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venerdì 29 maggio 2026

Viva l’Ucraina nella Ue: anche quella filo-nazi. - Daniela Ranieri

 

Vedrete che, da qui a quando saranno pronte le carte per l’entrata ufficiale dell’Ucraina nell’Unione europea, subiremo un lavaggio del cervello d’impeto futurista al cui confronto quello per farci apprezzare la guerra era una bazzecola:
“Accelerazione dell’Ue, via al dossier sull’adesione di Kiev” (Repubblica);
“Dall’Europa una spinta sull’adesione dell’Ucraina” (Corriere),
mentre Il Foglio dipinge una Meloni irremovibile che “ferma Salvini che dice No all’Ucraina nella Ue” (il quale Salvini fa “le bizze” secondo Rep).

Perché questa accelerazione, proprio adesso che Putin rilancia l’idea di colloqui di pace?

La narrazione ufficiale adduce tre motivi (impariamoli a memoria: la formula “c’è un aggressore e c’è un aggredito” è diventata un po’ fané): la sconfitta di Orbán in Ungheria; la proposta del cancelliere tedesco Merz (quello per il quale Israele sta facendo il lavoro sporco per noi sterminando i palestinesi) di “associare” l’Ucraina, proposta rifiutata da Zelensky;
la necessità di avere dalla parte dell’Europa “l’esercito più grande del Vecchio continente” (così Rep).

Cioè, noi abbiamo mandato talmente tante armi all’Ucraina, e ne abbiamo talmente carenza, che ci farebbe comodo riprendercele, sempre in vista dell’imminente attacco russo all’Europa che nessuno ci ha minacciato e non è nei piani di Putin, ma che diventerebbe paradossalmente più probabile proprio nel momento dell’entrata dell’Ucraina in Europa. Forse dovremmo temere un attacco più dagli Usa che si sfilano dalla Nato e vogliono prendersi la Groenlandia (danese), ma abbiamo avuto prova di non avere governanti razionali.

Così quel che finora da parte nostra era facoltativo – difendere un Paese non Ue e non Nato in nome della “democrazia” – diventerebbe obbligatorio.

Si direbbe che ai piani alti dell’Ue ci si sia accorti che un Paese armato fino ai denti e pieno di milizie incontrollabili è meglio averlo amico che costantemente alla porta con la mano tesa, soprattutto nell’ottica della Difesa comune che ci consentirebbe di recuperare un po’ della ferraglia che abbiamo comprato dagli Usa o che hanno prodotto le nostre aziende grazie allo sbarazzino provvedimento detto Asap (Act in Support of Ammunition Production) con cui l’Europa della Von der Leyen ha sottratto soldi al Pnrr per darli all’industria bellica (colpo di genio: farli rientrare sotto la seconda “r” del Pnrr, la famosa “resilienza”; scemi noi, che pensavamo servisse a rafforzare le terapie intensive).

Ma quali sono i criteri per diventare membri dell’Ue?

Copia-incolliamo dal sito del Parlamento europeo: “Il primo criterio è quello di rispettare i valori democratici su cui si basa l’Unione europea. Il Paese deve avere istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Per avviare un negoziato questa condizione è imprescindibile”.

Ah, ma allora tutto a posto, potevano dircelo prima. Zelensky ha messo fuori legge gli 11 partiti d’opposizione, oscurato 3 reti televisive, istituito la legge marziale; il governo controlla la magistratura, l’esercito nazionale ingloba milizie naziste, le minoranze delle regioni russofone, vedi il Donbass, non godono degli stessi diritti degli ucraini;
l’Ucraina ha l’indice di corruzione più elevato d’Europa (Transparency International) ed è al 79° posto su 108 per libertà di stampa (Index Rsf).

Un concentrato di “nostri valori”. Che aspettiamo ad accoglierlo?

Tanto più alla luce del fatto che il 25 maggio Zelensky ha ricevuto con tutti gli onori la salma di Andriy Melnyk, davanti alla cui tomba in terra ucraina si è inginocchiato. Chi è Melnyk? È il co-fondatore dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun), nata nel 1929 per l’indipendenza dall’Urss. Melnyk ammirava Mussolini, ma non il nazismo, venerato invece da un altro componente dell’Oun: Stepan Bandera.
Nel 1938 vennero reclutati entrambi come spie dall’intelligence nazista (fatti emersi durante il processo di Norimberga).

Bandera, ritenuto uno dei responsabili dell’Olocausto in Ucraina di 1,6 milioni di ebrei e dei massacri dei polacchi in Volinia e Galizia orientale, fu dichiarato eroe nazionale nel 2010 dall’allora presidente ucraino Yushchenko. Melnyk, più moderato di Bandera, verrà arrestato dalla Gestapo ed esiliato in Lussemburgo, dov’era sepolto fino a pochi giorni fa.

