Ho sentito un video di alcuni giornalisti venezuelani sull'ignobile attacco subito dal loro Paese.
Il primo giorno è regnato l'orrore. A sentire che 40 elicotteri militari USA avevano attaccato Maduro, uccidendo gli 80 soldati della sua scorta e sequestrando il Presidente con la moglie è subentrato un attonito silenzio, come se fosse impossibile credere alle notizie. Poi sono esplose le manifestazioni di piazza antiamericane. Le scene di giubilo che ci hanno fatto vedere in televisione sono di esuli venezuelani, non sono state girate in Venezuela ma negli Stati Uniti ma ce le hanno presentate come se si trattasse dell'esultanza di un popolo "liberato".
Trump non ha nemmeno fatto ricorso alle solite induzioni ipocrite dei suoi predecessori. Non ha parlato di esportazione di democrazia e anche la dichiarazione fasulla di lotta al narcotraffico è stata dimenticata presto con la protervia di frasi molto esplicite: "Ci riprendiamo il nostro petrolio!"
Una sporca guerra di conquista, nemmeno edulcorata con la solita propaganda ingannevole, buona per i deboli di mente. E sentire la nostra Meloni dire che tutto questo è "legittimo" e si tratta di una guerra "difensiva" è stato vomitevole.
Il linguaggio usato per descrivere il rapimento è esso stesso ingannevole. Si dice che Maduro è stato "catturato". Un generale "cattura", un assassino "sequestra". E con questo ennesimo atto di brutale violenza Trump si esibisce con impudenza come gangster internazionale contro qualunque ordine costituito. Nemmeno la finzione che per decenni ha coperto e mistificato le aggressioni americane contro il resto del mondo ma un assassino che impone i suoi misfatti con la prepotenza del mostro.
Con queste parole micidiali Trump ha dichiarato che nessun Paese del mondo sarà più al sicuro. Chiunque, specie se possiede risorse petrolifere o terre rare, potrà essere invaso e saccheggiato.
Il nuovo Attila ha mostrato la sua faccia più bieca e diretta. "Il mondo è mio!" "Esistono solo gli Stati uniti e il resto del mondo, specie l'America latina, è "il cortile di casa"!
Il diritto della forza ha soppiantato la forza del diritto.
In modo simile ha detto. "L'Europa è in grado di difendere la Groenandia? No. Allora la prendo io!" Con lo stessa infamia potrebbe ripetere la stessa cosa per qualunque Nazione europea. l'Unione europea sarebbe in grado di difenderla? No. Allora Trump potrebbe invaderla.
Se il primo Trump aveva vinto le elezioni parlando di isolazionismo americano e di un Governo che avrebbe chiuso tutte le guerre e portato al successo economico l'America, questo è il Trump del suo spot dove lo si vede su un aereo mentre defeca su tutto il mondo, il Monarca assoluto che ha spezzato in un sol colpo qualunque balla sia stata mai raccontata dal 1776 ad oggi sulla tanto decantata "democrazia" americana.
In realtà questa non è mai esistita, iniziando subito con lo sterminio dei nativi e l'importazione di schiavi dall'Africa. È stata solo un grosso abbaglio propagandistico per instillare nelle menti del mondo la falsa immagine di un'America come la "più grande democrazia del mondo", "esportatrice di democrazia e di pace", "sentinella dei diritti umani e civili", un grosso apparato propagandistico in cui sono caduti come gonzi i cittadini dell'Occidente, ipnotizzati dai presunti vantaggi del capitalismo più feroce, travestito da liberalismo, oppure pronti a correre nella corruzione di mangiatoie ben retribuite.
Nei fatti la storia della "più grande democrazia del mondo" è stata scritta col sangue, l'oppressione, la decapitazione delle nascenti democrazie, la depredazione delle risorse di mezzo mondo, lo sterminio di interi popoli. È stato tutto un succedersi di attacchi militari, colpi di stato, corruzione di interi partiti, destabilizzazioni, guerre dichiarate e occulte, distruzioni, rovine.
Da decine di anni la politica americana non è fatta per il popolo americano ma per gli interessi delle grandi banche e dei fondi di investimento, che investono in guerre e devastazioni di interi Paesi o in speculazioni di Borsa dove si scommette sul fallimento delle Nazioni per prendere i loro beni con le armi dell'austerità, delle privatizzazioni, del controllo delle informazioni, delle politiche monetarie o fiscali, del traffico di armi, delle guerre senza fine. A tal fine la corruzione non ha badato a spese, con la compravendita di capi di Stato, Ministri, interi partiti come la destra o la falsa sinistra moderata come il Pd.
