mercoledì 4 aprile 2012

Tangenti, è bufera sulla Lega al Pirellone Boni indagato. "Un milione al Carroccio". - di Emilio Randacio



Tangenti, è bufera sulla Lega al Pirellone Boni indagato. "Un milione al Carroccio"
Il leghista Davide Boni

I militari della guardia di finanza negli uffici del presidente del consiglio regionale. L'inchiesta a maggio aveva decapitato la giunta di Cassano d'Adda. Fra gli indagati anche Luigi Zunino "Il politico leghista utilizzava gli uffici pubblici per lo scambio dei soldi". I sospetti sui destinatari.


Un'altra inchiesta della Procura di Milano scuote i piani alti della Regione Lombardia e soprattutto squarcia un velo su un presunto giro di tangenti da oltre un milione di euro che sarebbero finiti agli esponenti locali della Lega Nord. Dopo i casi di mazzette che hanno riguardato Filippo Penati, Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni - e dunque nell'ordine un esponente del Pd e due del Pdl - gli inquirenti milanesi sono ora sulle tracce di versamenti illeciti utilizzati, secondo l'accusa, dal Carroccio in ambito territoriale. Uno dei più noti esponenti lombardi del partito guidato da Umberto Bossi, il maroniano Davide Boni, attuale presidente del consiglio regionale, è finito indagato per corruzione (una decina di episodi), assieme al capo della sua segreteria, Dario Ghezzi, e a Marco Paoletti, fino a qualche mese fa consigliere provinciale della Lega, poi sospeso e passato al gruppo misto.

I fatti contestati. Gli altri indagati sono l'immobiliarista Luigi Zunino (ex numero uno di Risanamento), Edoardo Sala (ex sindaco di Cassano d'Adda), l'architetto Michele Ugliola e suo cognato Gilberto Leuci. Boni e Ghezzi, secondo la Procura, "utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo d'incontro per raggiungere accordi o per la consegna dei soldi". Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto milanese Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini, Boni e Ghezzi, a cui la guardia di finanza, nel corso di una serie di perquisizioni, ha notificato un'informazione di garanzia, avrebbero gestito "affari illeciti spartito tangenti che l'architetto Michele Ugliola e il cognato Gilberto Leuci avrebbero concordato con alcuni imprenditori, tra cui Luigi Zunino e Francesco Monastero (legato al gruppo Sile Costruzioni).

Il business dei centri commerciali. Il tutto sarebbe avvenuto affinché alcuni amministratori locali, anch'essi destinatari di parte dei profitti illeciti, favorissero gli interessi immobiliari degli imprenditori in diverse aree di Milano e dell'hinterland, soprattutto per la realizzazione di centri commerciali. In alcuni casi si tratta di progetti ancora "attuali". Boni, in particolare, avrebbe ricevuto tra il 2008 e il 2010 (quando era assessore regionale all'Edilizia e al territorio) buste di contanti anche nei suoi uffici in Regione. Mazzette per un totale di oltre un milione di euro, fra soldi promessi ed effettivamente versati, finiti anche nelle mani di Ghezzi e che sarebbero andati non nelle tasche dei due ma - questa è l'ipotesi degli inquirenti - a finanziare in ordine sparso le iniziative estemporanee della Lega, attraverso esponenti locali.
E' per questo che i pm stanno valutando anche la possibilità di contestare il reato di finanziamento illecito ai partiti. Un quadro accusatorio che intende far luce su una sorta di 'sistema Lega' che non tocca via Bellerio, ma è basato su un metodo di rastrellamento e di distribuzione di profitti illegali, accomunato nei corridoi della Procura al vecchio meccanismo di Tangentopoli.

