Il governo teme la pubblicazione dei documenti top secret di Wikileaks, Frattini parla di «elementi molto preoccupanti» e di danni all’«immagine dell’Italia», Berlusconi definisce «criminale ciò che i media fanno». Eppure fu il Sismi di Nicolò Pollari, agli ordini di Berlusconi, a schedare e a tentare di «disarticolare con mezzi traumatici» i giornalisti e i magistrati che venivano considerati oppositori del governo. Aspettando la sentenza d’appello, il 15 dicembre, del processo Abu Omar.
Quello che il nostro recente passato ci ha insegnato, è che spesso i servizi segreti italiani, per determinati periodi, sono stati al servizio di una persona sola, o di una ristretta oligarchia, e quello che è emerso dai documenti “top secret” sono le attenzioni dell’intelligence per i soggetti scomodi, per gli oppositori.
Il braccio operativo dell’ex capo del Sismi era un certo Pio Pompa. Devoto a Silvio Berlusconi («Sarò, se Lei vorrà, anche il Suo uomo fedele e leale […]. Desidero, dunque, averLa come riferimento e esempio ponendomi subito al lavoro», scrisse in una lettera il funzionario al premier) più che Chauvin a Napoleone, Pio Pompa, in primo grado, fu condannato a tre anni per favoreggiamento nel rapimento dell’imam. Ora, si attende la sentenza d’appello, prevista per il 15 dicembre.
Ma torniamo a quel 5 luglio. Quello che gli agenti della Digos si trovano davanti è un enorme archivio, gestito da Pio Pompa, di appunti e dossier di varia natura che riguardano magistrati, giornalisti, politici e imprenditori, che negli anni sono stati vessati e calunniati da più organi di informazione e di governo. Un elenco scritto a mano indicava chiaramente le modalità con cui «dissuadere», «ridimensionare» e «neutralizzare» i nemici veri o presunti di Forza Italia. Con licenza di utilizzo di «misure traumatiche». Un progetto che in buona parte è stato messo in atto – L’elenco è lunghissimo, mi limito a ricordare, tra i magistrati, Ingroia e Natoli, estromessi dal pool antimafia di Palermo; Caselli, allontanato dalla Procura europea e dalla Procura antimafia; Colombo e la Bocassini, perseguitati da continui provvedimenti disciplinari da parte del ministero della Giustizia e calunniati dagli house organ di governo – e che sembra essere stato scritto dagli squadristi durante il periodo fascista, ma porta la data del 24 agosto 2001. Sempre nella sede di via Nazionale vengono scovate le ricevute che, nero su bianco, documentano le retribuzioni corrisposte all’allora vicedirettore di Libero Renato Farina per pubblicare bufale a supporto delle “tesi” del Sismi (e del governo).
Il pm Sergio Sottani, nei mesi scorsi, ha contestato ai vertici dei servizi segreti vari illeciti, tra cui il reato di peculato e il possesso ingiustificato di documenti di spionaggio, ma nuovamente il governo Berlusconi ha coperto i funzionari del Sismi con il segreto di Stato, rifiutandosi di comunicare alla Procura il nome del responsabile che ha ordinato a Pompa di affittare un ufficio di 14 stanze in via Nazionale a Roma.
Cosa riveleranno i dossier di Wikileaks? Lo scopriremo, stando alle promesse del creatore del sito Julian Assange, tra qualche ora. Forse, come ha affermato il ministro Frattini, «Le relazioni e l’amicizia tra Italia e Stati Uniti hanno un tale spessore che nessuna rivelazione potrà scalfirle». Ma forse non dovremmo preoccuparci delle relazioni fra il nostro Paese e gli Stati esteri. Dei giornalisti e dei magistrati con la schiena dritta, invece, dovremmo preoccuparci eccome.
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