lunedì 7 giugno 2021

Lavoro, ambiente: Conte pronto a “sfidare” Draghi. - Paola Zanca

 

Prime mosse - Dopo il divorzio da Casaleggio, parte la “rifondazione”.

Alzati gli occhi dal proprio ombelico, i 5 Stelle dicono che la prima cosa da cambiare sarà al governo: niente più ambiguità su chi debba essere titolato a trattare con Mario Draghi, sarà l’ex premier a confrontarsi con l’attuale capo del governo sulle richieste del Movimento nell’esecutivo. E così, come oggi è in programma un incontro tra il presidente del Consiglio e il segretario della Lega Matteo Salvini, si intuisce che – dopo la prossima legittimazione della base – avverrà lo stesso con Giuseppe Conte. I due si sono già sentiti nei giorni scorsi, ma ora che la partita con Casaleggio si è chiusa e il voto sulla nuova piattaforma è vissuto come una formalità, l’ex premier è intenzionato a rimettere in fila un po’ di questioni, dopo settimane di sbandamento. Le schermaglie interne hanno inciso non poco nella tenuta dei gruppi parlamentari M5S e anche al governo è mancata un’interfaccia “ufficiale”: i rapporti tra Mario Draghi e il capo delegazione Stefano Patuanelli si sono decisamente raffreddati, non solo per le politiche anti-Covid prese dal governo appena insediato in materia di scuola, ma anche per la difficoltà a confrontarsi con un esecutivo in cui i testi dei decreti arrivano sul tavolo del Consiglio dei ministri senza che vi sia prima il tempo e il modo di ragionarne assieme. Non a caso, nelle ultime partite delle nomine, Draghi aveva individuato nel ministro degli Esteri Luigi Di Maio il suo interlocutore di riferimento.

Ora, ragionano nel Movimento, questa “ambiguità” verrà superata e sarà Conte a confrontarsi direttamente con il capo del governo. A cominciare da due dossier considerati di particolare urgenza. Il primo è quello che riguarda il lavoro, in particolare in merito alla fine del blocco dei licenziamenti e alle ripercussioni che avrà in materia di occupazione. L’altro è l’ambiente: se i Cinque Stelle sono entrati al governo in nome della “transizione ecologica”, è ormai evidente ai più che quello che gli è stato concesso non va oltre aver dato un nuovo nome al ministero. Le scelte del titolare della materia, quel Roberto Cingolani che Beppe Grillo presentò come “uno dei nostri”, si scontrano ormai quotidianamente con la svolta green che Conte va ripetendo di voler imprimere al M5S.

Infine, ma questa è faccenda delle ultime ore, l’ex premier ha spiegato ai suoi di voler chiedere chiarimenti a Draghi anche sul “conflitto di interessi” appena sancito dal decreto Semplificazioni, secondo il quale controlli e verifiche anticorruzione passeranno dalla gestione dell’Anac, autorità indipendente, agli uffici del ministero della Funzione pubblica: ovvero sarà il governo a controllare se stesso.

Sono questi, dunque, i primi tasselli che Conte ha intenzione di rimettere in sesto. L’obiettivo è chiudere le questioni interne quanto prima, ma – come ha ricordato ieri Vito Crimi – per modificare lo Statuto serve “un preavviso di convocazione di almeno 15 giorni rispetto alla data della votazione”. Prima le nuove regole andranno illustrate agli iscritti: era già stata organizzata una kermesse negli studi di Cinecittà, con interventi video di attivisti e portavoce, ma – ora che quasi tutta l’Italia sarà zona bianca – si è valutato di virare sulla piazza, anche se ancora non si è deciso quale. Il “trasloco” dei dati degli iscritti è in corso, a gestirli saranno una società informatica viterbese, la Isa srl, e un’altra azienda con sede a Roma, Corporate Advisors-Trust company, già citate nel provvedimento del Garante per la privacy che ha obbligato Casaleggio alla consegna dei dati. “Non fatemi fare l’avvocato perché altrimenti divento cattivo”, aveva confidato Conte ai suoi nelle lunghe settimane di trattativa. Alla fine, ha vinto la mediazione: a Casaleggio resta il marchio Rousseau, al M5S la libertà di superare “l’anomalia” di un fornitore di servizi che in realtà esercitava un condizionamento politico costante. Anche se forse, sono pronti a giurare, il desiderio di fare politica non gli passerà.

I PARERI

Cosa deve fare il nuovo leader M5S?

Obiettivi. Rianimare la collettività in coma, Amnistia per gli espulsi.

