Ricapitolando. A Torino il pm chiede l’arresto di tre manifestanti al corteo di Askata e il gip ne manda uno ai domiciliari e due all’obbligo di firma: quindi separiamo le carriere perché i giudici obbediscano ai pm. A Roma il pm chiede la condanna di 29 fascisti di CasaPound per i saluti romani ad Acca Larentia e il gup li proscioglie: quindi separiamo le carriere perché i giudici disobbediscano ai pm (cosa che peraltro già fanno a carriere unificate). A Palermo il giudice civile condanna il Viminale a risarcire 90 mila euro alla SeaWatch per il sequestro illegittimo di una nave, che sarebbe stato legittimo se il prefetto l’avesse confermato entro 10 giorni dal ricorso dell’Ong, invece non fece niente rendendolo nullo. A Roma il giudice civile condanna il Viminale a risarcire 700 euro a un algerino con 23 condanne, 11 arresti e 2 espulsioni perché, anziché rimpatriarlo, lo trasferì dal Friuli a Brindisi; ma poi, senza dirglielo né notificargli il provvedimento scritto, lo spedì in Albania, da dove non si può rimpatriare nessuno senza riportarlo in Italia. A Roma il giudice civile condanna il Viminale a risarcire 21 milioni ai proprietari di un palazzo occupato dal 2004 e sequestrato nel 2018 che doveva sgomberare dal 2022, ma non l’ha mai fatto. Quindi separiamo le carriere di giudici e pm, anche se in queste cause civili il pm non c’è e non serve nessuno per segnalare al giudice che il Viminale viola continuamente le leggi e ci costa ora 700, ora 90 mila euro, ora 21 milioni perché non sa fare il suo mestiere, autorizzando il sospetto che convenga separare gli incapaci dal ministero dell’Interno, oltreché da quello della Giustizia.
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
lunedì 23 febbraio 2026
Editoriale di Marco Travaglio - 22 Febbraio 2026. - SEPARARE I COGLIONI
domenica 21 dicembre 2025
UNIONE SOVIETICA EUROPEA. - Marco Travaglio
Nella foga di combattere le autocrazie copiandole,
giovedì 18 settembre 2025
mercoledì 17 settembre 2025
lunedì 15 settembre 2025
mercoledì 20 agosto 2025
Biancaneve e i 7 nani - Marco Travaglio
https://www.facebook.com/photo?fbid=2911810642362040&set=a.101118716764594
martedì 12 agosto 2025
domenica 3 agosto 2025
domenica 13 luglio 2025
mercoledì 2 luglio 2025
martedì 1 luglio 2025
~ I russi russano ~
mercoledì 25 giugno 2025
martedì 24 giugno 2025
FORZA AGGRESSORE - Marco Tavaglio.
sabato 30 novembre 2024
Beppe Grillo. - Editoriale di Marco Travaglio
giovedì 10 ottobre 2024
L’atlantista piangente - Marco Travaglio
In principio c’era l’atlantista vanaglorioso, tipo Rampini, che ringrazia l’Occidente di tutti i crimini e i disastri che ha seminato nel mondo. C’era l’atlantista fantasy, tipo Severgnini, che raccontava come Putin senza la Nato sarebbe già a Lisbona (o a Rimini: variante Di Bella).
C’era l’atlantista trionfalista, tipo Parsi, che da due anni e mezzo narra le travolgenti vittorie di Ucraina+Nato sul campo di battaglia, dove nessuno ne ha mai vista una. C’era l’atlantista da lista, tipo Riotta, che addita immaginari nemici dell’Occidente al soldo di Putin. C’era l’atlantista complottista, tipo Crosetto o Fubini, che vedeva Putin e i Wagner anche sotto il suo letto. Ora c’è una nuova sfumatura di Nato: l’atlantista piangente. Tipo il direttore del Corriere che ribalta il doppio standard usato dall’Occidente sulle guerre impunite di Netanyahu e su quelle punitissime di Putin lacrimando come una fontana, anzi un Fontana: “Perché tanto odio per Israele e tanta comprensione per Putin?”
Par di sognare: Putin è sotto sanzioni dal 2014, quando violò il diritto internazionale per riprendersi senza colpo ferire la Crimea, da sempre russa. Sanzioni centuplicate quando violò il diritto internazionale nel 2022 per invadere l’Ucraina e prendersi le regioni russofone che i governi nati da un’altra violazione del diritto internazionale – il golpe bianco-nero di Euromaidan per rovesciare un presidente eletto, ma inviso a Nato e Ue – bombardavano da otto anni. Da 31 mesi Nato e Ue armano Kiev (che non è né Nato né Ue) non solo per aiutarla a difendersi, ma anche per “sconfiggere la Russia” senza neppure dichiararle guerra.
