Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
sabato 7 marzo 2026
Il miliardario di spicco degli Emirati Arabi Uniti, Khalaf Ahmad Al Habtoor, ha appena pubblicato una lettera aperta a Trump.
domenica 28 dicembre 2025
Lettera aperta di Mario Capanna a Sergio MATTARELLA!
Signor Presidente,
mi rivolgo a Lei in forma aperta perché è di interesse pubblico il tema che Ella ha recentemente sollevato.
Nel Suo discorso per lo scambio di auguri con i rappresentanti delle istituzioni ha dichiarato: “La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare (…) e tuttavia, poche volte come ora, è necessaria”.
Dissento con rispettosa fermezza.
Questa sua posizione bellicista confligge con i sentimenti della grande maggioranza del popolo italiano, decisamente contrario al riarmo.
Senz’altro Lei conosce il sondaggio del Censis, secondo cui, se l’Italia fosse coinvolta in una guerra, solo il 16 per cento dei cittadini impugnerebbe le armi: tutti gli altri, con diverse motivazioni, si rifiuterebbero.
Secondo Lei la “necessità” del riarmo deriverebbe dal fatto che “siamo costretti a difenderci da nuovi rischi che, senza infondati allarmismi, sono concreti e attuali”.
Quali i “nuovi rischi, concreti e attuali”?
Su questo punto focale non può essere reticente, ha il dovere di indicarli.
Qualcuno potrebbe aggredirci? Chi?
Posto che ad invaderci non possono essere né la Repubblica di San Marino né lo Stato del Vaticano né un Paese europeo né gli Usa né la Cina, che ha interesse a commerciare tranquillamente, non resta che la Russia, da Lei in altre occasioni indicata ripetutamente come il “nemico”.
Mentre Putin va ripetendo a chiare lettere di non voler portare la guerra in Europa, ma che è pronto a difendere il suo Paese se essa e la Nato lo attaccassero – il che è stato considerato da Bruxelles una “minaccia” (!?).
Per riarmarci, rovesciamo la realtà.
Nelle stesse ora in cui Lei pronunciava il Suo discorso, Papa Leone XIV, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, affermava: “E’ scandaloso che si faccia la guerra per raggiungere la pace (…) con campagne di comunicazione e programmi educativi che trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza, (…) con forme di blasfemia per trascinare le parole della fede nel combattimento politico”.
Si scagliava, poi, contro “la logica contrappositiva, che va molto al di là del principio di legittima difesa, dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità”.
Tutto ciò, sottolineava il Pontefice, si traduce in “ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentate da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui” (de te fabula narratur?...).
L’alternativa indicata è la ricerca della pace, attraverso la “via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”.
Non trova pure Lei preoccupante che i maggiori media italiani non abbiano dato notizia del messaggio di Leone XIV?
Siamo arrivati al punto che la “libera” stampa censura anche il Papa, perché ragiona al contrario del pensiero unico.
Le parole del Pontefice collimano con quelle di Albert Einstein: “Senza il disarmo non vi può essere una pace stabile. La corsa agli armamenti porterà inevitabilmente a nuove catastrofi”.
Signor Presidente, il riarmo genera una doppia tragedia: sottrae montagne di risorse per i bisogni sociali più importanti e non è mai univoco, nel senso che se uno si dota di più armi lo fa anche l’altro.
Così si riarmano l’Europa, gli Usa, la Russia, la Cina: una spirale annichilente che va assolutamente fermata, prima che la parola passi alle armi nucleari.
Perciò mi permetta di nutrire la speranza che Lei, nel prossimo messaggio di fine anno, eviti la coazione a ripetere.
Con cordialità Mario Capanna
La redazione di stop vuole aggiungere una sola cosa: Presidente Mattarella siamo convinti abbia a cuore la stabilità del governo ma la invitiamo a non insistere nel foraggiare gli approcci di un governo che continua a manifestarsi opportunista, lontano anni luce dal perseguire perequazione ed uguaglianza e che continua ad appoggiare regimi a cui la nostra nazione avrebbe il dovere di tenere le distanze e verso i quali si sono palesate e manifestate connivenze delinquenti ( vedi caso Almasri) o derubricazione dei diritti fondamentali! Senza parlare della vicenda a Gaza per la quale il governo risulta persino denunziato a livello internazionale per concorso in genocidio. La invitiamo pertanto a riflettere evitando dichiarazioni che travalichino il ruolo di garanzia che lei e’ tenuto ad assicurare alla nazione, anche e se necessario a discapito del governo in carica! Grazie!
https://www.facebook.com/photo/?fbid=909914268219788&set=a.131453279399228
venerdì 11 luglio 2025
Trump: dazi al 35% per il Canada e oggi la lettera all'Ue.
