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mercoledì 5 agosto 2026

Il vertice dei ministri dell'interno in Europa elogia la Spagna.

Per quattro giorni ci hanno raccontato che Giorgia Meloni aveva radunato 22 Paesi europei per mettere Pedro Sánchez all’angolo.
Italo Bocchino aveva già stappato lo spumante:
Sánchez “politicamente umiliato”, la Spagna sotto processo, l’Europa finalmente in marcia dietro Giorgia.
Poi si sono riuniti davvero i ministri dell’Interno dell’Unione europea.
E il processo alla Spagna si è trasformato in una cerimonia di encomio alla Spagna.
Il comunicato finale parla di “forte solidarietà” a Madrid e definisce “rapida ed efficace” la risposta delle autorità spagnole. Riconosce che la stragrande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è già stata rimpatriata e, soprattutto, che non c’è stato alcuno spostamento verso la Spagna continentale o verso altri Stati membri.
Tradotto: l’invasione dell’Europa annunciata da Tajani si è fermata prima ancora di trovare sulla cartina quel famoso confine tra Italia e Spagna.
E la grande lettera dei 22? Scomparsa.
Nel documento finale non c’è una sola parola sul presunto “fattore di attrazione” provocato dalla regolarizzazione spagnola. Nessuna accusa a Sánchez. Nessuna richiesta di escludere la Spagna da Schengen.
Nessun impegno europeo a finanziare i famosi return hubs tanto cari alla destra italiana.
Ci sono le solite indicazioni condivise: proteggere le frontiere esterne, combattere i trafficanti, rafforzare i rimpatri, collaborare con i Paesi terzi. Esattamente ciò che la Spagna stava già facendo insieme al Marocco.
L’unico appunto riguarda la necessità di coordinare meglio la comunicazione durante le crisi e contrastare la manipolazione delle informazioni da parte di attori esterni.
Praticamente hanno convocato una riunione europea per scoprire che il problema, oltre ai trafficanti, era la montagna di balle circolata attorno a Ceuta.
Meloni voleva mettere Sánchez sul banco degli imputati.
L’Europa gli ha consegnato una medaglia.
Dei 22 firmatari resta una fotografia di gruppo, buona per i social.
Della presunta umiliazione spagnola resta soltanto Italo Bocchino, col bicchiere ancora alzato, che festeggia la sua realtà immaginaria.

martedì 2 giugno 2026

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?

 

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?
Il quotidiano catalano La Vanguardia ha messo in fila diversi punti legati all'assalto giudiziario al Partito Socialista Operaio di Spagna (PSOE) analizzando il ruolo statunitense nell'avvio dell'indagine partita principalmente dalle inchieste contro l'ex primo ministro José Luis Zapatero.
Il vicedirettore de La Vanguardia ricorda che "un servizio di intelligence statunitense ha aperto il caso Zapatero”.
Il Partito Socialista Operaio di Spagna di Sanchez è alle corde dopo aver subito nei giorni scorsi una pesante perquisizione ad opera delle autorità che stanno indagando sui presunti rapporti corruttivi dell’ex premier José Luis Zapatero, a lungo simbolo della sinistra spagnola e internazionale, accusato di traffico d'influenze illecite con Paesi come Cina e Venezuela.
Si tratta dell'ennesima e più vasta serie di scandali che hanno colpito un governo già logorato da diverse inchieste d'ordine interno.
Una "Tangentopoli" alla spagnola che colpisce questa volta i socialisti iberici in una fase in cui il loro premier si trova in una fase di grande esposizione internazionale.
Secondo la Vanguardia l’HSI (Homeland Security Investigations) ha decifrato il telefono di un imprenditore venezuelano sospetto, fornendo informazioni cruciali alla polizia spagnola”.
Nulla di illegale, chiaramente: la cooperazione informativa è uno standard. Ma il punto è il contesto: queste mosse arrivano mentre Madrid prova a costruire una linea autonoma, più aperta alla Cina e meno allineata alle richieste strategiche di Washington.
Sánchez ha detto no all’aumento delle spese militari al 5% del PIL, ha rafforzato i rapporti economici con Pechino, ha assunto posizioni scomode su Israele e Iran e ha spinto per una maggiore autonomia europea.
Una posizione che rompe gli equilibri tradizionali del blocco occidentale. Cosa che a Washington non va giù.
Leggi l'articolo di @Murandrea1 it.insideover.com/politica/spagn



Gli USA adottano l'atteggiamento titpico di chi persegue i propri interessi in modo illecito, sostituendo il potere della legge con la prepotenza e l'intimidazione per ottenere vantaggi personali o di gruppo...