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martedì 18 agosto 2026

Verso Mosca sono volati dei droni infarciti di pallini metallici e pezzetti di chiodi.

 

Verso Mosca sono volati dei droni infarciti di pallini metallici e pezzetti di chiodi. Ma questo i pennivendoli italiani non lo mostrano! Altrimenti rischierebbero di far capire agli italiani che il regime di Kiev, che il governo italiano sostiene e alimenta, è nella sostanza nazista e terrorista, poiché uccide artatamente i civili russi: bambini, donne, anziani.
Scrive il corrispondente di guerra russo SashaKot:
Guardate la foto. Si tratta di pallini metallici – «elementi letali», per usare il linguaggio ufficiale. Questo è stato estratto da una finestra a doppio vetro sulla strada Varšavka, la tangenziale di Mosca, il drone non è riuscito a raggiungere l’abitazione, si è schiantato contro un albero ed è esploso, disseminando ovunque la morte di ferro.
A Ramenskoe, un pensionato di 83 anni è morto nel cortile di casa sua. Forse proprio a causa di un pallino simile. A Podolsk stanno estraendo da un uomo che vive nel condominio «Lesnoj» dei frammenti, tipici del contenuto di una bomba a cassetta. Non si tratta di munizioni destinate a un obiettivo industriale. Non è con queste che si distruggono le fabbriche militari. Con queste si cerca di uccidere il maggior numero possibile di persone. Civili.
Il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin ha fornito i dati in mattinata: da sabato sera fino alle 6:30 di stamattina sono stati avvistati 600 droni diretti verso la regione di Mosca, 201 dei quali abbattuti sopra la periferia di Mosca: Domodedovo, Podolsk, Stupino, Odincovo, Naro-Fominsk, Ramenskoe, Čechov, Kolomna, Kašira, Egorevsk. Dalle tre del mattino gli aeroporti di «Vnukovo», «Domodedovo» e «Žukovskij» sono stati chiusi per tre ore e mezza.
A Podolsk, nel parco industriale di Kaledino, ha preso fuoco un magazzino di Wildberries. A Domodedovo, nel complesso industriale «Severnoe Domodedovo», è stato colpito un magazzino di medicinali. A Voskresensk, un obiettivo industriale. A Čechov è stato spazzato via il tetto della scuola parrocchiale di Jakšino. A Stupino è stata distrutta una sauna di campagna. A «Matveevskoe» sono state spezzate le linee elettriche.
Questa primavera, nella regione di Mosca, i “Luty” trasportavano già sfere di cuscinetti da 4 e 7 millimetri. A luglio, nella regione di Tambov, si è verificata la stessa situazione: dopo l’attacco contro Wildberries a Kotovsk, il governatore ha dichiarato per iscritto che «il nemico ha utilizzato intenzionalmente proiettili sotto forma di sfere metalliche, che hanno causato il massimo danno alla popolazione civile».
Oltre al pensionato ucciso, ci sono tre feriti, tutti nel distretto di Podolsk. Un camionista a Klimovsk ha riportato una scheggia alla mano. Un uomo nel complesso di villette «Lesnoy» ha riportato ferite da schegge. Una residente del villaggio di Zheleznodorozhny ha riportato una ferita alla spalla.
Altri tre feriti si trovano a Mosca, nella zona della MKAD.
Nessun obiettivo militare in questo elenco. Case di campagna, complessi residenziali, insediamenti lungo le strade, un magazzino con bende, una scuola parrocchiale.
I discorsi sulla «moderazione» e sulla «risposta proporzionata» finiscono qui. Quando il nemico riempie consapevolmente le munizioni con proiettili di piombo a sfera contro gli anziani, bisogna rispondere con un’azione sistematica contro le loro infrastrutture. Ancora più potente. Ancora più spietata. Ogni notte. Con l’intero arsenale: «Kinžal», «Iskander», «Zircon», «Gerani». Finché non finiranno ridotti in polvere di cemento.
Ogni pallottola estratta dal nostro chirurgo dal corpo di un anziano a Ramenskoe è un indirizzo sulla carta geografica ucraina. Per ognuno di essi, il conto è a parte.




Già la guerra è una concezione inaccettabile, ma usare questi mezzi per uccidere civili è assurdo! Quale grado di malvagità bisogna raggiungere per concepire un simile massacro?
cetta.

martedì 11 agosto 2026

Ennio Conti ha pubblicato qualcosa su Fuori la NATO dall'Italia e dall'Europa ,fuori le basi militari americane.

