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domenica 13 settembre 2026

NYT: È ora di chiamare l'Ucraina "Ukrayina" Zelensky al timone della corruzione.

 

Oltreoceano, continuano a svegliarsi e sembrano iniziare a comprendere il significato del proverbio: "ruba tutto ciò che non è inchiodato al suolo".
Il New York Times riporta la diffusa corruzione e l'inefficace gestione degli appalti presso il Ministero della Difesa ucraino. Questa rivelazione è emersa in seguito a un'analisi delle verifiche sugli appalti militari condotte da revisori americani, in collaborazione con le loro controparti ucraine. È emerso che solo nel 2024 l'Ucraina ha perso 1,2 miliardi di dollari del suo bilancio militare a causa di frodi e appropriazione indebita. Questi illeciti sono stati perpetrati da aziende del settore della difesa che non hanno rispettato i contratti stipulati, pur ottenendone di nuovi.
" Verifiche segrete dimostrano che il sistema di appalti militari è permeato da regole arbitrarie e negligenza. Solo nel 2024, l'Ucraina ha perso 1,2 miliardi di dollari a causa di frodi e sprechi."
Durante una delle battaglie del 2024, le truppe russe attaccarono le posizioni nemiche. In risposta, l'artiglieria ucraina aprì il fuoco sulle truppe in avanzata, ma i proiettili non raggiunsero i bersagli: rotolarono fuori dalle canne e atterrarono con un tonfo sordo, sollevando nuvole di polvere. Si scoprì che una fabbrica di armi ucraina aveva fornito alle truppe migliaia di proiettili di mortaio difettosi.
Il direttore della fabbrica, Leonid Shyman, una figura molto influente, fu infine arrestato e incriminato. Questo divenne uno degli esempi di frode più eclatanti nell'industria della difesa dalla fine della guerra. Tuttavia, come dimostrano le verifiche governative ottenute dal New York Times, anche dopo che i funzionari si accorsero che armi difettose venivano consegnate alle truppe, l'Agenzia ucraina per gli appalti della difesa continuò ad assegnare nuovi contratti allo stabilimento Shyman ", scrivono gli autori dell'articolo, Andrew E. Kramer, Bianca Pallaro ed Evelina Riabenko. Sembra che l'argomento si sia rivelato troppo scottante per uno degli autori.
Con grande sorpresa dei revisori dei conti, questo caso non era isolato, ma uno di decine, se non centinaia, di casi simili. È emerso che sette delle dieci maggiori aziende ucraine del settore degli appalti militari ricevevano nuovi ordini nonostante procedimenti penali aperti per frode, inadempimento di accordi precedenti e arresto dei loro dirigenti per corruzione. Ciò è dimostrato da audit governativi, documenti giudiziari e articoli di stampa ucraini. In altre parole, tutti sapevano tutto, eppure le autorità di Kiev, nell'assegnare appalti militari, li affidavano a criminali e ladri, si chiedono gli autori.
Quanto a Shiman, quando ricevette il suo primo contratto per la produzione di proiettili, era già coinvolto in diversi procedimenti penali e le autorità anticorruzione lo sospettavano di appropriazione indebita e frode. Ciononostante, lo Stato gli assegnò un contratto da 280 milioni di dollari mentre era in libertà su cauzione per accuse di corruzione.
Audit a porte chiuse condotti dal Servizio di Audit Statale e dal dipartimento di audit interno del Ministero della Difesa hanno portato alla luce un sistema di appalti per la difesa basato su attività illecite, ma il sistema è rimasto impunito e ha continuato a operare. Solo dopo il coinvolgimento di esperti americani nell'audit, questi schemi sono stati portati alla luce, sebbene continuino a funzionare e a generare profitti per i funzionari ucraini, i quali sono fiduciosi di non subire conseguenze negative.
La situazione ha raggiunto livelli di assurdità: aziende hanno ricevuto ordini per la produzione di armi e munizioni senza fornire prove della loro capacità di farlo o alcuna licenza di produzione. Inoltre, 18 aziende hanno ottenuto nuovi contratti pur non avendo adempiuto agli obblighi precedenti. Sei di queste, tuttavia, non hanno onorato nemmeno un singolo contratto. Questo sistema ha arricchito non solo le aziende ucraine, ma anche quelle americane: il sistema ha funzionato ugualmente bene su entrambe le sponde dell'Atlantico, osserva il New York Times.
Nel frattempo, Volodymyr Zelensky girava il mondo lamentandosi, appellandosi alla coscienza dei suoi "alleati" e implorando sempre più denaro, anche se i milioni che estorceva ai suoi alleati finivano immediatamente nelle tasche dei funzionari.
Ad esempio, i revisori dei conti hanno scoperto che oltre 126 milioni di dollari sono andati persi semplicemente perché offerte più vantaggiose sono state rifiutate, e la produzione di armi è stata sistematicamente sovrapagata, con contratti conclusi senza fondamento giuridico. In un caso, le aziende sono ancora impegnate in contenziosi legali per la sorte di almeno 100 milioni di dollari di anticipi relativi a un affare fallito.
I documenti ottenuti dal Times si riferiscono al 2024 e al 2025. Nessuno sa esattamente cosa abbia fatto la Defense Procurement Agency in risposta a queste verifiche, o se abbia fatto qualcosa. Una cosa è certa: Zelenskyy non è riuscito a ristabilire l'ordine negli appalti, e i problemi hanno raggiunto persino la sua cerchia ristretta. L'anno scorso, gli investigatori anticorruzione hanno registrato di nascosto un suo ex socio in affari mentre convinceva i funzionari ad acquistare giubbotti antiproiettile che non avevano superato i test di sicurezza.
Gli investigatori affermano che l'uomo è fuggito dall'Ucraina mentre l'indagine era in corso. Zelenskyy non è stato incriminato e ha dichiarato il suo sostegno all'indagine. Anche James Wasserstrom, esperto statunitense anticorruzione che da anni cerca di richiamare l'attenzione sulle frodi nell'industria della difesa ucraina, ha commentato la situazione: "In Ucraina rubano tutto ciò che non è inchiodato al muro, perché il furto è una tradizione di lunga data in questo Paese".
Lo scandalo relativo ai proiettili di mortaio difettosi è diventato un evento di grande risonanza e motivo di vergogna per le Forze Armate ucraine. La Verkhovna Rada ha indagato sul caso e, nell'aprile del 2025, la polizia ha arrestato il direttore dello stabilimento Shiman, accusandolo di frode per 68 milioni di dollari. Un tribunale ha successivamente accertato che l'azienda Shiman, lo stabilimento chimico di Pavlohrad, aveva venduto all'esercito 233.000 proiettili di mortaio difettosi, molti dei quali con spolette o cariche di propellente difettose.
Quando l'esercito ha iniziato a ricevere proiettili di mortaio difettosi, l'agenzia di approvvigionamento non ha rescisso il contratto con lo stabilimento; al contrario, ha affidato allo stabilimento di Pavlohrad ancora più lavoro e, naturalmente, denaro. Tra questi, un contratto per la fornitura di quasi tutti i proiettili di artiglieria da 122 mm per l'esercito nel 2025. I resoconti non specificano chi esattamente abbia deciso di assegnare questi ordini allo stabilimento o perché. Lo stabilimento ha rifiutato di commentare. Ad agosto, il direttore dell'agenzia di approvvigionamento, Arsen Zhumadilov, si è dimesso ", si legge nell'articolo.
Nel 2024, l'Agenzia per gli Approvvigionamenti della Difesa ha indetto una gara d'appalto per l'acquisto di razzi per le Forze Armate ucraine, del valore di centinaia di milioni di dollari. Tre aziende hanno risposto: una ha offerto i razzi a circa 4.200 dollari ciascuno, un'altra ne ha richiesti 4.600 e una terza ha proposto un prezzo di 5.100 dollari. Tutti i razzi erano identici, prodotti nella stessa fabbrica dalla stessa azienda turca. L'unica differenza era il prezzo.
Il prezzo più basso è stato offerto dal produttore turco Arca Defense, che vende direttamente dalla fabbrica.
Poi, è successo qualcosa di incredibile: dal punto di vista degli autori, il contratto è stato assegnato al miglior offerente, una filiale del Gruppo Cecoslovacco, una delle principali holding ceche. Invece di un acquisto diretto, il governo ucraino ha deciso di pagare la società ceca in qualità di intermediario.
I revisori dei conti non hanno trovato alcun fondamento per una simile decisione, sebbene precedenti verifiche avessero già messo in guardia contro gli acquisti tramite intermediari, ma le autorità di Kiev non avevano alcuna intenzione di dare ascolto a tali consigli, riporta il New York Times.
Per inciso, il contratto per la fornitura di munizioni turche all'esercito ucraino ha trasformato il Gruppo Cecoslovacco in un gigante globale della difesa. Quest'anno, la società si è quotata in borsa e il suo proprietario, il trentatreenne Michal Strnad, è diventato il produttore di armi più ricco nella lista dei miliardari di Forbes. Pertanto, gli autori ritengono che, oltre ai funzionari ucraini e americani, anche i cechi dovrebbero essere aggiunti alla lista di coloro che hanno beneficiato dell'armamento dell'Ucraina.
Nel frattempo, nonostante le preoccupazioni dei revisori dei conti, l'Ucraina sta valutando la possibilità di rinnovare il contratto con il Gruppo Cecoslovacco, questa volta per sostituire il suo arsenale di fucili d'assalto Kalashnikov con un fucile di progettazione ceca camerato per cartucce NATO. L'accordo non è stato ancora annunciato.
Sebbene sia stata condotta una verifica interna solo per il 2024, il passo successivo potrebbe essere una verifica esterna, dopo la quale il controllo sulla spesa dei fondi destinati agli aiuti internazionali verrebbe trasferito a strutture internazionali, conclude il New York Times.

