Visualizzazione post con etichetta Minetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Minetti. Mostra tutti i post

domenica 7 giugno 2026

Affari spericolati e contatti mafiosi di Giuseppe Cipriani, il “redentore” di Nicole Minetti. - Gianni Barbacetto

 


L’“operazione Andalusia”, gli affari con Flavio Briatore. E poi Harvey Weinstein, Jeffrey Epstein, Paolo Zampolli.










Giuseppe Cipriani è stato presentato al Quirinale come l’uomo che ha redento Nicole Minetti: imprenditore di successo, persona “normoinserita e lontana da contesti di devianza”. È anche per questo che il presidente della Repubblica ha concesso la grazia alla sua compagna, ex organizzatrice del bunga-bunga per Silvio Berlusconi, e ha cancellato la sua condanna definitiva a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione (caso Ruby) e peculato e truffa (spese allegre da consigliera regionale).

Che Minetti avesse ottenuto la grazia è stato scoperto dalla giornalista Floriana Bulfon (Mi manda Rai Tre). Poi l’inchiesta del Fatto quotidiano ha rivelato il lato oscuro della relazione tra Nicole e Giuseppe, raccontando anche i rapporti di Cipriani con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. Ma chi è davvero Giuseppe Cipriani, sessantenne figlio di Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar, il più iconico locale di Venezia? È colui che ha esportato a Londra, a Ibiza, a Milano, a New York, in Uruguay il brand Cipriani, rendendolo un business globale.

C’è però un’ansa dimenticata nella sua avventura imprenditoriale, che incrocia pericolosamente gli ambienti della mafia siciliana. Ne troviamo le tracce in un’inchiesta antimafia dei primi anni Novanta, l’operazione “Andalusia”, realizzata dallo Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia, e poi dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia, sotto la guida dei magistrati di Catania.

Riguardava affari e traffici internazionali di armi che, nelle prime ipotesi investigative, vedevano coinvolti personaggi come Felice Cultrera, uomo d’affari catanese, Tanino Corallo, l’imprenditore che partendo dalla Sicilia tentò di conquistare i casinò di Saint Vincent e di Campione d’Italia, e Tommaso Spadaro, il padrone dei casinò dell’isola caraibica di Saint Maarten che tentò di impiantare affari anche in Italia sotto l’ombrello politico dell’allora partito di Gianfranco Fini, Alleanza nazionale.

Gli investigatori misero il naso in business di tutto rispetto: la costruzione di 5 mila appartamenti a Tenerife; l’acquisto di quote dei casinò di Marrakech, Istambul, Praga, Malta, Montecarlo, da usare (sospettavano gli inquirenti) per riciclare denaro; la commercializzazione e la ricettazione di titoli al portatore; l’intermediazione di armi pesanti e l’acquisto di elicotteri (con la presenza nell’affare di una vecchia conoscenza delle inchieste sul traffico d’armi e droga, il miliardario arabo Adnan Khashoggi); l’avvio di attività finanziarie in Spagna, Arabia Saudita, Israele, Giordania, Egitto, Marocco, Turchia, Cecoslovacchia, Russia, Corea, Hong Kong, Montecarlo… Un vortice d’affari, di contatti, di relazioni.

Alla fine delle indagini, nella rete degli investigatori restò ben poco. Non riuscirono a dimostrare le relazioni degli uomini d’affari con il boss catanese di Cosa nostra Nitto Santapaola. Restano le intercettazioni telefoniche realizzate dalla Dia, che cristallizzano le voci dei protagonisti e i racconti in diretta dei loro business. Tra le voci, quella di Flavio Briatore (non indagato) che era in contatto con Cultrera (che sarà poi prosciolto). I due discutono di affari, donne e motori.

Nel maggio 1992, Briatore, allora a capo del team Benetton di Formula 1, chiede consigli a Cultrera e gli parla proprio di Cipriani, a quei tempi giovane e ancora sconosciuto rampollo della dinastia dell’Harry’s Bar. Racconta Briatore che questi sta cercando di entrare nel business della Formula 1, insieme a un certo Angelo Bonanno. Per convincere Flavio, Cipriani gli aveva squadernato le sue referenze: “Sono amico di Tommaso Spadaro, sono amico di Tanino Corallo”.

Nomi pesanti, in Sicilia. Cultrera ascolta e poi consiglia a Briatore di prendere sul serio il giovane Cipriani: poiché Bonanno – dice Cultrera – “è uno pesante, inserito in una famiglia pesante”. Infatti è considerato uomo dei “cursoti”, clan mafioso catanese che aveva affari anche a Milano.

