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mercoledì 18 marzo 2026

Gli elicotteri Usa sulle Madonie, Minardo: «Le autorità locali non andavano avvisate». - di Giacinto Pipitone 17 Marzo 2026

 

A chiarire cosa è avvenuto è stato il presidente della commissione Difesa del Senato: «Si tratta di attività del tutto ordinarie»

Mentre a Roma e Palermo si moltiplicano interrogazioni parlamentari perché il ministro Crosetto e la Meloni chiariscano i rischi per la Sicilia, da Sigonella è la stessa Us Navy statunitense a spiegare che quelli sulle Madonie sono stati «voli di addestramento di routine effettuati rispetto delle normative italiane».

Diffuse le prime foto, ieri il clima si è immediatamente surriscaldato. Il Pd si è mosso all’Ars con Valentina Chinnici: «È l'ennesimo atto unilaterale che rischia di trascinare la nostra Isola e l'Italia in uno scenario di tensione bellica senza che vi sia stata alcuna informazione o dibattito democratico». E al Senato i Dem hanno rilanciato con Alessandro Alfieri, Enza Rando e Antonio Nicita che hanno chiesto se il ministro della Difesa, la Prefettura e la Regione fossero stati preventivamente avvisati.

A chiedere chiarezza è stata anche la Cgil col segretario regionale Alfio Mannino e quello palermitano Mario Ridulfo. E pure i 5 Stelle col capogruppo all’Ars Antonio De Luca hanno attaccato: «Essere partner della Nato non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in questo periodo».

A chiarire cosa è avvenuto è stato Nino Minardo, presidente della commissione Difesa del Senato: «Si tratta di attività del tutto ordinarie. Gli elicotteri navali sono progettati e addestrati per operare anche su terreni non preparati, effettuando touchdown temporanei su pianori o aree aperte durante le esercitazioni operative. Le immagini diffuse mostrano operatori che scendono rapidamente dal portellone laterale: un quadro pienamente compatibile con normali attività addestrative di inserzione e recupero di team operativi». Ma soprattutto il senatore di Forza Italia rileva che «i voli militari, compresi quelli degli assetti alleati che operano da Sigonella, si svolgono nel pieno rispetto della sovranità nazionale. Avvengono nel quadro degli accordi internazionali e sotto il coordinamento delle autorità italiane competenti per la gestione dello spazio aereo, a partire dall’Aeronautica Militare. Allo stesso modo, queste attività rientrano nelle competenze dello Stato: le amministrazioni locali non sono normalmente destinatarie di comunicazioni preventive». Infine, Minardo invita a riflettere su un fatto: «Se davvero fossimo di fronte alla preparazione di operazioni militari sensibili, difficilmente verrebbero documentate in un post pubblico sui social della stessa U.S. Navy».

Ma l’allarme sul volo degli elicotteri ieri è arrivato anche da ambienti del centrodestra. Per il leghista Vincenzo Figuccia «è inopportuno che i sindaci dei territori interessati non siano stati preventivamente informati. In futuro vi sia un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni locali e delle comunità interessate».

https://gds.it/articoli/politica/2026/03/17/gli-elicotteri-usa-sulle-madonie-minardo-le-autorita-locali-non-andavano-avvisate-81d0c2d0-0232-47c7-a4d5-7228f174a137/


Sono profondamente turbata da questa notizia... non dobbiamo permettere che ciò accada! In quanto nostra leader, la Meloni è responsabile della nostra sicurezza e del nostro benessere; se dovesse accadere qualcosa di grave, dovrà risponderne.

cetta.

lunedì 15 ottobre 2012

Finmeccanica: le carte di ‍Haschke il mediatore dello 0,5 per cento. - Marco Lillo


Finmeccanica: le carte di ‍Haschke il mediatore dello 0,5 per cento


I carabinieri trovano il memorandum sulla presunta tangente indiana: il consulente di Finmeccanica, sospettato di essere l’uomo della mazzetta all'India, aveva nascosto le carte a casa della madre. La commessa riguarda velivoli Augusta Westland 101.