Trump: dazi al 35% per il Canada e oggi la lettera all'Ue
Novità nella notte italiana sul fronte dei dazi 🔗. Donald Trump, al contrario di quanto annunciato nei giorni scorsi, ha spedito la lettera all’Unione Europea con le indicazioni sulle percentuali da pagare per accedere al mercato USA. E mentre Bruxelles attende, il Canada conosce già il suo destino. Donald Trump ha imposto una quota del 35% al Canada, pubblicando la lettera su Truth e confermando anche la data del 1 agosto.(Sky tg24)L'eccellente (sig!) rappresentante della democrazia esportabile, decide le sorti economiche del globo "terracqueo"...
Ho il vago sospetto che, dopo aver occupato un territorio appartenente ai nativi del luogo, lo abbiano già sfruttato e reso sterile, per cui hanno la necessità di recuperare moneta contante battendo cassa ovunque vogliano.
Si sentono i padroni del mondo e c'è chi, come la nostra "presidentessa", si piega ai loro voleri, desiderosa solo di ottenere i loro consensi ed assicurarsi benevolenza perpetua...
Povera illusa, non ha capito che gli esportatori di democrazia fai date, non avendo etica, tendono a liberarsi di parassiti divenuti zavorra inutile...
mercoledì 4 giugno 2025
Lettera aperta a Mattarella del Prof. Avv. Augusto Sinagra.
martedì 15 febbraio 2022
Querelatevi da soli. - Marco Travaglio
Della letterina di babbo Tiziano al figlio Matteo su “Carrai uomo falso” e la “Banda Bassotti (Bianchi, Bonifazi, Boschi) che hanno lucrato senza ritegno dalla posizione di accoliti tuoi”, si occupa da par suo Padellaro. Noi ci limitiamo a proporre di affiggerla in tutte le bacheche del Tribunale di Firenze, di cui la famiglia Renzi è fornitore ufficiale: per indagini e processi a carico e per le querele e le cause civili intentate a giornalisti. Che di solito vengono denunciati, e talvolta financo condannati, per aver detto o scritto un millesimo di quello che i membri del Giglio Magico si dicono a vicenda. È noto ormai che i peggiori nemici dei renziani sono quelli che li conoscono meglio: i renziani. Nel 2017 l’Innominabile trattava il povero genitore al telefono come un bugiardo matricolato su Consip: “Non voglio essere preso in giro… non puoi dire bugie o ‘non mi ricordo’… Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi (con l’ad di Consip Marroni, ndr), non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje… Non ti credo.. non è credibile che non ricordi di aver incontrato uno come Romeo… La verità non l’hai detta a Luca e non farmi aggiungere altro”; e definiva le accuse “una cosa molto seria”, per cui “andrai a processo” e “stai distruggendo un’esperienza” (la sua). E in pubblico definiva l’inchiesta Consip un complotto del pm deviato Woodcock, dei carabinieri golpisti del Noe e del “Falso quotidiano”.
Chi scrive ha perso due cause civili per aver accostato babbo Tiziano a una “bancarotta” (infatti è sotto processo con la moglie per bancarotta) e ipotizzato un conflitto d’interessi fra il padre che traffica su appalti Consip e il figlio premier che nomina i vertici Consip. Figurarsi se avessi detto “Banda Bassotti”. O ripetuto l’epiteto sessista usato da Bianchi in un appunto sulla Boschi e il suo sfogo contro l’Innominabile per i “2 milioni spesi per quel referendum del cazzo e i social, senza averli”. O i suoi smadonnamenti quando Matteo accollò alle casse (vuote) di Open un volo privato Ciampino-Washington per commemorare per 2 minuti l’incolpevole Bob Kennedy, noleggiando un jet Dessault Falcon 900 alla modica cifra di 134.900 euro. Bianchi: “134.900???! Ma ha perso la testa?”. Lotti: “Non ho parole. Io gli ho detto che senza copertura non si può”. In attesa che il Parlamento, nella settimana dei tre giovedì, approvi la legge contro le querele temerarie e distingua tra critiche e fatti falsi, facciamo così: o Renzi padre e figlio, Boschi, Bianchi, Bonifazi & C. ritirano le querele ai giornalisti che li hanno trattati molto meglio di quanto non si trattino loro e ci lasciano scrivere almeno quello che si dicono tra loro; oppure si querelano da soli.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/15/querelatevi-da-soli/6493793/
Altro che “Il fatto”: se ora lo dice pure lui… - Antonio Padellaro