Non sappiamo come andò a finire il rapporto tra Briatore e Cipriani. Sappiamo che in seguito Cipriani fondò una sua scuderia, “Il Barone Rampante”, con sponsor principali Bioera e Ki Group, società riconducibili alla ex ministra Daniela Santanchè (grande amica di Briatore) oggi indagata per bancarotta fraudolenta, e al suo ex compagno Canio Mazzaro.

L’indagine “Andalusia” non riuscì a produrre condanne. Dunque non ci sono reati da ascrivere ai protagonisti di quell’inchiesta. Ciò che resta è l’indicazione dell’ambiente in cui Cipriani si muoveva, fin dai suoi primi passi nel mondo degli affari. Del resto, bastava consultare fonti aperte, come i giornali americani, per venire a conoscenza dei rapporti di Cipriani jr. con Paolo Zampolli, il grande amico del presidente Donald Trump che si definisce “rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali”.

Ma, prima ancora, con Epstein e con Harvey Weinstein – il produttore cinematografico che scatenò il “meetoo” – che usava i locali di Cipriani come “terreno di caccia” per le donne e usava le suite ai piani alti come “covo sessuale” dove portare le sue prede.

Non solo. Il nome di Giuseppe Cipriani nel 2006 emerse in due processi contro la mafia newyorkese di John Gotti jr. E poi in brutte storie di evasione fiscale e truffe all’assicurazione sanitaria Usa. Nel 2007, Arrigo e Giuseppe si sono dichiarati colpevoli di evasione fiscale per aver frodato allo Stato e alla città di New York 3,5 milioni di dollari in tasse. Per evitare l’arresto – riporta il New York Post – hanno sborsato 10 milioni di dollari come risarcimento. Insomma: non era poi così difficile capire com’era l’ambiente esibito da Nicole Minetti per ottenere la grazia.

https://www.giannibarbacetto.it/2026/05/03/affari-spericolati-e-contatti-mafiosi-di-giuseppe-cipriani-il-redentore-di-nicole-minetti/

sabato 6 giugno 2026

Ci sarà un giudice che ascolterà i fatti (e non le veline) e riscriverà tutto? - Antonio Padellaro

 

Caro Marco,
so che non mi giudicherai né un pazzo e neppure un irresponsabile (mi conosci troppo bene) se dichiaro di aver fortemente desiderato quanto segue.
Primo, che gli osti della Procura generale di Milano e del Quirinale confermassero, come è avvenuto, che il vinello della grazia concessa a Nicole Minetti fosse di eccellente qualità.[…]
Secondo, che la premiata coppia Cipriani avviasse una causa contro il nostro giornale, la più tracotante e temeraria possibile,
come del resto nella loro natura (e anche su questo ho ricevuto adeguata soddisfazione).
[…] Quanto alla mia prima “follia” la definirei, piuttosto, un auspicio prevedibile e calcolato, giacché soltanto una davvero cieca (e anche piuttosto stupida) fiducia nelle nostre istituzioni avrebbe potuto farci sperare in un esito diverso della questione.
In tal caso, avrei (avremmo) preso atto di una sensazionale novità da parte dei vertici di certa magistratura e della Repubblica: la loro capacità di ripensare a decisioni già prese sulla base di fatti accertati e verificati, che poi sarebbe il senso ultimo della parola giustizia.
Così non è stato, perché così non poteva essere. Con simili attori sulla scena, era possibile soltanto una commedia con un copione già scritto, come ampiamente provato.
Quanto alle minacce giudiziarie della coppia Cipriani, temerariamente affermo: ben vengano! Se ci sarà un giudice pronto ad ascoltarci (ma anche più di uno, se procederemo all’azione penale per diffamazione contro la Procura generale milanese), e a prendere nota dei fatti (e non delle veline), finalmente tutta la questione sarà sottoposta al pubblico giudizio, e con ampia facoltà di prova e di evidenze testimoniali.
Si potrà così riscrivere tutta questa storia,
nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione, quello che recita: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti al giudice terzo e imparziale”.
Sarà interessante quanto avrà da dire in proposito il presidente della Repubblica, massimo garante della Carta.
[…] Caro Marco, capisco che nel ruolo di azionista e membro del cda del Fatto, il mio atteggiamento potrà apparire perlomeno spericolato.
Ma quando, quasi un ventennio fa, fondammo questo giornale, sapevamo che non saremmo rimasti soli nella nostra battaglia di libertà e di indipendenza da tutto ciò che non fosse il frutto delle nostre idee e delle nostre notizie.
Infatti, accanto a noi vive e combatte la grande e straordinaria comunità del Fatto Quotidiano, sicuramente indignata per quanto sta accadendo.
Anche nella rinuncia ai soldi pubblici, reiterata anno dopo anno (a svariate decine di milioni abbiamo saputo dire: no, grazie) c’era l’orgogliosa rivendicazione della nostra assoluta diversità nei confronti di un’informazione prona al potere, perché tenuta per le palle grazie a quelle elemosine.
Non spenderò neppure una virgola per la feccia dattilografa che si è scatenata in queste ore contro di noi.
Mentre, come ultima bizzarria, fammi concludere con una frase del grande Tom Wolfe: senza una bella rissa, questo è un mestiere sprecato.

