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giovedì 26 febbraio 2026

DAZI RIEN VA PLUS?? - Viviana Vivarelli - FB - 21.2.2026 * h10.17

Trump ha progettato di usare come arma per dominare il mondo la leva dei dazi. Non fai quello che voglio io? Ti metto un dazio così gli Americani non compreranno più le tue merci e queste verranno prodotte da fabbriche americane! Peccato che oggi qualunque oggetto, specie se tecnologico, sia formato da componenti che vengono da molti Paesi del mondo, per cui dovresti bloccare anche quelli! Praticamente dovresti bloccare tutto il mondo o uscire dal mercato perché nemmeno le aziende americane riusciranno più a produrre qualcosa. E peccato che ai dazi americani il Paese colpito (ad esempio la Cina) possono replicare con i controdazi bloccando i prodotti americani, così che alla fine avremmo la paralisi del mercato!

Prendiamo una Ford. Per assemblare i pezzi occorrono i Microchip che vengono daTaiwan, Corea del Sud, Cina o Giappone; le batterie dalla Cina; il motore dal Messico; l'acciaio dal Canada; i sensori dalle Filippine. Nessun Paese è autarchico e può produrre tutto da solo.
Ma non ci avevano detto che il neoliberismo si fondava sul libero mercato? E che l'opposto del libero mercato si ha dove lo Stato impone col protezionismo le proprie merci bloccando coi dazi quelle altrui, e dove si riduce al minimo l'intervento dello Stato e si eliminano le barriere doganali (dazi, quote) per favorire il commercio internazionale, così che ogni Paese si specializzerà nella produzione di beni che realizza con maggiore efficienza, col massimo vantaggio di tutti?
All'opposto il protezionismo è una politica economica volta a difendere la produzione nazionale dalla concorrenza estera attraverso interventi legislativi e fiscali, come barriere tariffarie, dazi (tasse) sulle merci importate per renderle meno competitive rispetto ai prodotti locali. Dunque Trump vuole imporre il protezionismo al posto del liberismo??
Fatemi capire: sono più di 120 anni che ce la menano col neoliberismo come toccasana del mondo, basato sul libero mercato, sul libero scambio, e ora viene avanti un folle che si appella a uno Stato che va contro il libero mercato, dunque contro sé stesso?
Non solo Trump intende abbattere ogni regola neoliberista, ma alla fine si troverà contro l'intero sistema mondiale, segnando il crollo degli Stati Uniti, anche perché la sua instabilità mentale produce cambiamenti di decisione ogni giorno, anzi ogni minuto, come una trottola impazzita in una totale quanto imbecille inaffidabilità.
Ma ora cosa succede?
La Corte Suprema americana boccia i dazi punitivi di Trump perché ha oltrepassato i limiti della sua autorità.
Il suo potere assoluto è stato stoppato dal più alto Tribunale statunitense, il vertice del potere giudiziario federale, l'unico tribunale istituito direttamente dalla Costituzione, le cui decisioni non sono soggette ad appello. Che può dichiarare incostituzionali leggi federali, statali o atti del Governo, atti del Presidente. Boom!
Colpito in casa. E per di più da una Corte devo su 9 Giudici, 6 sono repubblicani!
Il massimo boss criminale che l'America abbia mai avuto non può imporre i dazi come gli pare ma deve ubbidire alla legge federale che impone tariffe sulla base dell'International Emergency Economic Powers Act del 1977, legge federale degli Stati Uniti che conferisce o toglie al Presidente il potere di regolare o bloccare le transazioni economiche e congelare i beni stranieri in risposta a minacce esterne "insolite e straordinarie.
La Costituzione degli Stati Uniti riserva al Congresso il potere di regolare il commercio. E il Congresso in questo momento è molto irritato con Trump, anche per il caso Epstein, e gli si sta rivoltando contro. Non solo i democratici ma persino una parte dei conservatori.
La politica commerciale a colpi di dazio del Monarca Assoluta è stata bocciata con 170 pagine di spiegazione giuridica di 9 Giudici federali.
Ovviamente Trump si è incazzato moltissimo. Come osa l'Alta Corte bocciare le decisioni del Nuovo Monarca americano? È una vergogna! Oggi stesso firmerà un altro 10% in più su quelli che ha già messo, così chi osa contrastarlo impara!
Io non credo, anzi spero, che non gli vada bene.
Questo megalomane fuori di testa che mette le mani sul petrolio venezuelano, che minaccia di prendersi la Groenlandia, che tenta di annientare Cuba, che ha sempre finanziato la distruzione ucraina e le guerre di Israele, che progetta, senza un minimo rimorso, una Nuova Trumpland costruita sui morti della Palestina come grande affare immobiliare privato, e che crede di essere il padrone del mondo quando parla e pensa come un bambino di sei anni, per di più disabile mentale, deve essere fermato! E magari deve essere internato come paziente pericoloso in qualche resort psichiatrico di lusso. Altro che strusciarsi a lui facendo risatine da idiota come fa la Meloni!!
Donald Trump è malato, è un pericolo per il mondo e spero solo che i file Epstein segnino la sua rovina!
L'esaltato mentecatto vede nemici dell'America in tutto l'orbe terracqueo ma il vero nemico del mondo è lui. E bisogna bloccarlo prima che sia lui a rovinare il mondo!
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Scrive Rampini che la batosta è enorme. Trump dice che troverà un piano B ma ha sentito lo schiaffone e traballa la sua credibilità all'estero, specie ora che sta per incontrare il leader della Cina. Senza contare che sono a rischio le elezioni di midterm, a novembre.
Dio ci salvi dai pazzi che si credono padroni del mondo! E ci liberi anche della marmaglia che sta ai loro piedi per salvare sé stessa!