Davanti al passaggio della lettera di Tiziano Renzi al figlio Matteo che definisce “Boschi, Bonifazi e Bianchi la Banda Bassotti che ha lucrato su di te senza ritegno” (per non parlare di Marco Carrai, “un uomo falso”) il primo, immediato pensiero è che se un giudizio del genere fosse stato pubblicato sul Fatto Quotidiano, lo statista di Rignano avrebbe preteso, a dir poco, il sequestro della testata, oltre al pignoramento del mobilio di casa. L’altra, inevitabile, riflessione è: se lo dice lui… Perché babbo Renzi, oltre ad aver conosciuto, e molto da vicino, le “cattive” compagnie del su figliolo non ignora certo le bassezze della politica, avendola a lungo frequentata sia pure in ambiti periferici. E, tuttavia, essere arrivato al punto di marchiare come “Banda Bassotti” il Giglio Tragico, significa che deve avere osservato, e molto da vicino, cose che noi umani neppure immaginiamo. Poiché la lettera (depositata dalla Procura di Firenze al processo per bancarotta) risale al 2017, proviamo a immaginare l’esistenza di altre missive riguardanti le successive tappe della, per così dire, mutazione renziana. Scritte con il medesimo linguaggio esplicito di un padre piuttosto preoccupato dalle frequentazioni del figlio. Dalla creazione di un partito finto come Italia Viva (dopo averne distrutto uno esistente). Fino agli stretti rapporti intrattenuti con l’autocrate saudita Mohammad bin Salman (accusato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Khashoggi). E alle ricche consulenze percepite da uno dei regimi più oscurantisti del pianeta, definito con entusiasmo dal percettore come la patria di un “nuovo Rinascimento”. Purtroppo stiamo galoppando troppo con la fantasia a giudicare dal passaggio della lettera dove Tiziano, nell’elogiare l’erede, considera “geniale” la “mossa di rimandare le dimissioni” da segretario del Pd. E qui ci soccorre il latinorum: qualis pater, talis filius. O no?
La lettera di Tiziano Renzi al figlio Matteo: “Bianchi, Bonifazi e Boschi la banda Bassotti, hanno lucrato su di te. Carrai uomo falso”.
La lettera è stata depositata dalla procura di Firenze nel processo che vede imputati i genitori dell'ex presidente del consiglio per la bancarotta di alcune cooperative. Risale al 2017, ai tempi in cui era deflagrata l'inchiesta Consip (per la quale Renzi senior è oggi a giudizio). Le polemiche politiche sul deposito dell'atto: ecco i motivi possibili.
Attacca Marco Carrai: “Non si deve mai più far vedere da me, uomo falso“. E poi la “banda bassotti“. A chi si riferisce? “Bianchi, Bonifazi, Boschi che hanno davvero lucrato senza ritegno dalla posizione di accoliti tuoi io sono stato quello che è passato per ladro prendendolo nel c.”. Si esprimeva in questo modo Tiziano Renzi, in una lettera indirizzata al figlio Matteo il 5 marzo del 2017, cioè esattamente due settimane dopo le dimissioni da segretario del Pd, successive a quelle da presidente del consiglio, dopo la sconfitta al referendum costituzionale.
La lettera è stata depositata dalla procura di Firenze nel processo che vede imputati i genitori di Renzi per la bancarotta di alcune cooperative. Sequestrata dalla Guardia di Finanza nell’ottobre del 2019 nel computer di Renzi senior, la missiva è stata oggetto di un’istanza della difesa, che chiedeva di non ammetterla agli atti del procedimento. Secondo gli avvocati del padre del leader d’Italia viva, infatti, il sequestro viola le guarentigie dei parlamentari di cui gode Renzi. Per il tribunale, però, al testo non sono applicabili le regole per i sequestri di corrispondenza ma “la disciplina ordinaria in materia di sequestro, con riferimento a lettere o pieghi non ancora avviati dal mittente al destinatario o già ricevuti da quest’ultimo, poiché tali oggetti non costituiscono corrispondenza, implicando tale nozione un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna del plico a terzi per il recapito”.
Lo scritto, digitato su file, risale al 5 marzo del 2017, data dell’ultima modifica del documento. Nel febbraio di quell’anno Renzi si era dimesso da segretario del Pd ma solo con l’obiettivo di ricandidarsi alle primarie. Poi, nei primi giorni di marzo, deflagra l’inchiesta sulla Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione: per quella vicenda Tiziano Renzi è oggi a giudizio per traffico d’influenze. Risale a quel periodo – e precisamente al 2 marzo – l’ormai notatelefonata – intercettata – tra Matteo e Tiziano Renzi, che nei giorni successivi era stato convocato dai magistrati della procura di Roma: “Babbo devi dire tutta la verità ai magistrati… è una cosa molto seria”, diceva l’ex presidente del consiglio, intimando al genitore: “Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”.
