martedì 6 gennaio 2026

ATTACCO DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE AL VENEZUELA - Viviana Vivarelli

 

Ho sentito un video di alcuni giornalisti venezuelani sull'ignobile attacco subito dal loro Paese.
Il primo giorno è regnato l'orrore. A sentire che 40 elicotteri militari USA avevano attaccato Maduro, uccidendo gli 80 soldati della sua scorta e sequestrando il Presidente con la moglie è subentrato un attonito silenzio, come se fosse impossibile credere alle notizie. Poi sono esplose le manifestazioni di piazza antiamericane. Le scene di giubilo che ci hanno fatto vedere in televisione sono di esuli venezuelani, non sono state girate in Venezuela ma negli Stati Uniti ma ce le hanno presentate come se si trattasse dell'esultanza di un popolo "liberato".
Trump non ha nemmeno fatto ricorso alle solite induzioni ipocrite dei suoi predecessori. Non ha parlato di esportazione di democrazia e anche la dichiarazione fasulla di lotta al narcotraffico è stata dimenticata presto con la protervia di frasi molto esplicite: "Ci riprendiamo il nostro petrolio!"
Una sporca guerra di conquista, nemmeno edulcorata con la solita propaganda ingannevole, buona per i deboli di mente. E sentire la nostra Meloni dire che tutto questo è "legittimo" e si tratta di una guerra "difensiva" è stato vomitevole.
Il linguaggio usato per descrivere il rapimento è esso stesso ingannevole. Si dice che Maduro è stato "catturato". Un generale "cattura", un assassino "sequestra". E con questo ennesimo atto di brutale violenza Trump si esibisce con impudenza come gangster internazionale contro qualunque ordine costituito. Nemmeno la finzione che per decenni ha coperto e mistificato le aggressioni americane contro il resto del mondo ma un assassino che impone i suoi misfatti con la prepotenza del mostro.
Con queste parole micidiali Trump ha dichiarato che nessun Paese del mondo sarà più al sicuro. Chiunque, specie se possiede risorse petrolifere o terre rare, potrà essere invaso e saccheggiato.
Il nuovo Attila ha mostrato la sua faccia più bieca e diretta. "Il mondo è mio!" "Esistono solo gli Stati uniti e il resto del mondo, specie l'America latina, è "il cortile di casa"!
Il diritto della forza ha soppiantato la forza del diritto.
In modo simile ha detto. "L'Europa è in grado di difendere la Groenandia? No. Allora la prendo io!" Con lo stessa infamia potrebbe ripetere la stessa cosa per qualunque Nazione europea. l'Unione europea sarebbe in grado di difenderla? No. Allora Trump potrebbe invaderla.
Se il primo Trump aveva vinto le elezioni parlando di isolazionismo americano e di un Governo che avrebbe chiuso tutte le guerre e portato al successo economico l'America, questo è il Trump del suo spot dove lo si vede su un aereo mentre defeca su tutto il mondo, il Monarca assoluto che ha spezzato in un sol colpo qualunque balla sia stata mai raccontata dal 1776 ad oggi sulla tanto decantata "democrazia" americana.
In realtà questa non è mai esistita, iniziando subito con lo sterminio dei nativi e l'importazione di schiavi dall'Africa. È stata solo un grosso abbaglio propagandistico per instillare nelle menti del mondo la falsa immagine di un'America come la "più grande democrazia del mondo", "esportatrice di democrazia e di pace", "sentinella dei diritti umani e civili", un grosso apparato propagandistico in cui sono caduti come gonzi i cittadini dell'Occidente, ipnotizzati dai presunti vantaggi del capitalismo più feroce, travestito da liberalismo, oppure pronti a correre nella corruzione di mangiatoie ben retribuite.
