venerdì 20 febbraio 2026

SEPARARE LE BALLE. - Marco Travaglio sul Fatto del 20/02/2026

 

Ogni giorno Giorgia Meloni pesca una sentenza senza leggerla e ce la spiega per convincerci a votare Sì alla sua “riforma” che non ha letto o non ha capito.
Altrimenti non la spaccerebbe per un farmaco miracoloso che imporrà ai magistrati di decidere come vuole lei, visto che per farlo non le basterebbe riformare sette articoli della Costituzione: dovrebbe proprio abolirla.
Martedì se l’è presa col giudice “politicizzato” che le avrebbe vietato di rimpatriare l’algerino irregolare Redouane Laaleg, 11 volte arrestato, 23 volte condannato e 2 volte espulso per “pericolosità sociale”, ma mai mossosi dall’Italia.
Purtroppo nessun giudice ha vietato di espellerlo (se ha 23 condanne e 11 arresti è grazie ai giudici): è il governo che non lo espelle, un po’ perché il regime alleato di Algeri non collabora, un po’ perché gli incapaci del Viminale, anziché rispedirlo in Algeria, gli hanno comunicato il trasferimento a Brindisi e poi, con l’inganno, l’hanno portato nel centro vuoto in Albania (da cui non può essere rimpatriato, se non rientrando in Italia).
E non gli hanno neppure notificato la misura.
Così l’avvocato ha chiesto e ottenuto dal giudice Bile (così politicizzato che era consulente di B.) la condanna del governo inetto a pagargli 700 euro di danni.
Mercoledì la Meloni ha sventolato un’altra “sentenza assurda”: quella del Tribunale civile di Palermo che condanna lo Stato a risarcire un totale di 90 mila euro all’ong SeaWatch per il sequestro della nave capitanata da Carola Rackete che nel 2019 salvò dei migranti e poi irruppe in porto contro il divieto del Viminale, speronando una motovedetta della Gdf.
Ma la sentenza non cita neppure la speronatrice.
Si occupa di ciò che accadde dopo: il fermo amministrativo della nave.
E non dice affatto che fosse illegittimo.
SeaWatch ricorse alla Prefettura di Agrigento che, anziché replicare entro 10 giorni come impone la legge confermando o revocando il fermo, non rispose niente.
Quei 10 giorni di silenzio-assenso resero nullo il fermo, ma la nave restò bloccata altri due mesi.
Quindi il giudice ha dovuto risarcire SeaWatch per i 60 giorni di fermo illegale, che sarebbe stato legale se il prefetto l’avesse ribadito.
L’Avvocatura dello Stato ha ammesso l’errore, sostenendo però che le leggi sono ambigue e il ricorso andava rivolto alla Gdf.
Purtroppo il modulo consegnato ai marinai diceva che dovevano ricorrere al prefetto: un altro errore del Viminale, che ci costa 90 mila euro (almeno in primo grado: il governo può fare appello).
Fra l’altro, nelle cause civili ci sono i giudici, ma non i pm: la separazione delle carriere non c’entra una mazza.
Per scoprirlo, la Meloni deve armarsi di santa pazienza e fare come chiunque voglia criticare le sentenze: cioè leggerle.


La Meloni manipola sentenze e notizie commettendo almeno due errori, quello della manipolazione, già scorretta di suo, oltre alla convinzione che noi italiani siamo tutti deficienti e non siamo in grado di leggere e capire senza gli altrui suggerimenti.
cetta

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