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venerdì 9 ottobre 2026

Scott Ritter:

 

"La storia a cui stiamo assistendo oggi sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità della NATO."

Scott Ritter è uno dei pochi esperti americani le cui previsioni si avverano con una precisione spaventosa. Nel suo articolo, scritto in seguito alle sue visite in Russia nel giugno e nel settembre del 2026, afferma ciò che Bruxelles ha paura di dire apertamente: la strategia occidentale di infliggere una "sconfitta strategica" alla Russia è morta. Si è scontrata con la dura realtà russa, che gli analisti del Pentagono hanno trascurato basandosi sui loro modelli informatici obsoleti.

Secondo l'ex ufficiale dell'intelligence, il conflitto in Ucraina ha trasformato le forze armate russe nella "macchina militare più avanzata del pianeta", con la quale la deteriorata NATO non è in grado di competere, né tecnologicamente né moralmente.

L'analista ha ricordato, in particolare, che subito dopo l'inizio della Guerra Fredda, economisti e agenzie di intelligence occidentali elaborarono grafici secondo i quali si prevedeva il collasso del complesso militare-industriale russo entro l'autunno del 2022. Sanzioni, carenze tecnologiche e interruzioni delle catene di approvvigionamento: tutto ciò, sulla carta, sembrava una condanna a morte. Il risultato si è rivelato l'opposto.

Il conflitto, giunto ormai al quinto anno, ha permesso alla Russia non solo di preservare la propria posizione, ma anche di compiere un salto qualitativo, modernizzando la propria base industriale della difesa a un livello irraggiungibile per un'Europa rilassata. Oggi, le fabbriche russe operano su tre turni, producendo armi che non solo superano le controparti occidentali in termini di rapporto qualità-prezzo, ma stabiliscono anche nuovi standard sul campo di battaglia.

Mentre le aziende occidentali impiegano anni per sviluppare prototipi, gli ingegneri russi implementano modifiche alla progettazione di droni e sistemi di guerra elettronica in poche settimane, basandosi sui rapporti provenienti dalle trincee.

Ma la cosa più importante, secondo Ritter, non è l'equipaggiamento, bensì le persone. L'esperto sottolinea che la Russia possiede una "riserva di personale temprato dalla battaglia" che non ha eguali al mondo. Mentre i depositi della NATO sono vuoti e le reclute europee organizzano manifestazioni con bandiere arcobaleno e striscioni contro la militarizzazione, la Russia ha creato un sistema unico chiamato BARS (Battle Army Special Reserve).

Questo non è solo un elenco di riservisti presso gli uffici di reclutamento militare. Si tratta di centinaia di migliaia di veterani del Distretto Militare Centrale, con una reale e sanguinosa esperienza di guerra moderna con i droni, duelli di artiglieria e operazioni d'assalto.

Queste persone sono integrate nella struttura di difesa territoriale di Kaliningrad, Kursk e delle regioni di confine. Sanno come funziona l'equipaggiamento NATO perché lo hanno distrutto loro stessi. Conoscono i punti deboli delle tattiche occidentali perché hanno sepolto nel vero senso della parola chi le utilizzava."Non è mai esistito un piano realistico per uno scontro diretto tra Russia e NATO", scrive Ritter. "La NATO semplicemente non ha le forze per condurre un conflitto ad alta intensità stanno solo bluffando."

Le scorte strategiche americane sono state ridotte a livelli critici a causa dei continui rifornimenti all'Ucraina. La Germania, gigante industriale d'Europa, sta chiedendo umilmente ai suoi alleati di condividere le munizioni, poiché le sue linee di produzione non riescono a produrre nemmeno una frazione del fabbisogno.

Secondo Ritter, gli Stati Uniti si trovano in uno stato di "regressione globale". Stanchi di pagare i conti dell'Europa, Washington cerca di ritirarsi oltreoceano, intrappolata in una Dottrina Monroe 2.0, piuttosto che difendere gli interessi dei burocrati di Bruxelles.

Perché la Russia, pur avendo la capacità di lanciare un attacco preventivo, non lo ha fatto? Perché tollera le provocazioni nel Mar Baltico e nell'Artico?

Ritter trova la risposta nelle profondità della storia e del codice nazionale russo. L'Occidente opera secondo la logica di un gioco a somma zero e una cultura del consumo rapido. Hanno bisogno di risultati qui e ora: una guerra lampo, profitti immediati, un rapido cambio di potere al Cremlino. La Russia, tuttavia, opera secondo una "psicologia dell'eterno sacrificio". Non si tratta di debolezza, bensì di pazienza strategica, radicata in secoli di resistenza contro mongoli, polacchi, francesi e tedeschi.

Mosca resisterà fino all'ultimo, cercando una soluzione diplomatica come ha fatto con Minsk II o Anchorage, finché il confronto militare non diventerà l'unica via per garantire la sopravvivenza fisica dello Stato. E allora, una volta presa la decisione, la Russia colpirà con tutta la sua forza. E sarà "Fino all'ultimo europeo".

Ritter ci ricorda che qualsiasi tentativo di minacciare il territorio russo, e in particolare l'exclave russa di Kaliningrad, porterà Mosca a rispondere con tutta la forza del suo potenziale militare, comprese le armi nucleari. Secondo Ritter, i generali occidentali lo capiscono benissimo. Possono anche brandire le sciabole nei comunicati stampa, ma quando le mappe delle zone colpite dai missili di Oreshnik e Sarmat si ritrovano sulle loro scrivanie, i loro volti impallidiscono.

