giovedì 7 marzo 2013

Caso Bnl-Unipol, un anno a Berlusconi. - Paolo Colonnello



Il Cavaliere condannato per la vicenda dell’intercettazione Fassino-Consorte. Due anni e tre mesi al fratello Paolo.


Nessuno sconto e conferma delle richieste del pm: il processo in primo grado a Silvio Berlusconi e al fratello Paolo per la pubblicazione sul giornale di famiglia nel 2005 della famosa intercettazione Consorte-Fassino (”abbiamo una banca?”) per il Cavaliere si conclude nel peggiore dei modi, con una condanna a un anno di reclusione per il reato di rivelazione del segreto d’ufficio. Due anni e tre mesi invece per Paolo Berlusconi, accusato oltre che del reato contestato al fratello, anche di ricettazione e millantato credito, queste ultime, imputazioni da cui è stato assolto. Il giudice Oscar Magi ha riconosciuto alla parte civile Piero Fassino, difeso in aula dall’avvocato Carlo Federico Grosso, un risarcimento di 80 mila euro, notevolmente inferiore al milione chiesto dal suo avvocato. 

La vicenda è quella della registrazione di un dialogo tra l’allora presidente di Unipol Gianni Consorte e l’allora segretario del Pd Piero Fassino a commento della scalata di Bnl da parte del colosso assicurativo. Un’intercettazione che non era nemmeno stata ascoltata dai pm e che venne portata da Roberto Raffaelli, amministratore delegato d Rcs, la società incaricata delle registrazioni per conto della Procura, la sera della vigilia di Natale del 2005 ad Arcore nella villa del Cavaliere, all’epoca Presidente del Consiglio. In questo modo Raffaelli intendeva garantirsi l’appoggio del Premier per una commessa in Romania. Dopo averla ascoltata, secondo le accuse, Berlusconi diede l’ok alla pubblicazione su Il Giornale. Cosa puntualmente avvenuta cinque giorni dopo, con un articolo che però riportò solo una parte di una telefonata (il dialogo risultò penalmente irrilevante) creando un grave danno alla campagna elettorale del Pd nel 2006. In seguito, un ex socio di Paolo Berlusconi, Fabrizio Favata, condannato poi per tentata estorsione e tramite di Raffaelli, chiese dei soldi. Non ottenendoli, si rivolse ad alcuni giornali facendo emergere la vicenda, denunciata infine da Antonio Di Pietro.  

Inizialmente la Procura aveva chiesto l’archiviazione di Silvio Berlusconi ritenendo che non fosse provata la sua consapevolezza circa l’illiceità dell’intercettazione, ma il gip Donadio ne ordinò l’imputazione coatta. Secondo la difesa del leader del Pdl, che questa mattina contrariamente a quanto aveva annunciato ha preferito non presentarsi in aula per dichiarazioni spontanee, si è trattato di un verdetto «che non sorprende, trattandosi di Berlusconi e del tribunale di Milano». «Sono però costernato - ha aggiunto l’avvocato Piero Longo - perché credo che gli elementi a carico fossero insufficienti, contraddittori se non del tutto mancanti. E credo sia la prima volta che si condanni per violazione del segreto istruttorio. fra un mese ci sarà la decisione sulla ricusazione di un giudice di questo collegio e in questo caso la sentenza verrà a cadere». 

Soddisfatto l’avvocato di parte civile Carlo Federico Grosso: «Quella vicenda aveva creato un danno rilevante e il fatto che il giudice abbia riconosciuto un risarcimento neri ore alla richiesta dimostra solo che si è rientrati nei circuiti fisiologici per questo tipo di condanne e di reati».  

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