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martedì 7 aprile 2026

LE PRIMARIE SECONDARIE.

 

Fino all’altro giorno il Pd predicava le primarie di coalizione per scegliere il candidato premier progressista.
Poi, letti i sondaggi che danno Conte favorito sulla Schlein e unico competitor in grado di battere la Meloni e di guidare il prossimo governo, contrordine compagni: primarie?
Chi ha mai parlato di primarie? A leggere i giornaloni, sembra che le abbia inventate Conte.
Eppure il partito nato nel 2007 all’insegna delle primarie è il Pd. Che ancor prima di nascere, nel 2005, le sperimentò per scegliere il candidato premier dell’Unione: si presentarono Prodi, Bertinotti, Mastella, Di Pietro, Pecoraro Scanio e Scalfarotto, votarono in 4,3 milioni e stravinse col 74,1% il favoritissimo Prodi, che l’anno seguente batté B.. Poi però il Pd impose sempre il suo segretario come candidato premier senza primarie:
Veltroni nel 2008, Bersani nel 2013, Renzi nel 2018, Letta nel 2022. Ma solo perché lo schema era sempre quello del partito egemone sui partitini-cespuglio.
E tutti e quattro i pretendenti fallirono.
Ora invece il Pd ha un possibile alleato, il M5S, a pochi punti di distanza (14 contro 21-22%), con un leader più popolare del suo, che per giunta ha già fatto due volte il premier lasciando un buon ricordo trasversale.
Quindi le primarie avrebbero ancor più senso di quelle del 2005, pura investitura plebiscitaria del candidato già designato.
Per la prima volta i cittadini sceglierebbero il candidato premier in una sfida vera, senza rete. Come nel 2023 alle primarie del Pd, quando gli elettori ribaltarono la scelta degli iscritti su Bonaccini segretario e gli preferirono la Schlein. Infatti l’11 novembre scorso Elly dichiarava: “Ci sono modalità a cui io sono apertissima, come le primarie di coalizione, e si fa così in una coalizione così ampia e articolata”. Il 17 settembre la Serracchiani le promuoveva come “uno strumento che sta nel Dna del Pd”.
Il 22 dicembre il presidente Bonaccini le lanciava come “un ottimo strumento di scelta”. Il 31 dicembre la prodiana Zampa tagliava corto: “Si è sempre detto che le primarie creano fratture nell’elettorato e nel partito, ma non è mai stato vero.
Servono per misurarsi con idee diverse. Non bisogna avere paura della competizione democratica. All’inizio si creano dei momenti di tensione molto grande, non sono una passeggiata, ma se fatte in tempo utile c’è spazio poi per una ricomposizione”.
Ora è tutto un distinguo tra “federatori esterni”, “papi stranieri”, “primarie” di programma e altre supercazzole, senza che nessuno spieghi cosa diavolo sia cambiato rispetto a pochi mesi fa.
Così la gente penserà che le primarie vanno bene solo quando si sa di vincerle. Invece, quando si sa di perderle, diventano secondarie:
meglio abolire gli elettori.

domenica 3 marzo 2019

Andrea Scanzi: “Zinga, Marty, Lo Smilzo e il fenicottero bulimico Calenda”. (Guida breve alle Primarie)

