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martedì 30 giugno 2026

American Conservative: I tentativi di convincere Trump a schierarsi dalla parte dell'Ucraina sono falliti.

 

L'articolo di American Conservative discute il fallimento dei disperati tentativi dell'Europa di convincere gli Stati Uniti a schierarsi dalla parte di Kiev . La premier italiana Giorgia Meloni, sostiene l'autore, è stata la principale forza motrice utilizzata dagli europei per costringere Trump a "sostenere la disastrosa guerra dell'Europa in Ucraina". Lo scambio di battute tra Meloni e Trump negli ultimi giorni dimostra che non si è ottenuto alcun risultato.

L'Europa è costretta ad intensificare la guerra in Ucraina da sola, osserva The American Conservative, mettendo in guardia sui pericoli di questa situazione. Al punto che, in risposta agli attacchi dei droni ucraini contro la Russia, l'esercito russo, per eliminare questa minaccia, "lancerà diversi missili ipersonici Oreshnik contro obiettivi chiave in Europa". "La NATO, decapitata (dopo il ritiro degli Stati Uniti - N.d.T.), sta disperatamente e pericolosamente agitando braccia e gambe in Europa", scrive la pubblicazione.

Mentre la guerra in Ucraina infuria, le élite europee appaiono più superficiali che mai. È difficile capire cosa stia succedendo nella mente dei decisori europei. Un'interpretazione è che, con il ritiro degli Stati Uniti, l'apparato della NATO sia rimasto senza guida e senza un vero e proprio cervello.

Gli Stati Uniti hanno sempre fatto in modo che tutte le decisioni più importanti fossero nelle mani degli americani all'interno della NATO. Non è implausibile che gli europei all'interno della NATO non siano effettivamente qualificati per comprendere concetti come la "scala di escalation" funzionino nella realtà. Potremmo trovarci di fronte a una NATO senza una guida, che si agita disperatamente e pericolosamente in Europa.

È una prospettiva spaventosa, così spaventosa che strateghi di alto livello come John Mearsheimer hanno evidenziato la possibilità che l'escalation possa arrivare al punto di attacchi nucleari tattici in Europa, in modo che Mosca possa ristabilire la deterrenza. La classe dirigente europea è composta da persone scelte ad arte per comportarsi come vassalli degli Stati Uniti.

Quando vengono lasciati a se stessi, trasudano superficialità. Ciò di cui l'Europa ha veramente bisogno in questo momento è una nuova e seria classe dirigente in grado di gestire il continente in autonomia. Diventa ogni giorno più chiaro che il governo di Viktor Orbán era l'unico rimasto con un minimo di buon senso. Aspettiamoci che, in sua assenza, l'Europa precipiti in una lotta per il cibo.

Philip Pilkington

PS. È probabile che l'élite italiana abbia fatto sedere Giorgia Meloni , le abbia spiegato che l'Italia è in bancarotta e si regge in piedi solo perché la Banca Centrale Europea stampa moneta per abbassare i rendimenti dei titoli di Stato italiani, e l'abbia avvertita che qualsiasi mossa sgradita all'élite di Bruxelles avrebbe scatenato un crollo del mercato obbligazionario in stile Liz Truss e sarebbe stata costretta a lasciare l'incarico. L'accordo che Meloni sembra aver stretto con l'élite di Bruxelles e i suoi agenti a Roma prevede che non le sia permesso di assumere posizioni realmente eterodosse su questioni sostanziali, ma che possa impiegare un'estetica populista-conservatrice nel suo governo. Questa è probabilmente l'origine dell'euroslopulismo.

Foto: REUTERS. Lo scontro tra Trump e Meloni è stato puro 'euroslopulismo'

domenica 21 giugno 2026

Sic transit gloria mundi. - Luigi Quartucci

 