 

MARCO TRAVAGLIO: “Che gli americani siano in conflitto con gli interessi europei, l'unica novità è che adesso Trump ce lo dice, ma prima gli americani ci venivano addosso e ci danneggiavano brutalmente senza dircelo, questa è l'unica differenza, ma la guerra in Ucraina è stata concepita contro l'Europa, mica contro qualcun altro, mica contro la Russia.
È un danno all'Europa, perché l'Europa con la sua industria e il suo mercato, se si univa e restava unita al gas a basso costo della Russia, creava una superpotenza economica e commerciale euro-asiatica che terrorizzava gli americani; ma non è che è Trump che ci ha fatto questo “inquacchio”, se ci fosse stato Trump la guerra in Ucraina non ci sarebbe stata.
Ce l'hanno fatto i predecessori di Trump, fomentando questa guerra per 30 anni, come ha raccontato Orsini nei suoi libri, con i Clinton, Bush Junior, Obama, Hillary Clinton e Biden, sono loro che ci hanno rovinati; il gasdotto Nord Stream, che era il simbolo di questo legame tra l'energia a basso costo russo e gli interessi economici industriali europei, prima ci hanno detto che non lo dovevamo fare, poi ci hanno detto che lo dovevano far saltare e poi l'hanno fatto saltare.
Nonostante le baggianate che dicono i cosiddetti atlantisti, Putin non vuole prendere tutta l'Ucraina, perché una volta presa l'Ucraina poi deve tenerla, e come lo tiene un paese il cui due terzi odiano i russi? Armato fino ai denti, io voglio vedere, è già difficile far mollare le armi ad Hamas e pensate a far mollare le armi ai battaglioni neonazisti come il battaglione Azov, ecc., che sono totalmente ostili alla pace, quelli si danno immediatamente alla guerriglia e al terrorismo.
Quindi se Putin prendesse l'intera Ucraina poi avrebbe problemi a tenerla, perché non lo puoi occupare un paese che non vuole stare con te, che non vuole essere russo e dato che ai russi non serve territorio, Putin si sta occupando del territorio che gli serve.
È quello abitato in prevalenza da russi o da russofili, quindi Lugansk, Donetsk, Zaporizhia e Kherson, Zaporizhia e Kherson fino a un certo punto, infatti ha detto che potrebbe barattare, l'ha detto in Alaska a Trump, territori che ha preso in sovrappiù a Zaporizhia, Kherson e Kharkiv a nord e a Sumi, con il resto del Donetsk che gli manca ancora, che sono circa il 20-25%.
Ha detto se me lo date subito mi fermo, se non me lo date io me lo prendo e naturalmente ci rivediamo fra qualche mese, voleva dire entro la fine di novembre, perché la fine di novembre poi con l'inverno, con il gelo e con il fango le offensive si arenano e se ne riparla in primavera estate.
Quindi questo è quello che sta succedendo, in questo momento Zelensky è terrorizzato e disperato, perché se cade l'ultima ridotta, quelli dilagano, questa è la situazione che noi sottovalutiamo perché siamo pieni di propaganda, ma è un problema impellente, per questo lui straziato ogni giorno chiede, implora, fermate Putin, il problema è che l'unico che lo può fermare è lui!”.


L'ho pensato anch'io: usando la logica, questo è l'unico motivo plausibile...
cetta.

lunedì 10 agosto 2026

Non spezzeremo le reni alla Grecia. Ci proveremo con la Spagna.

C'è un filo che tiene insieme il nonno mascellone e la nipotina: senza un nemico non sanno vivere. Cambia solo l'indirizzo. Ieri Atene, oggi la Madrid del "comunista" Sánchez.

Perché funziona così: quando la benzina vola, i salari scendono, l'inflazione mangia la spesa e le imprese chiudono la saracinesca, non serve una politica economica. Serve un nemico. Un bel rigurgito di orgoglio nazionale, e il gioco è fatto, soprattutto con un pubblico che non sempre brilla
per presenza cognitiva.

Prima le orde immaginarie da Ceuta. Poi i terroristi islamici "importati" dalla Spagna.

Tutto inventato, tutto utilissimo: perché chiedere agli altri Paesi una vera collaborazione per attenuare gli effetti di Dublino è faticoso, litigare invece è gratis e rende bene in televisione. Ma non finisce lì.
Adesso tocca alla Germania. Motivo del contendere: la restituzione all'Italia dei migranti irregolari sbarcati da noi e arrivati fin lassù. Cioè l'applicazione di un trattato europeo che l'Italia ha firmato, di cui una parte è in vigore da giugno.
Non un agguato: una firma.
La nostra.

Basta leggere la risposta di Piantedosi alle autorità tedesche per capire che di litigio si tratta, non di negoziato.
Quindi: litigano con i "comunisti" spagnoli. E litigano pure con Merz, che fino a prova contraria dovrebbe essere un loro amico.

L'opera certosina di demolizione dell'Italia procede. Con metodo, con costanza, con successo. Ma non è una novità.

Basta chiedere al nonno mascellone com'è finita l'ultima volta che qualcuno ha pensato di "fare la storia".

Giancarlo Selmi 

https://www.facebook.com/photo?fbid=3477766092405133&set=a.397017047146735

martedì 21 luglio 2026

Sanzioni alla Russia: il fronte europeo si sbriciola. Gli Stati scelgono i portafogli ed è scontro totale con Bruxelles.

