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lunedì 14 settembre 2026

BONINO - Viviana Vivarelli

Certamente i radicali si sono battuti per referendum molto importanti per il nostro Paese anche se questi referendum il partito radicale ci campava. Indubbiamente la spinta che ha dato al divorzio, l'aborto, i diritti dei gay, le condizioni dei carcerati e la depenalizzazione della cannabis o la lotta per l'eutanasia è stato fortissima ma poi il suo comportamento ondivago in Parlamento, il passare da uno schieramento a un altro, il mettersi anche con Berlusconi, le sue posizioni in economia contro i diritti dei lavoratori, la sua difesa del liberismo estremo, le privatizzazioni, il suo odio per i lavoratori e il suo desiderio di abolire lo stato sociale lo mettevano decisamente a destra, completava il tutto la difesa delle guerre americane e la pretesa di voler trasformare l'Italia in un paese capitalista all'americana, dove i lavoratori non hanno diritti, non esiste quasi stato sociale e tutto il potere è dato ai più abbienti; se ci aggiungiamo l'appoggio a tutte le guerre aggressive americane il quadro era completo, cosa che spiega il grande elogio che la destra attuale dà alla Bonino.

Il partito radicale era un partito ibrido che univa diritti sociali che oggi definiremmo di sinistra o anarchici a principi iperliberisti, come la difesa del capitale, le privatizzazioni, le guerre, la schiavizzazione dei lavoratori, l'abolizione dello stato sociale (la Bonino voleva abolire anche il Servizio Sanitario pubblico come voleva abolire i sindacati o i contratti collettivi di lavoro). Per cui era una destra estrema edulcorata dalla difesa di alcuni diritti civili che facevano da foglia di fico a un liberismo economico estremo per cui sono sempre stata d'accordo sui diritti, che la destra non avrebbe mai voluto, ma non lo sono mai stata sulla sua posizione economica di capitalismo estremo che schiacciava crudelmente poveri e lavoratori. Ma la lotta del partito radicale per i diritti civili non si poteva definire nemmeno di sinistra anche perché, al momento del voto, i radicali votarono poi sempre contro la sinistra o si astennero, per cui leggi come quella sul divorzio o sull'aborto o sul divorzio non passarono per il voto dei radicali ma per il voto della sinistra, per cui attribuire queste leggi alla Bonino è sbagliato non solo per i modi ma spesso anche per i tempi perché le vengono attribuite leggi fatte quando lei non era nessuno.
Indubbiamente nel partito radicale hanno contato personaggi intelligenti, molto più di quelli attuali, a partire da Pannella che aveva un riconoscimento europeo, uno spessore politico e delle capacità oratorie che i politici di adesso se li sognano e che venivano riconosciuto e stimato anche dai suoi avversari ma il partito radicale era un partito non popolare ma di élite, per capitalisti.
Quando io ero ragazza, ascoltavo sempre radio radicale per la sua intelligenza ed era finanziato dallo Stato perché trasmetteva, oltre ai discorsi veementi e straripanti di Pannella che duravano anche sei ore, le sedute parlamentari. Ed era interessante sentire in diretta cosa dicevano senza le traduzioni propagandistiche attuali. Comunque nemmeno a quel tempo la Bonino mi è mai piaciuta. È sempre stata esagerata, grezza, aggressiva, con un fondo di cattiveria e di stupidità che Pannella non aveva. Ed era inserita nei salotti bene, confindustriali, che la sostenevano e finanziavano per il suo liberismo spinto nemico dello Stato, dei poveri e dei lavoratori (pensiamo solo al milione e mezzo di euro che le regalò Soros), tanto che alla fine Pannella la buttò fuori dal partito per i suoi eccessi e le sue amicizie altolocate.
