venerdì 14 maggio 2021

Navigator, previsti 11.600 posti nei centri per l'impiego dopo il 2021. - Giorgio Pogliotti

 

I 2.549 navigator di Anpal possono ora puntare a un posto fisso negli stessi centri per l’impiego dove operano dall’estate del 2019 da precari.

I punti chiave

I 2.549 navigator di Anpal servizi hanno ottenuto una proroga del contratto di collaborazione fino a fine anno, ma nel futuro di molti di loro c’è un posto fisso negli stessi centri per l’impiego dove operano dall’estate del 2019 da precari. Sono giovani (età media 35 anni, in prevalenza donne), tutti in possesso di laurea (prevale giurisprudenza), non stupisce che in molti si stiano candidando per gli 11.600 posti banditi dalle regioni nei centri l’impiego.

Navigator versus dipendenti delle regioni.

La loro vicenda sin dall’inizio è stata accompagnata da polemiche. In origine i navigator erano 2.980, ma il loro ingresso nei centri per l’impiego è stato oggetto di un lungo braccio di ferro con le regioni che non vedevano di buon occhio la presenza nelle loro strutture di dipendenti di altre amministrazioni, così si è trovata la soluzione “ibrida”; possono svolgere l’attività diretta o in affiancamento al dipendente del centro per l’impiego, sempre d’intesa con il responsabile dei Cpi. «Erano un tentativo di costruire un sistema parallelo ai Cpi senza avere strutture e competenze, vista la competenza delle regioni in materia - sostiene Maurizio Del Conte ordinario di diritto del lavoro alla Bocconi di Milano -. I navigator andrebbero impegnati non solo per i percettori del reddito di cittadinanza, ma per tutta la rete di politiche attive».

Pochi i dati sull’attività svolta dai navigator.

Non esiste un quadro aggiornato delle attività dei navigator, o dei risultati che hanno conseguito nei Cpi. L’ultimo report ufficiale di Anpal risale a ottobre 2020. Il presidente Mimmo Parisi - in uscita a breve, prima della scadenza del contratto (febbraio 2021) su istanza del ministro del Lavoro Andrea Orlando, che intende commissariare l’Agenzia in previsione di un cambio di governance - ha annunciato che prima di andar via farà uscire i dati. Ma la conoscenza di questi dati non dovrebbe essere lasciata alla discrezionalità dei vertici.

Tuttavia un documento interno, ancora non pubblicato, contiene la fotografia al 31 gennaio: da settembre 2019 i navigator hanno supportato gli operatori dei Cpi nell’accoglienza dei beneficiari di RdC, tramite 994.981 convocazioni o colloqui realizzati (37.068 a gennaio), nell’attività di “presa in carico” di 469.578 beneficiari del RdC per la stipula del Patto per il Lavoro; nelle regioni che autorizzano i Navigator ad operare direttamente, hanno seguito 228.484 piani personalizzati di accompagnamento al lavoro, ne hanno monitorati 156.980 e hanno svolto attività di verifica dell’attuazione delle azioni previste dai Piani con 739.764 contatti con i beneficiari. Complessivamente hanno reso disponibili ai beneficiari RdC 429.984 tra vacancies, opportunità formative o orientative.

Il sistema informativo di Anpal non è mai decollato.

Il problema è che i navigator sono solo un tassello di un sistema che non è mai decollato, la cosiddetta seconda gamba del reddito di cittadinanza, ovvero le politiche attive del lavoro. Al 31 ottobre 2020 i beneficiari del reddito di cittadinanza (RdC) occupabili erano 1.369.779, di questi in 352.068 hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda, ma alla stessa data i rapporti di lavoro ancora attivi erano 192.851. Del resto, anche guardando oltre il Rdc è tutto il sistema informativo unitario di Anpal a non essere mai decollato, l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro per cittadini, aziende e operatori con il portale MyAnpal fa registrare numeri assai bassi (22mila rapporti di lavoro avviati dal 1 gennaio 2020).

Lenzi (navigator): «Spesso mancano competenze digitali».

«Da luglio del 2019 ho seguito oltre 200 percettori del Rdc - racconta Antonio Lenzi (42 anni), navigator, laurea con 110 e lode in scienze politiche e dottorato, portavoce di Anna (associazione di navigator) -. Con le persone convocate nei Cpi facciamo più colloqui, per spiegare come funziona il percorso di attivazione, vagliare le carenze formative. Spesso abbiamo in carico ultracinquantenni con bassa scolarizzazione, competenze digitali quasi nulle, carriere discontinue e bassa qualificazione professionale. Costruire con loro un piano personalizzato non è semplice. In molti casi hanno spesso bisogno di formarsi, di avere cognizioni informatiche di base per potersi ricollocare. Monitoriamo se si sono attivati nella ricerca di un posto disponibile e se c’è una posizione aperta li prepariamo al colloquio di lavoro. La soddisfazione più grande è aver convinto dei giovani a completare gli studi».

Verso il concorso per il posto fisso.

Per il futuro? «Ho superato la prova di preselezione per un posto nel centro per l’impiego - aggiunge Lenzi -, qui in Lombardia a fine mese c’è il concorso». Le posizioni nei Cpi riguardano spesso profili amministrativi, perchè buona parte dell’attività dei dipendenti è per sbrogliare pratiche burocratiche. «Serve una revisione complessiva della rete di 550 centri per l’impiego - aggiunge Del Conte -. Si parla molto delle 11.600 assunzioni, ma il problema non è solo quantitativo, è anche qualitativo. La riforma va fatta d’accordo con le regioni, per costruire un modello di centri ad assetto variabile, con una griglia di servizi di base che assicuri gli stessi tempi e le stesse modalità di erogazione delle prestazioni su tutto il territorio».

IlSole24Ore

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