 

La solidarietà europea si ferma davanti al portafoglio. Di fronte al ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, l’unità degli Stati membri è crollata. I governi nazionali si rifiutano di colpire le proprie imprese, preferendo i profitti aziendali alla linea geopolitica dura di Bruxelles.
Siamo arrivati al punto di rottura. Dopo quattro anni di restrizioni economiche e venti pacchetti approvati, la diplomazia europea ammette che la spinta morale si è esaurita. Il meccanismo dell’unanimità, necessario per approvare le sanzioni, è ora bloccato da una serie di veti incrociati.
L’ipocrisia di facciata sta cedendo il passo alla dura realtà economica. A parole tutti i leader concordano sulla solidarietà a Kiev, ma quando si tratta di firmare misure che colpiscono le industrie di casa, l’accordo svanisce. Cinque diplomatici dell’Unione Europea hanno confermato che i negoziati tra gli ambasciatori a Bruxelles sono ormai su un binario morto.
La mappa del dissenso: chi blocca le sanzioni
Non si tratta delle solite resistenze isolate di un singolo paese. Questa volta la fronda è ampia e unisce nazioni del Sud, del Centro e dell’Ovest europeo. Ognuno ha il suo “gioiello di famiglia” da difendere dall’autolesionismo economico.
Ecco una sintesi delle richieste di deroga che stanno bloccando l’accordo a Bruxelles:
Paese Settore da proteggere Richiesta specifica ed impatto economico.
Grecia Trasporto marittimo di GNL Esclusione dal divieto di trasporto di gas verso paesi terzi per tutelare gli armatori nazionali.
Germania e Portogallo Industria ittica locale Rimozione del divieto di importazione del pesce russo per difendere le aziende di trasformazione.
Francia e Italia Turismo e visti Ammorbidimento delle restrizioni sui visti d’ingresso per i militari russi, per non danneggiare il turismo.
Austria Settore bancario e finanziario Sblocco di 2 miliardi di euro di asset russi per tutelare il gruppo Raiffeisen Bank.
Questa mappa dimostra come ogni governo stia cercando di ritagliare eccezioni su misura, riducendo di fatto ogni nuovo provvedimento a una scatola vuota. In realtà tutti sono stanchi di questa politica che, francamente, non porta da nessuna parte.
Il caso macroscopico della Grecia e del gas liquefatto.
Il caso più clamoroso riguarda Atene. Il governo greco ha minacciato il veto sull’intero pacchetto se non otterrà tutele per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) russo. La misura serve a proteggere direttamente gli affari della compagnia Dynagas, di proprietà del miliardario George Prokopiou.
Dynagas ha trasportato oltre 30 milioni di tonnellate di GNL dall’Artico russo dall’inizio del conflitto, per un valore stimato di circa 24 miliardi di dollari. Una sola delle sue navi speciali ha gestito carichi per 4 miliardi. I diplomatici greci difendono questa scelta spiegando che le sanzioni provocherebbero solo un danno autoindotto.
Se le navi europee si fermassero, il flusso di gas verso Asia o altri mercati non cesserebbe affatto. Servirebbe solo a regalare un enorme vantaggio strategico ai concorrenti internazionali extra-UE. La stessa Dynagas ha ricordato di avere contratti blindati fino al 2065, firmati molti anni prima del conflitto attuale.
La fine della tolleranza per i danni economici collaterali
La realtà è che molte grandi imprese europee hanno già subito perdite miliardarie nei primi mesi del conflitto, a causa dell’abbandono forzato del mercato russo. Chi ha già pagato il conto oggi guarda con forte irritazione a quei paesi che hanno continuato a fare affari d’oro con Mosca.
Gli esperti economici dei think-tank europei confermano che siamo ormai vicini al “picco delle sanzioni“. I leader politici nazionali hanno capito che le nuove misure andrebbero a colpire il nucleo duro delle loro economie interne. Non sono più disposti a farsi condizionare dalla pressione politica.
Inoltre, emerge una profonda differenza nella percezione del pericolo. Se per i paesi baltici e nordici la Russia rappresenta una minaccia esistenziale immediata per cui vale la pena sacrificare l’economia, per i paesi del Sud e dell’Ovest europeo il costo economico non è più giustificato dal livello di minaccia percepito.
Il realismo economico batte l’ideologia.
Il blocco del ventunesimo pacchetto dimostra che la strategia basata sulle sanzioni ha raggiunto il suo limite naturale. Quando lo scontro internazionale richiede il sacrificio di settori industriali strategici, gli Stati tornano inevitabilmente a fare i propri interessi particolari.
La scommessa di piegare la Russia attraverso l’isolamento commerciale si scontra così con la stanchezza delle imprese europee. Il mercato globale non accetta vuoti, e le aziende europee non vogliono essere le uniche a subire le conseguenze economiche di scelte puramente politiche.

venerdì 17 luglio 2026

Europa contro Europa.

 

