domenica 12 giugno 2011

Guida giuridica al legittimo impedimento “Ecco perché votare sì al referendum”. - di Chiara Avesani


Intervista a Guido Neppi Modona. Il vice presidente emerito della Corte Costituzionale spiega perché, dal Lodo Schifani al Lodo Alfano fino all'ultima legge ad personam, la Consulta ha sempre respinto le leggi presentate dal centrodestra in materia di giustizia. E perché il sì dei cittadini è così importante per ristabilire il giusto ruolo della maggioranza parlamentare.


Il vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Guido Neppi Modona

“La maggioranza non è onnipotente, fermiamo il tentativo di attentare alla Costituzione”. Il 12 e 13 giugno si terranno i referendum sull’acqua, nucleare e legittimo impedimento. Perché siano validi servono oltre 25milioni e trecentomila votanti. Il vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Guido Neppi Modona, spiega le ragioni del voto al referendum e il significato dell’abrogazione del legittimo impedimento.

Partiamo dal voto per il referendum sul legittimo impedimento. Perché andare a votare?
Perché questo voto non è solo sul legittimo impedimento, ma è un voto su un certo modo di attentare alla Costituzione repubblicana. E’ per questo che è così importante.

Ha un significato tanto ampio?
Certamente. La vittoria dei “sì” significa mandare un segnale forte: i cittadini non ammettono che la maggioranza sia onnipotente. Per capirlo bisogna ricordarsi come ci si è arrivati alla legge sul legittimo impedimento.

Come?
La legge sul legittimo impedimento è del 2010, ma la sua storia viene da lontano. Le radici affondano nei tentativi del Presidente del Consiglio di garantirsi l’immunità dai processi, prima con il Lodo Schifani e poi con il Lodo Alfano. Due tra le più indecenti leggi ad personam della Repubblica.

Come fa a dire che sono leggi ad personam?
Basta guardare la cronologia delle udienze dei processi Sme, Mills e Mediaset e le date dei lavori parlamentari. Questi sono dati oggettivi. Lo scopo è bloccare i processi nei quali il Presidente del Consiglio è imputato.

Cosa prevedevano i lodi Schifani e Alfano?
Il lodo Schifani è del 2003 e vietava di processare per qualsiasi reato, anche commesso prima della nomina, cinque cariche dello Stato: il Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera, del consiglio dei Ministri, che allora come ora era Berlusconi, e della Corte costituzionale. Gli eventuali processi già in corso si sarebbero dovuti sospendere. Ma con sollecitudine la Corte costituzionale lo fulminò.

Perché?
Perché era illegittimo: violava chiaramente il principio di uguaglianza. La Costituzione prevede che tutti i cittadini siano ugualmente sottoposti a processo penale, se commettono dei reati. Se si vogliono inserire immunità o privilegi, si deve fare una modifica costituzionale. Purtroppo la motivazione di questa sentenza non fu abbastanza chiara e quindi il problema si ripresentò con il lodo Alfano.

Perché non fu chiara?
Io di quella sentenza ho ricordi precisi perché facevo parte della Corte Costituzionale. Il problema era stato che in camera di consiglio ci siamo accorti che non c’era la maggioranza dei giudici per affrontare il problema di fondo.

Cioè?
Il problema di fondo è che queste cose possono essere fatte solo con legge costituzionale. Non basta una legge ordinaria, servono maggioranze molto ampie, perché si tratta di cambiare uno dei principi fondamentali dell’ordinamento: l’uguaglianza di tutti i cittadini. Invece non ci fu il coraggio di dirlo subito chiaramente. La sentenza sembrava quasi suggerire quali correzioni avrebbero dovuto essere apportate alla legge. Il che puntualmente avvenne con il lodo Alfano che portava qualche modifica, ma continuava ad essere una immunità mascherata.

Quindi anche il lodo Alfano venne dichiarato incostituzionale.
Certamente. E questa volta spiegando che per inserire una immunità che privilegi i ministri o titolari di alte cariche dello Stato è necessaria una legge costituzionale, con una maggioranza molto più ampia di quella di chi vince le elezioni. E’ un principio fondamentale. E’ il messaggio che si manda votando “sì” a questo referendum.

In che modo sono collegati i lodi Schifani e Alfano alla legge sul legittimo impedimento?
Dopo due sentenze della Corte è stato chiaro che non si potevano inserire immunità con una legge ordinaria. Ma la maggioranza più ampia non c’era quindi la via delle immunità era definitivamente sbarrata. I legali del Presidente del Consiglio si trovarono costretti, per raggiungere lo stesso effetto, a percorrere una via più problematica: rinviare continuamente le udienze per legittimo impedimento. E hanno pensato a una legge apposita per ampliarne l’uso.

Cos’è il legittimo impedimento? A cosa serve nel processo penale?
Il legittimo impedimento esiste da sempre nel codice di procedura penale. Si tratta dell’assoluta impossibilità dell’imputato di comparire in udienza. Se il giudice accerta che l’imputato non poteva presentarsi per un impedimento grave e assoluto, rinvia l’udienza perché possa essere presente a difendersi.

In quali casi si può essere giustificati?

Possono essere situazioni di infermità fisica, ricovero ospedaliero, detenzione all’estero, ma anche la partecipazione ai lavori parlamentari e, per i ministri, le attività istituzionali di governo, come la partecipazione al consiglio dei ministri.

Se c’è già nel codice di procedura penale, perché è stata fatta una legge apposta?

Evidentemente la disciplina ordinaria del codice non era sufficiente per il Presidente del Consiglio. Ecco quindi la legge di cui parla il referendum del 12 giugno: una legge speciale sul legittimo impedimento in cui, solo per il Presidente del Consiglio e dei ministri, gli impedimenti legittimi sono molti più ampi che per i comuni cittadini. E la Corte Costituzionale è di nuovo intervenuta.

A cosa serve il referendum, quindi, se è già intervenuta la Corte costituzionale?
La Corte ha eliminato in parte questa legge. Il referendum si riferisce a quello che è rimasto in piedi dopo la sentenza della Corte. Il quesito del referendum chiederà “ Si vuole abrogare la legge n. 51 del 2010 come risulta a seguito della sentenza della Corte costituzionale?” Sì! Ciò che è rimasto di questa sciagurata legge va definitivamente eliminato per chiarire un equivoco di fondo: cioè che la semplice maggioranza in Parlamento non è onnipotente.

Con il referendum quindi i cittadini completano il lavoro della Corte Costituzionale.
Sì. Ormai sono più di dieci anni che le preziose risorse del Parlamento e del Governo che dovrebbero essere utilizzate per l’interesse di tutti, vengono invece strumentalizzate per creare leggi ad personam per il Presidente del Consiglio. Nel frattempo altre risorse, quelle della Corte Costituzionale e del Presidente della Repubblica sono state costrette a bloccare i danni provocati alla Costituzione da queste leggi ad personam incostituzionali. Dieci anni di risorse sprecate spese, rispettivamente, per attentare alla Costituzione e per difendere la Costituzione.

Votare sì al referendum significa liberarsi dei rimasugli di queste leggi che hanno avvelenato gli ultimi dieci anni della nostra storia Repubblicana.




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