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lunedì 30 marzo 2026

La Spagna nuova locomotiva Ue. Ma noi ignoriamo Sanchez - LA NOTIZIA. - di Stefano Rizzuti


C’è chi lo definisce il miracolo spagnolo. Chi, invece, ritiene sia semplicemente frutto di politiche più attente alle fasce di reddito medio-basse. In ogni caso, la certezza è che la Spagna continua a far segnare una crescita economica da record, con il Pil che nel quarto trimestre è cresciuto dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti (dopo un +0,4%) e su base annua del 2% (contro l’1,9% previsto).
Gli ultimi dati sull’economia di Madrid evidenziano il grande contributo della domanda domestica e certificano la piena ripresa dopo la batosta del Covid, quando – nel 2020 – il Pil era sceso addirittura dell’11,2%. Un balzo, quello del 2023, non imprevisto, considerando che già nel 2022 la Spagna è riuscita a correre con una crescita del 5,8%. Si tratta, piuttosto, di un trend che si conferma. D’altronde anche le previsioni d’inverno della Commissione Ue certificano una crescita, per la Spagna, superiore a quella di qualsiasi altro big continentale: oltre un punto e mezzo in più nel 2023 rispetto a Francia e Italia (per non parlare della Germania in piena crisi), circa un punto nel 2024 e idem nel 2025, con una crescita superiore anche al Portogallo, che più degli altri si avvicina a questi ritmi, pur non eguagliandoli.

SALARIO MINIMO RAFFORZATO E OCCUPAZIONE RECORD. LA RICETTA DI PEDRO SANCHEZ OPPOSTA A QUELLA DELLA MELONI PAGA.

Ma come è riuscita in questa impresa Madrid? Se guardiamo agli ultimi tempi la ricetta del governo guidato da Pedro Sanchez è stata semplice: aiutare le fasce più deboli, proteggendo i redditi medio-bassi, anche grazie ai proventi delle tasse sugli extraprofitti delle banche e delle grandi società.
La crescita europea deriva anche da ragioni strutturali sicuramente, come la maggiore presenza di grandi imprese rispetto all’Italia, una popolazione più istruita e un debito minore, per quanto non basso. A trascinare l’economia spagnola è sicuramente il turismo, vero motore del Pil (pesa quasi per il 13%): l’anno scorso ha toccato il record di 85 milioni di presenze, contendendo alla Francia il primato assoluto. A giovare è stato anche il rapido rientro dell’inflazione, con i consumi ripartiti presto. Innanzitutto per la minore dipendenza dal gas russo, ma anche grazie al tetto al prezzo dell’energia fissato dal governo.

IL PIL SOSTENUTO DA CONSUMI E TURISMO CONTINUA A CORRERE. IN SPAGNA HANNO FUNZIONATO ANCHE LE MISURE ANTI-INFLAZIONE.

La Spagna ha puntato molto sulle fonti rinnovabili, grazie alle quali ha prezzi più bassi. Hanno funzionato, secondo gli analisti, le politiche per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie. Per esempio l’aumento del salario minimo: con il governo Sanchez è cresciuto di oltre il 50% dal 2018, fino agli attuali 1.134 euro mensili. Le pensioni sono state indicizzate all’inflazione, è stato contenuto l’effetto del caro-bollette, sono stati introdotti sussidi alle famiglie con redditi bassi ed è stata ridotta l’Iva sui prodotti di prima necessità.
In un quadro in cui l’occupazione è cresciuta, anche dopo la riforma del lavoro che limita (con successo) il ricorso ai contratti a tempo: gli occupati sono cresciuti di oltre un milione in quattro anni, nel solo 2023 sono stati creati 780mila posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è in costante discesa fino all’11,8%. E bene è andata anche sul fronte della competitività delle imprese, che vanno meglio in patria ed esportano di più all’estero. Un mix che ha portato la Spagna a essere il vero traino dell’Ue.

Stefano Rizzuti.

domenica 15 dicembre 2024

La Motilla del Azuer: un capolavoro dell’ingegneria antica!

 

Nel cuore di Daimiel, a Ciudad Real, si trova uno dei più affascinanti siti dell’età del bronzo (2200-1500 a.C.): La Motilla del Azuer. Qui è custodito il pozzo più antico della penisola iberica, un’opera straordinaria pensata per raccogliere acqua sotterranea in un territorio arido e difficile.
Questa incredibile struttura testimonia la capacità dei nostri antenati di adattarsi e sopravvivere, trasformando le sfide del clima in opportunità. Un pezzo di storia che dimostra quanto l’ingegno umano non abbia mai avuto limiti!

venerdì 9 agosto 2024

La Motilla del Azuer - Daimiel - Spagna

 

La Motilla del Azuer a Daimiel, in Spagna, è il più antico pozzo preistorico del paese, risalente all'Età del Bronzo tra il 2200 e il 1200 a.C. Dichiarato bene di interesse culturale, questo sito offre una visione unica della vita di una antica civiltà. Le imponenti strutture fortificate, con mura di mamposteria alte più di 8 metri, testimoniano l'abilità di queste antiche comunità nel gestire risorse vitali come l'acqua e nell'agricoltura e produzione di ceramica. Visitare la Motilla del Azuer significa fare un viaggio nel passato e scoprire tracce di una cultura millenaria.