Quando il 23 aprile scorso è stato perquisito nella sua villa con vista sul lago di Lugano, alla presenza dei pm di Napoli Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, il consulente di Finmeccanica Guido Ralph ‍Haschke, sospettato di essere l’uomo della mazzetta indiane per aggiudicarsi la fornitura di elicotteri, ha avuto un improvviso malore e si è steso sul letto, in stato catatonico.
Con un po’ di fatica gli inquirenti svizzeri e italiani sono riusciti a farlo alzare scoprendo che, proprio sotto il letto, ‍Haschke nascondeva carte delicate. Il documento più interessante però Guido Ralph ‍Haschke, un professionista originario di Torino ma da tempo residente in Svizzera, lo aveva nascosto a casa della mamma. I carabinieri arrivano a colpo sicuro. ‍Haschke e Gerosa parlavano tranquillamente nella Audi A6 del consulente italo-svizzero, mentre una cimice dei carabinieri registrava tutto in diretta. Il 3 marzo ‍Ha‍‍schke dice: “Io, comunque, già da mesi, tutta la documentazione dove c’è il nome AgustaWestland l’ho fatta sparire dall’ufficio, contratti compresi, e ho dato tutto a mia mamma”. E Gerosa perfeziona il quadro: “Dobbiamo riguardare anche i contratti che abbiamo in cassaforte… meglio tenerli in casa o in una cassetta di sicurezza”. Non manca un accenno che ha portato gli inquirenti a indagare anche sul referente indiano Kaitan Gautam definito così da ‍Haschke: “È la nostra linea del Piave… gli ordini di riciclaggio li davamo noi, ma il riciclaggio lo faceva lui. È veramente un’associazione a delinquere”. ‍Haschke organizza anche un incontro con Gautam e l’altro indiano coinvolto nell’affare, Baksi Praveen con i legali, a Lugano.
Ma è tutto inutile. Dentro una valigia nell’appartamento della mamma gli inquirenti trovano tanti documenti sui rapporti con AgustaWestland per l’affare indiano e soprattutto una lettera scritta in inglese, datata 18 gennaio 2010 che si intitola: “Oggetto: 25 gennaio avvio dei collaudi/prove ALTAMENTE RISERVATO”. Il documento (depositato nell’indagine per corruzione internazionale sul presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi e su altri manager e mediatori) per i carabinieri del Noe “è un memorandum e rivela le pattuizioni degli associati per aggiudicarsi la gara d’appalto internazionale dei 12 elicotteri tra l’Agusta-Westland International Ltd e il governo indiano, a fronte di 5 milioni di dollari di tangente, richiesti dal Brig. (generale) indiano, responsabile del team tecnico di valutazione dei requisiti tecnici e dei collaudi e prove degli elicotteri, costituenti lo 0,5 per cento dell’importo della commessa di 556 milioni milioni di euro, al fine di garantire l’aggiudicazione della gara”. A rileggerla si comprende l’entusiasmo degli investigatori dopo la trasferta svizzera del 23 aprile:
“Il colonnello dell’esercito Siddhu è stato l’uomo che ha ribaltato le sorti dei collaudi/prove a favore dei francesi. Egli era ovviamente il loro uomo. Ora è stato sostituito dal Brig. (generale, ndr) Saini che guiderà il gruppo (team) dei collaudi/prove, che è composto come di seguito: esercito, 3 piloti, 1 ingegnere (…) Egli ha preso contatti e ha offerto le sue prestazioni allo scopo di aiutare a eliminare la competizione su campi/argomenti tecnici. Secondo la sua opinione (come anche secondo tutti) i Russi sono i concorrenti più duri e tenaci per le loro condizioni di vantaggio sui prezzi. In seguito all’incontro di orientamento tenutosi a Bangalore il 16, ha fornito le seguenti informazioni: [seguono una sequenza di problematiche tecniche che interessano gli indiani, ndr]. Se si raggiunge un accordo con Saini, le questioni di cui sopra diventeranno irrilevanti. Inoltre i collaudi e le prove saranno condotti in modo da favorire i suoi (di Saini) sponsor. La sua richiesta: 0,5% pari ad approssimativamente 5 milioni di dollari Usa pagabile sul rilascio della relazione tecnica finale, se i contenuti sono come promessi. Egli è molto entusiasta di questo essendo il suo ultimo importante incarico prima della pensione”. Il generale Saini ha fretta: “Ha richiesto una risposta per domani 19 gennaio (2010, ndr) gli abbiamo detto che deve essere un po’ più paziente. E che gli daremo una risposta alla chiusura dell’affare mercoledì 20 gennaio”.
Se il generale Saini abbia incassato davvero i 5 milioni di euro è uno dei nodi dell’indagine del procuratore capo di Busto Arsizio, Eugenio Fusco, al quale il fascicolo è passato per competenza. Ma il punto più delicato per i risvolti politici interni è un altro: che fine hanno fatto i milioni pagati ad ‍Ha‍‍schke?
Il consulente, il 2 maggio, confida all’amico: “Ma se me li fossi intascati tutti io, quei 51 milioni, non eravamo già più qui, no?”. Nella loro informativa al pm, i carabinieri definiscono i due interrogatori di ‍Haschke del 23 aprile e 23 maggio “entrambi di estremo interesse per l’attività di indagine”. Mentre ‍Haschke e Gerosa, quando parlano tra loro, sembrano sicuri. Secondo loro, quand’anche l’inchiesta andasse avanti, “prima che troveranno i soldi alle Mauritius passeranno almeno altri dieci anni”.
I carabinieri ritengono che “Orsi, Spagnolini [amministratore delegato di Agusta, ndr] e altri dirigenti hanno la piena responsabilità e complicità nell’operazione”. Poi scrivono di “operazioni fittizie che ‘transitano’ dalla Tunisia” e che “il denaro finisce ‘all’isola delle Mauritius’, dopo operazioni di riciclaggio”. Non ci vorrà molto a capire chi ha ragione.