Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
sabato 20 giugno 2026
LA FINE DELLA “GUERRA” CONTRO IL CANCRO?
martedì 3 marzo 2026
L'interruttore molecolare che riporta le cellule del cancro al colon allo stato di cellule normali.
Per decenni, il cancro è stato considerato un processo irreversibile. Ma un gruppo di scienziati in Corea del Sud ha ottenuto un risultato che sta cambiando questa idea.
I ricercatori del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) hanno identificato un “interruttore molecolare” capace di riportare le cellule del cancro al colon a uno stato simile a quello normale, senza distruggerle. Invece di eliminarle, sono riusciti a riprogrammarle.
La scoperta si basa sul controllo di proteine chiave che determinano il comportamento cellulare. Quando questo interruttore viene attivato correttamente, le cellule smettono di comportarsi come cellule tumorali e recuperano funzioni più stabili.
Sebbene sia ancora in fase sperimentale, apre una possibilità che prima sembrava impossibile: non solo combattere la malattia, ma cambiarne il destino dall’interno.
Alcune rivoluzioni non eliminano il problema. Lo trasformano.
Fonte: Nature Communications / KAIST
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lunedì 2 marzo 2026
Le proprietà del Tarassaco,
Uno studio dell'Università di Windsor, in Canada, ha rivelato che l'estratto di radice di tarassaco è in grado di eliminare fino al 95% di alcune cellule cancerose in sole 48 ore, senza intaccare quelle sane.
Il meccanismo? Attiva l'apoptosi, la morte programmata delle cellule malate, un obiettivo che la chemioterapia tradizionale fatica a centrare con precisione.
Quella che un tempo era solo un'erbaccia da giardino sta ora entrando in trial clinici avanzati come potenziale terapia antitumorale sicura, accessibile e naturale: la prova che le soluzioni più potenti potrebbero essere già sotto i nostri occhi, nascoste tra le foglie di un semplice soffione.
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venerdì 13 febbraio 2026
LA FINE DELLA “GUERRA” CONTRO IL CANCRO?
Per un secolo, l’oncologia è stata definita da una terminologia militare: “Combattere”, “Uccidere”, “Distruggere”. La chemioterapia è essenzialmente una campagna di bombardamento: avvelenare il corpo per uccidere il nemico prima che uccida l’ospite. Ma il 3 febbraio 2026, un team di scienziati della Corea del Sud (KAIST) ha proposto un approccio radicalmente diverso: la riabilitazione.
E se il cancro non fosse un invasore straniero, ma un file corrotto? E se potessimo semplicemente eseguire un “Ripristino del Sistema” per riportare la cellula al suo stato originale?
Il progresso dei gemelli digitali.
Il team di ricerca, guidato da esperti di biologia dei sistemi, non ha iniziato con una piastra di Petri. Ha iniziato con un supercomputer. Hanno creato “Gemelli Digitali”: simulazioni virtuali perfette delle reti regolatrici dei geni all’interno delle cellule del cancro al colon. Eseguendo milioni di simulazioni, hanno posto una domanda semplice: “Esiste un interruttore maestro che possa invertire lo stato canceroso?”
La tripla chiave (MYB, HDAC2, FOXA2)
La simulazione ha identificato una combinazione nascosta. Non si trattava di un singolo gene, ma di una triade specifica di regolatori principali:
• MYB: un fattore di trascrizione spesso iperattivo nel cancro.
• HDAC2: un enzima che modifica quanto strettamente il DNA è avvolto.
• FOXA2: un fattore pionieristico coinvolto nello sviluppo.
Quando gli scienziati hanno manipolato contemporaneamente questi tre interruttori in laboratorio, è successo qualcosa di straordinario. Le cellule cancerose hanno smesso di dividersi in modo incontrollato. Non sono morte (apoptosi); si sono differenziate. Hanno recuperato la loro identità come cellule del colon normali e funzionali. In sostanza, hanno “dimenticato” di essere cellule tumorali.
Perché questo cambia tutto.
I trattamenti attuali (chemioterapia/radiazioni) provocano un’infiammazione massiccia ed effetti collaterali perché uccidono le cellule. Le cellule morte rilasciano tossine (Sindrome da lisi tumorale). Questa “Terapia di Reversione” non è citotossica. Non uccide; cura. Suggerisce che il cancro sia uno stato reversibile di confusione epigenetica, non una condanna permanente dovuta a fatalità genetica.