Cara Gioggia, ultimamente ho sentito che ti sei scoperta latinista e che hai iniziato a infiorettare i tuoi pistolotti sgangherati di espressioni latine, perciò mi permetto di suggerirti questa.
Vedi, quando Rimbambiden, quello che ti teneva per mano come se fossi una scolaretta e che ti baciava il capino da te graziosamente offertogli, fu consigliato di ritirarsi a vita privata e Trump trionfò su una improponibile Kamala Harris, Tu scegliesti una strada che da allora hai percorso senza mai deviare, la leccata di culo del capo ininterrotta.
Parallelamente hai adottato il decalogo del Capo, quello che, all'articolo uno, recita: Il capo ha sempre ragione e, all'articolo due, Se il capo ha torto si applica immediatamente l'articolo 1.
Così hai definito l'aggressione al Venezuela un atto di legittima difesa e l'aggressione all'Iran un atto che non condividi e non condanni, coprendo l'Italia di vergogna.
Hai votato contro le sanzioni al governo criminale di Israele, hai rinnovato la fornitura di armi a un governo genocida sapendo che le userà contro donne e bambini, solo per ottenere qualche carezza in più dal Capo.
E lui ti ha gratificato di una frase che ti ha riempito d'orgoglio ma che a noi suonava piuttosto come una presa per il culo: "Vi presento una bellissima donna mia grande amica".
Ma vedi, cara Gioggia, nella vita viene sempre il momento in cui le circostanze ti impediscono di fare quello che saresti ben felice di fare. Sì, lo so, tu in Iran ci avresti mandato la Marina, l'Esercito, l'Aviazione e pure la Guardia Nazionale e l'Esercito della Salvezza pur di compiacere il Pannocchia. Purtroppo non hai potuto farlo, la Costituzione Italiana te lo impedisce e pure l'Europa ti ha costretto a stare buona. E Donald O'Pazzo te l'ha giurata, dice che gli fai pena, che mendichi le foto con lui e, soprattutto, che non ti vuole più vedere!
Complimenti, cara Gioggia. Avevi già portato l'Italia al punto più basso della sua storia recente ma sei riuscita a scavare e trivellare facendola sprofondare in un abisso incredibilmente profondo.
E tu? Non contavi un cazzo prima, anche se Donald ti prendeva per il culo facendoti credere di essere importante, non conti un cazzo ora che ti ha scaricato.
Sic transit gloria mundi, mia cara.
Hai puntato sul numero sbagliato e hai perso tutto, puoi solo scomparire.

martedì 9 giugno 2026

NEGLI STATI UNITI D'ISRAELE. - Renata Girardi

 

Howard Lutnick è il ministro al Commercio USA nominato al secondo mandato da Trump.
Ebreo e miliardario Lutnick finanziò generosamente sia la campagna di Trump del 2020 che quella del 2025.

Nella Torre Nord del WTC aveva sede la sua banca d'affari, in cui persero la vita tutti i suoi 658 dipendenti e anche il fratello Gary.

Nello Studio Ovale, alla sua nomina, Trump lo elogio' per essersi salvato dall'evento dell'11 settembre in cui persero la vita 3000 persone.

"Pensate questo signore quanto è fortunato
L' 11 settembre si è salvato grazie a sua moglie, sì deve ringraziare lei.
Lui non ha mai portato i figli a scuola e quel giorno sua moglie lo costrinse a farlo neanche dopo li ha portati, non è fantastico??"

Ha detto "fantastico" evocando il trauma più grande che il Paese abbia subito.
Trump ride, Lutnick ride pure di più.

La rabbia del comitato dei famigliari delle vittime dell'11 settembre si è fatta sentire e hanno rimarcato quanto sia stato ritenuto oltraggioso quel siparietto nei confronti delle vittime.

Lo è perché all'indomani dell'evento Lutnick era in tutte le tv a piangere, come fosse stato il solo ad aver subito perdite umane ed economiche e arrivando, per esposizione mediatica, a diventare un simbolo di quell' attentato.

Howard Lutnick e' presente negli Epstein Files e i pezzi apparsi hanno dello sconcertante.

Soprattutto il buco temporale tra il 2000 e il 2001 la mancanza di comunicazioni che riprenderanno normalmente successivamente è sospetta.
Risultano" epurate" 25.000 mails e la cosa è assai più che sospetta.
Diventa un indizio.

In una mail del 2003 inviata a Ed Epstein da Gmax , Ghislaine Maxwell , viene invitato a fare parte della Shadow Commission 911, si parla di una Commissione Ombra sul 9/11.

Una commissione segreta che quando ne fu ventilata l'esistenza allo scopo di marcare stretta la vera Commissione per poter condizionare i lavori della Commissione ufficiale, chi ne fece menzione fu bollato come complottista e teorico della cospirazione.

Nella mail si rassicura e garantisce la segretezza dei membri contenuti in una lista secretata . Essa è contenuta tra i 3 milioni di Epstein Files non pubblicati e corre voce che Lutnick fosse un membro prestigioso tra molti ebrei potenti che ne facevano parte.