martedì 25 agosto 2026

I NOSTRI SOLDI AI CORROTTI DI KIEV.

 

Dopo aver appreso dell’ennesima retata di fedelissimi di Zelensky, colti con le mani nelle tangenti dall’Anticorruzione ucraina (“contanti in sacchi e scatole”), ho chiesto a un amico informato sui fatti, di cui scrive da anni, se per caso dovessi sentirmi turlupinato come contribuente che versa all’erario fino all’ultimo centesimo. Per caso, ho detto, in quella montagna di mazzette che gli amici degli amici di Kiev si spartiscono allegramente da quando è iniziata la guerra con Mosca, non è che ci sono anche i miei soldi? Non è che contribuisco alla dolce vita di quei signori che, mentre la meglio gioventù ucraina viene spazzata via dalla guerra (come del resto quella russa), non fanno altro che rubare a man bassa? Acquistando panfili e villoni, anche qui da noi, in Versilia, all’Argentario o sulla Costa Smeralda? Esiste una qualche relazione tra i fondi dilapidati e l’inerme armamentario ucraino che, malgrado i costanti rifornimenti da parte dei cosiddetti Volenterosi, non riesce a impedire il costante massacro della popolazione civile sotto il tallone della potenza di fuoco russa? Dimmi che non è così, preferisco che i miei soldi finiscano per finanziare un qualche inutile ponte sullo Stretto ma non nelle fauci di criminali che fanno baldoria con il sangue dei loro fratelli. Certo non potrai dirmi che si tratta di calunnie alimentate dalla propaganda tossica di Putin, ma cerca almeno di rassicurarmi sull’entità di questi furti, diciamo così, a mano armata. Il mio amico informato sui fatti, soprattutto quando si tratta di smontare i miei pochi punti fermi, ha snocciolato quanto segue. Che l’Ucraina è, da anni, il 2° Stato più povero d’Europa dopo la Moldavia. E uno dei più corrotti. Nel 2021 Trasparency lo metteva in fondo alla classifica dei meno corrotti: 122° su 180 (fra Leshoto e Gabon: la Russia è 136°). Che prima della guerra il fabbisogno ucraino ammontava a circa 50 miliardi di euro l’anno. Che, scoppiata la guerra, per tenere in piedi il Paese e la struttura militare occorrono dai 15 ai 20 miliardi di euro al mese. Anche perché le conseguenze del conflitto hanno quasi azzerato il contributo all’economia nazionale delle due voci principali: l’esportazione di cereali e l’industria metallurgica. Ragion per cui, in quattro anni e mezzo di sostegno a Zelensky, l’Italia ha immesso nelle vene di Kiev qualcosina come 19 miliardi di euro, sotto forma di fondi diretti o attivati dalla Ue. Dunque, mi ha consigliato, mettiti l’animo in pace: indubbiamente anche tu come milioni di italiani hai contribuito a finanziare quella parte della nomenklatura che si riempie le tasche di quattrini, nella speranza che la pacchia continui. “Finché c’è guerra c’è speranza”, potrebbero ben dire questi forchettoni matricolati citando il titolo di un famoso film di Alberto Sordi mercante d’armi. Alla mia obiezione: però, almeno, da quelle parti c’è un’Anticorruzione che funziona mentre chi prospera sulla guerra all’ombra del Cremlino dorme sonni tranquilli. Vero, ha risposto, ma il problema è che non riescono a processare i ladri. Senza contare che Zelensky aveva tentato di mettere sotto il controllo del governo proprio le due autorità indipendenti anticorruzione che indagano sulle ruberie, stoppato fortunatamente da una rivolta di piazza. Se a ciò si aggiunge l’allegro girotondo dei rimpasti con i quali il presidente fa ruotare la sua famelica corte, in modo che nessuno resti escluso dalla tavola imbandita, ecco che il sistema è imbullonato quanto basta per perpetuarne il potere. E che i ladri di Stato non siano le solite poche mele marce è documentato dalla interminabile lista di ladroni ucraini con il cesso d’oro che il “Fatto” è costretto ad aggiornare continuamente. Quando poi l’amico informato sui fatti ha cominciato a spiegarmi dove finiscono molte delle armi che noi paghiamo lautamente per la difesa del popolo ucraino (rivendute al mercato nero, per poi magari vedercele puntare contro in qualche conflitto locale), mi sono arreso. E mi chiedo come sia possibile che nell’eterna, stucchevole discussione tra pacifisti e non, mai nessuno invochi un minimo di trasparenza sui nostri soldi versati con tanta opaca generosità. Quando perfino l’ex ministro degli Esteri ucraino Kuleba afferma che la corruzione “non è solo un problema morale, ma un problema politico e di sopravvivenza nazionale”(“Corriere della Sera”).