Il nostro insight: Il futuro della medicina “basata sul codice”
Questo dimostra che la biologia si sta trasformando in tecnologia dell’informazione. Utilizzando l’IA per simulare il “codice sorgente” della malattia, possiamo trovare patch e correzioni che il tentativo ed errore umano non scoprirebbe in mille anni. Stiamo passando dall’Era della Chimica (farmaci) all’Era della Computazione (regolazione genica).
Fonte: KAIST Research News, “L’analisi biologica dei sistemi rivela regolatori principali per la reversione delle cellule tumorali”, Rapporto di febbraio 2026.
Contesto: KAIST Research News, febbraio 2026 (Laboratorio del Prof. Kwang-Hyun Cho).
Verifica: [Ricerca: “KAIST Cancer Reversion Kwang-Hyun Cho”] (PMID: in attesa – Pubblicazione recente)
#RicercaSulCancro #KAIST #GemelloDigitale #Epigenetica #CancroAlColon #FuturoDellaMedicina #Biohacking #BiologiaDeiSistemi #TerapiaGenica
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venerdì 3 ottobre 2025
Per la prima volta sono stati creati ovuli fecondabili da cellule della pelle: “Pensavamo fosse impossibile” - Maria Teresa Gasbarrone
In uno studio dalla portata potenzialmente rivoluzionaria, un gruppo di ricercatori dell’Oregon Health & Science University è riuscito a creare in laboratorio ovuli umani fecondabili a partire dal DNA di cellule cutanee. Lo studio è ancora soltanto una dimostrazione teorica e presenta molti limiti, ma per gli autori è una “pietra miliare” verso il trattamento dell’infertilità.
Per la prima volta nella storia sono stati creati in laboratorio ovuli umani usando il DNA di cellule della pelle. Ovuli che poi sono stati fecondati con spermatozoi e di cui una piccola parte è riuscita a svilupparsi fino allo stadio embrionale iniziale, quello che nella fecondazione in vitro tradizionale (IVF) è il momento in cui l'embrione viene impiantato nell'utero della donna.
"Abbiamo raggiunto un risultato che si pensava fosse impossibile". Con queste parole Shoukhrat Mitalipov, uno dei ricercatori dell'Oregon Health & Science University che hanno condotto lo studio, ha commentato i risultati a cui sono giunti, da poco pubblicati sulla rivista Nature Communications. Sebbene infatti si tratti – come precisano gli stessi autori – di una "proof of concept", ovvero una prova ancora a livello teorico, questo studio mostra per la prima volta che è possibile prendere il patrimonio genetico da una cellula non riproduttiva e trasferirlo in un ovulo che può essere fecondato in laboratorio.
Pur con tutti i limiti del caso, per i ricercatori questo risultato rappresenta comunque una "pietra miliare" verso una nuova tecnica per affrontare l'infertilità, in quanto apre una potenziale strada verso la gametogenesi in vitro, ovvero la creazione di cellule riproduttive, ma in laboratorio.
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Come sono stati creati gli ovuli
Riprendendo la stessa tecnica che è stata utilizzata già in passato per la clonazione animale, ovviamente in via sperimentale, i ricercatori hanno preso ovuli umani donati e li hanno privati del loro nucleo, dove si trova il materiale genetico. Di pari passo hanno prelevato cellule di pelle e da queste hanno estratto il nucleo, con tutto il suo corredo genetico. A questo punto hanno trasferito il nucleo della cellula della pelle nell'ovulo privato del suo nucleo. Con questa tecnica nel 1997 è stata clonata la famosa pecora Dolly.
A quel punto però i ricercatori dovevano affrontare la vera sfida: le cellule della pelle, così come tutte le altre del corpo, hanno 46 cromosomi (due set completi), tranne i gameti, ovvero le cellule riproduttive (gli spermatozoi negli uomini e gli ovuli nelle donne): questi infatti hanno metà esatta dei cromosomi, 23. Le cellule con 46 cromosomi sono dette "diploidi", quelle con 23 "aploidi". Questo è fondamentale perché nel momento della fecondazione i due set da 23 cromosomi si uniscono formando una cellula con il numero completo di cromosomi (cellula diploide).