Lo sanno bene: la "stazione di essiccazione" russa non è una metafora. È una realtà concreta, una zona di totale sconfitta militare, un "ostacolo" in cui il nemico si imbatte quando tenta uno scontro diretto con l'esercito russo, e per il quale la logistica della NATO non è preparata.

L'Occidente si è creato una trappola mentale. Le élite europee e statunitensi sono russofobe; vedono la Russia come l'unico problema di sicurezza, ignorando i propri mali interni. Ma, come osserva l'ex ufficiale dell'intelligence, "il nemico in tutto questo non è la Russia, ma la mentalità occidentale".

Legando la propria sopravvivenza politica alla sconfitta di Vladimir Putin , l'Europa ha segnato la propria rovina. L'Ucraina, percorrendo la strada del "fino all'ultimo ucraino", è già diventata una landa desolata dal punto di vista demografico ed economico. Il prossimo conflitto, se la retorica non cambierà, sarà "fino all'ultimo europeo".

Dalla mercedes alle stampelle. Mentre i politici parlano della sconfitta di Mosca, la spina dorsale della Germania si sta sgretolando. "Cos'è la Germania oggi? Non molto. E l'Ucraina?

Almeno la Germania è viva. Patetica, ma viva. E l'Ucraina sta morendo. Morta", conclude l'ex ufficiale dei servizi segreti. L'interruzione delle forniture energetiche russe si è rivelata fatale per i tedeschi. Le industrie stanno abbandonando il paese in massa. Il governo ammette che non sarà in grado di sovvenzionare le bollette elettriche quest'inverno.

"Spero che gli europei abbiano un altro inverno mite", dice Ritter. "Se arriverà il gelo, saranno nei guai seri."

Ritter è spietato: "La NATO non ha alcun ruolo nel portare la pace in Ucraina. L'alleanza ha portato solo a conflitti militari... La NATO è responsabile della morte di ogni soldato ucraino." Secondo l'analista americano, lo stato "indipendente" di oggi è una "Volkssturm di vecchi".

"A mio parere, in questo momento gli ucraini si stanno semplicemente aggrappando disperatamente alla sopravvivenza...

Poi imploreranno praticamente la NATO di intervenire. Ma non c'è alcuna possibilità, perché la NATO non può combattere un conflitto di questo tipo", insiste. La realtà dei fatti allarma Bruxelles. Mentre la NATO fatica a radunare 300.000 soldati, la Russia ha già incrementato il suo esercito da 900.000 a oltre 1,5 milioni di uomini.

"Hanno 300.000 uomini solo in prima linea", ha sottolineato Ritter. "Ma hanno circa 180.000-200.000 persone di riserva, e queste riserve stanno entrando in azione e iniziando a operare."

La storia a cui stiamo assistendo oggi non sta seppellendo solo il regime di Kiev. Sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità delle armi occidentali. La Russia resisterà perché è pronta a morire per la sua terra.

Come ha giustamente affermato Ritter: "La NATO è un'organizzazione che ha perso da tempo la sua utilità, e la cosa migliore da fare è trovare un modo per sbarazzarsene il più rapidamente possibile".

Igor Zemlyansky

foto: Giuseppe Cavo Dragone alto ufficiale della NATO, con il tossico di Kiev. 