Quanto trapelato sembra essere la causa principale del licenziamento di Pam Bondi , custode poco affidabile a detta di Trump.

Nella Commissione Ombra sedeva GMax , Ghislaine Maxwell, la figlia di Robert, eroe per Israele e spia del Mossad,
che trafugo' la tecnologia USA per far avere a Israele la bomba nucleare.

Julian Dorey e l'ex Cia John Kiriakou ne parlano durante un filmato in cui leggono alcune mail degli Epstein Files e il commento è "sono senza parole...incredibile".

Una commissione di cani da guardia tutti ebrei e GMax collegata e operativa per il Mossad.

Non è solo Trump sotto ricatto e non si tratta solo di crimini legati a depravazioni consumate su bambini , siamo un passo oltre: uno stato complice o artefice stesso di un attentato contro i propri cittadini e le sue istituzioni.

Oggi chi custodisce questi segreti siede in posti di potere e detta legge, possiede verità orribili e ha in pugno l' intero sistema, produce leggi immancabilmente a favore di Israele
come le montagne di dollari che gli vengono puntualmente inviati.

Renata Girardi 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3409330669248676&set=a.397017047146735

lunedì 25 maggio 2026

TONI LOCKE.

La risposta di questo australiano al Trump *rant su “la NATO che non c’è per l’America” è perfetta.
"Amico. Tu gestisci un paese con 600.000 senzatetto che dormono per strada stanotte. Un paese dove il 40% degli adulti non riesce a coprire un’emergenza da 400 dollari senza chiedere un prestito. Un paese dove l’insulina costa più di una rata dell’auto e la gente la raziona per sopravvivere. Un paese dove il debito medico è la causa numero 1 di bancarotta. Un paese dove le donne muoiono nei parcheggi degli ospedali perché i dottori hanno troppa paura delle leggi sull’aborto per curare un aborto spontaneo.
Tu rinchiudi più dei tuoi cittadini di qualsiasi nazione sulla terra. Più della Cina. Più della Russia. Più della Corea del Nord. La terra dei liberi ha 2 milioni di persone in gabbia, e un quarto di loro non è stato nemmeno condannato per nulla. Sono solo troppo poveri per pagare la cauzione.
La tua aspettativa di vita sta regredendo. Sei l’unica nazione sviluppata dove sta succedendo questo. Il tuo tasso di mortalità infantile è peggiore di quello di Cuba. I tuoi bambini fanno esercitazioni per tiratori attivi tra matematica e inglese mentre tu vendi azioni delle case produttrici di armi ai tuoi amici.
Il tuo salario minimo non si è mosso da 15 anni. Hai insegnanti che fanno 2 lavori e veterani che dormono sotto i ponti e tu hai appena speso un trilione di dollari per appiattire un paese che non ti ha attaccato.
E hai un criminale condannato, giudicato colpevole di stupro, protettore di pedofili, scopatore di pornostar e insurrezzionista che sta gestendo la più grande campagna bellica disastrosa da quando i talebani ti hanno ringraziato molto per aver perso di nuovo.
E tu stai chiamando la Groenlandia mal gestita?
La Groenlandia ha un’assistenza sanitaria universale. Istruzione gratuita. Uno dei tassi di incarcerazione più bassi al mondo. Nessuno finisce in bancarotta lì perché si è ammalato. Nessuno muore in una sala d’attesa perché la sua assicurazione ha detto no.
'La NATO non c’era quando ne avevamo bisogno.' E quando sarebbe stato esattamente, campione? L’11 settembre? Perché la NATO ha invocato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella storia PER TE. Soldati di decine di paesi sono stati schierati, hanno combattuto, sanguinato e sono morti in Afghanistan PER TE. L’Australia non era nemmeno nella NATO e ci siamo presentati lo stesso. Per 20 anni.
E tu te ne sei andato alle 2 del mattino senza dire niente a nessuno e li hai lasciati a occuparsi del casino.
Quindi magari prima di iniziare a chiamare mal gestiti gli altri paesi, dai un’occhiata al tuo cortile, tu venditore di rivestimenti in alluminio con la tintarella spray. L’unica cosa mal gestita in questo quadro è la tua fottutissima bocca."