“La banda bassotti Bianchi Bonifazi e Boschi”
Tre giorni dopo, invece, è la data alla quale risalgono le ultime modifiche della missiva depositata dalla procura. Una lettera in cui Renzi senior usa un tono risentito col figlio. “È dal tempo della provincia che non sono stato messo in condizione di fare un ragionamento completo con te. In questi anni ho avuto la netta percezione, anzi la certezza, di essere considerato un ostacolo e comunque un fastidio. Come sai gli ultimi colloqui erano conditi di rimproveri e di sfiducie preventive”, esordisce il genitore dell’ex segretario dei dem. Che poi attacca, a uno a uno, tutti i petali del cosiddetto Giglio magico: da Marco Carrai, l’imprenditore indagato nell’inchiesta su Open (definito “uomo falso”), alla “banda Bassotti”, come definisce Alberto Bianchi, il presidente della ex fondazione renziana, fino a parlamentari Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi. Evidentemente in quei giorni i rapporti tra i due Renzi sono tesi: “Riguardo il tuo auspicio che vada in pensione – scrive il figlio al padre – devo con forza affermare che in pensione, dopo una vita vissuta all’avventura, mi ci manda il buon Dio non te, una volta mi hai detto con cattiveria che cercavo visibilità, ti sbagliavi io volevo lavorare e lottare per recuperare un’immagine realistica e vera che poteva e doveva servire a te non a me. Io non ho niente da chiedere alla vita di più di ciò che ho”.
Renzi senior prosegue la sua missiva, con un tono che appare colmo di rancore, anche a causa dell’inchiesta Consip: “Questa vicenda mi ha tolto la capacità di relazione, tutti quelli che hanno avuto rapporti con me sono stati attenzionati solo per questo fatto, sono il Re Mida della merda, concimo tutti, stanno interrogando tutti, dipendenti e amici è folle, devo nascondermi senza aver fatto niente di male”. E ancora, continua il genitore all’ex premier: “Ora tu hai l’immunità, non esiste più il rischio che tramite me arrivino a te. Spero che inizi una nuova stagione di lotta per i valori che hanno animato la nostra vita”.
Nel pomeriggio la difesa di Tiziano si scaglia in una nota contro la diffusione della missiva: “Un uomo in difficoltà, che ‘vive nel terrore da un anno’, provato, indagato e perquisito, si sfoga in un file di insulti al figlio e agli amici più cari del figlio. Questo documento compare improvvisamente oggi a distanza di cinque anni dal momento in cui viene redatto ed è privo di qualsiasi valore penale. Ma viene ugualmente fatto circolare per tentare di alimentare sui media un processo che stenta in tribunale. L’ennesima conferma di un modus operandi degli inquirenti fiorentini che si commenta da solo e che in assenza di violazioni del codice penale si concentra sulle difficoltà di rapporto tra padre e figlio. Nel merito l’ennesima dimostrazione del fatto che Matteo Renzi non ha mai agevolato suo padre nelle sue attività professionali. Nel metodo l’ennesimo schiaffo alla civiltà giuridica, alla vita delle persone e alla privacy di una famiglia colpita da una pervicace campagna mediatica senza precedenti”.
Le polemiche politiche sul deposito dell’atto: ecco i motivi possibili.
Anche diversi esponenti politici hanno espresso solidarietà a Renzi, in particolare quelli di Italia Viva (da Ettore Rosato a Teresa Bellanova), ma anche il leader di Azione Carlo Calenda e il fondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto. “Acquisire agli atti di un processo, e pubblicare la lettera di un padre a un figlio è un nuovo record di ignominia. Complimenti” scrive Calenda. “Sul caso Open ne abbiamo viste di tutti i colori, e per quanto mi riguarda ho sempre più dubbi – twitta Andrea Marcucci del Pd – La pubblicazione delle lettere private tra padre e figlio sui media va oggettivamente oltre. Il silenzio di molti su derive del genere preoccupa”. Per Alessia Morani, anche lei democratica, “si è superato ogni limite: che fine ha fatto lo Stato di diritto?”. Secondo Crosetto “nella lettera non c’è nulla di rilevante penalmente ma solo gossip e cioè il giudizio che Renzi padre dava di alcune persone. Chiaramente è stata allegata agli atti in modo da renderla pubblica”.