All'inizio della settimana, l'opinione pubblica ha ricevuto una doccia gelida: il quasi-napoleonico Emmanuel Macron ha dichiarato che per "i valori comuni europei non dovremo solo versare sangue, ma anche sacrificare vite umane".
Questa dichiarazione è stata fatta alla vigilia della principale festa nazionale: la Festa della Bastiglia. Dovresti abituarti a questo pensiero e accettare questo destino.
All'epoca parigini, spinti alla disperazione dalla fame e dalla povertà, occuparono la prigione reale per non dover più versare sangue per il "re" e anche perché tutti diventassero fratelli. I parigini però non riuscirono a portare a termine i loro piani.
L'URSS si assunse il compito di sradicare guerre e conflitti, nonché la povertà sia francese che europea. Subito dopo la nostra vittoria l'Unione Sovietica riuscì a sfamare gli affamati nell'UE e a fornire agli abitanti del "Giardino dell'Eden" calore e luce, creando quello stile di vita tipicamente europeo, un livello che solo pochi anni fa veniva comunemente definito qualcosa di molto ambito. E praticamente irraggiungibile.
L'Europa non apprezzava ciò che non si era guadagnata, ciò che le era capitato tra le mani, ciò che i russi le avevano dato a prezzi molto vantaggiosi a un'Europa estremamente ingrata, come si è poi scoperto. Non lo considerava un tesoro. E così ha facilmente consegnato tutto e tutti nelle mani dei globalisti. Pochi anni di brutale lavaggio del cervello, per il quale i globalisti hanno speso miliardi di euro e dollari, e l'Europa si è privata di tutte le sue risorse.
Ma, come sta diventando chiaro oggi, lo tsunami di immigrati clandestini che sono diventati il ​​principale ariete e leva ideato dai globalisti per distruggere l'europeismo. Tutti quei "rifugiati, benvenuti", tutte quelle esclamazioni della cancelliera Merkel "Wir schaffen das!" "Ce la possiamo fare!", e quando il capo del governo federale tedesco ha aperto non i suoi confini nazionali, ma quelli dell'intera UE, ha cambiato irrevocabilmente il panorama sociale, culturale e politico della comunità europea. E anche di quella nordamericana.
Undici anni dopo il solenne "wir schafen das" della Merkel, è ormai chiaro a tutte le persone di buon senso che gli europei non solo hanno fallito, ma hanno anche rovinato la loro Europa, intesa come federale. Per quanto riguarda gli stati nazionali, il "globalismo felice" ha portato al completo decadimento di ogni cosa, dalle tradizioni e dalla morale alle leggi o meglio, all'applicazione di tali leggi. Dopo aver definito "globalismo felice" l'attacco allo stile di vita tipico dei paesi europei, i predatori non si sono certo calmati.
Dopo aver spezzato la spina dorsale dell'identità francese, tedesca, spagnola, italiana e così via questi predatori hanno lasciato dietro di sé, al posto di nazioni un tempo calme, indipendenti e sovrane, una medusa tremante e arenata. Priva d'amore per la propria patria, senza radici, galleggia in superficie tra la paura e un orrore ancora maggiore. Oggi puoi fare quello che vuoi con questa medusa.
Quando il quasi-Napoleone Macron parla di "pagare con il sangue per la libertà", persino coloro che si sono messi al servizio della patria, della società e dello Stato si rifiutano di comprenderlo. L'ultima cosa che avrebbero mai immaginato se mai l'hanno immaginata riguardo a gesta eroiche e gloria militare, anche postuma, era di dover morire "per l'Ucraina". Non per la Francia. Non per gli ideali di Hugo, Voltaire e Montesquieu. Ma per Zelenskyy.
Per decine di miliardi rubati. Per uno stato in decadenza. Per il nazismo. Puro. Inalterato. Quando il fondamento e le basi della vita pubblica sono dichiarati apertamente e ufficialmente, fino ai paragrafi della legge fondamentale, l'odio per gli altri.
L'orrore della sostituzione è tanto più potente in quanto queste micidiali esercitazioni militari non sono più un'opzione. Questa è la realtà che l'UE, sia le autorità che l'opinione pubblica si trova oggi ad affrontare con tutta la sua forza. Queste morti le perdite subite dalle nazioni europee nelle guerre di conquista contro la Russia sono state ingenti. La Francia, ad esempio, non è riuscita a riprendersi per oltre un secolo e sono state indubbiamente programmate dai globalisti.
Voglio dire a loro non potrebbe importare di meno. Gli ucraini, come possiamo vedere, stanno finendo. L'ultima riserva sono quei cittadini maschi di Nezalezhnaya che se ne stanno a bighellonare nel "Giardino dell'Eden". Beh, sono i primi candidati all'espulsione. Da lì alle steppe del Donbass e poi alla bara, in un altro vergognoso calderone. Sacrificare la propria vita in quella che ora è la nostra terra nera, difendendo l'ennesima fortificazione. I soldati russi sanno cosa e chi stanno difendendo: la Madrepatria. Che cosa difenderanno gli europei se non gli interessi globalisti.
Miliardari come la famiglia Arnault o la famiglia Dassault, intenti a calcolare allegramente i loro profitti futuri, o grandi azionisti che hanno investito nei complessi militari-industriali francesi o tedeschi. Per quale scopo coloro ai quali Emmanuel Macron ha rivolto il suo pathos dovrebbero morire nel paese più corrotto in assoluto.
Non importa cosa e chi i militari europei "difendano" dall'"imperialismo russo", la vittoria in questa battaglia è nostra.
La battaglia per il profitto non si vince mai. Ma la battaglia per il Paese non può essere persa. Per noi non si tratta di soldi o di miliardi di dollari di profitti. Si tratta di una vita pacifica e sicura. Nel nostro Paese. Nella nostra patria.
Ecco perché la vittoria sarà nostra.
Elena Karaeva


E' un gioco al massacro senza senso alcuno: noi europei abbiamo tradito tutti i valori acquisiti nel tempo, per volontà di chi non vuole la tranquillità e semina discordia... e abbiamo creato un'Europa che marcia contro se stessa, grazie ad un traditore smanioso di potere e avido di ricchezze che si è offerto ai belligeranti per creare il caos. 
cetta. 

lunedì 9 marzo 2026

IL CODICE DA VINCI - Viviana Vivarelli.