Viviana Vivarelli - FB - 21.2.2026 * h10.17

giovedì 7 ottobre 2021

Recovery, il flop della Sicilia: 31 progetti bocciati su 31 per i sistemi di irrigazione. Dalla Regione accuse a Patuanelli, che risponde: “Requisiti non rispettati”. Ecco tutti gli errori. - Luisiana Gaita e Manuela Modica

 

Date di verifica mancanti, durate di intervento superiori al consentito, assenza di valori fondamentali. Quella siciliana è l'unica regione che si è vista rispedire tutti i piani per ottimizzare l'irrigazione dei campi agricoli. Musumeci ne fa una questione territoriale: "Favorito il Nord". Eppure la Calabria ha avuto 20 approvazioni. Tantissimi buchi su 23 criteri stringenti, costruiti in accordo con le Regioni e su cui il ministero dell'Agricoltura aveva creato un help desk. Le opposizioni in regione attaccano: "Inadeguati, siamo già i peggiori in assoluto". Ma non tutto è perduto.

Sono le primissime battute del Recovery plan, e la Sicilia incassa già il suo primo flop. Perfino con clamore: su 31 progetti ammessi, 31 progetti sono stati bocciati dal ministero dell’Agricoltura. Si tratta di una prima tranche di investimenti per ammodernare o mettere in sicurezza i sistemi di irrigazione dei campi agricoli. E la Sicilia, che aveva chiesto più di 400 milioni di euro, non avrà neanche un centesimo. L’unica regione d’Italia ad ottenere solo bocciature e a restare all’asciutto, anche in senso letterale, è il caso di dire. Inanellando invece un lungo elenco di veri e propri strafalcioni che però non ha frenato le prime, infuocate, reazioni del governo regionale andato subito all’attacco diretto del ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli: “Con quale criterio e come si è proceduto alla selezione?” si chiedeva immediatamente dopo avere appreso la notizia della bocciatura, lo scorso lunedì, l’assessore siciliano all’agricoltura, Toni Scilla. E si rispondeva: “È chiaro che qualcosa non quadra. Il ministro Patuanelli scade in valutazioni sommarie a tutto svantaggio della Sicilia, e non è la prima volta che lo fa”. Ma il resoconto nel dettaglio mostra errori come quello di non avere indicato la data di progettazione in ben 12 progetti, mentre per altri 12 non è stata inserita la data di durata dei lavori. Per 27 progetti, invece, non è stata neanche inserita la data di verifica. Lo stesso ministro Patuanelli, rispondendo durante il question time a un’interrogazione sui progetti per l’ammodernamento delle reti irrigue nell’ambito del Pnnr, con particolare riferimento al Mezzogiorno, ha spiegato che nessuno dei progetti presentati dalla Sicilia è risultato ammissibile “per motivi meramente tecnici” specificando, ad esempio, che “17 progetti presentavano una durata di intervento e realizzazione delle opere superiore ai 30 mesi. Abbiamo delle scadenze – ha commentato Patuanelli – che non sono derogabili, come è noto”. Ma è solo la punta dell’iceberg. Basti pensare che nella lista ci sono anche due progetti (ente attuatore è il Consorzio di Bonifica di Siracusa) da 4,3 e 4,8 milioni di euro che non rispettano 16 criteri su 23. In pratica si fa prima a dire quali sono stati rispettati (sette). Il progetto di Gela, da 31 milioni, per la rete irrigua dell’invaso Gibbesi, non risponde a 13 criteri. A 12 criteri non rispondono altri due progetti che riguardano Gela (da 19 e 15 milioni di euro) e altrettanti in provincia di Catania (per 4,8 e 4,3 milioni). Poi ci sono altri 5 progetti a Trapani (quasi 8 miliardi, 8,2, 4,3 e 5,2 miliardi) e ancora a Siracusa (4,6 miliardi) che non rispondono a 11 criteri. E poi ci sono altri 19 progetti che non rispondono a un numero di criteri che varia dall’uno agli 8.

