domenica 17 aprile 2011

Milano, perquisizioni della Digos Sequestrati manifesti anti magistrati.




Mentre a Roma il premier paragona la magistratura a una “associazione per delinquere a fini eversivi” (leggi l’articolo), a Milano la Digos si avvicina al commitente dei manifesti apparsi ieri nel capoluogo lombardo, in cui i magistrati vengono accostati alle Br. “Io non ne so nulla. Non li ho neanche visti. Non c’entrano niente con noi. Le Br? Saranno le ‘brutte racchie’”. Così ieri minimizzava il coordinatore regionale del Pdl, il senatore Mario Mantovani.

Dopo aver individuato il tipografo, gli agenti sono risaliti alle società che ne curano la distribuzione e l’affissione: quattro dipendenti sono stati ascoltati, per capire chi ci sia dietro alla firma ‘Associazione dalla parte della Democrazia‘. All’interno di due magazzini perquisiti, gli uomini della Digos hanno trovato e sequestrato i manifesti su cui campeggia in bianco, su sfondo rosso, la scritta ‘Via le Br dalle procure‘, insieme ad altri firmati allo stesso modo. Già a febbraio, la stessa sigla aveva distribuito in città dei grandi cartelloni con la scritta ‘La sovranità popolare è sacra! Silvio resisti, salva la democrazia‘ o ancora ‘La giustizia politica uccide la libertà. Volete cacciare Berlusconi? Prima vincete le elezioni‘.

Secondo quanto si apprende, le perquisizioni sono state condotte anche all’interno di locali ritenuti di pertinenza della stessa associazione, che non ha sede legale né un sito Internet. “I manifesti sono una provocazione”, hanno dichiarato ieri gli autori in una e-mail anonima, senza recapiti o nominativi, “Non accettiamo alcuna strumentalizzazione”.

“Formalmente non c’è ancora nessun indagato”, spiega il dirigente della Digos, Bruno Megale. Ma l’ipotesi di reato è di vilipendio dell’ordine giudiziario. Gli elementi raccolti sono ora al vaglio della procura della Repubblica di Milano.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aveva criticato i manifesti. “Non mi sono piaciuti. Altri manifesti rispondono a un equilibrio, quest’ultimo mi è sembrato eccessivo, anche perché io so cos’erano le Br; contro le Br dovremmo essere tutti, e onestamente lo è stata anche la magistratura”, ha detto. In linea il ministro dell’Interno Roberto Maroni. “E’ una cosa brutta, questi manifesti non mi piacciono affatto, perché lo Stato ha combattuto e sconfitto le Br: stiamo facendo verifiche per vedere chi li ha messi ma credo sia un atto da condannare. Evocare le Br – ha aggiunto Maroni – soprattutto in riferimento a un sistema giudiziario come la Procura di Milano, che avrà tanti difetti, ma è stata duramente colpita dalle Br, non mi pare una cosa molto utile in questa campagna elettorale”.

L’Idv ha puntato il dito contro Berlusconi, “che aveva paragonato l’azione dei magistrati a quella delle Brigate Rosse, il mandante morale di questa vergogna”, ha osservato Massimo Donadi.



2 commenti:

  1. Le dichiarazioni di Bobo Maroni e Mario Mantovani denotano una quasi totale assenza di etica, deducibile dalla dichiarazione che quei manifesti non sono loro piaciuti affatto.
    Avrebbero dovuto trovare parole di esecrazione, invece hanno volato basso.
    Ma chi sono questi due?
    Inizio dal più importante. Bobo Maroni, laureato in giurisprudenza, ha lavorato manager negli uffici legali di varie società, esercita la professione di avvocato, è iscritto all’ordine di Varese, dov’è nato nel 1955; dal 1971 all’età di 16 anni milita in un gruppo marxista leninista e fino al 1979 in Democrazia Proletaria, cioè estrema sinistra; dal 11983 fa il musicista in gruppo chiamato Distretto 51.
    Poi l’incontro con Bossi (un altro musicista con lo pseudonimo Donato) e la folgorazione! L’adesione alla Lega Lombarda avviene nel 1990.
    Mario Mantovani nasce ad Arconate (Mi), un comune con 4.606 abitanti, nel 1950, laurea in Lingue e letterature stranieri; è sindaco di Arconate dal 2001, eurodeputato dal 1999 al 2009, imprenditore (evidentemente con poca fortuna visto la discesa nella politica), senatore dal 2008 e sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti.
    Tutto qui. Chi vuole ne tragga le conclusioni.

    RispondiElimina
  2. Braccia levate all'agricoltura, in pratica.
    Ma forse avrebbero fatto danno anche il quel campo. Un Mantovani, che organizza i fans di B. con lettere e sms di ingaggio e se ne esce con la fatidica frase "non ne so niente" o "non sono stato io", denota anche mancanza di responsabilità. Di Maroni, che dire, si nota subito che è un burattino nelle mai di chi lo manovra. Che tristezza.

    RispondiElimina