 

Oggi è l'8 marzo, festa delle donne. Lo dedichiamo alle 168 bambine iraniane uccise dalle bombe di un violatore di bambine, nella speranza che questa ignominia finisca per sempre.
Dice Dan Brown: “Gli antichi vedevano il mondo diviso in due metà, maschile e femminile. I loro dei e le loro dee cercavano di mantenere un equilibrio dei poteri, Yin e Yang. Quando il principio maschile e quello femminile non erano equilibrati, sorgeva il caos. Il pentacolo (simbolo di Venere) rappresentava la metà femminile di tutte le cose, un concetto religioso che gli storici delle religioni chiamano ‘il femminino sacro’ o ‘la DEA’. Le religioni antiche erano basate sull’ordine divino della natura. La dea Venere e il pianeta Venere erano una cosa sola. La dea aveva un posto nel cielo notturno ed era nota con vari nomi: Venere, la stella dell’est, Ishtar, Astante, tutti possenti concetti femminili legati alla Natura e alla Madre Terra. Il pianeta Venere traccia un pentacolo perfetto sull’eclittica ogni otto anni. Gli antichi lo avevano visto e il pentacolo era stato preso come simbolo della perfezione, della bellezza e degli aspetti ciclici dell’amore sessuale. Come tributo alla magia di Venere, i Greci avevano fatto ricorso al suo ciclo di otto anni per organizzare anche i giochi olimpici. La stella a 5 punte stava per diventare simbolo ufficiale delle Olimpiadi ma all’ultimo minuto fu trasformata in 5 anelli intrecciati. La Chiesa prese questo bellissimo simbolo femminile e lo fece diventare il simbolo del diavolo.”
Oggi il pentacolo, che era un simbolo di protezione, è diventato il Pentagono, massimo organo militare per le guerre di conquista americane, il segno di Venere si è trasformato in segno di guerra e viene dipinto sui bombardieri e messo sulle spalline dei generali, con buona pace della dea dell’amore e della bellezza.
Un pentacolo è anche il famoso disegno di Leonardo dell’uomo vitruviano, posto come una stella a 5 punte, all’interno di un cerchio protettivo, segno di unione di maschile e di femminile.
Dice ancora Dan Brown: “Nessuno poteva negare l’enorme bene fatto dalla Chiesa nel mondo sofferente di oggi, ma essa aveva alle sue spalle una lunga storia di inganni e di violenze. La sua brutale crociata per rieducare le religioni pagane e il culto della femminilità era durata tre secoli e aveva impiegato metodi astuti e terribili.
L’opera più sanguinaria era stata il manuale contro le streghe, il Malleus maleficarum, contro ‘il pericolo delle donne che pensano liberamente, che aveva insegnato al clero come individuarle, torturarle e distruggerle. La categoria delle streghe comprendeva tutte le donne istruite, le sacerdotesse, le zingare, le amanti della natura, le erboriste... anche le levatrici erano uccise per la loro pratica eretica di servirsi di conoscenze mediche per alleviare i dolori del parto, una sofferenza che per la Chiesa era la giusta punizione di Dio per la tentatrice... La donna, un tempo celebrata come l’essenziale metà dell’illuminazione spirituale, era stata bandita dai templi… Non c’erano rabbini di sesso femminile, né sacerdotesse cattoliche, né imam islamiche. L’atto, un tempo sacro, dello yeros gamos, l’unione sessuale tra uomo e donna, con cui ciascuno dei due acquistava l’unità spirituale, era stato ridefinito come peccato!... I giorni della dea erano finiti… La Madre Terra era divenuta un mondo di maschi e gli dei della distruzione e della guerra avevamo prelevato il loro terribile tributo. Per due millenni l’io maschile non era stato frenato dalla sua controparte femminile”.
Dice Jung che uomo e donna devono incontrarsi. L'Anima, o parte psichica femminile dell'uomo deve essere riconosciuta, come l'Animus, o parte psichica maschile della donna. Solo così ci sarà pace tra i sessi e armonia nell'essere umano.
La totalità della psiche richiede il riconoscimento delle sue parti e la loro integrazione, la conciliazione degli opposti, le nozze alchemiche, il Rebis, Re e Regina insieme. Ogni parte deve considerare la sua controparte e comunicare con essa o resterà spezzata e con ciò indebolita. La psiche è un mondo globale. Ricostituire questa globalità può essere una via per ricostituire una società più integra e sana. Jung non fa mai delle considerazioni psicologiche fini a se stesse, ma ha sempre in vista l’evoluzione sociale. È perfettamente convinto che la palingenesi sociale cominci dall’individuo e che, quanto più faremo per il singolo uomo, tanto più faremo per il mondo.

lunedì 14 luglio 2025

Letta jr. respinse Conte per Kiev e il no al riarmo.

