Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
martedì 31 marzo 2026
giovedì 2 marzo 2023
Inchiesta sul Covid in Bergamasca, indagati Conte e Speranza. - Francesca Brunati e Igor Greganti
A tre anni di distanza dallo scoppio della pandemia di Covid che, tra febbraio e aprile 2020, ha straziato la Bergamasca con oltre 6 mila morti in più rispetto alla media dell'anno precedente, è stata chiusa l'inchiesta per epidemia colposa con 19 indagati tra cui l'ex premier Giuseppe Conte, l'ex ministro della Salute Roberto Speranza, il Governatore della Lombardia Attilio Fontana e l'ex assessore della sanità lombardo Giulio Gallera.
Il procuratore aggiunto di Bergamo Cristina Rota con i pm Silvia Marchina e Paolo Mandurino, sotto la super visione del Procuratore Antonio Chiappani, hanno tirato le somme di una indagine con cui si è cercato di far luce e individuare le responsabilità di quella tragedia che ha lasciato una profonda ferita, e di cui è ancora vivo il ricordo delle lunghe file di camion dell'esercito con sopra le bare delle vittime da trasportare fuori regione per essere cremate.
"E' vergognoso che una persona che è stata sentita a inizio indagine come persona a conoscenza dei fatti scopra dai giornali di essere stato trasformato in indagato.
E' una vergogna sulla quale non so se qualche magistrato di questo Paese ritiene di indagare. Sicuramente non succederà niente", afferma a Radio Anch'io il governatore Attilio Fontana. "Anche in altri processi in cui sono stato assolto - aggiunge - ho saputo dai giornali cose che non sapevo".
"Anticipo subito la mia massima disponibilità e collaborazione con la magistratura - ha commentato l'ex presidente del Consiglio e ora a capo del M5, Conte -. Sono tranquillo di fronte al paese e ai cittadini italiani per aver operato con il massimo impegno e con pieno senso di responsabilità durante uno dei momenti più duri vissuti dalla nostra Repubblica".
Tra i destinatari dei 17 avvisi di conclusione delle indagini, che saranno notificati giovedì, e nei quali sono contestati a vario titolo i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio e anche falso ci sono anche il presidente dell'Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, il coordinatore dell'allora Comitato Scientifico Agostino Miozzo, l'ex capo della protezione civile Angelo Borrelli e tra i tecnici del ministero della salute l'ex dirigente Francesco Maraglino. Riguardo invece a Conte e Speranza gli atti dovranno essere trasmessi al Tribunale dei Ministri.
L'inchiesta, che già contava alcuni indagati come i vertici dell'Ats di Bergamo e dirigenti dell'assessorato regionale alla sanità, come scrive in una nota il Procuratore Chiappani, "sono state articolate, complesse e consistite nell'analisi di una rilevante mole di documenti" informatici o cartacei "nonché di migliaia di mail e di chat telefoniche in uso ai soggetti interessati dall'attività investigativa, oltre che nell'audizione di centinaia di persone informate sui fatti". Un'attività che ha consentito di ricostruire i fatti a partire dal 5 gennaio 2020, quando l'Oms aveva lanciato l'allarme globale a tutti i paesi e che si è avvalsa di una maxi consulenza firmata da Andrea Crisanti, microbiologo dell'Università di Padova e ora senatore del Pd. Gli accertamenti hanno riguardato tre livelli, uno strettamente locale, uno regionale e il terzo nazionale con le audizioni a Roma di Conte, Speranza i veri tecnici e anche l'ex ministro dell'Interno Luciana Lamorgese.
Nel mirino degli inquirenti e degli investigatori della Guardia di Finanza sono finiti non solo i morti nelle Rsa della Val Seriana e il caso dell'ospedale di Alzano chiuso e riaperto nel giro di poche ore, ma soprattutto la mancata istituzione di una zona rossa uguale a quella disposta nel Lodigiano e i mancati aggiornamento del piano pandemico, fermo al 2006, e l'applicazione di quello esistente anche se datato e che comunque, stando agli elementi raccolti, avrebbe potuto contenere la trasmissione del Covid. Riguardo alle omissioni, come ha sottolineato Crisanti nella sua consulenza in base a un modello matematico, se fosse stata istituita la zona rossa in Val Seriana, al 27 febbraio i morti sarebbero stati 4.148 in meno e al 3 marzo 2.659 in meno.
