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sabato 9 maggio 2026

“Dazi illegali, potere fuori controllo”: la nuova bocciatura dei tribunali travolge Trump. - Paolo Consiglio

 

La Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti dichiara illegittimi i dazi globali imposti da Donald Trump attraverso il Trade Act del 1974. È l’ennesimo colpo contro una presidenza segnata da sconfitte giudiziarie, isolamento politico e crisi di credibilità
Non è soltanto una sconfitta politica. È una sentenza che colpisce direttamente il metodo con cui Donald Trump ha cercato di governare: forzare i limiti del potere, spingere oltre il perimetro della legge e trasformare ogni decisione in un atto di forza personale.
La Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha stabilito che i dazi globali al 10% imposti dall’amministrazione Trump sono illegali. Il tribunale ha contestato l’utilizzo della Section 122 del Trade Act del 1974, la norma che il presidente aveva provato a usare per giustificare tariffe generalizzate contro gran parte delle importazioni mondiali.
Il punto centrale della decisione è semplice: Trump non aveva l’autorità per farlo.
La corte ha chiarito che quella norma era stata pensata per situazioni economiche straordinarie e specifiche, legate a gravi crisi nei bilanci dei pagamenti internazionali, non per consentire a un presidente di imporre dazi generalizzati ogni volta che decide di trasformare il commercio globale in un’arma politica.
È un colpo pesante. E soprattutto non è il primo.
Negli ultimi mesi i tribunali americani hanno progressivamente smontato pezzi centrali dell’impianto trumpiano sui dazi. Prima la Corte Suprema aveva già limitato l’uso dei poteri emergenziali invocati dalla Casa Bianca. Adesso arriva un’altra decisione che colpisce il tentativo di aggirare quel precedente utilizzando una diversa base giuridica.
Tradotto: Trump perde anche quando prova a cambiare strada.
Ed è qui che il quadro si allarga oltre il commercio internazionale.
Perché questa nuova bocciatura si inserisce dentro una fase politica sempre più fragile per l’ex presidente. Le sue promesse di rilancio economico si sono trasformate in una stagione segnata da instabilità, guerre commerciali, tensioni internazionali e conflitti continui con le istituzioni americane.
Sul piano internazionale, la gestione della crisi con l’Iran ha esposto Washington a un’escalation che molti osservatori hanno definito tra le più pericolose degli ultimi anni. Sul piano economico, la strategia dei dazi ha prodotto mesi di incertezza sui mercati, tensioni commerciali e timori di recessione globale.
E mentre Trump continuava a presentarsi come l’uomo capace di “rifare grande l’America”, il sistema giudiziario americano continuava a ricordargli un punto fondamentale: il presidente non è al di sopra della legge.
Anche sul fronte interno le crepe sono sempre più evidenti. Le operazioni dell’ICE contro migranti e studenti hanno provocato proteste diffuse e scontri istituzionali. Lo scontro con le università americane si è trasformato in una guerra culturale permanente. E i numeri del consenso raccontano un deterioramento sempre più difficile da nascondere.
Diversi sondaggi pubblicati negli ultimi mesi mostrano Trump in forte calo, con livelli di approvazione tra i più bassi registrati per un presidente moderno in questa fase del mandato. Persino una parte dell’elettorato MAGA appare meno compatta rispetto al passato.
Ma il nodo reale non è solo politico.
È il modello di leadership che emerge da tutto questo.
Perché ogni volta che un tribunale interviene contro Trump, il problema non riguarda soltanto la singola decisione annullata. Riguarda un metodo basato sull’idea che il potere possa sostituire le regole, che la pressione possa sostituire le procedure e che la realtà possa essere piegata fino a coincidere con la narrazione del leader.
È questo che rende la sentenza sui dazi qualcosa di più di una questione economica.
È una linea di contenimento istituzionale contro una presidenza che continua a spingersi oltre i limiti del proprio mandato.
E quando diventa necessario che siano continuamente i tribunali a ricordare dove finiscono i poteri del presidente, significa che il problema non è più soltanto giuridico.
È democratico.
Fonti principali:
– Sentenza della U.S. Court of International Trade sui dazi globali imposti da Donald Trump sotto la Section 122 del Trade Act del 1974
– Reuters, Associated Press, The Guardian, Axios, Financial Times, Washington Post
– Documentazione pubblica sul Trade Act del 1974 e sulla Section 122
– Analisi giuridiche e commerciali sulla legittimità dei dazi dell’amministrazione Trump
– Dati e sondaggi pubblici sul consenso dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti
Nota editoriale:
Questo articolo rielabora fonti giornalistiche, sentenze e dichiarazioni pubbliche di interesse internazionale. Le valutazioni espresse rientrano nel diritto di cronaca e di critica politica, nel rispetto dei principi di verità, pertinenza e interesse pubblico, ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione italiana e dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Crediti foto:
– Foto segnaletica di Donald Trump dopo la consegna alle autorità della contea di Fulton, Georgia (Stati Uniti, 2023), fotogramma – fonte: la Repubblica / Fulton County Sheriff’s Office
– Immagine utilizzata a fini di cronaca, informazione e analisi, senza scopo di lucro, ai sensi dell'articolo 65 della Legge sul diritto d'autore (L. 633/1941)