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giovedì 1 agosto 2024

La Motilla del Azuer, il più antico pozzo preistorico della Spagna. - DT Gomez

 

Se ti trovi a esplorare la Spagna e in particolare la regione di Castiglia-La Mancia, c'è un posto che merita una visita: la Motilla del Azuer a Daimiel.

Questo sito preistorico dell'Età del Bronzo, dichiarato bene di interesse culturale, ci porta indietro nel tempo, tra il 2200 e il 1200 a.C., offrendo una finestra unica su una civiltà antica.
Le peculiarità della Motilla del Azuer risiedono nelle sue imponenti strutture fortificate, tra cui spiccano mura di mamposteria che si ergono per più di 8 metri.

All'interno di queste fortificazioni, gli abitanti gestivano risorse vitali come l'acqua, grazie a un ingegnoso sistema di pozzi, e si dedicavano all'agricoltura, al bestiame e alla produzione di ceramica.
Un elemento distintivo è il grande pozzo al centro del sito, profondo almeno 16 metri, che testimonia l'ingegnosità con cui queste comunità antiche risolvevano i problemi pratici.

Visitarla è come fare un salto nel passato, toccando con mano le tracce di una cultura millenaria che ha saputo modificare un ambiente inospitale per adattarlo alle proprie esigenze.


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domenica 7 gennaio 2024

Dolmen de Soto. Trigueros, Andalusia, Spagna -

   

Il Dolmen de Soto è una struttura sotterranea neolitica a Trigueros, Andalusia, Spagna. Si stima che sia stato costruito tra 4.500 e 5.000 anni fa ed è uno dei circa 200 siti di sepoltura rituale neolitici nella provincia di Huelva.
Il sito fu scoperto da Armando de Soto Morillas nel 1922. È un tumulo circolare con un diametro di 75 metri. Ha un passaggio a forma di V lungo 21 metri wd è largo 0,8 metri, alto 1,55 metri. All'estremità orientale del passaggio c'è una camera. Durante l'equinozio, il sole illumina per alcuni minuti l'interno del corridoio e la camera. Molte delle pietre erette hanno incisioni ed è considerato uno dei dolmen più grandi della Spagna. Il passaggio ha 31 menhir nella parte settentrionale e 33 nella parte meridionale. Le pietre erette sono di quarzite, arenaria e calcare e portano 20 pietre di copertura che costituiscono il tetto del passaggio.
Al suo interno sono stati scoperti otto corpi sepolti in posizione fetale con accanto i rispettivi artefatti. Sono stati scoperti anche pugnali, coppe e fossili marini. Sono state trovate anche incisioni su 43 pietre erette che descrivono esseri umani, tazze, coltelli e forme geometriche come semplici linee o cerchi.

mercoledì 25 ottobre 2023

Pugnale di cristallo di rocca.

Nel 2017, un team di archeologi che scavava la tomba megalitica (3000 a.C.) di Montelirio Tholos (Spagna) ha scoperto uno straordinario pugnale formato da cristallo di rocca. Gli esperti dicono che è il pezzo tecnicamente più sofisticato mai scoperto nell'Iberia preistorica e che sarebbe stata necessaria un'enorme abilità per scolpirlo.
Questo manufatto di 5000 anni fa è lungo quasi 8,5 pollici ed è stato trovato insieme a 10 punte di freccia, quattro lame e un nucleo per fabbricare armi, tutti costituiti da cristallo di rocca. L'arma potrebbe essere appartenuta un tempo a un individuo d'élite e potrebbe aver avuto un significato simbolico.
Uno scavo di tombe megalitiche a Valencina de la Concepción in Spagna ha portato alla drammatica scoperta di rare reliquie, che gli esperti hanno descritto come eccezionali e magnificamente ben conservate. Montelirio Tholos, scavato tra il 2007 e il 2010, è una grande costruzione megalitica che si estende per quasi 44 metri in totale, costruita con grandi lastre di ardesia. All'interno della struttura sono state trovate almeno 25 persone. Le analisi hanno suggerito che ci fosse un maschio e numerose femmine che avevano bevuto una sostanza velenosa. Resti di donne siedono in cerchio in una camera adiacente alle ossa che si ritiene appartengano al loro capo. Altri risultati sono
25 punte di freccia e nuclei utilizzati per creare i manufatti, tutti realizzati in cristallo.

Notizia fornita da Viviana Vivarelli,

sabato 17 luglio 2021

Ecco perché il Green pass è costituzionale e può limitare alcune libertà. - Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani

 

La Costituzione tutela la salute come interesse della collettività ed è quindi ammissibile limitare la libertà di chi non si vaccina, ma le cure vanno garantite a tutti.