La Procura non ha spiegato pubblicamente perché quell’atto è stato depositato nel fascicolo del processo. Si può ipotizzare, però, che la valenza processuale sia legata tra le altre cose ai riferimenti che Tiziano Renzi fa a Mariano Massone, imprenditore ligure che era coindagato con i genitori dell’ex premier nel filone processuale di Genova e che nel frattempo ha patteggiato una pena a 6 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. “E’ una persona che a Genova ha accettato il patteggiamento senza lottare – scrive Tiziano Renzi – rinviando e traccheggiando come la legge gli avrebbe consentito, magari coinvolgendomi, sapendo che non aveva la condizionale. Io ho un debito di riconoscenza nei suoi confronti a prescindere”. Ma in quella lettera Renzi senior riferisce anche delle sue attività imprenditoriali. “Per l’azienda stiamo cercando di diversificare quando ci vediamo se credi ne parliamo – scrive – Per togliere i fari dall’azienda (o per tentare) ho trasformato l’azienda fatta per la Sicilia in azienda di solo food. Mi sono tolto dalla Eventi6 e mi sono nominato amministratore della Vip srl. La missione è esportare la qualità dei nostri prodotti all’estero. Ho preso due contatti con importatori a Miami ed a Toronto. C’è spazio. Ci sto lavorando”. E Tiziano Renzi è tra i 15 imputati del processo per bancarotta fraudolenta e fatturazioni false relativo a cooperative di servizi in affari con la società di famiglia, proprio la Eventi 6.
venerdì 14 gennaio 2022
La mail con la quale David Rossi annunciò il suicidio fu “creata dopo la sua morte”. - Biagio Chiariello
La misteriosa vicenda della morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, si tinge ulteriormente di giallo. La mail nella quale il manager annunciava il suo suicidio fu "creata dopo la sua morte". A sottolinearlo è una relazione della Polizia postale che "mette in dubbio la prova chiave utilizzata per chiudere il caso come suicidio". Lo riporta L'Espresso, che cita il contenuto del documento degli investigatori.
David Rossi è morto la sera del 6 marzo 2013 dopo essere caduto da una finestra laterale della sede centrale di Mps in piazza Salimbeni. Secondo la polizia postale la mail incriminata, apparentemente inviata il 4 marzo 2013, è stata invece creata il 7 marzo. Il messaggio – “Stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi!!!” – è collocato all’interno di uno scambio di mail tra Rossi e l'ex ad del Monte dei Paschi, Fabrizio Viola, il quale davanti a magistrati ha riconosciuto tutta la corrispondenza letta quel giorno, tranne quella in cui Rossi avrebbe manifestato l'intenzione di togliersi la vita.
domenica 13 giugno 2021
𝗟𝗔 𝗠𝗜𝗔 𝗟𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗔 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗔 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝗦𝗨𝗟 “𝗥𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗔𝗥𝗟𝗜𝗡𝗢”. - Giuseppe Conte
martedì 6 aprile 2021
La mia lettera al direttore Massimo Giannini pubblicata questa mattina su "La Stampa" . - Giuseppe Conte
"Gentile Direttore,
da alcune settimane sono impegnato nel compito di rifondare il Movimento 5 Stelle, in modo da rilanciarne la carica innovativa e renderlo pienamente idoneo a interpretare una nuova stagione politica. Anche per questa ragione sto evitando di rilasciare dichiarazioni e di intervenire nell’attualità politica. Ritengo prioritario preparare al meglio una nuova agenda politica, da condividere con la massima ampiezza, che sappia esprimere un progetto di società rispondente ai bisogni più urgenti dei cittadini, ma fortemente proiettata su un modello di sviluppo che coinvolga anche le generazioni future. Ma sono costretto a intervenire per correggere alcune falsità riportate nel lungo editoriale, che Lei ha offerto ai lettori del suo giornale il giorno di Pasqua, dedicato ai vecchi e ai nuovi scenari di politica estera del nostro Paese, con particolare riguardo al conflitto libico, dal titolo “Italia e Libia. Un atlante occidentale”.
Non posso tacere perché queste notizie false, essendo attinenti alla politica estera perseguita dall’Italia negli ultimi anni, non riguardano solo la mia persona, ma anche un buon numero di nostri professionisti, della filiera diplomatica e dell’intelligence, che hanno condiviso gli sforzi e profuso grande impegno in questa direzione.
Non entro, peraltro, nel merito delle varie considerazioni da Lei formulate. Sono sue, opinabili valutazioni. Non Le scrivo per aprire una discussione sui complessi scenari di geo-politica. Ma trovo palesemente fuorviante riassumere tutte le iniziative di politica estera poste in essere dai due governi da me presieduti con l’immagine di un’“Italietta che finalmente si risveglia dalla sbornia nichilista, sovranista e anti-occidentale di questi ultimi tre anni”.
Sono rimasto colpito dall’incipit del Suo editoriale. Con un accorto espediente retorico ha messo in relazione tre notizie: la prima vera, la seconda e la terza completamente false.