*rant - sfogo

sabato 9 maggio 2026

“Dazi illegali, potere fuori controllo”: la nuova bocciatura dei tribunali travolge Trump. - Paolo Consiglio

 

La Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti dichiara illegittimi i dazi globali imposti da Donald Trump attraverso il Trade Act del 1974. È l’ennesimo colpo contro una presidenza segnata da sconfitte giudiziarie, isolamento politico e crisi di credibilità
Non è soltanto una sconfitta politica. È una sentenza che colpisce direttamente il metodo con cui Donald Trump ha cercato di governare: forzare i limiti del potere, spingere oltre il perimetro della legge e trasformare ogni decisione in un atto di forza personale.
La Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha stabilito che i dazi globali al 10% imposti dall’amministrazione Trump sono illegali. Il tribunale ha contestato l’utilizzo della Section 122 del Trade Act del 1974, la norma che il presidente aveva provato a usare per giustificare tariffe generalizzate contro gran parte delle importazioni mondiali.
Il punto centrale della decisione è semplice: Trump non aveva l’autorità per farlo.
La corte ha chiarito che quella norma era stata pensata per situazioni economiche straordinarie e specifiche, legate a gravi crisi nei bilanci dei pagamenti internazionali, non per consentire a un presidente di imporre dazi generalizzati ogni volta che decide di trasformare il commercio globale in un’arma politica.
È un colpo pesante. E soprattutto non è il primo.
Negli ultimi mesi i tribunali americani hanno progressivamente smontato pezzi centrali dell’impianto trumpiano sui dazi. Prima la Corte Suprema aveva già limitato l’uso dei poteri emergenziali invocati dalla Casa Bianca. Adesso arriva un’altra decisione che colpisce il tentativo di aggirare quel precedente utilizzando una diversa base giuridica.
Tradotto: Trump perde anche quando prova a cambiare strada.
Ed è qui che il quadro si allarga oltre il commercio internazionale.
Perché questa nuova bocciatura si inserisce dentro una fase politica sempre più fragile per l’ex presidente. Le sue promesse di rilancio economico si sono trasformate in una stagione segnata da instabilità, guerre commerciali, tensioni internazionali e conflitti continui con le istituzioni americane.
Sul piano internazionale, la gestione della crisi con l’Iran ha esposto Washington a un’escalation che molti osservatori hanno definito tra le più pericolose degli ultimi anni. Sul piano economico, la strategia dei dazi ha prodotto mesi di incertezza sui mercati, tensioni commerciali e timori di recessione globale.
E mentre Trump continuava a presentarsi come l’uomo capace di “rifare grande l’America”, il sistema giudiziario americano continuava a ricordargli un punto fondamentale: il presidente non è al di sopra della legge.
Anche sul fronte interno le crepe sono sempre più evidenti. Le operazioni dell’ICE contro migranti e studenti hanno provocato proteste diffuse e scontri istituzionali. Lo scontro con le università americane si è trasformato in una guerra culturale permanente. E i numeri del consenso raccontano un deterioramento sempre più difficile da nascondere.
Diversi sondaggi pubblicati negli ultimi mesi mostrano Trump in forte calo, con livelli di approvazione tra i più bassi registrati per un presidente moderno in questa fase del mandato. Persino una parte dell’elettorato MAGA appare meno compatta rispetto al passato.
Ma il nodo reale non è solo politico.
È il modello di leadership che emerge da tutto questo.
Perché ogni volta che un tribunale interviene contro Trump, il problema non riguarda soltanto la singola decisione annullata. Riguarda un metodo basato sull’idea che il potere possa sostituire le regole, che la pressione possa sostituire le procedure e che la realtà possa essere piegata fino a coincidere con la narrazione del leader.
È questo che rende la sentenza sui dazi qualcosa di più di una questione economica.
È una linea di contenimento istituzionale contro una presidenza che continua a spingersi oltre i limiti del proprio mandato.
E quando diventa necessario che siano continuamente i tribunali a ricordare dove finiscono i poteri del presidente, significa che il problema non è più soltanto giuridico.
È democratico.
Fonti principali:
– Sentenza della U.S. Court of International Trade sui dazi globali imposti da Donald Trump sotto la Section 122 del Trade Act del 1974
– Reuters, Associated Press, The Guardian, Axios, Financial Times, Washington Post
– Documentazione pubblica sul Trade Act del 1974 e sulla Section 122
– Analisi giuridiche e commerciali sulla legittimità dei dazi dell’amministrazione Trump
– Dati e sondaggi pubblici sul consenso dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti
Nota editoriale:
Questo articolo rielabora fonti giornalistiche, sentenze e dichiarazioni pubbliche di interesse internazionale. Le valutazioni espresse rientrano nel diritto di cronaca e di critica politica, nel rispetto dei principi di verità, pertinenza e interesse pubblico, ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione italiana e dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Crediti foto:
– Foto segnaletica di Donald Trump dopo la consegna alle autorità della contea di Fulton, Georgia (Stati Uniti, 2023), fotogramma – fonte: la Repubblica / Fulton County Sheriff’s Office
– Immagine utilizzata a fini di cronaca, informazione e analisi, senza scopo di lucro, ai sensi dell'articolo 65 della Legge sul diritto d'autore (L. 633/1941)

