sabato 17 gennaio 2026

In Belgio, quando compi 65 anni, non ricevi solo gli auguri.

 

In Belgio, quando compi 65 anni, non ricevi solo gli auguri. Ti arriva una lettera ufficiale dal Dipartimento delle Pensioni. Nessun giro di parole, nessuna burocrazia complicata. Solo un messaggio chiaro:

“Lei è diventato pensionato. Ci invii il numero del suo conto bancario per ricevere il suo stipendio mensile.”

E se hai bisogno di supporto?
“Chiami questo numero per fissare un appuntamento.”

Semplice, diretto, umano.
Perché lì, la pensione non è considerata una resa. È un riconoscimento. Non è l’inizio dell’invisibilità, ma l’apertura di una nuova fase di vita, tutelata e rispettata.

Lo Stato non dimentica chi ha contribuito a costruire il presente. Anzi, se ne prende cura. E lo fa così:

✔ Sgravi sull’affitto per chi vive in casa o appartamento
✔ Contributi mensili per sostenere le spese abitative
✔ Accesso alla sicurezza sociale con costi minimi
✔ Sconti su bollette e mezzi pubblici
✔ Assistenza sanitaria quasi gratuita
✔ Cure dentistiche semi-gratuite, con tanto di multa se salti il controllo annuale!

E tutto questo… in un Paese che non ha risorse naturali da vendere. Niente petrolio. Niente miniere.

Ma ha qualcosa di più prezioso: l’onestà.

Perché quando nessuno ruba, i conti tornano. E i diritti non restano promesse: diventano realtà.

Un sistema così non nasce dal nulla. È il frutto di una scelta collettiva, di una cultura che ha messo la dignità al centro. Che ha deciso che il valore di una persona non si misura in produttività, ma in umanità.

Forse è proprio questo il segreto: la vera ricchezza non è sotto terra.
È dentro le persone. 

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Il popolo belga è un popolo di persone deliziose, accoglienti, premurose. 
Posso affermarlo con certezza perchè ci sono stata e sono rimasta impressionata dalla loro affabilità e genuinità. 
Naturalmente, il fatto di sentirsi curati e coccolati dallo Stato in cui vivono, dà loro un senso di tranquillità e serenità che fa star bene.
cetta.

L’INSPIEGABILE MISTERO DI “PUMA PUNKU”.

 

Per “Puma Punku” normalmente si intende un’area lunga circa 167 metri, e ampia 117 metri. Su questa zona si trova una piattaforma in pietra che misura 6,75 × 38,72 metri. Su di essa si trovano dei blocchi di andesite e arenaria rossa. Diversi di questi blocchi hanno una mole mastodontica. Uno di questi blocchi misura 7,81 metri x 5,17 metri x 1,07 metri. Questo masso dovrebbe pesare almeno 131 tonnellate. Ci sono altri quattro blocchi di grandezza simile sulla piattaforma. Anche se sono state localizzate le cave da cui probabilmente questi blocchi megalitici sono stati tratti, non si ha idea di come i costruttori siano riusciti a portarli fin lì, ad una distanza di diversi chilometri, e in alta montagna, a 3.800 metri di altezza!

Nel perimetro di Puma Punku si trovano anche altri blocchi, più piccoli, ma con delle caratteristiche che li rendono unici. Si possono descrivere come blocchi quadrangolari con una facciata a forma di “H”. Tra le caratteristiche che li rendono unici c’è senza dubbio l’estrema precisione del loro taglio. Gli angoli interni ed esterni dei blocchi, gli spigoli e ogni altro dettaglio sono realizzati con una precisione millimetrica, in modo tale che possono aderire perfettamente l’uno all’altro.
Secondo praticamente tutti gli studiosi, chi ha realizzato quei blocchi doveva possedere un qualche tipo di strumentazione ad altissima precisione. L’incredibile accuratezza del taglio delle pietre di Puma Punku richiama da vicino la precisione con cui è stata realizzata in Egitto la “Camera del Re” e l’interno dei parallelepipedi del Serapeo di Saqqara. In molti di questi blocchi si vede il simbolo che viene ripetuto anche nelle piramidi di Giza, che dà la forma alla Grande Galleria e alla nicchia della Camera della Regina. Si tratta di una “V” rovesciata a gradoni.