Mentre Speranza in una nota ha affermato di aver "sempre pensato che chiunque abbia avuto responsabilità nella gestione della pandemia debba essere pronto a renderne conto", aggiungendo di essere "molto sereno e sicuro di aver sempre agito con disciplina ed onore nell'esclusivo interesse del Paese", i parenti delle vittime hanno commentato: "Da oggi si riscrive la storia della strage bergamasca e lombarda, la storia delle nostre famiglie, delle responsabilità che hanno portato alle nostre perdite. La storia di un'Italia che ha dimenticato quanto accaduto nella primavera 2020, non a causa del Covid19, ma per delle precise decisioni o mancate decisioni".
"Non avevamo il minimo segnale di partecipare al 'banchetto' degli indagati. Fontana era stato sentito come persona informata sui fatti e da allora silenzio assoluto", commenta l'avvocato Jacopo Pensa, legale del governatore Fontana, alla chiusura dell'inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione della pandemia di Covid. "Apprendiamo prima dai media e senza alcuna notifica formale di essere tra gli indagati". E ancora: "Prendiamo atto - spiega il difensore - che la Procura di Bergamo ha sottolineato che la conclusione delle indagini non è un atto di accusa. Vedremo, vedremo. Non è neanche un atto di difesa".
martedì 5 ottobre 2021
Ateneo Firenze, 9 a giudizio per il concorso di Medicina: c’è anche l’ex rettore Luigi Dei. - Antonio Massari
L’accusa per Dei e Calamai è quella di abuso d’ufficio. Un abuso che, sempre secondo le accuse, si sarebbe realizzato attraverso le loro pressioni affinché la commissione affidasse a Stefano il posto di professore associato. Stefano era già direttore della Sod complessa di cardiochirurgia dell’Aou di Careggi (parliamo di equipe mediche specialistiche – come spiega sul suo sito proprio l’azienda universitaria ospedaliera fiorentina – che prendono in carico il cittadino e lo seguono nel percorso assistenziale). In questo modo Stefano avrebbe seguito sia la cardiochirurgia universitaria sia quella ospedaliera.
L’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli, nel 2019 ha avuto un impulso anche grazie all’arrivo in Procura di una lettera anonima: “So che l’anonimato non rappresenta il massimo – scriveva il denunciante –, ma non tutti hanno la forza e la possibilità di seguire strade giudiziarie”. L’anonimo “accademico di Medicina di Careggi” allegò alla sua lettera un elenco di 11 nominativi per altrettanti concorsi e aggiunse: “Per dimostrarle che non mi sbaglio Le indicherò i vincitori dei concorsi accademici in atto prima ancora che molte commissioni presiedute dai baroni di Careggi si siano ancora insediate”. Un anno e mezzo fa si scopre che l’anonimo ci aveva visto giusto in 7 casi su 11. E il Gip ieri ha disposto il rinvio a giudizio, in alcuni casi anche con l’accusa di corruzione (slegata a una utilità in denaro: in sostanza uno scambio di favori), con il processo che partirà tra 4 mesi. Prima udienza del processo l’1 febbraio 2022.
ILFQ
mercoledì 14 aprile 2021
Oristano, “vaccini Pfizer ai familiari che non ne avevano diritto”: indagati in 15 tra medici e infermieri.
Carabinieri del Nas di Cagliari hanno notificato gli avvisi di garanzia ai "furbetti del vaccino" questa mattina all'alba.
Quindici persone, tra medici e infermieri, sono indagate dalla Procura di Oristano per abuso d’ufficio e peculato, con l’accusa di aver somministrato il vaccino Pfizer a propri familiari che non rientravano tra le previste categorie aventi diritto, abusando così della propria posizione. I Carabinieri del Nas di Cagliari hanno notificato gli avvisi di garanzia ai “furbetti del vaccino” questa mattina all’alba: si tratta di medici e infermieri indagati per abuso d’ufficio e peculato, per aver somministrato il vaccino Pfizer a propri familiari che non rientravano tra le categorie che ne avevano diritto, abusando così della propria posizione.
La Sardegna si classifica al quinto posto per numero di dosi di vaccino somministrate giornalmente ogni 100mila abitanti. L’infografica curata da Public Fluorish Studio tiene conto del valore medio degli ultimi sette giorni (prime + seconde dosi). L’Isola è quinta dietro Umbria, Liguria, Marche e Molise. La regione è stata la prima e l’unica in Italia a sperimentare il passaggio in zona bianca ma da lunedì 12 aprile è diventata rossa. Gli ultimi dati (di martedì 13 aprile, ndr) riferiscono di 327 nuovi contagi su 4.125 test effettuati. Si registrano anche otto nuovi decessi (1.285 in tutto). Sono 340, invece, i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (-1), mentre sono 56 (+1) quelli in terapia intensiva.
