C’è un momento, nella storia dei popoli, in cui le parole cambiano significato.
E “sicurezza” diventa vendetta legalizzata.
E “legge” diventa licenza di uccidere.
Sessantadue mani alzate.
Sessantadue firme su un principio antico quanto la barbarie:
lo Stato che decide chi può vivere e chi può morire.
E tutto questo mentre qualcuno, con voce composta e giacca stirata, continuerà a chiamarla… democrazia.
Diecimila detenuti.
Diecimila esseri umani trasformati in numeri.
Diecimila vite sospese tra una firma e un’esecuzione.
Non è più questione di destra o sinistra.
Non è più geopolitica.
È qualcosa di più semplice — e più inquietante:
quanto vale oggi una vita, quando diventa “scomoda”?
Perché il punto non è Israele.
Non è Palestina.
Non è nemmeno la Knesset.
Il punto è il SILENZIO.
Quel silenzio elegante, occidentale, selettivo…
che sa indignarsi a giorni alterni,
che pesa il dolore con la bilancia degli interessi,
che decide chi è vittima… e chi è sacrificabile.
Oggi si vota una legge.
Domani si normalizza un’idea.
Dopodomani si perde definitivamente il limite.
E allora la domanda è una sola:
quando la morte diventa atto amministrativo,
quanto manca prima che diventi routine?
da: Don Chisciotte
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