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domenica 5 luglio 2026

«PARLIAMO DI MASHA E ORSO» - Marco Travaglio

 

«PARLIAMO DI MASHA E ORSO»
«Ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam? Gli ispettori Onu le cercarono per mesi, ma non le trovarono perché non esistevano.
Eppure Colin Powell ne esibì una provetta (col piscio del suo gatto) e tutti finsero di credergli. Risultato: guerra illegale all’Iraq, 600mila morti.
Ora Tulsi Gabbard, capo uscente della Direzione intelligence Usa (che unisce le 18 agenzie di spionaggio, dalla Cia in giù), ha desecretato i report su 120 laboratori biologici costruiti e tuttora finanziati dal suo Paese in 30 Stati alleati: oltre 40 sono in Ucraina e conservano agenti patogeni letali (in quello di Kharkiv ci sono antrace, Ebola e peste suina).
Mosca lo denunciava da anni, Washington smentiva, la stampa al seguito rideva: “propaganda putiniana”.
Ora che ci sono le prove, ha smesso di ridere, ma anche di scrivere (a parte Newsweek, che ha chiesto lumi allo staff di Biden, senza riceverne neppure un “no comment”).
Sulle false armi di distruzione di Saddam abbiamo fatto una guerra, su quelle vere di Zelensky&C. tutti tacciono.
Così come sulle scorribande di terroristi di Stato ucraini in Europa (Italia inclusa) per far esplodere gasdotti e petroliere, assassinare politici, blogger, dissidenti, oligarchi sgraditi al regime, inscenare operazioni sotto falsa bandiera russa per trascinarci nella terza guerra mondiale.
Se qualcuno parlasse, ce ne sarebbe a iosa per smettere di finanziare e armare Kiev e di vaneggiare del suo ingresso nell’Ue, ma anche per far scattare l’articolo 5 Nato contro questa minaccia permanente alla sicurezza di tutti noi europei.
La Polonia inizia a capire chi rischiamo di metterci in casa, ora che Zelensky – ormai in mano ai fascionazionalisti di casa sua – ha promosso a “eroi”
i collaborazionisti dei nazisti che sterminarono oltre 100mila fra polacchi ed ebrei durante la Seconda guerra mondiale: Varsavia gli ha revocato un’alta onorificenza.
E, dopo l’attentato a Montecarlo della killer ucraina che scorrazza impunita per l’Europa, potrebbe rinsavire pure la Francia. Ma gli altri fischiettano o estraggono armi di distrazione di massa.
In mancanza di droni russi freschi e di nuove cartelle cliniche di Putin, il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna dichiara guerra a Netflix perché trasmette il cartoon russo Masha e Orso, che “fa parte del soft power del Cremlino con messaggi filorussi e militaristi ai bambini, normalizzando l’aggressione all’Ucraina”.
E la Polizia ucraina chiede all’Ue di sanzionare il cartone animato perché, visto il successo, “genera indirettamente entrate economiche per la Russia”.
In attesa del pronto intervento di Von der Leyen e Kallas, c’è un solo modo per salvare milioni di infanti dal diabolico influsso di Masha e Orso: una gita scolastica al biolaboratorio di Kharkiv.»

martedì 29 settembre 2015

LA FAMIGLIA CHE PRODUCE 2700 KG DI CIBO ALL’ANNO IN 370 METRI QUADRATI. - Marta Albè

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La famiglia Dervaes vive a 15 minuti da Los Angeles in una zona di periferia. Calcolando la casa e il giardino, ha a disposizione 370 metri quadrati di spazio per coltivare e produrre il proprio cibo.
Nel proprio appezzamento in un anno questa famiglia molto volenterosa riesce ad ottenere oltre 2000 chilogrammi di ortaggi a cui si aggiungono la frutta di stagione e le uova delle galline che allevano.
In questo modo la famiglia raggiunge una vera e propria autosufficienza alimentare e non solo. La loro produzione è così abbondante da generare un reddito di circa 20 mila dollari all'anno.

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Coltivano 400 varietà diverse di frutta, verdura e fiori edibili. Sfruttando tutto lo spazio a prorpia disposizione, questa famiglia produce all'anno più di 2000 kg di verdure, 400 kg di pollo biologico, più di 450 uova, 12 kg di miele e frutta in abbondanza. Tutti i prodotti sono bio. La loro merce è considerata di ottima qualità e i prezzi di vendita ne rispecchiano il valore.
Tutti i membri della famiglia danno una mano nella coltivazione dell'orto. Per ridurre i consumi elettrici e le spese, hanno deciso di installare dei pannelli fotovoltaici. Così gli attrezzi agricoli che necessitano di elettricità vengono alimentati grazie alle energie pulite.
Grazie alle proprie coltivazioni, questa famiglia mangia sempre seguendo la stagionalità dei prodotti. La vendita degli ortaggi avviene a livello locale ed è rivolta soprattutto ai ristoranti della zona.
Il denaro guadagnato con la vendita dei prodotti permette alla famiglia di acquistare quei cibi che non può autoprodurre nella propria residenza. Si tratta di un esempio davvero interessante che mostra come con molta buona volontà e con l'aiuto di tutta la famiglia sia davvero ancora possibile autoprodurre il proprio cibo coltivando la terra.
Se volete seguire il viaggio verso l'autosufficienza di questa famiglia, che è iniziato ormai dieci anni fa, potete visitare il loro sito web Urban Homestead e la loro pagina Facebook.

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giovedì 11 aprile 2013

Maxisequestro di alimenti biologici contraffatti.



Operazione della Gdf in diverse regioni italiane. Scoperte 1.500 tonnellate di soia, mais e grano tenero ucraino spacciate per biologiche, ma con alto contenuto di Ogm. Ventitre gli indagati.

Maxisequestro della Guardia di Finanza in diverse regioni d'Italia di prodotti alimentari contraffatti o contaminati con pesticidi: si tratta di 1.500 tonnellate di soia, mais e grano tenero ucraino falsamente certificati come biologici ma in realtà ad alto contenuto di Ogm e di 30 tonnellate di soia provenienti dall'India e contaminate con pesticidi. Ventitre persone sono state iscritte nel registro degli indagati.
L'indagine, condotta dalla Gdf di Pesaro e dagli uomini dell'Ispettorato repressioni frodi del ministero delle Politiche Agricole, ha portato a sequestri e decine di perquisizioni in Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Molise e Abruzzo. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, i prodotti, destinati al mercato zootecnico e alimentare, venivano sdoganati a Malta da una società gestita da italiani e poi introdotti nel nostro Paese. 

Coinvolte anche una decina di società, tra cui quelle moldave ed ucraine che curavano l'approvvigionamento delle granaglie, e gli enti di certificazione ed analisi dei prodotti con sede a Fano e Sassari, di cui dovranno essere accertati ruolo e responsabilità.