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venerdì 23 ottobre 2026

La polvere nascosta sotto il tappeto dal governo Meloni...è stata scoperta dalla Corte dei Conti.

 

Non lo vedrete al Tg1. Non lo sentirete nei talk di Rete4. Ma è successo davvero.
La Corte dei conti, l'organo più alto e indipendente di controllo dello Stato, quello che la Costituzione mette a guardia dei nostri soldi, ha appena demolito il governo Meloni. Non con un'opinione. Con il "Giudizio di Parificazione sul Rendiconto Generale dello Stato." L'atto tecnico più importante dell'anno.
E quello che emerge è una radiografia drammatica, vergognosa, di un Paese in caduta libera.
Leggete con attenzione, perché qui non c'è una singola critica. C'è il fallimento di un intero modello:
1. SANITÀ: "Liste d'attesa vergognose per un Paese civile".
Sono parole testuali della Corte. Non mie. Mentre loro tagliano e fanno propaganda sulle performance, milioni di italiani rinunciano a curarsi. La Corte dice chiaro: i soldi in più messi non si trasformano in prestazioni. Perché mancano medici, infermieri, perché si preferisce pagare i gettonisti invece di assumere. È la distruzione del Servizio Sanitario Nazionale.
2. FISCO: "Un sistema che premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato".
Anche questa è citazione diretta. Condoni, concordati, rottamazioni. Il messaggio è chiaro: se sei evasore, questo governo ti stende il tappeto rosso. Se sei dipendente, pensionato, artigiano onesto che paga fino all'ultimo euro, sei un pollo da spennare. È la più grande ingiustizia sociale legalizzata.
3. BALNEARI E PRIVILEGI: Le proroghe infinite.
Contro l'Europa, contro la legge, contro il mercato. Per proteggere i soliti amici. La Corte li bacchetta da anni e loro continuano a fare le stesse marchette. Feudalesimo, non liberismo.
4. PNRR: Una gestione imbarazzante, a rischio frode e infiltrazione mafiosa.
Hanno preso i più grandi fondi europei della storia repubblicana e li stanno gestendo da dilettanti. Ritardi, progetti cambiati in corsa, dati che non tornano, controlli inesistenti. La Corte parla di altissimo rischio di frodi e infiltrazioni criminali. Stanno buttando nel cesso l'unica vera occasione di rilancio del Paese.
5. DIFESA AL 5% DEL PIL: Follia pura.
In un Paese con stipendi da fame, ospedali al collasso e scuole che cadono a pezzi, loro vogliono portare le spese militari al 5%. Per compiacere Trump e l'industria delle armi americana. Soldi nostri, tolti a sanità e lavoro.
6. CARCERI: Condizioni disastrose, disumane.
La Corte chiede un piano straordinario di edilizia penitenziaria. Perché teniamo le persone in condizioni che l'Europa ci condanna da anni. Siamo incivili. E questo governo non ha fatto nulla se non slogan sull'insicurezza.
7. PUBBLICO IMPIEGO: Pagati una miseria e trattati da fannulloni.
Infermieri, insegnanti, impiegati comunali. Lasciano tutti perché non si vive con quegli stipendi. La PA crolla, e loro si lamentano che non funziona.
8. PARLAMENTO ESautorato.
Mancanza totale di trasparenza. Decreti omnibus, fiducie a raffica, emendamenti notturni. Governano per DPCM e comunicati stampa, come se le Camere fossero un fastidio.
Questo non è un governo. È una operazione di propaganda permanente che sta affondando l'Italia.
E la cosa più grave? Lo sapete già. Di tutto questo non parlerà nessuno. I telegiornali faranno finta di nulla. E se qualcuno ne parlerà, da destra partirà il solito ritornello: "Sono comunisti. Sono toghe rosse. Ora anche la Corte dei conti è comunista".
Hanno dato del comunista a Bankitalia, all'Istat, all'Europa, ai giudici, ai medici, ai presidi. Ora tocca alla Corte dei conti. L'unico organo che dovrebbe far paura a chi spreca i soldi pubblici.
Condividete questo post. Fatelo girare. Perché se non lo facciamo noi, questa verità non uscirà mai.

lunedì 19 ottobre 2020

Conte non richiude e avvisa: “Fase critica, fare la propria parte”. - Paola Zanca

 

“Non firmerò mai più un lockdown”, aveva detto Giuseppe Conte nelle ultime ore. E in effetti, non l’ha firmato.