venerdì 27 giugno 2025

Decreto sicurezza, bocciato dalla Corte di Cassazione

 

La Corte di Cassazione ha bocciato il "Decreto Sicurezza" (Decreto Legge n. 48/2025, convertito nella Legge n. 80/2025), rilevando che viola la legalità con aggravanti ingiustificate.
In particolare, secondo quanto riportato da diverse fonti, la Cassazione ha espresso preoccupazioni su vari aspetti del decreto, tra cui:
* Mancanza di urgenza e norme eterogenee: La Corte ha sottolineato la mancanza dei requisiti di urgenza per l'emissione di un decreto legge e la disomogeneità delle norme contenute.
* Violazione della legalità e della proporzionalità: Alcune disposizioni del decreto sono state ritenute lesive dei principi di legalità e proporzionalità.
* Rischio di carcere per marginalità e dissenso: Si è evidenziato il pericolo che il decreto possa portare all'incarcerazione di persone per motivi legati alla marginalità sociale o al dissenso.
* Creazione di "gruppi eversivi da zero": È stata sollevata la preoccupazione che il decreto possa permettere alle forze di sicurezza di "creare gruppi eversivi da zero" a fini preventivi, con un rischio di mancanza di controllo democratico e devianze.
Questa decisione della Cassazione si inserisce in un dibattito più ampio che ha visto molte critiche al Decreto Sicurezza, da parte di giuristi, associazioni e forze politiche, che hanno evidenziato profili di incostituzionalità e la compressione di alcuni diritti fondamentali.
Considerando che l'opposizione con questa legge elettorale è stata annullata, ecco perché ci tengono tanto a riformare la giustizia, dare pieni poteri alla polizia, restaurare il regime del ventennio.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=10223578563647212&set=a.1868418885234

venerdì 23 luglio 2021

Giustizia, via libera alla fiducia Draghi: 'Nessuno vuole l'impunità'.

 

Il Csm boccia riforma della prescrizione, troppi processi in fumo.


Il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità l'autorizzazione della fiducia sulla riforma della giustizia. 

La conferenza stampa. "Oggi abbiamo fatto un passaggio abbastanza rapido in Consiglio dei Ministri per ciò che riguarda la giustizia. La presenza della ministra Cartabia è un impegno a tenervi informati sempre in tema di cambiamenti sulla giustizia".

Lo dice il premier Mario Draghi in conferenza stampa dopo il CdM.

Sulla riforma della giustizia "ho chiesto l'autorizzazione a porre la fiducia. C'è stato un testo approvato all'unanimità in Cdm e questo è un punto di partenza, siamo aperti a miglioramenti di carattere tecnico, si tratterà di tornare in Consiglio dei Ministri" ha aggiunto Draghi precisand che "il ministro Cartabia è molto disponibile".

"La richiesta di autorizzazione di fiducia è dovuta al fatto di voler porre un punto fermo - ha sottolineato il premier - . C'è tutta la buona volontà ad accogliere emendamenti che siano di carattere tecnico e non stravolgano l'impianto della riforma e siano condivisi. Non mi riferirei solo agli emendamenti di una parte, perché ci sono anche altre parti".

"Nessuno vuole sacche di impunità, bene processi rapidi e tutti i colpevoli puniti, è bene mettere in chiaro da che parte stiamo. Il testo della riforma della giustizia - ha proseguito Draghi - è stato approvato dal CdM poi faremo di tutto per arrivare ad un testo condiviso.

