Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
giovedì 22 gennaio 2026
IL RUGGITO DEI CONIGLI. - Editoriale di Marco Travaglio -22 Gennaio 2026
venerdì 16 gennaio 2026
Machado consegna il premio "Nobel per la Pace" a Trump.
La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha dichiarato di aver consegnato la medaglia del Premio Nobel per la Pace al presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso di un incontro alla Casa Bianca. Un gesto simbolico, definito dalla stessa Machado come un riconoscimento del «suo impegno unico a favore della nostra libertà». Parlando con i giornalisti dopo aver lasciato la Casa Bianca e prima di recarsi al Campidoglio, Machado ha spiegato di aver voluto omaggiare Trump nonostante le perplessità espresse in passato dal presidente statunitense sulla sua credibilità come possibile futura guida del Venezuela, dopo la destituzione dell’allora presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Durante l’incontro, Machado ha riferito di aver discusso con Trump anche del futuro politico del Venezuela, in un contesto segnato da forti tensioni internazionali e da un controverso raid militare statunitense che ha portato alla cattura di Maduro. Un confronto che riaccende l’attenzione sul ruolo degli Stati Uniti e sull’evoluzione della crisi venezuelana.
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cetta
martedì 6 gennaio 2026
La Presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha risposto a Donald Trump.
La Presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha risposto a Donald Trump in persona, alle sue deliranti ma serissime minacce di invasione.
Lo ha fatto con un intervento durissimo, da assoluta Statista, pesando ogni parola e rimettendo i fatti e la Storia al loro posto.
"Rifiutiamo categoricamente l'intervento negli affari interni di altri paesi.
Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono.
La storia dell'America Latina dimostra che l'intervento militare non ha mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura.
Il governo messicano collabora con gli Stati Uniti in modo responsabile e deciso nella lotta al narcotraffico, sui temi della sicurezza e nelle questioni umanitarie, con l'obiettivo di ridurre la violenza e costruire una pace duratura. Ma la violenza in Messico è in parte causata dal flusso illegale di armi dagli Stati Uniti e dal grave problema del consumo di droga nel paese vicino.
È necessario ribadire che in Messico comanda il popolo, e che siamo un paese libero e sovrano: cooperazione, sì. Subordinazione e intervento, no”.
Una grande lezione di autonomia, di indipendenza, di indisponibilità al servilismo di fronte al boss americano.
Consiglio ai tanti cheerleader di governo di casa nostra di prendere appunti da questa donna per capire come si difende la sovranità di un Paese e del suo popolo.
Davvero. Non solo a parole.
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lunedì 5 gennaio 2026
LA GUERRA FREDDISSIMA. - Pino Cabras
sabato 3 gennaio 2026
TRUMP HA ATTACCATO IL VENEZUELA. - Viviana Vivarelli
TRUMP HA ATTACCATO IL VENEZUELA BOMBARDANDO ALCUNE BASI MILITARI A CARACAS, CON LA SCUSA GROTTESCA DELLA LOTTA AL NARCOTRAFFICO.
AEREI MILITARI AMERICANI HANNO SORVOLATO VARIE ZONE DELLA CITTA'.
IL NOSTRO INETTO MINISTRO DEGLI ESTERI TAJANI NON SA COSA DIRE E RESTA INTENTO A PORTARE IL SUO CORDOGLIO ALLE VITTIME DELLA DISCOTECA IN SVIZZERA
“Caracas è sotto bombardamento in questo momento”. Lo denuncia il presidente della Colombia Gustavo Petro. Nella capitale venezuelana si segnalano esplosioni e colonne di fumo intorno alle basi militari di Fort Tiuna e La Carlota.
"Stanno bombardando con missili", ha precisato Petro, per poi chiedere alla comunità internazionale di intervenire in favore del Venezuela: "La Colombia, ora membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, deve essere convocata immediatamente per stabilire la legalità internazionale dell'aggressione contro il Venezuela".
Sette esplosioni nella notte (una e mezzo del mattino) . Parti della città senza luce. Dichiarata l'emergenza nazionale.
Gli attacchi degli Stati uniti al Venezuela erano cominciati da settembre con 7 attacchi a imbarcazioni del Venezuela e con un drone, con la scusa di attaccare il narcotraffico, poi l'attacco alle petroliere e infine in blocco allo spazio aereo.Ora il bombardamento di siti militari. L'escalation su Caracas è stata repentina.