 

"Non fu solo la caduta di Draghi, ma la linea sull’Ucraina". È scritto nero su bianco oggi da Wanda Marra su il Fatto Quotidiano del 14 luglio 2025: Enrico Letta nel 2022 rifiutò ogni accordo elettorale con il MoVimento 5 Stelle perché Giuseppe Conte non si piegò al dogma del riarmo e al sostegno acritico alla NATO. Un patto per fermare la destra c’era, e lo volevano in tanti, da Conte a Grillo, da Emiliano a Boccia. Ma Letta e la sua war room, Guerini, Franceschini, Orlando, scelsero scientemente la linea dell’esclusione. Parliamo di dirigenti che preferirono far vincere Meloni pur di non avere accanto chi chiedeva pace e autonomia strategica. Emiliano oggi lo dice chiaramente: fu tutto deciso a tavolino. E a distanza di tre anni, nessuno ha ancora chiesto scusa. Altro che vittimismo, questa è la conferma che Conte e il M5S pagarono un prezzo altissimo per aver difeso le proprie idee, per aver detto NO a nuove armi, NO al 2 per cento di PIL in spese militari, NO alla logica del blocco. È ora che questa verità venga detta ovunque, perché ci hanno tolto la voce, ma non la memoria.

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domenica 18 settembre 2022

Attentato contro i separatisti nel Lugansk, bomba sulla procura: uccisi il procuratore generale e la sua vice. - Michela Morsa

 

Leonid Psechnik, capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, ha accusato Kiev di aver organizzato l’attacco: «È uno Stato terrorista»

 L’edificio della procura generale dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, nella regione filorussa del Donbass, è stato colpito da una bomba. Secondo quanto si apprende dalle agenzie russe Interfax e Tass, l’esplosione sarebbe avvenuta proprio in prossimità o all’interno dell’ufficio del procuratore generale Sergei Gorenko, rimasto ucciso insieme alla sua vice Yekaterina Steglenko. L’attacco, secondo la milizia della Rpl citata da alcuni canali Telegram, sarebbe avvenuto nella tarda mattinata ora locale. I danni all’edificio, situato nel centro della città, sono visibili al livello del terzo piano. Il personale è stato evacuato. I funzionari del ministero delle Emergenze, la polizia e gli artificieri stanno lavorando sul posto. Lo riporta la Tass. Leonid Psechnik, capo dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk, ha accusato Kiev di avere organizzato l’attentato dinamitardo. L’attacco, ha detto sul suo canale Telegram, «prova che l’Ucraina, sotto la guida dell’attuale leadership, è uno Stato terrorista».

https://www.open.online/2022/09/16/ucraina-donbass-lugansk-bomba-procura/

giovedì 23 dicembre 2021

Quirinale, Draghi si autocandida presidente. Ma l’aut aut fa arrabbiare i partiti. - Wanda Marra

 

SEGNALE DIRITTO - L'ex Mr. Bce si sbilancia durante la conferenza di fine anno. “Ricatto” alla maggioranza: la strada è tutta in salita.

Tra un applauso della stampa ancora prima che inizi a parlare e una quasi ovazione alla fine, Mario Draghi mette sul tavolo la propria candidatura al Quirinale nella conferenza stampa di fine anno. Con un linguaggio chiaro, ma sufficientemente elusivo da non essere diretto. “Abbiamo reso l’Italia uno dei Paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e raggiunto i 51 obiettivi”. Dunque, l’operato del governo può continuare “indipendentemente da chi ci sarà”. La risposta chiave arriva alla prima domanda, il premier si mette in campo. Il segnale arriva più diritto rispetto alle previsioni. Non ha aspettato di farsi ulteriormente logorare dai partiti, Draghi, e neanche ha atteso il ritiro di Silvio Berlusconi. Ha lasciato dire a Sergio Mattarella il suo ennesimo “no” al bis. E poi ha voluto chiarire di persona quello che da Palazzo Chigi raccontavano ormai da settimane: “È immaginabile una maggioranza che si spacchi sulla elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga nel sostegno al governo? È la domanda che dobbiamo farci”.

Di fatto, di rimanere a Palazzo Chigi con un altro presidente non ha alcuna intenzione. Forza fino a dove può Draghi, sapendo che i partiti a questo punto lo soffrono. Per questo ha giocato di anticipo, per questo non ha esitato a dettare le sue condizioni: se lo vogliono, il suo ruolo sarà un altro. Sa bene che non sarà facile dire di no a quello che suona come un aut aut. Delinea pure un percorso e una road map il premier. L’elezione dovrà avvenire con una maggioranza se possibile ancora più ampia di quella attuale. Il messaggio è per Giorgia Meloni, che però lo accusa a caldo di “autocelebrarsi”. Nelle intenzioni del premier, la legislatura deve andare avanti. Esattamente quello che la Meloni non vuole. Però ci tiene a restituire al Parlamento il suo ruolo, il premier: la responsabilità è “nelle mani delle forze politiche”. Si tratti di vita del governo o di voto per il Colle. Ma poi si definisce “un nonno al servizio delle istituzioni”. Anche questo, un messaggio chiarissimo, che evoca presidenti come Sandro Pertini e Sergio Mattarella. Si dà anche un profilo da presidente: non “notaio”, ma “garante”, come il suo precedessore. Di certo è l’attuale presidente della Repubblica “il modello” a cui guardare per come ha affrontato “momenti difficilissimi nel settennato con dolcezza e fermezza, lucidità e saggezza”. Senza travalicare il “governo parlamentare” previsto in Costituzione. Da una parte vuole assicurare che non ci sarà un presidenzialismo di fatto, dall’altra è già pronto a supplire alle carenze della politica. Verso la quale riesce a essere pure quasi sprezzante. “Il mio successore? Lo chieda ai partiti”. I partiti sono tutt’altro che entusiasti. “Non ha i voti, non ce la fa”, è il commento che si sente di più. E se Silvio Berlusconi non si ritira e chiede che il premier resti a Palazzo Chigi, Matteo Salvini, mentre si esprime perché il premier resti dov’è e annuncia nomi per i prossimi giorni, gli chiede un incontro.