Personalmente l'ho sempre trovata volgare, sgraziata, fanatica, esibizionista, egocentrica e cattiva e ho odiato la sua arroganza e la sua presunzione, la sua mancanza di cultura e di civiltà. Il fatto stesso che prendesse somme enormi da Soros, il più grande finanziere del mondo e piacesse ai salotti buoni di Milano, mi disgustava ma mi disgustava anche il suo linguaggio fanatico e violento, il suo smaccato atlantismo, il suo odio contro poveri o lavoratori, il suo desiderio di fare dell'Italia un Paese liberista dove, se ti ammali, muori perché non hai una assicurazione privata sanitaria e dove i senza tetto riempiono le strade e i lavoratori dipendenti rischiano la miseria. Pannella aveva ben altro spessore e alla fine disgustò anche lui che la cacciò dal partito. E che la Bonino fosse finita con Calenda mostra la disinvoltura delle sue alleanze.
Non mi meraviglia che questa destra le dia funerali di Stato, mi addolora che sia morto negli stessi giorni Fabio Mussi, che è stato uno dei personaggi migliori della sinistra italiana, intelligente, colto, fine, equilibrato, appassionato, e che né la tv abbia dato nemmeno notizia della sua morte né che la Schlein ne abbia detto parola.
Ho degli amici radicali e li rispetto, non discuto mai con loro del partito radicale ma sono convinta che molti di loro non vadano oltre alla difesa dei diritti civili e sappiano ben poco del piano ultraliberista del partito, che io personalmente aborrisco. Questo piano è sempre stato, poi, quello di Renzi, che voleva azzerare lo stato sociale, e ha fatto quella mostruosità del job act o voleva abolire il Senato, e il fatto che la Schlein ancora non abbia deciso se tenerlo o no, mi preoccupa non poco e mi spaventa perché mostra il grado di dissoluzione del Pd, così come vederla firmare qualunque atrocità venga comandata dalla von der Leyen sia sull'Ucraina che sulla Russia. Purtroppo sono rimasta a una sinistra ideale, quella di Berlinguer e di Pertini, alla posizione sulla guerra di Gino Strada, ai Beati costruttori di pace, a Flavio Lotti, alla purezza incontaminata di Di Battista, e, poi all'utopia di Casaleggio sulla democrazia diretta, e vedere oggi gente che da destra a sinistra omaggia un personaggio barbaro e rozzo come la Bonino, atlantista, guerrafondaia, ultraliberista, addirittura con funerali di Stato mi addolora e mi dà il mal di stomaco.
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Comunque, per la cronaca, i radicali
- nel 1970 si astennero in Parlamento al momento dell'approvazione della legge sul divorzio
- nel 1978 votarono CONTRO la legge sull'aborto, la 194.
Circa le alleanze,
negli anni '70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria), hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI)
Anni '80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
1994-1996 – L'alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà). L'intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
2006 – La "Rosa nel Pugno" con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un'alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L'Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.
Oggi la morte della Bonino è omaggiata dalla destra.
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Riguardo all'Europa:
Anni '70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria)
Durante la stagione delle grandi battaglie per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza), i Radicali hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI) e con le forze della sinistra laica ed extraparlamentare. Nel 1976 e nel 1979 candidarono ed elessero in Parlamento figure di spicco della sinistra culturale laica e indipendente (come Leonardo Sciascia).
Anni '80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
Sky TG24
1994-1996 – L'alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà)
Con la nascita della Seconda Repubblica, la Lista Pannella fece una svolta liberista in economia e garantista sulla giustizia. Alle elezioni del 1994 stipulò un accordo di desistenza con il centrodestra di Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà) al Nord. L'intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
Wikipedia
+ 1
2006 – La "Rosa nel Pugno" con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un'alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L'Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.