IlFattoQuotidiano
venerdì 12 marzo 2021
Fine della favola. - Marco Travaglio
Da qualche giorno leggiamo con raccapriccio le cronache delle indagini di varie Procure siciliane su alcune Ong specializzate nei “soccorsi” di migranti nel Mediterraneo. E notiamo con stupore il silenzio dei politici e dei commentatori di solito così prodighi di commenti, esternazioni, interviste, petizioni, appelli e contrappelli. Parlano solo Salvini e i giornali di destra, facendo di tutta l’erba un fascio fra le Ong che davvero salvano vite dal naufragio e quelle che fanno altro. Tacciono invece quelli che da anni fanno di tutta l’erba un fascio in senso opposto: difendendo a prescindere tutte le Ong, attaccando a scatola, occhi e orecchi chiusi qualunque pm si azzardi a indagare, qualunque osservatore si permetta di sollevare dubbi, qualunque politico non certo razzista e fascista (come Minniti, Di Maio e Lamorgese) osi chiedere qualche regola nel Mar West, fino a negare financo filmati, foto, satelliti e intercettazioni che provano i rapporti fra volontari e scafisti.
Quando il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, chiamato nel 2017 in Parlamento a riferire, spiegò che l’Italia era disarmata contro i trafficanti di esseri umani perché le navi di alcune Ong prelevavano i migranti in acque libiche o limitrofe dai barconi degli scafisti con consegne concordate, transponder spenti e nessun controllo dello Stato, azzerando il rischio giudiziario e “imprenditoriale” di quei criminali, fu accusato di sporcare la favola bella degli angeli del mare. Idem per Minniti, che quell’estate propose un codice di autodisciplina per le Ong (transponder accesi, bilanci trasparenti, agenti a bordo). E riuscì ad abbattere il traffico e il numero dei morti, cosa di cui si prese il merito Salvini senza far nulla in più di utile, ma molto in più di inutile, xenofobo e propagandistico. Intanto le anime belle ripetevano il mantra “nessuna prova, solo calunnie, è crimine umanitario”. Negazionismo puro, anche dopo che l’inchiesta di Trapani sulla nave Iuventa dell’Ong Jugend Rettet, mostrò foto e filmati delle consegne concordate dagli scafisti ai volontari, che poi non li denunciavano e non ne affondavano i loro barchini, ma li restituivano. Noi tentammo di sollecitare un dibattito serio, che distinguesse tra chi salva vite e chi fa da nastro trasportatore o da tassista agli scafisti: distinzione che gioverebbe alla verità, alla giustizia, ma soprattutto alle Ong pulite. Non ci fu verso: fummo insultati dai Manconi, Zoro, Mannocchi & C. Ora si attendono i loro commenti sull’inchiesta chiusa a Trapani su 21 membri degli equipaggi di Iuventa, Vost Hestia, Vost Prudence, navi legate alle Ong Jugend Rettet, Save The Children e Medici senza Frontiere.
Vengono fuori le foto – scattate nel 2016 da un agente Sco sotto copertura – di uno scafista che picchia i migranti con una cintura e un tubo di ferro sotto gli occhi dei volontari. Poi sale a bordo della nave Vos Hestia noleggiata da Save The Children che, pur sapendo chi è e cosa ha fatto, lo traghetta al porto di Reggio Calabria senza denunciarlo. Si vede la Vos Hestia che, informata in tempo reale delle partenze degli scafisti dalle coste libiche, li raggiunge “in un preciso tratto di mare senza dare alcuna comunicazione alle autorità”. L’indomani rileva 548 migranti e nei giorni successivi altri 1300. I volontari di STC fanno levare ai poveretti i giubbotti di salvataggio e indossare quelli col logo della Ong, restituendo i vecchi agli scafisti. Tre di questi vengono fotografati mentre si avvicinano alla nave, smontano il motore dal gommone e ripartono. Altri vengono fatti salire a bordo, mescolati tra i profughi, e condotti in Italia come naufraghi appena salvati. Il comandante si vanta di non denunciare gli scafisti: “Ho altri ruoli e non quello di fare la spia o l’investigatore”. E prepara rappresaglie per un volontario che li ha segnalati alla polizia: “Appena torna lo scemo vedo cosa vuole fare, altrimenti lo mando a fare in culo dicendogli: ‘Vedi dove te ne devi andare, ti vuoi stare zitto o te ne vai’…”. Una settimana dopo tre scafisti abbordano la Vos Hestia e annunciano un altro carico: uno è Suleiman Dabbashi, di una famiglia che gestisce centri di prigionia a Sabrata. Nessuna denuncia neppure per lui.
