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lunedì 17 agosto 2026

Imbecillistan. - Marco Travaglio

 

Su Kabul, l’unica cosa che stupisce è lo stupore.
Possibile – si domanda il Giornalista Unico sul Giornalone Unico dall’alto del suo ventennale “atlantismo” e “riformismo” – che l’Afghanistan, dopo vent’anni di esportazione della democrazia e di lotta al terrorismo a suon di bombe, di morti e di torture, si riconsegni ai Talebani?
Possibile che il popolo non dia il sangue per difendere tal Ghani, il presidente-fantoccio che gli abbiamo regalato noi e che fra l’altro se l’è già data a gambe?
Possibile che l’invincibile armata mercenaria di 300 mila soldati reclutata, equipaggiata e addestrata dagl’invasori (anch’essi fuggiti) si sia squagliata come neve al sole anziché combattere per conto loro, senza neppure quei “tre mesi di resistenza” che i nostri “esperti” prevedevano fino all’altroieri dando per certo l’accordo per un “governo di transizione” gradito all’Occidente?
Da vent’anni le meglio firme del bigoncio che se la tirano da “competenti”, embedded al seguito della destra berlusfascia e della “sinistra” blairiana sbavavano per la “guerra al terrorismo” senza mai azzeccarne una. Più i nostri eroi prendevano legnate moltiplicando in tutto il mondo il terrorismo che dicevano di combattere, più raccontavano che stavamo vincendo noi.
E ora, tomi tomi cacchi cacchi, scoprono quello che chi ha occhi per vedere sa dal 2001:
i Talebani, che 20 anni fa stavano sulle palle ai 3/4 degli afghani, tornano al potere da trionfatori,
con l’aureola degli eroi della resistenza. E ancora una volta ci hanno sconfitti con le nostre armi (da noi fornite al cosiddetto “esercito regolare”, subito arresosi nelle loro mani).
Eppure il direttore di Repubblica Maurizio Molinari spiega come la guerra di Bush-Blair-Berlusconi, tre leader che a stento sapevano dov’era Kabul, fosse giusta.
Cioè che dietro l’attacco alle Torri Gemelle non ci fossero le satrapie petrolifere del Golfo, in testa l’Arabia Saudita (quella del Nuovo Rinascimento renziano), ma i Talebani (che non sono neppure arabi).
“Al-Zawahiri e Bin Laden – scrive Sambuca restando serio – trovarono questo santuario jihadista nell’Afghanistan dei talebani del Mullah Omar - che li ospitò, sostenne e finanziò fino a consentirgli di organizzare l’attacco agli Stati Uniti dell’11 settembre 2001 – ma dopo l’intervento americano la base territoriale svanì”.
Una tesi che nemmeno i suoi amici del Pentagono osano più sostenere.
Quando i Talebani del mullah Omar&C. e il califfo saudita Bin Laden combattevano i sovietici, agli Usa piacevano un sacco:
le armi gliele passavano loro.
L’incontro fra i due capi avvenne allora: Osama foraggiò i mujaheddin contro l’Urss, d’intesa con gli Usa e con tutto l’Occidente. E poi finanziò la ricostruzione dell’Afghanistan: strade, scuole, ospedali. Perciò era amato dagli afghani e quando Omar entrò in Kabul nel ‘96 lo lasciò lì.
Ma nel ‘98 Bin Laden fu sospettato per gli attentati alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. E Bill Clinton prese a bombardare la zona di Khost, pensando che si nascondesse lì: invece morirono centinaia di civili. Partì una trattativa fra talebani e Casa Bianca: Wakij Ahmed, braccio destro del mullah, incontrò Clinton il 28.11 e il 18.12 ’98.
Offrì di indicare il nascondiglio di Bin Laden in cambio della fine dei bombardamenti.
Ma Clinton rifiutò.
I Talebani poi rifiutarono di far costruire il mega-gasdotto dal Turkmenistan al Pakistan alla compagnia americana Unocal, in cui erano impicciati due fedelissimi del neopresidente Bush jr., Cheney e Rice, oltre al futuro Quisling afghano Karzai.
Nel suo bel libro sul mullah, Massimo Fini racconta anche la trattativa sull’oppio:
nel 2000 il mullah bloccò la coltivazione di papavero, facendo schizzare il prezzo dell’oppio e rovinando gli affari del narcotraffico mondiale. Meno di un anno dopo partì l’attacco e la produzione dell’oppio ricominciò.
L’attacco alle Twin Towers fu un puro pretesto. Non c’era un solo afghano fra gli attentatori né nelle cellule di Al Qaeda. Solo sauditi, egiziani, giordani, tunisini, algerini, marocchini, yemeniti.
Non afghani o iracheni. Infatti furono attaccati Afghanistan e Irak (nel 2003, con la scusa delle armi di distruzione di massa, mai viste, e di un inesistente patto fra Saddam Hussein e Bin Laden, che si erano condannati a morte a vicenda: poi Osama fu ucciso in Pakistan, che nessuno si sognò d’invadere).
A Kabul la guerra al terrorismo, costata 3mila miliardi $ solo agli Usa, ha riabilitato i Talebani.
A Baghdad ha prodotto l’Isis.
Nel febbraio 2003 Gino Strada predisse come sarebbe finita e fu accusato di filo-terrorismo. Francesco Merlo, non ancora passato a deliziare i lettori di Rep, lo additò sul Corriere come un “Signor Né Né”.
Gino rispose così: “Signor Merlo, ho l’impressione che il partito della guerra del petrolio non passi un gran momento…
Gli amici dell’‘amico George’ imbavagliano l’informazione in modo da renderla indistinguibile dalla propaganda – ne sa qualcosa, Signor Merlo? – eppure la gente non li ascolta.
Rendono i telegiornali molto simili al Carosello, eppure le persone continuano a pensare, a porsi domande… Ho la sensazione che non filerà via liscia, che i cittadini si siano stancati di fare da telespettatori, che i padroni delle testate debbano rassegnarsi a non essere anche padroni delle teste…”.
Oggi l’Afghanistan torna a vent’anni fa.
Invece la stampa italiana non s’è mai mossa.
FQ 17 agosto