Un’altra caratteristica unica di questi blocchi è che si presentano come “blocchi modulari”, che si possono incastrare tra loro in diversi modi, come una sorta di “gigantesco lego”. Inoltre, questi “enormi pezzi di lego” vengono tenuti insieme da un ingegnoso sistema di staffe interne, composte da una lega di rame-arsenico-nichel-bronzo. Sono stati trovati anche due blocchi di diorite che erano uniti insieme con un sistema simile. La precisione con cui sono stati realizzati tutti questi blocchi lascia sconcertati gli osservatori. Non sembra affatto di vedere oggetti del passato.

Questi blocchi di roccia un tempo componevano qualche tipo di edificio, mentre oggi sono sparsi per terra in maniera disordinata. Sembra come se una gigantesca mazza da baseball abbia colpito improvvisamente una costruzione fatta con dei lego, sparpagliandoli disordinatamente sul pavimento. Questo indica che, anche in questo caso, una gigantesca “onda d’urto” ha colpito violentemente questa zona, come sembra sia avvenuto anche a Sacsayhuamán. Sembra che questa gigantesca onda d’urto, di una violenza terribile, abbia buttato tutto gambe all’aria.

L’articolo continua sul libro:
HOMO RELOADED – 75.000 ANNI DI STORIA NASCOSTA

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La terra ha subito 5 estinzioni di massa, è probabile, pertanto, che una delle popolazioni che ci hanno preceduto fosse tecnicamente più avanzata della nostra attuale.

cetta

venerdì 16 gennaio 2026

Machado consegna il premio "Nobel per la Pace" a Trump.

 

La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha dichiarato di aver consegnato la medaglia del Premio Nobel per la Pace al presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso di un incontro alla Casa Bianca. Un gesto simbolico, definito dalla stessa Machado come un riconoscimento del «suo impegno unico a favore della nostra libertà». Parlando con i giornalisti dopo aver lasciato la Casa Bianca e prima di recarsi al Campidoglio, Machado ha spiegato di aver voluto omaggiare Trump nonostante le perplessità espresse in passato dal presidente statunitense sulla sua credibilità come possibile futura guida del Venezuela, dopo la destituzione dell’allora presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Durante l’incontro, Machado ha riferito di aver discusso con Trump anche del futuro politico del Venezuela, in un contesto segnato da forti tensioni internazionali e da un controverso raid militare statunitense che ha portato alla cattura di Maduro. Un confronto che riaccende l’attenzione sul ruolo degli Stati Uniti e sull’evoluzione della crisi venezuelana.

https://www.facebook.com/watch?v=1418809743034990


Un grosso errore di etica.
Non si può regalare un'onorificenza di valore mondiale "assegnata da diverse istituzioni svedesi e norvegesi, tra cui l'Accademia Reale Svedese delle Scienze (Fisica, Chimica, Economia), l'Accademia Svedese (Letteratura), il Karolinska Institutet (Fisiologia o Medicina) e il Comitato Nobel Norvegese (Pace), seguendo le volontà di Alfred Nobel" (wiky) a persone diverse da quelle scelte da chi assegna il premio. E' come aver deciso, in proprio, che l'assegnazione non è stata fatta con cautela...

cetta

Prof.Grasso e Prof.Vincenzi - La termo e la crio ablazione per combattere i tumori - Medicina 33

giovedì 15 gennaio 2026

Il Prof Ascierto presenta DAROMUM: il farmaco che si inietta nel tumore, e riduce recidive e metastasi.

 

Il lavoro di Paolo Ascierto: una ricerca costruita sul campo.

Il nome di Paolo Ascierto è oggi indissolubilmente legato all’innovazione oncologica e alla ricerca applicata alla vita reale dei pazienti. Il suo lavoro non nasce in laboratorio in modo astratto, ma si sviluppa a stretto contatto con la clinica, con chi affronta ogni giorno la malattia. Ascierto ha sempre sostenuto che la scienza debba produrre risultati concreti, misurabili, capaci di cambiare davvero il destino dei malati oncologici. L’immunoterapia rappresenta il fulcro di questo percorso, ma anche il punto di partenza per soluzioni sempre più mirate, personalizzate e innovative. È proprio da questa visione che prende forma Daromum, un farmaco che nasce da anni di studi, sperimentazioni e osservazioni cliniche approfondite.

