lunedì 26 gennaio 2026

Gustavo Zagrebelsky,

 

È dovuto intervenire persino Gustavo Zagrebelsky, uno dei più importanti costituzionalisti italiani, già Presidente della Corte Costituzionale.

Non uno che passava di lì per caso, insomma.

E a “In Altre parole” Zagrebelsky, dall’alto di tutto il suo curriculum, ha preso una posizione chiarissima a favore, in solidarietà e a sostegno del professor Alessandro Barbero.

“Ho visto tutto l’intervento del professor Barbero e l’ho trovato particolarmente pacato , riflessivo, tale da indurre chi lo guardasse a riflettere per conto suo, quindi un contributo alla formazione di un’opinione pubblica.

Il professor Barbero è uno stimatissimo professore che si occupa di Storia, non ha mai incontrato incidenti di percorso, e in occasione del Referendum, come cittadino, ha espresso le sue opinioni.

Qualcuno gli ha detto: “Ma tu sei uno storico, stai zitto”. Ma come? Paolo Mieli, che è uno storico dovrebbe stare zitto? Non dovrebbe poter esprimere le sue opinioni?

Ora, ciò che a me sembra scandaloso nel caso del professor Barbero non è tanto la censura, quanto la gogna che ha subito sulla base di puri pretesti.

Massimo Gramellini ne ricordava uno: il fatto che il professor Barbero ha detto una lista di sorteggiati della quota parlamentare che entrerebbe nei consigli superiori, sarebbe di origine governativa, sarebbe fatta dal governo.

Ora, in effetti nella riforma c’è scritto che sarà fatta dal Parlamento, ma sappiamo bene da decenni che il Parlamento, la maggioranza parlamentare è la maggioranza del governo.

Del resto, se io chiedessi ai presenti in studio: la riforma della Costituzione a a chi la ascrivete? Chi l’ha fatta? Il ministro Nordio e la Presidente Meloni. È la riforma del governo.

Perché diciamo questo? Perché la proposta del governo in Parlamento ha avuto un voto di ratifica, senza discussione, senza emendamenti, in tempi strettissimi, cioè è stata una riforma imposta.

Quindi la svista del professor Barbero in realtà corrisponde a una realtà effettiva: ovvero che quella riforma è del governo.

Quello di Barbero non è un “innocente errore”. La verità è che noi non sappiamo che cosa accadrà perché le norme di attuazione su quel punto sono tutte da scrivere e sappiamo bene qual è la fame, l’aspetto famelico di questa maggioranza.

Il professor Barbero è un intellettuale riconosciuto da tutti, che ha i suoi followers, come si usa dire, di destra, di centro e di sinistra, e forse è questo ciò che fa paura: il fatto che il professor Barbero è ascoltato non soltanto dalla sinistra, ma ha un pubblico molto più vasto che si basa sulla stima, e allora per questo bisogna attaccarlo.

Allora, diciamoci la verità che questo è uno scandalo, che questo non deve accadere.

Non è un problema di censura, ma è un problema di insofferenza, insofferenza ampliata dai giornali nei confronti di chi, avendo un seguito di persone che stimano il soggetto che parla, usa la delegittimazione”.

Nulla davvero da aggiungere.

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Adoro Zagrebelsky, la sua logica è inconfutabile!

domenica 25 gennaio 2026

I NOSTRI AYATOLLAH. - Editoriale di Marco Travaglio - 24 Gennaio 2026

Il caso di Meta, il democraticissimo colosso dei social che fa capo a Zuckerberg e si permette di oscurare il video di Alessandro Barbero per il No al referendum in quanto sedicenti fact checker l’hanno definito “falso”, la dice lunga sulla direzione imboccata dalle cosiddette democrazie occidentali. Quelle che si stracciano le vesti perché l’Iran stacca Internet e non si accorgono che c’è una sola cosa peggiore dello shutdown della Rete: la censura selettiva. Se un privato cittadino, nella fattispecie un docente universitario di Storia, non può far circolare il suo pensiero sul web perché altri privati cittadini, con autorevolezza e titoli di studio infinitamente più miseri dei suoi, hanno il potere non solo di contestarlo (cosa pienamente lecita), ma anche di farlo oscurare e squalificarlo con l’etichetta di “falso” come il Ministero della Verità di Orwell, tanto vale spegnere tutto. Il fatto poi che questi poliziotti del web scelti non si sa come (anzi si sa: si nominano da soli) decidano di bocciare un video perché troppo “virale”, cioè perché raccoglie milioni di visualizzazioni mentre le loro sbobbe non le guarda nessuno, aggiunge un tocco di farsa alla tragedia della censura. Anche perché questi sfollagente, così allergici alle verità di Barbero, si guardano bene dall’oscurare le balle di politici e trombettieri del Sì. A cominciare da Nordio e Meloni, cioè dagli autori della schiforma.

