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sabato 16 maggio 2026

«VOLODY, ASCESA E CADUTA DELL'EROE CREATO DAGLI USA» Francesco Ferrante

 

«Per anni il racconto occidentale sull’Ucraina è stato costruito come una sceneggiatura hollywoodiana.
Da una parte il bene assoluto, dall’altra il male assoluto. Da un lato “la democrazia”, dall’altro “l’autocrazia”.
E nel mezzo, una figura trasformata in simbolo globale: Zelensky, elevato a paladino dell’intera sicurezza europea.
Non più comico che suona il pianoforte col pene in televisione, ma attore diventato presidente.
E poi presidente diventato eroe. Infine, metamorfosi in brand geopolitico.
[…] Dentro questo Truman show, qualsiasi dubbio diventava propaganda russa. Parlare di corruzione in Ucraina diventava immediatamente “filo-Putin”.
Ricordare il peso storico degli oligarchi ucraini era “disinformazione”.
Notare che l’invio di miliardi di dollari avrebbe inevitabilmente generato reti di potere, tangenti, lotte interne e arricchimenti personali, era da sabotatori narrativi.
Poi però qualcosa cambia. Le stesse autorità anti-corruzione ucraine iniziano a puntare il dito contro figure centrali del sistema vicine a Zelensky.
Prima gli scandali energetici, poi le perquisizioni, quindi le dimissioni e infine le accuse di riciclaggio.
E ora persino Andriy Yermak, il più potente dell’entourage presidenziale, viene indicato come sospettato in un grande schema di riciclaggio legato a progetti immobiliari e fondi del settore energetico.
Ma la parte interessante non è la corruzione in sé.
Chi conosce anche solo superficialmente lo spazio post-sovietico sa perfettamente che il rapporto tra politica, oligarchi, apparati economici e servizi è sempre stato strutturale.
L’Ucraina non fa eccezione.
A voler essere sinceri, neppure l’Occidente può presentarsi come moralmente incontaminato.
Il punto vero è un altro: la tempistica. Certe informazioni non escono “per errore”.
E non arrivano improvvisamente sulla stampa internazionale perché qualcuno si sveglia e scopre che in un Paese devastato dalla guerra c’è una rete corruttiva gigantesca.
Questi dossier esistono da anni.
Raccolti, archiviati, monitorati. Ma soprattutto, gestiti politicamente. Ed è qui che la situazione ucraina diventa interessante. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una crescente esposizione mediatica degli scandali interni.
Poi a tensioni tra presidenza e organismi anti-corruzione. Infine, ai tentativi politici di limitarne l’autonomia, trasformati a loro volta in oggetto di polemica pubblica.
Nel frattempo, però,
i nomi coinvolti si avvicinano sempre di più al cuore del potere: ex ministri, uomini dell’entourage presidenziale, partner economici, figure interne all’ufficio di Zelensky. […]
Ed è qui che entra in gioco la vera logica del potere.
Nelle guerre moderne nessuno viene scaricato apertamente dall’oggi al domani.
Prima cambia il clima informativo. Si prepara lentamente il terreno psicologico, rompendo poco alla volta quell’aura di intoccabilità costruita negli anni.
Un processo graduale, silenzioso. Ma abbastanza riconoscibile.
E gli esempi storici non mancano affatto. Non perché “gli Usa creino e distruggano tutto”, come spesso si semplifica, ma perché ragionano quasi sempre in termini di utilità strategica, non di amicizia o fedeltà morale. Nella storia americana recente esiste […] uno schema ricorrente: prima si costruisce il “personaggio”; poi arriva protezione politica e copertura mediatica; quindi una lunga tolleranza verso comportamenti discutibili. Tuttavia, poi gli stessi problemi iniziano improvvisamente a finire sulle prime pagine. Ed è qui che si scarica il personaggio, quando diventa più un costo che una risorsa.
Nei copioni di Washington, altre evidenze storiche non mancano: lo Scià d’Iran, Ngo Dinh Diem (Vietnam), Noriega (Panama), Saddam Hussein (Iraq), Mubarak (Egitto), Karzai e poi Ghani (Afghanistan).
Figure prima sostenute, poi diventate inutilizzabili.
Le grandi potenze mai ammettono di “cambiare cavallo”.
Prima hanno bisogno di modificare la narrativa.
Allora iniziano fughe di notizie, articoli sugli scandali, critiche alla governance, accuse di corruzione, spesso alimentate da fonti anonime improvvisamente molto attive.
E oggi come ieri, il consenso mediatico è parte integrante della strategia.
Un leader non viene semplicemente sostituito.
Prima bisogna desacralizzarlo.»
*Col. (Ris) già al Jhq e Covi

mercoledì 5 febbraio 2025

Il trono di Rostam - Afghanistan

 