Darorum e il superamento delle terapie tradizionali.

Con Daromum si compie un passo deciso oltre i trattamenti oncologici convenzionali. Il farmaco introduce un approccio radicalmente diverso: l’iniezione diretta all’interno del tumore. Questa strategia rompe con il modello esclusivamente sistemico e punta a colpire la malattia nel suo microambiente, dove le cellule tumorali trovano protezione e nutrimento. Agire direttamente sul tumore significa aumentare l’efficacia del trattamento, riducendo al tempo stesso la dispersione del farmaco nell’organismo e limitando gli effetti collaterali. È un cambio di paradigma terapeutico che apre nuove possibilità nella gestione del cancro.

Il ruolo chiave del sistema immunitario.

Uno degli aspetti più rilevanti di Daromum è la sua capacità di rafforzare il sistema immunitario. Il farmaco non si limita ad agire sulle cellule tumorali, ma contribuisce a renderle visibili alle difese dell’organismo. In questo modo il tumore perde la sua capacità di mimetizzarsi e il sistema immunitario viene stimolato a riconoscere e attaccare la malattia. Questo meccanismo può generare una risposta più ampia e duratura, capace di agire anche oltre il sito dell’iniezione, offrendo una protezione potenzialmente estesa nel tempo.

I dati clinici: numeri che fanno la differenza.

I risultati ottenuti con Daromum rappresentano uno degli elementi più solidi del progetto. I dati mostrano una riduzione del 41% del rischio di recidiva o di morte, un traguardo di enorme importanza nel panorama oncologico. Ancora più significativo è il dato relativo alle metastasi: si registra un calo del 40% della comparsa di metastasi a distanza, uno dei fattori più critici nella progressione della malattia. Queste percentuali non sono semplici statistiche, ma indicano più tempo, più stabilità clinica e migliori prospettive di vita per i pazienti.

Un impatto reale sulla vita dei pazienti.

Il valore del lavoro di Ascierto emerge soprattutto nella sua ricaduta concreta sulla quotidianità dei malati oncologici. Ridurre il rischio di recidiva significa meno paura del ritorno della malattia, mentre limitare le metastasi vuol dire evitare terapie più invasive e debilitanti. Darorum si inserisce così in una medicina che guarda non solo alla sopravvivenza, ma anche alla qualità della vita, alla possibilità di convivere con la malattia in modo più sostenibile e meno traumatico.

Verso una medicina sempre più personalizzata.

Darorum rappresenta anche un esempio concreto di medicina personalizzata. L’iniezione intratumorale consente un controllo preciso dell’intervento terapeutico e apre la strada a strategie combinate, in cui il farmaco può essere affiancato ad altri trattamenti per potenziarne l’efficacia. Questo approccio permette di adattare la cura alle caratteristiche specifiche del tumore e del paziente, superando i protocolli standardizzati che spesso non tengono conto delle differenze individuali.

Il valore scientifico e umano dell’innovazione.

Dietro Darorum non c’è solo tecnologia, ma una visione umana della medicina. Il lavoro di Paolo Ascierto dimostra che l’innovazione più efficace nasce dall’ascolto dei pazienti, dall’analisi dei bisogni clinici reali e dalla capacità di trasformare queste esigenze in soluzioni terapeutiche concrete. Ogni risultato ottenuto rappresenta un passo avanti non solo scientifico, ma anche etico e umano, perché mira a restituire tempo e dignità a chi affronta il cancro.

Uno sguardo al futuro della lotta contro il cancro.