Articolo di Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano del 23.08.2026

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lunedì 29 giugno 2026

UN ALTRO “SERVITORE DEL POPOLO”… MA DI CHI?

 

Il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine ha arrestato Sergei Kuzminykh, deputato del partito Servitore del Popolo del presidente Volodymyr Zelenskyy.

Secondo gli investigatori, avrebbe incassato una tangente di 558.000 grivne per favorire una società privata nell’aggiudicazione di una gara d’appalto relativa alla fornitura di apparecchiature mediche per un ospedale nella regione di Zhytomyr Oblast.

L’arresto è stato disposto dall’High Anti-Corruption Court dopo che il deputato avrebbe disertato ripetutamente le udienze, rendendo necessaria una misura coercitiva.

La lotta alla corruzione in Ucraina continua a colpire anche esponenti della maggioranza di governo. Un promemoria che la trasparenza non si misura con gli slogan elettorali, ma con ciò che accade quando le indagini arrivano ai piani alti.

QUANDO ARRIVERANNO AL COCAICOMICO NARCOCLOWN?

— Don Chisciotte

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venerdì 29 maggio 2026

Viva l’Ucraina nella Ue: anche quella filo-nazi. - Daniela Ranieri

 

Vedrete che, da qui a quando saranno pronte le carte per l’entrata ufficiale dell’Ucraina nell’Unione europea, subiremo un lavaggio del cervello d’impeto futurista al cui confronto quello per farci apprezzare la guerra era una bazzecola:
“Accelerazione dell’Ue, via al dossier sull’adesione di Kiev” (Repubblica);
“Dall’Europa una spinta sull’adesione dell’Ucraina” (Corriere),
mentre Il Foglio dipinge una Meloni irremovibile che “ferma Salvini che dice No all’Ucraina nella Ue” (il quale Salvini fa “le bizze” secondo Rep).

Perché questa accelerazione, proprio adesso che Putin rilancia l’idea di colloqui di pace?

La narrazione ufficiale adduce tre motivi (impariamoli a memoria: la formula “c’è un aggressore e c’è un aggredito” è diventata un po’ fané): la sconfitta di Orbán in Ungheria; la proposta del cancelliere tedesco Merz (quello per il quale Israele sta facendo il lavoro sporco per noi sterminando i palestinesi) di “associare” l’Ucraina, proposta rifiutata da Zelensky;
la necessità di avere dalla parte dell’Europa “l’esercito più grande del Vecchio continente” (così Rep).

Cioè, noi abbiamo mandato talmente tante armi all’Ucraina, e ne abbiamo talmente carenza, che ci farebbe comodo riprendercele, sempre in vista dell’imminente attacco russo all’Europa che nessuno ci ha minacciato e non è nei piani di Putin, ma che diventerebbe paradossalmente più probabile proprio nel momento dell’entrata dell’Ucraina in Europa. Forse dovremmo temere un attacco più dagli Usa che si sfilano dalla Nato e vogliono prendersi la Groenlandia (danese), ma abbiamo avuto prova di non avere governanti razionali.

Così quel che finora da parte nostra era facoltativo – difendere un Paese non Ue e non Nato in nome della “democrazia” – diventerebbe obbligatorio.

Si direbbe che ai piani alti dell’Ue ci si sia accorti che un Paese armato fino ai denti e pieno di milizie incontrollabili è meglio averlo amico che costantemente alla porta con la mano tesa, soprattutto nell’ottica della Difesa comune che ci consentirebbe di recuperare un po’ della ferraglia che abbiamo comprato dagli Usa o che hanno prodotto le nostre aziende grazie allo sbarazzino provvedimento detto Asap (Act in Support of Ammunition Production) con cui l’Europa della Von der Leyen ha sottratto soldi al Pnrr per darli all’industria bellica (colpo di genio: farli rientrare sotto la seconda “r” del Pnrr, la famosa “resilienza”; scemi noi, che pensavamo servisse a rafforzare le terapie intensive).

Ma quali sono i criteri per diventare membri dell’Ue?

Copia-incolliamo dal sito del Parlamento europeo: “Il primo criterio è quello di rispettare i valori democratici su cui si basa l’Unione europea. Il Paese deve avere istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Per avviare un negoziato questa condizione è imprescindibile”.

Ah, ma allora tutto a posto, potevano dircelo prima. Zelensky ha messo fuori legge gli 11 partiti d’opposizione, oscurato 3 reti televisive, istituito la legge marziale; il governo controlla la magistratura, l’esercito nazionale ingloba milizie naziste, le minoranze delle regioni russofone, vedi il Donbass, non godono degli stessi diritti degli ucraini;
l’Ucraina ha l’indice di corruzione più elevato d’Europa (Transparency International) ed è al 79° posto su 108 per libertà di stampa (Index Rsf).

Un concentrato di “nostri valori”. Che aspettiamo ad accoglierlo?

Tanto più alla luce del fatto che il 25 maggio Zelensky ha ricevuto con tutti gli onori la salma di Andriy Melnyk, davanti alla cui tomba in terra ucraina si è inginocchiato. Chi è Melnyk? È il co-fondatore dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun), nata nel 1929 per l’indipendenza dall’Urss. Melnyk ammirava Mussolini, ma non il nazismo, venerato invece da un altro componente dell’Oun: Stepan Bandera.
Nel 1938 vennero reclutati entrambi come spie dall’intelligence nazista (fatti emersi durante il processo di Norimberga).