I punti chiave


Alla sola ipotesi di introdurre anche in Italia il possesso del green pass per consentire l’accesso a stadi, ristoranti e altri luoghi pubblici si è risposto soprattutto con slogan. L’idea è stata liquidata come uno scherzo dal leader della Lega, definita addirittura «raggelante» da Giorgia Meloni, in insanabile contrasto con la libertà individuale «sacra e inviolabile». Dall’altra parte, non manca chi auspica una soluzione del genere come una sorta di giusta punizione per i reprobi che si sono sottratti al dovere etico di vaccinarsi e propone addirittura di far pagare le cure a chi si ammala «per colpa sua».

Tutto ciò distrae da una questione che è, invece, terribilmente seria e davvero merita di essere sottratta alla propaganda, specie ora che la maggioranza degli italiani ha ricevuto almeno la prima dose e quindi una prospettiva del genere diventa assai più concreta.

Quando la campagna vaccinale stava per partire ci eravamo chiesti se lo Stato avrebbe potuto costringere i cittadini alla profilassi. Anche allora, infatti, alcuni si opponevano per principio sventolando il vessillo della libertà, quasi mai però declinandone un significato intellegibile.

Cosa dice la Costituzione.

Nella nostra Costituzione, dicevamo, la salute non è tutelata solo come diritto fondamentale del singolo ma altresì come interesse della collettività. Ciò consente l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto «non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri», come ha stabilito la Corte costituzionale nel 2018.
D’altro canto, la Costituzione stessa consente di introdurre limiti alla libertà di circolazione proprio per motivi di sanità. Intravediamo quindi lo spazio per istituire, per legge, non tanto una prescrizione, un trattamento sanitario obbligatorio, quanto qualcosa che somigli a un onere.

Per chi scatta l’obbligo del vaccino.

Si potrebbe subordinare alla vaccinazione l’esercizio di professioni che impongono il contatto con molte persone, a maggior ragione quando si tratta di persone fragili. Pensiamo a medici, insegnanti, forze dell'ordine.
Alla medesima condizione potrebbe essere sottoposta la partecipazione a eventi o contesti in cui il contagio rischia di diffondersi con rapidità, come concerti, stadi, discoteche e persino ristoranti o mezzi di trasporto pubblico.
Non vedremmo particolari difficoltà a estendere simili limitazioni alla frequentazione di scuole o luoghi di culto, qualora si dimostrasse che appunto si tratta di contesti ove il virus circola in modo più veloce.

E ciò non solo per evitare la diffusione di focolai, ma anche per consentire alle persone che non possono usufruire del vaccino per ragioni di salute – che sarebbero ovviamente esonerate dall'onere del “green pass” – di esercitare quei diritti che altrimenti sarebbero loro preclusi per elementari ragioni di prudenza.

Le condizioni per l’obbligo.

Certo, tutto ciò ad alcune condizioni: che la scienza garantisca, entro i confini in cui può farlo, la sicurezza dei vaccini e la loro indispensabilità per superare la pandemia; che sia diffusa una campagna di capillare informazione circa i molti benefici e i lievi rischi; che sia consentito a chiunque intenda vaccinarsi di farlo.

Questo scrivevamo mesi fa e questo sottoscriviamo oggi quando quelle condizioni che allora auspicavamo sembrano essersi tutte verificate. Sicché non vediamo difficoltà a che il Parlamento introduca limitazioni per chi avrebbe potuto vaccinarsi e ha scelto di non farlo. Ci pare infatti che una simile iniziativa corrisponda a un bilanciamento fra beni giuridici ben orientato dal punto di vista costituzionale. In particolare, di fronte a una pandemia che mette a serio rischio la vita, bene primario in assenza del quale gli altri beni nemmeno esisterebbero, questi ultimi ben possono essere compressi per tutelare il primo.

Vale il principio di ragionevolezza.

Come si opera questo bilanciamento? In base ad alcune regole note, declinate seguendo il principio di ragionevolezza. Possiamo ricordarne alcuni: i beni collettivi possono fare premio su quelli individuali; in base al principio di solidarietà, le persone più deboli debbono essere tutelate; in base a quello di responsabilità, chi si è posto in una posizione di rischio che avrebbe potuto evitare senza difficoltà, può essere, in una certa misura, meno tutelato di chi quella stessa posizione di rischio non ha potuto evitare; infine, situazioni emergenziali possono giustificare una maggiore compressione, per il tempo strettamente necessario, di alcuni diritti fondamentali.

Lo ribadiamo: la legge può limitare, senza comprimerla del tutto, la libertà di movimento e di riunione di chi, potendo vaccinarsi, non l’ha fatto per sua libera scelta, contro l’opinione della comunità scientifica. Ciò, al fine di debellare il virus e garantire l’esercizio pieno di tali libertà alle persone escluse dalla profilassi per motivi di salute.