La scusa della lotta al narcotraffico è abbastanza ridicola, visto che il primo Paese implicato nella produzione e nel traffico di droga è la Colombia, insieme a Perù e Bolivia come principali produttori di coca, crocevie per l'esportazione mondiale di cocaina, ma anche Messico, Ecuador e altri Paesi sono coinvolti.
La Colombia è considerata il cuore del narcotraffico mondiale, specialmente per la cocaina, con una storia che risale ai grandi cartelli (Medellín, Cali) e un'influenza massiccia nel mercato internazionale.
Perù e Bolivia sono i principali produttori di coca (la materia prima per la cocaina) in Sud America, alimentando poi il processo di raffinazione e traffico.
In sintesi, mentre la produzione di coca è concentrata in Perù e Bolivia, la Colombia rimane il fulcro strategico per la trasformazione e l'esportazione globale di cocaina, mantenendo la sua posizione di paese chiave nel traffico di droga sudamericano.
Il Venezuela, invece, è il maggior produttore mondiale del petrolio.
303 miliardi di barili, seguito dall'Arabia Saudita con 267 miliardi di barili, dall'Iran (209 miliardi), dal Canada (163 miliardi) e dall'Iraq con 145 miliardi di barili. Grande è anche la produzione di gas.
Già in precedenza gli Stati uniti hanno tentato colpi di stato in Venezuela per impossessarsi del suo petrolio, specialmente contro Hugo Chávez (come il fallito golpe del 1992) e più recentemente Nicolás Maduro, spesso accusati di complotti orchestrati dall'opposizione interna e da potenze esterne come gli Stati Uniti, con vari episodi nel 2017, 2019 (crisi Guaidó) e nel 2024-2025 (con presunti piani sventati e operazioni militari esterne), alimentando instabilità e accuse reciproche.
A febbraio 1992, un tentativo fallito guidato da Hugo Chávez, che divenne poi presidente dopo essere stato liberato e eletto, trasformando l'evento in un trampolino di lancio politico.
2002: Un breve colpo di stato contro Chávez durato 48 ore, sventato dai suoi sostenitori.
2014: Maduro annunciò l'arresto di 3 generali dell'aviazione per un golpe sventato.
2019 (Crisi Guaidó): L'autoproclamazione di Juan Guaidó come presidente ad interim, sostenuta dagli USA, fu vista da Maduro come un tentativo di golpe.
2020 (Operazione Gedeón): Un gruppo di mercenari tentò un'incursione per catturare Maduro, operazione fallita.
Recenti (2024-2025): Maduro continua a denunciare complotti e operazioni esterne, come attacchi a navi accusate di traffico di droga, accusando gli USA di volerlo rovesciare, con recenti scontri e tensioni.
Stati Uniti, Russia e altri Paesi hanno posizioni forti, con la Russia che supporta Maduro e gli USA che sostengono l'opposizione, in un contesto di crisi politica ed economica persistente.
La situazione venezuelana è segnata da una lunga storia di instabilità politica, proteste (come "La madre de todas las marchas" del 2017) e tentativi di rovesciare il governo, spesso con reciproche accuse di ingerenza e piani golpisti.
La cosa più vergognosa in questa storia è il Nobel per la pace dato a Stoccolma a María Corina Machado, partecipe di un colpo di stato contro il Venezuela.
Il Comitato del Nobel l'ha premiata per la sua "lotta per la transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia" e la promozione dei diritti democratici in Venezuela, rappresentando "uno dei più straordinari esempi di resistenza".
A Oslo, gruppi di manifestanti hanno protestato contro Machado durante la cerimonia, contestando la sua leadership e il sostegno a politiche filo-USA, come riportato da fonti come SkyTG24 e RSI.
Alcuni media, come il manifesto, hanno criticato la sua figura politica come "destra più reazionaria", evidenziando le divisioni interne all'opposizione e le sue posizioni politiche.
A causa di un divieto di viaggio imposto dal governo Maduro, la Machado non ha potuto partecipare alla cerimonia.
Il premio è stato ritirato dalla figlia, Ana Corina Sosa Machado, che ha letto il discorso della madre, nel quale accusava il governo di "terrorismo di Stato" e crimini contro l'umanità.
