucraina la responsabilità del fallimento dei negoziati. Cosa farà allora Trump? Se si ritirerà, fino a che punto i “volenterosi” di Inghilterra, Francia, Germania e Polonia si spingeranno nel sostegno alla guerra a tutti i costi che Zelensky sembra voler combattere?
martedì 4 marzo 2025
Justin Trudeau. - Lorenzo Tosa
Il premier canadese Justin Trudeau ha risposto agli sciagurati dazi americani con quella che è, a tutti gli effetti, una vera e propria lezione al mondo su come si risponde, politicamente, economicamente e pure dialetticamente a Donald Trump.
“Il Canada non lascerà che questa decisione ingiustificata rimanga senza risposta.
Se le tariffe americane dovessero entrare in vigore questa notte, il Canada, a partire dalle 12:01 di martedì, risponderà con tariffe del 25% sui 155 miliardi di dollari di beni americani. Partiremo con i dazi su merci dal valore di 30 miliardi di dollari e poi continueremo il lavoro tra 21 giorni.
Le nostre tariffe rimarranno in vigore fino a quando l’azione commerciale degli Stati Uniti non sarà ritirata. Mentre esortiamo l’amministrazione statunitense a riconsiderare la sua decisione, il Canada rimane fermo nel difendere la sua economia, i suoi posti di lavoro, i suoi lavoratori e un accordo equo”.
Non una virgola di più, non una di meno.
Ecco, io i patrioti, quelli veri, me li immagino così. Come Justin Trudeau.
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giovedì 9 dicembre 2021
SARO' BREVE N. 84. - Rino Ingarozza
sabato 11 settembre 2021
Facciamo un test a chi ha scritto i test di Medicina. - Francesco Prisco
Quattro domande non ammettono risposta: errore del ministero? O volevano ricordarci che i medici tutti i giorni si confrontano con quesiti irrisolvibili?
A che servono le università a numero chiuso? Ce lo chiediamo da sempre, ma puntualmente arriva qualcuno a tirarci le orecchie: servono a non sovraffollare le aule rendendo invivibili le lezioni, a non alimentare le illusioni di chi non studia, a non creare i disoccupati di domani. Come se un percorso di laurea di quattro/cinque anni, più eventuali specializzazioni, non fosse naturalmente selettivo. E invece no: la prima selezione pretendiamo di farla in entrata. Lo Stato, attraverso lo strumento dei test d’ingresso, «programma» i futuri professionisti, assicurando il lavoro ai migliori, ai più motivati.
E così, dal 1987, Medicina rappresenta l’idea platonica stessa del numero chiuso, la facoltà per definizione più esclusiva, quella che entrarci è una parola ma, una volta che sei entrato, hai svoltato per sempre. Ed entrarci significa innanzitutto sottoporsi a un test d’ingresso che è l’unico posto dell’Italia contemporanea in cui si pretende di dare senso compiuto all’espressione cultura generale. Di più: devi risolvere quattro quesiti irrisolvibili.
Nel test di quest’anno, infatti, c’erano una domanda di logica, una di cultura generale, una di biologia e una di matematica che non ammettevano risposte giuste, perché formulate male o perché chi le aveva formulate non aveva inserito la risposta giusta tra le possibili soluzioni al quesito. Enigmi da sfinge tebana di fronte ai quali la ministra dell’Università Maria Cristina Messa se l’è cavata con un giudizio salomonico: «Annulleremo le domande contestate e non ne terremo conto». Quindi arriva la nota ufficiale del Mur che ci informa che la domanda di matematica sarà «neutralizzata» per la «mancanza, nella stampa, di un segno grafico rilevante». Mentre «per le domande 2, 21 e 23, diversamente da quanto indicato, la risposta corretta non era la “A” ma, rispettivamente, la “E”, la “E” e la “D”». Tradotto in volgare: una domanda la abbiamo proprio cannata di brutto, mentre delle altre tre non sapevamo neanche noi la risposta corretta.
Sulle prime eravamo tentati di utilizzare queste poche righe per avanzare una modesta proposta: facciamo un bel test a chi ha scritto i test d’ingresso a Medicina. Non ci sembra molto sportivo infatti che da un lato della barricata ci siano 76mila ragazzi che rischiano il proprio futuro professionale e dall’altro un manipolo di oscuri burocrati ministeriali che non rischiano mai nulla. Ma forse, riflettendoci in maniera più approfondita, abbiamo capito il senso del loro operato: tutti i giorni, nell’esercizio della professione, un medico è costretto a confrontarsi con domande che non ammettono risposta. In qualità di medico, la ministra Messa non potrà che confermare.