La prima notizia, vera, è che “Dopodomani [oggi per chi legge, n.d.r.] Mario Draghi volerà in Libia”. Questa notizia è seguita da un suo commento, pienamente legittimo: “è una missione cruciale, non solo per la difesa del nostro interesse nazionale, ma in parte anche per la ridefinizione del nuovo Ordine Mondiale, la riaffermazione dei valori dell’Occidente, la ricostruzione del ruolo dell’Europa”.
Subito dopo ci sono due notizie false, che non riguardano solo me personalmente quanto la politica estera perseguita dall’Italia. Queste due falsità sono precedute da un suo commento molto malevolo: “Le ultime pezze a colori improvvisate da Giuseppe Conte nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica hanno portato più malefici che benefici”.
La prima falsità: “I due incontri ad Abu Dhabi con Mohammed bin Zayed, tra il novembre 2018 e il marzo 2019, furono talmente inutili sul dossier libico che lo sceicco emiratino diede ordine ai suoi diplomatici di non organizzargli mai più altri colloqui con l’Avvocato del Popolo”.
La seconda falsità: “Il blitz a Bengasi del 17 dicembre 2020, organizzato come uno spot di bassa propaganda solo per riportare a casa i pescatori mazaresi previa photo-opportunity con Haftar, è stato ancora più imbarazzante”.
La prima notizia è smentita dal fatto che dopo le date che Lei ricorda ho avuto ulteriori colloqui con lo sceicco Mohammed bin Zayed, che hanno confermato non solo l’eccellente rapporto personale instaurato, ma anche le ottime relazioni tra i nostri due Paesi. Mi permetta poi di sottolineare che la sua falsità suona davvero ingenua: in pratica ha tentato di convincere i Suoi lettori che lo sceicco emiratino avrebbe informato solo lei che non avrebbe più accettato colloqui con il sottoscritto, quando invece abbiamo sempre operato, anche a tutti i livelli della filiera diplomatica e di intelligence, nella reciproca consapevolezza che i nostri rapporti fossero molto buoni.
La seconda falsità è non meno sorprendente, in quanto già all’epoca dei fatti chiarii che volai in Libia non per piacere, ma perché fu l’unica condizione per ottenere il rilascio dei diciotto pescatori. L’ho fatto. Lo rifarei. Dopo un lungo negoziato e dopo avere respinto altre richieste che giudicai non accoglibili, atterrai all’aeroporto di Bengasi, dove Haftar mi accolse e firmò in mia presenza il decreto di liberazione dei diciotto pescatori. Quanto alla photo opportunity, caro Direttore, la informo che ho ricevuto più volte Haftar a Roma, anche nel pieno di quest’ultimo conflitto libico. Aggiungo che non troverà in giro nessuna mia foto con i pescatori: a loro e a tutti i cittadini di Mazara ho mandato un saluto a distanza. Ho evitato di incontrarli proprio per non dare adito a speculazioni inopportune. Ma vedo che con Lei questa premura, ancora a distanza di tempo, non è servita.
Concludo. Ci auguriamo tutti che il viaggio del premier Mario Draghi in Libia possa rivelarsi utile. Il dossier libico rimane strategico per gli interessi italiani ed europei ed è estremamente rilevante negli equilibri geo-politici mondiali. Non credo che nessuno abbia difficoltà ad aderire al suo auspicio che questa possa essere la svolta che l’intero mondo occidentale attende da anni.Ma non serve e non vale a rafforzare questi auspici la denigrazione di chi è venuto prima.
Gentile Direttore, Lei e l’intero gruppo editoriale a cui il Suo giornale fa riferimento avete abbracciato convintamente una causa. Ora, non dico che debba fidarsi di me. Ma dia retta almeno a un raffinato stratega quale Talleyrand, che ai suoi collaboratori raccomandava sempre: “𝘚𝘶𝘳𝘵𝘰𝘶𝘵 𝘱𝘢𝘴 𝘵𝘳𝘰𝘱 𝘥𝘦 𝘻𝘦̀𝘭𝘦” (“Soprattutto non troppo zelo”). Quando si eccede in fervore si rischia di servire male la causa.