E, se lo fai notare, ti rispondono con supercazzole. Tipo che i discorsi dei politici sono di per sé “notiziabili” e li giudica il pubblico. Cioè: un politico somaro può mentire quanto gli pare, mentre un prof universitario deve sottoporsi alle pagelle di gente magari ignorante come una capra, ma investita del potere censorio dai magnati del web e dai sinedri europei. Le colpe di Barbero sarebbero tre. 1) Ha detto che i membri laici del Csm li sceglierà il governo, anziché la maggioranza parlamentare: come se in Italia non fosse la stessa cosa. 2) Ha notato che nell’Alta corte disciplinare e nei due Csm aumenterà il peso dei politici: e anche questo è vero, visto che per i 15 membri dell’Alta corte il rapporto 2 a 1 diventa 3 a 2 (un politico in più e un magistrato in meno); e sia lì sia nei due Csm la quota togata estratta a sorte è molto più debole e disomogenea di quella laica nominata dal governo col finto sorteggio. 3) Ha previsto che questa deriva porterà i pm agli ordini dell’esecutivo: e questo lo dice pure Nordio, quando promette alla Schlein che col Sì non verranno più indagati neppure ministri di centrosinistra. Ma per Nordio il fact checking oscurante non scatta. E neppure per la Meloni che promette: “Se vince il Sì, non vedremo più vergogne come Garlasco” (dove pm e giudici, a carriere unite, si contraddicono a vicenda da 19 anni). Molto meglio gli ayatollah.

Il Fatto Quotidiano
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venerdì 23 gennaio 2026

ORRIBILE !!! - Viviana Vivarelli

Pesanti sospetti di peculato e tangenti gravano sulla von der Leyen per gli affari fatti dal marito coi vaccini Pfizer. Altro sospetti su guadagni illeciti fatti con l'obbligo al riarmo. Mentre è davanti a tutti la vergogna della sudditanza a Trump per fare gli interessi americani contro gli interessi europei.

E malgrado tutto questo, quando è arrivato il momento riconfernare la von der Leyen, questi sono i partiti italiani che hanno detto di sì:
Fratelli d'Italia, Partito Democratico, Forza Italia e Alleanza Verdi e Sinistra.
VERGOGNA !!! VERGOGNA !!! VERGOGNA !!!

foto VonDerLeyen Autore: FREDERICK FLORIN 
Ringraziamenti: AFP
Copyright: AFP or licensors

UN PADRONE TIRA L’ALTRO. - Marco Travaglio

 

La cosiddetta Ue aveva appena realizzato, con una ventina d’anni di ritardo, che non è più il caso di prendere ordini dagli Usa, quando a Davos è piovuto tal Zelensky, presidente scaduto di un Paese fallito che non fa parte dell’Ue né della Nato.
Che all’Ucraina non devono nulla, però la riempiono di miliardi e di armi l’una dal 2022 e l’altra dal 2014.

Il signorino, dopo quattro anni di questue e diktat in giro per il mondo senza mai un grazie, ha impartito nuovi ordini ai leader del continente di mezzo miliardo di abitanti che lo tiene in vita artificialmente rovinando la propria economia e lasciandosi distruggere i gasdotti e rubare centinaia di milioni dal regime di Kiev senza fare un plissé.

Poi, appena incassato dall’Ue l’ennesimo assegno di 90 miliardi di “prestito” che mai restituirà, s’è lagnato perché voleva pure i 200 miliardi di asset russi, ma purtroppo “ha vinto Putin perché ha fermato l’Europa: ora dovete agire!”.
In realtà Putin non ha fermato nulla: sono stati i governi europei più allarmati dall’illegalità della rapina, cioè dal rischio di dover pure rimborsare Mosca e mandare a catafascio i propri Paesi e il sistema Euro.

Poi il mitomane ha spiegato all’Ue come deve comportarsi con Trump (“si illudono che cambi: non lo farà”), ma anche con Putin: “Trump in Venezuela ha arrestato Maduro che ora è in cella a New York. Ma Putin no”.

Quindi, siccome il pirata giallo-oro ha sequestrato il presidente di uno Stato sovrano, l’Ue dovrebbe organizzare un raid sul Cremlino, rapire Putin e rinchiuderlo nel carcere di Bruxelles o di Kiev per far contento lui.
Che naturalmente sta “negoziando nella massima onestà per far finire la guerra”: vuole solo far rapire il nemico. Se no?