IlSole24Ore
giovedì 30 aprile 2020
Il filosofo e docente Michele Illiceto scrive una lettera a Vittorio Feltri. - Michele Illiceto

A seguito delle ultime sgradevoli affermazioni nei confronti degli abitanti del mezzogiorno da parte del direttore e giornalista Vittorio Feltri, Michele Illiceto, insegnante di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico “A. Moro” di Manfredonia gli ha voluto rispondere con una lettera pubblica.
"Caro Feltri,
Non volevo scriverti, ma i miei alunni di Liceo mi hanno chiesto cosa pensassi di quello che tu hai dichiarato a proposito di noi meridionali. Pertanto, scrivendo a te, io scrivo a loro. Perché a me non interessi tu, ma loro: i miei alunni. Scrivo per educarli. Tu sei solo un’occasione per filosofare con loro come faccio ogni giorno a lezione.
Ti devi essere sentito molto frustrato in questi giorni se ti sei spinto a fare un’affermazione così pesante come quella dove hai dichiarato che i meridionali sono inferiori. E sappi che ti scrivo non perché sono meridionale, ma solo perché sono italiano. Europeo. Cittadino del mondo. Anzi, per il solo fatto che quando accade qualcosa sono portato a riflettere e pensare sul perché ciò che è accaduto è accaduto. Ti scrivo come educatore.
Sono certo che forse in questa tua decisione deve aver influito il giudizio che, in questi giorni, quelli del Nord Europa hanno fatto paventare nei confronti di tutti gli italiani, te compreso, di essere inaffidabili in questioni di eurobond, di debito e di economia. E, si sa, l’inaffidabilità spesso è stata usata come criterio per tacciare di inferiorità quanti si mostrano tali.
Hai pensato di superare il tuo complesso di inferiorità nei confronti dei paesi del Nord Europa, creando sotto di te altri livelli di inferiorità, facendo pagare ad altri quell’inferiorità che tu da giornalista avresti dovuto smascherare con argomenti razionali e validi, come un vero giornalista avrebbe dovuto e saputo fare. Ma tu non sei di questa razza. Tu non sei al servizio della verità, né di quella logica né di quella fattuale, ma della stupidità travestita - con una buona ma falsa retorica - di argomentazioni che di razionale e di logicità non hanno nessun tipo di parentela.
Devi esserti sentito troppo a sud degli olandesi e dei danesi, o dei tedeschi e dei finlandesi, per tirarti fuori dalla mischia di questo sud che come un marchio anche tu ti porti addosso. E tu che hai fatto per attenuare questa tua frustrazione? Hai sentito la necessità di scaricarla sugli altri. Si è trattata di un’operazione infantile oltre che banale. Hai peccato di puerilità.
Saprai pure fare cronaca, ma di certo non sai tessere pensieri e trame argomentative di un certo spessore etico e quindi anche politico. Ti limiti a giudicare senza ponderare o valutare, senza neanche riflettere. Sei più impulsivo che riflessivo. Sei collerico e, a volte anche isterico, piuttosto che razionale e intento a cercare ragioni e cause.
Sappi però che a sconcertarmi di più non è stato tanto l’affermazione in sé, quanto piuttosto che tu l’abbia fatta in un momento convulso e tragico come quello che stiamo attraversando, sia come Italia sia come Europa e sia come mondo intero. Mentre l’Italia tutta, da nord a sud, si è stretta unita per affrontare insieme questa pandemia, tu ti sei scomodato per andare a scoperchiare argomenti obsoleti e figli di un pensiero che di razionale non ha proprio niente, perché figlio del pregiudizio e dell’ignoranza.
Hai voluto catalogare di geografia nord-sud anche la morte che in questi giorni è entrata preponderante nelle nostre case da nord a sud, senza alcuna distinzione. Anche il dolore hai voluto colorare di superiorità e di inferiorità. Meno male che né la morte né il dolore rientrano in schemi di tal genere. In Italia, in queste settimane, il pianto è stato uno e unico. Senza distinzioni né geografie. E sui balconi abbiamo sbandierato tutti l’unica e medesima bandiera, simbolo di quella Costituzione che ci fa tutti uguali e che tu, invece,, hai oltraggiato.
Mentre molti medici e infermieri volontari, da questo meridione a te inferiore, si sono trasferiti per portare la loro competenza e professionalità negli ospedali del tuo nord che tu vuoi superiore, tu hai pensato bene, comodamente installato sulla tua poltrona, di nasconderti dietro le parole e uno schermo televisivo che ti fa più grande di quanto tu davvero sia, sciorinando la tua pseudofilosofia fatta di sofismi senza alcuna valida e logica giustificazione, ma anche senza alcun dialogo o confronto dialettico.