Senza alcun dubbio è stata un personaggio di spicco, con alcuni meriti, ma il suo maestro la superava: Pannella era il mentore del partito.
cetta

sabato 13 gennaio 2024

La valle di Bamiyan, in Afghanistan.

 














Fin dall’antichità, monumenti, statue, dipinti, ma anche intere città, sono divenuti «vittime collaterali» delle guerre. Una sorte di cui sono state artefici grandi civiltà del passato, ma che continua a essere, purtroppo, rinnovata dai belligeranti del nostro tempo.
Un destino contro il quale si deve lottare con ogni forza, nella consapevolezza che un paese può dirsi vivo solo se lo è anche il suo patrimonio culturale.
La valle di Bamiyan, in Afghanistan. Le nicchie ricavate nella parete rocciosa ospitavano due statue colossali del Buddha, databili tra il III e il V-VI sec. d.C., distrutte dai talebani nel marzo 2001.📸

sabato 5 novembre 2022

Alfio la Ferla, due pesi, due misure. -


 
🇮🇹 Ieri Mattarella ha affermato: “La guerra scatenata dalla Russia sta riportando indietro di un secolo l’orologio della Storia.”
🔃 Oggi ha aggiunto: “Dopo 70 anni di Pace la parola guerra è riapparsa a causa della Russia.”
🧐 Tre possibili interpretazioni del pensiero presidenziale:
🅰️ la Russia ha interrotto un periodo di Pace globale che si protraeva dalla Seconda Guerra mondiale
🅱️ oppure, le guerre condotte dalla Russia portano indietro la Storia, mentre quelle condotte dall’Occidente sono, al contrario, progressiste e giuste perché “esportano democrazia” (ne abbiamo esportata così tanta che adesso se ne segnalano carenze in diversi Stati occidentali)
⭕️ oppure, ancora, si tratta di una, speriamo solo temporanea, perdita di memoria dovuta all’età o al troppo lavoro
💡 Quindi, per aiutare la “leggera” amnesia del nostro Presidente mi sono permesso di stilare un elenco parzialissimo delle “bellissime” guerre combattute nel frattempo dall’Occidente.
🇵🇸 Invasione israeliana della Palestina (dal 1949)
🇰🇵 Guerra Nato alla Corea (1950-1953)
🇱🇦 Guerra franco-americana al Laos (1953-1975)
🇱🇧 Guerra Usa al Libano (1958)
🇨🇺 Invasione Usa a Cuba (Baia dei Porci, 1961)
🇨🇬 Guerra belga-americana al Congo (1964)
🇩🇴 Invasione Usa alla Repubblica Dominicana (1965-1966)
🇻🇳 Guerra Usa al Vietnam (1965-1973)
🇲🇦 Guerra franco-belga allo Shaba (1978)
🇱🇧 Guerra israeliana nel Libano (1982-1984)
🇬🇩 Invasione Usa a Grenada (1983)
🇱🇾 Attacco Usa alla Libia (1986)
🇮🇷 Invasione Usa in Iran (1987-1988)
🇵🇦 Invasione Usa a Panama (1989-1990)
🇮🇶 Prima invasione Nato in Iraq (1990-1991)
🇸🇴 Invasione Nato in Somalia (1992-1995)
🇧🇦 Invasione Nato nella ex Jugoslavia (1992-1995)
🇭🇹 Invasione Usa ad Haiti (1994-1995)
🇽🇰 Invasione Nato nel Kosovo (1998-1999)
🇦🇫 Invasione Nato in Afghanistan (2001-2021)
🇮🇶 Seconda invasione Nato in Iraq (2003-2011)
🇵🇰 Invasione Usa del Nord Pakistan (dal 2004)
🇱🇾 Seconda guerra Nato alla Libia (2011)
🇸🇾 Guerra Nato in Siria (2014)
🇾🇪 Guerra americano-saudita nello Yemen (dal 2015)
🇺🇸 A questi vanno aggiunti i tanti colpi di stato organizzati o finanziati dalla CIA nel mondo; eccone solo alcuni:
🇮🇷 Iran (1953)
🇬🇹 Guatemala (1954)
🇮🇹 Golpe Borghese in Italia (1970, non riuscito solo grazie alla vigilanza del Pci e della Cgil)
🇨🇱 Cile, perfino con l’assassinio del suo Presidente Allende (1973)
🇺🇦 Ucraina (2014)
☮️ Ovviamente, la condanna delle guerre e delle invasioni dovrebbe valere sempre e ovunque.
🦮 Ma resta, comunque, il fatto che la classe dirigente democristiana italiana è da sempre al servizio permanente degli Usa ed è mistificatrice delle verità (e degli anni più bui) della storia italiana e internazionale.
Alfio La Ferla
Alfio la Ferla, due pesi, due misure.


Non dimentichiamo le due bombette nucleari Little Boy e Fat Man sganciate su Hiroshima e Nagasaki nel 1945 dall'Areonautica militare statunitense... 
c.

(da FB Francesca Tundo 4 novembre 2022)

giovedì 14 aprile 2022

Quanto sono pericolosi i valori maneggiati dai potenti della Terra. - Gustavo Zagrebelsky

 

Da una parte c'è la "Santa Russia" imperiale. Dall'altra si erge l'Occidente, amministratore della civiltà dei diritti. Ma una cosa è aiutare le vittime promuovendo la pace; altra cosa è attizzare cattive passioni: la crisi dà fiato ai nazionalisti