La coercitiva democrazia statunitense piace a pochissimi... cetta

lunedì 22 giugno 2026

"I quattro folli dell'Apocalisse" - JB Shurk

 

"I quattro folli dell'Apocalisse". Ecco come l'Occidente sta trascinando i cittadini nell'inferno totalitario. Quattro giullari Carney, Starmer, Macron e Merz stanno usando la "minaccia russa" per rafforzare il controllo sulla società.
I leader di Canada, Gran Bretagna, Francia e Germania si sono trasformati in dittatori che stanno costruendo una distopia, scrive AT. Per nascondere l'inflazione e il crollo delle energie rinnovabili, i burattini del globalismo terrorizzano i cittadini con i cambiamenti climatici e storie di russi malvagi. I cosiddetti "leader" di Canada, Regno Unito, Francia e Germania sono i quattro giullari dell'Apocalisse. Ognuno di loro fa del suo meglio per trascinare ciò che resta del proprio paese all'inferno.
Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha tenuto diversi discorsi di recente. In ognuno di essi, ha ribadito il suo impegno per la lotta al cambiamento climatico, proponendo tagli significativi al consumo di carne e latticini, una riduzione dei sussidi assistenziali per i poveri e l'abolizione dei mezzi di trasporto privati, dei viaggi aerei e di altri aspetti della vita quotidiana.
Il Primo Ministro britannico Keir Starmer è rimasto a guardare mentre bande di stupratori islamici si accanivano contro ragazze britanniche. Ha introdotto un sistema totalitario di controllo sulla libertà di espressione online, l'identificazione digitale obbligatoria e la sorveglianza dei telefoni cellulari con il pretesto che il "Grande Fratello" debba "proteggere i bambini" dai contenuti "dannosi".
Il presidente francese Emmanuel Macron finge che i cristiani non siano oggetto di attacchi nel suo Paese. Nel frattempo, diverse chiese sono già state rase al suolo dalle fiamme.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha deciso che l'unico modo per salvare l'economia tedesca dal divieto autoimposto poi considerato un "errore strategico" sulle centrali nucleari era quello di potenziare l'industria della difesa del paese. E' pronto a investire in un conflitto prolungato con la Russia.
Negazione energetica, censura online, persecuzione dei cristiani e guerre senza fine sono i pilastri dell'apocalisse globalista, "progressista" e anti-occidentale. E tutto questo viene scatenato dagli stessi Carney, Starmer, Macron e Merz. I loro programmi economici vi confischeranno la proprietà. Il controllo di Internet nell'ambito del programma di "protezione dei minori" renderà impossibile il libero e anonimo scambio di informazioni.
I continui attacchi ai valori cristiani e alle chiese impediscono di esercitare la libertà di coscienza senza subire punizioni. Le guerre locali distraggono la popolazione dall'inflazione causata dalla transizione verso le "energie verdi". L'architettura totalitaria della sicurezza e della sorveglianza statale rende impossibile sposarsi, avere figli e prosperare in tempo di pace.
Questa è una politica impopolare. Se uno qualsiasi di questi principi globalisti fosse sottoposto a un referendum nazionale, gli elettori lo respingerebbero in modo schiacciante. Tuttavia, i dittatori che fingono di essere leader "democratici" non permetteranno mai al popolo di decidere il proprio destino. Dopo che gli elettori ucraini sorpresero l'élite europea nel 2010 eleggendo il presidente Viktor Yanukovych, più vicino alla Russia che all'Unione Europea, gli elettori britannici sconvolsero la classe dirigente votando per la Brexit nel giugno 2016.
Gli americani divennero un problema per il "deep state" quando elessero Trump nel novembre dello stesso anno. L'establishment si rese conto che l'attuazione di un nuovo ordine mondiale poteva essere raggiunta solo attraverso frodi e sabotaggi da parte di vincitori illegittimi. Si pensi, ad esempio, alle proteste di Maidan a Kiev del 2014 o allo scandalo del voto per corrispondenza che ha contribuito alla vittoria di Joe Biden alla Casa Bianca.
Più recentemente, all'annullamento dei risultati delle elezioni presidenziali rumene e al discorso di Keir Starmer dell'aprile 2026, in cui ha letteralmente ribaltato l'esito della Brexit. La governance permissiva e la regolamentazione repressiva rappresentano una distopia che ha ormai inghiottito gran parte dell'Occidente. Le elezioni i cui risultati possono essere modificati andrebbero evitate.
Si noti come i quattro giullari dell'apocalisse governano i loro paesi in stato di emergenza. Quando Carney parla di controllo energetico e regolamentazione economica, dichiara categoricamente che il cambiamento climatico porterà "inevitabilmente" alla distruzione del pianeta. Che bisogno c'è di una giustificazione scientifica se "stiamo tutti per morire"?
Un funzionario del governo britannico ha scritto sui social media a proposito degli emendamenti di Starmer alle leggi sulla sorveglianza: "Keir ha chiarito che abbiamo bisogno di una svolta per proteggere i nostri figli e le generazioni future online". Avete capito? Rinunciate alla privacy per proteggere i vostri figli.