Incastonata nel cuore della provincia settentrionale di Samangan, in Afghanistan, si trova una meraviglia archeologica conosciuta come il trono di Rostam, un grande monumento che risale a 3.500 anni fa. Questa immensa struttura, ricavata da una enorme roccia calcarea larga 280 piedi, è avvolta da strati di tradizione locale e intrighi storici. La leggenda narra che questo sito iconico sia stato realizzato dal leggendario eroe Rostam, un racconto che cattura i cuori di molti. Tuttavia, le intuizioni degli archeologi gettano una luce diversa sulle sue origini. Nel 2013, Yusef Shah Yaqub Ouf ha proposto che il trono di Rostam fosse inizialmente un santuario zoroastriano, forse anche un santuario dove camminava l'antico profeta Zarathustra. Con il passare del tempo, potrebbe essersi trasformato in un tempio buddista, ma la sua architettura circolare unica e le sue elaborate incisioni lo distinguono dai siti religiosi più convenzionali della zona. Con il suo ricco arazzo di mito e storia, il trono di Rostam continua a incantare e ispirare tutti coloro che si trovano davanti alla sua impressionante facciata.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=603694222293136&set=a.162208153108414

giovedì 7 marzo 2024

Eroe?

L'uomo che viene chiamato alle armi, va in battaglia, uccide tanti uomini, che non conosce nemmeno, in nome di un principio opinabile dettato da chi comanda e, quando torna illeso in patria, viene definito "EROE"...

C'è QUALCOSA CHE NON MI QUADRA...

Per me è un'antitesi! Inconcepibile!

cetta

sabato 28 maggio 2016

Marò: Salvatore Girone è in Italia.


Ad accoglierlo a Ciampino i ministri degli Esteri Gentiloni e della Difesa Pinotti.

Qui l'articolo:

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Stica!
E' arrivato l'eroe!
Che guerra ha fatto?
Lo faranno santo subito o gli daranno il grado di generale?
Domani in quanti andranno ad uccidere i pescatori indiani per raccogliere onori e gloria?
I figli dei due pescatori sono rimasti orfani perchè questo tizio ha scambiato i loro padri per due pirati!

Ha sbagliato!!!! 

In altre realtà sarebbe un assassino!

Cetta.

giovedì 11 dicembre 2014

Salvò 669 bimbi durante l’Olocausto… e non sa che sono seduti al suo fianco.



Nicholas Winton organizzò un’operazione di salvataggio che mise in salvo le vite di 669 bimbi ebrei Cecoslovacchi dai campi di concentramento, trasferendoli al sicuro in Inghilterra negli anni 1938-1939.

Dopo la fine della guerra, i suoi sforzi rimasero sconosciuti fino a che nel 1988 la moglie trovò un quaderno del 1939 con la lista completa di nomi e foto dei bambini.

Questo è un estratto del video che ha ripreso Nicholas Winton inconsapevolmente seduto tra quegli stessi ebrei che aveva salvato 50 anni prima.

martedì 29 luglio 2014

In ricordo di un eroe presto dimenticato: Giuseppe Girolamo.


ROMA – Giuseppe Girolamo cedette il suo posto nella scialuppa di salvataggio della Costa Concordia ad un bambino. Il batterista è morto da eroe nel naufragio del 13 gennaio scorso. Non solo un eroe, ma l’unico eroe in 300 anni di storie di naufragi. La conferma arriva da una ricerca svedese-americana della Uppsala University e della California University di Berkeley. La ricerca ha evidenziato che il “prima le donne e i bambini” non vale e in caso di pericolo tra i passeggeri scatta la regola “ognuno per sé”.
Analizzando i dati di 18 naufragi avvenuti negli ultimi 3 secoli i ricercatori hanno valutato i comportamenti di passeggeri e equipaggio mentre la nave colava a picco. Lo studio ha tenuto conto anche del tempo di affondamento in modo da tenere in considerazione anche le eventuali influenze dettate dalle interazioni tra passeggeri prima del naufragio.  Tenendo conto poi di età, sesso, stato sociale, nazionalità e modo di viaggiare, sia esso da solo o con la famiglia, i ricercatori hanno scoperto che su un campione di 15mila persone di 30 Paesi vige il motto “ognuno per sé”.
Un capitano non abbandona mai la sua nave? Solo nei film ad alto tasso di coraggio e commozione. La ricerca ha mostrato che il capitano e l’equipaggio hanno indici di sopravvivenza maggiori rispetto ai passeggeri. Su 16 capitano solo 9 non hanno abbandonato la nave. Prima le donne e i bambini? Falso anche questo, gli uomini sopravvivono il doppio delle donne, soprattutto sulle navi che battono bandiera inglese.
I bambini sono poi la categoria più a rischio durante i naufragi e dal Titanic, che colò a picco il 15 aprile 1912, fino alla Concordia l’unica vera storia di coraggio ed eroismo che si può raccontare è quella di Girolamo. Solo il batterista ha contrastato l’ognuno per sé insito nella natura umana e vinto gli istinti, donando la sua vita per salvare quella di un bambino.