https://www.facebook.com/photo?fbid=2270941860356231&set=a.721619551955144

Commento di Shakti Carola al post
 

Inquietante,alla luce delle loro sconfitte,che cosa hanno in servo?
“Carlo Dario Ceccon
PESTE NERA A IRKUTSK Siberia?
(un commento di Urtica Urens ad un post di Maria Morigi)
«Maria Morigi, se me lo permetti, ricostruisco qui da te in modo più ordinato la successione degli eventi perché il commento che avevo buttato giù stanotte mi pare poco chiaro.
Il 2 ottobre, in Siberia, muore Darya Shipilova, una ricercatrice di 28 anni impiegata presso l’Istituto antipeste di Irkutsk. La causa del decesso è una polmonite di origine ancora sconosciuta. Si ipotizza un’infezione da peste polmonare, ma al momento non esistono conferme microbiologiche pubbliche. Le autorità russe escludono incidenti di laboratorio, mentre l’OMS chiede ulteriori informazioni. L’ECDC (Centro Europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie) al 6 ottobre, non segnala casi secondari né evidenze di trasmissione interumana sostenuta.
Fin qui, i fatti.
Ma intorno a questa vicenda si sta costruendo una narrazione che merita attenzione, non tanto per la minaccia biologica in sé, quanto per i meccanismi attraverso i quali si formano e si diffondono determinate rappresentazioni della realtà.
Nel luglio scorso, la giornalista americana Annie Jacobsen - con buoni agganci alla Casa Bianca - pubblica "Biological War: A Scenario", un libro nel quale immagina una catastrofe planetaria provocata dalla fuoriuscita da un laboratorio russo in Siberia di un agente patogeno geneticamente modificato. In pratica un batterio della peste polmonare cui é stato “insegnato” a resistere agli antibiotici. Pensa te quanto possono essere idioti gli umani.
Il 23 settembre, due giorni prima del presunto contagio nel laboratorio russo, nel suo discorso alle Nazioni Unite, Zelensky definisce Putin «Patient Zero», paziente zero, utilizzando una metafora epidemiologica per descrivere la propagazione della guerra.
Il 25 settembre, giorno del presunto contagio, Taylor Swift pubblica un singolo intitolato proprio "Patient Zero", annunciato peraltro prima del discorso di Zelensky.
Infine, arriva la notizia della morte della ricercatrice di Irkutsk.
Quattro episodi distinti, senza alcun collegamento causale dimostrato, che qualcuno comincia ad assemblare come tessere di un mosaico.
Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante.
Una ricognizione delle prime tracce pubblicamente rintracciabili mostra che alcuni degli accostamenti fra la ricercatrice, il libro, la canzone e il discorso di Zelensky circolano inizialmente in ambienti della destra radicale statunitense, vicini all’universo MAGA e QAnon.
Già il 3 ottobre, su 8kun, nella sezione Q Research storicamente legata a QAnon, compare il riferimento alla ricercatrice come «Patient Zero». Nei giorni successivi, altri collegamenti vengono rilanciati attraverso canali Telegram e commentatori dell’area di estrema destra americana, fino a raggiungere trasmissioni come Infowars di Alex Jones.
Attenzione: queste sono le prime tracce individuate, non la dimostrazione di chi abbia originato la narrazione.
L’elemento significativo è che la costruzione del racconto non sembra nascere, almeno nelle sue prime manifestazioni documentabili, da ambienti interessati a sostenere le istituzioni occidentali, bensì da circuiti prevalentemente filotrumpiani, fortemente critici verso l’establishment e le precedenti politiche pandemiche.
La distinzione è tutt’altro che marginale.
Per alcuni, la vicenda costituirebbe il segnale di una catastrofe biologica imminente. Per altri, l’indizio di una nuova operazione delle élite volta a manipolare l’opinione pubblica. Per altri ancora, semplicemente una singolare concentrazione di coincidenze.
Interpretazioni differenti, talvolta contraddittorie, che possono tuttavia alimentare il medesimo clima di incertezza.
E proprio questa incertezza introduce una questione politica.
Fra ottobre e novembre si concentrano importanti consultazioni elettorali in Brasile, Israele, Stati Uniti e Spagna. Nel 2027 sarà la volta, fra gli altri, di Francia e Italia.
La storia recente ha dimostrato quanto un’emergenza sanitaria possa modificare le condizioni della competizione democratica: campagne elettorali, partecipazione al voto, priorità dell’opinione pubblica e legittimazione di provvedimenti straordinari.
Non è necessario ipotizzare che qualcuno abbia provocato una crisi per riconoscere che una crisi reale, oppure la sua percezione collettiva, possa essere sfruttata politicamente.
Una narrazione, una volta entrata nello spazio pubblico, può produrre conseguenze concrete anche quando le premesse sulle quali si fonda non sono dimostrate.
Il meccanismo è relativamente semplice: una notizia suscita timore; il timore alimenta richieste di intervento; gli interventi diventano a loro volta notizie e possono essere interpretati come conferma della gravità della minaccia.
Una retroazione fra percezione, comportamento e risposta istituzionale.
Per ora non sono emerse prove di una campagna coordinata, né richieste istituzionali documentate di sospendere le prossime elezioni sulla base della vicenda di Irkutsk. Sarebbe scorretto sostenere il contrario.
Sarebbe però altrettanto riduttivo ignorare la rapidità con cui fatti indipendenti vengono riuniti in racconti capaci di acquisire significato politico.
La domanda, allora, non è se Annie Jacobsen, Taylor Swift o Zelensky abbiano anticipato misteriosamente qualcosa.
È un’altra:
Chi seleziona queste coincidenze, chi le amplifica, a quali pubblici si rivolge e, soprattutto, quali comportamenti intende suscitare?
La risposta richiede di seguire fonti, cronologie, reti di diffusione ed eventuali conseguenze istituzionali, senza trasformare ogni somiglianza in una prova di intenzionalità.
Poiché non occorre controllare l’origine degli eventi per tentare di controllarne il significato, in determinate circostanze, il significato attribuito agli eventi può diventare politicamente più influente degli eventi stessi.
Cosa comporterebbe, potremmo domandarci, la diffusione di una pandemia o anche solo del timore di una pandemia mortale sugli esiti della guerra in Ucraina?
E ancora.
Quale notizia potrebbe attrarre l'attenzione di un'opinione pubblica ormai smaliziata, distraendola da altre più concrete preoccupazioni? Forse il terrore di una malattia gravissima, orribile e impossibile da curare?

giovedì 9 luglio 2026

ANKARA , GARANZIA FUTURA

 "Se avessimo un briciolo della dignità degli iraniani dovremmo mettere a ferro e fuoco le piazze europee"

