Una “anomalia”, per dirla con Roberto Castelli, che nessuno alla vigilia del voto si aspettava. Se ballottaggio doveva essere, tutti pensavano che il punteggio avrebbe premiato la Moratti. Fino a un paio di settimane fa i sondaggi, anche quelli in possesso del centrosinistra, dicevano 47 a 43, ma per il sindaco uscente.
Di Bossi sono filtrate soltanto alcune indiscrezioni: “sorpreso”, “irritato”. In passato il Pdl vinceva grazie alla Lega, ora la Lega perde per colpa del Pdl, pare abbia ragionato. E un dieci per cento scarso di voti di lista nella capitale della Padania non è un grande affare, rispetto al quasi 15 delle regionali di un anno fa. Che ne sarà ora della rodata coppia Bossi-Berlusconi, saldamente legata da dieci anni abbondanti dopo la pur clamorosa rottura dell’era 1994- 1999?
Per tutta la campagna elettorale Bossi ha palesato insofferenza verso i tentativi di Silvio Berlusconi di estremizzare il voto milanese nel solito referendum “o con me o contro di me”. Dai manifesti che paragonavano i magistrati alle Brigate rosse alla boutade dell’ultimo minuto sui trascorsi “estremisti” di Pisapia, la Lega non ha mai mandato giù la tattica del fumo adottata da tanti esponenti del Pdl e sempre pienamente sostenuta dal suo leader. Ora i risultati sembrano dargli ragione su tutta la linea.
In via Bellerio ancora qualcuno aspetta che il segretario leghista, noto nottambulo nonostante i problemi di salute, scenda a dire la sua. Per il momento la linea l’hanno abbozzata due colonnelli,Roberto Castelli e Roberto Calderoli: una mobilitazione dell’elettorato per impedire che siano “gli estremisti di sinistra” a governare Milano, una “anomalia” senza precedenti. Dunque “la partita non è chiusa”, con una sottointesa promessa leghista di non lasciare Letizia Moratti sola al suo destino. Ma l’imprimatur del capo, quello ancora manca.
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