Nei fatti la storia della "più grande democrazia del mondo" è stata scritta col sangue, l'oppressione, la decapitazione delle nascenti democrazie, la depredazione delle risorse di mezzo mondo, lo sterminio di interi popoli. È stato tutto un succedersi di attacchi militari, colpi di stato, corruzione di interi partiti, destabilizzazioni, guerre dichiarate e occulte, distruzioni, rovine.
Da decine di anni la politica americana non è fatta per il popolo americano ma per gli interessi delle grandi banche e dei fondi di investimento, che investono in guerre e devastazioni di interi Paesi o in speculazioni di Borsa dove si scommette sul fallimento delle Nazioni per prendere i loro beni con le armi dell'austerità, delle privatizzazioni, del controllo delle informazioni, delle politiche monetarie o fiscali, del traffico di armi, delle guerre senza fine. A tal fine la corruzione non ha badato a spese, con la compravendita di capi di Stato, Ministri, interi partiti come la destra o la falsa sinistra moderata come il Pd.
Negli ultimi 75 anni si è parlato sempre di più delle "Sette Sorelle" del petrolio. L’espressione è di Enrico Mattei, lo storico presidente dell'ENI, che voleva che il petrolio italiano restasse all'Italia. Mattei la usò per il cartello di compagnie petrolifere che ha dominato il mercato mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le chiamò "sorelle" perché, pur essendo formalmente concorrenti, agivano in modo coordinato come una cosca mafiosa per proteggere i propri profitti e bloccare l'ingresso di nuovi attori (come l'italiana AGIP/ENI). Le compagnie originarie erano principalmente americane e britanniche, per questo Gran Bretagna e Stati Uniti hanno sempre avuto una politica estera comune e chiunque andasse al potere in Gran Bretagna (vedi oggi Starmer) o vincesse negli Stati Uniti (i Kennedy come Trump) dovevano dipendere da loro. Del resto la Meloni è passata dall'ossequio a Biden all'ossequio a Trump senza fare una piega, perché tra repubblicani e democratici, sul piano dell'aggressione al mondo non c'è nessuna differenza, come non ce n'è mai stata tra Obama e Clinton con Trump. Solo i modi sono cambiati e al posto dei fascinosi discorsi dei Kennedy abbiamo ora il linguaggio duro e brutale da gangster di Trump, ma la sostanza è la stessa, come restano gli stessi i capi di Stato europei che sotto nomi di partiti diversi e apparentemente opposti hanno portato avanti la stessa sudditanza agli USA, ubbidendo agli stessi ordini che imponevano le privatizzazioni dei beni pubblici, la negazione dei diritti a lavoratori e poveri, la protezione del capitale, la tutela delle banche, il riarmo, la partecipazione alle guerre americane, la censura sull'informazione, la depressione dell'economia, le sanzioni ad altri popoli, l'immiserimento progressivo come ordine politico. E da questo punto di vista, in Italia, non c'è stata nessuna differenza tra Pannella o Monti, tra Renzi o Draghi, tra Prodi o la Meloni. Il resto è stato paccottiglia per imbonire i popoli perché i piccoli si scannassero tra loro in piccoli divisioni da cortile, come i polli che si beccano tra loro ma finiranno tutti in padella, anzi la tifoseria politica con i suoi abbagli da dementi ha contribuito all'inganno generale, distraendo il popolino da quelli che sono sempre stati i reali nemici della democrazia: le plutocrazie, cioè gli oligarchi mondiali.