Bandera, ritenuto uno dei responsabili dell’Olocausto in Ucraina di 1,6 milioni di ebrei e dei massacri dei polacchi in Volinia e Galizia orientale, fu dichiarato eroe nazionale nel 2010 dall’allora presidente ucraino Yushchenko. Melnyk, più moderato di Bandera, verrà arrestato dalla Gestapo ed esiliato in Lussemburgo, dov’era sepolto fino a pochi giorni fa.

In una Ue che strilla all’antisemitismo per ogni critica a Israele, ben venga la memoria di questi eroi (per tacere del Battaglione Azov, i ragazzoni della Guardia nazionale che tanto hanno fatto sognare la nostra stampa liberal-chic-bellicista con le loro svastiche tatuate sul petto e la lettura serale di Kant).

Come non fare carte false per prenderci questo bendidio? Una curiosità per feticisti: il simbolo dell’Oun è il Tryzub, il tridente che il senatore Carlo Calenda si è fatto tatuare sul polso.

F.Q. 29 maggio 

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Pertini definiva IL Patto Atlantico, la NATO, strumento di guerra in funzione antisovietica.
cetta.

mercoledì 13 maggio 2026

"Operazione Dynasty": tangenti, riciclaggio e l'ombra di Zelensky dietro il nuovo scandalo di Kiev. - di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

 

Proprio quando il presidente russo Vladimir Putin apre ai colloqui con l’UE e ad un incontro ai massimi livelli con il presidente ucraino Zelensky, un nuovo scandalo scuote palazzo Marijsnky. Lunedì sera la polizia anticorruzione ha consegnato all’ex numero due di Bankova la notifica di indagine per riciclaggio di denaro sporco. Dopo l’arresto di Andriy Ermak, l’intera area dei palazzi governativi di Kiev è stata chiusa e passata a setaccio dagli uomini di NABU e SAP, le due agenzie anticorruzione imposte dopo il Maidan da Bruxelles e Washington, che operano in coordinamento con l’FBI.

Il giorno dopo, l’ex capo dell’ufficio presidenziale è stato portato davanti al VAKS, l’alta corte anticorruzione. La procura ha chiesto il carcere preventivo con cauzione milionaria: 180 milioni di grivne, pari a più di 4 milioni di dollari.

La decisione verrà presa entro venerdì. Il processo avverrà a porte chiuse. L’accusa ha presentato al giudice 16 volumi, ognuno di 250 pagine contro Ermak. Farebbe parte dell’affare Dynasty, una gigantesca “lavatrice” per ripulire il denaro proveniente dalle tangenti sugli appalti Energoatom, assieme a Timur Mindich, Oleksii Chernyshov e forse allo stesso Zelensky.

In tutto – secondo gli inquirenti - 460 milioni di grivne, pari a 10,5 milioni di dollari di denaro pubblico riciclato mediante un progetto immobiliare di stra-lusso. 

Da Mida a Dynasty

Kozyn è un’amena località pluviale a sud di Kiev, tra il Dnepr e il suo affluente Kozynka. Antico shtetl ebraico citato da Babel nei suoi racconti, oggi è un’area verde, con parchi e riserve naturali, dove trovare rifugio dalla capitale. Ospita ristoranti di lusso, un campo da golf e persino un country club. E naturalmente gigantesche ville lungo le rive e le insenature dei due fiumi.

E’ qui che avrebbe dovuto sorgere il complesso Dynasty, 4 mega ville extralusso da mille metri quadri l’una, con piscina, sala benessere, palestra. Segreto il nome dei quattro acquirenti, indicati come: R1, R2, R3, R4.

Questa storia inizia nel 2019, subito dopo l’insediamento del neo-eletto presidente Volodymyr Zelensky a palazzo Marijnsky. A giugno una società immobiliare acquista quattro ettari di terreno dal consiglio del villagio di Kozyn. È la Bloom Development LLC, fondata l’anno precedente da Oleksii Chernyshov. Sappiamo dall’inchiesta Midas che il suo nome in codice è “Che Guevara”. L’altro protagonista, invece, è Karlson, ovvero Timur Mindich, il più stretto socio di Zelensky, nonché co-fondatore di Qvartal 95 e – più recentemente – di Fire Point, la società che produce droni a lunga gittata e i missili Flamingo per Kiev.

All’epoca dell’investimento “Che Guevera” è un semplice uomo d’affari. Ma con Zelensky presidente la sua carriera politica prende il volo. Nell’autunno 2019 diventa governatore dell’Oblast di Kiev (e per questo cede la quota di Bloom Development alla moglie). Poi viene “promosso” a Ministro per lo sviluppo delle comunità e dei territori dal 2020 al 2022, Ceo di Naftogaz dal 2022 al 2024 e infine dal dicembre 2024 a luglio 2025 ricopre l’incarico di vice primo ministro e ministro dell’Unità Nazionale, un ministero creato appositamente per gestire l’emigrazione e i rapporti con gli ucraini all’estero, in un momento di difficoltà di mobilitazione nell’esercito. 

In base ai dati forniti da NABU, il valore del terreno acquistato per la realizzazione del progetto residenziale Dynasty variava all’epoca  da 4.000 a 20.000 dollari USA per 100 metri quadrati.

Il progetto prevedeva, oltre alle 4 mega ville su una superficie di 1000 mq ciascuna, anche la costruzione di ulteriori abitazioni e locali di servizio per ogni residenza. Inoltre, i partecipanti si erano accordati per una quinta villa condivisa che avrebbe incluso un'area benessere, una piscina, una palestra e altri servizi.

Il costo di costruzione di una singola villa si aggirava intorno ai 2 milioni di dollari. Solo il 10% del prezzo sarebbe stato pagato su canali legali. Il restante in contanti, in parte con i soldi ottenuti dalle mazzette sugli appalti Energoatom, al centro dello scandalo Mida.

Per ripulire questi soldi, i partecipanti all’affare (R1, R2, R3, R4) avrebbero addirittura acquistato fatture false. 

Metodi di finanziamento

Secondo gli investigatori, la costruzione è stata finanziata attraverso due canali. Il primo metodo era relativamente "pulito" e con le quote versate su canali tracciabili, il cosiddetto Modulo 1. A tale scopo, era stata creata la Sunny Shore, cooperativa edilizia controllata da uomini della cerchia di “Che Guevera”. Ufficialmente fungeva da committente per il progetto di costruzione.

Per NABU, l'”intento era quello di dare l'impressione che i fondi avessero un'origine legittima”. Il finanziamento "pulito" rappresentava solo circa il 10% dei fondi totali utilizzati per la costruzione delle dimore."