La partita è aperta. Con Forza Italia e la Lega divise, così come sono divisi Pd e M5S. Renzi è indeciso: con il premier in campo non può lavorare per un’altra candidatura, ma appoggiarlo potrebbe far naufragare il suo desiderio di fare da ago della bilancia. Potrebbe, visto che in realtà i margini per guidare il processo esistono. Fonti M5S, a caldo, fanno trapelare la “necessità” della “continuità dell’azione di governo”. Una locuzione che ha usato lo stesso premier, ma che fa capire anche il disappunto. In corso di giornata, infatti, il M5S rafforza la tesi che Draghi debba rimanere dov’è. Dal Nazareno sono più aperti. Si schierano per la tutela di Draghi e mettono l’accento sul fatto che l’importante è che la soluzione Colle e la soluzione governo vengano prese insieme. Un punto dolente. Draghi, per ora, lo ha detto chiaro e tondo: sta ai partiti trovare la soluzione. Un modo anche per inchiodarli alle loro responsabilità. E per precostituirsi la via d’uscita di fronte al caos. Ma anche per trovarla lui la soluzione, ove evidentemente mancasse.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/12/23/quirinale-draghi-si-autocandida-presidente-ma-laut-aut-fa-arrabbiare-i-partiti/6435350/

sabato 21 agosto 2021

Superbonus 110%, rilancio in 10 mosse. Ecco come superare i nodi burocratici. - Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste

 

Dopo un avvio frenato da regole troppo complicate, il superbonus sta accelerando: solo a giugno sono stati comunicati nuovi lavori per 981 milioni, portando il totale a 3,5 miliardi. Il decreto Semplificazioni – convertito dal 31 luglio – scioglie diversi nodi procedurali. Ma il pieno rilancio del 110% dipende anche da altri fattori: dalle proroghe al costo dei materiali.
Ecco i dieci punti chiave, tra questioni risolte e da chiarire.

1. Cila semplificata.

La legge di conversione del Dl semplificazioni ha “creato” un titolo abilitativo specifico per il superbonus: la comunicazione di inizio lavori asseverata semplificata (Cilas). Un titolo che già nella versione iniziale del decreto non richiedeva più al professionista di attestare la conformità edilizia dell’immobile (lo “stato legittimo”). E che ora può essere usato anche per lavori strutturali, modifiche dei prospetti e varianti, senza allegare i progetti. Il modulo unico della Cilas, approvato in Conferenza unificata, è utilizzabile dal 5 agosto.

Così il tecnico evita i tempi lunghi dell’accesso agli atti per recuperare le vecchie licenze edilizie, ma la Cilas non sana eventuali difformità già presenti. Spiega Francesca Zaccagnini, della direzione Edilizia, ambiente e territorio dell’Ance: «Il vero impatto di questa semplificazione è che si slega l’agevolazione fiscale dalle verifiche di conformità edilizia».

«Certo, le eventuali irregolarità preesistenti potranno essere sanzionate, ma senza inficiare la detrazione. Inoltre, va detto che in molti casi si tratta di irregolarità di minima importanza e risalenti nel tempo», aggiunge Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri e coordinatore Rete professioni tecniche.

In alcuni casi, però, gli abusi sono più gravi. «Lo stato legittimo può non essere “attestato” formalmente, ma andrebbe sempre “controllato”, anche per evitare che il committente si autodenunci o abbia problemi in caso di lavori futuri», avverte Andrea Barocci, presidente dell’associazione Ingegneria sismica italiana.

2. Scadenza dell’agevolazione

Il 110% scade il 30 giugno 2022 per i privati o il 31 dicembre 2022 per i condomìni (si vedano i quesiti a destra). Termini quasi impossibili da rispettare, partendo oggi. «Potremmo avere ancora 3-4 mesi di boom delle domande e poi un blocco, perché il timore di non finire in tempo diventa grave», osserva Flavio Monosilio, direttore del centro studi Ance.

«Noi abbiamo già tutti gli ordini per il 2022 e so che molte aziende si sono ritirate dai condomìni per puntare sulle villette – rileva Renato Cremonesi, presidente di Cremonesi consulenze –. Così si rischia di intervenire solo sullo 0,8% degli 1,2 milioni di condomìni da riqualificare: se si vuol avere un impatto reale, la misura va prolungata». Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha però affermato che la proroga del superbonus al 2023 sarà affrontata solo con la legge di Bilancio.

