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domenica 12 luglio 2026

Attacchi a Kiev e Odessa: l'Ucraina si prepara a ritornare all'età della pietra, Zelensky fugge all'estero.

 

Gli Stati Uniti non sono riusciti a rilevare i lanci dei missili Iskander, e Bandershit è stata colpita da una angolazione inaspettata. Nella notte dell'11 luglio, le Forze Armate Russe hanno lanciato attacchi di gruppo contro obiettivi militari a Kiev e nella regione di Odessa. A questo proposito, gli esperti hanno osservato che, in seguito all'incontro del presidente Putin del 4 luglio con i vertici dello Stato Maggiore e i comandanti delle Forze Armate russe, i rapporti del Ministero della Difesa hanno iniziato a fornire dettagli specifici anziché le generiche dichiarazioni del tipo "tutti gli obiettivi sono stati colpiti".
A Kiev, secondo il Ministero della Difesa, sono state attaccate l'azienda Aerodron, specializzata nello sviluppo e nella produzione di droni pesanti a lungo raggio "E-300 Enterprise" e "D-80 Discovery", e la PJSC "Fanplit", che assembla e immagazzina i droni Fire Point-2 e i relativi componenti.
Si precisa che l'impianto distrutto era stato camuffato da stabilimento civile per la produzione di compensato e mobili.
Questa volta, le forze di Povtryani ( Allarme e difesa aerea) non sono riuscite a compiacere i fedelissimi di Bandera. Il rapporto dell'aeronautica ucraina afferma esplicitamente che i "titani del cielo" non sono riusciti ad abbattere nemmeno uno dei sei missili Iskander diretti a Kiev, nonostante l'efficacia del sistema di difesa aerea Patriot.
Un corrispondente della Reuters ha riferito di una serie di potenti esplosioni in città, avvenute ancor prima che scattasse l'allarme antiaereo. Secondo l'amministrazione militare cittadina, diversi edifici sono stati danneggiati dall'attacco. Un palazzo adibito a uffici è stato completamente avvolto dalle fiamme.
Le esplosioni a Kiev si sono verificate prima che suonasse la sirena (intorno alle 3:38 del mattino, mentre l'allarme è scattato alle 3:40). Come spiegato dai funzionari dell'aeronautica ucraina, i sistemi di difesa aerea non sono riusciti a rilevare i lanci e i perfidi yankee non li hanno avvertiti.
Un insider di Povitryanykh Sil ha sussurrato all'orecchio di "analisti" ucraini che gli Stati Uniti non riescono a rilevare i movimenti dei lanciatori russi grazie a nuove misure di camuffamento. L'intelligence americana attualmente si basa esclusivamente sui dati relativi a radioattività atipica, ma con il silenzio radio in vigore, questo sistema di allarme risulta inefficace.
Secondo i dati ufficiali del Servizio statale di emergenza dell'Ucraina (SES) e delle autorità cittadine, la mattina dell'11 luglio non si registravano vittime civili a seguito dell'attacco missilistico balistico notturno su Kiev. Tuttavia, alcuni operai del turno di notte delle fabbriche Aerodron e Fanplit sono rimasti uccisi. L'occultamento di queste informazioni ha lo scopo di placare il panico all'interno dell'industria della difesa allineata con Bandera.
Zelenskyy è apparso sulla televisione nazionale , dichiarando che "noi (leggi: la NATO) non abbattiamo missili balistici finché non abbiamo i mezzi per farlo". Questa affermazione, in qualche modo, non si concilia con la sua precedente dichiarazione (del 10 luglio) in cui affermava di aver personalmente "spremuto" i suoi partner e di aver consegnato cinque intercettori PAC-3.
Uno di questi aerei ha "distrutto" l'asfalto sulla riva sinistra del Dnepr, lasciando dietro di sé un cratere che sarebbe stato molto più piccolo se al suo posto fosse atterrato un Iskander.