Darorum non è un punto di arrivo, ma una tappa fondamentale di un percorso in continua evoluzione. Se i risultati continueranno a essere confermati, questo modello terapeutico potrà essere esteso ad altri tipi di tumore, aprendo nuovi scenari di cura. Il lavoro di Paolo Ascierto indica con chiarezza la direzione dell’oncologia moderna: intervenire precocemente, colpire con precisione e potenziare le difese naturali dell’organismo. È in questa combinazione che si gioca la sfida più importante contro il cancro, ed è qui che Daromum rappresenta uno dei segnali più concreti di cambiamento.

https://www.social-magazine.it/il-prof-ascierto-presenta-daromum-il-farmaco-che-si-inietta-nel-tumore-e-riduce-recidive-e-metastasi/

domenica 11 gennaio 2026

“Spina dorsale elettronica”

 

Gli scienziati hanno compiuto un passo storico: per la prima volta è stata impiantata una “spina dorsale elettronica” capace di ridare movimento a persone paralizzate. Il dispositivo, inserito direttamente nel canale spinale, invia impulsi precisi che imitano i comandi del cervello, riattivando i circuiti del movimento.

I primi test hanno lasciato il mondo medico senza parole. Pazienti che da anni non riuscivano più a muovere le gambe sono tornati ad alzarsi, a camminare e perfino a pedalare. È un risultato che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza.

Questa nuova tecnologia unisce ingegneria biomedica, neurostimolazione e intelligenza artificiale, aprendo la strada a trattamenti che potrebbero trasformare la vita di milioni di persone colpite da lesioni spinali.

Una rivoluzione silenziosa sta prendendo forma: il movimento torna dove sembrava impossibile.

Leggi anche: https://www.hdblog.it/tecnologia/articoli/n636357/sensore-spinale-autoalimentato-guarigione/

https://www.facebook.com/photo?fbid=122136431432972947&set=a.122095772636972947

martedì 6 gennaio 2026

ATTACCO DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE AL VENEZUELA - Viviana Vivarelli

 