In quest’ottica qualcuno addirittura ipotizza di escludere dalle cure chi abbia rinunciato alla prevenzione. Non condividiamo una simile soluzione, almeno oggi in cui non esiste una scarsità di risorse tali da imporre scelte drammatiche. Accettare questa impostazione significa porsi su una china pericolosa e in contrasto con l’idea della salute come diritto assoluto, di cui si gode indipendente dalle scelte di vita. All’estremo, infatti, seguendo questa “strada” gli ospedali potrebbero “respingere” chi ha avuto una condotta di vita poco sana, oppure a chi si è messo in pericolo o a chi ha attentato alla propria vita.
E noi preferiamo vivere in un Paese che si prende cura di fumatori obesi, appassionati di sport estremi e aspiranti suicidi.

IlSole24Ore

domenica 6 giugno 2021

Blocco licenziamenti solo in Italia. Come funzionano le regole degli altri paesi. - Claudio Tucci

 

I punti chiave


In Italia si continua a discutere di blocco dei licenziamenti, con i sindacati che, a gran voce, chiedono al premier, Mario Draghi, di prorogare nuovamente la misura - un unicum a livello internazionale - fino al 31 ottobre.

L’esecutivo è diviso, e da palazzo Chigi difendono la faticosa mediazione messa a punto, sul solco delle esperienze europee, che prevede dal 1° luglio il blocco dei licenziamenti solo per quelle imprese, in difficoltà, che utilizzano la cassa integrazione scontata, senza cioè pagare i contributi addizionali.

Contrarie a nuove proroghe del divieto sono le imprese, che chiedono invece misure ad hoc per accompagnare (e non sprecare) questi mesi di ripresa.

IL CONFRONTO

Elasticità dell'occupazione rispetto al PIL. Dati in % - Fonte: elaborazione @AGarnero su dati OCSE

IL CONFRONTO

Noi e gli altri.

Ma negli altri paesi cosa è successo in quest’anno e più di pandemia? Grazie all’aiuto di Andrea Garnero, economista al dipartimento occupazione e affari sociali dell’Ocse, abbiamo provato a vedere un po’ anche “a casa degli altri”. Anche per comprendere, un po’ meglio, le critiche che la Ue ha sollevato nei giorni scorsi al blocco generalizzato dei licenziamenti italiano.

In Germania cig più generosa, in Francia più controlli.

Ma procediamo con ordine. La Germania, come moltissimi altri paesi Ocse, ad esempio, ha reso più generosa la cassa integrazione, ma non ha vietato i licenziamenti. Francia e Spagna hanno optato per una via intermedia, di aumento dei controlli e dei costi.

In Spagna, un lavoratore licenziato a causa del Covid-19 può andare dal giudice e far dichiarare il licenziamento nullo, con conseguente reintegra, o illegittimo, nel qual caso il dipendente riceve un compenso di 33 giorni di retribuzione per anno di lavoro.

La Francia ha messo in piedi un sistema di controlli rafforzati dei licenziamenti collettivi nelle aziende con più di 50 dipendenti da parte della Direccte, l’autorità alla quale queste aziende devono notificare l’intenzione di licenziare un lavoratore.

Il legame tra cig scontata e maggiore tutela dell’occupazione

In Europa, insomma, laddove si è messo in piedi un sistema di cassa integrazione generoso (e vantaggioso per le imprese) c’è stata una relativa stabilità dei contratti a tempo indeterminato. Ma al contrario la crisi si è abbattuta sui lavori precari: in molti paesi Ue si è assistito a un crollo delle assunzioni a tempo per i mancati rinnovi dei contratti a termine. Quindi, anche all’estero, come in Italia per diversi mesi, tante persone hanno perso il lavoro, ma non attraverso i licenziamenti.

L’esempio del Regno Unito.

I dati per ora sono parziali. Ma dall’Ocse confermano che in Francia e Regno unito i licenziamenti non sono schizzati al rialzo nei primi mesi di pandemia. Interessante è l’esempio inglese.

Qui, cioè nel Regno unito, dove licenziare è molto più semplice che in Italia e la maggior parte dei paesi Ocse, nei primi mesi dell’emergenza l’aumento dei licenziamenti è stato limitato, mentre ha cominciato ad accelerare significativamente in estate, quando il Job Retention Scheme, una sorta di cassa integrazione, è stato reso meno generoso.

Un altro segnale che il provvedimento davvero determinante in questi mesi è la Cig “vantaggiosa”: se le imprese, infatti, hanno accesso a questa Cig, non licenziano, perché licenziare costa in termini di procedure, indennizzi ed eventuali ricorsi. Del resto, la mediazione messa a punto dai tecnici di palazzo Chigi proprio a tutti questi esempi internazionali si è rifatta, legando la cig scontata al blocco dei licenziamenti.

L’impatto sul mercato del lavoro.

Ma queste diverse misure normative adottate oltralpe che impatto hanno avuto sui rispettivi mercati del lavoro? In altre parole, il mancato divieto generalizzato di licenziamento ha prodotto pesanti perdite occupazionali in Germania, Francia, Spagna, Regno Unito? Una prima risposta a queste domande è arrivata nei giorni scorsi dalla commissione Ue.