Gli toccherà ripeterci che “l’Ue con Putin non ha volontà politica” (si è solo suicidata per sostituire il gas russo con quello Usa a prezzi quadrupli): “L’anno scorso qui a Davos ho concluso il mio discorso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi.
È passato un anno,
nulla è cambiato e devo ripetere le stesse parole, come nel Giorno della marmotta”.
Povera stella.

Infine ha annunciato che oggi ad Abu Dhabi inizierà il trilaterale Usa-Russia-Ucraina, ovviamente senza l’Ue. In un mondo normale qualcuno si sarebbe alzato per dirgliene quattro:
“Ma come ti permetti? Noi, per quanto scalcagnate, siamo 27 democrazie. Non mettiamo fuorilegge i partiti di opposizione e non andiamo in giro a fare attentati e omicidi come si usa dalle tue parti. Alla nostra difesa badiamo noi senza bisogno dei tuoi consigli. Tu piuttosto ringrazia che esistiamo, sennò non avresti neppure la benzina per venire a Davos”.

Ma non s’è alzato nessuno.
È l’evoluzione della specie. Anziché da Trump, prendiamo ordini da Zelensky: sì buana.

F.Q. 23 gennaio

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giovedì 22 gennaio 2026

IL RUGGITO DEI CONIGLI. - Editoriale di Marco Travaglio -22 Gennaio 2026

 

Ci è voluto un anno di Trump perché le teste d’uovo dell’Ue scoprissero che gli interessi Usa – per usare un eufemismo – non coincidono più con i nostri. Ora magari, col tempo, capiranno che è così da una ventina d’anni. Non l’ha deciso Trump, che non è un corpo estraneo piovuto dal cielo a guastare il lungo idillio euroatlantista: è la quintessenza degli Usa, che hanno sempre fatto i loro porci comodi. Solo che prima i loro porci comodi coincidevano con i nostri: poi non più. La Merkel l’aveva capito, infatti si scontrò più volte con Washington. Prima contro l’idea folle di Bush jr., Obama e Biden di inglobare l’Ucraina nella Nato per provocare Putin. E poi sulla cooperazione energetica con Mosca avviata da Schröder coi gasdotti Nord Stream, osteggiata da Usa, Polonia, Baltici e Ucraina post-golpe. Con lei, a condividere la fine dell’euroatlantismo, c’erano Sarkozy, Hollande e il primo Macron, che refertò la “morte cerebrale della Nato”. Bastava la voce intercettata di Victoria Nuland, inviata nel 2014 da Biden e Obama a destabilizzare Kiev, per sapere cosa pensavano a Washington: “Fuck Eu!” (l’Europa si fotta!). Bastavano le reprimende di Obama a noi “portoghesi della Nato” che non ci svenavamo abbastanza per il riarmo e all’Ue che comprava gas russo a buon mercato invece del Gnl Usa a prezzo quadruplo. Poi purtroppo l’ultima statista andò in pensione, l’Ue finì in mano agli attuali microcefali e la guerra deflagrò.
Pochi giorni prima, Biden annunciò la distruzione dei Nord Stream. E otto mesi dopo un commando ucraino la realizzò. Ma nemmeno allora i decerebrati europei capirono che la guerra era studiata a tavolino per spezzare l’asse euro-russo che stava creando una superpotenza industriale e commerciale molto insidiosa per gli Usa. I capponi europei si invitarono al banchetto e si tuffarono festosi nella pentola di Biden, partecipando voluttuosamente al proprio suicidio con centinaia di miliardi e vagonate di armi. Quando tornò Trump e, senza volerlo, minacciò di farci un favore chiudendo la guerra con un compromesso, i più stupidi fra gli euronani – autoproclamatisi “volenterosi” – sabotarono i negoziati per prolungare il conflitto sine die. Ma a Trump risposero “sì buana” su tutti i dossier che convenivano a lui e danneggiavano noi: dazi al 15%, 600 miliardi di investimenti nell’industria Usa, 5% di Pil alla Nato, 800 miliardi di riarmo a debito (soprattutto con armi Usa), 700 miliardi di Gnl Usa e rinuncia eterna al gas russo. “Thank you, Daddy Donald”, scrisse Rutte, il più furbo della compagnia. Mancava solo una fettina di culo. Poi arrivò anche quella, a forma di Groenlandia. A quel punto Fantozzi venne colto da un leggero sospetto.

