martedì 3 dicembre 2019

Si gioca con la faccia del Paese. - Gaetano Pedullà



Si era partiti con le accuse di alto tradimento dello Stato fatte da Matteo Salvini e Giorgia Meloni e si è terminato con il presidente leghista della Commissione Finanze del Senato, Alberto Bagnai, che si arrampicava sugli specchi per mettere in imbarazzo il premier Giuseppe Conte riferendosi a una nuova inchiesta delle Iene sui rapporti di molti anni fa tra l’attuale premier e il suo maestro nella professione di avvocato, Guido Alpa. Vabbè, da giorni si era capito che la riforma del Meccanismo europeo di stabilità era solo l’ultimo disperato tentativo delle forze sovraniste per attaccare il Governo e in particolare il Presidente del Consiglio, ormai diventato l’arcinemico di un sempre più rancoroso leader del Carroccio, surclassato per affidabilità dalla più coerente presidente di Fratelli d’Italia. Che però una montagna di accuse ripetute per giorni finisse addirittura in farsa, agitando lo spauracchio delle Iene, non era affatto prevedibile.
Purtroppo per i rottweiler della Destra, Conte ha letteralmente demolito la ricostruzione di un trattato europeo condotto all’insaputa del Parlamento e dell’Esecutivo, allegando copiosa documentazione e una quantità di prove che se ci fossimo trovati in un processo avrebbero portato alla completa assoluzione dell’accusato e quanto meno al ricovero in una gabbia di matti per l’accusatore. Quando in questi casi non c’è più niente da fare e la frittata è finita rovinosamente a terra, lo stolto cerca scuse mentre il saggio chiede scusa. Ma di saggezza in questa stagione della politica italiana se ne vede così poca da farci apparire illuminate le sardine, un movimento che se non altro ha il pregio di ricordarci quanta parte del Paese sia delusa e confusa dai partiti, di cui infatti vieta nelle sue piazze l’ingresso alle bandiere.
Dunque Salvini, Meloni e compagnia imbrogliando continueranno a raccontarci che il Fondo Salva Stati in realtà (la loro) è un Fondo Salva banche tedesche, e Conte di nascosto da tutti ha promesso di metterci dentro 125 miliardi – pinzillacchere – per salvarsi la poltrona. La teoria, insomma, di una tangentona allungata alle cancellerie estere in cambio delle pressioni di quest’ultime per farlo confermare a Palazzo Chigi. Per questo – si rimpallano su Facebook i leghisti più scaltri – il presidente americano Trump si è speso addirittura con un tweet per Giuseppi, mentre dalla Merkel a Macron era tutto uno spedire letterine di raccomandazione a Mattarella per blindare l’avvocato del popolo alla guida del Governo di Roma.
Un’ipotesi tanto strampalata da non tener conto che nei complessi equilibri tra Washington e Berlino (o Parigi) chi sta con gli americani non può stare anche con chi litiga con loro su dazi, web tax e multe antitrust. Agli elettori leghisti però questa storiella va bene lo stesso, e se avessero dubbi ecco che tutto il sistema televisivo gli ricorda la menzogna, sulla scia di quanto diceva Goebbels, cioè quello che oggi definiremmo lo spin doctor di Hitler: se racconti mille volte una bugia questa poi diventa una verità.
Così in casa nostra cresce l’incertezza, s’insinua il messaggio che la politica è tutta uguale, che Conte e i 5 Stelle sono cinici quanto i vecchi partiti, anzi di più, perché a differenza di chi occupa da decenni i Palazzi del potere il Movimento è stato votato alle ultime elezioni politiche da 11 milioni di italiani per spazzare via quel vecchio sistema. In questo modo la propaganda delle opposizioni mette nuova legna in cascina, a prezzo di far scadere la credibilità del Paese. Dalle istituzioni europee ai mercati, nessuno dovrebbe permettersi di dire pio sull’Italia, tra i maggiori contributori netti e puntualissima nell’onorare tutti gli impegni finanziari, ma a furia di inventarci giochetti tipo i mini bot per pagare la spesa corrente delle pubbliche amministrazioni, accarezzare il pelo all’uscita dall’euro o promettere manovre senza copertura per decine di miliardi (almeno cinquanta solo per fare la flat tax) poi i mercati ci prendono per lo scemo del villaggio, e come tale ci trattano.
Invece siamo un grande Paese e la linea del Movimento recepita da Conte e Gualtieri per inserire la riforma del Mes dentro una nuova architettura complessiva dell’Europa può portarci benefici. Prima ancora che sul Fondo Salva Stati – un ombrello da aprire quando ormai diluvia – su tutti gli altri piani in cui l’Italia è penalizzata nel suo rapporto con Bruxelles.

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