Salvini: "Colpiti perché all'opposizione" Giannini: "La nemesi del Carroccio" Saviano twitta: "Mi negò la cittadinanza onoraria" Boni su Facebook Le reazioni dei partiti L'aula va avanti Ufficio di presidenza: quattro indagati su cinque Quando disse: "Tangenti al Pirellone? Mai avuto sospetti" Tangenti e urbanistica a Cassano d'Adda

La replica di Boni e l'attacco delle opposizioni. "In relazione ai fatti oggi contestati anticipo fin d'ora la mia totale estraneità", è stato il primo commento di Boni dopo la notizia dell'avviso di garanzia. "Nel contempo confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione e la mia estraneità con gli organi inquirenti, in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi più rapidi possibili". Ma il il capogruppo del Pd in Regione Lombardia, Luca Gaffuri, dopo una riunione fra i gruppi di opposizione, chiede di "andare al più presto al voto" e invoca "subito le dimissioni di Boni". Alla richiesta di Gaffuri si sono associati anche Idv, Sel e Udc (ma quest'ultima ritiene con il capogruppo Giammarco Quadrini che "questo consiglio regionale debba andare avanti con il proprio mandato"). Boni è stato poi intervistato per la trasmissione 'Forte e chiaro' su Antenna 3. "E' naturale che un avviso di garanzia è un avviso di garanzia, non è il primo né l'ultimo che ho ricevuto. Riferendosi a un precedente caso giudiziario in cui fu coinvolto quando era presidente della Provincia di Mantova, Boni ha ricordato: "A quel tempo ci fu una condanna a otto mesi in primo grado e un'assoluzione in appello perché il fatto non sussisteva. Questa fu allora la situazione, per cui l'affronto serenamente. E' naturale che nel rispetto degli inquirenti credo che ci siano tutti i passaggi che poi col tempo vedremo. Sono sereno, mi dispiace non aver potuto seguire il consiglio regionale".

Formigoni: "Presunzione di innocenza". Sul caso interviene il presidente della Regione, Roberto Formigoni: "Mi auguro che Davide Boni riesca presto a dimostrare la sua totale estraneità - fa sapere il governatore - E' chiaro che seguiamo e seguiremo con attenzione l'evolvere delle vicende, ma vale il principio della presunzione di innocenza fino a giudizio emesso". Formigoni ha aggiunto di lasciare a Boni qualsiasi valutazione su eventuali dimissioni dalla presidenza del consiglio regionale. "Se fossero dimostrati degli atti dannosi nei confronti della Regione Lombardia - ha poi assicurato Formigoni a margine della presentazione di un libro - ci costituiremo parte civile come parte lesa: però attendiamo di sapere di più".

Le reazioni della Lega. Renzo Bossi, il figlio-consigliere regionale del Senatur, per tutta la giornata ha evitato di rispondere ai giornalisti. E' stato visto parlare al telefono più spesso del solito. Ma "non dico niente", ha detto a più riprese. E così alle cronache restano per adesso le paure di un complotto anti Lega. "Non dobbiamo chiedere soldi a nessuno, è sicuramente una coincidenza strana che si stia montando tutto un sistema intorno alla Lega, che è rimasta l'unica forza politica d'opposizione", ha detto l'europarlamentare Matteo Salvini. Il tesoriere del movimento, Francesco Belsito, ha assicurato: "Siamo estranei a fatti dove si fa riferimento a ipotetici versamenti presso la cassa del partito". Si capirà nelle prossime ore che cosa farà Boni di fronte al montare di quello che qualcuno ha già comunque ribattezzato il 'sistema Lega'.

Tutto cominciò a Cassano d'Adda. Nell'ambito dell'inchiesta - nata da una costola dell'indagine su presunte tangenti che ha coinvolto la passata amministrazione di Cassano d'Adda e che nel maggio 2011 ha portato in carcere l'allora sindaco Edoardo Sala - i militari della guardia di finanza hanno perquisito gli uffici di Boni e Ghezzi in Regione. Il blitz ha riguardato anche Zunino e Monastero, entrambi indagati assieme a Ugliola, Leuci e Paoletti. Boni - il quale ha dichiarato la sua "totale estraneità" ai fatti e ha dato la sua "piena disponibilità a chiarire" la sua posizione - e Ghezzi, come si legge nel decreto di perquisizione, "utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonchè per la consegna dei soldi". Per gestire "affari illeciti", insomma, incontrando anche di recente gli altri coindagati.