Giuseppe Conte non ha certo bisogno dei miei consigli e, infatti, ha già programmato un giro d’Italia estivo per ricordare chi sono i 5stelle ai tanti che pensano a un movimento in un declino inarrestabile, impegnato a dilaniarsi in squallide beghe da cortile. Inutile girarci attorno: dopo il tragico video di Beppe Grillo, le auto-flagellazioni non richieste di Luigi Di Maio, le risse mercantili con Casaleggio e Rousseau, i “non ci sto” dei Di Battista e associati, l’ex premier deve al più presto spendersi e spendere senza risparmio nome, esperienza e popolarità per rianimare una collettività politica in stato comatoso. Secondo. Una volta che l’M5S abbia ripreso i sensi occorre dare vita una normale struttura politica che preveda un dibattito interno trasparente e, quindi, la formazione di maggioranze e minoranze alla luce del sole. E quindi basta con la fenomenite di chi si reputa migliore del resto del mondo perché non è così. Terzo. Una grande amnistia secondo il precetto evangelico: lasciate che gli espulsi tornino a me. Amen.

Antonio Padellaro

Critiche. Non perdere tempo a scusarsi, anche se si resta al governo

Il movimento guidato da Giuseppe Conte non ha bisogno di passare il tempo scusandosi per quel che ha pensato o detto in passato, specie sulla giustizia, la povertà, la costruzione europea da riformare. Non porta fortuna essere riammessi nei salotti che comandano, come dimostrato dalla storia del Pd. Vale invece la pena riprendere le critiche radicali fatte all’Unione europea quando Conte negoziò il Recovery Plan e ottenne dalla Merkel, finalmente, l’accettazione di un debito comune e solidale. Il rischio, oggi, è che la parentesi virtuosa si chiuda, che Berlino torni all’ortodossia ordoliberale, all’austerità, al distruttivo scontro fra Stati creditori e debitori. Il rischio è quello di un’Europa neo-atlantica, che dilatando spese di difesa, commercio e armi, si unisca per strategie di regime change. Draghi è un garante di questa Restaurazione post-Covid, auspicata dall’ex ministro del Tesoro Schäuble. Tutto sta a non sprecare il tempo in autocritiche, anche se si resta nel governo.

Barbara Spinelli

Temi. Occupazione, green e salute: dia un motivo agli elettori per votare.

Un consiglio gratis a Giuseppe Conte: la smetta subito di parlare di dati degli iscritti, piattaforme telematiche, Carta dei Valori, Garante della privacy, debiti con Casaleggio etc. Non se ne può più. La trasparenza, certo; ma a forza di essere trasparente il M5S si sta avviando alla metafisica mentre il Governo dei Migliori fa cose politiche travestite da tecniche. Cominci a parlare dell’orizzonte politico: “lotta alle disuguaglianze socio-economiche” è vago. Se il Pd ha avuto un’idea (tassa di successione) può ben partorirne una anch’esso. Che si fa dopo lo sblocco dei licenziamenti? Il Jobs Act, modificato in parte dal dl Dignità, è ancora in vigore: non va abolito? Conte è stato rimosso perché un preciso gruppo di potere non voleva che gestisse i soldi del Recovery e che gli fosse riconosciuto il merito di aver portato l’Italia fuori dalla pandemia: capitalizzi quell’esperienza di Sanità pubblica e la faccia valere davanti a Draghi. E la Transizione ecologica (al nucleare)? Gli 11 milioni di elettori del 2018 devono avere motivi veri per votare M5S, non basta “perché il Pd è invotabile” o “perché l’alternativa è Salvini”, visto che adesso ci governano insieme.

Daniela Ranieri

Sondaggi. Per miracolo superano ancora il 15%: solo Conte può salvarli.

Ultimamente parlare di Movimento 5 Stelle non è solo noioso: è pure impossibile. Come fai a parlare del niente? Come lo racconti il sommamente evanescente? Servirebbe un filosofo, o meglio ancora un medium. Il M5S è entrato nel governo Draghi dopo una trattativa ridicola. Ha esultato pateticamente per la nomina del diversamente verde Cingolani, rivelatosi poi un ministro “grillino” quanto Gaia Tortora. Non sta toccando palla. Non ha anima. Non va in tivù per scelta (o per ammissione di evaporazione). Sui social è moscio come un post di Porro. Per mesi ce l’ha menata con la piattaforma Rousseau, per mesi ce la menerà (ancora!) col doppio mandato. Ha persino sdoganato il Ponte sullo Stretto e scoperto il fascino del garantismo in salsa Foglio. Noioso, esangue, caricaturale: il M5S è per distacco al suo minimo storico. Quindi tutto male? Tranne due aspetti. 1) Nonostante questa fase imbarazzante, stanno ancora sopra il 15%. 2) D’ora in poi deciderà tutto Conte. L’unico che può salvarli.

Andrea Scanzi

IlFQ

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