Ma occhio! Da un secolo chi comanda davvero l'Occidente non è la von der Leyen o il Presidente americano ma le grandi società petrolifere, che ora si sono buttate anche sulle terre rare, così necessarie alle nuove tecnologie: Standard Oil of New Jersey (poi Exxon), Royal Dutch Shell (anglo-olandese), Anglo-Persian Oil Company (poi BP), Standard Oil of New York (poi Mobil), Texaco, Standard Oil of California (poi Chevron), Gulf Oil, 3, insomma tutto il monopolio occidentale sul petrolio. Molte di queste società si sono fuse tra loro (ad esempio Exxon e Mobil sono diventate ExxonMobil). Negli ultimi anni, il Financial Times ha introdotto il concetto di "Nuove Sette Sorelle", riferendosi alle grandi compagnie di Stato dei paesi emergenti come Saudi Aramco (Arabia Saudita), Gazprom (Russia) e CNPC (Cina). Sono passati tre quarti di secolo da quando Mattei pronunciò per la prima volta quell'espressione, che ancora oggi resta il simbolo del potere geopolitico legato all'energia.
E ora è la volta del Venezuela, poi verrà il turno della Danimarca, della Guyana, dell'Iran e perché non del Canada? Col nuovo Papa americano che se ne esce a dire che "la NATO non ha mai fatto guerre"!!?? Ma dove?
Le guerre americane seguono una rotta ben precisa.
Guardate l'ordine dei Paesi che hanno più petrolio al mondo e vedrete quali sono i Paesi dove gli yankee hanno "esportato" democrazia:
Venezuela – ~303 miliardi, 1° paese
Iran – ~209 miliardi , 2° paese
Iraq – ~145 miliardi. 4° paese
Kuwait – ~101,5 miliardi, 6° paese
Libia – ~48 miliardi. 8° Paese
A questi dovremo aggiungere ora chi possiede più terre rare (Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio,
Lutezio, Scandio, Ittrio). Servono alla tecnologia moderna, ai motori delle auto elettriche, alle turbine delle pale eoliche, alle batterie ricaricabili, all'elettronica di consumo, ai cellulari, ai computer, ai televisori, ai sistema spaziali e militari, sono vitali per l'industria bellica per missili e radar, per la raffinazione del petrolio, per le marmitte catalitiche...
I paesi che ne hanno di più sono Cina (per un 44% delle riserve mondiali), Vietnam, Brasile, Russia 10%, India, Australia, Stati Uniti, Groenlandia. Esportiamo democrazia anche in Groenlandia? È nell'Unione Europea? Il padrone del mondo se ne frega. Noi per lui siamo nessuno. A che pro la Von der Leyen sbraita sulle sanzioni? E quanto ci ha guadagnato tra la campagna per la Pfizer e ora il riarmo?
Il legame tra le "Sette Sorelle" (le grandi compagnie petrolifere che hanno dominato il XX secolo) e le terre rare rappresenta il passaggio epocale dall'era degli idrocarburi a quella della transizione energetica. Questa è l'unica transizione che interessa Trump.
Le dinamiche geopolitiche e industriali che le circondano sono sorprendentemente simili. Il Paradigma dell'economia mondiale è cambiato passando dal Petrolio ai Metalli.
Le "Sette Sorelle" (Exxon, Mobil, Chevron, Gulf, Texaco, BP e Shell) hanno costruito il loro potere sul controllo dei flussi di greggio. Oggi, quel potere si sta spostando verso chi controlla le terre rare. Mentre nel '900 il controllo del mercato era frammentato tra le compagnie anglo-americane e i paesi dell'OPEC, oggi il mercato delle terre rare è caratterizzato da un monopolio di fatto: la Cina, che controlla circa il 60% della produzione mineraria e oltre l'80% della capacità di raffinazione. Ecco perché la Cina, oggi, più della Russia è il maggior nemico degli Stati uniti. Scordatevi le balle su comunismo e capitalismo.