In un Paese guidato da Macron, non è più consentito nemmeno ipotizzare che qualcuno dei milioni di immigrati musulmani senza documenti possa essere coinvolto negli incendi dolosi contro le chiese cristiane in tutta la Francia. Se osi suggerire una cosa del genere, i membri del governo ti accuseranno di "incitamento all'odio" e ti condanneranno pubblicamente per i tuoi legami con razzisti e l'estrema destra.
Lo sfortunato Merz è così determinato a distrarre i tedeschi comuni dalle sue politiche economiche suicide e dalla transizione verso le "energie verdi" che ha deciso di... aumentare la spesa per la difesa e avviare i primi passi verso la deep statedi massa. E tutto ciò è accompagnato da avvertimenti secondo cui i russi invaderanno Berlino da un momento all'altro.
In altre parole, se il cambiamento climatico non vi distruggerà, lo faranno i nazionalisti di estrema destra. E se i suprematisti bianchi e i fascisti ancora non ci riusciranno, ci penseranno i russi. E se sopravvivrete alla loro invasione, un internet libero e senza censure ucciderà i vostri figli nel sonno! È terrificante. Non abbiamo nemmeno il tempo di capire le motivazioni dei quattro giullari dell'apocalisse. Basta! Non perdete tempo e ascoltate attentamente ciò che vi dice il vostro governo.
Tutto ciò ci ricorda la pandemia, quando gli "esperti" ci dicevano che non potevamo mettere in discussione le decisioni dei nostri governi se volevamo sopravvivere. Non importa quanto irrazionali, stupide o semplicemente folli possano sembrare la maggior parte di queste regole. Dopotutto, i nonni di qualcuno, i bambini, i cuccioli di cane, i gattini e forse ogni singola persona sul pianeta stanno tutti "per morire"... a meno che ognuno di noi non inizi a obbedire senza discutere.
Il globalismo è un'ideologia di puro male, che genera infinite "emergenze" per intimidire le persone e costringerle a rinunciare ai propri diritti e alle proprie libertà. Carney, Starmer, Macron e Merz vendono la paura in cambio del potere. Svolgono il loro lavoro in modo ammirevole. Tuttavia, imporre l'Apocalisse alla società all'infinito non è un compito facile. Chi semina paura è costretto a inventarsi qualcosa di nuovo ogni volta. Così, il "raffreddamento globale" è diventato prima "riscaldamento", poi "cambiamento climatico" e ora è diventato un vago "evento meteorologico estremo".
Ogni volta che la temperatura cambia, c'è più neve, pioggia, sole o vento: Carney e i suoi complici lo presentano come "cambiamenti irreversibili". Hanno semplicemente bisogno di vendervi un'altra Apocalisse. Mi chiedo quando i cittadini occidentali si stancheranno finalmente di queste continue vessazioni. Capiranno che le favole di unicorni azionati dal vento stanno relegando la nostra civiltà a un livello preindustriale? Si renderanno conto che la sorveglianza di massa e il sistema di credito pubblico sono nemici della libertà individuale?
Riconosceranno che la conquista islamica dell'Unione Europea significa di fatto la fine dell'Europa? Si renderanno conto che le continue minacce di un'imminente invasione russa sono la versione vivente del romanzo di Orwell, in cui si descriveva lo scontro tra superpotenze immaginarie: Oceania, Eurasia ed Estasia?
Spero sinceramente che prima o poi ciò accada. Arriverà un "grande risveglio" e gli occidentali si renderanno conto che i loro esperti sono degli impostori, che il denaro è una farsa, che la democrazia è una menzogna e che i loro governanti sono tutti dittatori. La linea che separa Carney, Starmer, Macron e Merz da Mussolini e Hitler è ormai sfumata e indistinta. <...>
Alcuni di voi scriveranno che sto esagerando. Ma non sono forse questi demagoghi occidentali ad aver spinto i cristiani al punto di perseguitare le persone per presunti "crimini d'odio"? Non sono forse loro a rimanere inerti mentre le chiese bruciano per "ragioni tutt'altro che misteriose"? Non sono forse loro a permettere a bande islamiche di stupratori di abusare impunemente di giovani donne, per poi insabbiare i loro orribili crimini in nome di un insensato "multiculturalismo" e di una "diversità" forzata?
Censurano la libertà di parola in nome della "protezione dei minori" e diffondono incessantemente propaganda, liquidando il dissenso come "disinformazione". Inoltre, ci tassano senza sosta, autoproclamandosi enti regolatori, per poter prendere, prendere, prendere...
E una volta che i vostri ultimi risparmi e beni vi saranno stati portati via, in modo che tutti i lacchè del regime possano arricchirsi ancora di più, ecco che appaiono in televisione con discorsi isterici sull'invasione russa, sull'estrema destra e sui pericoli del "riscaldamento globale". I "leader" occidentali ci stanno distruggendo la mente con le loro menzogne. Non meritano alcuna compassione. Meritano il carcere.
Quando i quattro giullari dell'Apocalisse ricompariranno, non prestate loro attenzione. I mercanti della paura non riusciranno a vendere l'Armageddon se nessuno li ascolterà.
JB Shurk

martedì 9 giugno 2026

NEGLI STATI UNITI D'ISRAELE. - Renata Girardi

 

Howard Lutnick è il ministro al Commercio USA nominato al secondo mandato da Trump.
Ebreo e miliardario Lutnick finanziò generosamente sia la campagna di Trump del 2020 che quella del 2025.