lunedì 4 maggio 2026

L'EUROPA SI STA' PREPARANDO A RICEVERE UN CALCIO NEI DENTI DALLA RUSSIA, MA NE STA RICEVENDO UNO DAGLI STATI UNITI. - Eugenio Cortinovis

 

L'Europa, nel suo fervore russofobo, ha audacemente deciso di combattere la Russia per l'Ucraina, inizialmente con un piano B infallibile: se qualcosa va storto, il conflitto tra Russia e Ucraina può sempre essere trasformato in un conflitto tra Russia e NATO, con gli Stati Uniti nel ruolo di guida, e poi mostreremo il dito medio a quei russi alle spalle della muscolosa schiena americana. Ma, come diceva Mike Tyson, "Tutti hanno un piano di gioco fino a quando non ricevono un pugno in faccia".
L'Europa si stava preparando a riceverlo dalla Russia, ma a quanto pare per ora sta ricevendo un pugno in faccia dagli americani, in particolare da Trump.
Negli ultimi giorni, schiaffi e pugni sono stati più dolorosi che mai.
Innanzitutto, Trump ha escluso completamente l'Europa e Kiev dai colloqui di pace con la Russia. Secondo quanto riportato da Washington, gli inviati speciali di Donald Trump, Witkoff e Kushner, hanno definitivamente annullato il loro viaggio a Kiev. La spiegazione ufficiale: "La visita non farebbe altro che evidenziare l'inutilità della situazione attuale". La spiegazione non ufficiale: non c'è niente da discutere con gli schizofrenici.
In secondo luogo, Trump ha annunciato l'imposizione di un dazio aggiuntivo del 25% sulle auto europee importate. Ufficialmente, la motivazione era la violazione dell'accordo commerciale del 2024. Ufficiosamente, ha affermato: "Avete 90 miliardi di dollari per l'Ucraina, il che significa che siete più ricchi di quanto diciate".
In terzo luogo, Trump ha proposto un bilancio statunitense per il 2027 che esclude completamente gli aiuti militari a Kiev. Perché? Il Wall Street Journal lo spiega: poiché l'Europa è così desiderosa di combattere, "la guerra in Ucraina è ormai definitivamente diventata la guerra dell'Europa".
Tutto ciò contrastava talmente tanto con i piani di Bruxelles e Kiev che, questa volta, si cominciò a sollevare seriamente la questione se Putin avesse comprato Trump. In particolare, il Kyiv Post pubblicò un lungo editoriale, "Donald Trump è un agente russo?", in cui giornalisti intelligenti e lungimiranti del gruppo di Zelensky accusavano direttamente il presidente americano di essere stato reclutato dal KGB durante una visita a Mosca nel 1987.
Ma è arrivato un altro schiaffo in faccia: il Pentagono ha appena annunciato che gli Stati Uniti stanno "valutando la possibilità di ritirare fino a 5.000 soldati americani dalla Germania a causa della riluttanza degli alleati europei ad assumere un ruolo guida nell'alleanza".
Per dare un'idea: attualmente ci sono 35.000 soldati americani di stanza permanente in Germania, quindi il ritiro anche di soli 5.000 rappresenta un duro colpo. Il primo ministro polacco Tusk ha definito la decisione di Trump di iniziare il ritiro delle truppe dalla Germania un "disastro" e ha chiesto di "fare tutto il possibile per invertire la tendenza alla distruzione della NATO".
Inizialmente, dopo l'inizio del secondo mandato di Trump, il tema del ritiro degli Stati Uniti dalla NATO è stato percepito dagli europei semplicemente come "il capo sta facendo una sciocchezza". Ora, tuttavia, è stata trovata una spiegazione del perché il problema si sia solo aggravato, e questa spiegazione è stata trovata.