Domani ci saranno le Primarie Pd. L’attesa, nel paese, è diversamente spasmodica. Il Pd se l’è presa giustamente comoda, impiegando solo un anno dalla Waterloo delle Politiche. I tre sfidanti saranno Zingaretti, Martina e Giachetti. Il Partito spera di raggiungere almeno un milione di votanti, per poi andare in tivù e dire che loro sono felici di tutta questa partecipazione popolare. Così felici che, poi, se anche perdono le elezioni chi se ne frega.
L’ineffabile Zinga. E’ il favorito, ma se non raggiungerà il 50% più uno dei consensi rischierà l’usuale gogna dei delegati allorquando il Congresso dovrà scegliere l’erede di nessuno (cioè di Renzi e Martina). L’ineffabile Zinga è, per distacco e mancanza di avversari, il migliore tra i candidati. Il piccolo problema non è tanto quel carisma da salumaio triste di Vitiano, quanto il suo parlare tanto senza dir nulla. E’ contro i 5 Stelle, però un po’ anche a favore. E’ contro Renzi, però “Matteo ha fatto anche cose buone” (come il Duce). Panettone, ma anche pandoro. Una sorta di “maanchismo” veltroniano, forse fuori tempo massimo. Domanda: quanti, nel mondo reale, non vedono l’ora di smettere di votare 5 Stelle per votare Zingaretti?
Il rutilante Marty. Parlare di Maurizio Martina ti fa sentire come quando Spinoza cercava di descrivere il nulla. Di lui tutti non ricordano assolutamente niente: e non potrebbe essere altrimenti. Durante le consultazioni ha provato a dialogare con i 5 Stelle, solo che poi Renzi gli ha tirato le orecchie e ciao core. Il rutilante Marty ha un coraggio così spiccato che, se per caso a Don Abbondio capitasse di incontrarlo, si sentirebbe per contrasto Chuck Norris. Ultimamente Martina si è trasformato in supereroe, agghindandosi come Dylan Dog. Non è un caso: il primo albo della serie Bonelli si intitolava L’alba dei morti viventi, che è poi il programma di Martina. Tra i suoi grandi sostenitori c’era Richetti, uno che si innamora sempre della persona sbagliata come Lady Gaga, e c’è ancora quel galantuomo di De Luca Vincenzo. Daje Marty!
Il Bondi smilzo. Roberto Giachetti è ormai inarrivabile nell’incarnare il peggio del peggio della politica italiana. Dopo un inizio da radicale anonimo, è divenuto vagamente noto per quel suo vezzo del digiunar a favor di telecamera perché la legge elettorale gli faceva schifo. Poi però ha votato la fiducia sull’Italicum, che è un po’ come marciare per la pace e poi sganciare la bomba atomica sull’opposizione. La sua candidatura è tra le più brutte nella storia dell’umanità, ma a lui – perfezionista – non bastava e per questo ha chiesto aiuto a Calamity Jane Ascani. I loro video hanno l’allegria delle epidemie e l’efficacia delle catastrofi. Dopo aver perso tutto quel che c’era da perdere, Giachetti si è reinventato turborenziano efferato, ovvero una sorta di Bondi smilzo post-contemporaneo. Non ha chance di vittoria, ma ha ottime possibilità di rovinare la vita a Zingaretti. Vicino alla sinistra come il Foglio ai successi editoriali, potrebbe avere una vaga funzione nell’ecosistema solo se portasse tutta la sua bad company di sostenitori (Boschi, Marattin & Marcucci: insomma, l’Armageddon) in un partito ad hoc. Chiamato magari “SIP”, ovvero Siamo I Peggiori. Purtroppo però Giachetti non lo farà, perché ha tanto coraggio quanta coerenza.
Il Cigno Nero. Sui tre candidati aleggia come un fenicottero bulimico Calenda. Il quale, tra una foto sexy e l’altra in riva alle pozzanghere, continua la sua cavalcata da incrocio bolso tra un Barca debole e un Renzi minore, interpretati peraltro da un Renato Pozzetto che si ostina a parlare in romanesco. Calenda resta un politico inutile come la prima “r” di Marlboro, ma non diteglielo altrimenti ci rimane male. E si mangia anche l’ultimo cigno rimasto sul pianeta Terra.

sabato 21 marzo 2015

Falsi certificati di residenza a stranieri in cambio di voti: arrestato ex funzionario comunale, sospetti anche su primarie Pd




SALERNO. Nove persone sono state arrestate nell'ambito di una inchiesta della procura distrettuale antimafia di Salerno e dei carabinieri del Ros contro la tratta di esseri umani. 


Al centro delle indagini un'organizzazione transnazionale multietnica specializzata nella tratta di cittadine romene da sfruttare in aziende agricole, sottopagate e vessate con minacce e violenze.

Coinvolto nell'inchiesta l'ex funzionario dell'ufficio anagrafe del Comue di Eboli, Pino Mazzini, che secodno l'accusa facilitava il rilascio della documentazione ottenendo in cambio la possibilità di utilizzare quei lavoratori come serbatoio elettorale anche in relazione ad una sua eventuale futura candidatura. 


Sospetti degli inquirenti anche sulle primarie Pd.

Agli arresti anche Emanuele Valletta, titolare di un camping dove in condizioni di estremo degrado venivano alloggiate le donne.


http://www.ilmattino.it/SALERNO/eboli-primarie-arresti/notizie/1249701.shtml