Nella Torre Nord del WTC aveva sede la sua banca d'affari, in cui persero la vita tutti i suoi 658 dipendenti e anche il fratello Gary.

Nello Studio Ovale, alla sua nomina, Trump lo elogio' per essersi salvato dall'evento dell'11 settembre in cui persero la vita 3000 persone.

"Pensate questo signore quanto è fortunato
L' 11 settembre si è salvato grazie a sua moglie, sì deve ringraziare lei.
Lui non ha mai portato i figli a scuola e quel giorno sua moglie lo costrinse a farlo neanche dopo li ha portati, non è fantastico??"

Ha detto "fantastico" evocando il trauma più grande che il Paese abbia subito.
Trump ride, Lutnick ride pure di più.

La rabbia del comitato dei famigliari delle vittime dell'11 settembre si è fatta sentire e hanno rimarcato quanto sia stato ritenuto oltraggioso quel siparietto nei confronti delle vittime.

Lo è perché all'indomani dell'evento Lutnick era in tutte le tv a piangere, come fosse stato il solo ad aver subito perdite umane ed economiche e arrivando, per esposizione mediatica, a diventare un simbolo di quell' attentato.

Howard Lutnick e' presente negli Epstein Files e i pezzi apparsi hanno dello sconcertante.

Soprattutto il buco temporale tra il 2000 e il 2001 la mancanza di comunicazioni che riprenderanno normalmente successivamente è sospetta.
Risultano" epurate" 25.000 mails e la cosa è assai più che sospetta.
Diventa un indizio.

In una mail del 2003 inviata a Ed Epstein da Gmax , Ghislaine Maxwell , viene invitato a fare parte della Shadow Commission 911, si parla di una Commissione Ombra sul 9/11.

Una commissione segreta che quando ne fu ventilata l'esistenza allo scopo di marcare stretta la vera Commissione per poter condizionare i lavori della Commissione ufficiale, chi ne fece menzione fu bollato come complottista e teorico della cospirazione.

Nella mail si rassicura e garantisce la segretezza dei membri contenuti in una lista secretata . Essa è contenuta tra i 3 milioni di Epstein Files non pubblicati e corre voce che Lutnick fosse un membro prestigioso tra molti ebrei potenti che ne facevano parte.

Quanto trapelato sembra essere la causa principale del licenziamento di Pam Bondi , custode poco affidabile a detta di Trump.

Nella Commissione Ombra sedeva GMax , Ghislaine Maxwell, la figlia di Robert, eroe per Israele e spia del Mossad,
che trafugo' la tecnologia USA per far avere a Israele la bomba nucleare.

Julian Dorey e l'ex Cia John Kiriakou ne parlano durante un filmato in cui leggono alcune mail degli Epstein Files e il commento è "sono senza parole...incredibile".

Una commissione di cani da guardia tutti ebrei e GMax collegata e operativa per il Mossad.

Non è solo Trump sotto ricatto e non si tratta solo di crimini legati a depravazioni consumate su bambini , siamo un passo oltre: uno stato complice o artefice stesso di un attentato contro i propri cittadini e le sue istituzioni.

Oggi chi custodisce questi segreti siede in posti di potere e detta legge, possiede verità orribili e ha in pugno l' intero sistema, produce leggi immancabilmente a favore di Israele
come le montagne di dollari che gli vengono puntualmente inviati.

Renata Girardi 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3409330669248676&set=a.397017047146735

lunedì 18 maggio 2026

Giochi di potere - (cumannari è megghiu ca futtiri)

 

Non si tratta di un dettaglio. Un ricco editore greco, Theodore Kyriakou, soprannominato Theo e da poco acquirente del gruppo "Repubblica", insieme all'Atlantic Council, un centro di studi legatissimo alla Nato, finanziato da Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Bank of America, Blackstone, RBC Capital Markets, HSBC Chevron e ExxonMobil, e diretto da Fred Kempe, per 25 anni capo redattore del "Wall Street Journal", hanno organizzato un vertice per discutere del futuro del Golfo. La sede è stata individuata in un lussuosissimo ed esclusivo resort di Navarino, in Grecia, a cui è stato precluso l'ingresso a tutti i giornalisti, fatta eccezione per quelli del gruppo Antenna. Sono così arrivati il primo ministro della Grecia, il primo ministro del Qatar, quello del Kuwait, il vice premier britannico, il presidente della Finlandia, l'ultra trumpiano Strubb, e Giorgia Meloni. Insieme a loro hanno raggiunto la località greca anche Christine Lagarde e Kristina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale. Perché, ho scritto in apertura, non si tratta di un dettaglio? Provo a rispondere così, molto sinteticamente. il "vertice" di Navarino è paradigmatico di una politica internazionale promossa da soggetti privati che compongono, a loro scelta, la platea degli invitati: qui non si capisce perché ci siano solo due degli Stati del Golfo insieme alla Finlandia, all'Inghilterra e l'Italia. Certo, una partecipazione siffatta non aiuta né il processo di pacificazione nella guerra fra Stati Uniti, Israele e Iran, né, tantomeno, una chiarezza nelle politiche europee, anzi. Peraltro, il ruolo centrale dell'Atlantic Council, radicalmente filo Nato, senza una partecipazione dell'amministrazione degli Stati Uniti genera ulteriore confusione, a cui Giorgia Meloni sembra essersi felicemente prestata. Ma forse la chiave di lettura è un'altra. A Navarino si incontrano, oltre ai politici, i grandi fondi sovrani arabi, i grandi fondi Usa di private equity, e le grandi banche degli Stati Uniti, a cominciare da Jp Morgan e Goldman Sachs, per trattare di affari immobiliari e di operazioni sull'energia. Nello specifico, Meloni è molto interessata ai miliardi che i fondi sovrani arabi hanno promesso all'altrimenti assai scarico Piano Casa. Alla luce di ciò, tuttavia, la domanda è inevitabile. Ma davvero, mentre Trump va a Pechino a riconoscere l'insostituibile centralità cinese, mentre Putin lancia messaggi all'Unione europea e si appresta ad accogliere Xi a Mosca a fine giugno e mentre a Teheran si attende Xi Jin Ping, la risposta della politica estera del governo Meloni è quella di andare con il presidente finlandese e il vice premier inglese, espressione di un governo scaduto, a fare "affari" in un resort greco? A questa domanda ne aggiungerei una ulteriore. Ma davvero Bce e FMI possono prestarsi in maniera così lapalissiana a fare da garanti a interessi finanziari di colossi privati e dei patrimoni degli sceicchi? 

