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venerdì 17 luglio 2026

Yulia Mendel, l'ex portavoce di Zelensky.

 

Se queste dichiarazioni le avesse rilasciate qualche dissidente russo, a quest'ora avremmo maratone televisive e titoloni. Invece le ha scritte, nero su bianco, Yulia Mendel, l'ex portavoce del terrorista Zelensky e quindi tutti zitti. Leggete con attenzione:
"Zelensky ha bisogno della guerra, della corruzione, dell'autocrazia. Me ne sono andata quando ho capito che Zelensky ha bisogno del caos. Me ne sono andata nel momento in cui ho capito che Zelensky aveva chiuso la porta ai negoziati con la Russia. Con Zelensky, i cambiamenti sono impossibili. Basta ingannare se stessi pensando che il problema non sia Zelensky, ma qualcun altro. Guardate la realtà: è al potere da più di 7 anni".
Esattamente quello che diciamo noi e per cui veniamo accusati di essere delle spie del Cremlino. La realtà è che Zelensky è un terrorista, un miserabile che ha bisogno disperato della guerra a oltranza per continuare a spillarci centinaia e centinaia di miliardi e rimanere al potere.
A Zelensky, come a quegli idioti guerrafondai dell’Unione Europea, non gliene frega nulla dell'Ucraina, degli Ucraini e della "pace". Altrimenti non chiuderebbero la porta ai negoziati. Maledetti!

domenica 24 agosto 2025

L'amico terrorista - Marco Travaglio

 

Che ingenui: speravamo che l’arresto in Italia dell’agente ucraino, ricercato dai giudici tedeschi per il più grave attentato degli ultimi decenni a un’infrastruttura strategica europea (i gasdotti Nord Stream), aprisse gli occhi a qualcuno sul terrorismo di Stato made in Kiev.
Tantopiù che per la magistratura italiana è un “terrorista” e i pm di Genova lo sospettano pure per l’attacco a una delle quattro petroliere sabotate di recente in acque italiane. Invece niente. Silenzio di tomba da Ue, Nato, governo, Quirinale, politici, esternatori e twittatori compulsivi su ogni stormir di fronda dal fronte ucraino.
Volete mettere il “contenitore per le feci” che Putin avrebbe portato in Alaska per nasconderci le sue 70-80 malattie mortali? Quella sì che è una notizia, mica il fatto che il regime ucraino, come profetizzato da Biden, fece saltare il gasdotto più lungo del mondo che forniva il gas russo all’Europa. Cioè decise con un atto terroristico la politica energetica dell’Ue, fece schizzare prezzi e bollette e ci costrinse a spendere il quadruplo col gas Usa. E le vittime dell’atto di guerra, per punire l’Ucraina, continuano a riempirla di soldi e di armi perché “combatte per noi” (figurarsi se combattesse contro). E a invitarla a entrare in Europa (non più via mare, si spera).
La stampa di regime tiene bassa la notizia, come se il capitano Kuznietsov, capo di un’unità d’élite ingaggiato dai Servizi ucraini con altri sei per l’Operazione Diametro contro i gasdotti, avesse fatto tutto di testa sua e si fosse arruolato da solo. E come se un anno fa il governo polacco non avesse ospitato e poi fatto fuggire sull’auto diplomatica dell’ambasciata di Kiev un altro terrorista ucraino ricercato, Zhuravlov, ora ben protetto nel suo Paese dal mandato di cattura tedesco.
Nell’imbarazzante e imbarazzato silenzio generale, il ministro della Giustizia tedesco Hubig, che dovrebbe pretendere da Roma e Kiev l’estradizione dei due fuggiaschi, comunica: “Restiamo fermamente dalla parte dell’Ucraina, ma siamo anche uno Stato di diritto che indaga i crimini fino in fondo” (manca poco che aggiunga “purtroppo”). Ma certo, in fondo l’Ucraina ci ha solo chiuso il rubinetto del gas a suon di bombe e ci manda solo i suoi spioni a farci gli attentati in casa, che sarà mai.
Immaginate se – come sostennero comicamente Usa e Ue – i gasdotti li avessero distrutti i russi. Ora i governi e la stampa al seguito sarebbero in assetto di guerra (più di quanto già non siano) per sanzionare e bombardare il nemico che ha attaccato un socio della Nato. Invece tutti zitti, sennò dovrebbero dichiarare guerra all’amico, cioè all’unico Paese che finora ha attaccato l’Ue: l’Ucraina.
Chi invoca l’articolo 5 Nato e le altre garanzie di sicurezza per difendere Kiev dovrebbe invocarli per difenderci da Kiev.