E ora, salvo rare eccezioni, la autorizzano a invadere e bombardare la Russia con i loro missili. Chiudono gli occhi sulle sue attività terroristiche in Germania, Russia, Africa e persino Ucraina. E applaudono se la Corte dell’Aja spicca un mandato di cattura contro Putin, ma strillano se il procuratore lo chiede per Netanyahu (senza per ora ottenerlo) su crimini di guerra molto più gravi di quelli di Putin: 42 mila morti civili in un anno nella striscia di Gaza abitata da 2,5 milioni di persone e vasta 360 kmq (l’1,3% della Crimea), oltre a bombardamenti in Cisgiordania, Libano, Siria, Iran, Iraq e Yemen. L’atlantista piangente fa il finto tonto: perché i civili “morti il 7 ottobre e in Ucraina contano molto meno per tanti presunti democratici”?
Ma non è che contano molto meno: è che sono molti meno, sia in proporzione sia in termini assoluti. E poi chi manifesta in Occidente lo fa perché contesta la politica dei suoi governi, incoerenti con i principi che professano. Dai terroristi e dagli autocrati non si aspetta che diventino buoni per le sue proteste: lo spera da quelli che si spacciano per buoni quando gli chiedono il voto.
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giovedì 14 dicembre 2023
Gnè gnè (Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) –
mercoledì 8 novembre 2023
Menti malate. - Marco Travaglio
(Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – La tragedia di Gaza ne contiene altre due e non si sa quale sia peggio: purtroppo Netanyahu non ha un piano; e purtroppo Biden ha un piano. Il premier israeliano fa bombardare la Striscia alla cieca perché non sa che altro fare (sradicare Hamas è una pia illusione, come dimostrano i sette attacchi di Israele a Gaza negli ultimi 15 anni), ma deve mostrare di fare qualcosa (una mattanza che moltiplicherà adepti e kamikaze di Hamas, anche in Cisgiordania) e soprattutto sa che, finita la guerra, finirà la sua carriera politica (quindi la guerra deve durare il più possibile). Il presidente Usa, con la protervia ignorante tipica dei neocon e dei democrat, pensa di risolvere la questione paracadutando su Gaza l’ottantottenne Abu Mazen, più malandato e screditato di lui, indebolito dagli stessi americani e israeliani, e dicendo ad Hamas: “Scànsati che arriviamo noi”. È la geniale soluzione adottata in Afghanistan e in Iraq: arrivano i nostri, piazzano un fantoccio che piace a loro a decine di migliaia di chilometri, si illudono che per ciò stesso piaccia alla popolazione, poi scoprono che quella non gradisce e reagisce maluccio (in Iraq i sunniti spodestati dagli sciiti hanno fondato l’Isis, in Afghanistan i talebani si son bevuti in mezza giornata il famoso “esercito regolare” costato un occhio alla coalizione occidentale).
Mentre Sleepy Joe invita l’amico Bibi a imparare dagli errori Usa nella “guerra al terrorismo” che lo moltiplica da vent’anni, è il primo a ricascarci. Altrimenti smetterebbe di giocare a Risiko col mondo e si porrebbe il problema numero uno, almeno per chi esporta democrazia in tutto il globo terracqueo: la volontà dei popoli. Se si votasse oggi a Gaza e in Cisgiordania, Hamas trionferebbe più che alle elezioni del 2006, le ultime. Certo, si può dire ai palestinesi che devono ciucciarsi Abu Mazen senza eleggerlo, sennò sbagliano di nuovo a votare. Ma così anche i meglio disposti capiscono che, per farsi sentire, non c’è che la lotta armata: e Abu Mazen dura quanto un gatto in tangenziale. L’idea che, dopo tutto l’odio e i massacri, i palestinesi accettino di buon grado una “leadership moderata” (quella che gli scegliamo noi) può uscire soltanto da una mente malata: infatti è venuta a Biden. Un leader di media intelligenza si attiverebbe per dare loro un buon motivo per non votare Hamas e scegliersi rappresentanti migliori. Cioè taglierebbe l’erba sotto i piedi di Hamas che campa di odio e miseria, eliminandone le cause. Come? Fermando la strage e varando un piano Marshall di ricostruzione e investimenti a Gaza e in Cisgiordania, per portare sviluppo, lavoro e infrastrutture. Affinché i palestinesi votino bene, devono stare bene. È l’unica soluzione ragionevole: infatti non ne parla nessuno.