venerdì 5 giugno 2026

CASO MINETTI, LETTERA ALLA PROCURATRICE. - Marco Travaglio - 5 Giugno 2026

 


Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità.

Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile - nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa.
Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza).
Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti-cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani).
Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto, terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con escort d’importazione selezionate dalla Minetti.
In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla.
Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio” (quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie.
Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto.
Intanto attendo le sue scuse.
Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

Lettera alla procuratrice. - Marco Travaglio

 



giovedì 4 giugno 2026

MARCO TRAVAGLIO - Il vino era ottimo - IFQ- 4 giugno 2026 - Marco Travaglio.

 


Ricapitoliamo. Il 9 gennaio, dopo un mese scarso di “indagini”, la Procura generale di Milano invia a Nordio un parere di 23 righe favorevole alla grazia per la Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Il 18 febbraio, in gran segreto, Mattarella firma la grazia. L’11 aprile esce la notizia su Rai3 e sul Fatto. Che indaga e smentisce punto per punto il parere del Pg. Non è vero che Minetti ha cambiato vita (“seria e concreta volontà di riscatto sociale”, “radicale presa di distanza dal passato deviante” da cui è “oggi impermeabile”): vari testimoni raccontano festini con escort a Ibiza e Punta del Este chez Cipriani, suo compagno, amico di Weinstein e di Epstein. Non è vero che il figlio adottivo sia stato abbandonato dai genitori né che fosse operabile solo a Boston (rendendo indispensabile il passaporto e dunque la grazia alla Minetti): il S. Raffaele e l’ospedale di Padova smentiscono di aver trattato il caso e confermano che avrebbero potuto seguirlo, come altri 7 centri italiani. Il Colle si spaventa e chiede nuove indagini alla Procura generale, che le affida allo stesso Pg che ha firmato il parere. Praticamente si chiede all’oste se il vino è buono. E ieri l’oste ha risposto: il vino è ottimo.
In una nota che si stenta a credere sia opera di un magistrato, il Pg scrive che i fatti svelati dal Fatto “non corrispondono al vero” o “non contrastano col quadro probatorio”. Quali? Quelli che non c’entrano nulla col parere sulla grazia e quelli che il Fatto non ha mai scritto. Minetti e Cipriani non hanno “pendenze giudiziarie o indagini”: e chi l’ha scritto? “Non emergono irregolarità nell’adozione” del bambino e l’avvocata bruciata viva difendeva i genitori, non il minore: e che c’entra con la grazia? “È confermato il grave quadro sanitario del minore in cura a Boston”: e chi lo nega? Ciò che è smentito è che non fosse curabile in Italia. E poi Minetti faceva “volontariato”: e questo basta per graziarla? Ma il meglio arriva su Graciela, massaggiatrice in casa Cipriani, che racconta “feste di droga e sesso” e molestie: fornisce dettagli, chiede di svelare “altri fatti ai magistrati”. Ma questi non la sentono perché sarebbe “smentita da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive” (gli avvocati di Minetti e Cipriani hanno trovato dei testimoni a favore dei loro clienti: ma va?) e da misteriose “persone informate sui fatti”. Quindi, al posto della testimone oculare, si interroga chi la smentisce per conto di Minetti e Cipriani. E chissenefrega se non c’è più nulla di vero nelle 23 righe del parere del Pg. In sintesi: Minetti e Cipriani prendono in giro il Pg, che ci casca e ci fa cascare Nordio e Mattarella. E ora, per non ammettere di essere stati presi in giro, si tenta di prendere in giro l’intero popolo italiano.

martedì 28 aprile 2026

GRAZIA, GRAZIELLA... di Marco Travaglio

 

Ora che Mattarella ha letto il Fatto, ha capito di essere stato buggerato sulla grazia frettolosa e clandestina alla Minetti e ha scaricato Nordio che gli aveva confezionato il pacco farlocco, la cosiddetta informazione può finalmente raccontare agli italiani quello che i lettori del Fatto sanno da diversi giorni.
E cioè le testimonianze su santa Nicole piena di grazia in veste di madame di squillo tra Ibiza e l’Uruguay;
sul fidanzato Cipriani filantropo dei due mondi ed ex socio di Epstein dedito all’import-escort; e il povero orfanello da curare che puzza tanto di kid washing: ha entrambi i genitori, pare sia già stato curato e comunque non subirebbe alcun danno se la Minetti scontasse la pena ai servizi sociali.