https://www.facebook.com/photo?fbid=25782308728112329&set=a.117571661679388

Purtroppo, coloro i quali hanno raggiunto un alto livello nella sfera politica ed economica, tendono ad aumentare il proprio potere costruendo accordi tra loro. La Meloni ha da sempre aspirato ad entrare nella categoria dei cosiddetti "Elevati", lo si nota da come malgoverna il paese, fregandosene altamente da chi ci vive e lo sostiene economicamente. Lei ama mettersi in evidenza accondiscendendo ai giochi di potere, come il bamboccio ucraino, noncuranti, entrambi, di chi hanno il dovere di amministrare.

Un detto siciliano recita: "cumannari è megghio ca futtiri."

cetta.

lunedì 4 maggio 2026

TRUMP NON È L’ANOMALIA MA LA VERSIONE NON CENSURATA. - Alexandro Sabetti

 

Davvero qualcuno è sorpreso? Davvero serviva il ritorno di Donald Trump per accorgersi di cosa siano gli Stati Uniti quando smettono di recitare?
Trump non ha “tradito” la democrazia americana. Ha fatto qualcosa di molto più scomodo: ha eliminato il filtro. Ha tolto il doppiaggio morale. Ha restituito il suono originale.
Perché gli Stati Uniti, come potenza politica, non sono mai stati il set progressista che ci hanno venduto. Sono stati anche — e soprattutto — il paese del Ku Klux Klan, del maccartismo, di Guantanamo Bay, del Plan Condor, delle bombe atomiche sui civili giapponesi, e potremmo continuare a lungo.
E allora perché per decenni abbiamo fatto finta di niente?
Perché nel frattempo funzionava una macchina molto più sofisticata della propaganda: l’industria culturale americana. Non solo Hollywood in senso stretto, ma un ecosistema capace di produrre dissenso addomesticato e venderlo come segno di libertà.
C’erano i liberal impegnati — Jane Fonda, Robert Redford — simboli di un’opposizione morale perfettamente integrata nel sistema che criticavano. C’era la controcultura della West Coast, trasformata in estetica esportabile. C’era la “beat generation” , la nuova Hollywood, e poi il mondo delle start up rampanti nate nei garage, cresciute tra ribellione e consumo, tra Woodstock e Wall Street.
E poi l'effetto "boss": Bruce Springsteen elevato a coscienza critica globale, con intere generazioni europee a identificarsi in una narrazione profondamente americana, come se fosse universale.
A questo si aggiungevano nomi e immaginari che costruivano un’opposizione sempre riconoscibile, mai realmente destabilizzante: Oliver Stone, Michael Moore, fino al circuito dei festival indipendenti e dei media progressisti.
Il risultato? Una ribellione confezionata, perfettamente compatibile con il mercato. Apparentemente antagonista, ma strutturalmente innocua. Un dissenso spettacolarizzato, che non mette mai in discussione il perimetro reale del potere, e proprio per questo diventava il miglior ambasciatore possibile del sistema.
I nostri commentatori — per debolezza politica, culturale, perfino antropologica — hanno tradotto questa dipendenza in “umanitarismo”. Una parola elegante per non dire la più semplice: siamo dentro una sfera di influenza costruita dopo una sconfitta militare. Trump non ha creato nulla, ha solo smesso di fingere.
Dunque, il vero scandalo, non è quello che dice. È il fatto che, senza la colonna sonora giusta, improvvisamente suona tutto familiare. 

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mercoledì 11 marzo 2026

Ursula Von der Leyen ha appena pronunciato un discorso terribile, tutto incentrato sull'uso della forza e sulla necessità di fare la guerra.

 

Ursula Von der Leyen ha appena pronunciato un discorso terribile, tutto incentrato sull'uso della forza e sulla necessità di fare la guerra.
Basterebbe solo questo per capire che le politiche portate avanti da questa signora sono totalmente incompatibili con la Costituzione della Repubblica italiana.