Che ha evidenziato come l’elasticità media totale dell’occupazione nell’Ue - che misura la reattività dell’occupazione ai cambiamenti dell’attività economica - sia stata di 0,25 nel 2020, rispetto a un’elasticità di 0,24 per l’Italia.

Per alcuni paesi, come Germania e Francia, l’elasticità dell’occupazione è ancora più bassa, ovvero quei paesi sono riusciti a contenere l’impatto sul mercato del lavoro senza ricorrere a misure restrittive come il divieto assoluto di licenziamenti.

In sintesi, il calo dell’occupazione rispetto al Pil in Italia è stato nella media europea e peggiore di Francia, Germania. È stato invece migliore di Portogallo e Spagna. Per tutti questi motivi, la commissione Ue ritiene che il divieto di licenziamento, più a lungo resti in vigore, «potrebbe addirittura rivelarsi controproducente poiché ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro a livello aziendale».

IlSole24Ore

lunedì 3 agosto 2020

Re Juan Carlos abbandona la Spagna e si trasferisce all’estero dopo inchieste per evasione. -

Re Juan Carlos abbandona la Spagna e si trasferisce all’estero dopo inchieste per evasione

All'origine della decisione di Juan Carlos le indagini avviate dai pubblici ministeri svizzeri e spagnoli sui presunti fondi nei paradisi fiscali. Il suo legale ha assicurato in una dichiarazione che, nonostante la partenza, il suo cliente resta a disposizione della Procura.
All’origine della decisione di Juan Carlos le indagini avviate dai pubblici ministeri svizzeri e spagnoli sui presunti fondi nei paradisi fiscali. Il suo legale ha assicurato in una dichiarazione che, nonostante la partenza, il suo cliente resta a disposizione della Procura.Non è ancora ufficialmente indagato, anche se fonti giudiziarie svizzere non escludono che lo sarà in futuro. Ma le pesanti ombre dell’inchiesta per evasione fiscale in patria e in Svizzera che lo ha coinvolto hanno spinto il re emerito di Spagna Juan Carlos ad abbandonare la Spagna e a lasciare il palazzo della Zarzuela per trasferirsi all’estero. Lo ha annunciato al figlio Felipe VI, attuale regnante, che ha ricevuto una sua accorata lettera in cui spiega la sua decisione “di fronte alla ripercussione pubblica che alcuni eventi passati nella mia vita privata stanno generando” e ha espresso al suo erede la sua “assoluta disponibilità ad aiutarvi per facilitare l’esercizio delle vostre funzioni con la tranquillità e la calma che richiede la tua alta responsabilità. Lo esigono la mia storia e la mia dignità di persona”. Il re, scrive El Pais, lo ha ringraziato per la sua decisione, esprimendo “sincero rispetto e gratitudine”.
A marzo re Felipe aveva deciso di rinunciare all’eredità del padre e aveva tolto la pensione ai genitori proprio a seguito dell’apertura da parte dell’autorità anticorruzione di un’inchiesta su cento milioni di euro che Juan Carlos avrebbe ricevuto su un conto svizzero a nome di una fondazione panamense della casa reale saudita. Soldi che sarebbero stati ripartiti fra l’allora re e altre persone affinché l’appalto per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità fra la Mecca e Medina, nel 2011, venisse assegnato a ditte spagnole, su cui pendono sospetti di corruzione.
L’indagine dell’anticorruzione per far luce sull’appalto risale al 2018. Il coinvolgimento di Juan Carlos, padre dell’attuale re Felipe, è nato da una telefonata fra l’imprenditore Juan Villalonga e Corinna zu Sayn-Wittgenstein, amica del sovrano da molti ritenuta sua amante. L’inchiesta però sarà è stata limitata al periodo successivo al 2014, anno della sua abdicazione: nel momento in cui ha lasciato il trono al figlio, Juan Carlos ha perso l’immunità legata al suo ruolo.

giovedì 21 novembre 2019

Ryanair condannata perché fa pagare bagaglio a mano.

Ryanair condannata perché fa pagare bagaglio a mano

Sentenza rivoluzionaria in Spagna. Un tribunale di Madrid, riporta il quotidiano La Vanguardia, ha condannato la compagnia Ryanair per aver fatto pagare un supplemento per il trasporto di un trolley. La compagnia aerea dovrà restituire 20 euro, oltre agli interessi. Secondo la compagnia irlandese, infatti, per portare a bordo il bagaglio a mano bisogna acquistare il biglietto 'priority' per una valigia fino a dieci chili, oltre alla propria borsa. Nella stessa sentenza il tribunale di Madrid obbliga, inoltre, Ryanair a ritirare la clausola con l'obbligo del pagamento di una tariffa aggiuntiva per il bagaglio a mano perché "limita i diritti riconosciuti per legge ai passeggeri.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/11/20/ryanair-condannata-perche-pagare-bagaglio-mano_YzaPF0oDvsH3p6bCxghMGM.html?fbclid=IwAR3xtaE_qSKEE8bdfFZEFzh8SPQ945-LbK8m40qsOWYSRW5gdwd0WQGmDqw

sabato 6 luglio 2019

Migranti, El Diario: “Governo spagnolo minaccia Open Arms con multe fino a 900mila euro se proseguono i salvataggi”.