I morti ammazzati dai viventi sono sulla terra, anzi sotto terra; i valori sono in cielo. I morti chiedono compassione. Non sanno che farsene, dei valori. I potenti che ammazzano dove stanno? Sulla terra o in cielo? Evidentemente in terra, saldissimamente in terra, perché altrimenti non sarebbero potenti. Eppure, non fanno che evocare valori. Quando fanno finta d’essere in cielo, sono truffatori. Più si sale verso il cielo, più si perde di vista l’umanità.
Non c'è guerra, non c’è violenza, non c’è sopraffazione che non cerchino di giustificarsi, un tempo attraverso la santificazione, oggi attraverso la ideologizzazione. La violenza ha bisogno di “valorizzarsi”. Tanto più alto è il valore al quale ci si attacca, tanta più è la violenza cui ci si sente autorizzati. Per sua natura, “il valore deve valere”, cioè deve essere imposto con ogni mezzo. Il valore è astratto e puro e, come tutte le astrazioni, non è interessato al concreto. Anzi, lo disprezza perché nel concreto si annida la varietà, la relatività, l’impurità. Per realizzarsi, ogni ostacolo può, anzi deve essere spazzato via. Trasformata in valore anche la pace può giustificare la guerra, la “guerra giusta” o la guerra preventiva, per esempio (si vis pacem ecc.). Perfino la vita come valore può giustificare la morte (mors tua ecc.). Questa è la logica perversa del pensare per astrazioni.
I valori possono essere cose bellissime ma, maneggiati dai potenti, spesso fanno paura. In nome della promessa ad Abramo fatta dal “dio geloso” degli Ebrei, furono sterminate le popolazioni della terra di Canaan; in nome di Allah si proclama il Jihad offensivo contro gli infedeli; “Dio lo vuole” è il motto d’ogni “guerra santa”, d’ogni “crociata”, d’ogni sterminio degli eretici. Yahweh, Allah, il Dio cristiano degli eserciti hanno in comune l’assolutismo del valore. Chi potrebbe opporsi a chi parla e agisce in nome d’un dio? L’appello diretto, esplicito, a un dio di questa fatta, nel mondo secolarizzato odierno non fa più presa come un tempo. Le religioni, anzi, hanno fatto passi avanti verso la reciproca comprensione e il “dialogo interreligioso”, per essere possibile, deve rinunciare non ai propri valori, ma alla loro assolutizzazione. Ma, hanno trovato dei validi succedanei secolarizzati altrettanto astratti e pericolosi.
Tutte le “visioni del mondo”, le Weltanschauungen hanno parlato di “missioni” al servizio dell’umanità, o della civiltà, e si sono inevitabilmente risolte in razzismo, imperialismo, invasioni, stragi, partiti unici. Le guerre coloniali erano giuste per civilizzare i popoli primitivi, erano dunque un regalo. Lo stesso, gli sterminî degli indios per convertirli al cristianesimo. Il “destino manifesto” attribuito dalla Provvidenza agli americani chiamava i governanti di Washington al compito di espandere la libertà e la democrazia, tanto per incominciare con la cruentissima annessione del Nuovo Messico e con l’espansione in Arizona, Colorado, Nevada e Texas a spese dei popoli autoctoni.
Napoleone conquistò l’Europa e invase la Russia al prezzo di milioni di vittime in nome degli inviolabili valori della Rivoluzione. I nazisti e i fascisti si credevano in pieno diritto nel voler conquistare il proprio “spazio vitale” a danno dei popoli di “razza inferiore”. I dirigenti comunisti non dicevano certo di agire per sete di potere, ma per la felicità del popolo finalmente senza classi. Così, i valori, nelle mani dei potenti della terra, sono sempre stati armature ideologiche di politiche di potenza, fantasmi che si aggirano tra le genti con lo scopo di reciproche distruzioni. Questa è la sorte di tutte le dottrine universalistiche in mano alle potenze della terra, anche di quelle apparentemente più nobili e benevole. Il fatto, poi, che esse siano usate selettivamente, per intervenire qua e non là, secondo convenienze, dice tutto sul valore dei valori.
E oggi? Con quali fantasmi abbiamo a che fare?
Da una parte c’è l’ininterrotta presunzione della Russia d’essere destinataria d’una missione universale, che sia la “Santa Russia” imperiale o la “liberatrice dei popoli” o la patria della spiritualità ortodossa insidiata dal materialismo occidentale. Viene in mente l’immagine potente, meravigliosa agli occhi degli slavofili e terrificante per tutti gli altri, che conclude "Le anime morte" di Gogol: la troika che attraversa il mondo come un uragano, davanti alla quale tutti i popoli piegano il ginocchio.