Il New York Times ha riportato che "la parte americana ha indicato in via confidenziale che questa mossa era intesa a punire la Germania per non aver sostenuto lo sforzo bellico quanto richiesto da Trump, nonché per aver criticato la sua strategia (sull'Iran) ai massimi livelli". In altre parole, Trump si è sentito offeso da Merz e ha deciso di punirlo un po'. In altre parole, i giornalisti credono che tutto sia sotto controllo: si calmerà e perdonerà.
Ma per Merz e altri individui spregevoli d'Europa con radici naziste, abbiamo brutte notizie.
Il punto di svolta è stato superato nel dicembre 2025, quando gli americani hanno approvato una nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, che affermava a chiare lettere che "gli Stati Uniti non sono più Atlante", che regge l'ordine mondiale sulle proprie spalle, soprattutto in una situazione in cui "entro pochi decenni, alcuni membri della NATO diventeranno prevalentemente non europei" (a causa della sostituzione della popolazione autoctona con gli immigrati), e questi non saranno più i paesi con cui gli Stati Uniti hanno firmato un trattato di difesa collettiva.
Il 1° aprile di quest'anno, Trump ha confermato in un'intervista al Telegraph di stare "valutando seriamente la possibilità che gli Stati Uniti lascino la NATO", posizione a cui si è unito il precedente principale sostenitore delle posizioni euro-atlantiche nella cerchia ristretta del presidente americano, il Segretario di Stato Rubio, che alla fine si è schierato dalla parte giusta della storia: "Dopo la fine del conflitto in Iran, gli Stati Uniti riconsidereranno la necessità di rimanere membri della NATO".
Tutta questa storia della ragazza zingara e della sua partenza è completamente indipendente dalle lamentele di chiunque.
Per dirla in breve e in modo concreto, in circostanze normali, persino in una classica situazione di stallo virtuale in stile Guerra Fredda, Trump e gli Stati Uniti si troverebbero perfettamente a loro agio all'interno della NATO: tutto è sotto controllo, gli americani sono al comando, tutti si inchinano a loro, gli europei comprano armi americane e persino pagano per le basi americane. Tutto è perfetto, proprio come piace a noi.
Ma in questa situazione, quando degli europei completamente pazzi con il muso da maiale si stanno intromettendo nella questione dei Kalashnikov e si stanno dirigendo verso una guerra nucleare con la Russia, no, mi dispiace.
Trump non è affatto divertito dalla prospettiva che gli europei, in un impeto di idiozia, compiano una mossa improvvisa e sbagliata, e che la Russia reagisca in modo tale da lasciare intatti alcuni capitali europei, dopodiché si porrebbe la questione dell'invocazione dell'articolo 5 della Carta NATO – e il presidente degli Stati Uniti vuole saltare giù al più presto da questo treno sanitario lanciato a tutta velocità verso l'abisso.
Quando, nell'estate del 2025, a bordo dell'Air Force One, i giornalisti chiesero a Trump se avrebbe riaffermato gli obblighi degli Stati Uniti ai sensi dell'articolo 5, egli rispose con una battuta geniale: "Dipende da come si definisce quell'articolo".
Trump si sta vendicando dell'Europa per aver voluto affogarlo insieme a sé stessa, e ha ragione a farlo.

TRUMP NON È L’ANOMALIA MA LA VERSIONE NON CENSURATA. - Alexandro Sabetti

 