"Un terzo processo di divisione cellulare"
Per risolvere questo problema i ricercatori hanno studiato i metodi di riproduzione cellulare: "La natura ci ha fornito due metodi di divisione cellulare e noi ne abbiamo appena sviluppato un terzo", ha detto Mitalipov. Il nome stesso anticipa il suo funzionamento. I ricercatori l'hanno chiamato "mitomeiosi" in quanto è una combinazione tra mitosi e meiosi. La prima è il processo attraverso cui si generano due cellule geneticamente identiche da una singola cellula, il secondo invece permette la riproduzione sessuale, in quanto consente il dimezzamento del numero di cromosomi in ciascuna cellula riproduttiva.
Con una buona dose di semplificazione possiamo dire che i ricercatori hanno combinato i due processi: quando hanno impiantato il nucleo della cellula di pelle nell'ovulo privato del suo nucleo, hanno visto che il citoplasma riusciva a influenzare il nucleo. Il citoplasma, la parte che circonda l'ovulo, svolge infatti un importante ruolo di regia nei processi di divisione cellulare.
In sostanza, il citoplasma dell'ovulo ha stimolato il nucleo della cellula cutanea, inducendolo a scartare metà dei suoi cromosomi in un processo simile alla meiosi. In questo modo i ricercatori hanno creato 82 ovuli funzionali, che sono stati poi fecondati tramite fecondazione in vitro con spermatozoi donati.
Hanno poi osservato in provetta come si comportavano questi embrioni. Di questi, circa il 9% si sono sviluppati fino allo stadio di blastocisti (sei giorni dopo la fecondazione), ovvero lo stadio in cui nell'IVF tradizionale l’embrione sarebbe trasferito nell’utero. Molti embrioni presentavano però anomalie cromosomiche e in ogni caso nessun embrione è stato impiantato in un utero perché lo studio è stato condotto esclusivamente in laboratorio.
Prospettive e possibili limiti.
Il potenziale sviluppo di una tecnica di gametogenesi in vitro sicura, ovvero una tecnica che a partire dal nucleo di altre cellule permette di creare dei gameti fecondabili potrebbe fare la differenza per le donne che desiderano una gravidanza ma che non sono più fertili per l'età avanzata o perché non sono più in grado di produrre ovuli funzionali dopo cure contro il cancro o altri motivi.
"Oltre a offrire speranza a milioni di persone con infertilità dovuta alla mancanza di ovuli o spermatozoi, questo metodo – ha aggiunto la professoressa Paula Amato, coautrice dello studio – consentirebbe alle coppie dello stesso sesso di avere un figlio geneticamente imparentato con entrambi i partner".
Ma allo stesso tempo sono molto cauti sull'eventuale applicazione di questa tecnica nella realtà: perché per prima cosa – ribadiscono – serve tempo, almeno dieci anni, di ricerca prima che l'approccio possa essere ritenuto sufficientemente sicuro o efficace da poter essere sottoposto a sperimentazione clinica. Inoltre, quest'ultima non è scontata, perché qualsiasi sperimentazione clinica, per poter partire, ha bisogno dell'autorizzazione degli organi di sicurezza e regolamentazione del paese in cui dovrebbe essere condotta, in questo caso gli Stati Uniti. Ovviamente il punto interrogativo, in questo studio più che in altri, è d'obbligo perché fa riferimento a un argomento che già oggi rappresenta un terreno di dibattito, spesso di scontro, molto accidentato.
lunedì 30 giugno 2025
Renato Dulbecco, nato a Catanzaro, che, nel 1975, vinse il Premio Nobel per la Medicina.
1975: mentre il mondo guardava altrove, dalla Calabria arrivava una scoperta che avrebbe cambiato per sempre la lotta contro il cancro.
Il protagonista? Renato Dulbecco, nato a Catanzaro, che quell'anno vinse il Premio Nobel per la Medicina. Ma cosa aveva scoperto di così rivoluzionario?