"Chiedere la fiducia può avere delle conseguenze diverse prima del semestre bianco o durante il semestre bianco, ma la diversità è molto sopravvalutata. Chiederla cinque o sei giorni prima è come chiederla durante - ha detto Draghi  - perché i tempi per organizzare una consultazione elettorale non ci sarebbero comunque. Una riforma come quella della giustizia deve essere condivisa ma non è giusto minacciare un evento, la consultazione elettorale, se non la sia approva". 

La ministra Marta Cartabia in conferenza stampa ha sottolineato che il tema affrontato dalla riforma della giustizia è "difficile ma ineludibile, il problema della durata dei processi è grave in Italia". La ricerca di un "punto di mediazione" "non è una novità di oggi, non inizia dopo il Consiglio dei Ministri di oggi ma è il tratto metodologico con cui abbiamo affrontato un tema che sapevamo essere difficile, per trovare una composizione di punti di vista molto diversi". La riforma della giustizia non risponde solo alla richiesta delle "condizioni del Pnrr", che chiede "di ridurre del 25% i processi penali" ma secondo il ministro è legata a "alle esigenze dei cittadini. La ragionevole durata del processo evita la prescrizione. La ragionevole durata del processo è una garanzia dei diritti".

Intanto dal Csm arriva una prima bocciatura della norma sulla improcedibilità contenuta nella riforma della prescrizione approvata dal governo. La Sesta Commissione ha approvato a larga maggioranza, con 4 voti a favore e 2 astensioni, un parere nettamente contrario. "Riteniamo negativo l'impatto della norma", dice il presidente della Commissione Fulvio Gigliotti (5S), perchè comporta "l'impossibilità di chiudere un gran numero di processi". Non solo: secondo la Commissione "la disciplina non si coordina con alcuni principi dell'ordinamento come l'obbligatorietà dell'azione penale e la ragionevole durata del processo". Il problema centrale è il termine di due anni entro il quale va celebrato il processo di appello, oltre il quale scatta la tagliola della improcedibilità: "non è sostenibile in termini fattuali in una serie di realtà territoriali, dove il dato medio è ben superiore ai 2 anni, ed arriva sino a 4-5 anni", spiega Gigliotti. Il che significa che con la nuova norma "si impedisce la trattazione di un gran numero di processi".

Gli scenari. La riforma del processo penale approderà in Aula alla Camera venerdì prossimo 30 luglio. La fiducia approvata dal Cdm potrebbe prefigurare due scenari opposti: uno di rottura con M5s o una sua parte, ed uno di accordo raggiunto nel frattempo in Commissione. La fiducia inoltre rappresenta anche una risposta indiretta alla bordata del Csm - si ragiona in ambienti della maggioranza - la cui Sesta Commissione ha bocciato la riforma del ministro Marta Cartabia, e alle parole più delegittimanti che critiche di alcuni Pm, come anche in giornata Nicola Gratteri.

ANSA

mercoledì 12 febbraio 2020

Prescrizione, bocciato in commissione il lodo Annibali per rinviare la riforma. I renziani votano di nuovo con Lega, Forza Italia e Fdi.

Prescrizione, bocciato in commissione il lodo Annibali per rinviare la riforma. I renziani votano di nuovo con Lega, Forza Italia e Fdi

