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martedì 7 aprile 2026
LE PRIMARIE SECONDARIE.
domenica 18 settembre 2022
Impianto fotovoltaico, è questa la durata media dei pannelli. - Paola Ferraro
Gli impianti fotovoltaici sono un’importante innovazione tecnologica ormai consolidata, ma quale è la loro durata nel tempo? Andiamo a scoprirlo.
Impianto fotovoltaico è sinonimo di risparmio energetico e di energia pulita. Si è rivelato una delle risposte più significative ai problemi contestuali al nostro ultimo periodo storico relativi all’aumento indiscriminato dei prezzi di luce e gas. Mentre rispondeva già da tempo al problema annoso della salute del nostro pianeta.
Non essendo una completa novità nel panorama delle energie rinnovabili, il fotovoltaico ora inizia ad avere qualche anno ed è lecito farsi qualche domanda rispetto alla sua durata di efficienza nel tempo. Alcuni impianti sono stati installati anche un paio di decenni fa e funzionano a pieno regime continuativamente. Quale è il loro ciclo di vita?
Che l’installazione di un impianto fotovoltaico consenta di ottenere notevoli risparmi sui costi energetici è un dato di fatto incontrovertibile. Anche se è necessario attendere i tempi per ammortizzare l’investimento iniziale, ormai molto più contenuto, ma sempre cospicuo. L’altro aspetto da valutare attentamente è la durata dei pannelli solari rispetto al loro utilizzo.
In media un sistema fotovoltaico è garantito per una durata di circa 25 anni. Longevità superiore dunque a qualsiasi altro tipo di generatore di energia rinnovabile e non. Ciclo di vita importante che rende davvero conveniente l’installazione di questi straordinari gioielli del panorama delle energie rinnovabili.
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La lunga durata consente l’ammortamento dei costi sostenuti inizialmente per la posa, senza contare i benefici per l’ambiente. Il contributo che si pone in essere si inserisce nel circolo virtuoso della produzione di energia pulita e perché no nel rendersi totalmente indipendenti dai fornitori.
Gli esempi di longevità di impianti fotovoltaici sono numerosi. Il primo è stato quello installato sull’isola di Vulcano alle Eolie. L’impianto di circa 30 anni fa è ancora attivo con un rendimento soddisfacente per il fabbisogno elettrico dell’isola. La produzione energetica aveva avuto un calo del solo 6% dopo i primi 20 anni di vita a pieno regime.
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Occorre fare una precisazione quando ci riferiamo alla durata dei pannelli con il termine “vita utile”. Poichè la durata di produzione di energia per i pannelli è notevolmente lunga, ma bisogna tenere conto in modo specifico del periodo in cui è conveniente il sistema lasciato in funzione. Vale a dire l’arco temporale in cui energia prodotta e risparmio collegato coprono i costi di esercizio e manutenzione.
La manutenzione è importantissima per la corretta funzionalità dei pannelli fotovoltaici. La pulizia periodica dalla sporcizia e dalle polveri sottili che inevitabilmente si depositano sui moduli è raccomandata per salvaguardare efficienza e ridurre il deterioramento, garantendo la durata nel tempo ottimale.
https://www.orizzontenergia.it/2022/09/15/impianto-fotovoltaico-durata-media-pannelli/
sabato 10 ottobre 2020
Per ridurre le emissioni il nucleare è sette volte meno efficace delle fonti rinnovabili. -
Rinnovabili battono nucleare di sette lunghezze: i risultati di uno studio britannico che ha analizzato 25 anni di produzione elettrica ed emissioni di CO2 in 123 paesi.
Le energie rinnovabili sono notevolmente più efficaci del nucleare nel ridurre le emissioni di carbonio derivanti dalla produzione di energia elettrica.
E le due tecnologie tendono ad ostacolarsi a vicenda, se considerate in un approccio congiunto. Lo spiega un nuovo studio britannico.
Le energie rinnovabili sono fino a 7 volte più efficaci nel ridurre le emissioni di carbonio rispetto all’energia nucleare, precisa lo studio “Differences in carbon emissions reduction between countries pursuing renewable electricity versus nuclear power”, appena pubblicato su Nature Energy (scaricabile dal link in fondo a questo articolo).
Il documento dell’Università del Sussex (UoS) conclude che il nucleare non può più essere considerato efficace come tecnologia energetica a basse emissioni di carbonio, e suggerisce che i paesi che puntano a ridurre rapidamente ed economicamente le loro emissioni dovrebbero dare priorità alle rinnovabili.