Migranti, El Diario: “Governo spagnolo minaccia Open Arms con multe fino a 900mila euro se proseguono i salvataggi”


In un documento in possesso del quotidiano iberico, il direttore generale della Marina Mercantile ha inviato un messaggio al capitano della nave impegnata nel salvataggio di migranti nel Mediterraneo centrale elencando le possibili conseguenze in caso di violazione delle direttive.

Fino a 900mila euro di multa in caso di altri salvataggi nel Mediterraneo. È quanto, secondo El Diario, il governo di Madrid ha minacciato di infliggere alla ong spagnola Proactiva Open Arms nel caso in cui decidesse di “violare il blocco dell’esecutivo” socialista di Pedro Sánchez.  In un documento in possesso del quotidiano iberico, il direttore generale della Marina Mercantile ha inviato un messaggio al capitano della nave impegnata nel salvataggio di migranti nel Mediterraneo centrale elencando le possibili conseguenze in caso di “volontà di proseguire con i salvataggi”.
Non si tratta della prima volta. Già in precedenza, riporta il giornale spagnolo, l’organizzazione umanitaria si era vista recapitare avvisi che la intimavano a fermare le attività in mare. Ma si tratta, spiegano, del primo caso in cui il documento è stato firmato da Benito Núñez Quintanilla, il più alto rappresentante della Marina Mercantile e membro del ministero dello Sviluppo spagnolo.

Nel documento si specifica che “le operazioni di ricerca e salvataggio sono vietate, tranne nei casi in cui avvengano nella zona di search and rescue (Sar) di responsabilità nazionale e comunque sempre sotto il coordinamento delle autorità“. Inoltre, è anche vietato “svolgere operazioni di navigazione con lo scopo” di compiere salvataggi “o altre attività che potrebbero portare a tali operazioni” se non in possesso dei permessi delle autorità corrispondenti, cioè l’Italia o Malta. In poche parole, se salvataggio deve esserci questo deve avvenire in modo casuale e occasionale. Le operazioni di navigazione a scopo di pattugliamento non sono consentite. Nel caso in cui vengano riscontrate delle violazioni delle disposizioni, le autorità spagnole possono anche ordinare alla nave “il ritorno in porto”.
Per le “violazioni compiute durante la navigazione” le multe previste possono arrivare fino a 900mila euro, mentre per le infrazioni “contro la sicurezza marittima e l’ordine del traffico marittimo” il tetto massimo è di 300mila. È contemplata anche la possibilità della “sospensione del titolo professionale” per il capitano della nave in caso di “gravi infrazioni”.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/06/migranti-el-diario-governo-spagnolo-minaccia-open-arms-con-multe-fino-a-900mila-euro-se-proseguono-i-salvataggi/5303943/?fbclid=IwAR3rTcwaKlouxuPEO78J9YQTgV_AYWiO7bOWoMPvrxHTSBycMzj2YalB6AA

sabato 19 agosto 2017

A Barcellona manca solo un idraulico moldavo, poi il cast è al completo. Ma il segnale è arrivato. - Mauro Bottarelli