Ho sentito un video di alcuni giornalisti venezuelani sull'ignobile attacco subito dal loro Paese.
Il primo giorno è regnato l'orrore. A sentire che 40 elicotteri militari USA avevano attaccato Maduro, uccidendo gli 80 soldati della sua scorta e sequestrando il Presidente con la moglie è subentrato un attonito silenzio, come se fosse impossibile credere alle notizie. Poi sono esplose le manifestazioni di piazza antiamericane. Le scene di giubilo che ci hanno fatto vedere in televisione sono di esuli venezuelani, non sono state girate in Venezuela ma negli Stati Uniti ma ce le hanno presentate come se si trattasse dell'esultanza di un popolo "liberato".
Trump non ha nemmeno fatto ricorso alle solite induzioni ipocrite dei suoi predecessori. Non ha parlato di esportazione di democrazia e anche la dichiarazione fasulla di lotta al narcotraffico è stata dimenticata presto con la protervia di frasi molto esplicite: "Ci riprendiamo il nostro petrolio!"
Una sporca guerra di conquista, nemmeno edulcorata con la solita propaganda ingannevole, buona per i deboli di mente. E sentire la nostra Meloni dire che tutto questo è "legittimo" e si tratta di una guerra "difensiva" è stato vomitevole.
Il linguaggio usato per descrivere il rapimento è esso stesso ingannevole. Si dice che Maduro è stato "catturato". Un generale "cattura", un assassino "sequestra". E con questo ennesimo atto di brutale violenza Trump si esibisce con impudenza come gangster internazionale contro qualunque ordine costituito. Nemmeno la finzione che per decenni ha coperto e mistificato le aggressioni americane contro il resto del mondo ma un assassino che impone i suoi misfatti con la prepotenza del mostro.
Con queste parole micidiali Trump ha dichiarato che nessun Paese del mondo sarà più al sicuro. Chiunque, specie se possiede risorse petrolifere o terre rare, potrà essere invaso e saccheggiato.
Il nuovo Attila ha mostrato la sua faccia più bieca e diretta. "Il mondo è mio!" "Esistono solo gli Stati uniti e il resto del mondo, specie l'America latina, è "il cortile di casa"!
Il diritto della forza ha soppiantato la forza del diritto.
In modo simile ha detto. "L'Europa è in grado di difendere la Groenandia? No. Allora la prendo io!" Con lo stessa infamia potrebbe ripetere la stessa cosa per qualunque Nazione europea. l'Unione europea sarebbe in grado di difenderla? No. Allora Trump potrebbe invaderla.
Se il primo Trump aveva vinto le elezioni parlando di isolazionismo americano e di un Governo che avrebbe chiuso tutte le guerre e portato al successo economico l'America, questo è il Trump del suo spot dove lo si vede su un aereo mentre defeca su tutto il mondo, il Monarca assoluto che ha spezzato in un sol colpo qualunque balla sia stata mai raccontata dal 1776 ad oggi sulla tanto decantata "democrazia" americana.
In realtà questa non è mai esistita, iniziando subito con lo sterminio dei nativi e l'importazione di schiavi dall'Africa. È stata solo un grosso abbaglio propagandistico per instillare nelle menti del mondo la falsa immagine di un'America come la "più grande democrazia del mondo", "esportatrice di democrazia e di pace", "sentinella dei diritti umani e civili", un grosso apparato propagandistico in cui sono caduti come gonzi i cittadini dell'Occidente, ipnotizzati dai presunti vantaggi del capitalismo più feroce, travestito da liberalismo, oppure pronti a correre nella corruzione di mangiatoie ben retribuite.
Nei fatti la storia della "più grande democrazia del mondo" è stata scritta col sangue, l'oppressione, la decapitazione delle nascenti democrazie, la depredazione delle risorse di mezzo mondo, lo sterminio di interi popoli. È stato tutto un succedersi di attacchi militari, colpi di stato, corruzione di interi partiti, destabilizzazioni, guerre dichiarate e occulte, distruzioni, rovine.
Da decine di anni la politica americana non è fatta per il popolo americano ma per gli interessi delle grandi banche e dei fondi di investimento, che investono in guerre e devastazioni di interi Paesi o in speculazioni di Borsa dove si scommette sul fallimento delle Nazioni per prendere i loro beni con le armi dell'austerità, delle privatizzazioni, del controllo delle informazioni, delle politiche monetarie o fiscali, del traffico di armi, delle guerre senza fine. A tal fine la corruzione non ha badato a spese, con la compravendita di capi di Stato, Ministri, interi partiti come la destra o la falsa sinistra moderata come il Pd.