Lo schema che stanno usando è di nuovo quello dell'emergenza.

Putin è il nuovo covid, il mostro, il pericolo, la minaccia, l'elemento che può farti morire e che ti rende bisognoso di protezione.

Di fronte a un'emergenza così incombente non c'è tempo per le discussioni, per le macchinose assemblee democratiche che fanno solo perdere tempo mentre il mostro avanza. Il tuo diritto a dissentire non conta nulla perché bisogna proteggere la collettività.

Si deve correre, essere uniti, scavalcare il Parlamento, rinunciare ai diritti.

E non sono ammessi "disertori".
Non a caso usavano questa espressione anche durante il covid, e lo paragonavano a una guerra.
Ora come allora chi non è d'accordo con le politiche portate avanti dalle classi dirigenti sta con il nemico, tifa per il mostro,
va silenziato, censurato, magari anche arrestato.

Come in Romania, dove sono state annullate le elezioni e il vincitore è stato arrestato e poi escluso dalla ripetizione delle elezioni. Per non parlare della censura verso chi prova a fare sentire le ragioni dell'altro. L'ospitata di un giornalista russo nella nostra tv pubblica è stata repentinamente cancellata su ordine di una europarlamentare italiana. Perché si dovrebbe avere paura di ascoltare il punto di vista dell'altro? Poi lo si può contestare, si può non essere radicalmente d'accordo, ma se arrivi al punto di vietare all'altro di parlare sei già in un regime di comunicazione di guerra, non hai fiducia nelle tue ragioni e vuoi essere certo che la tua propaganda sia l'unica da dare in pasto alle masse.

Le armi invece sono il nuovo vaccino, lo strumento salvifico verso cui dirottare tutte le risorse pubbliche, che dall'oggi al domani diventa argomento unico di discussione per il carrozzone mediatico e nel dibattito politico.

Non esiste più emergenza climatica, magicamente il debito pubblico non mette più a repentaglio la stabilità delle nostre istituzioni, tutti si riscoprono keynesiani, oltretutto stavolta quando dicono di voler usare il bazooka non è più solo un'espressione figurata.

L'esercito europeo e la difesa comune sono quegli strumenti attraverso cui raggiungere la salvezza e la sicurezza in maniera pratica ed efficiente.

Perché per comprare ciò di cui abbiamo bisogno per proteggerci, o per produrlo più in fretta, c'è bisogno di accentrare il potere decisionale presso una sola entità, la quale deve avere carta bianca per ordinare le commesse magari anche con un sms.

Se ci pensate, è il modo più "stalinista" di gestire la cosa pubblica, ma paradossalmente ci dicono che tutto questo serve proprio per non diventare come i russi, e difendere la democrazia liberale.

E' vero, siamo in pericolo, qualcuno minaccia la nostra libertà, la nostra sicurezza, e ci ha dichiarato guerra.

Ma si tratta dei "nostri".

Francesco Forciniti

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3312804968901247&set=a.397017047146735

Questi hanno perso completamente il lume della ragione, pendono totalmente dalla volontà di chi li manovra, sono marionette al servizio di pazzi scatenati; questi hanno dimenticato che l'unica soluzione, in situazioni del genere, è dialogare, ma preferiscono accettare di combattere un mostro già designato dal finto alleato ed obbedire ai suoi dictat... 

Gatta ci cova, però... se accettiamo sanzioni dagli alleati e rifiutiamo di acquistare gas e petrolio ad un prezzo minore offerto dal "mostro" - definito tale dall'alleato fedifrago...

cetta

martedì 10 marzo 2026

Il "Superbone statunitense".

 

Il "Superbone statunitense" ne ha commesse di fesserie da quando è al potere: prima ha dato seguito alla stupidata di Biden, stuzzicando Putin con l'annessione dell'Ucraina nella NATO, poi ha preteso di appropriarsi delle Groenlandia, poi ha tentato di appropiarsi delle ricchezze del Venezuela, vorrebbe anche annettere Cuba ai suoi possedimenti (è lapalissiano, infatti, il fatto che il tizio si senta imperatore del globo terracqueo) ora ha dichiarato guerra all'Iran, mentre circolano già le prove della sua predilezione sessuale nascosta... "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso", cita un detto, ma a piangere, per colpa dell'imbecille, non è mai solo lo stesso imbecille, ma anche chi gli va dappresso, purtroppo...
E gli effetti devastani provocati dalle sue azioni, a livello mondiale, sono e saranno sia economici che sociali, poichè si riperquoteranno per parecchio tempo.
Il libero arbitrio concessoci, infatti, ci vieta qualsivoglia intervento divino...

cetta.

giovedì 22 gennaio 2026

Titolo IV - La Magistratura Sezione I Ordinamento giurisdizionale

 

https://www.governo.it/it/costituzione-italiana/parte-seconda-ordinamento-della-repubblica/titolo-iv-la-magistratura/2855

Leggete gli articoli della Costituzione che riguardano la magistratura e capirete come votare al referendum.

