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sabato 25 luglio 2026

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Maria Zakharova ha liquidato la faccenda con una frase di rara economia:
«๐„๐œ๐œ๐จ ๐ฉ๐ž๐ซ๐œ๐ก๐ž́ ๐ก๐š๐ง๐ง๐จ ๐ฎ๐ง ๐ฌ๐จ๐ฅ๐จ ๐ง๐จ๐ฆ๐ž: ๐ง๐ž๐จ๐ง๐š๐ณ๐ข๐ฌ๐ญ๐ข».
Parole pronunciate dopo la riemersione dell’intervista nella quale Mykhailo Drapatyj, appena nominato da Zelensky comandante in capo delle Forze armate ucraine, definiva la Russia «una nazione, insieme alla sua leadership, che non ha diritto di esistere».
L’intervista risale al maggio 2023, ma la versione integrale รจ stata pubblicata soltanto il 22 luglio 2026.
Eccoli, i magnifici valori europei appena usciti dalla lavanderia di Bruxelles.
Abbiamo trascorso anni ad ascoltare conferenze sulla democrazia, sermoni sulla tolleranza, corsi accelerati di inclusione e omelie contro l’odio. Poi arriva il nuovo capo dell’esercito ucraino e, con la delicatezza di un geometra incaricato di demolire un condominio, stabilisce che u̲n̲’̲i̲n̲t̲e̲r̲a̲ ̲n̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲ ̲n̲o̲n̲ ̲h̲a̲ ̲d̲i̲r̲i̲t̲t̲o̲ ̲d̲i̲ ̲e̲s̲i̲s̲t̲e̲r̲e̲.
Non il governo russo.
Non il Cremlino.
Non una determinata classe dirigente.
๐‹๐š ๐ง๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž.
Quasi centocinquanta milioni di persone sottoposte al giudizio sommario del generale Drapatyj, tribunale monocratico con mimetica, verdetto incorporato e appello abolito per esigenze belliche.
E mentre i professionisti occidentali del fact-checking cercano disperatamente una virgola cui aggrapparsi,
il nostro raffinato umanista in uniforme completa il programma culturale spiegando che una parte consistente degli abitanti del Donbass sarebbe formata da persone irresponsabili, poco disposte a lavorare, desiderose di sussidi e sostanzialmente indifferenti al Paese nel quale vivere.
Una visione davvero inclusiva.
Prima si dichiarano i russi indegni di esistere.
Poi si descrivono gli abitanti del Donbass come materiale umano difettoso da rieducare. Infine si chiama tutto questo “difesa della democrazia” e si presenta il conto ai contribuenti europei.
Drapatyj precisa di non riferirsi alla maggioranza della popolazione del Donbass, ma soltanto a una «parte molto significativa».
Che sollievo.
Non disprezza tutti: conserva ancora qualche posto libero
nel vagone della rispettabilitร  democratica.
Zakharova usa la parola “neonazisti”.
Naturalmente i custodi del linguaggio autorizzato grideranno alla propaganda russa.
Ma quando un alto comandante militare nega il diritto all’esistenza di una nazione e divide le popolazioni tra cittadini educabili e scarti sovietici, il problema non รจ il vocabolario di Mosca.
Il problema รจ l̲a̲ ̲f̲r̲a̲s̲e̲ ̲p̲r̲o̲n̲u̲n̲c̲i̲a̲t̲a̲ ̲a̲ ̲K̲i̲e̲v̲.
Il nuovo comandante avrebbe dovuto spiegare come difendere il proprio Paese.
Ha preferito distribuire certificati di esistenza ai popoli vicini e pagelle antropologiche ai cittadini del Donbass.
Promozione meritata, dunque.
Zelensky cercava un comandante capace di risolvere i problemi dell’esercito.
Ha trovato direttamente il direttore dell’anagrafe dell’umanitร .
E adesso attendiamo fiduciosi la consueta nota europea: preoccupazione per le parole, solidarietร  incrollabile per chi
le pronuncia e nuovo assegno per aiutarlo a difendere i nostri valori.
๐ˆ ๐ฏ๐š๐ฅ๐จ๐ซ๐ข, ๐ž๐ฏ๐ข๐๐ž๐ง๐ญ๐ž๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐ž, ๐๐ข ๐œ๐ก๐ข ๐๐ž๐œ๐ข๐๐ž ๐ช๐ฎ๐š๐ฅ๐ข ๐ฉ๐จ๐ฉ๐จ๐ฅ๐ข ๐ฉ๐จ๐ฌ๐ฌ๐จ๐ง๐จ ๐ซ๐ข๐ฆ๐š๐ง๐ž๐ซ๐ž ๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ฅ๐š ๐œ๐š๐ซ๐ญ๐š ๐ ๐ž๐จ๐ ๐ซ๐š๐Ÿ๐ข๐œ๐š.
Fonti: Presidenza dell’Ucraina; intervista Ukrainer W; RBC; Meduza.


martedรฌ 16 dicembre 2025

E dirlo prima? - Editoriale di Marco Travaglio.