La Cina agisce oggi nei confronti delle terre rare con la stessa forza contrattuale e strategica che le Sette Sorelle esercitavano sul petrolio negli anni '50. Ma, mentre la grossezza americana conquista con le bombe, la corruzione di partiti politici e i colpi di stato, la finezza cinese ha operato una penetrazione del mondo più sottile attraverso le vie commerciali, specie in Africa, dove ormai si è insediata tenacemente. L'America bombarda, la Cina compra. Ecco perché le strategie brutali degli eserciti oggi sono obsolete. Gli Stati Uniti combattono e perdono. I Cinesi comprano, si insediano, sfruttano e vincono.
Oggi le Big Oil sono state sostituite dalle "Big Energy". Le eredi delle Sette Sorelle non sono rimaste a guardare. Per evitare l'obsolescenza, stanno diversificando i loro investimenti:
Aziende come ExxonMobil e Equinor stanno investendo in tecnologie per estrarre litio e altri minerali critici dalle salamoie dei campi petroliferi.
Intanto i popoli stanno a guardare, mentre le loro dirigenze, al soldo degli Stati Uniti, nel quadro di corruzione più grande di tutti i tempi, vendono le nostre vite in cambio di solidi denari da rimpiattare nei solidissimi paradisi fiscali, quelli che nessuno bombarda anche se sono pieni di soldi del narcotraffico, al punto che, con rara sfacciataggine, hanno eletto Presidente dell'Ue proprio il gestore di uno di questi, Junker (paradiso fiscale del Lussemburgo).
Ma quello che la gente dovrebbe capire, e che Di Battista sta ripetendo da anni, è che né la Von der Leyen né Trump né Macron contano qualcosa, sono essi stessi i burattini delle grandi multinazionali e dei grandi fondi bancari collegati ad esse. Sono i loro strumenti ma non contano una cippa.
E se il secondo Trump è così diverso del primo è perché questi grossi gruppi di potere gli hanno ordinato di procedere più speditamente senza tanto badare alla forma prima che la Russia+la Cina+l'Iran si prendano il mazzo, accaparrandosi il vero valore del mondo, che non sono certo i diritti umani e civili o tanto meno la democrazia, ma le materie prime che servono alla nuova tecnologia.
E intanto che il popolino si scaglia contro Trump o contro la Meloni, il nuovo oro soppianta anche il dollaro o l'oro, mentre la sete di potere acceca i potenti e minaccia la catastrofe nucleare e la massa nemmeno capisce cosa accade o chi tira i fili e si snerva in litigi vani e sterili, in divisioni fasulle, come gli ultras della curva nord o sud, nell'impotenza e nell'ignoranza più totali mentre lo stadio va in fiamme. La massa non capisce nemmeno che tra un Prodi e un Trump o tra una Schlein e una Meloni, o tra un Draghi e un Vannacci non c'è nessuna differenza. Sono piccole comparse ubbidienti che stanno agli ordini per un proprio piccolo sporco interesse, come burattini legati a un filo, parolai del nulla che nemmeno vogliono scoprire le carte e mostrare la verità ma ubbidiscono al padrone e lo vediamo quando votano insieme per le privatizzazioni o le rapine al popolo o la guerra.
(Ho sentito dei giornalisti venezuelani. Dicevano che Trump ha fatto un grande errore attaccando il Venezuela, perché può fare degli attacchi aerei ma se posa lo stivale sul suolo venezuelano è perduto, perché il Venezuela non è un deserto come l'Irak, è un paese difficile, pieno di montagne, di giungle, impenetrabile, inospitale, dove gli Americani si impantanerebbero come nel Vietnam, e aprirebbero una guerra infinita per finire poi con un ritiro, come in Afganistan, come in Vietnam, lasciando il potere a quelli di prima, perché gli Americani una cosa sanno fare: aprire guerre, ma una cosa non sanno fare: chiuderle.)

La Presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha risposto a Donald Trump.

 

La Presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha risposto a Donald Trump in persona, alle sue deliranti ma serissime minacce di invasione.

Lo ha fatto con un intervento durissimo, da assoluta Statista, pesando ogni parola e rimettendo i fatti e la Storia al loro posto.

"Rifiutiamo categoricamente l'intervento negli affari interni di altri paesi.
Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono.

La storia dell'America Latina dimostra che l'intervento militare non ha mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura.

Il governo messicano collabora con gli Stati Uniti in modo responsabile e deciso nella lotta al narcotraffico, sui temi della sicurezza e nelle questioni umanitarie, con l'obiettivo di ridurre la violenza e costruire una pace duratura. Ma la violenza in Messico è in parte causata dal flusso illegale di armi dagli Stati Uniti e dal grave problema del consumo di droga nel paese vicino.

È necessario ribadire che in Messico comanda il popolo, e che siamo un paese libero e sovrano: cooperazione, sì. Subordinazione e intervento, no”.

Una grande lezione di autonomia, di indipendenza, di indisponibilità al servilismo di fronte al boss americano.

Consiglio ai tanti cheerleader di governo di casa nostra di prendere appunti da questa donna per capire come si difende la sovranità di un Paese e del suo popolo.

Davvero. Non solo a parole. 

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La risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa - Lorenzo Tosa

 

È arrivata la risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa e alle accuse deliranti di essere un “narcotrafficante” da parte di Donald Trump e del suo governo.
Ed è una risposta di enorme forza politica e MONUMENTALE DIGNITÀ che tutto il mondo dovrebbe leggere.
Specie certi scendiletto e “cheerleader” di casa nostra.
“Smetta di calunniarmi, signor Trump. Non è così che si minaccia un presidente latinoamericano salito al potere attraverso la lotta armata e, in seguito, grazie alla lotta per la pace del popolo colombiano.
Mi accusate falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina. Ma io non possiedo un'auto, né proprietà all'estero; continuo a pagare il mutuo con il mio stipendio.
È ingiusto, e io combatto contro l’ingiustizia.
(…) Il Presidente della Colombia è il comandante supremo delle forze militari e di polizia colombiane per ordine costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha elaborato dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione.
(…) Nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo forgiato un patto: la nuova Costituzione della Colombia, che mirava a costruire uno Stato sociale governato dallo Stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.
Ebbene, in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate, e sempre sotto la protezione della Costituzione, ho ordinato il più grande sequestro di cocaina nella storia del mondo. Ho avviato un importante programma di sostituzione volontaria delle colture da parte dei coltivatori di co*a. Il processo ha interessato 30.000 ettari di co*a ed è la mia massima priorità come politica pubblica.
Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza.
(…) Se bombardano i contadini, migliaia di guerriglieri si solleveranno sulle montagne.
E se arrestassero il presidente che gran parte del mio popolo ama e rispetta, scatenerebbero la rabbia del popolo.
Da questo momento in poi, ogni soldato in Colombia ha ricevuto un ordine: qualsiasi comandante delle forze armate che preferisca la bandiera statunitense a quella colombiana verrà immediatamente rimosso dall'istituzione per ordine della truppa e mio.
La Costituzione impone alle forze armate di difendere la sovranità popolare.
Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio.
Non sono un figlio illegittimo, né un trafficante di droga.
Ho una fiducia enorme nel mio popolo, ed è per questo che gli ho chiesto di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo.
Mi fido del popolo e della storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi sappia che ha di fronte un comandante del popolo. Libera la Colombia per sempre.
Invece di andare a catturare un presidente latinoamericano con riserve petrolifere limitate, perché avete bloccato l'approvvigionamento di petrolio, condannato la gente alla fame e innescato l'esodo che ha raggiunto il vostro Paese, vi avrei accompagnato a catturare Netanyahu, il leader genocida”.

lunedì 5 gennaio 2026

LA GUERRA FREDDISSIMA. - Pino Cabras

 