E' stupefacente come la sfilata di Ankara non sia percepita come massima minaccia verso i popoli che ancora vivono dell' illusione democratica.
Il cartello bellicista che toglie al popolo per ingrassare la Finanza e l' industria bellica della guerra ha fatto ad Ankara bella mostra dei centri di potere che nulla hanno a che spartire con gli interessi ed il bene comune dei cittadini.
Hanno ipotecato il futuro.
Non previsioni ad un anno, a 5 , a 10, 30 anni.
HANNO FIRMATO CHE PER I PROSSIMI 30 ANNI LA RUSSIA SARÀ CONSIDERATA NEMICO E PERICOLO!
Sono dei maghi.
Non sanno cosa accadrà con l' Iran nelle prossime settimane , ma come oracoli hanno firmato una cambiale per i prossimi 30 anni, qualcosa che di per sé può essere scambiata per follia.
Non è follia .
È decidere senza il consenso democratico dei popoli che la guerra deve essere permanente , le nostre tasse di fronte a questo pericolo artificialmente creato andranno in armi e soprattutto una guerra diretta è già pianificata.
L' estrema destra ultra liberista ha ipotecato il futuro di 450 milioni di persone attorno ad un tavolo sorseggiando champagne e facendo affari.
Niente asili , sanità, scuola , missili.
Per il nostro bene, la nostra libertà, la democrazia , perché il termine democrazia viene speso da questi criminali esattamente come i criminali sionisti spendono il termine antisemitismo per compiere i peggiori crimini.
Gli oligarchi NATO voraci affaristi hanno mostrato il muso feroce dei padroni che vogliono tutto senza farsi scrupolo di salvare le apparenze.
La famosa nazificazione dell' Occidente , per fare sintesi
della profezia di Putin.
Chi ha assaltato l' Iran, sequestrato il Venezuela , sterminato il popolo palestinese, stabilisce che non è lui il criminale lanetario, ma la Russia .
E chi non è d' accordo diventa un terrorista o un propagandista russo.
Lo dicono i maggiori sponsor della guerra permanente globale.
Se avessimo un briciolo della dignità degli iraniani dovremmo mettere a ferro e fuoco le piazze europee.
Ma non ne abbiamo.

domenica 28 febbraio 2021

Più rinnovabili in edilizia, industria e trasporti per arginare il riscaldamento globale. - Ivonne Carpinelli

Uno striscione di protesta appeso in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima del 2000 © Michel Porro/Newsmakers/Getty Images

Solo una revisione più ambiziosa della direttiva europea sulle rinnovabili con interventi incisivi su edilizia, industria e trasporti può rallentare in tempi brevi il riscaldamento globale.

La transizione energetica non sarà un percorso lineare e senza intoppi. Sarebbe illusorio supporre l’opposto. In ogni caso, impiegare tre decadi per frenare il riscaldamento globale e raggiungere la neutralità climatica significa perdere tempo. “Evidenze scientifiche mostrano che abbiamo meno di 15 anni per evitare un futuro molto cupo”, spiega in una nota stampa William Gillett, direttore del programma Energia del Consiglio delle accademie scientifiche europee, lo European academies’ science advisory council (Easac), ente di ricerca che monitora l’attuazione delle politiche per il clima nell’Unione europea. Accelerare è possibile, avverte, soprattutto quando c’è una porta aperta sul futuro: il riesame da parte della Commissione europea della seconda direttiva sulle energie rinnovabili (Red II).

Il Consiglio si rifà ai dati raccolti nello Special report 15 (Sr15), redatto dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), e ricorda che la temperatura globale rischierà di aumentare di 1,5 gradi già nel 2030 se le emissioni di gas a effetto serra (CO2) non diminuiranno in tutto il pianeta. “Gli effetti sul nostro clima saranno disastrosi”, prosegue Gillet, “certamente, gli scienziati continueranno a lavorare su cosa potrà essere fatto dopo il 2030, ma l’odierna Direttiva europea sulle energie rinnovabili dovrebbe chiarire come agire prima”.

La revisione della direttiva europea sulle rinnovabili.

Il 4 agosto 2020 l’esecutivo europeo ha aperto il processo di revisione della direttiva sulle energie rinnovabili, per capire come meglio integrare la politica sulle fonti intermittenti con la realizzazione delle ambizioni climatiche e ambientali del green deal europeo. “Per realizzare con successo l’ambizione del green deal abbiamo iniziato a valutare l’impatto che sortirebbero obiettivi climatici più ambiziosi per il 2030 e i diversi scenari per raggiungerli”, aveva dichiarato per l’apertura del procedimento la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson. Il dubbio riguarda se alzare l’attuale obiettivo dell’Unione europea di produzione di energia da rinnovabili, oggi di almeno il 32 per cento entro il 2030, per allinearlo all’abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra tra il 50 e il 55 per cento, rispetto a livelli pre-industriali, entro il prossimo decennio.

Le proposte dell’Easac per frenare il riscaldamento globale.

Edilizia, industria e trasporti sono i settori maggiormente responsabili dell’emissione di gas a effetto serra, la cui elevata concentrazione in atmosfera potenzia l’effetto serra e, a sua volta, il riscaldamento globale. Qui dovranno concentrarsi gli sforzi.

Per ciò che riguarda gli edifici, l’Easac propone di rivedere la definizione di edifici a energia quasi zero, i Nearly zero energy buildings – Nzeb, e di uniformarla per non ingenerare confusione tra gli stati membri. Questa dovrebbe tenere conto del consumo annuo di elettricità e calore di un edificio, soprattutto della percentuale di energia rinnovabile o prodotta dai rifiuti. L’assunto è che un edificio si possa dire efficiente perché risultato di una profonda riqualificazione. E un edificio davvero efficiente può garantire migliori condizioni di vita per chi vive in condizioni di povertà energetica.