Si, perché in fondo tu sei un ignorante. E il fatto che tu sappia mettere insieme un soggetto e un predicato, o sappia usare il congiuntivo, o sappia scrivere qualche articolo di giornale – che poi è sempre lo stesso: il tuo - non fa di te un intellettuale come tu credi di essere.
Ciò che inoltre mi fa specie è il tuo incessante e incontrollato bisogno di sentirti superiore a tutti i costi rispetto a qualcuno. E che per farlo hai bisogno di creare da qualche parte una qualche figura che, corrispondendo ai tuoi desiderata, ti appaia inferiore, consolandoti e rassicurandoti che tu, appunto, non sei come lui.
Ma dovresti sapere, caro Feltri - se hai qualche reminiscenza di psicanalisi - che chi ha bisogno di ricorrere a questa strategia (che si chiama transfert) deve avere qualche grossa fragilità da nascondere, qualcosa che necessita di scaricare sugli altri per non imputarla a se medesimo.
Ebbene, io contesto non tanto che tu ti senta superiore a noi meridionali o che tu consideri noi del sud inferiori per natura (mi chiedo poi chissà poi rispetto a chi). Se sei tu il nostro punto di paragone, beh, sono contento di esserti inferiore e ti lascio tutta la superiorità che ti attribuisci da solo. Il problema è che chi si sente superiore, paradossalmente finisce col trovarsi ad essere inferiore. E’ questa la tua inferiorità: la morbosa necessità che hai di sentirti a tutti i costi superiore a qualcuno.
Ma, dicevo, non contesto tanto questo quanto piuttosto la mal posta necessità che ci sia da qualche parte qualcuno che per forza di cose debba sentirsi superiore rispetto ad un altro, che invece deve sentirsi, senza alcuna ragione, inferiore. Contesto proprio le due categorie di superiorità-inferiorità da te usate come se fossero categorie che hanno in natura un qualche loro fondamento. E’ inutile ricordarti - se sai un po’ di storia - che altri idioti e folli, su questa falsa convinzione, che non definirei neanche ideologica, ma soltanto infantile e stupida, hanno costruito i loro regimi totalitari che in seguito hanno portato, nel secolo scorso, la nostra Europa e il mondo intero verso una guerra tragica e folle.
Quelle che tu usi sono categorie che di naturale non hanno proprio nulla, perché sono soltanto convenzioni e convinzioni create da chi ha il potere che può assumere di erse forme: del denaro, delle parole, delle immagini, degli strumenti di comunicazione, delle religioni, etc.
Per tutto questo e per molto altro che non ho il tempo di scriverti, perché ho cose molto più serie da fare, caro Feltri, ti dico che questa tua dichiarazione in me non ha tanto suscitato indignazione, ma soltanto pena. Un’irresistibile pena, la quale tuttavia non mi dà il diritto di sentirmi per nulla superiore a te.
Cordialmente, e con tutta la mia inferiorità".
venerdì 1 marzo 2019
Lettera di un giovane economista ai critici del reddito di cittadinanza.

(L’autore di questo post è Gabriele Guzzi, laurea con lode in Economia alla Luiss e poi alla Bocconi. Ha lavorato per lavoce.info come fact-checker, è stato presidente di Rethinking Economics Bocconi e attualmente è dottorando presso l’Università Roma Tre.)
Il Reddito di Cittadinanza varato dal governo italiano sta raccogliendo diverse critiche nel nostro Paese. Da giovane economista di 25 anni, sento la necessità di rispondere a queste obiezioni, non con scopo polemico ma per aprire un dibattito ampio su questa tematica.
sabato 10 ottobre 2015
In risposta all'articolo su "l'amaca" di Michele Serra.

- No, caro Michele, la faccenda di Marino non si ferma alla semplice bottiglia di vino, peraltro costosina.
- Per quanto riguarda la Panda rossa, io ravviserei nella faccenda l'atteggiamento inaccettabile e fastidiosissimo di chi usa sentirsi al di sopra delle leggi e degli altri e che , pertanto, è solito adottare con troppa nonchalance la formula del "lei non sa chi sono io".
- L'essere onesti, inoltre, non comprende utilizzare la carta di credito aziendale, vedi Pittsburgh e comune di Roma, per spese personali, non comporta neanche utilizzare soldi provenienti da persone di dubbia fama come Buzzi, per finanziare la propria campagna elettorale.
- La vorrei anche rendere edotto del fatto che i grillini, che lei definisce poco propensi a capire, non hanno alcuna intenzione di allinearsi a persone che adottano concetti come quelli più sopra menzionati: accettare e praticare anche solo una parte di essi significa essere come quelli che hanno governato e male l'intero paese, e quindi, essere già sulla buona strada per esserne divorati integralmente.
Con buona pace della sua discutibile concezione dell'onestà.
Cetta —



