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mercoledì 18 marzo 2026

𝗕𝗢𝗡𝗘𝗟𝗟𝗜 𝗘 𝗜𝗟 𝗚𝗥𝗘𝗘𝗡 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔.

 

𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐧𝐚𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚̀, 𝐝𝐞𝐯𝐚𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐭𝐮̀ 𝐚𝐭𝐥𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚.
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L'ultima sortita del “verde” Angelo Bonelli, che bolla come «fuori dalla realtà» l'idea di tornare al gas russo, è il segnale definitivo di una politica che ha smarrito ogni contatto con la terra e con il popolo. Sotto una patina di retorica "green", si nasconde un progetto che non solo ci condanna alla perdita dell’industria, ma prepara una 𝘀𝗽𝗮𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗲𝘃𝗮𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 della Sardegna, della Sicilia e della Penisola italiana.
Un capolavoro di follia che rischia di produrre contemporaneamente deindustrializzazione, impoverimento sociale e desolazione ambientale.
Cioè, assistiamo al paradosso di un ambientalismo che, nel nome dell’ambiente, finisce per distruggere territorio, economia e pace.

𝗜𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝟲𝟬 𝗚𝗪: 𝗟𝗼 𝘀𝘃𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗯𝗲𝗶 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶.

Bonelli promette l’installazione di 60 GW di rinnovabili in appena tre anni. Si tratta di un annuncio privo di qualsiasi 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐦𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 o possibilità di mercato nel campo delle forniture. Ma c’è di peggio: un'operazione di tale portata, forzata in tempi così brevi, comporterebbe la trasformazione di gran parte del territorio nazionale in un 𝗶𝗺𝗺𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗮 𝗰𝗶𝗲𝗹𝗼 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼. Come giustamente osservato, terre come la 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮 e la 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮, insieme a gran parte della dorsale appenninica e persino le Alpi, verrebbero sacrificate sull'altare di un ecologismo astratto, subendo effetti irreversibili che nulla hanno a che fare con la tutela dell'ambiente.
È questo il "bell'ambientalismo" dei Verdi? Distruggere la bellezza identitaria di comunità umane millenarie per inseguire slogan irrealizzabili?

𝗜𝗹 𝗴𝗮𝘀 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲

Contrariamente alla propaganda di Bonelli che riprende il peggio delle stupidaggini russofobe che hanno accelerato il declino di un intero continente, il gas russo ha rappresentato per decenni un fattore di 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗹𝗮𝗻𝗲𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 e un'energia preziosa per una transizione ordinata. Rinunciarvi non è affatto una scelta ecologica, ma una sottomissione alle logiche della NATO che impone l'acquisto di gas americano a prezzi insostenibilmente superiori.
Senza il "ponte" del gas, la transizione non sarà un progresso, ma una 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 𝘀𝗵𝗼𝗰𝗸 che svuoterà le tasche dei cittadini e chiuderà le fabbriche, rendendo il mutamento
socialmente intollerabile.

𝗗𝗮𝗹𝗹'𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹 "𝗩𝗲𝗿𝗱𝗲 𝗠𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲"

Bonelli, allineato ai 𝗩𝗲𝗿𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗱𝗲𝘀𝗰𝗵𝗶 – organici al blocco più bellicista e atlantista d'Europa – finge di ignorare l'impatto ambientale della guerra. Mentre propone di fatto di coprire di specchi e acciaio le nostre colline, tace colpevolmente sul "𝘃𝗲𝗿𝗱𝗲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲": l'attività bellica è una delle più devastanti del pianeta per consumo di idrocarburi e distruzione ecosistemica.
Sostenere l'escalation e il riarmo, come fa la classe dirigente subalterna a Washington e ai maggiordomi di Bruxelles di cui Bonelli è parte integrante, significa essere i veri 𝗻𝗲𝗺𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗰𝗼𝘀𝗳𝗲𝗿𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗰𝗲.

𝗨𝗻 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗼𝘁𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝘂𝗱𝗱𝗶𝘁𝗶.

Chi rifiuta il pragmatismo energetico per consegnarsi ai predatori d'oltreoceano non si presenta come un patriota, ma come l’ennesimo esecutore di ordini altrui.
Quella di Bonelli non assomiglia a una politica ambientale. In tutta evidenza è 𝗮𝘁𝗹𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲 travestito da ecologia. È una visione che vuole un'Italia servile, deindustrializzata e, infine, colpita al cuore nella sua bellezza paesaggistica.
Una "ucrainizzazione" della nostra società che dobbiamo respingere con forza per difendere la nostra sovranità e il nostro futuro.

Pino Cabras 

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