Lo studio prende in considerazione tre ipotesi: in primo luogo, che più un paese adotta il nucleare più le emissioni diminuiscono; la seconda, che più un paese adotta le rinnovabili più le emissioni diminuiscono; e la terza, che il nucleare e le rinnovabili sono opzioni reciprocamente esclusive, che tendono cioè ad annullarsi vicendevolmente a livello di sistema energetico.
Le tre ipotesi sono state testate a fronte di 25 anni di generazione elettrica e di dati sulle emissioni di 123 paesi.
I ricercatori della UoS hanno rilevato una scarsa correlazione tra la produzione relativa di elettricità nucleare e le emissioni di CO2 pro-capite, ma hanno osservato un collegamento con il PIL pro-capite delle nazioni studiate.
I paesi con un alto PIL pro-capite hanno visto una certa riduzione delle emissioni con l’aumento del nucleare, ma le regioni con un PIL più basso hanno aumentato le emissioni di CO2 con l’uso del nucleare.
Per le rinnovabili, invece, i dati hanno rivelato una diminuzione delle emissioni di CO2 associate alla tecnologia “in tutti i periodi e i campioni di paese” e senza un legame significativo con il PIL pro capite.
Gli impegni di politica nazionale tendono a favorire in maniera alternativa l’una o l’altra opzione, hanno osservato i ricercatori della UoS; in altre parole, politiche favorevoli al nucleare tendono a ridurre la diffusione delle rinnovabili e viceversa.
La ricerca mostra l’infondatezza di argomenti a favore della coesistenza di nucleare e rinnovabili, cioè dell’approccio “tutto allo stesso tempo”, ha detto Andy Stirling, professore di politica scientifica e tecnologica del’UoS.
“I nostri risultati mostrano non solo che gli investimenti nel nucleare in tutto il mondo tendono, tutto sommato, ad essere meno efficaci degli investimenti in rinnovabili per la mitigazione delle emissioni di carbonio, ma che le tensioni tra queste due strategie possono erodere ulteriormente l’efficacia delle misure per evitare gli stravolgimenti climatici”.
Gli autori dello studio hanno riconosciuto che il loro rapporto ha considerato solo le emissioni di carbonio e che in futuro sarà necessario considerare anche fattori quali il costo economico, la pianificazione integrata delle risorse, l’affidabilità, gli impatti del ciclo di vita, i profili di rischio, la gestione dei rifiuti e gli impatti ecologici, politici e di sicurezza.
Considerato però che le rinnovabili sembrano molto più efficaci per l’abbattimento delle emissioni di carbonio in tutto il mondo, emergono importanti implicazioni negative per l’energia nucleare.
Tecnologicamente, i sistemi nucleari sono stati inclini in passato a maggiori sovraccosti di costruzione, maggiori ritardi e tempi di consegna più lunghi rispetto ai progetti di energia rinnovabile, indica lo studio.
Un set di dati reali sui tempi di costruzione di 273 progetti di energia elettrica su un periodo di 50 anni mostra una tempistica media di 90 mesi per il nucleare, con punte di oltre 150 mesi, cioè più di 12 anni e mezzo, rispetto a una media di 40 mesi per il fotovoltaico e ancora meno per l’eolico, come mostra l’illustrazione tratta dalla ricerca.

Il nucleare e l’idroelettrico tendono a sforare i costi stimati anche se normalizzati sulla stessa scala, per unità di MW elettrico installato. Ciò vuol dire che, per ogni dollaro investito, la modularità dei progetti ad energie rinnovabili offre una riduzione delle emissioni più rapida di quanto non facciano i progetti nucleari su larga scala, molto più lunghi e soggetti a ritardi.
“È un’anomalia che le forti rivendicazioni a favore di particolari tecnologie con cui questo lavoro è iniziato, siano rimaste per così tanto tempo così poco evidenti. Incoraggiamo anche altri ad affrontare questa lacuna nelle loro ricerche future”, hanno detto i ricercatori.
Anche senza considerare tutti i fattori in gioco, gli autori del rapporto hanno affermato che i dati sulle emissioni sono già sufficienti da soli a indicare chiaramente ai Paesi che sperano di ridurre le loro emissioni di concentrarsi sulle fonti rinnovabili piuttosto che sul nucleare.