La Machado, che viveva clandestinamente, è riuscita a raggiungere la Norvegia dopo un viaggio complesso, apparendo brevemente in pubblico ma non alla cerimonia ufficiale.
María Corina Machado è stata accusata di aver sostenuto un colpo di stato contro Hugo Chávez nel 2002 (il cosiddetto "golpe di Carmona") e di aver supportato misure di pressione esterna come le sanzioni, il che per il regime chavista è visto come un tradimento e un tentativo di sovvertire la sovranità venezuelana, supportando gli Stati uniti, nonostante lei parli di lotta per la democrazia e di "ribellione civico-militare".
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Qualcuno dei soliti cagnolini da salotto dirà che Trump ha fatto bene ad attaccare il Venezuela perché non gli piaceva il governo di quel Paese.
Se gli Stati Uniti dovessero essere attaccati perché a qualcuno non piace il Governo americano, degli Stati Uniti non resterebbe traccia.
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Tanto per ricordare: il 90% della droga del Sudamerica finisce negli Stati Uniti.
Una circostanza si impone: il Venezuela è il principale alleato di Cina e Russia. Io, se fossi Trump, ci penserei.
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Trump ha appena favorito il passaggio alla destra in Honduras. Le elezioni presidenziali di novembre 2025 hanno visto la vittoria del candidato conservatore Nasri Asfura del Partito Nazionale, superando di poco il candidato del partito di governo Libre, Salvador Nasralla. Dopo settimane di riconteggi e tensioni, l'autorità elettorale ha proclamato il vincitore, e il passaggio di potere è previsto per il 27 gennaio 2026, segnando la fine del mandato della presidente uscente Xiomara Castro e l'inizio di una nuova fase politica con un esecutivo di centro-destra.
Nasri Asfura è sostenuto da Donald Trump.
Questo cambio segna un arretramento per il progetto politico progressista guidato da Libre, che era iniziato nel 2021 con l'elezione di Castro, portando l'Honduras verso un nuovo governo di destra.
FORZE STATUNITENSI HANNO SEQUESTRATO MADURO E LA MOGLIE trascinandoli di notte fuori dalla loro camera da letto e portandoli a New York nello stesso carcere dove era stato portato il massimo boss della droga.
TRUMP RIVENDICA LA CATTURA E SI È DICHIARATO FIERO DELL'OPERAZIONE "BRILLANTE" !!
IL RAID ERA STATO PREPARATO DA NATALE, DOVEVA ESSERE "L'OPERAZIONE NATALE"! POI TRUMP HA RIMANDATO.
TRUMP HA AGITO SENZA IL CONSENSO DEL CONGRESSO PRENDENDO A PRETESTO LA SUA LOTTA AL NARCOTRAFFICO, COME SE BOMBARDARE SEI SITI MILITARI DI CARACAS E SEQUESTRARE IL PRESIDENTE MADURO E SUA MOGLIE C'ENTRASSERO QUALCOSA COL NARCOTRAFFICO
Voglio proprio vedere come la Meloni o quei pirla di Tajani e Salvini potranno giustificare l'attacco di Trump al Venezuela!! Davvero qualcuno può credere che far scoppiare una guerra civile e lasciare che gli Americani rubino il petrolio venezuelano potrà giovare al Venezuela? Ma sì, riduciamolo come l'Iraq o l'Afghanistan!! Qualsiasi cosa va bene pur di non avere un governo socialista!! E davvero qualcuno potrà difendere ancora Trump e dirgli che ha il potere di dar fuoco al mondo???? Conte si è immediatamente appellato al diritto internazionale per un principio di pace e giustizia mondiale. E gli altri cosa fanno??
IL VENEZUELA SCHIERA LE TRUPPE: " NON CI ARRENDEREMO!"
Che la motivazione della lotta alla droga sia solo pretestuale lo prova anche il fatto che Maduro ha sgominato il maggior centro di droga venezuelano mentre il presidente dell'Honduras Juan Orlando Hernández, ha protetto i clan inondando gli Stati Uniti di tonnellate di cocaina e guadagnandosi una condanna a 45 anni di carcere, condanna da cui Trump lo ha graziato.