C’è una sola cosa che mi sento di dirvi senza timore di smentita: anche dopo la peggior notte di bisboccia, il mattino dopo ho sempre fornito versioni dell’accaduto più lineari e credibili di quelle degli inquirenti spagnoli. Sempre. Magari sbiascicando ma mai inondando di cazzate il mio interlocutore come il fiume in piena di non-sense che arriva a getto continuo dalla Catalogna. Riassumo, per quanto sia riuscito a capirci qualcosa, per sommi capi. Attorno alle 5 del pomeriggio di ieri, un furgone entra nella rambla all’altezza di Plaza de Catalunya e falcia 13 persone, lasciandone ferite sul selciato oltre un centinaio. Schiantatosi contro un chiosco, dal van esce una persona con una camicia bianca a righe azzurre, qualcuno dice che stia ridendo e si dilegua.
Prima certezza. chi guidava il furgoncino della strage, l’esecutore materiale, è sparito. In compenso, fioccano i comprimari come in un film di Woody Allen: prima è un solo complice, con il quale il guidatore fuggitivo si sarebbe asserragliato in un ristorante turco con alcuni ostaggi, pare il personale. Balla. Poi, gli attentatori diventano quattro: uno in fuga, due arrestati e un morto. Poi, altro colpo di scena: nella migliore tradizione, dentro il furgone viene trovato un passaporto, spagnolo ma con identità araba: si tratterebbe di un cittadino di origine maghrebina ma residente a Marsiglia. Et voilà, compare all’orizzonte la pista del radicalismo francese. Il titolare della carta, però, vistosi tirato in ballo, va dalla polizia a dire che non c’entra un cazzo e che gli hanno rubato i documenti, poi utilizzati per noleggiare il van della strage. Sarebbe stato il fratello.
Nel frattempo, a Barcellona è caccia all’uomo. Anzi, agli uomini. Anzi, no, perché alle 20 la polizia autorizza tutti a uscire dai luoghi pubblici in cui avevano trovato rifugio durante l’emergenza, la rambla parzialmente riapre. E l’autista? E il presunto complice del ristorante? Sa il cazzo, spariti. Comincia la danza macabra della contabilità di morti e feriti, cominciano le dichiarazioni ufficiali di solidarietà dal mondo intero, si spegne la Torre Eiffel. Insomma, la solita menata. Si va a dormire con il computo fermo a 13 morti e oltre 100 feriti, 15 dei quali gravi. Ma, colpo di scena, attorno all’una di notte scatta una seconda parte del presunto piano terroristico, questa volta a un centinaio di chilometri da Barcellona, a Cambrils, di fatto la Pinarella di Cervia di Tarragona: chi non va a immolarsi lì per trovare gloria eterna, santo cielo!
I morti sarebbero 5, tutti terroristi che avrebbero cercato di emulare il commando di Barcellona, facendo però solo 7 feriti, tre dei quali pare poliziotti. Tre sono anche le versioni che danno altrettanti quotidiani spagnoli dell’accaduto: due terroristi sarebbero stati ammazzati in uno scontro a fuoco e tre all’interno del van; tutti e cinque uccisi all’interno del van; quattro morti, di cui due per ferite di armi da taglio e uno in fuga. Anche qui, chiarezza assoluta. In compenso la notte folle di Cambrils ha un elemento in comune: i cinque terroristi avrebbero tutti indossato cinture da kamikaze. Finte, ovviamente.
Ora, capite da soli che mancano solo un trapezista uzbeko e un odontotecnico macedone e il quadro di questa caccia all’uomo pare completo. C’è tutto: il furgone-killer, l’autista in fuga, il passaporto, lo scambio di persona, il secondo commando e i kamikaze annientati. Roman Polanski pagherebbe oro per l’esclusiva. Ovviamente, l’Isis ha rivendicato l’atto come opera di suoi soldati. Lo ha fatto un po’ alla cazzo, però, tipo conferenza stampa per l’addio al calcio di Antonio Cassano: prima sì, poi no, poi la versione ufficiale. Ormai anche SITE di Rita Katz fatica a credere alle cazzate che spara e tende a scordarsi le rivendicazioni, salvo metterci pezze ben peggiori del buco. Insomma, abbiamo un clamoroso caso di violazione di una zona interdetta da parte di un furgone killer e poi una serie di eventi che definire quantomeno poco chiari è dir poco.
Ci sono i morti e i feriti, per carità: lungi da me mettere in campo tesi tipo quelle dei figuranti pagati o dei manichini con il succo di pomodoro addosso. Resta il fatto che lasciar fare a un mezzo squinternato – come al solito, noto alla polizia – equivale a non aver fatto il proprio dovere: non credo minimamente al fatto che la polizia catalana sia precipitata in un vortice di errori e incapacità tali. A meno che, stante l’approssimarsi del referendum sull’indipendenza da Madrid e il rischio di nuove elezioni anticipate, qualcuno non si sia divertito a far fare loro una bella figura di merda in mondovisione, dimostrando inconsciamente come sia necessario stare uniti per vincere la minaccia terroristica. La quale era pressoché sparita, dopo un paio di colpi di coda tutti da ridere in Francia (tipo l’attentatore in retromarcia che arriva indisturbato davanti alla sede dell’antiterrorismo), salvo ora ritornare in grande stile.
Ah, dimenticavo: uno dei fermati/latitanti – visto che non si capisce un cazzo, inserisco entrambe i ruoli – sarebbe di Medilla, una delle due enclave spagnole in Marocco sotto assedio dalla nuova tratta dei migranti, la quale dopo mesi e mesi di fedeltà al Mediterraneo, ha stranamente deciso di cambiare rotta nelle ultime due settimane, scegliendo la penisola iberica come meta dei viaggi di fine stagione. Nel caso a Ceuta e Medilla, nelle prossime settimane, servisse usare il pugno duro – magari anche con scafisti e ONG – chi potrebbe dire nulla, a fronte di un sospettato e 13 morti sul marciapiedi?
E poi, culmine dei culmini, ecco che due mesi fa la CIA avrebbe avvisato le autorità catalane proprio del forte rischio di un attentato sulle Ramblas durante l’estate. E i catalani? Niente, duri come il muro: e adesso si piangono vittime e inseguono fantasmi in camicia bianca a righe azzurre. Incredibilmente, l’avviso della CIA è stata la seconda notizia giunta ieri da Barcellona, dopo quella del camion sulla folla: che tempismo, trattandosi di materiale d’intelligence, non vi pare? D’altronde, ultimamente con il tempismo e i servizi gli americani ci vanno forte, basti vedere il caso Regeni, riesploso dalla sera alla mattina nella noia sudaticcia di Ferragosto. Ma attenzione, perché come ci mostra questo video tratta dalla diretta,della CNN di ieri pomeriggio
spesso anche le cose raffazzonate, possono risultare utili: soprattutto quando una delle principali tv del mondo scende così in basso da mettere in relazione diretta quanto accaduto a Charlottesville e sta grigliando il presidente USA fra le critiche con l’attacco a Barcellona, dicendo che i perpetratori di quest’ultimo avrebbero forse preso esempio dai suprematisti in azione in Virginia. Insomma, in prime time, l’americano medio, il quale non sa nemmeno dove stia Barcellona, viene indottrinato sul rischio che quanto sta accadendo in America attorno ai monumenti confederati possa addirittura ispirare gli atti di terrore dell’Isis. E tranquilli, nessuno – di fronte a quei corpi sul marciapiedi – si chiederà come mai, di colpo, i miliziani dello Stato islamico abbiano deciso di venir meno a una delle loro regole numero uno, ovvero applicare il martirio a ogni loro azione. A Barcellona, nessuno era intenzionato a morire.
Two things corporate media consistently does.
1) Scare people
2) Convince them to give up liberties to fight the enemy du jour.
Anche perché, al netto delle chiacchiere dei presunti “esperti anti-terrorismo” che parlano di un reticolo di contatti e cellule ben radicate nel territorio, a Barcellona sono morti solo civili: l’autista è in fuga e gli altri presunti membri del commando non si sa bene quale fine abbiano fatto. Né, se esistano. I cinque di Cambrils, poi, se è andata come dicono, più che terroristi erano partecipanti a un addio al celibato con sorpresa, finito male. Occorreva dare un po’ di adrenalina da paura all’Europa, adagiatasi troppo sulla sua ritrovata serenità post-elezioni francesi? Serve aprire un fronte spagnolo del timore radicalista e dei foreign fighters? Bisogna minare alla radice il referendum sull’indipendenza di Barcellona da Madrid? Bisogna tenere vivo lo spaventa-folle chiamato Isis in Europa, dopo le debacle sul campo in Siria e Iraq?