FUCK CHECKING MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 21.01.2026

 

Quelli del Sì, non trovando un testimonial autorevole per la schiforma Nordio (chi è autorevole, diversamente da loro, ha una faccia e una reputazione), si dedicano a screditare quelli del No. Dopo Gratteri ora tocca a Barbero, passato ai raggi X da presunti “fact checker” che lo accusano di mentire sulle due ragioni fondamentali del suo No: l’indebolimento del Csm e la strada spianata verso il controllo del governo, o della maggioranza parlamentare (che è la stessa cosa), sui pm. Sul Csm dicono: ma come, ne avremo addirittura due (uno per i pm e uno per i giudici), anzi tre con l’Alta corte disciplinare, e tutti composti per 2/3 da togati e per 1/3 da laici! Il problema è proprio questo: oggi il Csm difende l’indipendenza e l’autonomia della magistratura tutta e dei singoli magistrati sotto attacco. Se viene smembrato in due organismi, perde peso. E ne perde altro se è privato del potere disciplinare. E, nei due Csm e nell’Alta corte, perde peso la quota togata scelta col sorteggio secco e integrale, a vantaggio della quota laica scelta col sorteggio finto (il Parlamento vota una lista di nomi da estrarre a sorte, che può essere corta quanto il numero dei posti da coprire). I sorteggiati saranno monadi in ordine sparso, contro una falange di nominati dai politici (tutti del colore del governo, visto che la lista dei sorteggiabili si vota a maggioranza). Perciò il sorteggio ha un senso solo abolendo la quota laica. Ma poi è falso che venga rispettato il rapporto di 2 togati per 1 laico: nell’Alta Corte, su 15 membri, i magistrati sono 9 e i politici 6 (cioè 3 a 2: un politico in più e un magistrato in meno). Non solo: oggi nei procedimenti disciplinari il magistrato sanzionato dal Csm può ricorrere in Cassazione; con la schiforma potrà ricorrere solo alla stessa Alta Corte che l’ha punito, con tanti saluti alla terzietà del giudizio. Quanto al pm sotto l’esecutivo, i fact checker dicono: ma nella riforma c’è scritto che pm e giudici restano indipendenti e ci vorrebbe un’altra legge costituzionale per sottometterli. Balle: una volta separate le carriere, basterà ritoccare Ordinamento giudiziario (legge ordinaria) per sottoporli al governo senza dirlo. E quelle norme ordinarie sono già depositate da vari partiti e pronte per il voto: la Cartabia che affida al Parlamento le priorità dei reati da perseguire o da ignorare; quelle che svincolano la polizia giudiziaria dal controllo del pm e dall’obbligo di riferirgli subito ogni notizia di reato, cioè la riconsegnano ai vari ministeri (la Polizia all’Interno, i Carabinieri alla Difesa, la Gdf all ’Economia); e quella che vieta al pm di acquisire autonomamente le notizie di reato, riducendolo a passacarte delle forze dell’ordine, cioè del governo. Ma tutto questo, diversamente da Barbero, il fact checker non lo sa. 

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Titolo IV - La Magistratura Sezione I Ordinamento giurisdizionale

 

https://www.governo.it/it/costituzione-italiana/parte-seconda-ordinamento-della-repubblica/titolo-iv-la-magistratura/2855

Leggete gli articoli della Costituzione che riguardano la magistratura e capirete come votare al referendum.

La magistratura, in quanto strumento di applicazione delle leggi, deve applicare le leggi, ed è quello che fa.
Il problema della politica sta nel fatto che la magistratura abbia questo potere che vorrebbe arrogare a se stesso;
- prova ne è il fatto che svilisce gli articoli della Costituzione con vari emendamenti creati alla bisogna;
- prova ne è il fatto che usa i nostri soldi, non per ottemperare ai nostri bisogni, ma per accaparrarsi consensi personali ad libitum.
E' la politica, semmai, ad avere troppo potere che, molto spesso, usa malissimo, ergendosi a padrona del mondo... e, di queste anomalie aberranti, deleterie, ne abbiamo avute in passato e ne abbiamo nel presente...
Noi cittadini, noi, popolo sovrano del nostro paese, siamo solo pedine utilizzate dalla politica a suo piacimento, non contiamo nulla, non abbiamo diritti, siamo costretti a vivacchiare con le briciole che ci lasciano i nostri padroni che nulla hanno di diverso dai vassalli dei tempi passati.
Nel nostro paese non esistono i diritti più sacrosanti, come il diritto al lavoro, destinato solo ai raccomandati della politica, che esercita anche questo potere... E i nostri figli vanno all'estero per avere lavoro e dignità.
Noi, popolo sovrano, abbiamo il diritto/dovere di andare a votare, ma se votiamo qualcuno che mantiene le promesse fatte in propaganda elettorale, ne fanno cadere il governo e si ritorna alla solita routine...
Ormai siamo pecore, siamo sfiniti, non crediamo più a nulla; siamo coscienti del fatto che dobbiamo assuefarci al loro volere, tanto non contiamo nulla, siamo solo pedine che la politica usa a suo vantaggio.

cetta