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lunedì 20 ottobre 2025
Luciana Littizzetto ha dedicato la sua letterina a Giorgia Meloni, da donna a donna. - Lorenzo Tosa
sabato 18 ottobre 2025
SUMMIT TRUMP-PUTIN: LA RIVINCITA DI ORBAN E LA “VARIABILE CUBANA”.
Interessante analisi di Gianandrea Gaiani sui motivi nascosti che potrebbero pesare sulla decisione di Trump di non fornire i missili Tomahawk a Kiev.
[…] dovremmo chiederci quanto abbia influito, non solo nella apparente decisione di Trump di frenare sulla fornitura dei Tomahawk a Kiev, ma sul contesto complessivo che ha portato i due presidenti a decidere di vedersi in un campo amichevole per entrambi (Budapest), un elemento del tutto esterno alla guerra in Ucraina e che potremmo definire la “variabile cubana”.
Anche se, come spesso accade per le notizie davvero rilevanti, i nostri media e TV non ne hanno quasi per nulla riferito, l’8 dicembre il Consiglio della Federazione Russa ha ratificato, in sessione plenaria, l’accordo intergovernativo di cooperazione militare con Cuba che fornisce piena base giuridica per definire gli obiettivi, le modalità e gli ambiti della cooperazione militare tra i due Paesi, rafforzando ulteriormente i legami bilaterali nel settore della difesa.
L’accordo era stato firmato il 13 marzo all’Avana e il 19 marzo a Mosca. In passato, esperti e funzionari russi avevano ipotizzato un possibile dispiegamento di sistemi militari russi nell’area caraibica, tra cui Cuba e il Venezuela. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha ribadito che eventuali decisioni in tal senso rientrano nelle competenze del ministero della Difesa.
[…]
Per intenderci, è probabile che Putin abbia spiegato a Trump che in risposta ai Tomahawk in Ucraina, la Russia potrebbe schierare i missili ipersonici Kinzhal o Oreschnik a Cuba.
continua su Analisi Difesa
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martedì 19 agosto 2025
Realpolitik. Fra Trump e Putin niente complotto: Donald conosce la realtà. Alessandro Orsini
domenica 17 agosto 2025
Per i media mainstream il vertice Putin – Trump è fallito: e invece ecco perchè è stato un successo verso la pace. - Di Tarik Cyril Amar, Rt.com
Di Tarik Cyril Amar, Rt.com
Non aspettatevi che i media mainstream occidentali, i politici dell’Europa NATO-UE o il regime di Zelensky ed i suoi surrogati lo ammettano, ma non c’è dubbio che il vertice in Alaska tra i presidenti russo e americano sia stato un successo. Non è stata una svolta, ma chiaramente è stato qualcosa di più di un evento del tipo “è positivo che almeno stiano parlando”.
Non è stato paragonabile all’incontro di Ginevra tra il presidente russo Vladimir Putin e l’allora presidente americano Joe Biden nel 2021, che era destinato a fallire a causa dell’arrogante intransigenza dell’amministrazione Biden.
Fondamentalmente, stavolta entrambe le parti – no, non solo una – hanno ottenuto ciò che gli esperti occidentali amano definire “vittorie”: gli Stati Uniti hanno dimostrato agli europei dell’UE-NATO che sono loro e solo loro a decidere quando e come parlare con la Russia e con quali obiettivi. I vassalli europei trovano difficile da comprendere perché si tratta di una vera e propria attuazione della sovranità, qualcosa che non hanno e non vogliono più.
La Russia, da parte sua, ha dimostrato di poter negoziare mentre i combattimenti continuano e di non avere alcun obbligo giuridico o morale – né alcuna pressione pratica – di cessare i combattimenti prima che i negoziati producano risultati che ritenga soddisfacenti.
Il fatto che sappiamo così poco – almeno a questo punto – sul contenuto specifico e dettagliato dei colloqui al vertice e sui loro risultati è, in realtà, un segno di serietà. È così che funziona la diplomazia degna di questo nome: con calma, riservatezza e pazienza, prendendosi il tempo necessario per ottenere un risultato dignitoso e solido.
In tale contesto, il rifiuto esplicito del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di rendere pubblici i punti di disaccordo che permangono e che hanno impedito per ora una svolta è un segnale molto positivo: è chiaro che egli ritiene che tali punti possano essere chiariti nel prossimo futuro e che quindi meritino discrezione.