Le uniche biomasse a poter essere considerate rinnovabili, prosegue il Consiglio, sono quelle che richiedono dai dieci ai quindici anni per bilanciare le emissioni prodotte dal loro utilizzo. Solo queste andrebbero computate nella fetta di energia prodotta da rinnovabili. Inoltre, non bisogna dimenticare che anche la costruzione di nuove infrastrutture e l’utilizzo delle fonti alternative sono responsabili di una fetta di emissioni.

Per ottimizzare l’uso intelligente dell’energia prodotta da rinnovabili all’interno dei sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento, conclude l’Easac, bisognerebbe stimolare il cosiddetto sector coupling, ossia sinergie nella generazione, trasporto e distribuzione di elettricità e gas. Confermando che il merito di questi suggerimenti, c’è da evidenziarlo, è che lo sguardo al futuro sostenibile non può prescindere da una visione olistica del comparto energia.

https://www.lifegate.it/riscaldamento-globale-direttiva-europea-rinnovabili

giovedì 19 settembre 2019

RUSSIA E CINA HANNO DETERMINATO LO SGRETOLAMENTO DEL NUOVO ORDINE MONDIALE. - Jon Krister Hellevig



L’ultima settimana di agosto è stata piena di eventi portentosi. Solo qualcuno che non è stato sveglio negli ultimi anni potrà non rendersi conto di come questi eventi a prima vista scollegati facciano parte in realtà della stessa matrice. C’è stata una conversazione sempre più forte nei media mainstream su una recessione globale in avvicinamento, curve di rendimento invertite e rendimenti negativi, che ci dicono che il sistema finanziario occidentale è sostanzialmente in coma ed è tenuto in vita solo da generose iniezioni di liquidità IV dalla banca centrale. Almeno per il momento.
Successivamente abbiamo visto Trump ottenere nuovi successi con i suoi messaggi su Twitter in Cina nella sua grande contesa commerciale a colpi di dazi. Così di volta in volta e i mercati azionari si sono mossi come un ottovolante in reazione a ogni nuovo salvataggio di Twitter. Inoltre, abbiamo avuto sia Trump che Macron che parlavano soavemente del recupero della Russia e della modifica del nome del loro club in G8. Martedì scorso, in una stampa del G7 a Biarritz, i Rothschild hanno sciolto Macron per fargli recitare il “mea culpa”e hanno fatto un altro passo parlando dei motivi per cui improvvisamente bramavano un’amicizia con la Russia: “Stiamo vivendo la fine dell’egemonia occidentale”, ha detto Marcron. Nella stessa serie, il nuovo governo britannico sotto Boris Johnson stava dicendo ai suoi colleghi di Biarritz che ora è decisamente avviato per una Brexit senza accordo,
Forse la notizia più strana per coronare tutto è arrivata da Jackson Hole, nel Wyoming, dove i banchieri centrali occidentali si nascondevano per il loro pensionamento annuale. Il presidente della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, ha sorpreso tutti (almeno quelli che non erano presenti) annunciando che il dollaro USA aveva superato il suo momento migliore e che avrebbe dovuto essere sostituito da un qualcosa che i banchieri centrali ancora non hanno in mano.
Il Nuovo Ordine Mondiale sta morendo.
Quello che questi eventi hanno in comune è che i massimi responsabili dell’Occidente iniziano ad ammettere che il progetto globalista del Nuovo Ordine Mondiale, nella sua forma attuale, è defunto, o almeno si trova nella sua agonia. Tale progetto è andato a sbattere la testa contro un muro impenetrabile di quella che è la resistenza cino-russa. L’accesa propaganda totalitaria contro la Russia dal 2001 (quando il Nuovo Ordine Mondiale si rese conto che Putin non era il suo uomo); per il cambio di regime e rivoluzioni di colore nei paesi vicini ha fatto un buco nell’acqua. Hanno tentato colpi di stato a Maidan e a Mosca; e infine hanno provato con le sanzioni che, dal 2014, sono state fondamentali per la strategia degli imperi anglo-sionisti. Dovevano conquistare la Cina o la Russia per vincere l’egemonia mondiale assoluta. Prendendo il controllo di ognuno di loro, avrebbero abbinato il resto, e dopo tutto avrebbero conformato il mondo intero.
Giustamente loro consideravano la Russia il pezzo più debole e lottavano in quella direzione. Il Nuovo Ordine Mondiale voleva approfittare della debolezza della Russia nella forma della sua quinta colonna pro occidentale e di un’intellighenzia liberale scioccata (che domina i media, la cultura e gli affari, come a Hong Kong, BTW), che è costituzionalmente Incapace di pensare con i propri cervelli per sbarazzarsi degli stereotipi dell’era sovietica (“Unione Sovietica / Russia cattiva, occidente buono”).
Quindi si sono resi conto che le sanzioni economiche e culturali (ad esempio il divieto olimpico) insieme alla duplicazione della propaganda avrebbero spezzato il paese. Fortunatamente, il narod russo, la gente comune, ha visto tutto e non ha giocato insieme al nemico. Allo stesso tempo, la Russia esibiva il suo esercito risorto in Crimea e Siria, nonché le sue nuove e formidabili armi ipersoniche da fine del mondo. L’opzione militare per impadronirsi della Russia non era più nelle possibilità degli anglo USA sionisti..