Dulbecco riuscì a svelare uno dei segreti più oscuri della medicina: come alcuni virus riescono a causare i tumori. La sua ricerca dimostrò che certi virus sono capaci di inserire il proprio DNA direttamente nelle cellule che infettano, trasformandole in cellule tumorali.
Pensate: questa scoperta ha aperto la strada alla comprensione moderna del cancro e ha gettato le basi per terapie innovative che ancora oggi salvano milioni di vite.
Un figlio della Calabria che ha conquistato il mondo della scienza, dimostrando ancora una volta che il genio italiano non conosce confini geografici. Dalla piccola Catanzaro al riconoscimento più prestigioso della medicina mondiale.
Incredibile come una scoperta nata nel Sud Italia abbia illuminato laboratori di ricerca in tutto il pianeta, vero?
https://www.facebook.com/photo/?fbid=1162487932575219&set=a.447499420740744
Leggi anche: https://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Dulbecco
venerdì 27 giugno 2025
Tecnica rivoluzionaria converte le cellule del cancro in cellule sane: speranze per terapie innovative. - Andrea Centini
Mettendo mano alla complessa rete di geni che regola la differenziazione cellulare, scienziati sudcoreani sono riusciti a riconvertire le cellule del cancro al colon retto in cellule intestinali sane. La tecnica potrebbe sfociare in terapie antitumorali rivoluzionarie, prive dei rischi di tossicità e resistenza della chemioterapia.
I ricercatori hanno creato una tecnica rivoluzionaria grazie alla quale è possibile riconvertire le cellule del cancro (cancerose) in cellule normali e dunque sane. L'approccio potrebbe essere alla base di innovative terapie antitumorali che invece di uccidere le cellule malate le trasforma in comuni cellule del nostro organismo, con tutti i vantaggi che ciò garantirebbe. Basti pensare agli effetti delle aggressive chemioterapie e radioterapie, che possono essere molto tossiche ed eliminare anche le cellule sane, oppure al fatto che le cellule tumorali sono in grado di sviluppare resistenza ai trattamenti, catalizzando il rischio di recidiva e tumori secondari a causa delle metastasi. Al momento la tecnica è ancora sperimentale, ma è stata testata con successo sia su cellule in coltura che su modelli animali, pertanto gli scienziati sono fiduciosi che in futuro questo approccio possa essere trasferito nella pratica clinica, cioè nel trattamento dell'essere umano.
A mettere a punto la tecnica in grado di trasformare le cellule cancerose in cellule normali è stato un team di ricerca sudcoreano del Dipartimento di Ingegneria Biologica e del Cervello del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST), guidato dal professor Kwang-Hyun Cho. I ricercatori si sono concentrati sul processo di regressione delle cellule tumorali, che durante l'oncogenesi perdono le tappe della loro differenziazione (in pratica, da cellule specializzate diventano “indifferenziate”). La differenziazione delle cellule normali è guidata da una serie di geni che si attivano e disattivano all'occorrenza; il professor Kwang-Hyun Cho e colleghi hanno creato dei cosiddetti gemelli digitali della rete genica coinvolta nel meccanismo di differenziazione e hanno identificato i master molecular switch, cioè i regolatori molecolari che controllano questo processo. Per farlo si sono avvalsi di una simulazione al computer chiamata single-cell Boolean network inference and control (BENEIN).
Poiché i geni di controllo risultano mutati o spenti nelle cellule tumorali, l'obiettivo degli scienziati era sfruttare i master switch identificati nei gemelli digitali cellulari per riattivare la rete di regolazione genica e innescare nuovamente la differenziazione nelle cellule malate, permettendone la trasformazione in cellule sane. Ed è esattamente quello che sono riusciti a fare, sia attraverso esperimenti molecolari in vitro che in test su modelli animali (in vivo). Per quanto concerne le cellule in coltura, gli scienziati sudcoreani si sono concentrati sulle cellule del cancro all'intestino, uno dei più comuni e mortali al mondo (in Italia ogni anno si registrano circa 50.000 nuove diagnosi e 20.000 decessi, in base ai dati del registro tumori AIRTUM). Applicando il sistema BENEIN a queste cellule, sono stati identificati tre specifici master switch chiamati MYB, HDAC2 e FOXA2. Quando vengono inibiti contemporaneamente si induce la differenziazione delle cellule intestinali ed è possibile trasformare le cellule del cancro al colon retto in cellule intestinali (enterociti) normali, un processo che “sopprime la malignità”, come spiegato dagli autori dello studio.