C’è tempo per scoprire chi ha sbagliato di più fra la Procura generale di Milano e il ministero della Giustizia, che hanno timbrato la pratica senza verifiche, e Mattarella, unico italiano rimasto a prendere sul serio Nordio.

Ma lo scandalo verrà studiato come uno dei punti più bassi della storia dell’informazione.

Mentre il Fatto indagava su una grazia piena di buchi, tutti gli altri media prendevano per oro colato le veline ufficiali e manganellavano il nostro giornale che si permetteva di passarle al setaccio.

Su Rep, giuristi strappalacrime si bevevano le “ragioni dell’umanità”; cronisti boccaloni narravano della nuova Maria Goretti che trasloca in Uruguay “per seguire l’amore” e “avviare iniziative a favore dell’infanzia” e adesso “passa ore in un doposcuola alla Caritas nella chiesa di San Marco tra bambini che fanno i compiti e famiglie in difficoltà”;
Francesco Merlo, per santificare l’uomo del Colle,
beatificava per contagio pure la igienista dentale per il suo “aggraziato ingresso al Consiglio regionale lombardo”, dove si era rivelata la “migliore di tutti”,
quindi “Mattarella ha graziato la grazia”
(e anche un po’ la graziella).

Il Corriere turibolava: “La protesta social non turba il Quirinale.
La giornata del presidente ‘sereno, convinto di aver fatto la cosa giusta’” e intervistava la Pg Nanni “ferita dalla malafede di chi vede favoritismi”

. Il Giornale incensava “la grazia legittima” e sparava sul Fatto (“campionario di falsità”).

L’Unità ci dava dei “vigliacchi” che scrivono “sciocchezze atroci”.

Il Domani tagliava corto: “Nessuno scandalo o favoritismo per Minetti. I fatti smentiscono la versione complottista. Con Mattarella al Colle, la salute dei congiunti è stata molte volte decisiva nella concessione della grazia”.

Il Messaggero superava tutti: “La showgirl (sic, ndr) si fidanza con l’imprenditore Cipriani e dal loro amore nel 2018 è nato un figlio”. Previa apparizione dell’arcangelo Gabriele.
Poi ieri, al segnale convenuto del Colle, si sono strappati tutti il bavaglio che si erano messi da soli. 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3162597863949982&set=a.101118716764594

giovedì 16 maggio 2013

Rimborsi gonfiati in Regione. La Minetti non presenta scontrini.