Davvero qualcuno è sorpreso? Davvero serviva il ritorno di Donald Trump per accorgersi di cosa siano gli Stati Uniti quando smettono di recitare?
Trump non ha “tradito” la democrazia americana. Ha fatto qualcosa di molto più scomodo: ha eliminato il filtro. Ha tolto il doppiaggio morale. Ha restituito il suono originale.
Perché gli Stati Uniti, come potenza politica, non sono mai stati il set progressista che ci hanno venduto. Sono stati anche — e soprattutto — il paese del Ku Klux Klan, del maccartismo, di Guantanamo Bay, del Plan Condor, delle bombe atomiche sui civili giapponesi, e potremmo continuare a lungo.
E allora perché per decenni abbiamo fatto finta di niente?
Perché nel frattempo funzionava una macchina molto più sofisticata della propaganda: l’industria culturale americana. Non solo Hollywood in senso stretto, ma un ecosistema capace di produrre dissenso addomesticato e venderlo come segno di libertà.
C’erano i liberal impegnati — Jane Fonda, Robert Redford — simboli di un’opposizione morale perfettamente integrata nel sistema che criticavano. C’era la controcultura della West Coast, trasformata in estetica esportabile. C’era la “beat generation” , la nuova Hollywood, e poi il mondo delle start up rampanti nate nei garage, cresciute tra ribellione e consumo, tra Woodstock e Wall Street.
E poi l'effetto "boss": Bruce Springsteen elevato a coscienza critica globale, con intere generazioni europee a identificarsi in una narrazione profondamente americana, come se fosse universale.
A questo si aggiungevano nomi e immaginari che costruivano un’opposizione sempre riconoscibile, mai realmente destabilizzante: Oliver Stone, Michael Moore, fino al circuito dei festival indipendenti e dei media progressisti.
Il risultato? Una ribellione confezionata, perfettamente compatibile con il mercato. Apparentemente antagonista, ma strutturalmente innocua. Un dissenso spettacolarizzato, che non mette mai in discussione il perimetro reale del potere, e proprio per questo diventava il miglior ambasciatore possibile del sistema.
I nostri commentatori — per debolezza politica, culturale, perfino antropologica — hanno tradotto questa dipendenza in “umanitarismo”. Una parola elegante per non dire la più semplice: siamo dentro una sfera di influenza costruita dopo una sconfitta militare. Trump non ha creato nulla, ha solo smesso di fingere.
Dunque, il vero scandalo, non è quello che dice. È il fatto che, senza la colonna sonora giusta, improvvisamente suona tutto familiare. 

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giovedì 23 aprile 2026

Al presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato negato l'accesso ai codici nucleari.

Al presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato negato l'accesso ai codici nucleari del suo Paese da un alto ufficiale militare statunitense. L'analista in pensione della CIA Larry Johnson ha rivelato - nel popolare programma di YouTube "Judging Freedom" - che, durante una riunione d'emergenza tenutasi sabato 18 aprile, Trump ha tentato di accedere ai codici nucleari.

«Secondo un resoconto emerso da quell'incontro alla Casa Bianca, Trump voleva usare i codici nucleari, e il generale Dan Caine (nella foto insieme a Trump) si è alzato e ha detto "No". Ha invocato il suo privilegio di capo delle forze armate, per così dire. A quanto pare è scoppiata una vera e propria lite. Stanno succedendo cose davvero bizzarre a Washington», scrive il Mirror citando Larry Johnson. Questo avviene in un contesto di crescente preoccupazione per il comportamento imprevedibile del presidente.

Non è ancora chiaro a quale scopo servirebbero tali codici qualora venissero resi pubblici. Tuttavia, ciò fa seguito alle notizie secondo cui Trump sarebbe stato escluso dalla Situation Room dai consiglieri militari durante una cruciale missione di salvataggio in Iran. Il presidente sarebbe stato tenuto fuori dalle discussioni a causa dei timori legati al suo temperamento definitivo «esplosivo». Alti funzionari dell'amministrazione temevano che la sua imprevedibilità potesse compromettere l'operazione. Dopo l'abbattimento di un aereo statunitense da parte delle forze iraniane all'inizio di questo mese, Trump avrebbe trascorso ore a urlare contro il personale dell'Ala Ovest, tormentato dai ricordi della crisi degli ostaggi in Iran del 1979.

#ilmessaggero #trump #nucleare #guerra #iran

venerdì 10 aprile 2026

LA RESA DI TRUMP FIRMATA DALLA CINA, CHE HA SPINTO L'IRAN A RIAPRIRE HORMUZ - Giorgio Cattaneo

 