Negli ultimi 75 anni si è parlato sempre di più delle "Sette Sorelle" del petrolio. L’espressione è di Enrico Mattei, lo storico presidente dell'ENI, che voleva che il petrolio italiano restasse all'Italia. Mattei la usò per il cartello di compagnie petrolifere che ha dominato il mercato mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le chiamò "sorelle" perché, pur essendo formalmente concorrenti, agivano in modo coordinato come una cosca mafiosa per proteggere i propri profitti e bloccare l'ingresso di nuovi attori (come l'italiana AGIP/ENI). Le compagnie originarie erano principalmente americane e britanniche, per questo Gran Bretagna e Stati Uniti hanno sempre avuto una politica estera comune e chiunque andasse al potere in Gran Bretagna (vedi oggi Starmer) o vincesse negli Stati Uniti (i Kennedy come Trump) dovevano dipendere da loro. Del resto la Meloni è passata dall'ossequio a Biden all'ossequio a Trump senza fare una piega, perché tra repubblicani e democratici, sul piano dell'aggressione al mondo non c'è nessuna differenza, come non ce n'è mai stata tra Obama e Clinton con Trump. Solo i modi sono cambiati e al posto dei fascinosi discorsi dei Kennedy abbiamo ora il linguaggio duro e brutale da gangster di Trump, ma la sostanza è la stessa, come restano gli stessi i capi di Stato europei che sotto nomi di partiti diversi e apparentemente opposti hanno portato avanti la stessa sudditanza agli USA, ubbidendo agli stessi ordini che imponevano le privatizzazioni dei beni pubblici, la negazione dei diritti a lavoratori e poveri, la protezione del capitale, la tutela delle banche, il riarmo, la partecipazione alle guerre americane, la censura sull'informazione, la depressione dell'economia, le sanzioni ad altri popoli, l'immiserimento progressivo come ordine politico. E da questo punto di vista, in Italia, non c'è stata nessuna differenza tra Pannella o Monti, tra Renzi o Draghi, tra Prodi o la Meloni. Il resto è stato paccottiglia per imbonire i popoli perché i piccoli si scannassero tra loro in piccoli divisioni da cortile, come i polli che si beccano tra loro ma finiranno tutti in padella, anzi la tifoseria politica con i suoi abbagli da dementi ha contribuito all'inganno generale, distraendo il popolino da quelli che sono sempre stati i reali nemici della democrazia: le plutocrazie, cioè gli oligarchi mondiali.
Ma occhio! Da un secolo chi comanda davvero l'Occidente non è la von der Leyen o il Presidente americano ma le grandi società petrolifere, che ora si sono buttate anche sulle terre rare, così necessarie alle nuove tecnologie: Standard Oil of New Jersey (poi Exxon), Royal Dutch Shell (anglo-olandese), Anglo-Persian Oil Company (poi BP), Standard Oil of New York (poi Mobil), Texaco, Standard Oil of California (poi Chevron), Gulf Oil, 3, insomma tutto il monopolio occidentale sul petrolio. Molte di queste società si sono fuse tra loro (ad esempio Exxon e Mobil sono diventate ExxonMobil). Negli ultimi anni, il Financial Times ha introdotto il concetto di "Nuove Sette Sorelle", riferendosi alle grandi compagnie di Stato dei paesi emergenti come Saudi Aramco (Arabia Saudita), Gazprom (Russia) e CNPC (Cina). Sono passati tre quarti di secolo da quando Mattei pronunciò per la prima volta quell'espressione, che ancora oggi resta il simbolo del potere geopolitico legato all'energia.
E ora è la volta del Venezuela, poi verrà il turno della Danimarca, della Guyana, dell'Iran e perché non del Canada? Col nuovo Papa americano che se ne esce a dire che "la NATO non ha mai fatto guerre"!!?? Ma dove?
Le guerre americane seguono una rotta ben precisa.
Guardate l'ordine dei Paesi che hanno più petrolio al mondo e vedrete quali sono i Paesi dove gli yankee hanno "esportato" democrazia:
Venezuela – ~303 miliardi, 1° paese
Iran – ~209 miliardi , 2° paese
Iraq – ~145 miliardi. 4° paese
Kuwait – ~101,5 miliardi, 6° paese
Libia – ~48 miliardi. 8° Paese
A questi dovremo aggiungere ora chi possiede più terre rare (Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio,
Lutezio, Scandio, Ittrio). Servono alla tecnologia moderna, ai motori delle auto elettriche, alle turbine delle pale eoliche, alle batterie ricaricabili, all'elettronica di consumo, ai cellulari, ai computer, ai televisori, ai sistema spaziali e militari, sono vitali per l'industria bellica per missili e radar, per la raffinazione del petrolio, per le marmitte catalitiche...
I paesi che ne hanno di più sono Cina (per un 44% delle riserve mondiali), Vietnam, Brasile, Russia 10%, India, Australia, Stati Uniti, Groenlandia. Esportiamo democrazia anche in Groenlandia? È nell'Unione Europea? Il padrone del mondo se ne frega. Noi per lui siamo nessuno. A che pro la Von der Leyen sbraita sulle sanzioni? E quanto ci ha guadagnato tra la campagna per la Pfizer e ora il riarmo?