E questo solo per citare alcuni dei problemi che hanno consegnato il record di bocciature alla Sicilia. Record che ha scatenato le prime reazioni al vetriolo, con l’assessore Scilla che nonostante questi dati ha continuato ad attaccare il ministro: “Ricordiamo il tentativo di scippare fondi del Programma di sviluppo rurale. Un atteggiamento ostile, che registriamo per l’ennesima volta, e che ci porterà ad effettuare le dovute verifiche e valutazioni”. Ancora più duro il presidente siciliano, Nello Musumeci che addirittura scomoda un conflitto territoriale: “È una vergogna nel Pnrr continuare a guardare a progetti del Centro-Nord e non a quelli del Sud e della Sicilia. Non è un problema di risorse, ma di progettualità. E la Regione Siciliana ha priorità davanti alle quali il governo nazionale si gira dall’altra parte”. Reazioni a caldo, a inizio settimana, poi riviste. Fino a chiedere, ieri, un incontro al ministro. Mentre Scilla ha passato tutto il pomeriggio rinchiuso in una riunione fiume con i suoi dirigenti per capire dove risiedano le responsabilità di un tale flop, in vista dell’appuntamento di questa mattina in commissione Attività produttive all’Assemblea regionale siciliana, dov’è stato convocato per riferire sulle bocciature. D’altronde a poco serviva appellarsi a un ipotetico sbilanciamento a favore del Nord, considerando che la Calabria ha avuto sì 16 progetti bocciati ma ha potuto incassare anche 20 approvazioni. Ma nell’attesa che si scovino le responsabilità, anche Gaetano Armao, assessore all’Economia, ha puntato il dito contro i criteri di valutazione, perché non erano stati discussi con le Regioni: “Non c’è mai stato alcun confronto in conferenza stato-regioni, e il problema è più generale: o si incardina tutto secondo legge o il ministero va avanti coi suoi parametri e con una gestione del tutto autonoma al di fuori dei normali iter”. Tutta colpa dei criteri, dunque. Erano 23 in tutto e secondo Patuanelli erano “gli stessi adottati nell’ambito del programma nazionale di sviluppo rurale 2014-2020 e concordati con le Regioni e province autonome nel 2015″.