Negli ultimi 75 anni si è parlato sempre di più delle "Sette Sorelle" del petrolio. L’espressione è di Enrico Mattei, lo storico presidente dell'ENI, che voleva che il petrolio italiano restasse all'Italia. Mattei la usò per il cartello di compagnie petrolifere che ha dominato il mercato mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le chiamò "sorelle" perché, pur essendo formalmente concorrenti, agivano in modo coordinato come una cosca mafiosa per proteggere i propri profitti e bloccare l'ingresso di nuovi attori (come l'italiana AGIP/ENI). Le compagnie originarie erano principalmente americane e britanniche, per questo Gran Bretagna e Stati Uniti hanno sempre avuto una politica estera comune e chiunque andasse al potere in Gran Bretagna (vedi oggi Starmer) o vincesse negli Stati Uniti (i Kennedy come Trump) dovevano dipendere da loro. Del resto la Meloni è passata dall'ossequio a Biden all'ossequio a Trump senza fare una piega, perché tra repubblicani e democratici, sul piano dell'aggressione al mondo non c'è nessuna differenza, come non ce n'è mai stata tra Obama e Clinton con Trump. Solo i modi sono cambiati e al posto dei fascinosi discorsi dei Kennedy abbiamo ora il linguaggio duro e brutale da gangster di Trump, ma la sostanza è la stessa, come restano gli stessi i capi di Stato europei che sotto nomi di partiti diversi e apparentemente opposti hanno portato avanti la stessa sudditanza agli USA, ubbidendo agli stessi ordini che imponevano le privatizzazioni dei beni pubblici, la negazione dei diritti a lavoratori e poveri, la protezione del capitale, la tutela delle banche, il riarmo, la partecipazione alle guerre americane, la censura sull'informazione, la depressione dell'economia, le sanzioni ad altri popoli, l'immiserimento progressivo come ordine politico. E da questo punto di vista, in Italia, non c'è stata nessuna differenza tra Pannella o Monti, tra Renzi o Draghi, tra Prodi o la Meloni. Il resto è stato paccottiglia per imbonire i popoli perché i piccoli si scannassero tra loro in piccoli divisioni da cortile, come i polli che si beccano tra loro ma finiranno tutti in padella, anzi la tifoseria politica con i suoi abbagli da dementi ha contribuito all'inganno generale, distraendo il popolino da quelli che sono sempre stati i reali nemici della democrazia: le plutocrazie, cioè gli oligarchi mondiali.
Ma occhio! Da un secolo chi comanda davvero l'Occidente non è la von der Leyen o il Presidente americano ma le grandi società petrolifere, che ora si sono buttate anche sulle terre rare, così necessarie alle nuove tecnologie: Standard Oil of New Jersey (poi Exxon), Royal Dutch Shell (anglo-olandese), Anglo-Persian Oil Company (poi BP), Standard Oil of New York (poi Mobil), Texaco, Standard Oil of California (poi Chevron), Gulf Oil, 3, insomma tutto il monopolio occidentale sul petrolio. Molte di queste società si sono fuse tra loro (ad esempio Exxon e Mobil sono diventate ExxonMobil). Negli ultimi anni, il Financial Times ha introdotto il concetto di "Nuove Sette Sorelle", riferendosi alle grandi compagnie di Stato dei paesi emergenti come Saudi Aramco (Arabia Saudita), Gazprom (Russia) e CNPC (Cina). Sono passati tre quarti di secolo da quando Mattei pronunciò per la prima volta quell'espressione, che ancora oggi resta il simbolo del potere geopolitico legato all'energia.
E ora è la volta del Venezuela, poi verrà il turno della Danimarca, della Guyana, dell'Iran e perché non del Canada? Col nuovo Papa americano che se ne esce a dire che "la NATO non ha mai fatto guerre"!!?? Ma dove?
Le guerre americane seguono una rotta ben precisa.
Guardate l'ordine dei Paesi che hanno più petrolio al mondo e vedrete quali sono i Paesi dove gli yankee hanno "esportato" democrazia:
Venezuela – ~303 miliardi, 1° paese
Iran – ~209 miliardi , 2° paese
Iraq – ~145 miliardi. 4° paese
Kuwait – ~101,5 miliardi, 6° paese
Libia – ~48 miliardi. 8° Paese
A questi dovremo aggiungere ora chi possiede più terre rare (Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio,
Lutezio, Scandio, Ittrio). Servono alla tecnologia moderna, ai motori delle auto elettriche, alle turbine delle pale eoliche, alle batterie ricaricabili, all'elettronica di consumo, ai cellulari, ai computer, ai televisori, ai sistema spaziali e militari, sono vitali per l'industria bellica per missili e radar, per la raffinazione del petrolio, per le marmitte catalitiche...
I paesi che ne hanno di più sono Cina (per un 44% delle riserve mondiali), Vietnam, Brasile, Russia 10%, India, Australia, Stati Uniti, Groenlandia. Esportiamo democrazia anche in Groenlandia? È nell'Unione Europea? Il padrone del mondo se ne frega. Noi per lui siamo nessuno. A che pro la Von der Leyen sbraita sulle sanzioni? E quanto ci ha guadagnato tra la campagna per la Pfizer e ora il riarmo?