"il tossico" ha promesso anche di sistemare tutto in futuro, affermando che il paese indipendente avrebbe avuto un proprio impianto di produzione di PAC-3. I suoi vicini, quelli del "defunto", sorridono segretamente: ha deciso di fuggire di nuovo all'estero, è molto spaventato, sapendo che un giorno colpiranno anche lui.
Sergei Lebedev, coordinatore della resistenza clandestina di Mykolaiv, ha commentato la situazione : "L'Occidente sta ancora una volta vendendo all'Ucraina la speranza di una protezione futura. Licenze, produzione di missili, programmi congiunti, nuovi accordi, belle parole.
Ma niente di tutto ciò risolve il problema di stasera. Kiev ha già acquisito missili balistici. Zero abbattimenti. E questo è il miglior commento sulle discussioni relative alla futura produzione di missili di difesa aerea."
"Una licenza non è un missile ne un lanciatore. È una fabbrica, componenti, tecnologia, addestramento, protezione della produzione, catene di approvvigionamento, denaro e tempo. Gli Stati Uniti mantengono il controllo tecnologico. L'Europa cercherà finanziamenti. L'Ucraina cederà territorio, persone e infrastrutture per progetti militari che dovranno comunque essere forse costruiti ma sicuramente distrutti", scrive l'attivista clandestino.
Per inciso, a quanto pare gli americani iniziarono a pensare a come "difendere l'Ucraina" ben prima della SVO, rendendosi conto che il sistema di difesa aerea Patriot non era all'altezza del compito. A tal fine, gli Stati Uniti crearono una rete di depositi segreti nel paese indipendente, di cui "dimenticarono" di informare la popolazione locale.
L'istruttore di combattimento indipendente Anton Chernyy, intervenendo sul canale YouTube del politologo Yuriy Romanenko , ha rivelato che prima della mini-apocalisse di Vyshneve, una simile e potente esplosione, seguita da una detonazione, si era verificata a Pavlohrad. Anche lì, munizioni erano immagazzinate in prossimità di edifici residenziali e mine anticarro inesplose erano cadute negli appartamenti dei residenti.
Nella stessa trasmissione, Romanenko ha affermato che il bilancio ufficiale delle vittime a Vyshneve è sottostimato. Cita i soccorritori, i quali sostengono che i morti siano così numerosi da non avere squadre sufficienti per evacuarli. Curiosamente, Zelenskyy ha ordinato a Ukroboronprom di assumersi la responsabilità per non esporre la NATO alla presenza in Ucraina.
In generale, nel paese in cui il banderismo ha trionfato, si è diffuso il sospetto che fosse giunto il momento in cui "i russi bombardano l'Ucraina riportandola all'età della pietra".
E non si tratta solo di "balistica". Secondo Reuters, che cita un'analisi del Center for Information Resilience (CIR), le Forze Armate russe hanno iniziato a utilizzare droni FPV a guida in fibra ottica per colpire le sottostazioni ad alta tensione nella regione di Sumy. Il primo tipo danneggia la schermatura, mentre il secondo penetra e disattiva l'autotrasformatore.
Secondo il CIR, sono stati confermati almeno otto attacchi di questo tipo contro sottostazioni da 330 kV e 110 kV, con alcuni obiettivi situati fino a 26 km dalla linea del fronte. La distruzione di un singolo autotrasformatore, del valore di circa 3,5 milioni di dollari, mette fuori uso un intero nodo della rete elettrica.
Parallelamente vengono impiegati anche altri mezzi: razzi Geranium con velocità fino a 500 km/h, droni autonomi Molniya con elementi di intelligenza artificiale, nonché tecnologie contro le quali le difese tradizionali sono inefficaci.