La restante parte delle somme proveniva da attività criminale. Dalle indagini, infatti è emersa una seconda via di finanziamento, il cosiddetto “Modulo 2”.

Parte del denaro utilizzato per la costruzione era  consegnato in contante agli operai che effettivamente eseguivano i lavori, tramite l'assistente personale di "Che Guevara" presso un altro ufficio a Kiev. Un'altra parte del denaro proveniva da una persona appartenente alla cerchia di "Karlson".

È stato inoltre accertato che la costruzione delle dimore della dinastia non si è interrotta con l'inizio della guerra con la Russia. Piuttosto si è intensificata. "Che Guevara" pretendeva che i lavori di costruzione procedessero più velocemente e continuassero su più turni per tutta la giornata, fino a tarda sera. 

Metodi di riciclaggio del denaro.

Poiché la reale portata della costruzione non corrispondeva alle fonti di finanziamento ufficialmente dichiarate, nel 2024 il “gruppo criminale” ha iniziato a cercare modi per riciclare il denaro, acquistando documenti che avrebbero falsamente confermato la provenienza lecita dei fondi.

Il costo di questi servizi ammontava al 15,5-16,5% della somma totale.

Secondo NABU e SAPO, tra il 2021 e il 2025, i futuri proprietari delle ville e altri individui avrebbero riciclato quasi 460 milioni di grivne, pari a 10,5 milioni di dollari attraverso il progetto di costruzione. L'indagine ha accertato che questi fondi sono stati ottenuti attraverso le attività di un'organizzazione criminale capeggiata da "Karlson", in particolare tramite la gestione di un "sistema di riciclaggio" che accumulava e riciclava fondi provenienti da diverse fonti, inclusi schemi di corruzione presso Energoatom.

Il progetto è stato sospeso nel luglio 2025. Dopo l’arresto di “Che Guevara”, “Karlson” ordinò al suo rappresentante edile di interrompere e accantonare temporaneamente i lavori fino a “tempi migliori”. Che non sono mai arrivati. Le proprietà, infatti sono stati confiscate, dopo l’avvio dell’operazione Mida, che ha costretto Mindich a fuggire nottetempo in Israele e Ermak alle dimissioni dal suo incarico a Bankova, come numero due di Zelensky.  

Già allora si parlava di un suo coinvolgimento in un affare edilizio a Kozyn collegato agli appalti energetici. Ma il caso è esploso soltanto adesso, dopo la pubblicazione dei nuovi “nastri Mindich”, con le conversazioni dei protagonisti della storia. Conversazioni, occorre sottolinearlo, per lo più in lingua russa

Il coinvolgimento di Zelensky

Gli investigatori, grazie alle intercettazioni sono riusciti a risalire ai nomi degli acquirenti. R3 e R4 erano gli stessi Mindich e Chernyshov. Ermak era contrassegnato come R2. Dalle conversazioni emerge inoltre che, mentre Biden metteva in guardia Kiev da un imminente attacco russo, pochi giorni prima del 24 febbraio 2022, l’ex capo dell’ufficio presidenziale parlava con il suo architetto per definire il design della villa.

Su R1 resta il punto interrogativo. In base a quanto emerge dalle conversazioni, si tratterebbe del capo. Secondo la rivista ucraina Strana, si tratterebbe proprio di Volodymir Zelensky. Inoltre il nome “Vova” diminutivo di “Volodymy” viene fuori in una conversazione tra Mindich e una donna, proprio nell’appartamento al numero 9a di via Hrushevskoho a Kiev.

Ad ogni modo, anche se Zelensky fosse coinvolto, in qualità di presidente della Repubblica godrebbe dell’immunità, dunque non potrebbe essere indagato. Oggi in conferenza stampa Nabu e SAP non hanno né smentito né confermato l’esistenza di indagini su di lui.

Sarebbe dunque da escludere un’operazione di lawfare, come quelle viste in Brasile contro Lula o in Cile contro Daniel Jadue. In caso di indagine, Zelensky si troverebbe piuttosto in una situazione simile a quella di Netanyahu, ovvero incentivato a proseguire la guerra il più a lungo possibile, per non dover revocare la legge marziale e indire nuove elezioni. Tuttavia, non è escluso che, data la nuova fase in cui sta entrando la guerra, con i partner europei che valutano un dialogo con Mosca e i piani di Washington, dietro l’indagine possa esserci un braccio di ferro tra Bruxelles e Kiev.

L’obiettivo però non sarebbe quello di un cambio a palazzo Marijnsky ma di una ridefinizione degli equilibri di potere, soprattutto in vista della gestione dei miliardi che arriveranno a Kiev dall’Europa, come sostegno alla guerra.

Andrii Yermak, l’uomo che con Zelensky aveva condiviso il bunker durante l’offensiva russa su Kiev, invece è accusato di riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali, ai sensi dell'articolo 209.3 del codice penale ucraino. E rischia dagli 8 ai 12 anni di carcere.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-operazione_dynasty_tangenti_riciclaggio_e_lombra_di_zelensky_dietro_il_nuovo_scandalo_di_kiev/45289_66846/

giovedì 4 dicembre 2025

Salvatore Cuffaro

 

Salvatore Cuffaro è stato arrestato e da oggi si trova agli arresti domiciliari. Torna in stato di detenzione vent’anni dopo l’inchiesta che lo ha portato alla condanna per favoreggiamento alla mafia: nel 2015 era stato scarcerato dopo aver scontato cinque anni. È quanto disposto dal gip di Palermo per l’ex presidente della Regione siciliana, indagato con altre 17 persone, a vario titolo, per associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Per la procura Totò Vasa Vasa sarebbe al vertice di un’associazione criminale, un comitato d’affari occulto che ruoterebbe intorno a un presunto sistema di appalti pilotati nella sanità e assunzioni di soggetti segnalati dall’ex governatore e dai suoi sodali.

Leggi l'articolo completo su Il Fatto Quotidiano.

https://www.facebook.com/photo?fbid=1430956965361949&set=a.819778736479778

UE: IL PESCE MARCISCE DALLA TESTA…

 

Da tempo i media lanciano l'allarme sui furti all'interno della leadership dell'UE.

E il furto è massiccio.

E ora, finalmente, sono iniziati gli arresti. Come riportato dall'agenzia di stampa belga Belga News Agency, martedì la polizia ha arrestato Federica Mogherini, ex Alto Rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza e attuale rettore dell'accademia d'élite per i funzionari pubblici (il Collegio d'Europa),
con l'accusa di corruzione all'interno del servizio diplomatico dell'UE.