“L’evidenza indica chiaramente che il nucleare è il meno efficace delle due strategie di abbattimento delle emissioni di carbonio e, insieme alla sua tendenza a non coesistere bene con le energie rinnovabili, solleva seri dubbi sulla saggezza di dare priorità agli investimenti nel nucleare rispetto alle energie rinnovabili”, ha detto Benjamin K Sovacool, un altro professore di politica energetica alla UoS.
“I paesi che pianificano investimenti su larga scala nel nuovo nucleare rischiano di sopprimere i maggiori benefici climatici derivanti da investimenti in energie rinnovabili alternative”.
Dietro al complottismo negazionista. - Tommaso Merlo
Dietro al complottismo vi sono delle ragioni più profonde. Non si tratta solo di persone ignoranti che farneticano o di fanatici della domenica. Ormai il complottismo dilaga ovunque nella nostra società e non potevano certo mancare i negazionisti della pandemia e i partigiani della dittatura sanitaria. Già, il complottista si ritiene più furbo e intelligente degli altri e si discosta da quella massa d’ingenui che si bevono le versioni ufficiali e rispettano le regole. Si crede cioè superiore agli altri e l’unico che ha capito davvero come stanno le cose. In una parola. Ego. Ma c’è dell’altro. Il complottista ha una visione malvagia del mondo. Crede vi siano cricche occulte sedute in qualche stanza dei bottoni a complottare contro di lui e l’intero pianeta. Il fatto che il mondo sia così sporco, fa sentire il complottista più pulito di quello che è in realtà. Il complottista imbratta cioè il mondo per giustificare se stesso e per lavarsi la coscienza. Per assurdo, sono infatti proprio coloro che vedono complotti ovunque che spesso nella vita complottano a danno degli altri. I complottisti proiettano sul mondo le proprie storture personali e temono di finire vittime delle trame che frullano a loro nel cervello. In una parola. Ego. Ma c’è di più. Il complottista è spesso una persona frustrata e arrabbiata col mondo contro cui quindi si sfoga. Invece cioè di assumersi la responsabilità delle proprie sconfitte o delusioni o traumi, il complottista scarica tutta la colpa del suo malessere sul mondo che lo circonda e lo fa infamandolo di chissà quali oscuri complotti. Si tratta di complottisti che accampano scuse e infangano il mondo per ripicca. In una parola. Ego. Ma c’è ancora di più. Non tutti i complottisti sono autentici e cioè credono davvero ai castelli complottistici che costruiscono per aria. Vi sono anche molti complottisti per convenienza. Quelli che cioè millantano complotti al misero scopo di conquistare il centro dell’attenzione. Per finire sui giornali o in televisione o conquistare la scena al bar o nella tavolata tra amici. Complottisti che si mettono controvento solo perché gli rende in popolarità. In una parola. Ego. Poi ci sono i complottisti a fini politici. Quelli che si rendono perfettamente conto delle fregnacce complottistiche che raccontano, ma lo fanno lo stesso allo scopo d’infangare la reputazione ai loro avversari. Se comanda il loro partito allora il mondo è lindo e trasparente. Se comanda il partito dei loro nemici allora il mondo intero è vittima di uno sporco complotto. Sfacciata ipocrisia e odio che calpesta anche il semplice buonsenso. In una parola. Ego. Già, a sentire il complottismo imperante perfino il coronavirus sarebbe una mezza bufala o un’operazione studiata a tavolino mentre le misure per contenerlo avrebbero secondi fini. Nemmeno migliaia di morti e la scienza mondiale schierata hanno scoraggiato i partigiani della dittatura sanitaria. La drammaticità della pandemia e la sua persistenza ne stanno però fiaccando le resistenze. Alla lunga molti complottisti stanno capendo che l’unico vero complottista che li perseguita è dentro di loro. E si chiama ego.
https://repubblicaeuropea.com/2020/10/10/dietro-al-complottismo-negazionista/
mercoledì 8 luglio 2020
Le favolette di Renzi sul maggioritario. - Franco Monaco

mercoledì 2 marzo 2016
Fuggire all'estero per evitare la pressione del fisco. - Luca Romano
Ecco come aumentare il proprio assegno mensile e il proprio potere d'acquisto evitando il fisco italiano e vivendo in luoghi esotici.
L'imposizione fiscale è oramai al 50% e tra i nostri conti corrente continuano a fischiare i venti di una possbile patrimoniale.