Non passa con 49 voti contro e 40 a favore l’emendamento di Italia viva al Milleproroghe per rinviare al 2021 la riforma Bonafede. Nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, si ripropone l’asse tra il partito di Renzi e quelli del centrodestra.
renziani votano con la destra per la seconda volta in due giorni. Ma pure il secondo tentativo di affossare la riforma della prescrizione fallisce. Le commissioni congiunte Affari costituzinali e Bilancio della Camera hanno bocciato il lodo Annibali, l’emendamento di Italia Viva al Milleproroghe per rinviare di un anno la riforma di Alfonso Bonafede: 49 hanno votato contro, soltanto 40 invece a favore. Hanno votato sì i renziani, insieme ai deputati dell’opposizione e quindi Lega, di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Contrari i parlamentari della maggioranza. “La bocciatura è una scelta irragionevole ma me lo aspettavo, è stata una lenta e lunga agonia. Continuiamo a ritenere che il nostro emendamento fosse di buonsenso, che prima si debba lavorare sulla riforma del processo e poi su quella della prescrizione”, ha detto Annibali.
Il primo tentativo – Sul lodo della capogruppo giustizia di Italia viva c’era il parere contrario del governo e dei relatori. Ieri la Lega ha annunciato l’intenzione di sottoscrivere l’emendamento renziano, ipotesi ventilata anche da Fratelli d’Italia. Insomma il lodo bandiera di Renzi ha formalmente raccolto il sostegno del centrodestra, ma non è passato. Poco dopo è stato bocciato anche l’emendamento a firma di Annibali e Catello Vitiello, ex M5s passato con Renzi: il testo, in pratica, riportava la prescrizione alla legge varata ai tempi in cui il guardasigilli era Andrea Orlando. Già ieri era stato respinto il primo tentativo di cancellare la riforma: i renziani hanno votato insieme a Lega, Forza Italia, e Fratelli d’Italia ma l’emendamento al Milleproroghe di Riccardo Magi di +Europa per sospendere fino al 2023 il provvedimento già entrato in vigore il primo gennaio scorso non è passato ottenendo 44 no e 42 sì.
Lodo Conte bis in Cdm giovedì. Il lodo Annibali era stato evocato più volte dai renziani come una forma di minaccia al governo. Venerdì scorso, infatti, sulla prescrizione la maggioranza ha trovato un punto di mediazione con il cosiddetto lodo Conte Bis, che congela la prescrizione dopo il primo grado ma fa una differenza tra assolti e condannati e stoppa definitivamente i termini dopo il secondo grado. In pratica modifica la riforma Bonafede già in vigore. “Domani il ddl sulla riforma del processo penale e il lodo Conte bis dovrebbe andare in Cdm. Sul lodo Conte bis si sta valutando il veicolo normativo migliore”, ha spiegato in Transatlantico il guardasigilli. Quel punto di mediazione, però, non ha convinto i renziani che hanno tirato dritto per la loro strada. Prima hanno parlato di “rischi per il governo“, poi hanno ventilato una mozione di sfiducia contro il guardasigilli, quindi hanno votato due volte su due con l’opposizione. Fino a questo momento, però, la maggioranza ha retto.
Verini: “Giusto bocciare emendamenti strumentali” – “È stato giusto respingere emendamenti strumentali. Non a caso votati da un pezzo della maggioranza come Italia Viva con la Lega di Salvini. Adesso ci auguriamo davvero che prevalga la serietà. Il governo potrà al più presto approvare una riforma del processo penale che porterà finalmente tempi certi e ragionevoli dei processi. E si potrà individuare il percorso parlamentare più veloce possibile per modificare in pochi mesi, entro l’estate, la legge Bonafede sulla prescrizione, sulla base dell’accordo raggiunto nella maggioranza”, dice Walter Verini, responsabile giustizia del Pd. “Basta con le sparate quotidiane, basta con le rigidità propagandistiche, basta con il garantismo usato come una clava dai garantisti a corrente alternata. – aggiunge il dirigente dem – Si lavori sul serio per dare ai cittadini una giustizia efficace e un giusto processo”. La pensa allo stesso modo il vicecapogruppo Pd alla Camera Michele Bordo: “Siamo determinati ad andare avanti e nei prossimi giorni avremo finalmente la riforma del processo penale, così come previsto dal programma di governo, e la modifica alla prescrizione. Sia chiaro, per onore di cronaca, che se sarà in vigore la legge Bonafede ancora per un pò è solo per merito di Italia Viva”. I renziani, però, da quella parte non ci sentono: “Non è ancora chiaro il veicolo, noi continuiamo a dire che se dentro la bozza della riforma del processo penale c’è il lodo Conte bis per noi è impossibile sostenerlo, è invotabile“, dice Annibali parlando del consiglio dei ministri di domani sulla riforma del processo penale.
Gli emendamenti “a grappolo” di Forza Italia vuole – In Parlamento nel frattempo continua il tiro a bersaglio sulla riforma della prescrizione: Forza Italia ha presentato in Senato un emendamento per cancellare la legge Bonafede. La proposta a prima firma di Fiammetta Modena è stata depositata stamane, a quanto si apprende, al decreto sulle intercettazioni che è in esame in commissione. L’emendamento interviene in prima battuta sul tema intercettazioni: introduce l’udienza di stralcio degli ascolti non rilevanti e prevede che sospenda per 60 giorni la prescrizione. In seconda battuta cancella la legge Bonafede facendo rivivere la legge Orlando sulla prescrizione.
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