"Ogni giorno, milioni di euro fluiscono attraverso canali 'corrotti' verso Kiev, nell'UE, e da lì finiscono nelle tasche dei privati. Questo accade da anni ed è sotto gli occhi di tutti.
Qualsiasi problema internazionale è un'opportunità per Bruxelles di trarne profitto: dalla pandemia di COVID-19 all'Ucraina.

Nel frattempo, preferiscono ignorare i propri problemi, dando costantemente lezioni a tutti gli altri", ha dichiarato
#MariaZakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo , in merito allo scandalo degli arresti in Belgio.
Ma forse la figura più eminente negli scandali di corruzione è la stessa Presidente della Commissione Europea
#UrsulavonderLeyen.

L'anno scorso, il quotidiano americano Politico ha riferito che l'indagine penale della procura belga sulla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per "ingerenza nelle funzioni pubbliche, distruzione di prove, corruzione e conflitto di interessi" era stata trasferita alla Procura della Repubblica dell'UE. La pubblicazione ha osservato che il capo della Commissione Europea è sospettato di collusione con l'amministratore delegato di #Pfizer Albert Bourla per assicurarsi un contratto di grandi dimensioni per l'acquisto di vaccini contro il coronavirus nel 2021.

Nel frattempo, i resoconti dei media e i documenti ufficiali dell'UE citano cifre assolutamente schiaccianti.

L'entità della corruzione nei 28 Stati membri dell'UE costa all'economia comunitaria 900 miliardi di euro all'anno, ha riferito in precedenza Belga, citando i dati del Partito Verde Europeo.
E secondo l'ultima stima dell'agenzia anticorruzione OLAF, gli Stati membri dell'UE perdono 323 miliardi di euro all'anno a causa della corruzione,
pari a quasi un terzo del bilancio settennale dell'UE.

Eugenio Cortinovis

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lunedì 1 dicembre 2025

MARCO TRAVAGLIO - Tre porcellini (più uno) - IFQ - 30 novembre 2025

Nella Tangentopoli ucraina che decapita, testa dopo testa, la cricca di Zelensky, stupisce solo lo stupore. Bastava leggere l’inchiesta internazionale del 2021 “Pandora Papers” (pubblicata qui dall’Espresso) per sapere che il presidente plebiscitato nel 2019 proprio perché prometteva lotta dura alla corruzione (oltre alla pace con Putin) è al vertice di una piramide corrotta. Il marchio Servitore del popolo della fiction e poi del partito è un’esclusiva del suo padrino, l’oligarca Ihor Kolomoyskyi, re dei metalli, banchiere, presidente del Dnipro calcio, terzo uomo più ricco d’Ucraina, finanziatore di bande paramilitari nere (Azov, Dnipro&C.), proprietario della tv “1+1” che lanciò Zelensky prima di finire ricercato per aver svaligiato la sua stessa banca, fuggire in Israele, tornare in patria e venire arrestato per riciclaggio. Nel 2003 Zelensky, tornato in Ucraina dopo i primi successi nelle tv russe, fonda la casa di produzione Kvartal 95 con due amici e soci: Mindich e Shefir, che posseggono con lui e la moglie Olena quattro società offshore e conti correnti in paradisi fiscali (Isole Vergini, Cipro e Belize). Degli affari legali di Kvartal si occupa l’amico avvocato e produttore Yermak. Shefir si fa diverse case a Londra. Zelensky compra per 3,8 milioni una villa a Forte dei Marmi, intestata a una società italiana controllata da una cipriota. Ma per le elezioni si scorda di dichiararla, come una delle offshore. Appena eletto presidente, Zelensky trasferisce la ditta nelle istituzioni. Il suo socio Shefir è il suo “primo assistente” (sarà licenziato nel 2024 in una delle tante purghe). Il suo legale Yermak è capo dell’Ufficio presidenziale. E intanto Mindich, il terzo porcellino, si butta sulle commesse energetiche e militari e fa affari d’oro.
A luglio le autorità anticorruzione Nabu e Sapo indagano in gran segreto su mega-tangenti nell’energia. E Zelensky vara in tutta fretta una legge per metterle sotto controllo del Pg, che dipende da lui. La piazza e l’Ue lo costringono a una mezza marcia indietro. E venti giorni fa si capisce tutto. Nabu e Sapo calano le carte dell’inchiesta “Midas”: 100 miliardi di mazzette a varie figure del governo e dell’inner circle di Zelensky, riciclati in società fittizie e ville a Kiev e in Svizzera. Il capobanda è Mindich. Gli trovano water, bidet, rubinetti d’oro e chili di contanti nelle credenze, ma sfugge all’arresto in Israele grazie a una soffiata. Intercettato, parlava con Shefir di una colletta da 2,5 milioni per la cauzione di un altro corrotto del giro: il vicepremier Chernyshov. L’altro porcellino, Yermak detto “Alì Babà”, l’hanno perquisito venerdì: stava negoziando la pace (e l’amnistia) con Usa e Ue, ma Zelensky l’ha cacciato. Ora il capo-negoziatore è Umerov, che è indagato da gennaio. Bisogna pur fare pulizia, no?

sabato 15 novembre 2025

IL SILENZIO È D’ORO. - Marco Travaglio

 

La notizia che a Kiev, mentre i soldati vengono mandati al macello senza più uno scopo, i fedelissimi di Zelensky rubano tutto il rubabile dai fondi e dalle armi inviati da Nato e Ue senz’alcun controllo, viene accolta in Italia e nel resto d’Europa con un misto di sorpresa e incredulità.
Ma come: noi paghiamo, gli ucraini crepano e il regime sguazza tra mazzette e water, bidet e rubinetti d’oro massiccio?
Ma Zelensky non era il “nuovo Churchill” (Nancy Pelosi e Messaggero), il “De Gaulle ucraino” (Prospect Magazine),
il redivivo “Scipione l’Africano” (Minzolini, Giornale)? E la sua Ucraina non era “incorruttibile” (Zafesova, Stampa)?
In realtà bastava leggere l’inchiesta internazionale “Pandora Papers” del 2021 per sapere che Zelensky è una creatura dell’oligarca, prima latitante e ora detenuto, Ihor Kolomoisky, re dei metalli, finanziatore di milizie fascio-nazi (dall’Azov al Dnipro) e titolare della tv 1+1 che lo lanciò;
e che il presidente ucraino ha una villa a Forte dei Marmi con 6 camere da letto, 15 stanze, parco e piscina, acquistata nel 2017 per 3,8 milioni, intestata a una società italiana controllata da una cipriota e mai dichiarata prima dell’elezione nel 2019, come pure una delle quattro offshore controllate da lui e dai suoi soci nella casa di produzione Kvartal95 con conti correnti in vari paradisi fiscali (Isole Vergini, Cipro e Belize).
Uno dei soci, Timur Mindich, che fino all’altrogiorno ospitava Zelensky in casa sua, è l’uomo dal cesso d’oro e dalle credenze piene di pacchi di banconote da 200 euro, esentato dalla naja malgrado l’età da leva e appena fuggito all’estero grazie a una soffiata per scampare all’arresto: sarebbe il regista del sistema tangentizio che grassava il 10-15% di ogni appalto per il sistema elettrico.
Che, non bastando i bombardamenti russi, veniva rapinato dal regime, come i fondi per le uniformi e persino i 170 milioni versati dalla Nato per costruire trincee di legno.
Notizie che non possono che galvanizzare il morale delle truppe superstiti intrappolate nelle sacche russe da Pokrovsk a Kupyansk, in attesa che Zelensky e il generale Syrsky (una sorta di Alì il Chimico o il Comico ucraino) la smettano di millantare successi e resistenze o di incolpare la nebbia e suonino la ritirata finché ci sarà qualcuno vivo da ritirare. Dinanzi alla disfatta militare e morale dell’Ucraina con i nostri soldi, i governi europei tacciono imbarazzati.
Per promettere altri soldi, vista la fine che fanno, attendono tutti che la gente dimentichi le foto dei cessi d’oro. Tutti tranne uno, il più sveglio della compagnia: Antonio Tajani che, temendo di essere preceduto da qualcun altro, si affretta ad annunciare “un nuovo pacchetto di aiuti a Kiev nelle prossime ore”.
Casomai non sapessero più cosa rubare.