Dall’altra parte, si erge l’Occidente, amministratore della civiltà dei diritti umani, della libertà, della democrazia: tutte bellissime cose che spesso, però, valgono soprattutto per rinfacciarne agli altri la violazione.
Ma, queste sono per l’appunto cose che stanno in cielo. Quando scendono in terra nelle mani dei potenti si trasformano in appropriazione monopolistica della legittimità. Servono le guerre, non la pace. Nella migliore delle ipotesi, i rapporti possono “congelarsi” temporaneamente, come nei decenni della “guerra fredda”. Abbiamo creduto in un “disgelo” che, in fondo, non ha mai sconfitto la politica di potenza, l’estensione delle “zone d’influenza”, la lotta per l’affiliazione o la dominazione dei popoli poveri e deboli che, per loro sfortuna, vivono nelle terre ricche.
Anche in quegli anni non c’era la pace, sebbene la guerra sembrasse improbabile nell’equilibrio del terrore. Improbabile non vuol dire impossibile e oggi ce ne rendiamo pienamente conto guardando la tragedia dell’Ucraina che, in fondo e per ora, sembra solo un foruncolo, ma forse è l’escrescenza su un’infezione che non è stata curata. Il che non diminuisce l’orrore, ma l’accresce.
I potenti che in tempo di guerra brandiscono una superiorità morale brandendo i loro valori si espongono a facili ironie e, soprattutto, non favoriscono la pace. Alzano barriere, armano i confini, creano incomunicabilità e ostilità. Alimentano il fanatismo, il conformismo, i “partiti unici” e comprimono le intelligenze. Si rialzano le frontiere. Si allontanano le speranze in un futuro in cui i nostri figli possano sentirsi membri d’una famiglia umana non divisa da vecchi e nuovi nazionalismi, possano viaggiare liberamente, possano stringere amicizie e coltivare amori con chi e come vogliono. Questa crisi, qualunque ne sia la fine, quando e se se ne verrà fuori, lascerà una scia di odio, di risentimenti, di desideri di rivincita, di altre violenze. Già ora si stanno distruggendo in un colpo solo i tanti fili economici, culturali, politici, giuridici e sociali che nei decenni sono stati faticosamente intessuti principalmente in Europa. Poiché, poi, la crisi dà fiato ai nazionalisti, consolida oligarchie, avvantaggia demagoghi e produttori di armi d’ogni tipo, è probabile che, al di là della propaganda e degli sdegni esibiti, vi sia chi ne trae vantaggio.
Con questa regressione dovremo fare i conti. Smascherando l’uso dei valori che stanno in cielo, guardando i morti e le sofferenze che stanno in terra. Qui, non là, sta la verità.
Accogliendo profughi senza distinzioni. Intessendo e potenziando relazioni, non interrompendole. Salvaguardando la dignità e l’universalità della cultura. Fornendo, nell’immediato, gli aiuti necessari a chi ne ha bisogno per vivere, sopravvivere e difendersi. La guerra c’è, e ci sono gli aggressori e gli aggrediti. Questa è l’unica certezza su cui non sono consentiti dubbi. Ma, una cosa è aiutare le vittime promuovendo la pace; altra cosa è attizzare cattive passioni. Dunque non aizzare i fanatici dell’Occidente, i nazionalisti, i sovranisti che oggi hanno l’occasione di mostrarsi come i suoi più efficaci difensori. Aiutare, ma contrastare le idee aggressive che prefigurano un futuro altrettanto o, forse, peggiore e, comunque, allontanano la prospettiva di un’intesa che metta fine alla guerra. Sobrietà e spirito critico, non per negare l’evidenza, ma per evitare il peggio.

mercoledì 9 maggio 2018

Io so quale sarà la prossima nazione ad essere invasa dagli Stati Uniti. - Lee Camp



Alla fine di questo articolo, sarà chiaro quale sarà la prossima nazione ad essere invasa e devastata dagli Stati Uniti. O, in mancanza di ciò, quale sarà la prossima nazione che il nostro complesso industriale militare e di intelligence cercherà a tutti i costi di invadere.


Noi tutti vorremmo sapere perché l’America fa quello che fa. E non intendo riferirmi al perché gli Americani fanno quello che facciamo noi. Penso che questa domanda se la potrebbe fare, fra molti secoli, qualche futuro professore, mentre mostra ai suoi studenti un video telepatico di qualche incontro attuale di UFC [Ultimate Fighting Championship – arti marziali miste] dove i contendenti si prendono a calci in faccia davanti ad una folla che fa il tifo (non per l’uno o per l’altro dei due combattenti, ma piuttosto per (vedere) più calci in faccia).

Ma sembra che noi tutti diamo per scontato che l’America, intesa come entità e come corporazione, abbia un qualche genere di più alta motivazione per i suoi comportamenti, per le azioni portate avanti dalla sua classe dirigente. Però, in pratica, la maggior parte di tutti noi si rende condo che le ragioni che ci vengono ammannite dagli addetti stampa e dai ridicoli conduttori dei telegiornali della sera sono le stronzate più marce e puzzolenti che ci possano essere.