Si parla assai in queste ore della telefonata con cui il presidente USA Donald Trump ha rovesciato sulla premier danese Mette Fredriksen ogni forma di sgradevolezza che un boss spietato e potentissimo potrebbe rovesciare su un picciotto indisciplinato ma debolissimo. Le ha significato la pretesa di papparsi la Groenlandia, un'isola con una popolazione uguale a quella di Cuneo ma con una superficie di oltre 7 volte l'Italia, risorse naturali formidabili e la posizione geostrategica giusta per prendersi metà dell'Artico. Prevedo che entro breve tempo la Groenlandia sarà soggetta alla sovranità di Washington senza che Copenaghen né nessuno in UE possa opporre resistenza militare.
I danesi raccolgono quel che hanno seminato. Nel 2003 parteciparono all'aggressione all'Iraq sulla base di pretesti inventati. Nel 2008 riconobbero la secessione del Kosovo, con conseguente menomazione della Serbia come esito finale dell'aggressione alla Jugoslavia da parte della NATO. In entrambe le occasioni era primo ministro Anders Fogh Rasmussen, che poi divenne segretario generale della NATO, impegnandosi nella sua espansione aggressiva verso Est, nell'intensificazione della russofobia del dibattito europeo, nell'aggressione diretta alla Libia e in quella indiretta alla Siria. Rasmussen poi, come un Di Maio qualsiasi, è diventato consulente politico ben remunerato, con incarichi anche presso i presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky, ossia i terminali corrotti del più concentrato, opaco e gigantesco trasferimento di denaro pubblico degli ultimi decenni.
In questi anni, la signora Fredriksen è stata tra le più generose personalità politiche impegnate a sguarnire i propri arsenali per partecipare al suicidio geostrategico continentale dell'Europa Occidentale.
Il boss d'Oltreoceano ha potuto fare perciò una cosa semplice: ha telefonato a un'emerita nullità che rappresentava una classe dirigente - quella danese - senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, desertificate da decenni di abusi occidentali a cui si è prestata con la più squallida ipocrisia (sai, "l'ordine internazionale basato sulle regole", come no?). Trump, nel quadro di un racket planetario conclamato dove gli europei tanto innocenti non sono, sa che c'è del marcio in Danimarca e si perita di ricordare chi è che sta in cima alla catena alimentare. È appena l'antipasto.

domenica 4 gennaio 2026

MARCO TRAVAGLIO - A chi inviamo le armi? - IFQ - 4 gennaio 2026

 


L’attacco criminale e terroristico di Trump allo Stato sovrano del Venezuela, nella miglior tradizione del “cortile di casa”, è una conferma e al contempo una lezione per chi non vuole capire come va il mondo.
1) La conferma è che cambiano i presidenti – democratici o repubblicani, ortodossi o eterodossi – ma non gli Usa, che fanno sempre i loro porci comodi. Ma senza mai preoccuparsi del “dopo”. Trump è un eterodosso, tant’è che sogna ridicolmente il Nobel per la Pace, mentre i suoi predecessori han sempre vinto ad honorem quello della Guerra. Ma il suo sbandierato isolazionismo viene regolarmente risucchiato dal cancro “neocon” che gli siede accanto nelle persone di Rubio e di tanti invisibili del Deep State. La differenza con gli altri presidenti è che Trump non prova neppure ad ammantare il golpe a Caracas con l’esportazione della democrazia, l’ingerenza umanitaria o altre esche per gonzi: dice papale papale che vuole il petrolio e quando parla di “narcoterrorismo” non ci crede nemmeno lui (ha appena graziato l’ex presidente honduregno Hernandez, condannato negli Usa a 45 anni per un mega-traffico di cocaina).
2) La lezione è che l’Occidente non ha mai avuto alcun titolo per insegnare il diritto internazionale alle “autocrazie”. Se gli attacchi criminali della Nato alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq e alla Libia e lo sterminio israeliano a Gaza non fossero bastati, ora c’è il Venezuela a denudare l’ipocrisia e la doppia morale dei “buoni”: alcuni governi europei condannano debolmente gli Usa, altri pigolano, la von der Leyen farfuglia di “transizione democratica”, l’inutile Kallas predica “moderazione” a bombardamenti e colpo di Stato avvenuti, la Meloni si e ci copre di vergogna e di ridicolo vaneggiando di “intervento difensivo legittimo”. La fiaba dell’“aggressore” e dell’“aggredito” era buona solo per l’invasione russa dell’Ucraina. Così come le giaculatorie euro-mattarelliane sulla “pace giusta” e sul diritto di tutti gli ucraini (non solo dei locali) a decidere le sorti del Donbass: e, di grazia, chi dovrebbe decidere il presidente del Venezuela, se non il popolo venezuelano? Nel 2019 ben altro premier, Conte, rifiutò di riconoscere il golpista Guaidò che Trump voleva imporre a Caracas, unico in Europa con papa Francesco. Poi arrivarono i camerieri Draghi e Meloni. Ora, per coerenza, l’Ue dovrebbe inviare armi ai seguaci di Maduro aggrediti e sanzionare con 22 pacchetti gli Usa aggressori. Ovviamente non ci pensa nemmeno: a Trump dice sempre sì quando dovrebbe dire no (dazi, gas, armi e 5% di Pil alla Nato) e no quando dovrebbe dire sì (il piano di pace sull’Ucraina). In fondo i nostri sgovernanti lo preferiscono quando fa la guerra che quando prova a fare la pace.