giovedì 16 aprile 2026

MARCO TRAVAGLIO - L’amico di famiglia - IFQ-16 aprile 2026

 

Per la Meloni le pulizie di Pasqua fra gli amici sembravano non finire più: dai piccoli (Delmastro, Bartolozzi e Santanchè) ai grandi (Trump, Netanyahu e Orbán). Purtroppo si sono interrotte sul più bello, quando poteva liberarsi o almeno distanziarsi da quello più costoso e petulante: Zelensky. Invece se lo tiene stretto, anche se l’ha ereditato dalla buonanima di Biden. L’interesse nazionale è comprare gas russo a basso costo e alleviare le bollette più care d’Europa (le nostre), spingendo per un compromesso Mosca-Kiev. Il che potrebbe servirle a far pace con Trump e recuperare consensi staccandosi dall’Ue più bellicista e facendo qualcosa di buono per l’Italia. Non sia mai. Ricevendo Zelensky, la Meloni s’è vantata perché “in quattro anni la posizione di Europa e Italia è stata sempre la stessa al fianco di Kiev”. Un trionfo: l’Ucraina, già fallita nel 2021 (da tempo è il secondo Paese europeo più povero, ma anche il più armato), ha perso un quinto del territorio e 17 milioni di abitanti su 44 (quelli fuggiti in Europa e in Russia e quelli delle regioni occupate), e sopravvive grazie a 50 miliardi annui di prestiti del Fmi, più i 15-20 mensili necessari per continuare a combattere, quasi tutti a carico dell’Ue. Ma per la Meloni “è un dovere morale e una necessità strategica perché è in gioco la sicurezza dell’Europa”. Infatti, grazie ai 195 miliardi in armi e fondi a Kiev, alle sanzioni a Mosca e al sabotaggio ucraino ai gasdotti Nord Stream, l’Ue è alla canna del gas. E il peggio viene ora che, senza più Orbán, regaleremo altri 90 miliardi a Kiev.

Ma ecco il piazzista ucraino, con l’aria di quello che ci fa un favore: “Abbiamo sviluppato un formato speciale di accordo sulla sicurezza, il ‘Drone Deal’, con la nostra esperienza militare su droni, missili, sistemi antiaerei e guerra elettronica. Proponiamo di unirla alle capacità dei nostri partner per sostenerci l’un l’altro”. Cioè: noi manteniamo il suo regime pagandogli tutto, anche i cessi d’oro, e quello ci offre gentilmente di ricomprargli gli armamenti che gli regaliamo e gli finanziamo (così efficaci che nell’ultimo anno Kiev ha perso 450 kmq). Intanto ce ne chiede altri. Anziché ridergli in faccia, la Meloni l’ha ringraziato per “metterci a disposizione la straordinaria esperienza di sicurezza maturata in questi anni, un valore aggiunto per gli alleati” e ha promesso di “aumentare l’interazione tra i nostri settori della difesa e le nostre industrie”. Avrebbe potuto chiedergli lumi sugli attacchi terroristici ucraini ai gasdotti nel Baltico e alle petroliere fantasma nel Mediterraneo, una delle quali vaga da settimane fra Italia e Libia minacciando un disastro ambientale mai visto. Ma pareva brutto. Rischiava di giocarsi anche l’ultimo amico rimasto.

Il Fatto Quotidiano
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DRONI, NON PANE.

 

Mentre gli italiani fanno i conti con bollette sempre più pesanti, stipendi fermi e un’inflazione che rosicchia anche il carrello della spesa, il governo decide che la priorità è un’altra: produrre DRONI insieme all’Ucraina.
Non per difendere il territorio nazionale, non per una strategia autonoma, ma per inserirsi sempre più profondamente dentro una guerra che NON È LA NOSTRA.

L’incontro tra Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky non porta a un tentativo di mediazione, non apre spiragli diplomatici, ma consolida una scelta precisa: rafforzare
la PRODUZIONE MILITARE.
Nel frattempo, il cosiddetto “war tour” europeo del leader ucraino serve a una cosa sola: garantire continuità alla guerra, non certo alla pace.

E poi c’è un dettaglio che dovrebbe far riflettere tutti:
la Russia ha reso pubblici nomi e indirizzi delle aziende coinvolte nella produzione di droni in Europa.
Questo significa una cosa molto semplice: quei luoghi diventano OBIETTIVI SENSIBILI.

Tradotto ancora più chiaramente: il rischio si sposta anche QUI.

