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venerdì 13 febbraio 2026

LA FINE DELLA “GUERRA” CONTRO IL CANCRO?

 

Per un secolo, l’oncologia è stata definita da una terminologia militare: “Combattere”, “Uccidere”, “Distruggere”. La chemioterapia è essenzialmente una campagna di bombardamento: avvelenare il corpo per uccidere il nemico prima che uccida l’ospite. Ma il 3 febbraio 2026, un team di scienziati della Corea del Sud (KAIST) ha proposto un approccio radicalmente diverso: la riabilitazione.

E se il cancro non fosse un invasore straniero, ma un file corrotto? E se potessimo semplicemente eseguire un “Ripristino del Sistema” per riportare la cellula al suo stato originale?

Il progresso dei gemelli digitali.

Il team di ricerca, guidato da esperti di biologia dei sistemi, non ha iniziato con una piastra di Petri. Ha iniziato con un supercomputer. Hanno creato “Gemelli Digitali”: simulazioni virtuali perfette delle reti regolatrici dei geni all’interno delle cellule del cancro al colon. Eseguendo milioni di simulazioni, hanno posto una domanda semplice: “Esiste un interruttore maestro che possa invertire lo stato canceroso?”

La tripla chiave (MYB, HDAC2, FOXA2)

La simulazione ha identificato una combinazione nascosta. Non si trattava di un singolo gene, ma di una triade specifica di regolatori principali:

• MYB: un fattore di trascrizione spesso iperattivo nel cancro.

• HDAC2: un enzima che modifica quanto strettamente il DNA è avvolto.

• FOXA2: un fattore pionieristico coinvolto nello sviluppo.

Quando gli scienziati hanno manipolato contemporaneamente questi tre interruttori in laboratorio, è successo qualcosa di straordinario. Le cellule cancerose hanno smesso di dividersi in modo incontrollato. Non sono morte (apoptosi); si sono differenziate. Hanno recuperato la loro identità come cellule del colon normali e funzionali. In sostanza, hanno “dimenticato” di essere cellule tumorali.

Perché questo cambia tutto.

I trattamenti attuali (chemioterapia/radiazioni) provocano un’infiammazione massiccia ed effetti collaterali perché uccidono le cellule. Le cellule morte rilasciano tossine (Sindrome da lisi tumorale). Questa “Terapia di Reversione” non è citotossica. Non uccide; cura. Suggerisce che il cancro sia uno stato reversibile di confusione epigenetica, non una condanna permanente dovuta a fatalità genetica.

⚡ Il nostro insight: Il futuro della medicina “basata sul codice”
Questo dimostra che la biologia si sta trasformando in tecnologia dell’informazione. Utilizzando l’IA per simulare il “codice sorgente” della malattia, possiamo trovare patch e correzioni che il tentativo ed errore umano non scoprirebbe in mille anni. Stiamo passando dall’Era della Chimica (farmaci) all’Era della Computazione (regolazione genica).

📚 Fonte: KAIST Research News, “L’analisi biologica dei sistemi rivela regolatori principali per la reversione delle cellule tumorali”, Rapporto di febbraio 2026.

🏥 Contesto: KAIST Research News, febbraio 2026 (Laboratorio del Prof. Kwang-Hyun Cho).

🆔 Verifica: [Ricerca: “KAIST Cancer Reversion Kwang-Hyun Cho”] (PMID: in attesa – Pubblicazione recente)

#RicercaSulCancro #KAIST #GemelloDigitale #Epigenetica #CancroAlColon #FuturoDellaMedicina #Biohacking #BiologiaDeiSistemi #TerapiaGenica 