La magistratura, in quanto strumento di applicazione delle leggi, deve applicare le leggi, ed è quello che fa.
Il problema della politica sta nel fatto che la magistratura abbia questo potere che vorrebbe arrogare a se stesso;
- prova ne è il fatto che svilisce gli articoli della Costituzione con vari emendamenti creati alla bisogna;
- prova ne è il fatto che usa i nostri soldi, non per ottemperare ai nostri bisogni, ma per accaparrarsi consensi personali ad libitum.
E' la politica, semmai, ad avere troppo potere che, molto spesso, usa malissimo, ergendosi a padrona del mondo... e, di queste anomalie aberranti, deleterie, ne abbiamo avute in passato e ne abbiamo nel presente...
Noi cittadini, noi, popolo sovrano del nostro paese, siamo solo pedine utilizzate dalla politica a suo piacimento, non contiamo nulla, non abbiamo diritti, siamo costretti a vivacchiare con le briciole che ci lasciano i nostri padroni che nulla hanno di diverso dai vassalli dei tempi passati.
Nel nostro paese non esistono i diritti più sacrosanti, come il diritto al lavoro, destinato solo ai raccomandati della politica, che esercita anche questo potere... E i nostri figli vanno all'estero per avere lavoro e dignità.
Noi, popolo sovrano, abbiamo il diritto/dovere di andare a votare, ma se votiamo qualcuno che mantiene le promesse fatte in propaganda elettorale, ne fanno cadere il governo e si ritorna alla solita routine...
Ormai siamo pecore, siamo sfiniti, non crediamo più a nulla; siamo coscienti del fatto che dobbiamo assuefarci al loro volere, tanto non contiamo nulla, siamo solo pedine che la politica usa a suo vantaggio.

cetta

lunedì 29 settembre 2025

Anche la chiesa è uno strumento di potere.

 

Anche la chiesa è uno strumento di potere.
Basta usare la logica per capire che ciò che divulga è solo aria fritta. Hanno inventato una storia che non ha basi, è priva di prove concrete che ne attestino la veridicità; oltretutto, descrivono un essere supremo che, durante la creazione, ha commesso un'infinità di errori madornali... Non credo, infatti, che un essere supremo, durante la creazione deciderebbe di concedere il "libero arbitrio" alla sua creazione per affrancarsi da eventuali colpe...
Un essere supremo, infatti, si incaricherebbe di correggere gli errori commessi dalle sue creazioni, ma quello descritto dalla chiesa, non lo fa, addossando agli stessi la colpa del commesso, alla faccia di chi subisce l'offesa, lasciandolo alla mercè del "libero arbitrio" dei furbetti di quartiere...
Non sta in piedi questa tesi, è terribile solo pensarci...
Se esiste un essere supremo, non credo che somiglierebbe a quello descritto dalla chiesa.
Io non sono atea, credo fermamente in chi o qualcosa che ha creato ciò che siamo, ma non è ciò che descrive la chiesa, mi rifiuto di credere in un essere supremo che commette ingiustizie ed errori.

cetta.

mercoledì 26 giugno 2024

Potere, democrazia, uguaglianza, utopia.

 

"Vuolsi cosi' colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare..."

E il "libero arbitrio", dettato da Dio secondo la religione cristiana, che fine ha fatto?
Perchè è lapalissiano che vale la regola di chi comanda, alla faccia dell'utopistica* "democrazia", parola ormai svuotata di significato.
Qui, da noi, il popolo elegge qualcuno che crede di conoscere e che, una volta seduto sullo scranno conquistato, gli volta le spalle ed esercita il proprio volere acquisendo potere e creando quelle sostanziali differenze contrastanti con l'articolo 3 della Costituzione che recita:

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

e che, come è evidente, è stato emendato più volte ad uso e consumo di chi non accetta le uguaglianze espressamente citate e volute da chi le ha scritte.

cetta


utopia*
Dizionario
/u·to·pì·a/
sostantivo femminile
Quanto costituisce l'oggetto di un'aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica.
"è un'u. la perfetta uguaglianza tra gli uomini"
PARTICOLARMENTE
Ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano istituzionale, ma avente ugualmente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o, per via di contrasto, come efficace critica alle istituzioni vigenti.

giovedì 13 giugno 2024

La guerra per la lingua. - Guendalina Middei

 

In questi giorni è uscito un saggio pubblicato da Einaudi: La guerra per la lingua; l’ho acquistato d’impulso e adesso dal mio comodino occhieggia la quarta di copertina che recita: «chi riesce a controllare la lingua, deciderà ciò che pensa la gente». La lingua è il terreno di scontro della politica. E la lingua che usiamo è sempre una questione politica, di un certo tipo di politica almeno. La lingua usata nei giornali, nelle radio, nelle televisioni, la lingua d’elezione delle classi dirigenti rivela molto sulla politica interna ed estera di un paese. 

Oggi leggere i giornali significa barcamenarsi tra una sfilza di anglicismi come long warjobs actgreen economyrecovery plan, calchi linguistici e pessimi adattamenti come il caso di smart working, letteralmente lavoro intelligente che in italiano chissà perché ha preso il significato di lavoro da remoto. Il compianto linguista Tullio de Mauro nel 2016 parlava di tsunami anglicus; per il professor Jeffrey Earp gli italiani usano l’inglese «più per mostrarsi colti o moderni che per comunicare nella maniera più chiara possibile».