Il legame tra le "Sette Sorelle" (le grandi compagnie petrolifere che hanno dominato il XX secolo) e le terre rare rappresenta il passaggio epocale dall'era degli idrocarburi a quella della transizione energetica. Questa è l'unica transizione che interessa Trump.
Le dinamiche geopolitiche e industriali che le circondano sono sorprendentemente simili. Il Paradigma dell'economia mondiale è cambiato passando dal Petrolio ai Metalli.
Le "Sette Sorelle" (Exxon, Mobil, Chevron, Gulf, Texaco, BP e Shell) hanno costruito il loro potere sul controllo dei flussi di greggio. Oggi, quel potere si sta spostando verso chi controlla le terre rare. Mentre nel '900 il controllo del mercato era frammentato tra le compagnie anglo-americane e i paesi dell'OPEC, oggi il mercato delle terre rare è caratterizzato da un monopolio di fatto: la Cina, che controlla circa il 60% della produzione mineraria e oltre l'80% della capacità di raffinazione. Ecco perché la Cina, oggi, più della Russia è il maggior nemico degli Stati uniti. Scordatevi le balle su comunismo e capitalismo.
La Cina agisce oggi nei confronti delle terre rare con la stessa forza contrattuale e strategica che le Sette Sorelle esercitavano sul petrolio negli anni '50. Ma, mentre la grossezza americana conquista con le bombe, la corruzione di partiti politici e i colpi di stato, la finezza cinese ha operato una penetrazione del mondo più sottile attraverso le vie commerciali, specie in Africa, dove ormai si è insediata tenacemente. L'America bombarda, la Cina compra. Ecco perché le strategie brutali degli eserciti oggi sono obsolete. Gli Stati Uniti combattono e perdono. I Cinesi comprano, si insediano, sfruttano e vincono.
Oggi le Big Oil sono state sostituite dalle "Big Energy". Le eredi delle Sette Sorelle non sono rimaste a guardare. Per evitare l'obsolescenza, stanno diversificando i loro investimenti:
Aziende come ExxonMobil e Equinor stanno investendo in tecnologie per estrarre litio e altri minerali critici dalle salamoie dei campi petroliferi.
Intanto i popoli stanno a guardare, mentre le loro dirigenze, al soldo degli Stati Uniti, nel quadro di corruzione più grande di tutti i tempi, vendono le nostre vite in cambio di solidi denari da rimpiattare nei solidissimi paradisi fiscali, quelli che nessuno bombarda anche se sono pieni di soldi del narcotraffico, al punto che, con rara sfacciataggine, hanno eletto Presidente dell'Ue proprio il gestore di uno di questi, Junker (paradiso fiscale del Lussemburgo).
Ma quello che la gente dovrebbe capire, e che Di Battista sta ripetendo da anni, è che né la Von der Leyen né Trump né Macron contano qualcosa, sono essi stessi i burattini delle grandi multinazionali e dei grandi fondi bancari collegati ad esse. Sono i loro strumenti ma non contano una cippa.
E se il secondo Trump è così diverso del primo è perché questi grossi gruppi di potere gli hanno ordinato di procedere più speditamente senza tanto badare alla forma prima che la Russia+la Cina+l'Iran si prendano il mazzo, accaparrandosi il vero valore del mondo, che non sono certo i diritti umani e civili o tanto meno la democrazia, ma le materie prime che servono alla nuova tecnologia.
E intanto che il popolino si scaglia contro Trump o contro la Meloni, il nuovo oro soppianta anche il dollaro o l'oro, mentre la sete di potere acceca i potenti e minaccia la catastrofe nucleare e la massa nemmeno capisce cosa accade o chi tira i fili e si snerva in litigi vani e sterili, in divisioni fasulle, come gli ultras della curva nord o sud, nell'impotenza e nell'ignoranza più totali mentre lo stadio va in fiamme. La massa non capisce nemmeno che tra un Prodi e un Trump o tra una Schlein e una Meloni, o tra un Draghi e un Vannacci non c'è nessuna differenza. Sono piccole comparse ubbidienti che stanno agli ordini per un proprio piccolo sporco interesse, come burattini legati a un filo, parolai del nulla che nemmeno vogliono scoprire le carte e mostrare la verità ma ubbidiscono al padrone e lo vediamo quando votano insieme per le privatizzazioni o le rapine al popolo o la guerra.
(Ho sentito dei giornalisti venezuelani. Dicevano che Trump ha fatto un grande errore attaccando il Venezuela, perché può fare degli attacchi aerei ma se posa lo stivale sul suolo venezuelano è perduto, perché il Venezuela non è un deserto come l'Irak, è un paese difficile, pieno di montagne, di giungle, impenetrabile, inospitale, dove gli Americani si impantanerebbero come nel Vietnam, e aprirebbero una guerra infinita per finire poi con un ritiro, come in Afganistan, come in Vietnam, lasciando il potere a quelli di prima, perché gli Americani una cosa sanno fare: aprire guerre, ma una cosa non sanno fare: chiuderle.)