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domenica 15 marzo 2020

Normalità si fa per dire. - Marco Travaglio

Quando sarà tutto finito, si spera che nessuno voglia “tornare alla normalità”. Perché prima non eravamo mica normali. Anzi.
Normalità vuol dire mettere in salvo la sanità pubblica, cioè la nostra salute, levandola alle Regioni, cioè sottraendola alle grinfie di satrapi e mitomani che si fan chiamare governatori (o, come De Luca, trovano “terapeutiche” le fucilazioni cinesi) e riportandola sotto il ferreo controllo dello Stato. Possibilmente di un prefetto. Tedesco.
Normalità è stabilire che la sanità privata se la pagano i privati con i loro soldi: tutta. Ciascuno è liberissimo di costruirsi una clinica e di ospitarvi chi se la può permettere, ma deve sapere che non avrà un euro dallo Stato. Perché lo Stato deve curare tutti i malati, ricchi e poveri, bisognosi di terapie più o meno complesse e costose, e non indebolire le strutture pubbliche per spianare la strada ai privati “convenzionati”, che poi privati non sono perché i soldi che intascano sono i nostri.
Normalità, se proprio non vogliamo abolire le Regioni, è dare almeno al governo più poteri ordinari per commissariarle appena è necessario. Ora i presidenti di quelle meridionali confessano serafici, praticamente a una sola voce, di non essere in grado di affrontare l’emergenza coronavirus perché i loro ospedali hanno pochissimi posti di terapia intensiva. E a chi lo dicono, a noi? Siccome non sono piovuti dalla luna, ma rappresentano partiti che governano quelle regioni ininterrottamente o con qualche intervallo da decenni, dovrebbero spiegare dove sono finiti i soldi (anche se lo sappiamo bene) che ogni anno ricevono dallo Stato (115 miliardi a botta). E poi passare le consegne al governo centrale per manifesto fallimento. A partire dalla Calabria, dove il centrodestra che ha vinto le elezioni 50 giorni fa non riesce nemmeno a formare una giunta, figurarsi a gestire pandemie.
Normalità è non ripetere mai più (né accettare che si ripeta) la frottola della “sanità lombarda migliore del mondo”. Certo, ha medici, infermieri e strutture di eccellenza, ma anche una distribuzione delle risorse a dir poco criminale. Chi non l’avesse ancora capito dovrebbe essere obbligato per decreto a leggersi la sentenza Formigoni, il sedicente “governatore” condannato a 5 anni e 10 mesi (di cui appena 5 mesi scontati in carcere) per associazione a delinquere e corruzione per avere incassato almeno 6,6 milioni di tangenti in cambio di almeno 200 milioni di euro prelevati dalle casse della sanità regionale e dirottati alle cliniche e agli istituti privati, tipo il San Raffaele e la Maugeri. Quanti posti di rianimazione si creano con 200 milioni? Quanti respiratori, quanti tamponi, quante mascherine si comprano?
Normalità è pagare le tasse e stangare senza pietà chi non le paga. Non ora che vanno sospese e rinviate per chi non può pagarle. Ma dopo sì, cazzo. Se la Germania ha 28mila posti di terapia intensiva e noi 5mila, se ci mancano medici, infermieri e macchinari, non è solo per gli sprechi e le tangenti, ma soprattutto per lo spread dell’evasione impunita.
Normalità è finirla col mantra “sblocca-cantieri” e richiamare in servizio al ministero dei Trasporti il comitato per l’analisi costi-benefici delle grandi opere, istituito (e purtroppo ignorato) da Toninelli, per decidere quali ci servono davvero e quali vanno cancellate prima di fare altri danni all’ambiente e al bilancio dello Stato, e dirottare le risorse verso destinazioni più urgenti e utili: nuovi ospedali, scuole, strade e ferrovie ordinarie.
Normalità è costruire nuove carceri, per ospitare in condizioni sicure e dignitose chi deve andarci e restarci, e finirla con la lagna dell’indulto&amnistia (termini pressoché ignoti all’estero) a ogni rivolta o emergenza.
Normalità è distinguere i politici che amano davvero l’Italia (da premiare) da quelli che odiano tutti tranne se stessi (da trombare): il virus è un’ottima cartina al tornasole per riconoscerli.
Normalità è piantarla col cosiddetto “infotainment” televisivo, dove non si capisce chi sia l’esperta fra Ilaria Capua e Barbara D’Urso. E invitare Vittorio Sgarbi e quelli come lui a parlare solo di ciò che sanno (nel caso di Sgarbi, l’arte del ’500), lasciando il resto a chi ha almeno una vaga idea di quel che dice (che non è il caso di Sgarbi sulle faccende giudiziarie, né tantomeno sul Covid-19, da lui autorevolmente definito “virus del buco del culo”, con annessa profilassi da manicomio: “Andate in giro e non vi succederà niente”).
Normalità è fare tesoro di queste settimane di arresti domiciliari e coprifuoco che ci hanno insegnato a valorizzare l’essenziale e a tagliare il superfluo (inclusi il Cazzaro Verde e l’Innominabile).
Normalità è alzare gli occhi dallo smartphone e guardare in faccia gli altri (che cominciano a mancarci proprio ora che ci mancano). Darsi appuntamenti per vedersi di persona, chiacchierare de visu o al telefono. Fare cose insieme anziché inseguirsi con messaggi vocali senza mai trovarsi.
Normalità è smetterla di affollare i divani e i centri commerciali e correre in musei, teatri, cinema, concerti, librerie, siti artistici e archeologici, ora che la loro mancanza ce li fa sentire vitali ed essenziali come mai prima. Infatti cerchiamo di surrogarli con le cantatine dai balconi e dalle finestre. Io, per esempio, appena finirà l’emergenza e uscirà il nuovo film di Carlo Verdone, avrò così tanta voglia di ridere che me lo vedrò dieci volte per dieci sere di seguito.
Normalità è ascoltare Lucio Dalla: “Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”.