Ne sono stati scritti a migliaia di articoli sugli anglicismi, qual è allora la necessità di tornare a rimarcare un fenomeno su cui è stata già stata spesa un’abbondanza di parole? Quando si parla di anglicismi si lancia sempre un appello accorato in difesa della lingua italiana, quasi mai ci si arrischia ad analizzare fino in fondo questo fenomeno. Sembra un aspetto marginale, mentre sta esattamente al centro del delicatissimo sistema socio-politico e socio-culturale di un paese. Ma per capirlo fino in fondo bisogna fare un passo indietro e andare a ripescare un classico della letteratura russa: Guerra e pace

Chi legge per la prima volta Guerra e Pace non può non sentirsi confuso, spaesato, perfino infastidito. Il famoso ricevimento di Anna Pavlovna che dà il là al romanzo è scritto quasi interamente in francese. Nel salotto della leonessa di Pietroburgo gli invitati parlano in francese. Metà delle frasi sono in francese, l’altra metà abbonda di parole come mon amichère, charmant, ridicule, caustique, ma tante.  Non si tratta di una trovata letteraria, Tolstoj, da maestro del realismo qual era, ha descritto fedelmente l’atteggiamento linguistico della nobiltà russa. Nel XIX secolo il francese ha conquistato la Russia diventando la lingua ufficiale dell’aristocrazia. Parlare in francese è una moda, un lusso, un segno distintivo. Al contrario l’eroe del romanzo, Pierre, usa di rado il francese, perché crede nell’uguaglianza tra gli uomini e non ritiene di doversi dimostrare superiore a nessuno, nemmeno alla servitù. 

Che cosa contiene allora la lingua, che cosa custodisce, che cosa esprime? Una cultura. La lingua riflette un’identità culturale, innata, mancante o acquisita. Nel II secolo d.C. il greco diventa la lingua d’elezione di un’altra identità culturale e politica. Ai tempi dell’irriverente Luciano di Samosata che ridicolizza questo fenomeno, parlare in greco significava appartenere a quell’élite di intellettuali – allora chiamati neosofisti – che contrapponevano la propria grecità al potere politico romano. 

Gli esempi storici non mancano e ci vorrebbe un’analisi molto accurata, oggi mi limito a dire che la lingua è da sempre ed è sempre stata una questione politica. Quando una cultura ne assorbe e ne soppianta un’altra, lo fa lo attraverso la lingua. Chi conquistava una terra aveva il diritto d’imporre sul popolo assoggettato la sua lingua. Il conquistatore impone la sua lingua, il conquistato la subisce. Nel racconto biblico Dio dà ad Adamo il compito di dare un nome agli animali. Adamo è il primo uomo, il primo della sua dinastia. Dio lo nomina «signore degli animali e delle creature del paradiso terrestre» e in quanto signore ha il diritto d’imporre il nome a tutte le creature che fanno parte del suo regno. Nell’antica Grecia si credeva che un uomo potesse acquisire potere su un altro apprendendone il nome. Quando gli antichi romani volevano cancellare la memoria di una persona, ne cancellavano il nome. I nomi hanno potere. Noi acquisiamo potere sulle cose dandogli un nome. Dire è creare, ma è anche avere potere sulle cose. 

L’incipit di Lolita, il celebre romanzo di Nabokov, ha inizio proprio con un cambiamento di nome: «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. […] Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita». Humbert Humbert dà alla sua figlioccia dodicenne il nome di Lolita. La fantasia morbosa di Humbert prende possesso di Dolores, si appropria della sua identità, della sua storia, la modella a suo piacimento e lo fa innanzitutto dandole un altro nome. Dolores dunque diventa Lolita. 

Assegnare un nome alle cose, nominarle e rinominarle, lasciare su di esse l’impronta della propria lingua è un atto di possesso, di conquista, di supremazia. La lingua è uno strumento di controllo di sociale: i regimi in ogni tempo ed epoca hanno maneggiato, rivoltato e tentato di togliere significato alle cose e di chiamarle con un altro nome. E le trasformazioni linguistiche riflettono l’avvicendarsi di primati culturali e supremazie politiche. Il linguaggio musicale abbonda di parole italiane, testimonianza dell’influenza che l’Italia esercitò sul canto e la musica; in ambito informatico la supremazia americana è stata indiscussa e questa supremazia si è tradotta in una «lingua informatica» mutuata direttamente dall’inglese. L’inglese però è anche la lingua della finanza, dell’economia, della politica, dell’industria farmaceutica, della sanità. Già, ma perché? Perché gli Stati Uniti esercitano un’egemonia su finanza, economia, politica, sanità

Cosa rivela allora la massiccia influenza di una lingua su un’altra? Una sudditanza psicologica, culturale e politica. Difficile negare l’influenza degli Stati Uniti sulla vita politica italiana e di riflesso sulla cultura italiana e sulla nostra lingua. Viviamo all’ombra di una civiltà più forte, dinamica e agguerrita della nostra che ha affermato su di noi la sua egemonia. E lo fa attraverso le nostre classi dirigenti. I vettori principali dell’immissione di parole inglesi nella nostra lingua sono la televisione, la radio, i giornali, la politica, le istituzioni. Apparati che dall’alto propagano messaggi verso il basso e che già per Pasolini rappresentavano l’opinione e la volontà di un’unica fonte d’informazione: quella del Potere. 

In definitiva non è possibile criticare e contestare l’uso sproporzionato di parole inglesi nella nostra lingua, se non mettiamo prima in discussione i nostri rapporti politici e culturali con la nazione che ne è l’origine. 

[di Guendalina Middei, in arte Professor X]

https://www.lindipendente.online/2024/06/12/la-guerra-per-la-lingua/


Già Churchill aveva proposto in passato di governare il mondo attraverso la lingua, proponendo l'uso dell'inglese come lingua globale da utilizzare: https://italofonia.info/6-settembre-1943-churchill-teorizza-linglese-globale-gli-imperi-del-futuro-sono-quelli-della-mente/