 

Mentre Mattarella si iscrive al club dei sabotatori del negoziato perchรฉ i confini ucraini sono sacri e intoccabili (mica come quelli di Serbia e Kosovo che da vicepremier bombardรฒ per 78 giorni), Zelensky pare sempre piรน ragionevole perchรฉ conosce l’unico verdetto che conta: quello disastroso del campo. In pochi giorni ha rimosso i due moventi fondamentali di questi 11 anni di guerra con la Russia: il Donbass e la Nato. La pillola amara dell’addio al Donbass, peraltro quasi tutto perso, l’ha indorata con l’annuncio che “Trump ci impone di rinunciarvi” (dobbiamo obbedire agli Usa, come sempre) e col caveat del referendum in loco. Ma tutti sanno che gli abitanti del Lugansk (tutto occupato) e del Donetsk (occupato all’85%) giร  prima della guerra erano quasi tutti russi o filorussi, e tantopiรน lo sono ora, dopo 46 mesi di evacuazioni delle province occupate (in parte giร  ricostruite), dov’รจ rimasto quasi solo chi vuol restare russo o attende l’arrivo dei russi. Se si votasse, l’esito sarebbe scontato, quindi รจ improbabile che si voti: sennรฒ si certificherebbe che da quattro anni rischiamo la terza guerra mondiale per difendere dai russi una popolazione che vuole stare coi russi.
Ieri poi Zelensky, sempre con l’aria di chi fa un gran sacrificio, ha rinunciato anche alla Nato: bella forza, visto che Trump (come l’ultimo Biden) non perde occasione di fargli sapere che la Nato se la scorda, anzi nel nuovo piano di Difesa ha messo nero su bianco che l’espansione a Est รจ morta e sepolta. Per chi, come noi, pensa all’inutile sacrificio di centinaia di migliaia di persone, le rinunce di Zelensky a ciรฒ che ha giร  irrimediabilmente perduto ricordano la fiaba della volpe e dell’uva. Ma anche ciรฒ che si diceva subito prima e subito dopo l’invasione del 2022. Per scongiurarla, Macron e Scholz imploravano Zelensky di rinunciare alla Nato e promettere l’autonomia del Donbass promessa negli accordi di Minsk: parlavano con Putin e sapevano che con quei due impegni non ci sarebbe stata invasione. Zelensky tentennรฒ, poi su pressione Usa-Uk rifiutรฒ e Putin invase. Ma il negoziato russo-ucraino partรฌ subito, in Bielorussia e poi a Istanbul. Putin chiedeva sempre le stesse cose: no alla Nato e sรฌ a Minsk in cambio del ritiro russo, cioรจ di un’Ucraina tutt’intera (parola dei negoziatori ucraini). E Zelensky ripetรฉ due volte: “La Nato non รจ pronta ad accoglierci”, “Non possiamo entrare nella Nato”. Non solo: “Neutralitร  e intesa su Crimea e Donbass per la pace”. Ma Usa e Uk si rimisero di traverso e Zelensky li seguรฌ, alzandosi dal tavolo mentre si discutevano le garanzie per Kiev e le dimensioni del suo esercito. Sembrerebbe il film Il giorno della marmotta, se sotto quei ponti non fosse passato un fiume di sangue.

domenica 18 settembre 2022

Attentato contro i separatisti nel Lugansk, bomba sulla procura: uccisi il procuratore generale e la sua vice. - Michela Morsa

 

Leonid Psechnik, capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, ha accusato Kiev di aver organizzato l’attacco: «รˆ uno Stato terrorista»

 L’edificio della procura generale dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, nella regione filorussa del Donbass, รจ stato colpito da una bomba. Secondo quanto si apprende dalle agenzie russe Interfax e Tass, l’esplosione sarebbe avvenuta proprio in prossimitร  o all’interno dell’ufficio del procuratore generale Sergei Gorenko, rimasto ucciso insieme alla sua vice Yekaterina Steglenko. L’attacco, secondo la milizia della Rpl citata da alcuni canali Telegram, sarebbe avvenuto nella tarda mattinata ora locale. I danni all’edificio, situato nel centro della cittร , sono visibili al livello del terzo piano. Il personale รจ stato evacuato. I funzionari del ministero delle Emergenze, la polizia e gli artificieri stanno lavorando sul posto. Lo riporta la Tass. Leonid Psechnik, capo dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk, ha accusato Kiev di avere organizzato l’attentato dinamitardo. L’attacco, ha detto sul suo canale Telegram, «prova che l’Ucraina, sotto la guida dell’attuale leadership, รจ uno Stato terrorista».

https://www.open.online/2022/09/16/ucraina-donbass-lugansk-bomba-procura/