Una risposta che smentisce il governo siciliano che all’esordio sul recovery plan è già nella bufera. “Siamo alle prime battute e siamo già i peggiori in assoluto”, commenta Luigi Sunseri consigliere regionale del M5s. E continua: “Se il governo non è in grado di rispettare criteri, peraltro già stabiliti in conferenza stato-regione, non lo deve dire ora, doveva saperlo e dirlo prima, dal dettaglio emergono non solo errori ma gravi illiceità”. “Se questa è la prima, non voglio vedere le altre. Ed è inutile buttarla in caciara menzionando un conflitto col Nord”, interviene, invece, Valentina Zafarana, membro per i Cinquestelle in commissione Attività produttive, dove stamattina Scilla dovrà riferire. “Strafalcioni terrificanti e per l’ennesima volta registriamo come non ci sia nessun membro di questo governo in grado di ammettere le proprie responsabilità e scusarsi con i cittadini”, commenta anche Claudio Fava. “La responsabilità per questo clamoroso flop è evidentemente ascrivibile alla inadeguatezza degli apparati regionali e al mancato coordinamento da parte del governo”, sottolinea Cleo Li Calzi, responsabile del dipartimento regionale Pnrr del Pd. Ma d’accordo con Li Calzi c’è lo stesso Armao che dai banchi del governo lancia l’allarme: “Abbiamo senza dubbia urgenza di reclutare personale di alto livello, dopo che negli anni passati si è spinto per i pensionamenti, siamo in grande difficoltà: la mia proposta, a questo punto, è di attingere agli ultimi concorsi lanciati da Brunetta con il quale sto dialogando”. “Armao dice una cosa vera – ribatte Sunseri – la Regione non è in grado e andrebbe commissariata”.

In effetti, in molti casi si tratta di errori e lacune banali. La nota ufficiale del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) spiega che per l’87% dei progetti candidati (27 progetti) non è stata inserita la data della verifica. E questo vale anche per il progetto con l’importo maggiore, quello da 63 milioni di euro per la sostituzione delle condotte in amianto a Dittaino, in provincia di Catania. Per venticinque progetti (l’80,6%) il valore inserito nel campo ‘Superficie totale dell’area attrezzata sottesa all’intervento (ha)’ è pari a zero. Tra questi il progetto da 39,1 milioni ad Agrigento per utilizzare le acque delle dighe Prizzi e Gammauta con l’alimentazione a cascata della vasca Alta Martusa di Cartabellotta e potenziare il sistema di irrigazione dell’area di Ribera. Per 24 progetti, alla voce ‘Verifica progetto’ è stato scritto no, contrariamente a quanto indicato. Per 23 progetti è stato inserito il valore ‘0’ nel campo ‘Misuratori al Prelievo Installati a titolo dell’investimento’. Per 19 progetti non è ammissibile il valore inserito sullo stato delle autorizzazioni (le opzioni erano ‘da acquisire o da rinnovare entro 6 mesi’ e ‘acquisite e in corso di validità). Tra questi, per 14 progetti non è stato inserito alcun valore. Per altri 14 non è stato rispettato il criterio che riguarda la data di progettazione che, in 12 casi, non è stata proprio inserita, mentre in altri due casi è antecedente al 2016. Diciassette progetti, invece, non rispettano il criterio della durata dei lavori. Tra questi, per 12 progetti non è stato inserito alcun valore, per altri 5 la durata contrattuale dei lavori è superiore a 30 mesi.

Insomma un disastro. A maggior ragione alla luce di quanto ha dichiarato il ministro durante il question time: “Ricordo che dopo aver condiviso con le regioni i criteri di ammissibilità, abbiamo attivato un help desk con 118 faq di risposta e un dialogo costante con chi stava inserendo i progetti per aiutare ed evitare la commissione di errori”. Già. E allora potrà la Regione Sicilia porre rimedio al pasticcio? “Su questo ovviamente siamo disponibili a far rimediare – ha spiegato il ministro – per esempio a chi ha barrato un numero sbagliato. E sempre nel rispetto di chi ha già fatto le cose in modo corretto”. Ma ci sono altri due aspetti che il ministro affronta nel suo intervento. Intanto le risorse nazionali a disposizione per il sistema irriguo. Come a dire: c’è un altro treno, per chi perderà questo. “Ci sono 440 milioni di finanza messi sulle leggi di Bilancio dei prossimi anni – ha spiegato – che non sono soggette ai tempi del Pnrr”. E c’è un’altra questione su cui riflettere: “Alcuni consorzi e alcuni enti che sono vigilati dalle Regioni non hanno avuto la capacità tecnica di presentare i progetti. Potremo aiutarli con le risorse nazionali”.

ILFQ