Altra indagine, altro scandalo: a Ragusa c’è un bonifico di 125mila euro versati dal cargo commerciale danese Maersk all’Ong Mediterranea Saving che aveva rilevato 27 naufraghi salvati un mese prima. Qui, oltre alle solite accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso, c’è pure il commercio di migranti. Infine c’è la testimonianza della ministra Lamorgese al processo Gregoretti contro Salvini: “Le navi che vanno a fare soccorso in acque Sar libiche, ogni volta che fanno un soccorso, non tornano subito indietro. Tante volte, a soccorsi effettuati, si fermano nelle aree libiche anche 3-4 giorni, in attesa di recuperare più gente possibile”. Quindi “sono navi che hanno la possibilità di star ferme con persone appena recuperate in acqua anche 4-5 giorni”. E, stazionando a lungo dinanzi alla Libia, attirano e incoraggiano il traffico di esseri umani. Ora facciamo pure finta che non ci siano reati. Anzi, tagliamo corto e diamo la grazia a tutti gli angeli delle Ong. Ma poi finiamola con le bugie e le ipocrisie, smettiamo di prenderci in giro e stabiliamo che d’ora in poi queste schifezze non accadano più. Sempreché, s’intende, la lotta al traffico di esseri umani interessi qualcuno.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/03/12/fine-della-favola/6130723/
sabato 22 agosto 2020
Gioele e Viviana Parisi “morti in momenti diversi”, la famiglia incarica gli avvocati dei casi Sarah Scazzi e Meredith Kercher. - Manuela Modica

Autopsia, nuovi sopralluoghi, tutto è rinviato a martedì, quando gli esperti cercheranno ancora tracce per capire se il disagio in cui era sprofondata la donna l’avesse spinta oltre oppure se il piccolo sia morto accanto a lei e poi trascinato da un animale della zona sotto il rovo in cui sono stati trovati i resti. Oppure se allo sconforto della donna si sia aggiunta la casualità, un evento accidentale. Un destino beffardo, forse, macabro di sicuro.
Una fuga in ospedale. Di corsa al pronto soccorso del Policlinico di Messina a fine giugno perché Viviana Parisi aveva ingerito 8 pillole dell’antipsicotico che le avevano prescritto. Una volta arrivata a Messina, una flebo per ripulire il corpo da quello che i legali di Daniele Mondello, marito di Viviana, sostengono non sia stato un tentativo di suicidio. Mentre dal giorno della sua scomparsa lo stesso Daniele ha raccontato del grave momento di difficoltà psico-emotiva che viveva la moglie. Poi confermato anche dal papà di lei, Luigino Parisi. Declamava la Bibbia a gran voce. Alle volte gridava, e per questo, i vicini in un’altra occasione avevano chiamato i soccorsi, spaventati dalle sue grida. Due volte era stata portata in ospedale, una volta anche al Cutroni Zodda, a Barcellona Pozzo di Gotto.
Le paure e la “paranoia” di Viviana – “Non ti preoccupare, non ti succede niente, né a te, né al bambino, né a me”, Così si era rivolto Daniele nel video messaggio rivolto alla moglie scomparsa da due giorni. Parole che l’avevano costretto a spiegare: “Aveva paura del Covid, temeva che lo prendessimo”. Il periodo di quarantena, hanno raccontato i familiari, in più occasioni aveva aggravato lo stato di agitazione in cui Viviana era sprofondata. Ma la paura non pare fosse soltanto il Covid: La donna era convinta di essere seguita da qualcuno, tanto da costringere il marito a fare più giri di palazzo prima di arrivare a casa dei genitori di lui, questo avrebbe riferito Daniele nei primi giorni delle ricerche agli inquirenti. E sul cruscotto dell’auto i poliziotti della Stradale hanno trovato un certificato medico che parlava di “paranoia” e di “crisi mistiche”.