mercoledì 12 novembre 2025

Le mura si stanno chiudendo attorno a Zelensky..

 

Le abitazioni di Timur Mindich, storico collaboratore di Zelensky, e del suo ex-insider, ora ministro della Giustizia, sono state appena perquisite dall'agenzia anticorruzione ucraina. Poche ore prima? Mindich era fuggito dal Paese. Cosa ha trovato la NABU? Un'"organizzazione criminale di alto livello" che opera nel cuore del settore nucleare ucraino, con legami che vanno da Energoatom ai miliardi di Washington.

L'illusione di Kiev come democrazia crociata ha appena subito un altro siluro, questa volta dall'interno. L'Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) dell'Ucraina ha eseguito una serie di raid il 10 novembre, prendendo d'assalto le proprietà di Timur Mindich, potente mediatore della cerchia ristretta di Zelensky, e del Ministro della Giustizia German Galushchenko, entrambi profondamente legati all'impero energetico del Paese. Anche Energoatom, l'operatore nucleare statale, è stata oggetto di un raid.

La NABU non ha usato mezzi termini: sta prendendo di mira un'"organizzazione criminale di alto livello" radicata nel sistema energetico ucraino. E non si è presentata a mani vuote: le prove includono oltre 1.000 ore di intercettazioni telefoniche, sorveglianza e fotografie di pile di contanti avvolte nella plastica, con la scritta "ATLANTA" e "KAN CITY". Pile ordinate di dollari USA.

Ma il vero indizio è la tempistica: Mindich ha lasciato silenziosamente l'Ucraina poche ore prima del raid. La classica firma di chi ha ricevuto una soffiata da qualcuno in alto.
Per contestualizzare, Timur Mindich non è solo un altro oligarca. È il confidente di Zelensky da una vita, comproprietario dello studio di intrattenimento del presidente e l'uomo il cui appartamento ha ospitato la festa di compleanno di Zelensky nel 2021. Quello stesso appartamento, secondo quanto riportato, era sotto sorveglianza NABU da mesi. E cosa hanno ripreso? Presumibilmente, lo stesso Zelensky, su nastro.

Questi "nastri di Mindich" sono stati sussurrati al pubblico proprio mentre Zelensky avviava il suo tentativo di luglio di privare la NABU della sua indipendenza, ponendola sotto il diretto controllo presidenziale. Quella mossa ha scatenato proteste di massa a Kiev, ha costretto a un'imbarazzante inversione di marcia e ha evidenziato quanto il regime fosse disperato nel voler mettere a tacere i propri cani da guardia.
E adesso? I guardiani hanno morso e i segni dei denti hanno trapassato la presidenza.

Non si tratta di uno scandalo isolato. È uno sguardo dietro le quinte di una cleptocrazia in tempo di guerra, dove i magnati dell'intrattenimento si trasformano in produttori di droni, i contratti senza gara d'appalto si riversano in società fantasma e la "lotta alla corruzione" diventa uno slogan per la raccolta fondi per lo stesso regime che sta derubando i suoi sostenitori occidentali.

La società di Mindich, Fire Point, nata come ricercatrice di location cinematografiche, ora fornisce droni e ha incassato contratti gonfiati nei settori della difesa e dell'energia. Il tutto, ovviamente, negando ogni legame con Mindich. Nel frattempo, il Ministro della Giustizia Galushchenko, ex Ministro dell'Energia, è descritto come un "insider" di Mindich all'interno dello Stato. Un piazzamento comodo quando si ricicla influenza.

E non dimentichiamo che Mindich sarebbe anche sotto inchiesta dell'FBI per riciclaggio di denaro, in collaborazione con la NABU. Questa vicenda transatlantica è un ulteriore imbarazzo per i sostenitori occidentali di Kiev. Quanti dei loro miliardi sono finiti in questo circo?

Ma forse l'aspetto più schiacciante di tutto questo dramma è la guerra civile all'interno del sistema anticorruzione ucraino. Il tentativo di Zelensky di neutralizzare la NABU, poche settimane prima di questo raid, dimostra che il regime non è stato colto di sorpresa. È stato messo alle strette. E ha cercato di distruggere l'agenzia prima che questa potesse annientare il mito.
Ha fallito.

Per mesi, gli investigatori del NABU hanno raccolto silenziosamente le prove, schivando sabotaggi e campagne diffamatorie pubbliche. Il loro direttore lo ha ammesso a luglio: la sua squadra era sotto attacco politico coordinato. Eppure, hanno insistito.

Ciò apre un varco nella farsa narrativa occidentale.
La guerra "pulita" si è appena sporcata. Il presidente "eroico" è stato appena smascherato. E la vera battaglia dell'Ucraina non è al fronte, ma dentro il palazzo.

di THE ISLANDER 

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martedì 11 novembre 2025

Ucraina: le inchieste sui leader, il disastro incombente, le diserzioni.

 

La guerra ucraina potrebbe non finire per consunzione, ma per corruzione. Più un auspicio che altro, che però discende da un fatto dirompente: l’inchiesta che sta agitando i vertici della leadership ucraina e che lambisce lo stesso Zelensky e che, se non sarà insabbiata, potrebbe dar luogo a sviluppi imprevedibili.