Cordialmente,
Giuseppe Conte" (FB)
domenica 6 dicembre 2020
Che faccio, compro?. - Marco Travaglio
Dopo le ultime performance sui vaccini antinfluenzali, più introvabili della pietra filosofale, si pensava che Giulio Gallera avesse definitivamente scalzato Attilio Fontana nell’ambìto ruolo di capocomico del duo “I Nuovi Legnanesi”. Invece, con una zampata da grande guitto, lo sgovernatore ha scavalcato l’assessore proprio sul finale, ricacciandolo al rango di spalla. La sua lettera ai quattro pm che l’hanno indagato per frode in pubbliche forniture per la commessa dei camici, affidata senza gara dalla sua Regione alla ditta di suo cognato, si inscrive nella nobile tradizione di quella di Totò e Peppino alla malafemmina e di Benigni e Troisi a Savonarola. Titolo: “Che faccio, compro?”. Trama, semplice e travolgente: il presidente leghista, dopo averlo negato per mesi, si accorge finalmente che il “modello Lombardia” non riesce neppure a vaccinare dall’influenza medici, infermieri e i malati cronici over 80: “Regione Lombardia si trova, ancora una volta, al centro di un problema emergenziale relativo al vaccino antinfluenzale”, la cui “reperibilità è, come è noto, assai problematica”. Ma, anziché guardarsi allo specchio e sputarsi solennemente in un occhio per manifesta incapacità, magari invitando alla cerimonia anche Gallera, se ne lagna con gli “Ill.mi Magistrati”, che non c’entrano una mazza. E – dopo aver tentato invano di far importare dei vaccini indiani da un dentista di Bolzano (non autorizzato) tramite un intermediario turco con gli auspici di un conoscente cinese – li informa di aver finalmente trovato “un fornitore” addirittura “autorizzato: l’importatore svizzero Unifarma”, che ne ha “350 mila dosi”. Un po’ pochine, per 10 milioni di abitanti, ma meglio di niente. Solo che, essendo dicembre con l’epidemia influenzale in pieno corso (infatti tutti si vaccinano a ottobre-novembre), non c’è tempo per bandire una gara (altrimenti il vaccino arriva per quella dell’anno prossimo): bisogna “addivenire all’acquisto a trattativa privata”, prima che “i suddetti vaccini spariscano dal mercato”. E qui, anziché prendersela con chi non ci ha pensato a luglio-agosto (come si fa ogni anno dalla notte dei tempi), cioè con se stesso e la spalla, scarica tutto sui dirigenti della centrale acquisti regionale Aria Spa, indagati con lui per i camici del cognato, che “si rifiutano di procedere all’acquisto, salvo che il Presidente Fontana ottenga l’autorizzazione della Procura della Repubblica (!)”. Il punto esclamativo è suo, ma pure nostro. Lui ovviamente è “lungi dal chiedere, seppur implicitamente, salvacondotti o autorizzazioni che appaiono indebite”, però li chiede. E “si assume la responsabilità” dell’acquisto.
Però la scarica sui pm, che con l’inchiesta sui camici gli han paralizzato l’Aria Spa. E domanda senza domandarlo: “Che faccio, compro?”, anzi, “addivengo all’acquisto?”. Come se sapesse che ciò che sta per fare è illegale, visto che le commesse senza gara sono giustificate per l’emergenza Covid (ma per quelle c’è il commissario Arcuri) e non per quelle di routine, tipo i vaccini antinfluenzali, che si fanno da sempre con la mano sinistra e che la sua Regione è riuscita a cannare in toto, con 12 gare deserte o riuscite con esiti tragicomici (dosi pagate ora 5 euro, ora 27). Senza contare che il parallelo fra camici del cognato e vaccini non regge: a meno che, dietro il fornitore svizzero, si nasconda un altro parente, tipo un cugino, un nipote, una zia; o che anche stavolta vengano fuori conti milionari in Svizzera, trust alle Bahamas, scudi fiscali. Pur ammirati dal sense of humour, ci permettiamo di aggiungere alle sue un paio di domande. Risulta che Fontana sia avvocato: ma nei suoi studi di giurisprudenza, salvo che si siano svolti al Cepu o per corrispondenza alla scuola Radio Elettra o coi punti della Miralanza, ha mai saputo di indagati che avvertono i pm che stanno per riviolare la legge? In quale Codice, fuori da Paperopoli e Topolinia, è prevista questa prassi, volgarmente detta “mettere le mani avanti” o “pararsi il culo”? E se, come traspare dai punti esclamativi, essa pare bizzarra pure a lei, perché l’ha seguita? Davvero si aspettava che i pm rispondessero alla letterina a Babbo Natale se non per dire che non sono affari loro?
Le possibili risposte alternative erano solo due: “Faccia pure, presidente, che sarà mai la legge vigente: ma proprio perché è lei, e che non si ripeta più”; oppure “Non si azzardi, sennò finisce dentro”. La seconda sarebbe uno splendido alibi per scaricare sulle solite toghe rosse le colpe della sua incapacità. La prima sarebbe un’amnistia preventiva ad personam e farebbe schiattare d’invidia B.. Il quale, a saperlo, si sarebbe risparmiato un mare di guai passando la vita a scrivere letterine alle Procure su un modulo prestampato con la casella dei reati in bianco: “Che faccio, ingaggio Mangano o deludo Dell’Utri?”, “Che faccio, chiamo la Questura per la nipote di Mubarak o lascio stare?”, “Che faccio, frodo il fisco o pago le tasse?”, “Che faccio, falsifico i bilanci o ci metto tutto?”, “Che faccio, compro la sentenza Mondadori o dico a Previti di farsi un giro?”, “Che faccio, corrompo Mills e le Olgettine o li lascio parlare?”, “Che faccio, bonifico 23 miliardi a Craxi o pago in natura?”, “Che faccio, compro i senatori o li lascio a Prodi?”, “Che faccio, bungabunga o astinenza?”, “Punto, punto e virgola, due punti. Massì, abbondiamo! Abbondantis abbondandum”.