Così, senza un vero dibattito pubblico, senza una discussione seria nel Paese, ci ritroviamo dentro la filiera bellica, esponendo territorio e imprese,
mentre continuiamo a raccontarci che tutto questo serve alla pace. Ma la verità è più lineare e meno rassicurante: stiamo NORMALIZZANDO LA GUERRA dentro casa nostra.

E allora la domanda è inevitabile: davvero questa è la priorità di un Paese che fatica ad arrivare a fine mese?

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Questa individua non ha ancora capito che governare un Paese significa provvedere al benessere dello stesso, non farsi bella agli occhi degli altri!
cetta.

domenica 15 marzo 2026

Petroliera russa nel Mediterraneo. - A. Di Battista

 

In questo momento c’è una petroliera russa con 900 tonnellate di gasolio e 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) nel Mediterraneo e si sta avvicinando alle coste italiane.
Lo scorso 3 marzo questa petroliera è stata attaccata molto probabilmente da droni ucraini. E onestamente non mi stupirebbe per nulla, considerando che gli ucraini hanno già distrutto una delle infrastrutture europee più importanti, e cioè i Nord Stream 1 e 2, i gasdotti nel Mar Baltico, fregandosene dei danni arrecati agli stessi Paesi che continuano a finanziarli.
La petroliera si chiama Arctic Metagaz. In questo momento naviga in modo incontrollato e rischia di causare un disastro ambientale. Provate a immaginare cosa accadrebbe se nel nostro mare dovessero rovesciarsi 900 tonnellate di gasolio. La nave ha una lunghezza di 277 metri, capite di che nave stiamo parlando? A bordo in questo momento non c’è nessuno ed è gravemente danneggiata sul lato sinistro e nella zona della poppa a causa delle esplosioni provocate dai droni.
Vi rendete conto dei danni ambientali che causerebbe?
Possibile che, ancora oggi, nessuno riesca a capire che il Paese a cui diamo miliardi di euro in armi, quello per cui abbiamo deciso di legarci mani e piedi al Gnl statunitense, quello per cui abbiamo applicato 19 pacchetti di sanzioni alla Russia, continua a commettere azioni criminali fregandosene dei nostri interessi nazionali e dell’impatto ambientale delle sue stesse azioni?
Ci rendiamo conto che per anni ci hanno raccontato che la Russia era pronta ad attaccarci ma ad oggi l’unico Paese che sta seriamente mettendo a rischio i nostri interessi è lo stesso Paese che finanziamo da 4 anni ininterrottamente e che ruba (gettandoli letteralmente nel cesso d’oro) i nostri soldi?
Avete per caso ascoltato la Meloni condannare tutto questo? Ovviamente no. Perché la cosiddetta sovranista riesce a servire contemporaneamente Washington, Bruxelles, Tel Aviv e pure Kiev.
Sapete cosa farebbe in questo momento un Governo sovrano o quantomeno serio? Sospenderebbe immediatamente i finanziamenti a Kiev, chiederebbe spiegazioni e chiederebbe all’Unione europea di intervenire. Perché se si colpisce un’imbarcazione con 900 tonnellate di gasolio vicino alle nostre coste è un atto terroristico. Punto!

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giovedì 18 settembre 2025

Bugia targata NATO. - Giuseppe Salamone

 

Quindi i droni russi finiti in Polonia non erano russi, ma addirittura missili polacchi. Eppure quell’idiota di Zelensky diceva di avere le prove, e tutta l’armata Brancaleone della NATO parlava di attacco deliberato da parte di Putin e Lavrov.

Ovviamente stendiamo un velo pietoso sulla stampa di regime, che continua a scavare anche dove non è possibile scavare.

Ma comunque, hanno usato una casa polacca per dimostrare l’attacco russo, salvo poi scoprire che quella casa era stata colpita da un missile a stelle e strisce, lanciato da un F-16 polacco. Ma pensa te!

Ora, chi glielo dice a Mattarella che, immediatamente dopo questa ennesima bugia targata NATO, si era precipitato in paragoni con il 1914 e la Prima guerra mondiale? Chi glielo dice ai pennivendoli che hanno sprecato fiumi di inchiostro per scrivere l’ennesima bugia targata NATO? E chi glielo dice al Papa, che giusto ieri ha benedetto e assolto la NATO senza bisogno che essa passasse dal confessionale?