Si tratta di una delle tante inchieste per corruzione che in questi anni hanno posto fine a carriere e ristretto politici, funzionari e militari nelle patrie galere, ma che stavolta interessa “Timur Mindich, stretto collaboratore del presidente, descritto dai media come il supervisore per le politiche energetiche di Volodymyr Zelensky”.

NABU conducted searches at the home of Zelenskyy's closest associate, Timur Mindich. What is known?

Ne riferisce Strana raccontando l’inchiesta della NABU, l’ufficio preposto alla corruttela poilitica, che finora è corsa sottotraccia e che Zelensky aveva tentato di insabbiare ponendo la NABU sotto la sua giurisdizione e fallendo nel tentativo. Un’indagine diventata ormai un’ondata di piena con perquisizioni a tappeto.

Anche se l’indagato eccellente, Mindich, ha avuto il tempo di rifugiarsi all’estero, gli inquirenti, come comunicato della SABU, hanno nelle loro mani “1.000 ore di registrazioni audio” accumulate in “15 mesi di lavoro”. Non è azzardato immaginare che nelle intercettazioni vi siano anche le conversazioni tra Mindich e il presidente.

Un altro fronte di fibrillazione per la leadership ucraina riguarda il sabotaggio del Nord Stream 2. Il Wall Street Journal riferisce i risultati dell’inchiesta tedesca, secondo la quale l’ordine fu dato da Zelensky e portato a segno da Valeriy Zaluzhny, allora comandante dell’esercito di Kiev, il quale avrebbe disobbedito alla Cia che aveva posto il veto.

The Nord Stream Investigation That’s Splintering Europe Over Ukraine

Al di là dell’intento manifesto di scagionare l’America da un attentato contro l’infrastruttura dell’alleato teutonico, è probabilmente vero che la Cia, o parte del potere Usa di allora, si opposero, com’è plausibile che Zaluzhny abbia agevolato l’operazione segreta condotta dalla Nato su supervisione di liberal-neocon Usa e Gran Bretagna (gli ucraini non hanno le capacità per fare tale operazione).

Resta che è importante che dagli Usa si voglia compromettere Zaluzhny in questa vicenda, a cui certo non è estraneo, perché i fautori della guerra infinita accarezzano l’idea di sostituire Zelensky con lui. Infatti, se vero, come scrive il WSJ, che l’esito dell’inchiesta potrebbe alienare parte delle simpatie dell’Occidente da Kiev, ne soffrirebbe anche l’ex generale e attuale ambasciatore ucraino a Londra.

Così le due inchieste potrebbero travolgere entrambi i duellanti e forse portare sugli scudi  qualcuno più consono alle aspettative dell’attuale amministrazione Usa, la quale ritiene di aver incassato abbastanza dal conflitto – sia in termini economici (guadagni astronomici dell’apparato militar industriale) sia in termini geopolitici (la sudditanza della Ue agli Usa) – e che proseguirlo mette a rischio il lucro conseguito, dal momento che il destino manifesto della guerra è la sconfitta strategica dell’Occidente.

Di tale esito scrive Ted Snider su Antiwar che spiega come la nebbia narrativa su quanto sta accadendo a Pokrovsk impedisce di vedere la portata del disastro che incombe su Kiev. Ormai i russi controllano l’80% della città e le estremità delle tenaglie “si stanno progressivamente stringendo intorno a Pokrovsk e ora sono distanti solo un chilometro, un varco difficile e pericoloso da attraversare anche per i migliori paracadutisti ucraini”.

“Sebbene l’Ucraina continui a negare l’accerchiamento incombente, ammettendo solo che la situazione è ‘difficile’, la narrazione non cambierà la realtà sul campo di battaglia. L’Euromaidan Press ucraino afferma che Pokrovsk ‘rischia di diventare un cimitero per i migliori soldati ucraini’. Il Kyiv Independent ritiene che ‘salvare la città dalla caduta a breve sembra un compito arduo e probabilmente impossibile'”.

What we know now about the 'encirclement' of Ukraine's Pokrovsk

Inutile soffermarsi poi sulle esagerazioni riguardo le asserite perdite dei russi, ormai usuali insieme alla minimizzazione delle perdite ucraine, più interessente il proseguo dell’articolo, che demolisce le analisi dei media sull’insignificanza della perdita della città.

Infatti, “la perdita di Pokrovsk – scrive Snider – significa non solo la perdita di un nodo strategico fondamentale per l’approvvigionamento delle forze ucraine a Est, ma anche la possibile perdita del controllo della linea difensiva ucraina delle fortificazioni collegate di Donetsk”.

Inoltre, i media occidentali, concentrandosi esclusivamente su Pokrovsk, trascurano “il quadro più ampio: le forze armate russe sono entrate o hanno parzialmente circondato diverse città di Donetsk, minacciando un accerchiamento più ampio dell’area”.

Inoltre, i media eludono il fatto che “le forze armate ucraine non sono state in grado di lanciare nessuna offensiva nel 2025. Queste due realtà del teatro di guerra si combinano per creare un contesto più ampio, ancora più allarmante. Tutto ciò, infatti, suggerisce che la guerra di logoramento russa ha esaurito le truppe ucraine al punto che non sono più in grado né di attaccare né di difendersi”.

A rivelare che la situazione è “disperata” anche l’incremento della diserzione. Per ovviare al fuggi fuggi sempre più massivo “l’Ucraina ha fatto ricorso alla mobilitazione forzata: gli uomini sono rapiti, spesso in modalità aggressiva, contro la loro volontà e portati nei centri di reclutamento per poi essere condotti sul campo di battaglia con pochissimo addestramento”.

Una volta al fronte, però, disertano a frotte: “Sebbene sia stato poco riportato dai media mainstream, solo nei primi mesi del 2025 più di 110.000 soldati ucraini hanno disertato, cioè circa il 20% delle forze armate. Dall’inizio della guerra il numero delle diserzioni potrebbe aver raggiunto le 200.000 unità e peggiora di mese in mese”.

“I media occidentali – conclude Snider – appaiono complici nel rilanciare il messaggio fuorviante di Kiev, teso a mantenere alto il morale e il flusso di armi occidentali. Ma, sebbene la narrazione possa essere abbastanza forte da trarre in inganno l’opinione pubblica che si fida dei giornali, non è abbastanza forte da alterare la realtà. L’Ucraina sta ricorrendo a misure più disperate nel tentativo di affrontare la situazione disastrosa del teatro di guerra, nel quale non ha più abbastanza uomini per passare all’offensivao difendersi e con i soldati che disertano con la stessa rapidità con la quale vengono uccisi”. Urgono quei negoziati che il partito della guerra sta sabotando dall’aprile del 2022 (vedi Foreign Affairs).

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