Sappiamo che l’invasione dell’Iraq non aveva nulla a che fare con le armi di distruzione di massa. Sappiamo adesso che la distruzione della Libia non è avvenuta affatto per “fermare un uomo cattivo.” Anche se si da uno sguardo veloce a quello che hanno fatto fino ad ora i dittatori di tutto il mondo, si scoprirà che agli Stati Uniti non importa assolutamente nulla il fatto che siano buoni o cattivi, che usino il loro tempo libero per uccidere migliaia di innocenti o per dedicarsi al giardinaggio. Infatti gli Stati Uniti concedono aiuti militari al 70% dei dittatori di tutto il mondo. 

(Speriamo però solo durante le vacanze).

Allora, se non è per le motivazioni che ci vengono fornite, perché gli Stati Uniti , invadono, distruggono e talvolta occupano alcune nazioni? E’ chiaro che sotto ci devono essere risorse petrolifere o giacimenti di minerali rari. Ma c’è qualcos’altro che collega fra di loro tutte le nostre guerre recenti.

Come ha riferito il Guardian, subito prima dell’inizio della guerra in Iraq, “nell’ottobre del 2000, l’Iraq aveva insistito per abbandonare il dollaro americano, la valuta del nemico, per il molto più flessibile euro.”

Comunque, un esempio non fa tendenza. Se così fosse, io sarei un famoso campione mondiale di beer-pong [1], mentre ho un personal best di 1-27 (numeri che certamente non mi fanno annoverare nella categoria dei professionisti).

Ma c’è dell’altro. Appena la Libia aveva iniziato a fare i primi passi verso una valuta africana su base aurea, convincendo tutti i suoi vicini africani ad adottarla, noi abbiamo invaso anche lei, con l’aiuto della NATO. L’autrice Ellen Brown l’aveva fatto notare al momento dell’invasione:

[Gheddafi] aveva dato inizio ad un movimento per il rifiuto del dollaro e dell’euro e si era appellato alle nazioni arabe ed africane perché usassero, al loro posto, la nuova valuta, il dinaro d’oro.


Anche John Perkins, l’autore di “Confessions of an Economic Hitman”, ha sostenuto che la vera ragione dell’attacco alla Libia è stato l’allontanamento di Gheddafi dal dollaro e dall’euro.

Questa settimana, The Intercept ha riferito ha riferito che la cacciata di Gheddafi, voluta sopratutto dal Presidente francese Nicolas Sarkozy, è, in pratica, da collegarsi al fatto che Sarcozy aveva segretamente ricevuto alcuni milioni da Gheddafi e questa sua corruzione stava per diventare di pubblico dominio. Ma l’articolo nota anche che “il reale zelo militare [di Sarcozy] e il suo desiderio di un cambio di regime si erano manifestati solo dopo che [Hillary] Clinton e la Lega Araba avevano manifestato il loro desiderio di vedere estromesso [Gheddafi].” Il fatto poi che Gheddafi avesse in progetto di eliminare l’uso del petrodollaro in Africa ha certamente fornito le motivazioni necessarie. (Non ci vuole molto per eccitare gli Stati Uniti ad intraprendere una nuova campagna di bombardamenti.

Sono quasi sicuro che noi abbiamo invaso una volta il Madagascar, negli anni ‘70, solo perché laggiù si fumava roba buona).
In questo momento starete pensando, “ Ma, Lee, la tua teoria è ridicola. Se queste invasioni riguardassero tutte quante l’attività bancaria, allora i ribelli libici, aiutati dalla NATO e dagli Stati Uniti, dopo aver abbattuto Gheddafi avrebbero dovuto subito instaturare un nuovo sistema bancario.”

In pratica, non avevano aspettato così a lungo. Nel bel mezzo di quella guerra brutale, i ribelli libici si erano creati la loro banca centrale.

La Brown ha affermato: “Diversi autori hanno notato un fatto strano, che i ribelli libici abbiano avuto il tempo, durante la rivolta, di crearsi una banca centrale, ancora prima di dotarsi di un governo (vero e proprio)”.

Caspita, detto così sembra proprio che tutto giri attorno al sistema bancario.

Molti di voi conoscono la famosa frase del Generale Wesley Clark sulle sette nazioni (da invadere) in cinque anni. Clark è un generale a quattro stelle, è stato a capo del Comando Alleato Supremo della NATO ed ha partecipato alle elezioni presidenziali del 2008 (chiaramente, potrebbe fare di meglio). Ma è abbastanza probabile che, fra 100 anni, l’unica cosa per cui sarà ricordato sarà per il fatto di averci fatto sapere quello che il Pentagono gli aveva detto nel 2002: “Abbatteremo sette nazioni in cinque anni. Cominceremo con l’Iraq, poi la Siria, il Libano, poi la Libia, la Somalia, il Sudan. Torneremo indietro e ci faremo anche l’Iran fra cinque anni.”