Alle nove e mezza della sera, uscendo nel cortile di palazzo Chigi, insiste: la strategia di contenimento del virus non può essere la stessa di marzo. Perché gli ospedali sono attrezzati, i dispositivi di protezione individuali adesso ci sono, i tamponi anche. “Non abbiamo abbassato la guardia”, dice, pur ammettendo che ci sono ancora “criticità” e avvertendo che, dal punto di vista economico, qualunque cosa succeda, “non ci saranno più elargizioni a pioggia”.

Ma il vero appello lo rivolge alle persone, ricordando le regole di igiene e distanziamento, in particolare quando sono in situazioni “vulnerabili”, come dentro le mura di casa. “Dobbiamo impegnarci – è il cuore del discorso del premier – la situazione è critica, la curva dei contagi è preoccupante. Ma il governo c’è. E ognuno deve fare la sua parte”.

Pazienza se filtra già l’irritazione dei sindaci e dei governatori, consapevoli che toccherà a loro il lavoro sporco. Ieri mattina, al termine della riunione con i presidenti, era già chiarissimo lo scontro andato in scena con le ministre De Micheli (Trasporti) e Azzolina (Istruzione): la prima che ha ribadito la capienza dei mezzi pubblici all’80 per cento, la seconda che li invitava ad aprire un tavolo con i dirigenti scolastici per trovare un accordo sugli ingressi scaglionati delle scuole. “A questo punto, mentre il virus avanza – è sbottato il presidente dell’Anci Antonio Decaro – tra due settimane staremo ancora parlando di cosa fare”.

Chiuso il confronto con gli enti locali e aperto quello con la politica, sembra incredibile ma raccontano che alla fine, la litigata vera, l’abbiano fatta sulle palestre. Da una parte i dem convintissimi che fosse il caso di chiuderle perché quelle, in effetti, sono rimaste l’unico luogo chiuso in cui si sta in tanti senza indossare la mascherina. Dall’altra il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, la renziana Teresa Bellanova, ma per primo il presidente Giuseppe Conte: che non ha cuore di dire ai gestori, che hanno speso fior di euro per la messa in sicurezza degli impianti, che adesso si riabbassa la serranda. Bisogna “seguire il principio di proporzionalità”, è il mantra che ha ripetuto il premier nei vertici di questi giorni. Sulla sicurezza di palestre e piscine, ha spiegato il premier, dal Comitato tecnico scientifico sono arrivate informazioni “contrastanti”, per cui si sono presi una settimana di tempo per decidere se chiuderle o no, dopo aver verificato il rispetto dei protocolli e preannunciando già l’impegno economico per eventuali ristori.

Non si tocca invece la scuola, “le lezioni continueranno in presenza, è un asset fondamentale”, fatto salvo l’aumento della didattica digitale per le scuole superiori, per le quali è previsto anche un ulteriore scaglionamento degli ingressi – che non potranno iniziare prima delle 9 e potranno arrivare fino al pomeriggio – per alleggerire il carico dei trasporti. E alla fine, perfino la movida ha subito sì una stretta, ma ben lontana dal coprifuoco di cui pure si è discusso nei giorni scorsi: non è passata infatti nemmeno la proposta di mediazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che suggeriva un lockdown a notte fonda, tra l’1 e le sei del mattino, mentre in casa Pd si arrivava a ipotizzare la chiusura dei locali tra le 22 e le 23: si continua a stare aperti fino a mezzanotte – seppur con un limite di sei persone per tavolo – , solo l’asporto termina alle 18.

Si è buttata la patata bollente ai sindaci, per i quali è stato messo nero su bianco un potere che, va detto, avevano già: ovvero quello di chiudere – nel testo si specifica “dopo le 21” – quelle strade e quelle piazze dove di solito si formano gli assembramenti. Decisioni non popolarissime da prendere, magari, e ancora più complesse da far rispettare considerata l’arcinota carenza di forze dell’ordine a disposizione. Tanto che i sindaci hanno chiesto all’esecutivo di ripensarci: “Sarebbe un coprifuoco scaricato sulle nostre spalle”. Ma evidentemente non ci sono riusciti. Così come non è riuscito a incidere il ministro della Salute Roberto Speranza, che è “rimasto fermo sulle sue posizioni”. Che poi è un eufemismo per dire che non è per niente d’accordo con le decisioni assunte.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/19/conte-non-richiude-e-avvisa-fase-critica-fare-la-propria-parte/5971064/