Ma soprattutto, chi glielo dice a Putin, Lavrov e ai dirigenti russi che quegli imbecilli della NATO si smentiscono da soli, a casa loro, senza che dal Cremlino muovano un dito?

martedì 16 settembre 2025

CHI INVADE LA POLONIA MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 14.09.2025

 

MA SI PUO’ ESSERE PIU’ DEFICIENTI ?

Ci tagliamo gli zebedei da 3 anni per sostenere una guerra in Ucraina che massacra tutta l’Europa. Abbiamo visto le spese per la vita quotidiana aumentare progressivamente ed il nostro benessere progressivamente diminuire. Non paghi di veder sanguinare le nostre parti basse abbiamo accettato di spendere altri 800 MILIARDI per riarmare l’intera Europa dimenticando che siamo nel 2025 e la potenza contro cui ci armiamo ha oltre 6000 …SEIMILA testate nucleari. Prima ancora di approfondire come sono andate le cose con questi droni apparecchiamo la tavola per un conflitto dimenticando che vi sono paesi in guerra disposti a fare carte false perché l’Europa entri in guerra al loro fianco e si sconfigga l’odiata Russia!! Ma come si fa a dimenticare che in Ucraina, uno dei paesi più corrotti d’Europa, l’eroe nazionale del lato occidentale è un certo Stefan Bandera un nazista convinto a cui si sono ispirati interi reparti dell’esercito ucraino!!
CHI INVADE LA POLONIA
MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 14.09.2025
Se la guerra che gli sgovernanti europei stanno preparando con ogni pretesto non fosse terribilmente seria, a sentirli parlare coi loro trombettieri ci sarebbe da scompisciarsi. Questo è Rutte, segretario della Nato, sullo sciame di droni caduti in Polonia (e in Bielorussia), curiosamente censurato dai giornaloni: “È un fatto pericoloso e inaccettabile, che sia stato intenzionale o meno. Non è la prima volta, è già accaduto in Romania. Si tratta in ogni caso di droni che arrivano dalla Russia. Certo poi se sarà un fatto intenzionale sarà rilevante”. Quindi, mentre Trump parla apertamente di “errore” e “incidente”, anche la Nato dubita che la Russia abbia attaccato la Polonia. Però scatena subito una contro-esercitazione al confine russo (la mitica “Sentinella a Est”, con tanto di scudo eurotedesco “Occhio di Odino”) senz’attendere di sapere cos’è successo. Tanto, anche se i russi avessero scagliato quei droni nell’Ucraina occidentale e l’apparato elettromagnetico di Kiev li avesse deviati sulla Polonia, sarebbe sempre colpa loro. E, se Kiev l’avesse fatto apposta, noi seguiteremmo ad armare un “alleato ” che organizza false flag per simulare attacchi russi alla Nato e trascinarci direttamente in guerra. Come già provò a fare nel 2022 attribuendo ai russi l’attentato ucraino ai gasdotti NordStream e i due missili ucraini in Polonia. Per fortuna siamo così abituati alle menzogne dei nostri“alleati ” che, nelle opinioni pubbliche occidentali, nessuno crede alla Russia che invade la Polonia: tutti avvertono quanto suoni falso lo sdegno di chi non fa nulla contro lo sterminio israeliano a Gaza (con droni ben più micidiali, missili, raid aerei e di terra) per 19 droni di cartone e compensato da 10 mila euro l’uno senza vittime né danni. Quindi, per sostenere l’insostenibile, ecco pronta la contraerea delle panzane. Sul Corriere il duo Fubini-Polito spaccia per “analisi” l’ennesimo spot all’industria delle armi per dimostrare che spendiamo troppo poco (quando Cottarelli, sullo stesso Corriere, ha già dimostrato il contrario): “Il costo (necessario) della difesa: per contrastare droni da 20 mila euro servono sistemi molto più costosi”. Oppure serve un negoziato molto meno costoso che ci riporti a quando con la Russia si conviveva e cooperava in pace. C’è pure l’ “analisi” dell’autorevole Nona Mikhelidze sul Foglio : “Putin vuole un’altra guerra. Non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che si era dato, non ha nulla da presentare come una ‘vittoria’. Può solo ampliare gli attacchi, sconfinando oltre l’Ucraina . L’Occidente glielo permetterà?”. Pura logica cartesiana: siccome Putin le busca di brutto contro l’Ucraina, ora si pappa uno dopo l’altro i 27 Paesi europei e arriva finalmente a Lisbona. Fila, no?