Il legame tra le "Sette Sorelle" (le grandi compagnie petrolifere che hanno dominato il XX secolo) e le terre rare rappresenta il passaggio epocale dall'era degli idrocarburi a quella della transizione energetica. Questa è l'unica transizione che interessa Trump.
Le dinamiche geopolitiche e industriali che le circondano sono sorprendentemente simili. Il Paradigma dell'economia mondiale è cambiato passando dal Petrolio ai Metalli.
Le "Sette Sorelle" (Exxon, Mobil, Chevron, Gulf, Texaco, BP e Shell) hanno costruito il loro potere sul controllo dei flussi di greggio. Oggi, quel potere si sta spostando verso chi controlla le terre rare. Mentre nel '900 il controllo del mercato era frammentato tra le compagnie anglo-americane e i paesi dell'OPEC, oggi il mercato delle terre rare è caratterizzato da un monopolio di fatto: la Cina, che controlla circa il 60% della produzione mineraria e oltre l'80% della capacità di raffinazione. Ecco perché la Cina, oggi, più della Russia è il maggior nemico degli Stati uniti. Scordatevi le balle su comunismo e capitalismo.
La Cina agisce oggi nei confronti delle terre rare con la stessa forza contrattuale e strategica che le Sette Sorelle esercitavano sul petrolio negli anni '50. Ma, mentre la grossezza americana conquista con le bombe, la corruzione di partiti politici e i colpi di stato, la finezza cinese ha operato una penetrazione del mondo più sottile attraverso le vie commerciali, specie in Africa, dove ormai si è insediata tenacemente. L'America bombarda, la Cina compra. Ecco perché le strategie brutali degli eserciti oggi sono obsolete. Gli Stati Uniti combattono e perdono. I Cinesi comprano, si insediano, sfruttano e vincono.
Oggi le Big Oil sono state sostituite dalle "Big Energy". Le eredi delle Sette Sorelle non sono rimaste a guardare. Per evitare l'obsolescenza, stanno diversificando i loro investimenti:
Aziende come ExxonMobil e Equinor stanno investendo in tecnologie per estrarre litio e altri minerali critici dalle salamoie dei campi petroliferi.
Intanto i popoli stanno a guardare, mentre le loro dirigenze, al soldo degli Stati Uniti, nel quadro di corruzione più grande di tutti i tempi, vendono le nostre vite in cambio di solidi denari da rimpiattare nei solidissimi paradisi fiscali, quelli che nessuno bombarda anche se sono pieni di soldi del narcotraffico, al punto che, con rara sfacciataggine, hanno eletto Presidente dell'Ue proprio il gestore di uno di questi, Junker (paradiso fiscale del Lussemburgo).
Ma quello che la gente dovrebbe capire, e che Di Battista sta ripetendo da anni, è che né la Von der Leyen né Trump né Macron contano qualcosa, sono essi stessi i burattini delle grandi multinazionali e dei grandi fondi bancari collegati ad esse. Sono i loro strumenti ma non contano una cippa.
E se il secondo Trump è così diverso del primo è perché questi grossi gruppi di potere gli hanno ordinato di procedere più speditamente senza tanto badare alla forma prima che la Russia+la Cina+l'Iran si prendano il mazzo, accaparrandosi il vero valore del mondo, che non sono certo i diritti umani e civili o tanto meno la democrazia, ma le materie prime che servono alla nuova tecnologia.
E intanto che il popolino si scaglia contro Trump o contro la Meloni, il nuovo oro soppianta anche il dollaro o l'oro, mentre la sete di potere acceca i potenti e minaccia la catastrofe nucleare e la massa nemmeno capisce cosa accade o chi tira i fili e si snerva in litigi vani e sterili, in divisioni fasulle, come gli ultras della curva nord o sud, nell'impotenza e nell'ignoranza più totali mentre lo stadio va in fiamme. La massa non capisce nemmeno che tra un Prodi e un Trump o tra una Schlein e una Meloni, o tra un Draghi e un Vannacci non c'è nessuna differenza. Sono piccole comparse ubbidienti che stanno agli ordini per un proprio piccolo sporco interesse, come burattini legati a un filo, parolai del nulla che nemmeno vogliono scoprire le carte e mostrare la verità ma ubbidiscono al padrone e lo vediamo quando votano insieme per le privatizzazioni o le rapine al popolo o la guerra.
(Ho sentito dei giornalisti venezuelani. Dicevano che Trump ha fatto un grande errore attaccando il Venezuela, perché può fare degli attacchi aerei ma se posa lo stivale sul suolo venezuelano è perduto, perché il Venezuela non è un deserto come l'Irak, è un paese difficile, pieno di montagne, di giungle, impenetrabile, inospitale, dove gli Americani si impantanerebbero come nel Vietnam, e aprirebbero una guerra infinita per finire poi con un ritiro, come in Afganistan, come in Vietnam, lasciando il potere a quelli di prima, perché gli Americani una cosa sanno fare: aprire guerre, ma una cosa non sanno fare: chiuderle.)
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