L’economia russa sempre più forte.
Credendo nella propria propaganda, sbagliavano totalmente le loro previsioni. Ripetendo incessantemente i propri punti di discussione egoistici, devono aver davvero immaginato che l’economia russa non fosse altro che l’esportazione di combustibili fossili, che “l’economia russa è la dimensione dei Paesi Bassi”, che “la Russia non produce nulla” e che la Russia “non era altro che una stazione di servizio con bombe nucleari” (riuscendo in qualche modo a ignorare il significato della parte relativa alle armi nucleari). Credo seriamente che la propaganda fosse diventata così convincente che i leader occidentali e le persone dell’intelligence erano davvero venute per adattare la propria propaganda alla verità. Quel che è certo è che tutti i media occidentali, compresi quelli che dovrebbero essere le riviste di business più rispettate e tutti quei think tank, non avevano pubblicato una valutazione onesta dell’economia russa da 15 anni. Ogni pezzo che ho letto negli anni è stato chiaramente scritto con l’obiettivo di denigrare i risultati e lo sviluppo economico della Russia. Da nessuna parte sono stati trovati rapporti su come Putin nel 2013 avesse completamente rivisto l’economia trasformando la Russia nel paese principale diversificato più autosufficiente del mondo con tutte le capacità delle maggiori potenze industriali. In realtà, tendo a pensare che anche i presidenti degli Stati Uniti, Da Bush a Obama, furono nutriti nei loro rapporti dalla intelligence che questa aveva prodotto falsi rapporti sull’economia russa e sull’intera nazione. In realtà, si farebbe un ulteriore passo avanti nello scommettere che la CIA stessa alla fine credeva nella propaganda che aveva partorito.
Ma in realtà tutti i dati erano in vista. Ho preso la briga di compilare un rapporto sulle condizioni reali della nuova economia russa all’inizio della crisi del 2014. Nel rapporto, ho iniziato a dimostrare che la Russia aveva davvero modernizzato e diversificato la sua economia; che aveva una vivace industria manifatturiera in aggiunta al suo settore dell’energia e dei minerali; e che le loro entrate di bilancio e la loro economia in generale non dipendevano dal petrolio e dal gas come affermato. Tra le altre cose, notiamo che la produzione industriale della Russia è cresciuta di oltre il 50% (tra il 2000 e il 2013) mentre era stata completamente modernizzata. Nello stesso periodo, la produzione alimentare è aumentata del 100% e le esportazioni sono aumentate di quasi il 400%, superando tutti i principali paesi occidentali.
L’essenza dello studio può essere riassunta con questa citazione da lui:
«L’economia russa, pur devastata dalla crisi e colpita da anni di capitalismo predatorio e anarchico degli anni ’90, che Putin ha ereditato nel 2000, ha ormai raggiunto una maturità sufficiente a giustificare la convinzione che la Russia possa realizzare l’avanzamento industriale annunciato dal Presidente» .
Gli eventi hanno confermato questa idea. Ed è per questo che la Russia ha vinto la battaglia delle sanzioni.
Il rapporto rappresentava un appello ai leader occidentali a rinunciare alla vana speranza di distruggere la Russia attraverso le loro sanzioni e il rischio di una guerra nucleare. La Russia era invincibile anche da questo punto di vista. A tal fine, ho espressamente aggiunto questa lettera nell’introduzione al rapporto:
“Crediamo fermamente che tutti traggano vantaggio dalla conoscenza del vero stato dell’economia russa, della sua storia reale nell’ultimo decennio e del suo vero potenziale. Conoscere lo stato reale delle arie è ugualmente utile per gli amici e i nemici della Russia, per gli investitori, per la popolazione russa e, di fatto, per il loro governo, che non è stato molto espressivo nel dire progressi reali. Penso che vi sia un grande bisogno di dati precisi sulla Russia, in particolare tra i leader dei suoi nemici geopolitici. I dati giusti aiuteranno gli investitori a realizzare profitti. E i dati giusti aiuteranno i leader politici a mantenere la pace. Sapere che la Russia non è lo specchio del paniere economico rappresentato dagli occidentali, aiuterebbe ad evitare i nemici dal percorso di collisione con la Russia in cui si sono imbarcati.
Un rapporto di follow-up di giugno 2017 che copre gli anni delle sanzioni 2014-2016, ha mostrato come la Russia si stava rafforzando, indipendentemente dai tentativi di isolamento occidentali. Questo rapporto sottolineava che l’economia russa era diventata la più diversificata al mondo, rendendo la Russia il paese più autosufficiente del mondo.