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Lombardia “no vax”, per Fontana la colpa è della magistratura. - Andrea Sparaciari
La lettera - Surreale missiva spedita ai pm.
Non era mai successo che un presidente di Regione scrivesse ai magistrati – gli stessi che lo stanno indagando per frode in pubbliche forniture – dichiarandosi pronto ad assumersi “in prima persona” tutte le responsabilità derivanti da una procedura di acquisto senza gara, perché i suoi funzionari si rifiutano di procedere senza “l’autorizzazione della Procura”. Attilio Fontana il 2 dicembre ha voluto stabilire il precedente. In quella data, come riportato dal Corriere, i suoi legali hanno inviato alla Procura di Milano una missiva nella quale spiegavano che, vista l’emergenza dovuta alla mancanza di vaccini antinfluenzali, la difficoltà di reperirli sul mercato, le gare andate deserte, l’Agenzia regionale per gli acquisti (Aria) si apprestava ad aprire una trattativa privata con la svizzera Unifarma per 300 mila dosi, aggiungendo che, poiché “il timore di intraprendere iniziative o decisioni suscettibili del vaglio di legittimità da parte della Magistratura, paralizza di fatto l’opera dei funzionari”, Fontana “lungi dal richiedere salvacondotti”, avrebbe comunque proceduto all’acquisto, “assumendosene la responsabilità”.
Un concetto ribadito ieri dal presidente: “Per esigenze di tempestività in una situazione complicatissima per il mercato dei vaccini, si trattava di acquistarne un quantitativo a trattativa privata superando l’obbligo della gara pubblica. Ho quindi voluto rappresentare questo paradosso ai pm per rassicurare Aria sulle eventuali responsabilità”, ha fatto sapere.
Scontata la risposta della Procura. L’aggiunto Romanelli in serata ha sottolineato come “le forniture pubbliche sono di responsabilità esclusiva della pubblica amministrazione. La Procura non ha alcun ruolo. Non è la magistratura che blocca l’azione amministrativa”. La Procura “si limita a considerazioni generali” e “la magistratura ha il ruolo di verifica della legalità in relazione all’eventuale commissione di reati”. Tradotto: voi fate ciò che dovete, noi interverremo se ci sarà qualcosa di non chiaro.
Ma dalle parti di Aria c’è tutto tranne tranquillità. Del resto è la stessa agenzia che aveva accordato alla società Dama, di proprietà della moglie e del cognato di Fontana, l’affidamento senza gara da 513 mila euro per i camici. Un appalto cui sono seguite le indagini su Fontana e famiglia e le dimissioni del dg di Aria, Filippo Bongiovanni (anche lui indagato). Tuttavia Aria ha continuato a lavorare. Il 3 dicembre (il giorno dopo la lettera ai pm), l’Agenzia ha chiuso un affidamento per 150 mila dosi di vaccino. Pur ancora da assegnare ufficialmente, a vincere la 13esima gara dell’anno, aperta il 30/11 e chiusa il 4/12, è stata la Solstar Italia Srl, che ha piazzato 120 mila dosi di Influvac Tetra a 17,85 euro l’una e 30 mila di Fluquadri a 18,90. Incasso totale: 2.709.000 euro.
Al di là delle gare, una cosa è chiara: se la Lombardia il 6 dicembre si ritrova senza vaccini – ne mancano almeno 700 mila –, la responsabilità è di Aria, la società voluta dall’assessore al Bilancio, il leghista Davide Caparini. “Aria è una maxi aggregazione di tre società pubbliche (Infrastrutture Lombarde, Lombardia informatica e Arca) che doveva migliorare le performance. Invece è un mostro senza guida che ha combinato il pasticcio dei camici, ritardato l’acquisizione dei dpi, gestito l’operazione delle mascherine pannolino, fallito sui vaccini”, dice il Pd, Bussolati. Tranchant, l’M5s, Fumagalli: “Fontana non può pensare di cavarsela solo assumendosi le responsabilità dei disastri di Aria. Aveva il dovere politico di sostituirne il Cda quando a luglio abbiamo chiesto la revoca del ‘board’ e chiesto al Tribunale di Milano di nominare un commissario giudiziale”.