Sogno.

 


Sono a casa dei miei.

Mentre dormivo, sogno di svegliarmi per andare in bagno e, passando per il corridoio, vedo un ragazzo dai capelli rossi, tirati indietro e lunghi fino alla nuca, che gira tra i divani in soggiorno, mi fermo ed entro, chiedendogli chi fosse e che cosa facesse a casa dei miei, ma lui, senza neanche degnarmi di uno sguardo, continua a gironzolare nella stanza tra i divani, come se io non esistessi nemmeno, continuo a fargli domande, alzando un po' la voce, ma lui niente...

Nel frattempo, svegliata, probabilmente dalla mia voce, arriva mia madre guardandomi incuriosita...

La guardo e le indico il tizio spiegandole che gironzolava tranquillo nella stanza come se fosse a casa sua e non rispondeva alle mie domande; lei sbuffa e mi chiede: "Piuttosto, che hai deciso, vieni con noi oggi?". Innervosita le rispondo di no, spiegandole che avrei preferito restare a casa e dedicarmi a perfezionare un progetto che avevo in mente di portare a termine; lei si gira e pone la stessa domanda  al ragazzo dai capelli rossi, che le risponde di no, spiegandole che avrebbe preferito restare a casa con me perchè voleva parlarmi... 

VOLEVA PARLARMI? 

Lo guardo di traverso e gli chiedo: "Vorresti parlarmi? Ma se non rispondevi alle mie domande, perchè ora vuoi parlarmi?"

Poi mi sono svegliata realmente e non so come sarebbe finita la faccenduola...

Poichè siamo noi stessi a progettare i sogni in base alle nostre esperienze, mi domando: che cosa volevo esternare, imprimere nella mente, ricordare, desiderare con il sogno?

Spero di riuscire a dare una risposta alle domande, ma mi sa che la mia mente tacerà, come ha fatto nel sogno il ragazzo dai capelli rossi tirati indietro e lunghi fino alla nuca...

cetta.

sabato 3 gennaio 2026

Belgio - Gent, Stazione Centrale

Gent è la città unversitaria del Belgio, servita impeccabilmente da Tram e Bus per gli spostamenni cittadini, anche se in molti usano la bicicletta per gli spostamenti brevi. Il freddo è intenso, ma vale la pena visitarla per la caratteristica che unisce gradevolmente lo stile medievale e il moderno, per quanto riguarda l'architettura. 

Le lingue utilizzate tante, tra le quali l'inglese, l'olandese, il francese e il fiammingo. 

Gadevoli anche gli abitanti, socievoli e disponibili.

Per me è stata una vacanza breve, ma intensa e piacevole.

cetta.