La maggior parte di queste cose si è verificata. Abbiamo, naturalmente, aggiunto all’elenco alcune nazioni, come lo Yemen. Stiamo dando una mano a distruggere lo Yemen sopratutto per rendere felice l’Arabia Saudita. Sembra che il nostro governo e i nostri media si preoccupino solo dei bambini siriani (per giustificare un cambio di regime). Non potrebbe importarcene di meno dei bambini iemeniti, iracheni, afgani, palestinesi, nord-coreani, somali, di Flint (Michigan), di Baltimora, dei bambini nativi americani, portoricani o Na’vi…. un momento, penso che questi siano di “Avatar.” Non era un film? Sto iniziando a confondere i miei ricordi con i film in 3D.

La Brown si spinge anche oltre nella sua analisi delle rivelazioni di Clarke:
Che cosa hanno in comune queste sette nazioni?… Nessuna di esse è nell’elenco dei 56 membri del BIS ( Bank for International Settlements). Questo evidentemente le tiene al riparo dai poteri regolatori dei banchieri della banca centrale svizzera. I più infidi di tutto il gruppo potrebbero essere stati la Libia e l’Iraq, le due nazioni che sono state effettivamente attaccate.

Quello che sto cercando di dire è: tutto gira intorno al sistema bancario.

Adesso starete pensando: “Ma, Lee, allora, perché gli Stati Uniti sono così smaniosi di trasformare la Siria in uno stato fallito, se la Siria non ha mai abbandonato il dollaro? Tutta la tua stupida teoria va in frantumi proprio qui.”

Per prima cosa, non mi piace il vostro tono. Secondo, nel febbraio 2006, la Siria ha cessato di utilizzare il dollaro come valuta forte primaria.

Penso di intravvedere una certa tendenza. Infatti, è stato riportato, il 4 gennaio, che il Pakistan stava abbandonando il dollaro nel commercio con la Cina e, nello stesso giorno, gli Stati Uniti lo hanno inserito nella lista nera per le violazioni alla libertà di culto. Lo stesso giorno? Dovremmo veramente credere che il Pakistan abbia smesso di commerciare in dollari con la Cina nello stesso giorno in cui ha iniziato a tirare pugni sul naso ai cristiani, senza neanche una buona ragione? No, chiaramente il Pakistan ha violato la nostra fredda e dura religione valutaria.

Tutto questo ci lascia con un’unica domanda: chi sarà il prossimo nell’elenco delle invasioni americane, illegali ma ammantate di giustificazioni fasulle? Beh, la settimana scorsa l’Iran lo ha finalmente fatto: è passato dal dollaro all’euro. E, ovviamente, questa settimana il complesso industriale-militare, i media corporativi ed Israele, si sono messi tutti insieme a dire che l’Iran sta mentendo sul suo programma di riarmo atomico. Quante sono le probabilità che una notizia del genere possa essere data solo dopo pochi giorni dall’abbandono del dollaro da parte dell’Iran? Quante sono le possibilità?

La cosa bella riguardo alla fabbrica del consenso del nostro stato corporativo è quanto essa sia prevedibile. Vediamo come i media mainstream pubblichino sempre più articoli, che spingono tutti sul fatto che l’Iran è uno sponsor del terrorismo e sta cercando di sviluppare l’atomica (che è un’arma di distruzione di massa, WMD, ma, per qualche strana ragione, i nostri media sono riluttanti a dire “loro hanno le WMD”). Qui c’è un articolo del 2017 di PSB dove si afferma che l’Iran è lo stato che, più di tutti gli altri, sponsorizza il terrorismo.

Bisogna allora pensare che l’elenco degli sponsor del terrorismo non comprenda la nazione che ha prodotto le armi che hanno migliorato in modo significativo le capacità militari dello Stato Islamico. (Sono gli Stati Uniti).

O la nazione che ha sganciato centinaia di bombe al giorno in Medio Oriente. (Sono gli Stati Uniti). Ma quelle bombe non causano nessun terrore. Quelle sono chiaramente bombe felici. Pare che abbiamo appena sganciato 1995 Richard Simmons [comico americano] su gente ignara.