Tuttavia, abbiamo alcuni indizi che consentono di avanzare ipotesi plausibili sull’atmosfera del vertice: non sorprende che entrambi i leader non abbiano nascosto il loro rispetto e persino la loro cauta simpatia reciproca. Anche questo è positivo, come lo è sempre stato. Ma di per sé ciò non può portare a un accordo sull’Ucraina o a una più ampia politica di normalizzazione (o forse anche a una nuova distensione, se siamo tutti molto fortunati). Per questo, sia Trump che Putin sono troppo seri nel difendere gli interessi nazionali.
Ancora più significativo è il fatto che, subito dopo l’incontro, Trump abbia utilizzato un’intervista alla Fox News per affermare tre cose importanti. Ha confermato che sono stati compiuti “molti progressi”, ha riconosciuto che il presidente russo vuole la pace e ha detto a Zelensky di “concludere un accordo”. Quando Putin, in una breve conferenza stampa, ha avvertito Bruxelles e Kiev di non cercare di sabotare i colloqui, Trump non ha contraddetto il leader russo.
Gli eventi commemorativi che hanno accompagnato il vertice hanno trasmesso più di un messaggio. Onorare pubblicamente l’alleanza americano-russa (allora sovietica) della Seconda guerra mondiale implicava ovviamente che i due paesi avessero allora cooperato intensamente al di là di un profondo divario ideologico, che oggi non esiste più.
Ma probabilmente c’era un secondo messaggio sottile: un altro alleato della Seconda guerra mondiale, spesso ingiustamente “dimenticato” (secondo le parole dello storico Rana Mitter), era, dopo tutto, la Cina.
In questo senso, il ricorso deliberato e ripetuto di Putin alla memoria della cooperazione tra Washington e Mosca era anche un ulteriore segnale che la Russia non sarebbe stata disponibile ad alcuna fantasia “”Kissinger alla rovescia” volta a dividere il partenariato Mosca-Pechino.
Trump ha già avuto colloqui telefonici con Kiev e con le capitali dell’UE. Anche in questo caso, sappiamo poco. Tuttavia, è interessante notare che nulla di ciò che abbiamo sentito su queste conversazioni indica un altro cambiamento di opinione da parte di Trump. Almeno per ora, il presidente americano sembra lasciare poche speranze ai bellicisti europei e al regime di Kiev che si schiererà nuovamente contro Mosca. Secondo alcune fonti, Trump potrebbe aver modificato la sua posizione avvicinandosi a quella della Russia, preferendo i colloqui di pace alla richiesta ucraina di concentrarsi prima solo su un cessate il fuoco.
Ciò ha senso, soprattutto perché loro e i media mainstream allineati con loro non riescono a smettere di dare lezioni a Trump su quanto lo considerino credulone. C’è da sperare che il presidente degli Stati Uniti ne abbia abbastanza di Zelensky, Bolton, del New York Times e compagnia bella che gli dicono pubblicamente che è uno sciocco che sta per farsi ingannare dai cattivi russi. La punizione adeguata per queste offensive sciocchezze è assicurarsi che i loro stessi autori si rivelino del tutto irrilevanti.
Questa è la questione più importante per il futuro di ciò che è stato avviato con successo (o, in realtà, continuato pubblicamente) al vertice in Alaska.
La Russia è stata estremamente coerente e non dà alcun segno di voler diventare meno prevedibile. Ma l’Occidente è stato litigioso e instabile. Questo è il momento in cui Washington deve attenersi a un percorso di normalizzazione con Mosca, indipendentemente da ciò che vogliono i suoi clienti europei e il regime ucraino.
Ironia della sorte, non ascoltarli troppo, se necessario, è la cosa migliore anche per i loro cittadini.
Di Tarik Cyril Amar, Rt.com
16.08.2025
Tarik Cyril Amar. Storico tedesco che lavora presso l’Università Koç di Istanbul, esperto di Russia, Ucraina ed Europa orientale, storia della Seconda guerra mondiale, guerra fredda culturale.
Fonte: https://www.rt.com/news/623066-alaska-summit-success-last/Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org
PEPE ESCOBAR: LO SCONTRO TRA L’ORSO E L’AQUILA IN ALASKA - Di Old Hunter
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