3. Materiali e manodopera.

A complicare il rispetto dei tempi c’è la scarsità di manodopera, unita al rincaro e razionamento dei materiali. Spiega ancora Monosilio: «Oggi capita di versare la caparra per un ponteggio con consegna tra 4-5 mesi». Concorda Cremonesi: «Il costo di un “cappottista” qualificato è passato dai 20-25 euro al metro quadrato a 30-35 e i prezzari Dei, che dettano la congruità delle spese, per molte voci non sono più aggiornati».

4. Abusi e violazioni formali.

Tra tanti ostacoli, la legge cerca di snellire qualche altro passaggio. Innanzitutto, fa salve le violazioni formali «che non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo». E che quindi non fanno venir meno il superbonus. «Si tratta di errori in buona fede, come la svista sul costo di un componente o un piccolo errore di calcolo», spiega Zambrano.

Inoltre, quando le infrazioni non sono lievi, viene previsto che si perda il 110% solo per il singolo intervento irregolare e non per tutto il cantiere.

5. Cappotti termici e distanze.

Sempre la legge permette di derogare alle distanze minime tra edifici fissate dal Codice civile per installare i cappotti termici. «Ma ciò che serve sarebbe la possibilità di mitigare i ponti termici senza dover raggiungere gli attuali requisiti, com un risparmio di costi senza peggiorare le prestazioni», osserva Cremonesi.

6. Termini da 18 a 30 mesi.

Vengono inoltre portati a 30 mesi due termini: quello per la vendita delle case ricostruite dalle imprese (sismabonus acquisti) e quello entro cui deve trasferirsi chi acquista la prima casa e fa il 110 per cento.

7. Unità indipendenti.

Restano comunque diversi punti incerti. Uno dei più gravi è se sia obbligatorio o facoltativo (come pare logico) trattare a sé le unità indipendenti comprese in edifici plurifamiliari. Ciò si riflette sui limiti di spesa, sull’Ape e sulle asseverazioni e sta bloccando molti lavori.

8. Termine dei lavori trainati.

Non è chiaro, inoltre, se il termine attuale di fine 2022 valga anche per i lavori effettuati nei singoli appartamenti del condominio (trainati). Alla lettera sembra di no, ma sarebbe una soluzione illogica.

9. Modifica delle finestre.

Una parziale apertura è invece arrivata dalla Entrate sulla possibilità di modificare la forma delle finestre, senza cambiare la superficie complessiva (interpello 524/21).

10. Sismabonus e villette.

Altra apertura – stavolta della Commissione ministeriale di monitoraggio – riguarda la possibilità di fare il 110% antisismico sulle singole villette a schiera senza dover considerare la cosiddetta “unità strutturale”.

Domande & Risposte.

Quando scade il superbonus e quando si deciderà la proroga?
La scadenza “base” è il 30 giugno 2022, ma in alcuni casi c’è più tempo. I condomìni hanno fino al 31 dicembre 2022. Per gli edifici composti da due a quattro unità e posseduti da un unico proprietario (o in comproprietà tra più persone fisiche), si può arrivare al 31 dicembre 2022 se a fine giugno di quell’anno è stato realizzato almeno il 60% dell’intervento. Per le case popolari e assimilate la scadenza è il 30 giugno 2023, che può diventare 31 dicembre 2023 se a fine giugno si è completato il 60% dei lavori.
Eventuali proroghe oltre le date ora prestabilite saranno decise con la prossima manovra.

Dopo il Dl Semplificazioni, quale pratica edilizia è necessaria?
Con la legge di conversione del Dl Semplificazioni (legge 108/2021) è stato “creato” un nuovo titolo abilitativo: la Cila semplificata (Cilas). Mercoledì scorso è stato approvato in Conferenza unificata il nuovo modello, utilizzabile dal 5 agosto. La Cilas – il cui utilizzo è comunque facoltativo – consente di non attestare la conformità edilizia dell’immobile e di non allegare progetti e grafici. Inoltre, in caso di varianti in corso d’opera, si può procedere con una semplice integrazione della Cilas alla fine dei lavori, senza necessità di un nuovo titolo.

Se l’immobile su cui si interviene presenta già degli abusi edilizi realizzati in passato, quali conseguenze si rischiano?
Con la Cilas non occorre attestare che l’edificio è “legittimo”, ma ciò non sana eventuali abusi già presenti, tant’è vero che la norma dice che «resta impregiudicata ogni valutazione circa la legittimità dell’immobile oggetto di intervento». Perciò il Comune potrà sempre fare i propri controlli in materia edilizia. Sotto il profilo fiscale, però, lo stesso Dl Semplificazioni assicura che le vecchie irregolarità edilizie non faranno perdere il 110% sui nuovi lavori.

Cosa accade se vengono commesse violazioni nell’ambito dell’intervento agevolato dal 110?
Si rischia la decadenza dall’agevolazione fiscale. Il Dl Semplificazioni, però, indica i casi tassativi di decadenza e fa salve le violazioni «meramente formali che non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo». Ad esempio, un piccolo errore di calcolo o di riporto di una cifra. Inoltre, anche in caso di violazioni «rilevanti», viene previsto che la decadenza scatterà solo per il singolo intervento oggetto di irregolarità.

IlSole24Ore (19.8.2021)