minetti 367 AP



Poco più di un milione di euro spesi, in un anno, tra ristoranti, alberghi, viaggi, tablet e pc: soldi non dovuti che, ora, i consiglieri regionali dello scorso mandato dovranno restituire.
Nicole Minetti non ha "prodotto la documentazione necessaria". La Corte dei conti scrive: in assenza di "giustificativi" la consigliera "ha l'obbligo di restituire le somme ricevute". Eppure Nicole non è tra le più spendaccione. 
I RIMBORSI DEI CONSIGLIERI - Poco più di un milione di euro spesi, in un anno, tra ristoranti,alberghi, viaggi, tablet e pc: soldi non dovuti che, ora, i consiglieri regionali dello scorso mandato dovranno restituire. L’analisi della sezione di controllo della Corte dei conti sulle spese del 2012 è stata minuziosa e ha messo in fila ogni scontrino e ricevuta presentati dai singoli consiglieri e dai gruppi di riferimento, arrivando a stabilire chi, e quanto, ha speso soldi pubblici senza averne diritto.
Guida la classifica dei rimborsi non dovuti la Lega Nord, a cui vengono contestate spese per 597.525 euro in un solo anno; seguono il Pdl, con 297.721 euro, l’Udc con 48.886 euro, il Pd con 46.256 euro, l’Idv con 12.365 euro, Sel con 10.308 euro e, infine, il Partito pensionati (che conta un solo consigliere) con 827 euro. Il totale delle spese dei sette gruppi per la comunicazione e il funzionamento, nello scorso anno, è stato di poco più di 3 milioni e 700mila euro (di dieci milioni, invece, è la cifra che comprende anche altre voci): di questi, quindi, poco meno di un quarto sono somme non dovute, secondo i magistrati, che hanno chiuso la prima verifica sui conti del Pirellone, visto che questo tipo di controllo è stato introdotto da pochissimo, dopo aver dato la possibilità ad ogni partito di giustificare le spese sotto esame (e c’è chi l’ha fatto, tanto che non tutti i consiglieri dovranno rendere le cifre incassate).
Tra le irregolarità più evidenti trovate dai magistrati, le richieste di rimborsi sulle spese di viaggio e di ristorazione presentate da diversi consiglieri: spese già coperte dall’indennizzo forfettario e dalla diaria e che, quindi, i consiglieri non avrebbero dovuto mettere tra i rimborsi. Ma, tant’è: c’è chi ha provato a duplicare il rimborso (e magari, negli anni precedenti, ci è anche riuscito).
Di fatto, quindi, i consiglieri della Lega hanno spese contestate per oltre la metà di quelle sostenute nel 2012, il Pdl per un quarto, il Pd per un ventesimo. Pranzi e cene in ristoranti, soprattutto in zona Pirellone — dall’ormai famoso ristorante sushi (tra i frequentatori abituali, l’ex consigliera Nicole Minetti, che ha una contestazione di 12mila euro) a Giannino — pernottamenti in alberghi di tutta la Lombardia (già coperti, come detto, dai rimborsi personali), computer portatili, gadget tecnologici, taxi, libri e riviste senza alcuna attinenza con i motivi di studio e lavoro dell’attività di consigliere.

venerdì 26 ottobre 2012

Il sindaco chiede aiuto al boss: “Questa sera contestano la Minetti”.



Il 14 maggio 2011 Nicole Minetti, già indagata per favoreggiamento della prostituzione nell’ambito del caso Ruby, fu accolta in pompa magna a Sedriano, su invito del sindaco Alfredo Celeste. Quest’ultimo, insegnante di religione ed esponente del Pdl, era altresì noto per la sua strenua lotta contro i matrimoni civili e, ironia della sorte, la prostituzione. La consigliera regionale rivestiva il prestigioso ruolo di madrina dell’evento, che consisteva nella premiazione di un concorso dedicato alla creatività femminile. Il primo cittadino di Sedriano, subodorando l’eventualità di contestazioni, telefona al presunto ‘ndranghetista Eugenio Costantino alla vigilia della serata e gli chiede accoratamente aiuto. “Ho bisogno, se è possibile, della tua presenza” – afferma Celeste – “ecco, porta Massimo e qualche amico. ‘Sti contestatori li affrontiamo noi, nel senso…hai capito?”. Costantino accetta di buon grado la proposta di partecipare alla serata e soprattutto l’ulteriore invito del sindaco. “Dì pure a Teresa di venire” – aggiunge il sindaco – “perchè la voglio presentare come la consigliere più giovane”. Teresa, consigliere comunale di Sedriano nella giunta capeggiata da Celeste, è la figlia di Eugenio Costantino. La stessa che il boss D’Agostino raccomandò per un posto di lavoro all’Aler all’assessore regionale Zambetti il 18 marzo 2011 (ascolta l’intercettazione pubblicata dal fattoquotidiano.it) di Gisella Ruccia.

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/10/26/lintercettazione-sindaco-sedriano-chiede-aiuto-presunto-ndranghetista/208892/


domenica 23 settembre 2012

Moda, dal Pirellone alla passerella: il 'consigliere' Minetti sfila per Parah.

Nicole Minetti per Parah

Milano - (Adnkronos) - Il consigliere regionale Pdl ha presentato la nuova collezione primavera-estate 2013 firmata 'Parah New Generation'.

Milano, 23 set. - (Adnkronos) - C'era anche il consigliere regionale Nicole Minetti in passerella questa mattina a Milano per il Blue Fashion Beach. Insieme ad altre 19 modelle ha presentato la nuova collezione primavera-estate 2013 firmata 'Parah New Generation'.
In tutto cinque top brand del settore hanno sfilato per proporre ai buyer il meglio della moda mare. Venti uscite per ciascun brand e testimonial per interpretare al meglio il mood e lo spirito di ogni collezione. Oltre a Nicole Minetti di scena anche Le Serebro per Agogoa; Annalisa Minetti per Domani; Melissa Satta per Emamo'; Elisabetta Gregoraci per Paladini.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Moda/Moda-dal-Pirellone-alla-passerella-il-consigliere-Minetti-sfila-per-Parah_313724007828.html