Il sistema delle mazzette. Secondo i pm "è dimostrato il pieno coinvolgimento" di entrambi nel giro di mazzette, nel quale Ugliola - già coinvolto alla fine degli anni Novanta nella Tangentopolì di Bresso - fungeva da raccordo fra il livello locale e regionale. Un sistema che, a detta degli investigatori, riguarda anche altri piccoli imprenditori e che ha continuato a funzionare fino a qualche mese fa. A carico di Boni e del suo stretto collaboratore ci sono una serie di interrogatori resi a investigatori e inquirenti dai coindagati, tra cui un paio di verbali della fine dell'anno scorso di Paoletti e dichiarazioni dello stesso Ugliola (il primo a collaborare con i magistrati) oltre a una serie di intercettazioni, tra cui diverse telefonate tra Paoletti e Monastero.  Alcuni atti dell'inchiesta sono stati trasmessi per competenza alla Procura di Monza, che indaga sul cosiddetto 'sistema Sesto' (in cui è coinvolto anche Penati), perché lo stesso Ugliola avrebbe intrattenuto rapporti con amministratori e imprenditori per progetti a Sesto San Giovanni.

Il flusso delle tangenti. Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni messe a verbale da alcuni indagati - tra cui lo stesso Paoletti - Boni e Ghezzi avrebbero trattato un milione di euro dal 2008 al 2010. Denaro in contanti che, come risulta dalle conversazioni telefoniche e dagli interrogatori, il presidente del consiglio regionale e il capo della sua segreteria non avrebbero intascato, ma in qualche modo sarebbe arrivato ad esponenti locali del Carroccio: si suppone per finanziare iniziative del partito in ambito territoriale. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Robledo e del pm Filippini, il denaro veniva versato dagli imprenditori per ottenere facilitazioni per la realizzazione, in particolare, di centri commerciali nell'hinterland milanese. Un sistema nel quale a fare da tramite ci sarebbe stato l'architetto Ugliola, che avrebbe avuto rapporti con altri amministratori dei comuni della cintura di Milano e anche con quelli di Sesto San Giovanni. Alcuni atti dell'inchiesta sono stati trasmessi ai pm Walter Mapelli e Franca Macchia, che stanno indagando sul cosiddetto 'sistema Sesto' in cui è coinvolto anche Filippo Penati.

La maledizione dell'ufficio di presidenza. Il leghista Davide Boni è il quarto indagato nell'ufficio di presidenza del consiglio regionale in questa legislatura. Dei cinque componenti originari, eletti il 15 maggio 2010, solo uno il segretario Carlo Spreafico (Pd) non ha ricevuto avvisi di garanzia. Il primo a lasciare l'incarico per motivi giudiziari è stato Filippo Penati (Pd), ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex presidente della Provincia ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani. Si è dimesso da vicepresidente dopo essere stato indagato per tangenti in una inchiesta sulla riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni e ora fa parte del gruppo misto. Al suo posto è stata eletta lo scorso settembre come vicepresidente Sara Valmaggi (Pd).

Dopo Penati è toccato all'altro vicepresidente: Franco Nicoli Cristiani (Pdl). L'ex assessore all'Ambiente e al commercio è stato arrestato lo scorso novembre per tangenti. Scarcerato il 24 febbraio, nel frattempo si è dimesso non solo da vicepresidente ma anche da consigliere regionale (ruolo che aveva ricoperto ininterrottamente dal 1995): nell'ufficio di presidenza ha preso il suo posto un altro consigliere del Pdl, Carlo Saffioti. L'ultimo in ordine di tempo a essere arrestato è stato Massimo Ponzoni (Pdl), che si è costituito lo scorso 17 gennaio, rientrato dall'estero dopo aver saputo che la Procura di Monza aveva emesso un provvedimento di arresto con l'accusa di bancarotta nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento della società Pellicano. Quello stesso giorno si è dimesso da segretario del consiglio, dove lo ha sostituito Doriano Riparbelli.



http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/03/06/news/corruzione_nuova_tegola_sul_pirellone_indagato_il_presidente_leghista_boni-31033896/?ref=fbpr

Nessun commento:

Posta un commento