La gita al mare il giorno prima della scomparsa – “Ma negli ultimi tempi si era ripresa”, così hanno sottolineato i familiari. Il giorno prima della scomparsa era andata d’altronde in gita al mare con tutta la famiglia, un giorno spensierato: l’ultimo. Il mattino dopo l’ansia ha ripreso a divorarla? In paese, chi viveva non lontano da loro, racconta di una donna sempre più spenta, sempre più cupa e magra. Fino a quel mattino del 3 agosto, quando Viviana ha preso l’auto assieme al piccolo Gioele finendo in una spirale ancora tutta da ricostruire, raggiungendo l’esito più drammatico. Ma come sono morti Viviana e Gioele? I legali del marito che escludono lei avesse provato ad uccidersi ingerendo 8 pillole dell’antipsicotico, adesso forniscono una ricostruzione: “Noi pensiamo che Giole e Viviana siano morti in due momenti e in due luoghi distinti – ha detto Venuti -. Magari la madre aveva perso Gioele ed è salita sul pilone per tentare di avvistarlo, cadendo poi accidentalmente. Nel frattempo il bimbo forse è caduto da qualche altra parte e poi è stato assalito dagli animali. Comunque speriamo che questi sopralluoghi possano chiarire la vicenda“.
mercoledì 29 luglio 2020
Fontana, si indaga in Svizzera per risalire ai soldi (del 1997). - Davide Milosa

La Procura vuole riannodare il filo dei 5,3 milioni di euro di eredità “scudati” nel 2015 dopo vent’anni alle Bahamas.
sabato 25 luglio 2020
“Fuori chi sgarra, Salvini lo sa” S’indaga sulla regìa della Lega. - Vincenzo Iurillo e Antonio Massari

Diasorin - I pm acquisiscono i messaggi del deputato Grimoldi. Così boicottavano il sindaco che fece in autonomia altri test anti-Covid.
mercoledì 22 luglio 2020
Coronavirus, indagati i vertici del Policlinico San Matteo di Pavia e di Diasorin per l’accordo sui test sierologici.

Le ipotesi di reato sono turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e peculato. Al centro dell'inchiesta c'è l’affidamento diretto alla società piemontese per la sperimentazione dei test iniziata a fine aprile in Lombardia. L'ipotesi è che "tutti i risultati delle attività di ricerca e sperimentazione effettuate dalla Fondazione Irccs San Matteo di Pavia" siano stati "trasferiti" a Diasorin, "favorendola" a discapito di altre potenziali concorrenti. Fra gli indagati il professor Fausto Baldanti, a capo del progetto e già travolto dalle polemiche per un presunto conflitto d'interesse svelato dal Fatto.
I vertici del Policlinico San Matteo di Pavia e della società Diasorin sono indagati dalla Procura della Repubblica di Pavia nell’ambito dell’inchiesta sull’accordo tra l’ospedale e la società piemontese per l’effettuazione dei test sierologici anti-Covid. A darne notizia è stata poco fa la stessa Procura con un comunicato stampa. Le ipotesi di reato sono turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e peculato. Fra gli indagati compaiono il presidente della Fondazione Ircss San Matteo Alessandro Venturi, il direttore generale e il direttore scientifico, oltre al Responsabile del laboratorio di virologia molecolare Fausto Baldanti e all’ad di Diasorin Carlo Rosa. All’alba sono scattate anche le perquisizioni da parte del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Pavia. I militari stanno sequestrando documentazione e apparati informatici presso gli uffici e i laboratori dei due istituti, mentre sono già iniziate davanti ai pm le audizioni dei ricercatori coinvolti nel progetto.
martedì 14 aprile 2020
Coronavirus, “omicidio ed epidemia colposa”: indagato il dg del Pio Albergo Trivulzio per le oltre 100 morti nella residenza per anziani.

Giuseppe Calicchio iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano nell'inchiesta che dovrà accertare eventuali negligenze nella gestione durante l'epidemia. Sotto indagine per gli stessi reati risultano anche i legali rappresentanti e della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e 3 persone ai vertici del Don Gnocchi.
giovedì 27 febbraio 2020
I Nas all’ospedale di Codogno. Conte non aveva sbagliato mira. La Procura indaga sulla diffusione del Coronavirus. Ispezioni dei Carabinieri in tre strutture del Lodigiano. - Davide Manlio Ruffolo