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Scoperto il tallone d'Achille delle cellule dei tumori resistenti alla chemio: "Potrebbe eliminarle tutte"
“Il fatto che le cellule cancerose possano essere riconvertite in cellule normali è un fenomeno sorprendente. Questo studio dimostra che tale inversione può essere indotta sistematicamente”, ha dichiarato il professor Kwang-Hyun Cho in un comunicato stampa. “Questa ricerca introduce il nuovo concetto di terapia reversibile del cancro mediante la conversione delle cellule cancerose in cellule normali. Sviluppa inoltre una tecnologia fondamentale per identificare i target per la reversione del cancro attraverso l'analisi sistematica delle traiettorie di differenziazione delle cellule normali”, ha chiosato lo scienziato.
La speranza è che i promettenti risultati di questi esperimenti preclinici possano in futuro sfociare in terapie anticancro rivoluzionarie, dove le cellule tumorali invece di essere bombardate e distrutte con tecniche aggressive vengono “semplicemente” riconvertite in cellule buone, mettendo mano al complesso della regolazione genica. I dettagli della ricerca “Control of Cellular Differentiation Trajectories for Cancer Reversion” sono stati pubblicati su Advanced Science.
giovedì 28 gennaio 2021
Scoperto il 'tallone d'Achille' delle cellule tumorali.
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| Cellule metastatiche di melanoma (fonte: Julio C. Valencia, NCI Center for Cancer Research, National Cancer Institute, NIH) |
E' in una modifica a livello genetico, può essere usata come bersaglio per colpire il cancro.
Individuato il tallone d'Achille del cancro: si tratta di una modifica che subiscono a livello genetico le cellule tumorali, detta aneuploidia, che può essere usata come bersaglio per colpire il tumore attraverso alcune molecole.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve ad un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall'università di Tel Aviv, a cui hanno partecipato anche l'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e l'Università Statale di Milano.
L'aneuploidia è un cambiamento nel numero delle copie di cromosomi: tutte le cellule umane hanno 46 cromosomi, mentre quelle tumorali ne hanno spesso di più o di meno. Finora però questo segno distintivo del cancro non era mai stato sfruttato come bersaglio di cura, perché mancavano gli strumenti per creare dei modelli in vitro di cellule aneuploidi.
"Abbiamo dimostrato che l'aneuploidia, che si trova nel 90% dei tumori solidi e nel 75% di quelli ematologici, può essere di per sé un bersaglio - chiarisce Stefano Santaguida, uno dei ricercatori - Non solo: abbiamo trovato delle molecole, gli inibitori del cosiddetto Sac (spindle assembly checkpoint), capaci di interferire con l'aneuploidia e sfruttarla per mirare e colpire le cellule cancerose".
I ricercatori dello Ieo hanno creato "delle librerie di linee cellulari aneuploidi - spiega Marica Ippolito, del gruppo di ricerca- e dimostrato un'alta dipendenza delle cellule aneuploidi dai geni coinvolti nel corretto funzionamento del Sac, il macchinario cellulare deputato alla divisione cellulare, attraverso cui ogni cellula genera due cellule figlie.
Inibendo il Sac, le cellule aneuploidi muoiono.
Si apre quindi la prospettiva di usare questi inibitori come terapia anticancro". I ricercatori stanno anche cercando di capire se l'aneuploidia c'entri in qualche modo con lo sviluppo di resistenze alla chemioterapia.
martedì 8 ottobre 2019
Nobel per la Medicina a Kailin, Ratcliffe e Semenza.
Il premio è per la scoperta del modo in cui le cellule utilizzano l'ossigeno. Questo meccanismo ha un'importanza cruciale per mantenere le cellule in buona salute e averlo scoperto ha aperto la strada alla comprensione di molte malattie, prime fra anemia e tumori.
Il processo che permette alle cellule di adattarsi al livello di ossigeno è fondamentale sia per capire molti processi fisiologici (a sinistra) sia per affrontare molte malattie (fonte: Fondazione Nobel)