Il punto è, mentre guardiamo i nostri patetici media corporativi continuare la preparazione del consenso alla guerra con l’Iran, non caschiamoci.
Tutte queste guerre sono per le banche. E ci muoiono milioni di persone. Altri milioni ne hanno la vita distrutta.
Io e voi in questo gioco siamo solo delle pedine, ma, l’ultima cosa che le elites vogliono, sono delle pedine che mettano in dubbio la narrativa ufficiale.

(Lee Camp è un comico americano, scrittore, attore ed attivista. Considerato da Salon “il John Oliver di Russia Today”, Camp è l’ospite del primo telegiornale comico di RT of America “Renacted Tonight”, che affronta la scaletta delle nozie con una salutare dose di satira e umorismo. L’esperienza giornalistica di Lee è molto vasta, avendo scritto per The Onion, Comedy Central e The Huffington Post, compresa una raccolta di saggi di successo, come Moments of Clarity e Neither Sophisticated Nor Intelligent. I suoi spettacoli di cabaret sono stati rappresentati anche a Comedy Central,  ABC’s Good Morning America, Showtime’s The Green Room con Paul Provenza, Al-Jazeera, BBC’s Newsnight, E!, MTV, e Spike TV.)

5.06.2018

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da MARKUS

[1] una gara di bevute in cui i giocatori cercano di gettare palline da ping-pong dentro boccali di birra; il perdente deve bere il contenuto del boccale in cui entra la pallina.

https://comedonchisciotte.org/io-so-quale-sara-la-prossima-nazione-ad-essere-invasa-dagli-stati-uniti/

giovedì 7 dicembre 2017

Le guerre annunciate degli Usa.

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Incomincio a pensare che chi ha voluto Trump alla presidenza della Casa Bianca siano gli stessi che vogliono la guerra ad ogni costo.
Naturalmente Putin, contrariamente a quanto si vocifera, è fuori discussione perchè si può dire tanto di lui, ma che sia un guerrafondaio no.
Io volgerei lo sguardo verso chi ha il potere economico ed una buona predisposizione al caos.


Il caos e le guerre, oltre a generare una sensibile diminuzione della popolazione, necessitano dell'uso incondizionato di armamenti e farmaci, uso di sostanze stupefacenti, uso smodato di carburante per gli spostamenti, abbisognano, poi, di materiali utili alle ricostruzioni e del denaro delle banche. 


In buona sostanza, i materiali necessari durante i conflitti vengono prodotti da chi ha, attualmente, il potere economico.


Come recita un detto, "per arrivare a conoscere la verità dei fatti, bisogna seguire la pista dei soldi" che sono - purtroppo va ribadito - l'unico dio caro a buona parte della popolazione mondiale, comprese le varie chiese e religioni.


A voler pensare male, infine, chi vuole e pretende il disarmo nucleare pur essendo gli unici ad avere usato bombe nucleari in guerra? Gli Usa.
Chi occupa interi territori da oltre vent'anni? Gli Usa.
Chi vuole l'egemonia totale sul pianeta terra?
Sempre gli Usa.
Chi è stato in guerra 222 anni su 239 che esistono come stato? Sempre gli Usa.
Traendo le dovute deduzioni, chi vuole la guerra sono gli Usa.

sabato 9 luglio 2016

Scelte scellerate.


Mumble, mumble.....facciamo il punto della situazione.
Noi "emancipati" occidentali, invece di portare tecnologia e progresso ai popoli del terzo mondo e dar loro l'opportunità di progredire a casa loro, con la scusa di esportare quella democrazia della quale disattendiamo il significato, ma in verità per appropriarci delle loro risorse naturali ed umane, gli portiamo guerra e scompiglio.
Gli immigranti, quindi, per evitare di soccombere materialmente ed evitare le atrocità delle guerre da noi provocate, sono costretti ad abbandonare le loro terre;
noi, "emancipati occidentali", consci del danno provocato, abbiamo, pertanto, l'obbligo morale e materiale di accoglierli e dare loro sostegno economico e logistico.
Ma accogliendoli, senza seguire un adeguato iter di controlli, rischiamo di accogliere anche teste calde e terroristi.
Si sa che la razza dei cretini - io le etnie le ridefinisco in base al quoziente intellettivo - è quella che comprende il numero maggiore di componenti, alcuni dei quali occupano i posti di comando nei parlamenti dei vari paesi, tutti gli altri sono i miliardi di idioti acefali, ovvero gli yesman di ultima generazione.
Ora, volendo concludere...cosa intende fare la schiera di idioti al comando per risolvere questo annoso problema da loro creato per rendere la vita sostenibile e serena a chi è costretto a subire i risultati delle loro scelte scellerate?
Ai posteri l'ardua sentenza.....

Cetta.