Maria Zakharova ha liquidato la faccenda con una frase di rara economia:
«๐๐๐๐จ ๐ฉ๐๐ซ๐๐ก๐́ ๐ก๐๐ง๐ง๐จ ๐ฎ๐ง ๐ฌ๐จ๐ฅ๐จ ๐ง๐จ๐ฆ๐: ๐ง๐๐จ๐ง๐๐ณ๐ข๐ฌ๐ญ๐ข».
Parole pronunciate dopo la riemersione dell’intervista nella quale Mykhailo Drapatyj, appena nominato da Zelensky comandante in capo delle Forze armate ucraine, definiva la Russia «una nazione, insieme alla sua leadership, che non ha diritto di esistere».
L’intervista risale al maggio 2023, ma la versione integrale รจ stata pubblicata soltanto il 22 luglio 2026.
Eccoli, i magnifici valori europei appena usciti dalla lavanderia di Bruxelles.
Abbiamo trascorso anni ad ascoltare conferenze sulla democrazia, sermoni sulla tolleranza, corsi accelerati di inclusione e omelie contro l’odio. Poi arriva il nuovo capo dell’esercito ucraino e, con la delicatezza di un geometra incaricato di demolire un condominio, stabilisce che u̲n̲’̲i̲n̲t̲e̲r̲a̲ ̲n̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲ ̲n̲o̲n̲ ̲h̲a̲ ̲d̲i̲r̲i̲t̲t̲o̲ ̲d̲i̲ ̲e̲s̲i̲s̲t̲e̲r̲e̲.
Non il governo russo.
Non il Cremlino.
Non una determinata classe dirigente.
๐๐ ๐ง๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐.
Quasi centocinquanta milioni di persone sottoposte al giudizio sommario del generale Drapatyj, tribunale monocratico con mimetica, verdetto incorporato e appello abolito per esigenze belliche.
E mentre i professionisti occidentali del fact-checking cercano disperatamente una virgola cui aggrapparsi,
il nostro raffinato umanista in uniforme completa il programma culturale spiegando che una parte consistente degli abitanti del Donbass sarebbe formata da persone irresponsabili, poco disposte a lavorare, desiderose di sussidi e sostanzialmente indifferenti al Paese nel quale vivere.
Una visione davvero inclusiva.
Prima si dichiarano i russi indegni di esistere.
Poi si descrivono gli abitanti del Donbass come materiale umano difettoso da rieducare. Infine si chiama tutto questo “difesa della democrazia” e si presenta il conto ai contribuenti europei.
Drapatyj precisa di non riferirsi alla maggioranza della popolazione del Donbass, ma soltanto a una «parte molto significativa».
Che sollievo.
Non disprezza tutti: conserva ancora qualche posto libero
nel vagone della rispettabilitร democratica.
Zakharova usa la parola “neonazisti”.
Naturalmente i custodi del linguaggio autorizzato grideranno alla propaganda russa.
Ma quando un alto comandante militare nega il diritto all’esistenza di una nazione e divide le popolazioni tra cittadini educabili e scarti sovietici, il problema non รจ il vocabolario di Mosca.
Il problema รจ l̲a̲ ̲f̲r̲a̲s̲e̲ ̲p̲r̲o̲n̲u̲n̲c̲i̲a̲t̲a̲ ̲a̲ ̲K̲i̲e̲v̲.
Il nuovo comandante avrebbe dovuto spiegare come difendere il proprio Paese.
Ha preferito distribuire certificati di esistenza ai popoli vicini e pagelle antropologiche ai cittadini del Donbass.
Promozione meritata, dunque.
Zelensky cercava un comandante capace di risolvere i problemi dell’esercito.
Ha trovato direttamente il direttore dell’anagrafe dell’umanitร .
E adesso attendiamo fiduciosi la consueta nota europea: preoccupazione per le parole, solidarietร incrollabile per chi
le pronuncia e nuovo assegno per aiutarlo a difendere i nostri valori.
๐ ๐ฏ๐๐ฅ๐จ๐ซ๐ข, ๐๐ฏ๐ข๐๐๐ง๐ญ๐๐ฆ๐๐ง๐ญ๐, ๐๐ข ๐๐ก๐ข ๐๐๐๐ข๐๐ ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐ข ๐ฉ๐จ๐ฉ๐จ๐ฅ๐ข ๐ฉ๐จ๐ฌ๐ฌ๐จ๐ง๐จ ๐ซ๐ข๐ฆ๐๐ง๐๐ซ๐ ๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐๐ซ๐ญ๐ ๐ ๐๐จ๐ ๐ซ๐๐๐ข๐๐.
Fonti: Presidenza dell’Ucraina; intervista Ukrainer W; RBC; Meduza.