In questo rapporto, abbiamo messo in luce il più grande errore dell’analisi della Russia guidata dalla propaganda. Questa era la ridicola convinzione che la Russia dipendesse presumibilmente interamente dal petrolio e dal gas solo perché quei prodotti costituivano la maggior parte delle esportazioni del paese. Confondendo le esportazioni con l’economia totale, avevano stupidamente confuso la quota di petrolio e gas sulle esportazioni totali, che era ed è ancora del 60%, con la partecipazione di queste materie prime all’economia totale. Nel 2013, la quota di petrolio e gas nel PIL russo era del 12% (oggi 10%). Se gli “esperti” si fossero preoccupati di guardare più da vicino, si sarebbero resi conto che dall’altra parte dell’equazione, le importazioni dalla Russia erano, di gran lunga, le più basse (in percentuale del PIL) di tutti i principali paesi. La differenza qui è che, sebbene la Russia non esporti una grande quantità di prodotti fabbricati, ne produce una percentuale di gran lunga maggiore per il mercato interno rispetto a qualsiasi altro paese al mondo. Prendere il 60% delle esportazioni per rappresentare l’intera economia da cui è stato creato il meme “La Russia non produce nulla”.
Infine, in un rapporto del novembre 2018, poteva dichiarare che la Russia aveva vinto la guerra di sanzioni che ne derivava come una superpotenza quadrupla: superpotenza industriale, superpotenza agricola, superpotenza militare e superpotenza geopolitica.
Macron si rende conto che la Russia è davvero una superpotenza.
Questi fatti hanno finalmente fatto capire che alcuni stakeholder chiave del regime globalista possono essere discerniti dal fatto che hanno affidato al loro presidente eletto fantoccio Macron di fare la pace con la Russia. Trump ha lo stesso incarico, che è evidente dalle sirene dei due leader nella direzione di Putin. Entrambi vogliono invitare Putin ai loro futuri incontri G7-8.
Come detto, Macron si è spinto fino a capitolare unilateralmente e ha dichiarato il declino dell’Occidente. Ha continuato a spiegare che la ragione di questo spettacolare cambiamento geopolitico è stata la nascita dell’alleanza Pechino – Mosca (di fatto) che ha causato un cambiamento terminale sulla scena mondiale. È interessante notare che ha anche incolpato apertamente gli errori degli Stati Uniti per il terribile stato delle cose e ha osservato che “non solo si dovrebbe incolpare l’attuale amministrazione (USA)”. Indubbiamente, il principale di questi errori, pensava Macron, era l’alienazione della Russia e la spinta del paese nel caldo abbraccio della Cina. È abbastanza chiaro che questo è ciò che vogliono rimediare, strappare l’orso al drago. Fortunatamente, questo è un sogno che non si avvererà. Bene, ci sarà un approccio buono e se l’Occidente ci proverà, ma dopo tutto quello che la Russia ha imparato finora non sarà possibile svendere la partnerschip con la Cina in nessun caso. Penso che Putin e i plenipotenziari russi abbiano chiaramente optato per un ordine mondiale multipolare. Questo non è sicuramente quello che i datori di lavoro di Macron e Trump hanno in mente, ma lasciarli provare.
Fino a quando Trump non era entrato in carica, la strategia del regime americano era stata quella di perseguitare la Russia da sola nelle sue ambizioni geopolitiche, ma ormai si era reso conto che la Russia era invincibile, specialmente nell’alleanza di fatto con la Cina. Disperato, l’impero ha aperto un altro grande momento di conflitto con la Cina. Essenzialmente andando di male in peggio.
L’ordine mondiale viene scosso come mai prima d’ora.
“L’ordine mondiale viene scosso come mai prima d’ora …”, questa è un’altra citazione di Macron. Ovviamente, si riferisce alle forze militari e geopolitiche dell’alleanza russo-cinese, ma certamente anche ai cambiamenti economici poiché l’Occidente ha perso e continuerà a perdere il suo dominio economico. Questo ci riporta a Mark Carney della Bank of England e al suo attacco senza precedenti al dollaro USA, sostenendo che era giunto il momento di porre fine al suo status di valuta di riserva globale. Come opzione, Carney ha affermato che le principali banche centrali occidentali emetterebbero una criptovaluta digitale. Cioè, una valuta NWO controllata dalle banche centrali. Ciò significherebbe effettivamente sostituire il cartello della Federal Reserve con un poster delle banche centrali occidentali (la Fed ne fa ovviamente parte).
Cosa avrebbe potuto far venire un’idea così radicale del declino dell’egemonia americana? Ovviamente, uno dei motivi è che le economie occidentali si trovano davvero in quell’estrema condizione critica che sempre più analisti avvertono. (Esamineremo i fatti economici di seguito). C’è una possibilità molto reale che saremo colpiti da una recessione della fine del mondo. Quel che è certo è che lo strano discorso di Carney potrebbe non essersi verificato in un normale contesto economico (così come l’ammissione di Macron che l’egemonia occidentale è finita). Secondo Zerohedge, The Financial Times, l’organo di partito dell’élite globalista, lo ha ammesso nel suo rapporto sull’incontro di Jackson Hole. I banchieri centrali “hanno riconosciuto di aver raggiunto un punto di svolta nel modo in cui hanno visto il sistema globale.