O magari fiaccare lo spirito che in febbraio ha portato in piazza, proprio a Barcellona, 200mila persone per dire sì all’arrivo di migranti, in nome dell’accoglienza e della solidarietà? E non perché i migranti non siano un problema, anzi ma perché occorre creare nell’opinione pubblica un clima particolare proprio in certe roccaforti dell’immaginario collettivo liberale, quale Barcellona è. Chissà, può essere tutto e può essere nulla. Ma quando si parla senza il minimo dubbio di reticolati di contatti e commando jihadisti sul territorio a fronte di un autista-killer sparito nel nulla, il dubbio che quelle lacrime e quei volti straziati dalla paura siano strumentali a qualcosa, sorge davvero spontaneo. E si staglia nitido. Come un documento nella cabina di un van. Perché ricordatevi che la paura deve essere il vostro unico Dio.

mercoledì 2 marzo 2016

Fuggire all'estero per evitare la pressione del fisco. - Luca Romano




Ecco come aumentare il proprio assegno mensile e il proprio potere d'acquisto evitando il fisco italiano e vivendo in luoghi esotici.

L'imposizione fiscale è oramai al 50% e tra i nostri conti corrente continuano a fischiare i venti di una possbile patrimoniale.
Come riporta Libero, citando dati di cui anche il Giornale scrisse qualche tempo fa, il 65% dei pensionati emigra in Paesi esterni per evitare la pressione fiscale e "aumentare" il proprio assegno mensile grazie a particolari regimi fiscali. 
Tra questi, la Thailandia, un paese con il miglior rapporto qualità prezzo del mondo. Inoltre permette anche di ricevere un particolare visto per gli over 50 anni che abbiamo fedina penale pulita, non presentino nessuna malattia infettive e che abbiano, infine, un conto bancario di 20.000 euro, con il doppio potete comprarvi una villa sul mare. Oltre a queste agevolazioni, Bangkok vanta un sistema fiscale molto conveniente.
Gli italiani però preferiscono Spagna Portogallo. Quest'ultimo sta diventando una vera e proprio Mecca. Infatti, esiste una legge che permette lo status di "residente non abituale" (almeno 183 giorni trascorsi nel paese), e che fa evitare di pagare le tasse per 10 anni. Infatti, la pensione sarà incassata al lordo, che sommato a un costo della vita pari alla metà di quella dell'Italia comporta un notevole vantaggio per tutti i nonnini italiani e non. Insieme alla Spagna, vanta un buon sistema sanitario e la problematica in meno di avere una assicurazione come succede per chi fa a risiedere in Thailandia. Non solo ma ha anche delle tasse dimezzate, e come se non bastasse nelle Canarie, sempre grazie al regime fiscale l'assegno della pensione risulta più alto del 15%. A sorpresa tra le mete più apprezzate spuntano anche Costarica e Bulgaria. Lo Stato dell'America centrale oltre ad avere particolari sconti per i cittadini over65, aumenta il potere d'acquisto del 35%. Mentre in Bulgaria si può vivere da nababbi con soli mille euro. Il medico di base è gratuito come in Italia, ma le medicine costano molto meno.