In una Ue che strilla all’antisemitismo per ogni critica a Israele, ben venga la memoria di questi eroi (per tacere del Battaglione Azov, i ragazzoni della Guardia nazionale che tanto hanno fatto sognare la nostra stampa liberal-chic-bellicista con le loro svastiche tatuate sul petto e la lettura serale di Kant).

Come non fare carte false per prenderci questo bendidio? Una curiosità per feticisti: il simbolo dell’Oun è il Tryzub, il tridente che il senatore Carlo Calenda si è fatto tatuare sul polso.

F.Q. 29 maggio 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3396787887169621&set=a.465946793587093



Pertini definiva IL Patto Atlantico, la NATO, strumento di guerra in funzione antisovietica.
cetta.

martedì 19 agosto 2025

Realpolitik. Fra Trump e Putin niente complotto: Donald conosce la realtà. Alessandro Orsini

 

Tutti si interrogano sulla ragione per cui Trump ha assunto un atteggiamento morbido verso Putin in Alaska.
Nessun complotto, nessun tradimento: la risposta è di una semplicità sconvolgente.
Trump ha abbracciato le richieste di Putin perché, dati empirici alla mano, ha preso atto che la Russia non può essere sconfitta.
Ha preso atto che tutti i tentativi di vincere la guerra sono stati vani. Trump ha preso atto che la Nato ha dato all’Ucraina:
1) carri armati Abrams, Leopard, Challenger;
2) missili Himars, Scalp, Atacms e Storm Shaodow;
3) sistemi di difesa anti-aerea Patriot e Samp/T;
4) bombe a grappolo e munizioni a profusione;
5) caccia F-16.
Trump ha preso atto che la Nato, per armare la controffensiva ucraina iniziata il 5 giugno 2023, ha svuotato i propri magazzini.
Trump ha preso atto che quella controffensiva è stata un fallimento colossale e ha preso atto che la Nato non è in grado di armarne un’altra. Poi ha preso atto che la Russia non fa altro che avanzare e che Putin ha puntato le sue bombe atomiche sull’Ucraina. Trump ha anche parlato con i migliori analisti della Casa Bianca, i quali gli hanno confermato che Putin non bluffa:
in caso di necessità, colpirebbe l’Ucraina con le testate nucleari.
Trump ha preso atto che i consensi di Putin sono alle stelle e che tutti i russi odiano la Nato nel modo più feroce possibile. Trump ha preso atto che – parola di Mark Rutte – l’industria militare della Russia sovrasta quella della Nato; ha preso atto che l’Italia ha 50 carri armati operativi e che l’esercito francese e tedesco versano in condizioni altrettanto penose, tant’è vero che l’Unione europea ha dovuto riarmarsi urgentemente.
Trump ha preso atto che l’Europa non ha difesa aerea dai missili più avanzati della Russia, che la Cina è dalla parte di Putin, che le sanzioni non funzionano e che la guerra in Ucraina ha mandato la Germania in recessione.
Trump ha preso atto che le sanzioni secondarie rischiano di distruggere i rapporti tra l’India e gli Stati Uniti. Durante il vertice in Alaska, Trump è giunto alla conclusione che rimane una sola strada: inviare soldati americani in Ucraina.
Quanti? Tantissimi giacché la Russia ha 1,3 milioni di soldati.
Siamo giunti all’altra domanda su cui tutti si rompono la testa: perché Trump ha abbandonato la richiesta del cessate il fuoco? Anche in questo caso, la risposta è di una semplicità imbarazzante.
Trump ha abbandonato l’idea del cessate il fuoco perché l’Europa ha giurato solennemente che, se anche la Russia avesse accettato il cessate il fuoco, ella, l’Europa, non avrebbe fatto nessuna concessione alla Russia.
Con questo atteggiamento iper-oltranzista,
l’Europa e Zelensky hanno spogliato Trump della possibilità di chiedere il cessate il fuoco.
Trump è giunto alla seguente conclusione: “Se l’Europa non vuole concedere niente, allora questo cessate il fuoco che cosa lo chiedo a fare?”.
Trump ha cambiato posizione sul cessate il fuoco perché l’Unione europea ha dichiarato che, durante il cessate il fuoco, avrebbe continuato a chiedere a Putin la resa senza condizioni.
L’Unione europea ha bisogno che la guerra vada avanti a bassa intensità per giustificare il suo piano di riarmo.
Le sfugge la strategia di Putin. L’Europa non ha capito che la guerra in Donbass sarà accompagnata dal bombardamento di Kiev.
Se in Donbass si combatterà per i prossimi tre anni, Kiev subirà altri tre anni di bombardamenti. Quanto maggiore sarà il tempo per la conquista del Donetsk, tanto più grande sarà la distruzione di tutta l’Ucraina.