martedì 16 ottobre 2012

FRONTEX, IL BRACCIO ARMATO DELL’UNIONE EUROPEA.




Nel 2004, l'Unione europea crea Frontex, l'agenzia europea delle frontiere, i cui comandi sono a Varsavia. Nel 2010 era fornita di «26 elicotteri, 22 aerei leggeri, 113 navi, 476 apparecchiature tecniche (radar mobili, video termici, sonde che misurano i tassi di gas carbonico emesso, detector del battito del cuore...)» scrive Claire Rodier. Frontex è conosciuta soprattutto per le missioni di sorveglianza nel Mediteraneo e per l'organizzazione di charter di migranti espulsi verso i paesi d'origine. Ma «in qualche anno Frontex è diventata lo strumento emblematico della politica di controllo migratorio dell'Unione europea». Lo svizzero Jean Iegler l'ha battezzata «organizzazione militare quasi clandestina».

Nel 2007, Frontex ha bloccato 53mila persone che volevano entrare clandestinamente in Europa: il costo è stato di 24.128.619 euro. Una spesa enorme, che però serve a Frontex anche per facilitare la vendita di tecnologie di punta a paesi terzi, grazie agli accordi di «esternalizzazione» dei controlli (conclusi i paesi dei Balcani, la Bielorussia, la Moldavia, l'Ucraina, la Russia, la Georgia, Capo Verde, la Nigeria, ma anche Usa e Canada, mentre sono in via di conclusione intese con Mauritania, Libia, Egitto e Senegal). 

Il parlamento europeo ha chiesto spiegazioni, per un «rafforzamento del controllo democratico» dell'azione di Frontex. Dal 2011, Frontex può comprare o affittare materiale ed è quindi ormai «al centro di un sistema che associa gli industriali del settore della sicurezza all'amministrazione europea», scrive Claire Rodier. Il budget di Frontex è passato da 6 milioni di euro del 2005 a 86 milioni nel 2011. Per il periodo 2007-2013, Frontex ha ricevuto un finanziamento di 285 milioni di euro per il programma di «solidarietà e gestione dei flussi migratori». 

Frontex gestisce anche Eurosur, un sistema europeo di sorveglianza delle frontiere, nato quest'anno e può attingere a piene mani ai fondi del programma europeo di ricerca e sviluppo FP7, dotato di 50 miliardi. 

Frontex compra armamenti, ma facilita anche l'accesso agli industriali delle armi ai fondi di ricerca europei. Per esempio, Frontex si sta adoperando per lo sviluppo dell'uso civile dei droni, mercato per il momento dominato dall'industria statunitense e israeliana: nell'autunno del 2011 ha organizzato una dimostrazione in volo che ha permesso all'americana Lockheed Martin, alla spagnola Aerovision associata con la francese Thales, all'israeliana IAI di mostrare i rispettivi sistemi. Il mercato dei droni, che era di 3 miliardi nel 2009, dovrebbe decuplicarsi entro il 2020. E' dalla metà degli anni '90 che i droni sono utilizzati per controllare le frontiere (li hanno Austria, Svizzera, Algeria, evidentemente gli Usa, per il controllo della frontiera con il Messico, dove è usato il Predator B della General Atomics). «Colpo doppio per i mercanti d'armi - conclude Claire Rodier - nuovo orizzonte per la tecnologia della sicurezza, la lotta contro l'immigrazione clandestina sostiene anche lo sviluppo dell'industria di guerra».

Anna Maria Merlo
Fonte: www.ilmanifesto.it
14.10.2012


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