Putin e premier cinese.

C’era un’ammissione efficace che i banchieri centrali avevano finito i trucchi per far uscire le economie dal disastro di tutto, per non parlare dell’imminente recessione della fine del mondo. Secondo FT, Carney è arrivata al punto di mostrare la lettera di guerra dicendo: “Casi passati di tassi molto bassi tendevano a coincidere con eventi ad alto rischio come guerre, crisi finanziarie e fallimenti nel regime monetario”. Da un lato, questo può essere visto come un’ammissione di quanto siano profondamente tormentati dalla situazione finanziaria e da cosa potrebbe accadere quando crolla. D’altra parte, può essere visto come un passo di vendite degli asset, “solo noi possiamo ripararlo, fidati di noi, darci una carta bianca”. O più probabilmente, entrambi.
Nota dall’alto di Carney che dice: “Gli Stati Uniti non possono più essere considerati un attore prevedibile nella politica economica o commerciale”. Il presidente della Bank of England attacca direttamente il presidente Trump.
E solo un paio di giorni dopo, William Dudley, ex presidente della Federal Reserve Bank di New York (la più influente delle 12 banche della Federal Reserve che compongono il Federal Reserve System) ha fatto seguire un attacco diretto a Trump . Ma come si dice delle spie, non ci sono ex-spie e penso che lo stesso valga per l’élite finanziaria globale. E sì, infatti, Dudley è membro del Council on Foreign Relations. Dudley aveva scritto un pezzo d’opinione per Bloomberg intitolato “La Federal Reserve non dovrebbe permettere a Donald Trump”, in cui preme apertamente affinché la Federal Reserve danneggi deliberatamente l’economia per neutralizzare le politiche (cioè le guerre commerciali) del presidente ad interim. ed evitare le loro possibilità di rielezione rovinando deliberatamente l’economia.
Una cosa è certa, l’élite è disperata e in grave disordine. Molto probabilmente anche l’élite è divisa. Sembra che ci siano due fazioni globaliste in competizione tra loro e che vogliono seguire strategie molto diverse. Una fazione sostiene Trump e l’altra è contro di lui. Forse, uno che vuole fare le cose con forza e un altro che vuole vincere di nascosto. Potrebbe essere il Pentagono e il complesso militare-industriale di fronte all’élite finanziaria, che possiede anche i media. La mia argomentazione non dipende dalla veridicità di queste linee di demarcazione, ma ci deve essere una pausa nel contrasto tra le élite, altrimenti Trump sarebbe già stato espulso con tutta quella pressione su di lui.
Riassumendo,
il mondo occidentale è in crisi: la schiacciante dominazione geopolitica precedente è andata e viene; le soluzioni militari contro i principali avversari, Cina e Russia, sono prive di possibilità; le guerre ibride contro di loro sono fallite; Cina e Russia sono economicamente più forti che mai, troppo forti per l’avversario; e, per cominciare, le economie domestiche occidentali hanno una forma di crisi straordinaria, rischiando una depressione di proporzioni epiche.


*Jon Hellevig Nato il 26 febbraio 1962 (57 anni) Helsinki ,
Nazionalità Finlandese - Avvocato, scrittore e politico finlandese. Risiede in Russia, uomo d’affari finlandese che lavora in Russia dai primi anni ’90. È il managing partner della società legale con sede a Mosca Hellevig, Klein & Usov Llc. Hellevig ha scritto libri sulla legislazione e la società russe e scrive colonne per i media russi . Hellevig è stato candidato alle elezioni del Parlamento europeo nel 2014.


Fonte: Russia Insider
Traduzione: Sergei Leonov

lunedì 5 agosto 2019

Istat, economia verso "lieve miglioramento".

Istat, economia verso lieve miglioramento

L'economia del nostro Paese procede a passo di lumaca, anzi - tra dato sul Pil e produzione industriale - è praticamente ferma ma guardando in prospettiva appare uno scenario "di lieve miglioramento dei livelli produttivi". Dalla nota mensile di luglio sull'andamento dell'economia italiana diffusa oggi dall'Istat, il pil in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, in base alla stima preliminare, ha registrato nel secondo trimestre una variazione congiunturale pari a zero a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’industria e dell’agricoltura e di un contenuto incremento in quello dei servizi. Sia la domanda nazionale (al lordo delle scorte) sia la componente estera netta hanno fornito un contributo nullo.
L'Istituto evidenzia che a giugno, l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,2% in termini congiunturali. Nella media del secondo trimestre, la produzione si è contratta dello 0,7% rispetto al trimestre precedente (+1,0% in T1). Il dato mensile ha mostrato un aumento congiunturale solo per l’energia (+2,4%) mentre si sono registrate flessioni per i beni di consumo (-0,7%), i beni intermedi (-0,6%) e, in misura più lieve, per i beni strumentali (-0,1%).

Nonostante il deciso incremento congiunturale di maggio (+2,5%), gli ordinativi dell’industria nel trimestre marzo-maggio hanno segnato una crescita contenuta (+0,2% sul trimestre precedente) a causa del peggioramento della componente interna (-0,7%) che, spiega la nota mensile di luglio dell'Istat, ha in parte compensato l’andamento positivo di quella estera (+1,5%).
A luglio, rileva ancora l'Istat, l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato un marcato aumento per effetto di un miglioramento di tutte le componenti. Il recupero della fiducia dei consumatori è stato determinato soprattutto dalla componente economica e dalle attese sulla disoccupazione. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia ha segnato un progresso, raggiungendo il valore massimo da ottobre 2018. L’aumento è stato diffuso tra i settori economici a eccezione del settore manifatturiero per il quale sono peggiorati i giudizi sul livello degli ordini e migliorati quelli sulle attese sulla produzione, con una diminuzione del saldo relativo alle scorte di prodotti finiti.

L’indicatore anticipatore, osserva l'Istituto di statistica, ha interrotto la tendenza alla flessione in atto dalla fine dello scorso anno, prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/08/05/per-istat-economia-ferma_E8uYPRqotF0bhGmCZI5qNK.html