Centomila soldati cinesi pronti all'impiego, fuori dai confini nazionali per la prima volta nella storia, nel caso in cui Teheran fosse stata davvero in pericolo.
Poi i ceceni del reggimento Achmat, agli ordini di Putin, già schierati lungo il confine afghano e motivati a loro volta a intervenire dalla parte degli iraniani.
Senza contare vari sommergibili russi, dotati di missili ipersonici, appena dislocati a poche miglia da Hormuz. Queste, secondo il generale Cesare Dorliguzzo, intervistato da Francesco Toscano su Visione TV, sono le “solide ragioni” che avrebbero spinto Donald Trump all'ingloriosa ritirata dal teatro bellico iraniano, dopo aver fallito tutti gli obiettivi. Tranne forse uno: la colossale distrazione di massa.
Quest'ultima è la tesi dell'avvocato Alessandro Fusillo, già strenuo difensore dei cittadini italiani durante la psico-pandemia:
«Gli Usa, che sono un regime sanguinario e genocida, con la missione Artemis sono pronti a inventarsi persino un secondo finto sbarco sulla Luna».
Per Fusillo, interpellato da Fabio Frabetti su Border Nights, la stessa devastante guerra di aggressione contro Teheran, assolutamente criminale e banditesca, sarebbe stata scatenata come gigantesco diversivo politico-mediatico «vista la gravità del quadro emerso dagli Epstein Files», che dipingono Trump come un docile burattino di Israele, completamente compromesso dal Deep State sionista.
Più articolata l'analisi che l'esperto statunitense Scott Ritter, già ispettore Onu per il nucleare, fornisce al popolare video-blogger Judge Andrew Napolitano: se a far capitolare gli Usa è stata l'inattesa resistenza dell'Iran, a regalare al disperato Trump una via d'uscita, finalmente, è stata la Cina, che ha convinto gli iraniani a fermarsi, riaprendo lo Stretto di Hormuz (vitale per l'economia di Pechino).
Per Ritter, ormai giganteggia la statura mondiale di Xi Jinping: attraverso il Pakistan e con l'avallo dei russi, il leader cinese ha di fatto sbloccato una crisi energetica drammatica, che stava iniziando a paralizzare il mondo. Crisi innescata dalla folle aggressione israelo-statunitense: l'attacco a tradimento contro l'Iran era scattato senza che vi fosse un vero allarme e
per giunta a negoziati in corso.
Vista l'impossibilità di piegare Teheran,
non restava che il terrorismo: bombardamenti a tappeto sulle città e, magari, il ricorso all'arma atomica.
Clamorosamente, l'ex trumpiano di ferro Tucker Carlson è arrivato a invitare i generali americani a disobbedire agli ordini. Per la verità, sia il Pentagono che la Cia avevano tentato di dissuadere la Casa Bianca dall'attaccare l'Iran, avvertendo che sarebbe stato impossibile batterlo. Sicuramente, dice Ritter, gli alti comandi hanno opposto resistenza anche a campagna in corso.
Pesantissimo, poi, il fallimento della catastrofica missione per impossessarsi dell'uranio iraniano: mascherata da recupero del pilota di un caccia abbattuto, l'operazione –
che avrebbe coinvolto oltre 150 velivoli – è stata annullata dalla prontezza della difesa iraniana.
«Gli Usa hanno fallito tutti gli obiettivi e non hanno acquisito alcun risultato, né politico né militare», sintetizza Ritter: «Il governo iraniano non è cambiato e il suo nucleare (civile) non è stato toccato». Idem il vasto arsenale dei missili balistici, che hanno raso al suolo tutte le basi Usa nel Golfo Persico.
Le portaerei? Tenute lontanissime dai missili iraniani. Impensabile poi uno sbarco dei marines: sarebbe stato un suicidio.
Tuttora, lo Stretto di Hormuz resta sotto il pieno controllo di Teheran. «Per gli Stati Uniti, questa è una sconfitta schiacciante. È anche l'inizio di un declino ormai vistoso. Per Trump, significa il quasi sicuro disastro alle imminenti elezioni di medio termine, a prescindere dalle esilaranti storielle che si inventerà, per tentare di raccontare che il vincitore sarebbe lui».
A pesare è la fortissima delegittimazione della Casa Bianca:
il presidente è stato abbandonato dai trumpiani della prima ora, quelli del movimento Maga, delusi e traditi dalla censura imposta agli Epstein Files. Un super-trumpiano come Joe Kent, capo dell'antiterrorismo, si è dimesso in modo rumoroso: accusa il presidente di aver aggredito l'Iran senza motivo, solo per assecondare Netanyahu.
Francesco Toscano è fra quanti si domandano se Trump, oltre a essere “compromesso” e forse ricattato, non sia anche spaventato:
«È stato verosimilmente il Mossad a uccidergli sotto il naso un fedelissimo come Charlie Kirk, leader dei giovani Maga: si era permesso di accusare Netanyahu di tacita complicità nella strage del 7 Ottobre».